Autore: giuliozignani

INAUGURAZIONE DEL TEATRO SOCIALE Il Teatro Sociale di Soresina è stato regolarmente inaugurato nel 1840 la sera del 7 ottobre con la ‘Lucia di Lammermoor’, libretto di Salvatore Cammarano e musica di Gaetano Donizzetti. “Il 7 ottobre del 1840 tutto il mondo musicale di Cremona si spostò a Soresina per inaugurare il teatro realizzato dall’architetto Carlo Visioli. Le pitture furono fatte dal pittore Pietro Mariani che realizzò anche il velario. Ebbe l’onore dell’apertura la ‘Lucia di Lammermoor’ di Donizzetti con gli scenari dipinti dai cremonesi Marchetti e Bacelli”. Gaetano Donizzetti è produttore più rappresentativo e rappresentato del tempo, raccoglie l’eredità di Rossini e Bellini e tra il 1818 e il 1844 produce settanta spartiti. “La sua funzione non è di rinnovare ma di sistemare la materia in un cliché internazionale, aggiornando e stilizzando il linguaggio melodrammatico, rifornendo l’Italia e l’Europa di innumerevoli macchine teatrali. L’opera ‘La Lucia di Lammermoor’, come si sa, è il capolavoro di Donizzetti che viene tradotto in tutte le lingue “e riceve la consacrazione della letteratura entrando in ‘Madame Bovary’ e ‘Anna Karenina’ come effetto catalizzatore per le colpevoli passioni delle malmaritate nella società ottocentesca. “<35). Il pubblico dei teatri si entusiasma alle opere di Donizzetti "non è mai deluso perché in ogni opera nuova ritrova la nota formula, i medesimi eroi, le eroine umiliate e offese da amare, i cattivi da odiare. La melodia è semplice e vigorosa, l'architettura funzionale, l'effetto puntuale. Anche a Soresina il pubblico sembra apprezzare in modo particolare il talento di Donizzetti, visto il successo della serata inaugurale; il critico teatrale della Gazzetta di Cremona il 31 ottobre 1840 scrive: "Teatro di Soresina. Sabato 24 corrente andò in scena la 'Beatrice di Tenda', e piacque, ma non quanto la ' Lucia di Lammermoor'.. ", come a sottolineare la parabola artistica delle opere di Vincenzo Bellini. Della serata inaugurale, grazie al puntuale esaustivo racconto della Gazzetta di Cremona, abbiamo un'importante testimonianza mediante la quale possiamo raccogliere alcune curiosità. L'articolo apre conun grande elogio al teatro: "Coloro che hanno veduto questo nuovo Teatro, son tutti d^accordo nel dire, che non fu mai veduta la più leggiadra cosa. Tutti ad una voce affermano che la bellezza degli ornamenti, la ricchezza degli addobbi, lo sfarzo delle logge, i cortinaggi, le tappezzerie, rivestono quel luogo di tanto splendore che piuttosto che in Teatro di Borgata parrebbe essere in palazza incantato". Poi prosegue evidenziando che "le scene non furono molto lodate, e ce ne duole, perché sappiamo la distinta abilità dei pittori Baccelli e Marchetti, i quali speriamo vorranno per la seconda opera lavorare con meno di fretta, e con più diligenza", e sottolinea come il "Sig. Pietro Mariani che ha tutto dipinto il Teatro, si è fatto molto onore nel Velario; ma alla bellezza di questo non rispondono affatto, quantunque belli, i parapetti dei palchi". L'articolista conclude ricordando come poco sia stato frequentato il Teatro Sociale, capace di 900 posti, nelle prime sere: "Ma con tutto questo ci pare che la popolazione di Soresina anche di per sé dovesse dare un assai maggiore numero di frequentatori, e che, fatto un così bel teatro ed apprestato un così magnifico spettacolo, sia poi manifesta contraddizione il non profittarne. Quanto a1 forestire valga Ravviso.che negli alberghi del Cappello e del Pavone sono fatti apparecchi per accoglierne buon numero, ed alloggiarli e trattarli così che abbiano a rimanere contenti".

L’OSSERVATORIO ASTRONOMICO PUBBLICO DI SORESINA è gestito dal Gruppo Astrofili ed è stato inaugurato alla presenza di Astronomi di fama mondiale il 2 Giugno 1974. Fra i primi realizzati in Italia a scopo didattico e divulgativo, è settimanalmente aperto al pubblico per visite serali. Posto nel centro storico della città, è costituito da una torre alta 20m alla cui sommità è posta la specola. È gestito dal Gruppo Astrofili Soresinesi secondo apposita convenzione con il Comune di Soresina. Nella sala d’ingresso è ospitata una raccolta di rari minerali e fossili unica nella zona. Ai piani superiori si trovano la sala Multimediale per gli incontri con le scolaresche e i gruppi di studio ed il centro elaborazione dati. Inoltre sono esposte fotografie di oggetti celesti e di antichi telescopi. Nella specola infine gli strumenti principali costituiti da tre telescopi, un riflettore e due rifrattori. Il Gruppo Astrofili Soresinesi è anche disponibile per l’organizzazione di sessioni osservative con propri strumenti al di fuori dell’Osservatorio, in occasione di eventi particolari. Si organizzano anche incontri e sessioni osservative con le scolaresche, sia presso l’Osservatorio (in orario serale), che presso le scuole stesse (in orario serale o nel weekend). I Telescopi dell’Osservatorio All’interno della specola, la cupola in rame girevole dal diametro di 3,70 metri posta alla sommità della torre, è installato uno strumento astronomico composto da un telescopio riflettore a specchio di tipo Newtoniano di 310 mm di diametro e con focali di 1670 e di 2920 mm, un telescopio rifrattore del diametro di 120 mm e 1700 mm di focale, un cercatore rifrattore del diametro di 80 mm. Il telescopio riflettore raccogliendo 1800 volte la luce che riceve l’occhio umano, permette l’osservazione di oggetti celesti molto deboli, quali nebulose e galassie, invisibili ad occhio nudo o con strumenti amatoriali più modesti. È anche possibile accoppiare i due tubi ottici per formare un sistema Coudè, in grado di raddoppiare la focale del Newtoniano. Il movimento del telescopio è stato oggetto di recente modifica, eliminando le componenti elettroniche ormai obsolete e risalenti agli anni ’70, sostituendole con un più comodo, compatto e potente sistema di guida FS2, fornito dalla Astro-Electronics. Di conseguenza è stato anche recentemente riprogettato il movimento in declinazione del sistema di tubi ottici, che in precedenza non era motorizzato, grazie all’aiuto dell’officina meccanica Bellincioni. Il nuovo sistema di guida è un sistema di puntamento attivo, motorizzato quindi su entrambi gli assi. Ciò significa che, oltre che a inseguire gli ogetti celesti che si intendono osservare nel loro moto nel cielo, è possibile anche puntarli automaticamente e con precisione, riducendo enormemente i tempi di osservazione. Inoltre il sistema di guida FS2 è anche collegato a un PC tramite connessione seriale, in modo da puntare gli oggetti semplicemente selezionandoli su un planetario virtuale (molti sono anche gratuiti e disponibili nella pagina link utili). Sul terrazzo esterno alla specola è presente una seconda piccola cupola che permette l’installazione di un secondo telescopio, più piccolo di quello principale, come strumento di riserva o per l’osservazione di eventi di grande rilevanza. L’Osservatorio Astronomico Pubblico è aperto ogni sabato sera, dalle ore 21.15 alle ore 23.30 (se non diversamente specificato nel calendario), con ingresso libero e gratuito per osservazioni del cielo con i telescopi (in caso di tempo favorevole). ina

La CHIESA DI SAN SIRO. Il più antico documento in cui si fa riferimento all’esistenza di una Chiesa a Soresina risale al 1175. La posa della prima pietra di quella attuale dedicata a S. Siro Vescovo risale al 1582 ad opera dell’allora Vescovo di Cremona Nicolò Sfondrati futuro Papa Gregorio XVI. La consacrazione avvenne nel 1174 ad opera di S.E. Cesare Speciano suo successore.L’attuale facciata, la terza, è stata realizzata nel 1941 in occasione del giubileo sacerdotale del parroco Mons. Pietro Sinelli, dall’Architetto soresinese Giulio Carotti. LA TORRE CAMPANARIA É alta 51 metri, esclusa la statua del Redentore sbalzata in rame dorato posta alla sommità, opera del milanese S.Zucchi. Progettata da L. Voghera è stata edificata dal 1836 al 1839. Il completamento murario e ornato portati a termine nel 1851 sotto la guida dell’ Architetto C. Visioli. Le 8 statue di santi che la adorano sono opera del milanese L. Cocchi. La cella campanaria è corredata da un concerto di 12 campane (uno dei più famosi della zona e orgoglio dei soresinesi) realizzato dalla ditta Crespi di Crema (Cr).chiesa di San Siro

LA STORIA DI SORESINA – Diverse sono le teorie sulle origini del nome Soresina. La tradizione religiosa lo fa derivare dal vescovo Syro. Il più importante borgo longobardo costituitosi nella zona venne forse chiamato in suo onore SYROCINA. Un’altra teoria ne ricollega l’origine da “silicina”, una via selciata costruita dai Romani. La più antica e diffusa lo attribuisce ad una leggenda che narra di un’unica superstite ad una pestilenza, “Sol Regina”. Da quest’ultima versione deriva lo stemma della Città che la raffigura nel coronato scudo centrale. CENNI STORICI Costituitasi probabilmente in epoca longobarda (sec. VII e VIII d.C.) come centro coordinatore delle attività economiche del territorio, Soresina si sviluppò intorno al mille e fu feudo dei Bellusco. Seguì poi le sorti di Cremona e nel 1321 cadde sotto il dominio di Galeazzo Visconti. Dopo la Signoria di Cabrino Fondulo, nel 1420 ritornò ai Visconti e fece parte del Ducato di Milano, cui rimase legata anche nel periodo sforzesco. Nel 1495 Ludovico il Moro la concesse a Gaspare Stanga, dopo il quale ressero il già grosso borgo altri feudatari, fra i quali i Marchesi Barbò. Durante la loro amministrazione (1576-1714), nonostante il fiscalismo del governo spagnolo, le epidemie e le rovine provocate dalle guerre, Soresina conservò la sua attività agricola e commerciale e un discreto tenore di vita. Lo testimoniano la sistemazione urbanistica, la costruzione di chiese e lo sviluppo di numerose Confraternite. Alla dominazione spagnola subentrò quella austriaca che durò quasi ininterrottamente fino al 1796, quando l’Italia settentrionale fu invasa dall’esercito francese. Soresina fu aggregata prima alla Repubblica Cisalpina, poi fece parte del Regno d’Italia napoleonico. Restaurato nel 1814 il governo austriaco, Soresina iniziò una nuova fase della sua storia, caratterizzata da un’intensa attività agricola, commerciale ed edilizia. Notevole fu anche il suo contributo alla causa del Risorgimento: non pochi Soresinesi parteciparono alle guerre d’Indipendenza e alla Spedizione dei Mille. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia e il compimento dell’unità nazionale si avviò un nuovo sviluppo economico. Alla tradizionale attività agricola si affiancò quella industriale delle filande, della cera, dei liquori, delle paste alimentari, dei latticini. Quest’ultima trovò la sua massima realizzazione nel 1900 con la fondazione della Latteria Soresinese, ora Latteria Soresina. Nel secondo dopoguerra la città ha ripreso la sua fisionomia di centro agricolo e industriale fra i più rilevanti della Provincia e si è arricchita di nuovi quartieri residenziali, di impianti sportivi e di varie strutture culturali sociali e produttive.

Il dialetto soresinese

“Suresina beè”:il dialetto soresinese si contrassegna subito con questa espressione,è lampante, non ci si può sbagliare.Il soresinese poi è vivace,simpaticamente chiassoso perchè parla a voce alta, ed è principalmente dinamico.Tu lo noti subito perchè è come se si staccasse dalla massa appena dice:”Teè, sufet lè”.Alza sempre la voce e dice la sua con autorità.Ma com’è il dialetto soresinese?  Peschiamo qualche notizia dalle fonti storiche: “Ad un occhio poco attento sembra che il dialetto di queste località si identifichi in un’unica parlata stendentesi … a mo’ di valanga… fino al cremonese. Le diversità, invece, tra località e località, dall’Oglio all’Adda, sono piuttosto consistenti. Per semplificare, distingueremo la zona Castelleonese (un’isola linguistica, come è stata definita e di cui abbiamo fissato le caratteristiche) e la zona di Soresina che di grado in grado segna il passaggio al cremonese. Il soresinese, meno strisciato e meno mimato del cremonese, se ne distingue soprattutto per il prevalere del suono –i– sul suono –e– e per l’uso frequente del suono –ö– in sostituzione della –u– o della –o– (castelleonese –u-:fìùl; cremonese -ó-:fìóol; soresinese –ö-;fìööl). Per quanto riguarda il suono –e–, già abbiamo pubblicato uno specchietto comparativo, che tuttavia può essere rivisto per maggior chiarezza: Italiano Castelleonese Soresinese Cremonese le pietre le préde li préedi le préede le birre le bìre li bìri le bìre le gambe le gàmbe li gàmbi le gàambe gli sgambetti le gambirùle li gambirööli le gambaróolel dialetto soresinese” Giulio Zignani

il diavolo Diavolo Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Diavolo (disambigua). Nota disambigua.svg Disambiguazione – “Diavoli” rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Diavoli (disambigua). Niente fonti! Questa voce o sezione sugli argomenti creature leggendarie e religione non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Commento: Pochissime note, abbondano solo i passi biblici. Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull’uso delle fonti. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Il diavolo Lucifero immobilizzato al centro del Cocito, enorme lago ghiacciato situato sul fondo dell’Inferno della Divina Commedia. Illustrazione di Gustave Doré. Con diavolo (definito anche demonio o maligno) si vuole indicare, nella religione, una entità spirituale o soprannaturale malvagia, distruttrice, menzognera o contrapposta a Dio, all’angelo, al bene e alla verità. Indice 1 Origine del termine 2 Nelle religioni 2.1 Zoroastrismo 2.2 Induismo 2.3 Buddhismo 2.4 Ebraismo 2.5 Giudaismo ellenistico 2.6 Cristianesimo 2.7 Islam 2.8 Bahaismo 2.9 Neopaganesimo 2.10 Movimento New Age 2.11 Satanismo 2.12 Politeismo 3 Nelle tradizioni culturali 3.1 Demoni 3.2 Titoli 4 Altri demoni affini 5 Nell’arte 5.1 Letteratura 5.2 Cinema 6 Curiosità 7 Note 8 Bibliografia 9 Voci correlate 10 Altri progetti 11 Collegamenti esterni Origine del termine Il termine “diavolo” deriva dal latino tardo diabŏlus, traduzione fin dalla prima versione della Vulgata (V secolo d.C.) del termine greco Διάβολος, diábolos, (“dividere”, “colui che divide”, “calunniatore”, “accusatore”; derivato dal greco -διαβάλλω, diabàllo, composizione di dia “attraverso” bàllo “getto, metto”[1], indi getto, caccio attraverso, trafiggo, metaforicamente anche calunnio[2]). Nell’antica Grecia διάβολος era un aggettivo denotante qualcosa, o qualcuno, calunniatore e diffamatorio; fu usato nel III secolo a.C. per tradurre, nella Septuaginta, l’ebraico Śāṭān[3] (“avversario”, “nemico”, “colui che si oppone”[4], “accusatore in giudizio”, “contraddittore”[5]; reso negli scritti cristiani come Satanas e qui inteso come “avversario, nemico di Dio”). Il termine “demònio” deriva dal latino tardo daemonium, traslitterazione del greco δαιμόνιον, daimónion, (sempre dal greco δαιμόνιος, daimónios, “appartenente agli dèi”, “che è in rapporto con un δαίμων”, “ammirabile”, “sorprendente”[6]) e quindi collegato a δαίμων, dáimōn[7], il cui significato originario in lingua greca è quello di demone, entità soprannaturali “neutre”, cioè che potevan essere sia benevole sia malevoli. Solo col cristianesimo assunse esclusivamente un significato negativo. Infatti tale termine greco nel Nuovo Testamento è presente sia con l’originale senso neutro di ‘divinità'[8], che con quello di angelo caduto[9]. Già nella Septuaginta, e in altre traduzioni dall’ebraico al greco, tale termine occorreva ad indicare l’ebraico שְׂעִירִ֖ים (śe’îrîm: capre selvatiche, →satiri, capre demoni), צִיִּים֙ (siyyim: dimoranti del deserto, bestie selvatiche), אֱלִילִ֑ים (‘elilim: idoli), שֵּׁדִים֙ (šēdîm, shedim: spiriti tutelari, idolo[10]), גָּד (Gad: nome ebreo di un dio della Fortuna)[8] e יָשׁ֥וּד (yâšûd: devastare, il devastatore)[11]. Nelle religioni Zoroastrismo Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Angra Mainyu. Angra Mainyu (avestico) o Ahreman e Arimane (pahlavico) o Ahriman (fārsì) è, nella religione mazdeista, il nome dello spirito malvagio guida di una schiera di “demòni” indicati come daēva. Angra Mainyu (“Spirito del Male”) è lo spirito malvagio e distruttore, l’avversario di Spenta Mainyu (“Santo Spirito”; pahlavico Spentomad) lo spirito santo del Bene e guida degli “angeli” indicati come Ameša Spenta. L’origine di Angra Mainyu è dibattuta dagli studiosi. Alcuni lo intendono una creatura spirituale celeste del Dio unico creatore Ahura Mazdā e a lui successivamente ribellatasi per libera scelta. «La teologia di Zarathustra non è ‘dualista’ in senso stretto, poiché Ahura Mazdā non è messo a confronto con un ‘anti-dio’; l’opposizione si esplicita, all’origine tra i due Spiriti. D’altra parte è più volte sottintesa l’unità tra Ahura Mazdā e lo Spirito SAnto (Y.,43:3; ecc.). Insomma il Bene e il Male, il santo e il demone procedono entrambi da Ahura Mazdā, ma poiché Angra Mainyu ha scelto liberamente la sua natura e la sua vocazione malefica, il Signore non può essere considerato responsabile della comparsa del Male.» (Mircea Eliade. Zarathustra e la religione iranica in Storia delle credenze e delle idee religiose vol.I. Milano, Rizzoli, 2006, pag.331 pag.337) «Non è necessario attribuire ad Ahura Mazdā la paternità dello Spirito Distruttore. Come ha suggerito Gershevitch, basta pensare che il Signore Saggio abbia generato lo Spirito, probabilmente sotto forma di due Spiriti (diremmo noi); ma questi si sono differenziati soltanto- e qui sta il punto fondamentale- per loro libera scelta» (Jacques Duchesne-Guillemin. L’Iran antico e Zoroastro in Storia delle religioni (a cura di Henri-Charles Puech) vol.2. Bari, Laterza, 1977, pag. 146) Altri studiosi lo intendono invece come un essere originario contrapposto fin dall’inizio dei tempi al Dio unico Ahura Mazdā[12]. «Come si è detto, è certamente il dualismo -un dualismo eminentemente etico- il tratto più caratteristico ed originale del pensiero di Zoroastro. Esso ne completa, quasi giustificandola sul piano logico, la visione tendenzialmente monoteistica. […] In realtà l’insegnamento gathico dev’essere propriamente definito dualistico nella sua ispirazione di fondo: esso si presenta come un “monoteismo dualistico” in cui il potere divino è limitato, per così dire, dalla presenza del Male su un piano che precede e trascende quello della vita materiale, che da tale presenza è a sua volta pesantemente e drammaticamente condizionata.» (Gherardo Gnoli. Le religioni dell’antico Iran e Zoroastro in Giovanni Filoramo (a cura di) Storia delle religioni vol.1 Le Religioni antiche. Bari, Laterza, 1994, pag.400) Studiosi[13] ritengono che la figura di Angra Mainyu sia equivalente alla figura abramitica di Satana; Nella più antica religione Mazdeista infatti, Angra Mainyu era l’angelo caduto che scelse liberamente la sua natura e la sua vocazione malefica, divenendo un’entità malvagia e distruttrice, guida di una schiera di angeli malvagi che si trascina con sé (chiamati Daeva) e contrapposti al Dio unico (chiamato Mazda) che viene assistito dai suoi 7 angeli del bene (spiriti santi il cui capo è Spenta Mainyu e gli altri 6 sono chiamati Ameša Spenta), e nello stesso identico modo nella successiva religione ebraica Satana era l’angelo caduto, divenendo un’entità malvagia, guida di una schiera di angeli malvagi che si trascina con sé (chiamati Demoni) e contrapposti al Dio unico (chiamato Yhwh) che viene assistito dai suoi 7 angeli del bene (con Michele alla guida di altri 6) evidenziando il fin troppo ovvio spunto che la popolazione ebraica aveva tratto nel periodo dopo il ritorno dall’esilio in Babilonia (VI secolo a.C.). Induismo A differenza del Cristianesimo, dell’Islam, e dello Zoroastrismo, l’Induismo non riconosce alcuna forza o entità malvagia principale come il Diavolo in opposizione a Dio. L’Induismo riconosce però che esseri ed entità differenti (ad esempio, gli Asura) possano compiere atti malvagi, sotto il dominio temporaneo del guṇa chiamato tamas, e causare sofferenze agli uomini. Le guna rajasica e tamasica del Maya sono considerate molto vicine al concetto abramitico, ovvero come le porzioni diaboliche dell’Illusione Definitiva chiamata “Prakriti”. Una rappresentazione di ciò è il concetto di Advaita (non-dualismo) dove non si distinguono il bene ed il male ma semplicemente differenti livelli di comprensione. D’altra parte nell’Induismo, che dà assai spazio al contrappunto, esiste anche la nozione di dvaita (dualismo) in cui c’è un’interazione tra le tendenze buone e quelle malvagie.[14] Un’Asura importante è Rahu le cui caratteristiche sono simili a quelle del Diavolo Tuttavia, gli Indù, e i Vaishnava in particolare, credono che un avatar di Vishnu si incarni per sconfiggere il male quando raggiunge la sua massima potenza. Il concetto di Guṇa e Karma spiegano inoltre il male come un grado, piuttosto che come l’influenza di un diavolo. Per essere più specifici, la filosofia Indù indica che l’unica cosa esistente (Verità) è il Dio Onnipotente. Così, tutte le tendenze degli asura sono inferiori e la maggior parte esiste solamente come illusione nella mente. Gli Asura sono anche persone differenti in cui cattive motivazioni ed intenzioni (tamas) hanno temporaneamente soppiantato quelle buone (Sattva). Esseri diversi come siddha, gandharva, yaksha ed altri vengono considerati entità a differenza dell’umanità, ed in qualche modo sono superiori agli uomini. Nell’Ayyavazhi, ufficialmente un ramo dell’Induismo prominente a Tamil Nadu (uno Stato meridionale nell’India con retaggio Dravidiano), i seguaci, a differenza di molte altre correnti dell’Induismo, credono in una figura simile a Satana, Kroni. Kroni, secondo gli Ayyavali è la manifestazione primordiale del male e si manifesta in svariate forme, come ad esempio, Rāvaṇa, Duryodhana ecc., in diverse epoche o yuga. Di contro a questa manifestazione del male, i credenti della religione ayyavaliana credono che Dio, come Vishnu si manifesti nei Suoi avatar quali Rāma e Krishna per sconfiggere il male. Infine, Ekam con lo spirito (lo spirito assunto da Narayana solo per incarnarsi nel mondo) Nārāyaṇa si incarna nel mondo come Ayya Vaikundar per distruggere la manifestazione ultima di Kroni, Kaliyam. Kroni, lo spirito di Kali Yuga viene considerato onnipresente in questa epoca e si crede sia una delle ragioni per cui i seguaci dell’Ayyavalismo, come la maggior parte degli Indù, ritengano che l’attuale yuga, Kali Yuga, sia così degradata. Buddhismo Una figura simile a quella del diavolo nel Buddismo è Mara. Egli è un tentatore, che ha tentato anche Gautama Buddha cercando di sedurlo con la visione di bellissime donne che, in varie leggende, sono spesso riconosciute come le figlie di Mara. Mara personifica l’incapacità, la “morte” della vita spirituale. Egli cerca di distrarre gli uomini dal praticare una vita spirituale rendendo il noioso allettante o facendo sì che il negativo sembri positivo. Un’altra interpretazione di Mara è che lui rappresenti i desideri che sono nella mente di un uomo impedendo che questo veda la verità. In un certo senso quindi Mara non è un essere indipendente ma una parte dello stesso essere di una persona che deve essere sconfitta. Ebraismo Nell’Ebraismo non esiste il concetto di diavolo come nel Cristianesimo o nell’Islam. In ebraico, il termine biblico ha-satan (שָׂטָן) significa “l’avversario”[15] o l’ostacolo, o anche “l’accusatore in giudizio, contraddittore”[5] (sottolineando così che Dio viene visto come il Giudice finale). Nel Libro di Giobbe (Iyov), ha-satan è la qualifica, non il nome proprio, di un angelo sottomesso a Dio: egli è il capo-accusatore della corte divina. Nell’Ebraismo ha-satan non è malvagio, ma piuttosto indica a Dio le cattive azioni ed inclinazioni dell’umanità. Essenzialmente ha-satan non ha potere a meno che gli umani non compiano azioni malvagie. Dopo che Dio fa notare la devozione di Giobbe, ha-satan chiede il permesso di mettere alla prova la sua fede. A quest’uomo retto vengono sottratte la famiglia, le proprietà, ed in seguito, la salute, ma rimane ancora pieno di fede verso Dio. Alla fine di questo libro Dio appare come un mulinello d’aria, spiegando a tutti che la giustizia divina è imperscrutabile. Nell’epilogo vengono restituiti a Giobbe i suoi averi ed egli ha una seconda famiglia per “rimpiazzare” la prima che era deceduta. Nella Torah, ha-satan viene menzionato diverse volte. L’occasione principale è durante l’incidente del vitello d’oro: come fonte dell’inclinazione malvagia del popolo, o yetser harah, è responsabile per la costruzione da parte degli Israeliti del vitello d’oro mentre Mosè era sul Monte Sinai a ricevere la Torah da Dio. Nel libro delle Cronache, ha-satan incita Davide ad un censimento illegale. Di fatto, il Libro di Isaia, Giobbe, Qoelet e Deuteronomio hanno tutti passi in cui a Dio viene attribuito l’esercizio del controllo sovrano sul bene e sul male. Gli Esseni vedono il mondo come terreno di lotta tra i figli della luce e i figli delle tenebre, teorizzando la magia angelica. Nel Libro dei Giubilei le teorie sulle schiere angeliche, sui nomi degli angeli, sulle loro funzioni, hanno un posto di rilievo. Soprattutto, nella loro teologia, agli angeli è riservato un ruolo importante nella guerra contro i figli delle tenebre, capeggiati da Belial.[16] Giudaismo ellenistico La versione dei Settanta utilizza la parola diabolos al posto di ha-satan in due casi, entrambi riguardanti gli esseri soprannaturali: Giobbe 1:6 “Or accadde un giorno, che i figliuoli di Dio vennero a presentarsi davanti all’Eterno, e il diavolo venne anch’egli in mezzo a loro.” Zaccaria 3:1 “Poi il Signore mi fece veder Giosuè, sommo sacerdote, che stava ritto in piè davanti all’Angelo del Signore; e il diavolo stava alla sua destra, per essergli contra, come parte avversa.” Ma quando la parola ebraica satan si riferisce ad un essere umano, è trascritta (σαταν), e non tradotta (διάβολος): 1 Re 11:23 “Iddio suscitò un altro satan (σαταν) a Salomone: Rezon, figliuolo d’Eliada, ch’era fuggito dal suo signore Hadadezer, re di Tsoba.” Questa distinzione si riscontra in altri testi ebraici. Cristianesimo Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lucifero e Satana. San Volfango e il diavolo di Michael Pacher Secondo la dottrina cattolica il diavolo è noto anche con il nome di Satana e talvolta come Lucifero, sebbene la maggior parte degli studiosi riconoscano che il riferimento in Isaia 14,12 a Lucifero, o la Stella del Mattino, sia in relazione al re babilonese[17]. La teologia cattolica lo descrive come un essere che odia la creazione e tutta l’umanità operando con menzogne e false promesse affinché l’essere umano rinunci alla sua figliolanza divina, al suo legame con Dio. Altri Cristiani (ad esempio i cristadelfiani) pensano che il diavolo nella Bibbia si riferisca figurativamente al peccato e alla tentazione umani e a qualsiasi sistema umano in contrapposizione a Dio. Nel cattolicesimo il diavolo viene identificato con il serpente nel Giardino dell’Eden, con il dragone nell’Apocalisse di Giovanni[18], e con il tentatore dei Vangeli[19]. È menzionato più frequentemente nei Vangeli, specialmente in riferimento alla forza trainante dietro la crocifissione di Cristo. Sulla personalità e azione del diavolo è interessante quanto il dott. Gabriele Amorth, esorcista ufficiale della Chiesa cattolica, ricava dalle sue esperienze dirette: da esse, e da analoghe presentazioni di altri autori, emerge il pensiero cattolico circa il diavolo: essere personale che influisce nella vita di ogni uomo[20][21][22][23]. Il diavolo è uno spirito che tiene incatenati agli inferi le persone che sono in stato di peccato mortale infatti Gesù dice “chi non è con me è contro di me e chi non raccoglie con me disperde” 12, 30. Le persone che perseverano in questo stato fino alla morte sono condannate al supplizio eterno ([1] parte 3,articolo 8, sezione 4 versetto 1861) e vengono punite per sempre dal diavolo e dai suoi seguaci all’inferno (San Tommaso D’Aquino, Summa Teologica, supp. III, argomento 97). Al diavolo è stato dato un potere enorme in questo mondo principalmente sulla morte (Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretum de peccato originali, canone 1: DS 1511) 2,14, secondo le parole di San Giovanni: “Tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” 5,19. Il Signore infatti si è incarnato proprio per distruggere le opere del Maligno 3,8. Il demonio preferisce agire nell’ombra senza farsi scovare perché appena viene scovato e individuato il suo potere può essere facilmente indebolito o annullato[24]. Per fare ciò il suo modo di operare preferito è la tentazione, la quale si presenta agli occhi dell’uomo sempre come una cosa attraente e “desiderabile per acquistare saggezza” 3,6. Infatti essendo uno spirito può manifestarsi in parole, pensieri o atti contrari alla legge di Dio e all’insegnamento di Gesù (San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I-II, q. 71, a. 6: Ed. Leon. 7, 8-9). Nella maggior parte dei casi preferisce lasciare le sue vittime libere di operare nel mondo per spargere la zizzania mentre perseguita e tenta particolarmente quelli che si sono decisi per Dio e per i suoi comandamenti come spiega San Giovanni nelle sue lettere. Sull’origine del diavolo nelle credenze cristiane compie una disamina non cristiana lo storico francese Georges Minois nel suo saggio Le diable[25]. Minois sottolinea che l’immagine del diavolo è indissolubilmente legata al concetto di “agonismo cosmico” e “divino”. L’idea cristiana di diavolo è erede, secondo Minois, di numerosi attributi di altre religioni del vicino Oriente. Miti agonici erano presenti in area egizia (il dio Seth contro il dio Horus), babilonese (Gilgameš contro il mostro Huwawa, il dio Marduk contro il mostro Tiāmat nell’Enûma Eliš) e nella religione cananea (il dio Baal contro il dio infero Mot). Sono presenti pure elementi greco-romani: la lotta di Zeus e di suo figlio Dioniso, forze vitali, contro i Titani di Crono, divoratore dei propri figli; Eracle contro l’Idra, e Teseo contro il Minotauro. Il predecessore del diavolo ebraico-cristiano è, per Minois, Angra Mainyu (pahlavico Ahrimane) che, con il suo esercito malefico di demonii (daeva), era il principio del male nel Mazdeismo (Zoroastrismo) iranico e quindi persiano. Nell’Antico Testamento c’era un Satana accusatore ed oppositore, non una maligna potestà[26]. La concezione cambiò sotto l’influsso di testi della letteratura apocalittica non canonica dell’Ebraismo che trattava anche di una rivolta degli angeli contro Dio (Libro dei Custodi, Libro dei Giganti, Visione di Enoch, Libro di Enoch, Libro dei Giubilei, Libro di Adamo). Anche la comunità ascetico-monastica degli Esseni di Qumram, i “figli della luce”, si considerava artefice della vittoria imminente su Satana. Le due forze cosmiche rivali, il Bene ed il Male, si preparano allo scontro escatologico finale che porterà alla vittoria del bene. Sia nelle sette apocalittiche dell’Ebraismo sia nella comunità di Qumram è evidente l’influsso del dualismo metafisico iranico del Mazdeismo: Ahura Mazdā, dio del Bene e della Verità, contro Angra Mainyu, principio del Male e della Menzogna. «È all’interno di questa confusa letteratura che il diavolo, qualunque sia il suo nome – Satana, Belial, Mastema, Semihazaz, ecc.- acquista le caratteristiche che gli sono proprie nel Nuovo Testamento: angelo caduto, per lussuria o superbia, che si è fatto nemico di Dio e dell’uomo, che egli cerca di mettere contro il suo Creatore, e che sparge il male ovunque» (Georges Minois. Op. cit., p. 24) Il diavolo dunque, quasi assente nell’Antico Testamento, si affermò nel Cristianesimo. Egli ha antenati dalla Mesopotamia, dalla Persia e dalla Grecia. Nell’Ebraismo l’idea di un avversario del diavolo si fece strada dopo l’esilio a Babilonia e i contatti con i Persiani. Un testo degli Esseni recita: “Dall’angelo della tenebra deriva ogni aberrazione […], gli spiriti come lui sono intenti a far cadere i figli della luce”. Gli Esseni formularono per primi un concetto di Inferno. Scrive di loro lo storico Giuseppe Flavio : ” Alle anime cattive assegnano una grotta buia e tempestosa, piena di supplizi infiniti”. Il già citato Libro di Enoch in ambiente ebraico parla per la prima volta di angeli ribelli a Dio. Sant’Agostino rifiutò questo libro che invece fu pienamente accolto da Tertulliano, Origene e dal filosofo Giustino. Quest’ultimo, riecheggiando il Libro di Enoch, ma anche Genesi 6,4, scrisse: “Gli angeli trasgredirono agli ordini di Dio, si accoppiarono con donne generarono figli, cioè i cosiddetti demoni”. La teologia cristiana mantenne l’idea che Satana fosse un ex angelo, rifacendosi ad un passo del profeta Isaia (14. 12): “Tu, portatore di luce, figlio dell’aurora, perché sei caduto dal cielo?”. Il “portatore di luce” diventò Lucifero. L’idea che il demonio abitasse sottoterra non era così diffusa presso i primi cristiani. San Paolo scrive (Efesini, 2: 2): “principe delle potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli” e, più oltre, aggiunge (Efesini, 6: 12): ” spiriti del Male che abitano nelle regioni celesti”. Soprattutto influssi della cultura dei Greci e dei Romani trasferirono Satana agli Inferi: l’Ade dei Greci, ad esempio, di cui c’è un cenno nel Fedone di Platone e poi nell’Odissea (XI libro) quando Ulisse scende nell’Ade per incontrare l’indovino Tiresia. Nel Tardo Medioevo Satana diventò una figura orripilante, mostruosa e paurosa, dai tratti orrendamente bestiali come negli affreschi di Giotto (Cappella degli Scrovegni) e del Beato Angelico o nella descrizione dantesca della Divina Commedia (Inferno XXXIV, vv.37- 60). Tratti animaleschi del diavolo medioevale richiamano altre divinità pagane: il celtico Cernumnos, con palchi ramificati da cervo; l’etrusco Tuchulcha, con becco ricurvo, ali da avvoltoio e serpenti al posto di capelli; ed in particolare il dio greco Pan, selvaggio, terrificante (anche per le sue urla) e dedito ai piaceri sessuali della carne (con un grande fallo, era rappresentato dedito alla masturbazione, alla bisessualità e alla violenza sessuale). Nel 1215, durante il Concilio Lateranense IV, la Chiesa emanò il documento Firmiter che elencava princìpi dottrinali. Uno di essi recitava: “Il diavolo e gli altri demoni sono stati creati buoni da Dio, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi. L’uomo ha poi peccato per suggestione del demonio”.[27] La interpretazione della figura e del ruolo del diavolo fu una delle origini delle “eresie” cristiane; come ad esempio nel bogomilismo che, in sintesi, riteneva che Dio avesse due figli: Satanael (il diavolo), il primogenito, e Michele (l’Arcangelo). Satanael si ribellò al padre e si trasformò in una creatura malvagia la quale, una volta cacciata dal regno dei cieli, creò l’inferno e la terra, cercando nel contempo, di generare l’uomo: non riuscendovi chiese aiuto al padre che soffiò l’anima nel corpo inanimato. Così ormai padrone dell’uomo per aver creato la sua parte materiale, Satanael permise ad Adamo di colonizzare la terra. Islam

La più bella del mondo. All’inizio della serata Benigni, pronuncia alcune battute sull’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dichiarando assurdo il fatto che egli avesse deciso di candidarsi per la sesta volta alle elezioni dal 1994. Dopo aver parlato di Berlusconi, Benigni passa a pronunciare qualche battuta sul presidente Mario Monti sbeffeggiando la sua serietà in politica riguardo ai numerosi tagli che ha fatto all’Italia e riguardo all’IMU, per poi introdurre gli articoli della Costituzione Italiana. Prima di leggere i principi, Benigni traccia brevemente la storia dell’Italia dal periodo della Grande guerra (1915 – 1918) quando entrò in conflitto in Europa per il possesso delle terre che da tanti anni erano in mano agli altri stati quali l’Austria fino alla fine della seconda guerra mondiale nel 1945, descrivendone gli orrori peggiori. La lettura dei 12 principi fondamentali della Costituzione e la canzone di Piovani Servendosi di un leggio sul quale è posta la Costituzione, Benigni inizia a leggere ciascun articolo lodandone ed esaltandone la bellezza, dichiarando agli italiani di aver deciso di scrivere tali principi per costituire una rinascita dalla fine disastrosa della Seconda guerra mondiale. Prima di iniziare la lettura del primo articolo Benigni tiene a citare alcuni nomi dei politici che hanno contribuito alla realizzazione dei principi: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Giuseppe Raimondi, Benedetto Croce, Giulio Andreotti. Incominciando a leggere i passi più importanti di ciascun articolo, Benigni cerca di rendere il discorso più sciolto possibile e di far penetrare il più maggiormente possibile i temi caratterizzanti della Costituzione nelle menti del pubblico. Inoltre Benigni cita alcune frasi di alcuni articoli che sono state prese da fondazioni di grande importanza come l’ONU per la loro suggestività. Oltre ad esaltare tali principi, Benigni pronuncia anche inettive contro il governo corrente che a causa delle riforme e delle leggi impedisce alla stragrande maggioranza di lavoratori di svolgere senza precarietà e difficoltà il proprio impiego, oppure dichiara che molti dei principi contenuti negli articoli sono andati moralmente perduti. Benigni dichiara che l’Italia è stata sempre in difficoltà a causa delle spaccature che vi sono tra i vari abitanti delle regioni e delle totale assenza di unità e uguaglianza tra persone in base alla razza, genere, religione e situazione personale o sessuale. Particolare è il suo discorso riguardo alla discriminazione della donna e alla sua triste condizione che ancora oggi non è stata risolta visti i numerosi e recenti maltrattamenti subiti da molte persone di sesso femminile da parte dei coetanei. Benigni dunque, facendo anche numerosi riferimenti al fascismo per spiegare le difficili e disastrose condizioni del popolo italiano prima della scrittura della Costituzione nel 1947 ed entrata in vigore nel 1948, intende comunicarci che la presente fu scritta da persone che miravano avanti verso un futuro migliore, per risorgere dalle ceneri della guerra, e che quindi tali principi devono continuare ad essere rispettati perché in quegli articoli sono riportati i principi cardini per lo sviluppo di un’intera comunità. Dopo aver concluso la lettura degli articoli della Costituzione, Benigni termina lo spettacolo cantando la canzone principale della colonna sonora del suo film La vita è bella composta e suonata in tale occasione da Nicola Piovani, per ritrasportare lo spettatore nel clima freddo ma pieno di speranza della situazione europea nel periodo degli anni 1939 – 1945 e successivamente in quello della liberazione degli ebrei da Auschwitz e del mondo dal conflitto mondiale. Infatti chi canta i versi della canzone di Piovani è Giosuè, il figlio di Benigni che nel film era uno dei pochi sopravvissuti di un campo di sterminio, simbolo della rinascita e della speranza. Ascolti