Autore: giuliozignani

Unghia incarnita

unghia incarnita
L’unghia incarnita (onicocriptosi) dipende da una crescita scorretta di una porzione di lamina ungueale che penetra in modo anomalo a livello della piega ungueale laterale e/o mediale, potendo causare:

rossore
gonfiore
dolore
granuloma da corpo estraneo
sovrainfezione batterica o fungina
Le cause più frequenti che possono portare ad un’unghia incarnita sono:

taglio scorretto delle unghie
utilizzo di calzature non adeguate
microtraumatismi ripetuti a causa di attività fisica
alterazioni morfologiche delle dita dei piedi
onicomicosi
E’ sempre importante cercare di individuare e correggere le cause che hanno portato ad un’unghia incarnita, tuttavia spesso l’unghia può continuare a crescere in modo scorretto anche dopo che le cause siano state eliminate. In questi casi la soluzione dell’unghia incarnita consiste nella fenolizzazione parziale*.

La cura avviene in 4 fasi:

Rimozione della parte di unghia che si incarnisce fino alla matrice (dove tale parte di unghia viene creata)
Pulizia della piega ungueale e rimozione di eventuali granulomi
Applicazione a livello della matrice di fenolo all’88% per alcuni minuti: il fenolo è un liquido che causa la distruzione permanente della parte della matrice che fa crescere la porzione di unghia che si incarnisce*.
Guarigione dell’unghia: per 10-14 giorni ci possono essere dolore, essudazione, gonfiore (comunque inferiori rispetto a quanto causato dall’unghia incarnita), in seguito in alcuni mesi avviene un rimodellamento della piega ungueale e il risultato definitivo è una lamina ungueale sana e di larghezza leggermente ridotta rispetto a prima, con un risultato estetico generalmente buono*.

Unghia incarnita: 2 giorni dopo e 6 mesi dopo l’intervento di fenolizzazione parziale da entrambe i lati. *Nota bene: i risultati possono variare da Paziente a Paziente

La percentuale di successo dell’intervento è molto alta*, in quanto solo nel 10% circa dei casi vi può essere una ricrescita della porzione di unghia eliminata. In tali casi l’intervento si può ripetere con ottima probabilità di successo definitivo*.

E’ possibile in genere trattare entrambi i lati di una stessa unghia o più unghie contemporaneamente*. In caso di infiammazione intensa o di infezione, la procedura viene eseguita dopo avere risolto tali problematiche* che porterebbero a maggiori rischi di complicazioni.

*NOTA BENE: i risultati possono variare da Paziente a Pazien

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Elfi nella mitologia

Un elfo (plurale: elfi) è un creatura soprannaturale originatasi dalla mitologia e dal folklore germanico. Nelle culture medievali, gli elfi sembrano generalmente essere stati pensati come esseri dotati di poteri magici e di una bellezza soprannaturale, ambivalenti nei confronti della gente comune e capaci di aiutarli o ostacolarli.[1] Tuttavia, i dettagli di queste credenze variano considerevolmente nel tempo, creando varianti sia nelle culture pre-cristiane che in quelle cristiane. La parola elfo si trova in tutte le lingue germaniche e sembra che originariamente significasse “essere bianco”. Ricostruire il concetto iniziale di un elfo dipende in gran parte dai testi, scritti dai cristiani, in inglese antico e medio, tedesco medievale e antico norreno. Non vi è dubbio che le credenze sugli elfi abbiano le loro origini prima della conversione al cristianesimo e la cristianizzazione associata dell’Europa nord-occidentale. Per questo motivo, la credenza negli elfi è stata spesso etichettata come “pagana” e “superstizione” dal Medioevo fino ai recenti studi. Tuttavia, quasi tutte le fonti testuali sopravvissute sugli elfi sono state prodotte dai cristiani (siano essi monaci anglosassoni, poeti islandesi medievali, primi ballerini moderni, collezionisti di folclore del diciannovesimo secolo o persino autori fantasy del XX secolo). Le convinzioni attestate sugli elfi devono quindi essere intese come parte della cultura cristiana dei parlanti germanici e non semplicemente come reliquia della loro religione pre-cristiana.[2]. Dopo l’età medievale, la parola elfo tendette a diventare meno comune in tutte le lingue, venendo sostituito da termini nativi alternativi come zwerc (“nano”) in tedesco, huldra (“essere nascosto”) nelle lingue scandinave o termini presi in prestito come fata (derivato dal francese in tutte le lingue germaniche). Tuttavia, le credenze negli elfi persistettero nel primi periodi moderni, in particolare in Scozia e Scandinavia, dove gli elfi erano considerati persone magicamente potenti che vivono, di solito invisibili, al fianco delle comunità umane.

Nonostante ciò, sono rimasti associati a malattie e minacce sessuali. Ad esempio, un certo numero di ballate moderne nelle isole britanniche e in Scandinavia, originate nell’età medievale, descrivono elfi che tentano di sedurre o rapire personaggi umani. Con l’urbanizzazione e l’industrializzazione nel XVIII e XIX secolo, le credenze negli elfi diminuirono rapidamente (sebbene l’Islanda ebbe qualche tendenza a continuare a crederci). Tuttavia, dalla prima età moderna in poi, gli elfi iniziarono ad essere prominenti nella letteratura e nell’arte delle élite istruite. Questi elfi letterari erano immaginati come piccoli esseri maliziosi, e il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare rappresenta uno sviluppo chiave di questa idea. Nel diciottesimo secolo, gli scrittori romantici tedeschi furono influenzati da questa nozione dell’elfo e reimportarono la parola inglese elf nella lingua tedesca. Da questa cultura d’élite romantica arrivarono gli elfi della cultura popolare emersi nel XIX e nel XX secolo. Gli “elfi natalizi” della cultura popolare contemporanea sono una tradizione relativamente recente, diffusasi verso la fine del diciannovesimo secolo negli Stati Uniti. Gli elfi sono entrati nel genere dell’High fantasy del XX secolo sulla scia di opere pubblicate da autori come J. R. R. Tolkien, che hanno divulgato di nuovo l’idea degli elfi come esseri antropomorfi di dimensioni umane.

Indice
1 Etimologia
2 Elfi in testi medievali e credenze popolari post-medievali
2.1 Elfi come cause di malattia
2.1.1 Colpo dell’elfo
2.1.1.1 Dimensioni, aspetto e sessualità
3 Antichi testi norreni
4 Elfi nel Fantasy moderno
5 Note
6 Fonti
7 Altri progetti
8 Collegamenti esterni
Etimologia

Ängsälvor (Svedese “Elfi sul prato”) – Nils Blommér 1850
La parola inglese elf deriva da un termine inglese antico più spesso attestato come ælf (il cui plurale sarebbe stato * ælfe). Sebbene questa parola avesse una varietà di forme in diversi dialetti dell’antica lingua anglosassone, queste convergevano sulla forma elf durante il periodo dell’inglese medio[3]. Nell’inglese antico, per gli elfi femminili venivano usate forme separate (come ælfen, a partire dal comune germanico * ɑlβ(i)innjō). Tuttavia, durante il periodo del medio inglese, la parola elfo arrivò abitualmente ad includere anche gli esseri femminili[4]. I principali affini germanici medievali (parole di origine comune) dell’elfo sono alfr in nordico antico, alfar al plurale e Alp nell’alto tedesco, alpî al plurale, elpî (accanto a Elbe femminile).[5] Queste parole devono essere state ereditate dal ceppo germanico comune, l’antenato della lingua inglese, tedesca e scandinava: le forme germaniche comuni devono essere state * ɑlβi-z e ɑlβɑ-z.[6]

* ɑlβi-z ~ * ɑlβɑ-z è generalmente considerato un derivato dal latino albus (‘bianco’). le parole in irlandese antico ailbhín (”stormo”); Elb in albanese (‘orzo’); e álpt per il moderno islandese provengono tutte da una base indoeuropea albh-, e sembrano essere collegate dall’idea del bianco. La parola germanica presumibilmente in origine significava “persona bianca”, forse come un eufemismo. Jakob Grimm pensava che il candore implicasse connotazioni morali positive e, annotando lo ljósálfar di Snorri Sturluson, suggeriva che gli elfi fossero divinità della luce. Ciò non è comunque scontato, i termini affini suggeriscono il bianco opaco anziché il bianco splendente e, dato che nei testi scandinavi medievali il candore è associato alla bellezza, Alaric Hall suggerisce che gli elfi possono essere stati definiti “i bianchi” perché considerati belli[7]. Ciò denota un’etimologia completamente diversa, che rende l’elfo affine con i Ṛbhu, artigiani semi-divini nella mitologia indiana. Ciò fu suggerito anche da Franz Felix Aldabert Kuhn, nel 1855.[8] In questo caso, * ɑlβi-z connota il significato di “abile, inventivo, intelligente” ed è affine al termine latino labor, nel senso di “lavoro creativo”. Sebbene spesso menzionata, questa etimologia non è tuttavia ampiamente accettata.[9]

Elfi in testi medievali e credenze popolari post-medievali
Elfi come cause di malattia
I primi manoscritti superstiti che menzionano gli elfi in qualsiasi lingua germanica provengono dall’Inghilterra anglosassone. Le prove medievali inglesi hanno quindi attratto ricerche e dibattiti piuttosto ampi[10][11][12][13]. Nell’inglese antico, gli elfi sono spesso citati nei testi medici che attestano la convinzione comune secondo cui essi potrebbero affliggere gli esseri umani e il bestiame con malattie: apparentemente per lo più con insonnia, dolori interni e disturbi mentali. Il più famoso dei testi medici è il fascino metrico Wið færstice (“contro un dolore lancinante”), dalla raccolta del X secolo Lacnunga, ma la maggior parte delle attestazioni si trovano nel Bald’s Leechbook and Leechbook III. del X secolo. Questa idea continua anche nelle successive tradizioni della lingua inglese: gli elfi continuano ad apparire nei testi medici medi inglesi[14]. Le credenze degli elfi che causavano malattie rimasero insistenti anche nella prima età moderna scozzese (XVI -XVIII secolo), dove essi erano considerati persone straordinariamente potenti che vivevano invisibilmente al fianco delle popolazioni rurali[15]. Per questo vennero spesso menzionati nei processi di stregoneria della prima età moderna scozzese: molti testimoni nei processi sostenevano che avessero poteri curativi o, al contrario, di conoscere persone o animali resi malati dagli elfi.[16][17] In tutte queste testimonianze, gli elfi vennero a volte associati con il soprannaturale, similmente agli incubus e in particolar modo agli Alp[18]

Colpo dell’elfo
In alcuni testi medici in inglese antico gli elfi sembrerebbero essere considerati come una malattia infettiva derivata dalle ferite causate dalle frecce. Nel ventesimo secolo, gli studiosi sostenevano spesso che le tipiche malattie causate dagli elfi fossero derivate da un “elf-shot” ( letteralmente “Tiro-elfo” ma traducibile come ”Colpo dell’elfo”), ma gli studi dagli anni ’90 in poi suggeriscono che l’interpretazione secondo la quale gli elfi infliggessero malattie in questo modo potrebbe essere inesatta.[19] Il dibattito sul significato di elf-shot è ancora in corso.[20]

Il sogno di un’eco lontana

Narrativa straniera Romanzi L’eco lontana delle onde del Nord

L’ECO LONTANA DELLE ONDE DEL NORD
Valutazione Redazione QLibri

4.5
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L’eco lontana delle onde del Nord
LETTERATURA STRANIERA
Classificazione
Letteratura tedesca
Autore
Corina Bomann
EDITORE
Casa editrice
Giunti

Dopo la separazione dal marito, Annabel cerca di ripartire trasferendosi sull’isola di Rügen, nel Mar Baltico. In una magnifica casa sulla costa, con un nuovo lavoro in un hotel, Annabel è certa di poter ritrovare la serenità. Finché un giorno scorge una vecchia barca con una scritta sbiadita sul fianco: “La Rosa delle Tempeste”. Un nome che suscita in lei un’attrazione irresistibile. Accarezzando il sogno di comprare la barca, per trasformarla in un caffè sull’acqua, Annabel si imbatte nell’affascinante Christian Merten, anche lui interessato all’acquisto. La scoperta di una lettera nascosta nella stiva mette Annabel e Christian sulle tracce di una donna che, trent’anni prima, su quella barca, era fuggita dalla Germania Est. Ma Annabel non può immaginare che nella Rosa delle Tempeste è sepolto un segreto che ha segnato tragicamente la sua infanzia. E che potrebbe cambiare il suo futuro.

RECENSIONE DELLA REDAZIONE QLIBRI

Voto medio

4.5
Stile

4.0
Contenuto

4.0
Piacevolezza

5.0
ALI77 Opinione inserita da ALI77 02 Gennaio, 2016
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ROSA DELLE TEMPESTE

Corina Bomann continua a regalarci dei romanzi molto intensi, un’autrice che sa trasmettere delle emozioni e sa coinvolgere il lettore rendendolo partecipe della storia.
La protagonista del libro è Annabel, giovane mamma che si è separata da poco dal marito e che cresce da sola la figlia di cinque anni Leonie.
La donna sta attraversando un periodo molto doloroso causato dalla fine del suo matrimonio, per ricominciare a vivere decide di cambiare città e si trasferisce in una casa nell’isola di Rugen.
Ma Annabel non sta scappando solo dal suo recente passato ma anche da una ferita che non si è ancora rimarginata, infatti quando era piccola sua madre l’ha abbandonata per scappare nella Germania ovest.
Infatti in questo romanzo oltre a raccontare la vita della protagonista si ripercorrono alcuni fatti storici non troppo lontani da noi, parliamo della divisione della Germania in due parti est e ovest dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Ed è così che conosciamo meglio alcune nozioni di storia recente che magari avevamo dimenticato o non abbiamo avuto l’occasione di approfondire, migliaia di persone hanno cercato di fuggire dalla Repubblica Democratica Tedesca per riuscire a raggiungere l’ovest.
Anche la vera madre di Annabel è scappata all’ovest e l’ha abbandonata e questo episodio della sua vita l’ ha segnato molto e la tormenta ancora, infatti, la giovane donna sogna spesso quell’ultima notte insieme, e non riesce a capire cosa sia successo alla madre per aver fatto una scelta simile.
Dopo un periodo in istituto Annabel viene adattato dalla famiglia Hansen, i suoi nuovi genitori la crescono con tutto l’amore possibile ma alla donna manca sempre qualcosa che solo la sua vera madre può darle, un vuoto che non riesce a colmare.
Un giorno la protagonista vede al porto una vecchia barca la “Rosa delle Tempeste”e se ne innamora tanto da volerla comprare, purtroppo però non dispone di tutti i soldi necessari per l’acquisto.
Ma la soluzione al suo problema si chiama Christian Merten anche lui è interessato alla vecchia imbarcazione ma per motivi leggermente diversi rispetto a quelli di Annabel.
Il ragazzo le propone di diventare soci in affari e di comprare insieme la “Rosa delle Tempeste”.
Anche Christian ha un passato doloroso che è legato alla storia della barca, infatti, questa che non era solo un peschereccio ma è stata anche un mezzo per trasportare i cittadini che volevano scappare dalla Germania est all’ovest.
In più Annabel ritrova nella barca una lettera di una donna Lea che dice addio al suo adorato Bob, anche lei stava tentando di passare il confine.
Chi è questa donna? E come mai la madre ha abbandonato Annabel?
E Christian sarà per Annabel solamente un socio o qualcosa di più?
Annabel tenterà di riportare alla luce la storia della barca ma questo riaprirà le vecchie ferite del passato sia della protagonista che di Christian.
Corina ci conduce in una storia davvero molto credibile e ricca di suspence ma anche intrisa di una parte forse poco ricordata del nostro recente passato.
Una pagina della storia forse non approfondita, ma la creazione del muro di Berlino è stato un evento che ha cambiato la vita di molte persone, lo costruirono nel 1961 fu voluto dal governo della Germania est e divise il paese per ben 28 anni e impedì alle persone di andare liberamente da una parte all’altra della Germania.
Infatti dalla divisione del paese tedesco in quattro zone avvenuta nel 1949, moltissime persone emigrarono dall’est all’ovest, il muro fu realizzato proprio per impedire l’esodo.
Nella repubblica Democratica Tedesca la televisione e la radio erano controllate dalla stato, ma in alcune zone si potevano vedere quelle dell’ovest, naturalmente tutto quello che non veniva ritenuto idoneo veniva censurato ecco perché moltissime band o cantanti famosi dell’epoca e conosciuti in tutto il mondo erano proibiti all’est.
Annabel e Christian sono figli di questo tempo ecco perché il nostro libro si intreccia ed è legato a doppio filo con questa parte della storia, ma anche Lea e la sua lettera sono un esempio di questo drammatico periodo.
Questo romanzo però affronta anche un altro punto importante, il passato non può essere dimenticato fa parte di noi, del nostro vissuto e in qualche modo ha contribuito a formare la nostra personalità.
“Evidentemente non ero riuscita a lasciarmi tutto alle spalle, trasferendomi in quel luogo. Ma è mai possibile cancellare il proprio passato?” (citazione)
Cambiare paese, iniziare una nuova vita cercare di dimenticare un periodo doloroso e difficile che ancora ci fa soffrire, a volte non serve a niente forse bisogna affrontare le nostre paure e non nascondersi.
Annabel è un personaggio veramente ben delineato e che ho apprezzato molto sia per la sua voglia di realizzare i suoi sogni sia per il fatto che non si arrende davanti alle prime difficoltà ma che trova sempre un modo per andare avanti.
Ho adorato anche Leonie, sua figlia, una vera forza della natura, simpatica, spiritosa ma anche molto sensibile.
I luoghi che vengono descritti sono molto realistici e quasi quasi andrei volentieri a visitare l’isola di Rugen e il bellissimo porto di Sassnitz e magari salpare con la “Rosa delle tempeste” per poter rivivere le mille storie che lei ci può raccontare.
Corina ha creato una storia veramente emozionante che ci fa capire che si può superare le sofferenze del passato e continuare a vivere.
La lettura va via veloce anche perché il romanzo coinvolge il lettore, che si lascia trasportare dalla vita dei protagonisti.
L’unica pecca del libro è secondo me il titolo o meglio la traduzione, quello originale “Rosa delle tempeste” era sicuramente più incisivo quello scelto invece nella versione italiana è troppo lungo e devia un po’ il senso del libro, che invece merita molto.
Consiglio assolutamente la lettura di questo libro!
INDICAZIONI UTILI
Lettura consigliata

Consigliato a chi ha letto…
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Bullismo


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Bullismo
Il bullismo consiste in comportamenti aggressivi ripetitivi perpetrati da una o più persone nei confronti di una vittima incapace di difendersi.
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Cosa si intende per bullismo
Con il termine bullismo s’intende definire un comportamento aggressivo ripetitivo nei confronti di chi non è in grado di difendersi. Solitamente, i ruoli del bullismo sono ben definiti: da una parte c’è il bullo, colui che attua dei comportamenti violenti fisicamente e/o psicologicamente e dall’altra parte la vittima, colui che invece subisce tali atteggiamenti. La sofferenza psicologica e l’esclusione sociale sono sperimentate di sovente da bambini che, senza sceglierlo, si ritrovano a vestire il ruolo della vittima subendo ripetute umiliazioni da coloro che invece ricoprono il ruolo di bullo.

Bullismo: che cos’è e quali conseguenze comporta?
Le principali caratteristiche che permettono di definire un episodio con l’etichetta “bullismo” sono l’intenzionalità del comportamento aggressivo agito, la sistematicità delle azioni aggressive fino a divenire persecutorie (non basta un episodio perché vi sia bullismo) e l’asimmetria di potere tra vittima e persecutore.

Bullismo a scuola
Recentemente è stato diffuso uno studio della Federazione Italiana Società di Psicologia (Fisp), in cui è stato affrontato il possibile ruolo dello psicologo per quanto riguarda il bullismo a scuola. Secondo indagini Istat sui comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi, nel 2014, più del 50% degli 11/17enni è stata vittima di un episodio offensivo, irrispettoso e/o violento da parte di coetanei.
I comportamenti violenti che caratterizzano il bullismo sono i seguenti:
– Offese, parolacce e insulti;
– Derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare;
– Diffamazione;
– Esclusione per le proprie opinioni;
– Aggressioni fisiche.

Per gli psicologi si tratta di una vera e propria emergenza, che può essere contrastata a partire dall’intervento a scuola.

La figura dello psicologo all’interno dei contesti scolastici appare fondamentale, per individuare in maniera tempestiva i disagi prima che possano favorire lo sviluppo di sindromi psicologiche
dice Mario Sellini, segretario generale di AUPI, l’associazione unitaria degli psicologi italiani.
Sarebbe necessaria la predisposizione di un programma di prevenzione del bullismo a scuola, attraverso la valutazione del disagio giovanile e dei fattori di rischio individuali, familiari e ambientali, che potrebbero generare comportamenti violenti. L’introduzione della figura dello psicologo nel contesto scolastico, potrebbe contribuire alla promozione delle risorse e delle potenzialità dei ragazzi in una fase delicata come quella dello sviluppo.

Cyberbullismo
Il cyberbullismo è definito come un atto aggressivo, intenzionale condotto da un individuo o un gruppo usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel tempo contro una vittima che non può facilmente difendersi (Smith, P. K., del Barrio, C., & Tokunaga, R. S., 2013). Esso ha però delle caratteristiche identificative proprie: il bullo può mantenere nella rete l’anonimato, ha un pubblico più vasto, ossia il Web, e può controllare le informazioni personali della sua vittima.

La vittima al contrario, può avere delle difficoltà a scollegarsi dall’ambiente informatico, non sempre ha la possibilità di vedere il volto del suo aggressore, e può avere una scarsa conoscenza circa i rischi insiti nella condivisione delle informazioni personali su Internet (Casas, Del Rey, Ortega-Ruiz, 2013; Smith, P. K., del Barrio, C., & Tokunaga, R. S., 2013. Definitions of bullying and cyberbullying: How useful are the terms. Principles of cyberbullying research: Definitions, measures and methodology, 26-45; Casas, J. A., Del Rey, R., & Ortega-Ruiz, R. (2013). Bullying and cyberbullying: Convergent and divergent predictor variables. Computers in Human Behavior, 29(3), 580-587).

Proprio per queste maggiori difficoltà da parte della vittima, talvolta essa può arrivare a compiere atti davvero tragici. Una recente ricerca ha cercato di studiare meglio il fenomeno del suicidio adolescenziale e se effettivamente l’associazione cyberbullismo – suicidio adolescenziale sia statisticamente significativa quanto si crede. Gli autori dello studio hanno così concluso che il cyberbullismo è un fattore presente in alcuni suicidi, ma quasi sempre ci sono altri fattori come la malattia mentale o la presenza di altre forme di bullismo, come quello faccia a faccia. Il cyberbullismo in genere rientra nel contesto del normale bullismo.

I segnali che possono aiutare un genitore a capire se il proprio figlio è vittima di cyberbullismo sono i seguenti:
– Utilizzo eccessivo di internet.
– Chiudere le finestre aperte del computer quando si entra nella camera.
– Rifiuto ad utilizzare Internet.
– Comportamenti diversi dal solito.
– Frequenti invii attraverso Internet dei compiti svolti.
– Lunghe chiamate telefoniche ed omissione dell’interlocutore.
– Immagini insolite trovate nel computer.
– Disturbi del sonno.
– Disturbi dell’alimentazione.
– Disturbi psicosomatici (mal di pancia, mal di testa, ecc).
– Mancanza di interesse in occasione di eventi sociali che includono altri studenti.
– Chiamate frequenti da scuola per essere riportati a casa.
– Bassa autostima.
– Inspiegabili beni personali guasti, perdita di denaro, perdita di oggetti personali.

Il cyberbullismo non caratterizza solo gli adolescenti, purtroppo anche gli adulti risentono di tale fenomeno, in particolare sul luogo di lavoro. Uno studio, che ha coinvolto ricercatori della University of Sheffield e della Nottingham University, ha evidenziato come su 320 persone che hanno risposto al sondaggio del loro studio, circa otto su dieci aveva vissuto comportamenti di cyberbullismo almeno una volta negli ultimi sei mesi. I risultati hanno anche mostrato che un 14-20 per cento li ha vissuti almeno una volta alla settimana, con un’incidenza simile al bullismo tradizionale.

Bullismo & omofobia
Il bullismo omofobico consiste nella messa in atto di comportamenti violenti ai quali una vittima viene ripetutamente esposta. Questi comportamenti sono l’esclusione, l’isolamento, la minaccia, gli insulti e le aggressioni da parte del gruppo dei pari, dove gli aggressori o “bulli” si servono dell’omofobia e del sessismo come arma di attacco. La vittima sarà squalificata e de-umanizzata. Si tratta di contesti in cui possono trovarsi i giovani gay, lesbiche, transessuali o bisessuali, ma anche qualunque persona che sia recepita o rappresentata fuori dai modelli di genere “normativi” (Platero e Gomez, (2007). Herramientas para combatir el bullying homofóbico).

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Nella cornice omofobica l’omosessualità diviene un qualcosa da denigrare, e questo viene fatto attraverso varie forme di violenza perpetrate nei confronti delle persone omosessuali: i tipi di comportamento adottato variano dalle aggressioni fisiche (spinte, calci, mozziconi di sigarette spenti sul corpo) fino all’esclusione sociale, che in diversi casi si è dimostrata più efficace di quella fisica (Rivers e Smith, 1994).

Secondo Lingiardi (2007) è possibile individuare 3 caratteristiche distintive del bullismo omofobico:
1. Le prepotenze chiamano in causa una dimensione specificatamente sessuale, perché l’attacco è rivolto più alla sessualità che alla persona in sé;
2. Una maggiore difficoltà a chiedere aiuto per la propria omosessualità, perché essa richiama intensi vissuti di ansia e vergogna;
3. Il bambino vittima trova con difficoltà figure protettive: infatti “difendere un finocchio” comporta il rischio di essere considerati omosessuali
(Rivers, I., e Smith, P.K. (1994). Types of bullying behaviour and their correlates. Aggressive Behavior, 20 (5): 359-368; Lingiardi, V. (2007). Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale. Milano: il Saggiatore).

Le maggiori conseguenze dovute dalla discriminazione sessuale sono la riduzione delle opportunità individuali, sia in campo scolastico che lavorativo, e la riduzione della dignità (D’Ippoliti e Schuster, 2011). In altre parole, la discriminazione può portare a vivere la scuola con disagio, aumentando l’insicurezza personale e relazionale, con mancato proseguimento degli studi e maggiore difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro. La discriminazione omofobica portata avanti da scuola e società espone gli omosessuali a un maggior rischio di disturbi dell’umore e consumo di sostanze quali nicotina, alcool e marijuana: ammonta a un terzo il numero dei giovani omosessuali che si tolgono la vita ogni anno, con una frequenza dei tentati suicidi doppia, e la causa è spesso da attribuirsi alla stigmatizzazione sociale (Barbagli e Colombo, 2001) (D’Ippoliti, C., e Schuster, A. (2011) DisOrientamenti. Discriminazione ed esclusione sociale delle persone LGBT in Italia. Roma: Armando Editore; Barbagli, M., e Colombo, A. (2001). Omosessuali moderni – gay e lesbiche in Italia. Bologna: Il Mulino).

Perché si diventa bulli? Perché si diventa vittime?
Ma cosa induce un soggetto a comportarsi da bullo? E di contro, cosa determina che un soggetto sia vittima di episodi di bullismo?

Una serie di studi ha messo in luce che un buon concetto di sé aiuta bambini e ragazzi a ottenere dei successi, sia a livello relazionale che di rendimento scolastico (Marsh e all., cit. in Camodeca, 2008).

Per concetto di sé si intende la teoria che ognuno sviluppa riguardo a se stesso; si riferisce alla percezione e alla cognizione delle proprie caratteristiche, alle credenze riguardo se stessi, le capacità, le impressioni, le opinioni che ogni individuo pensa di avere e che lo contraddistinguono dagli altri (Damon e Hart, 1982).

Il Concetto di sé è stato sovente affiancato al costrutto di Autostima, ma si tratta di due concetti ben diversi: il concetto di sé si focalizza sugli aspetti cognitivi del sé, su come ci si vede e ci si descrive nei vari ambiti della vita; l’autostima riguarda gli aspetti valutativi del sé, il valore che attribuiamo a noi stessi.

Tornando alla possibile relazione esistente tra condotte di bullismo e immagine di sé, una ricerca condotta nel 1998 ha messo in luce che un basso concetto di sé conduce alla vittimizzazione e che l’effetto di eventuali fattori di rischio è maggiore nei soggetti che hanno un basso concetto di sé e che si sentono inadeguati.

Ulteriori ricerche hanno indagato il concetto di sé in quei bambini e ragazzi che utilizzano condotte aggressive. E pare che questi mostrino un elevato concetto di sé, ma in realtà ciò non denota una buona immagine di sé, piuttosto un senso di narcisismo e un tentativo di sembrare ciò che non si è. Nel caso dei bulli, per esempio, sembrerebbe che il comportamento prepotente da essi attuato sia efficace a fargli guadagnare potere, ammirazione e attenzione e, in questo modo, migliorare poi l’immagine di sé (Marsh e all, 2001).

Autostima e bullismo
Pare che anche il valore e la stima che attribuiamo a noi stessi possano in qualche modo avere un suo peso nei fenomeni di bullismo. Ma relativamente alla relazione tra autostima e bullismo, i dati forniti dalla letteratura appaiono in parte contraddittori.

La maggior parte degli studi condotti nel settore si trova concorde nel sostenere che i bambini vittime di bullismo soffrono di scarsa autostima, hanno un’opinione negativa di sé e delle proprie competenze (Menesini, 2000).

Capita infatti molto spesso che i bambini tiranneggiati dai compagni mettano in dubbio il proprio valore, precipitando in stati di ansia e frustrazione.

Essi talvolta diventano anche un obiettivo di attrazione per il bullo, in quanto non sanno come affrontarlo. Tendono a vedere sconfitte temporanee come permanenti e molto frequentemente accade che qualcun altro (psicologicamente più forte) prenda su di loro il sopravvento.

A differenza delle vittime, i bulli appaiono spesso caratterizzati da un’alta autostima. Sembrano molto ottimisti, e riescono quindi a gestire molto più facilmente i conflitti e le pressioni negative, ed è per questo motivo che riescono facilmente a coinvolgere dei seguaci nelle loro azioni di prepotenza (Menesini, 2000).

Una ricerca di Salmivalli del 1999 ha indagato l’autostima a 14 e 15 anni e i risultati hanno evidenziato che i bulli hanno un’autostima più alta della media, combinata a narcisismo e manie di grandezza.

Un ulteriore studio condotto da Caravita e Di Blasio ha evidenziato che i bulli sono solitamente dei soggetti popolari, e ciò ha portato le autrici a ipotizzare che la popolarità potrebbe condurre ad un innalzamento dell’autostima e all’adozione di condotte aggressive, in quanto il soggetto non avrebbe alcun timore di confrontarsi o di essere sanzionato dal gruppo di pari (Caravita, Di Balsio, 2009).

Comunque questi dati sono stati più volte smentiti, in quanto il fatto che i bulli percepiscano se stessi come ben visti non vuol dire che essi realmente lo siano. Spesso accade che le persone che hanno un comportamento da bullo si mostrano come superiori e potenti, ma in realtà essi non pensano questo di se stessi. Potrebbe accadere che i bulli usino il comportamento aggressivo solo al fine di spaventare gli altri bambini, e non perché vogliono essere rispettati (Randall, 1995).

Uno studio condotto su ragazzi di 12 e 13 anni ha messo in luce che in realtà i bulli non sono molto popolari, anche se sono sicuramente più popolari rispetto alle vittime (Salmivalli, 1996).

Luthar e McMahon (1996) pensano che la popolarità tra i pari sia collegata sia alla prosocialità che al comportamento aggressivo in adolescenza. I bambini aggressivi (bulli inclusi) tendono a sovrastimare le proprie competenze, e i bambini che sovrastimano la loro accettazione sociale sono spesso quelli più nominati dai loro pari come aggressivi.

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I dati che supportano l’asserzione che i bulli hanno una positiva percezione di sé, ritengono che essa è spesso inconsistente. Per esempio Salmivalli (1998) ha trovato nei bulli un’alta autostima per quanto riguarda le relazioni interpersonali e l’attrazione fisica, ed una bassa autostima per quanto riguarda l’ambito scolastico, quello familiare, quello del comportamento e quello delle emozioni (Salmivalli, 2001). È ciò che si verifica ad esempio quando il bullo è grande e forte ma colleziona continui insuccessi scolastici (Oliverio Ferraris, 2006). Dal medesimo studio è emerso anche che le vittime hanno bassi punteggi in quasi tutti gli aspetti dell’autostima. Vi sono comunque soggetti vittimizzati che hanno dimostrato di possedere una buona stima di sé, soprattutto in ambito familiare.

Un ulteriore studio ha investigato due ipotesi: un’alta autostima porta i bambini a mettere in atto pensieri antisociali (ipotesi dell’attivazione); un’alta autostima porta i bambini a razionalizzare le condotte antisociali nei loro confronti (ipotesi della razionalizzazione). I risultati supportano pienamente la seconda ipotesi, e solo in parte la prima. Ciò appare da un lato positivo, in quanto emerge che quei bambini che presentano un’alta autostima, pur non essendo molto popolari, riescono bene a razionalizzare le condotte antisociali. D’altro canto però, per quei bambini che hanno una tendenza verso l’aggressività, l’avere un’alta autostima potrebbe presentare un problema, in quanto contribuirebbe ad aumentare le loro condotte antisociali (Corby, Hodges, Menon, Perry, Tobin, 2007).

Ciò comunque non sempre è vero. L’avere un’alta autostima in preadolescenza gioca un ruolo molto limitato nello sviluppo di comportamenti violenti in età adulta (Boden, Fergusson, Horwood, 2007).

Una ricerca condotta da Marsh nel 2001 ha messo in luce che i fattori di aggressività scolastica e quelli di vittimizzazione sono associati a tre componenti del sé: autostima generale, relazioni con lo stesso sesso e relazioni con l’altro sesso. Più nel dettaglio, la vittimizzazione correla negativamente con il concetto di sé ed ha effetti negativi sullo sviluppo dell’autostima. Per quanto riguarda l’aggressività, essa correla ugualmente in modo negativo con il concetto di sé, e ha pochi effetti positivi sullo sviluppo dell’autostima. Un basso concetto di sé può quindi condurre a un comportamento aggressivo e alla vittimizzazione, e può successivamente avere conseguenze sullo sviluppo dell’autostima. Tali esiti sono indipendenti dagli effetti di genere (Marsh et al. 2001).

Bullismo in età adulta
Il bullismo è un fenomeno che spesso viene associato esclusivamente all’infanzia e all’adolescenza, ma questa non è la realtà. Purtroppo questa forma di violenza si protrae anche nell’età adulta, in particolar modo in quegli spazi che caratterizzano la quotidianità di un adulto come il luogo di lavoro. Tra le forme più diffuse di bullismo sul lavoro è possibile trovare il mobbing, ovvero un’aggressione piscologica e morale, reiterata nel tempo da parte di più aggressori, i quali agiscono nei confronti della vittima con l’intento di nuocere alla salute della stessa. Secondo Heinz Leymann, sono 5 le condizioni che non possono mancare per parlare di mobbing:

Un’aggressione
Protratta nel tempo
Che tende ad aumentare d’intensità
Associata alla percezione dell’impossibilità di difendersi
L’effettiva intenzione dell’aggressore di vessare col proprio comportamento e con le proprie azioni la vittima, con il preciso scopo di estrometterla dalla realtà sociale e lavorativa.
Anallizando più a fondo il fenomeno Heinz Leymann, individua inoltre due tipologie principali di mobbing:

Il mobbing verticale: viene messo in atto da parte dei datori di lavoro verso i dipendenti per indurli a licenziarsi da soli, schivando così eventuali problemi di origine sindacale.
Il mobbing orizzontale: viene messo in atto dai colleghi di lavoro verso uno di loro per varie ragioni: gelosia verso colleghi più capaci, necessità di alleviare lo stress da lavoro oppure per trovare un capro espiatorio su cui far ricadere le disorganizzazioni lavorative.
(Leymann Heinz. The content and development of mobbing at work. European Journal of Work and Organizational Psychology. (1996). 5, 165184)

Una recente indagine sul lavoro in Europa risalente al 2012, segnala che il 14% dei lavoratori europei è stato vittima di comportamenti vessatori sul luogo di lavoro. Tuttavia, è difficile definire un comportamento vessatorio isolandolo dal contesto lavorativo in cui viene messo in atto, ed è proprio per questo motivo che è importante sottolineare che molti dei comportamenti definiti ‘vessatori‘, sono tali perché fanno parte di un disegno più grande, che ha l’obiettivo di ledere la vittima del mobbing sul lavoro.

Per definire la presenza di mobbing, sono infine molto importanti i due parametri di durata e frequenza. Indicativamente, Leymann ha fissato 6 mesi minimi di soglia per potersi riferire al fenomeno. Per quanto riguarda la frequenza dei comportamenti vessatori è importante individuarne la sistematicità, nonostante non sia possibile fissare un indice di occorrenza ben preciso.

Conseguenze a lungo termine del bullismo
Essere vittime di episodi di bullismo da bambini è spiacevole nell’immediato, ma costituisce un fattore che aumenta il rischio di sviluppare diverse tipologie di disturbo oltre che nell’infanzia e nell’adolescenza anche nell’età adulta.
Ciò che numerosi studi hanno evidenziato è che le vittime di bullismo nel passaggio dall’adolescenza alla giovane età adulta continuano a presentare in misura rilevante disturbi quali agorafobia, disturbo d’ansia generalizzato, disturbo da attacchi di panico, dipendenza, psicosi e depressione.

Ciò che invece è ancor meno noto è che non solo essere vittime di bullismo aumenta la probabilità dell’insorgenza di disturbi, ma anche l’essere bulli. Infatti, per coloro che in passato sono stati sia vittime che bulli (una vittima che è diventata a sua volta bullo o che presenta nello stesso tempo comportamenti di bullismo) incorre il rischio di sviluppare disturbi depressivi, disturbi da attacchi di panico, agorafobia (solo nel caso delle femmine) e un aumento di rischio suicidario soltanto in relazione al genere maschile. Per coloro che invece hanno caratterizzato il loro passato esclusivamente con il ruolo di bullo vi sarebbe un maggior rischio di sviluppare un disturbo antisociale della personalità.

AUTORE: Chiara Ajelli

KEY WORDS: Bullismo, Comportamento Aggressivo, Comportamenti Violenti, Bullo,
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/tag/bullismo/

Bullimo

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Il bullismo, oltre ad essere un fenomeno diffuso, può essere di varie tipologie: verbale, fisico, psicologico, sessuale e altre ancora.
Il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale[1], di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo[1] e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione come bersagli facili e/o incapaci di difendersi[1].

L’accezione è principalmente utilizzata per riferirsi a fenomeni di violenza tipici degli ambienti scolastici[1] e più in generale di contesti sociali riservati ai più giovani[1][2]. Lo stesso comportamento, o comportamenti simili, in altri contesti, sono identificati con altri termini, come mobbing in ambito lavorativo[1] o nonnismo nell’ambito delle forze armate. A partire dagli anni 2000, con l’avvento di Internet, si è andato delineando un altro fenomeno legato al bullismo, anche in questo caso diffuso soprattutto fra i giovani, il cyber-bullismo.

Il bullismo come fenomeno sociale e deviante è oggetto di studio tra gli esperti delle scienze sociali, della psicologia giuridica, clinica, dell’età evolutiva e di altre discipline affini. Non esiste una definizione univoca del bullismo per gli studiosi, sebbene ne siano state proposte diverse. È possibile tuttavia individuare le caratteristiche generali del fenomeno in questione:

«Il termine bullismo non indica qualsiasi comportamento aggressivo o comunque gravemente scorretto nei confronti di uno o più […], ma precisamente […] “un insieme di comportamenti verbali, fisici e psicologici reiterati nel tempo, posti in essere da un individuo, o da un gruppo di individui, nei confronti di individui più deboli”.
[…] La debolezza della vittima o delle vittime può dipendere da caratteristiche personali […] o socioculturali […].
I comportamenti (reiterati) che si configurano come manifestazioni di bullismo sono vari, e vanno dall’offesa alla minaccia, dall’esclusione dal gruppo alla maldicenza, dall’appropriazione indebita di oggetti […] fino a picchiare o costringere la vittima a fare qualcosa contro la propria volontà.»

(Guarino, A., Lancellotti, R., Serantoni, G. Bullismo. Aspetti giuridici, teorie psicologiche e tecniche di intervento, pp. 13-14. Franco Angeli, Milano 2011, ISBN 978-88-568-3803-9.)

Indice
1 Cenni storici
2 Analisi
3 Caratteristiche
3.1 I principi
3.2 Tipologia
3.3 Le parti
4 Le possibili conseguenze
5 Il ruolo delle parti
5.1 Il bullo e/o l’istigatore
5.2 I fiancheggiatori
5.3 La vittima
6 Circostanze particolari
6.1 Omofobia
6.2 Soggetti disabili
7 Nei vari contesti
7.1 Nella scuola
7.2 Nei luoghi di lavoro
7.3 In internet
7.4 Nelle istituzioni carcerarie
7.5 Nelle forze armate
8 Dati sulla diffusione
9 Il dibattito
10 Legislazione nel mondo
10.1 Italia
11 Note
12 Bibliografia
13 Voci correlate
14 Altri progetti
15 Collegamenti esterni
Cenni storici
I primi studi sul bullismo furono svolti solo a partire dalla seconda metà del XX secolo e si svolsero nei paesi scandinavi, a partire dagli anni settanta[3], e, poco dopo, anche nei paesi anglosassoni, in particolare in Gran Bretagna e Australia. Uno degli studi pionieristici si deve alle indagini di Dan Olweus[4] a seguito di una forte reazione dell’opinione pubblica norvegese dopo il suicidio di due studenti non più in grado di tollerare le ripetute offese inflitte da alcuni loro compagni.[5]

Da allora in poi il fenomeno è stato oggetto di una crescente attenzione, soprattutto da parte della cronaca giornalistica.

Analisi

Episodio di happy slapping presso l’Istituto Regionale Federico Errázuriz a Santa Cruz (Cile)
Letteralmente il termine “bullo” significherebbe “prepotente”, tuttavia la prepotenza, come alcuni autori hanno avuto modo di rilevare,[6] è solo una componente del bullismo, che è da intendersi come un fenomeno multidimensionale. In Inghilterra non esiste una definizione univoca, mentre in Italia con il termine bullismo si indica generalmente «il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei soprattutto in ambito scolastico».[5] In Scandinavia, soprattutto in Norvegia e Danimarca, per identificare il fenomeno viene correntemente utilizzato il termine mobbing[7], così come in Svezia e Finlandia[8] derivante dalla radice inglese mob stante a significare «un gruppo di persone implicato in atti di molestie».[8][9] che è, appunto, il calco dell’inglese bullying.

Il bullismo può includere una vasta gamma di comportamenti quali violenza, attacchi e/o offese verbali, discriminazione, molestie, il plagio e altre coercizioni.[10][11]

L’allontanamento dal gruppo in particolare è favorito da una serie di metodi quali la mormorazione, il rifiuto a socializzare con la vittima, il tentativo di spaventare i suoi amici di modo che si allontanino a loro volta. Oltre a tali metodi positivi, nel senso che sono finalizzati ad emarginare la vittima, ce ne sono altri di tipo negativo che, sotto le false spoglie di un probabile ingresso nel gruppo, nascondono il tentativo di procurare danni o discriminazioni, ad es. sottoponendo la vittima a dei rituali o ad attività pericolose come una partita truccata di poker, una competizione in macchina ad alta velocità, l’assunzione di alcolici o di altre sostanze proibite in gran quantità, ecc. Lo scopo è di alzare sempre più la posta in gioco in modo da far cadere la vittima in acquiescenza e di colpirla nel momento di maggiore debolezza o stanchezza.[12][13] e fiducia in se stessa da parte della vittima[14]

In diverse circostanze, le vittime possono essere scelte in maniera casuale o arbitraria, specialmente nei gruppi sociali in cui la mentalità bulla può ottenere proseliti nella gerarchia del medesimo gruppo quando, ad es., i meccanismi di difesa del gruppo possono essere raggirati in modo tale che non sia necessario andare a cercare le vittime fuori dal quel gruppo. Il ciclo di tale comportamento implica qualche volta una previsione maggiore delle possibili risposte delle eventuali vittime, rispetto a quei gruppi dove la mentalità bulla si trova ad uno status ancora primitivo e dove, idealmente, è ancora possibile intervenire per recuperare i soggetti.[15] [16]

Caratteristiche
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Delinquenza minorile § Criminogenesi.
Il bullismo, a differenza del vandalismo e del teppismo, si presenta come una forma di violenza antitetica a quelle rivolte contro le istituzioni e i loro simboli (docenti o strutture scolastiche): queste ultime sarebbero esogene, dove il bullismo è, invece, endogeno, inoltre è da sottolineare come quasi sempre, in particolare nei casi di ostracismo, l’intera classe di attendenti tende ad essere coinvolta nel bullismo, attivo o passivo, rivolto verso le vittime del gruppo, tramite meccanismi di consenso, più o meno consapevole, non solo nel timore di diventare nuove vittime dei bulli, o per mettersi in evidenza nei loro confronti, ma perché questi spesso riescono ad esprimere la cultura identitaria del gruppo, sia pur in negativo, attraverso la designazione della vittima quale capro espiatorio.

Generalmente, il ciclo può includere sia atti di aggressione sia atti di reazione a disposizione dell’eventuale vittima che sono interpretati come stimolanti da parte del bullo. Il ciclo si basa essenzialmente sulla capacità di avere sempre degli stimoli che possano motivare l’aggressore a porre in essere i propri propositi deviati, a volte reiterati nel lungo termine per mesi, anni o per tutta la vita. Allo stesso tempo il ciclo può essere subito interrotto al suo nascere, o durante la sua progressione, se viene a mancare o l’atto abusivo o la risposta della vittima.

Mentre il coinvolgimento sociale può sembrare complicato per comprendere l’attività bullistica, lo stimolo che più frequentemente è implicato nella riattivazione del ciclo è la sottomissione. Nel momento di percezione dello stimolo, l’istigatore tenta di ottenere un riconoscimento pubblico per ciò che andrà a compiere, come dire: «vedetemi e temetemi, sono così forte che ho il potere di incutere timore verso qualsiasi persona ed in qualsiasi momento senza pagare alcuna conseguenza per le mie azioni!».

Nel momento in cui la vittima dimostra di possedere delle tendenze passive o comunque che la inibiscono di reagire, allora il ciclo continuerà a riattivarsi. Nei casi in cui il ciclo non si è stabilito ancora, la vittima potrebbe rispondere in modo che qualsiasi tentativo da parte dell’aggressore non avrebbe alcun effetto. All’uopo, le istituzioni possono inibire o rafforzare il bullismo, ad es., colpevolizzando le vittime ed inducendole a risolvere da soli i propri problemi.[17] [18]

Rebecca of Sunnybrook Farm, (1917).
I principi
Il bullismo si basa su tre principi:

Intenzionalità.
Persistenza nel tempo.
Asimmetria nella relazione.
Vale a dire un’azione intenzionale eseguita al fine di arrecare danno alla vittima, continuata nei confronti di un particolare compagno, caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce (ad esempio per la mancanza di una tecnica di autodifesa). Il bullismo, quindi, presuppone la condivisione del medesimo contesto deviante.[19]

Tipologia
Esistono diversi tipi di bullismo, che si dividono principalmente in bullismo diretto e bullismo indiretto.

Il bullismo diretto è caratterizzato da una relazione diretta tra vittima e bullo e a sua volta può essere catalogato come:[20]

bullismo fisico: il bullo colpisce la vittima con colpi, calci, spintoni, sputi o la molesta sessualmente;
bullismo verbale: il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi, sgradevoli o minacciandola, dicendo il più delle volte parolacce e scortesie;
bullismo psicologico: il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto;
cyber-bullismo o bullismo elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite SMS o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo, per minacciarlo o dargli fastidio.
Il bullismo indiretto è meno visibile di quello diretto, ma non meno pericoloso, e tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola per mezzo soprattutto del bullismo psicologico e quindi con pettegolezzi e calunnie sul suo conto.

Le parti

Russia

Da sapere
Territori e mete turistiche
Come arrivare
Come spostarsi
Cosa vedere
Cosa fare
Opportunità di studio
Valuta e acquisti
A tavola
Infrastrutture turistiche
Eventi e feste
Sicurezza
Situazione sanitaria
Rispettare le usanze
Come restare in contatto
Tenersi informati
Altri progetti
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Russia
Castello di San Michele a San Pietroburgo
Localizzazione
Russia – Localizzazione
Stemma e Bandiera
Russia – Stemma
Russia – Bandiera
Capitale Mosca
Governo Repubblica semipresidenziale federale
Valuta Rublo russo (RUB)
Superficie 17.125.200 km²
Abitanti 143.500.000 (stima 2013)
Lingua Russo
Religione Chiesa ortodossa (41%), Islam (7%), ateismo (13%) e il resto religioni minori (2012)
Elettricità 220V/50Hz (presa europea e tedesca)
Prefisso +7
TLD .ru
Fuso orario UTC da +3 a +12
Sito web Ente del Turismo
Russia o Federazione Russa (Российская Федерация) è una nazione transcontinentale divisa tra l’Europa orientale e l’Asia settentrionale che confina con la Norvegia, la Finlandia, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Polonia, la Bielorussia, l’Ucraina, la Georgia, l’Azerbaigian, il Kazakistan, la Cina, la Mongolia e la Corea del Nord.

Da sapere
La Russia è il più vasto Stato del pianeta (coprendone più di un ottavo della superficie abitata della Terra) sebbene per oltre la metà sia quasi disabitato. Mentre geograficamente è collocata soprattutto in Asia, la maggior parte della popolazione della Russia è concentrata nella parte europea e, culturalmente, la Russia è inconfondibilmente europea.

Cenni geografici
Il territorio russo è generalmente costituito per la quasi totalità da vastissime pianure e da rilievi molto deboli; zone montuose accidentate si estendono solo ai confini dello spazio russo, presso i confini meridionali (catena del Caucaso, monti dell’Altaj) e nell’estremo oriente, che è anzi una zona molto accidentata dal punto di vista geologico. La massima elevazione è raggiunta nella catena del Caucaso dal monte Elbrus (5.642 m).

La quasi totalità della parte europea, così come la Siberia occidentale, è costituita da pianure; sono separate dalla catena montuosa degli Urali. Mentre la parte europea (chiamata Bassopiano Sarmatico) è spesso interrotta da modestissimi rilievi (Rialto Centrale Russo, Alture di Mosca, Alture del Volga fra i maggiori), la pianura della Siberia occidentale è una zona piatta in modo formidabile.

La Siberia centrale coincide praticamente con lo sterminato altopiano omonimo, che, pur con quote modeste (culmina a 1.700 m al suo estremo nord) si estende su quasi quattro milioni di chilometri quadrati. La Siberia orientale e l’estremo Oriente russo sono zone invece prevalentemente montuose, generalmente molto accidentate, che possono raggiungere quote notevoli (si sfiorano i 5.000 m nelle massime cime della Kamčatka).

Le coste si estendono per varie decine di migliaia di chilometri e sono prevalentemente basse tranne che in alcune zone rivolte all’oceano Pacifico. Numerosi sono i bacini marini che bagnano le coste: ad ovest la Russia si affaccia per un breve tratto sul mar Baltico, mentre ad est il Pacifico forma i vasti bacini del mare di Ochotsk e del mare di Bering; la lunga fascia costiera artica si articola in grosse penisole piuttosto tozze (fra le maggiori quella del Tajmyr, di Gyda e di Jamal) che formano i bacini del mar Bianco, mare di Kara, mare di Laptev, mare della Siberia Orientale.

Le principali isole sono la Novaja Zemlja, la Terra di Francesco Giuseppe, le Isole della Nuova Siberia, l’Isola di Wrangel e, sul lato pacifico, le Isole Curili e Sachalin.

I maggiori fiumi russi sono il Volga (3531 km), che drena una grossa fetta della parte europea del territorio, e i tre grandi fiumi siberiani: l’Ob’ (4070 km), lo Enisej o Jenisej (4750 km) e la Lena, ai quali si aggiungono, seppure con dimensioni lievemente minori, l’Amur e la Kolyma. Al di fuori di questi fiumi, di rilevanza mondiale, esistono altre decine di fiumi di lunghezza superiori ai 1 000 km.

Riguardo ai laghi, eccettuati i due maggiori, situati ai confini meridionali (mar Caspio e Bajkal), i maggiori sono situati nella parte europea; sono mediamente poco profondi, vista la debole ondulazione del territorio (Ladoga, Onega, Il’men’, lago dei Ciudi).

Quando andare
La Russia è essenzialmente divisa da nord a sud tra i seguenti climi:

polare o subpolare sulle coste settentrionali bagnate dal Mar Glaciale Artico, coperte dalla tundra
temperato freddo, in gran parte della Siberia e nel nord della Russia europea, coperte dalla taiga, la foresta che domina il paesaggio russo
continentale vero e proprio, con scarse precipitazioni, tipico della parte meridionale, dominata dalla steppa
subtropicale umido, nel breve tratto costiero sul mar Nero
Cenni storici
Una potenza imperiale
L’identità russa può essere ricondotta al Medioevo, il suo primo stato noto come “Rus’ di Kiev” e la sua religione radicata nel cristianesimo bizantino, che fu adottata da Costantinopoli. Tuttavia non è considerata parte della corrente europea fino al regno dello zar Pietro il Grande, che regnò fino al 1725. È stato un profondo europeista e il primo zar a visitare l’Europa in senso stretto.

Pietro il Grande fondò l’impero russo nel 1721, anche se la dinastia dei Romanov era al potere dal 1613. Pietro, uno dei leader più carismatici e forti della Russia, costruì le fondamenta dell’impero su una cultura politica centralizzata e autoritaria, forzando un “occidentalizzazione” della nazione. Fu per questo che trasferì la medievale e insulare capitale di Mosca a San Pietroburgo, una città costruita con la forza della sua volontà e la forza del suo tesoro. Modellato in gran parte sugli stili di Francia e Italia, San Pietroburgo divenne nota come “Finestra sull’occidente” della Russia e ha adottato i costumi e lo stile delle corti reali d’Europa occidentale, fino al punto di adottare il francese come lingua preferita.

L’impero russo ha raggiunto il suo picco a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, producendo numerose figure variopinte e illuminate, come Caterina la Grande, Dostoevskij e Tolstoj. Tuttavia, il divario tra la dinastia autoritaria e i suoi soggetti è diventato più evidente ad ogni generazione. Entro la fine del XIX secolo, crisi politiche seguite in rapida successione, da ribellioni e repressioni legate in un circolo vizioso di morte e disperazione. I tentativi occasionali da parte dei Romanov e delle classi privilegiate per riformare la società e migliorare le condizioni delle classi inferiori si sono sempre conclusi in un fallimento. Russia entrò nella prima guerra mondiale nell’unione della “Triplice Intesa”, come altri imperi europei, con risultati catastrofici per se stessa. Lo zar Nicola II e sua moglie, una nipote della regina Vittoria, ha dimostrato di essere inetto, debole e distratto da tragedie personali e gli oneri della guerra. Il governo si è dimostrato incapace di trattenere la rivoluzione russa del 1917. Deposto e tenuto agli arresti domiciliari, Nicholas, Alexandra, e i loro figli, e con essi la dinastia Romanov, furono sterminati con armi da fuoco nello scantinato della casa padronale di Ekaterinburg e sepolti in tombe anonime che furono trovate dopo il comunismo e seppelliti nuovamente nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo.

Sede del comunismo
La prima guerra mondiale ha distorto le istituzioni governative e sociali della Russia imperiale, fino al punto di rottura della Rivoluzione nel 1917. A seguito di un breve governo ad interim guidato da socialdemocratico Alexander Kerensky, la fazione bolscevica del Partito Comunista Marxista sotto Vladimir Lenin prese il potere, ritirando la Russia dalla guerra, ed epurandola da religiosi, dissidenti politici, aristocratici, borghesi, la classe di ricchi kulak e classi agricole indipendenti. Una guerra civile brutale tra l'”Armata Rossa” del comando comunista e l'”Armata Bianca” della nobiltà e borghesia durò fino al tardo 1920. Nei suoi anni al potere, Lenin usò l’Armata Rossa, l’apparato di sicurezza interna, e la leadership del Partito Comunista per sterminare e imprigionare milioni di oppositori politici, lanciano una campagna di terrore per assicurare una rigorosa ortodossia comunista, controllo di sicurezza sui frammenti del vecchio impero dei Romanov, e “collettivizzare” agricoltori e l’agricoltura in gigantesche aziende agricole di proprietà statale.

Lo stato rivoluzionario non era direttamente governato dai funzionari preporti al controllo del governo, che è stato istituito in nome dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Il governo, nel senso comunemente inteso è stato in gran parte irrilevante sia in pratica che nella teoria comunista durante gli anni del controllo comunista. Il vero potere stava nella direzione del Partito comunista, l’Armata Rossa, e l’apparato di sicurezza interna (polizia segreta).

Dopo la morte di Lenin nel 1924, seguì una lotta di potere tra la leadership bolscevica con Josef Stalin, il nuovo leader emergente del Partito comunista e dittatore dell’Unione Sovietica. La brutale epoca di Stalin (1928-1953) è stata caratterizzata da ondate di “eporazioni” in cui sospetti dissidenti nel governo, il partito, l’Armata Rossa, e anche le forze di sicurezza sono stati uccisi o esiliati nei gulag (campi di prigionia) prove minime o nulle. Oltre a seguire la forzata collettivizzazione di Lenin dell’agricoltura e la distruzione della proprietà privata e della libertà economica, Stalin ha introdotto un sistema economico spietato (“socialismo in un solo paese”), che ha rapidamente industrializzato l’URSS. Anche se visto come meno idealista del suo predecessore, Stalin ha inesorabilmente perseguito la rivoluzione internazionale attraverso il controllo “russocentrico” “Comintern” sui partiti comunisti dei paesi stranieri, e lo spionaggio straniero.

La seconda guerra mondiale, dal punto di vista sovietico, iniziò bruscamente con l’ingresso di Stalin in un patto di non aggressione con la Germania nazista. Il trattato, che scosse i governi occidentali nel profondo, stordendo la sinistra in Europa e in America, garantendo a Hitler mano libera per lanciare la guerra contro Polonia, Francia e Inghilterra. Il Patto ha inoltre concesso all’URSS di invadere e conquistare la neutrale Finlandia e di prendere in consegna tutta la Polonia orientale, dopo l’invasione tedesca nel 1939. Infine, nel giugno 1941, dopo aver conquistato la Francia e la maggior parte del resto dell’Europa occidentale, Hitler si ritorse contro il suo ex alleato e invase l’Unione Sovietica. Un cambiamento di alleanza di necessità con le nazioni occidentali è stato determinante nella sconfitta del nazismo nel 1945. Le sanguinose campagne dell’Armata Rossa sul fronte orientale, concluse con la cattura di Berlino, provocarono oltre 20 milioni di morti russi, la maggior parte di loro vittime civili, o soldati gettati in orribili battaglie terrestri.

A conclusione della seconda guerra mondiale, l’URSS si mosse rapidamente per stabilire il controllo su tutta l’Europa orientale. Annesse gli Stati baltici e instaurò regimi comunisti in Germania orientale, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria, Jugoslavia, Romania e schiacciato effettivamente i dissidenti politici. In Asia, ha anche aiutato ad installare governi comunisti in Mongolia, Cina, Vietnam del Nord e Corea del Nord. Critici occidentali descrissero l’URSS e i suoi “satelliti” europei e asiatici come intrappolati dietro un “cortina di ferro” delle economie totalitarie e dagli spietati comandanti. Partito Comunista di Jugoslavia riuscì a stabilire un grado di indipendenza da Mosca, ma le rivolte in Ungheria (1956) e Cecoslovacchia (1968) sono stati sedate in modo spietato.

Dopo la morte di Stalin nel 1953, la sovietica industria pesante e militare avrebbe potuto continuare a crescere sotto Georgy Malenkov (1953-1955) e Nikita Khrushchev (1955-1964), i successori di Stalin come Segretario Generale del Partito. Anche se sono stati fatti tentativi per produrre beni di consumo, gli sforzi di solito falliti, e l’URSS ha continuato a lottare sotto il giogo di collettivizzazione e totalitarismo. Nel 1956, Khrushchev ha rinunciato agli eccessi del regime di Stalin e ha iniziato la sua campagna atta “destalinizzare” l’economia e la società dell’URSS. I risultati sono stati svariati, e Khrushchev stesso fu deposto. Nel 1960, l’URSS ha iniziato la corsa allo spazio ed è stato il primo a lanciare un satellite (Sputnik), un essere vivente (il cane Laika) e un uomo (Yuri Gagarin) nello spazio. L’Unione Sovietica ha raggiunto il suo picco in ambito militare, diplomatico, e industriale durante gli anni di Leonid Brezhnev (1964-1982). Ma la continua corruzione e il malessere economico hanno inesorabilmente condotto a una crisi che alla fine ha portato il Segretario Generale Mikhail Gorbaciov (1985-1991) a introdurre la glasnost (trasparenza) e perestroika (limitata libertà economica). Le sue iniziative inavvertitamente hanno rilasciato forze che fino al dicembre 1991 scheggiarono l’impero. I satelliti europei si liberarono dal dominio dall’URSS e loro dirigenti comunisti locali e l’URSS intera collassarono dando vita a 15 paesi indipendenti.

Una nascente democrazia

Memoriale a Veliky Novgorod di Viking Ryurik e i successivi 1000 anni di storia russa
La Federazione russa emerge dall’Unione Sovietica, accompagnata da una tempesta di problemi. Il primo leader della nazione di recente formazione è stato Boris Eltsin, che è salito al potere fino a un tentativo di colpo di stato da parte del KGB. Eltsin in gran parte è riuscito a trasferire il controllo del Paese dalla vecchia élite sovietica al suo proprio apparato oligarchico. Eltsin era un leader carismatico ampiamente sostenuto dall’Occidente, ma il suo governo ha dimostrato di essere instabile. Un’ondata di disagio economico ha messo l’economia russa in rovina e ha lasciato l’esercito sotto-finanziato e indisciplinato. Durante questo periodo, la criminalità organizzata russa e il suo rapporto con il governo, ormai universalmente riconosciuto come corrotto e incompetente, assunse un maggiore controllo sulla nazione, anche se le riforme politiche erano in corso. Ironia della sorte, prima di arrivare al potere Eltsin aveva etichettato la Russia come “il più grande Stato di mafia nel mondo”.

La Russia era anche in guerra con i separatisti ceceni, cosa che ha avuto conseguenze devastanti per la già debole economia russa. Corruzione diffusa, povertà, e problemi politici e sociali su larga scala, alla fine costrinsero Eltsin alle dimissioni, e Vladimir Putin terminato il suo mandato residuo (Gennaio-Aprile 2000) in qualità di Presidente. Un ex ufficiale del KGB sotto il regime comunista, e capo del servizio di spionaggio russo sotto Eltsin. Putin ha imposto la propria personalità e volontà ai quartieri ribelli e criminali del Paese, ma è stato molto più condannato per il suo comportamento autoritario. Dopo aver terminato il suo mandato costituzionale (2000-2008), Putin si è dimesso da presidente, ma ha continuato a controllare il governo attraverso il suo successore consacrato, Dmitry Medvedev. Senza alcuna sorpresa, Putin ha ripreso nuovamente la presidenza quando nel 2012 fu nuovamente candidabile.

Dal 2000, sotto il dominio diretto e indiretto di Putin, l’economia si è ripresa dalla crisi, grazie in una parte tutt’altro che trascurabile, a cinque volte l’aumento dei prezzi delle materie prime che la Russia ha in abbondanza. L’inflazione è scesa giù da cifre triple a unità singole, la povertà è stata ridotta, e la Russia è riemersa come potenza economica, politica e militare. Questa performance è stata spesso chiamata “miracolo russo”.

Oggi, la Russia moderna deve ancora recuperarsi pienamente dalla stasi che ha colpito il paese negli ultimi anni, con l’inflazione che fa salire i prezzi; un onere sempre più inarrestabile per combattere la corruzione dilagante, un sistema politico sotto-competitivo, il conflitto nel Caucaso del Nord, una crisi demografica e la diminuzione di competitività economica. I russi sembra anche che affrontino il problema di concilio dei successi di Putin con i suoi impulsi totalitari e auto-celebrativi. Tuttavia, i russi hanno raggiunto uno stile di vita molto migliore dopo la caduta dell’Unione Sovietica.

L’Europa

Europa
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Posizione dell’Europa nel mondo
Stati 46 + 5 in parte
Superficie 10 180 000 km²
Abitanti 741 447 158 (2016)
Densità 73 ab./km²
Lingue albanese, armeno[1], azero[1], basco, bielorusso, bosniaco, bulgaro, catalano, ceco, corso, croato, danese, estone, faroese, finlandese, francese, francoprovenzale, friulano,gallese, gagliego, georgiano[1], greco, inglese, irlandese, islandese, italiano, ladino, lettone, lituano, lussemburghese, macedone, maltese, norvegese, occitano, olandese, polacco, portoghese, romancio, rumeno, russo, sardo, serbo, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco, turco[2], ucraino, ungherese.
Fusi orari da UTC-1 a UTC+6
Nome abitanti europei
L’Europa (/euˈrɔpa/[3]) è una regione geografica del mondo, comunemente considerata un continente in base a fattori economici, geopolitici e storico-culturali. Detta a volte anche Vecchio continente per la sua storia millenaria e culla del mondo occidentale assieme a Vicino Oriente e Medio Oriente, dal punto di vista fisico-geografico rappresenta l’estremità occidentale del supercontinente euroasiatico, oppure una delle tre parti del supercontinente Eurafrasia.

La storia e la cultura europea hanno influenzato notevolmente quelle degli altri continenti, verso i quali, a partire dal XVI secolo, sono state frequenti e massicce le migrazioni, specialmente in America e in Oceania, dove gli europei hanno quasi sostituito le popolazioni locali.

Indice
1 Etimologia
2 Storia
2.1 Concetto
2.2 Preistoria
2.3 Evo antico
2.4 Medioevo
2.5 Evo moderno
2.6 Evo contemporaneo
3 Geografia
3.1 Confini naturali
3.2 Caratteristiche fisiche
3.3 Flora e fauna
4 Stati europei
4.1 Regioni dell’Europa
4.2 Europa occidentale
4.3 Europa orientale
4.4 Europa centrale
4.5 Europa settentrionale
4.6 Europa meridionale
4.7 A cavallo tra Europa ed Asia
5 Popolazione
5.1 Lingue
5.2 Religione
6 Economia
6.1 Trasporti
7 Cultura
7.1 Santo Patrono
8 Note
9 Bibliografia
10 Voci correlate
11 Altri progetti
12 Collegamenti esterni
Etimologia
Nella mitologia greca, Europa era la figlia di Agenore re di Tiro, antica città fenicia nell’area mediterraneo-mediorientale. Zeus, innamoratosi di questa, decise di rapirla e si trasformò in uno splendido toro bianco. Mentre coglieva i fiori in riva al mare, Europa vide il toro che le si avvicinava. Era un po’ spaventata ma il toro si sdraiò ai suoi piedi ed Europa si tranquillizzò. Vedendo che si lasciava accarezzare Europa salì sulla groppa del toro che si gettò in mare e la condusse fino a Creta. Zeus si ritrasformò in dio e le rivelò il suo amore. Ebbero tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto. Minosse divenne re di Creta e diede vita alla civiltà cretese, culla della civiltà europea. Il nome Europa, da quel momento, indicò le terre poste a nord del Mar Mediterraneo[4].

Storia
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia d’Europa, Unificazione europea e Unione europea.
Concetto
In epoca greca e romana l’Europa era un termine geografico indefinito, indicante una terra a nord del Mediterraneo della quale non si conoscevano con esattezza i confini settentrionali. Nella ricostruzione del geografo greco Ecateo di Mileto (m. 480 a.C.) la Terra comprendeva due continenti divisi dal Mediterraneo, centro del mondo: da una parte l’Europa confinata a nord dalle sconosciute regioni iperboree; dall’altra l’Asia, nella quale erano compresi anche l’Egitto e la Libia. La civiltà greca è la base di tutta la cultura europea ed in particolare del suo pensiero, successivamente l’impero romano la diffonderà nel resto del continente introducendo la lingua latina[N 1], il diritto e delineando i confini dei futuri stati europei[senza fonte].

Assai raramente gli autori latini citano i termini “Europa” ed “europei”. Il primo che ha usato il termine con un significato assai pertinente alla fine del VI secolo fu l’abate irlandese San Colombano, futuro fondatore dell’abbazia di Bobbio, che lo citò (tutus Europae) in una delle lettere al papa Gregorio Magno. Anche il monaco Isidoro Pacensis, usò il termine per indicare i soldati che sotto la guida di Carlo Martello, avevano combattuto a Poitiers (prospiciunt Europenses Arabum tentoria, nescientes cuncta esse pervacua). La battaglia aveva assunto infatti un grande valore simbolico: l’Occidente cristiano idealmente rappresentato dall’Europa, che aveva fermato l’espansione araba; e quindi Isidoro aveva usato l’aggettivo “europeo” per attribuire un’identità collettiva ai guerrieri che avevano fermato gli invasori musulmani.

L’Europa diviene per la prima volta una concreta e nuova realtà politica con l’impero di Carlo Magno. Tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo, alla fine di un trentennio di guerre contro Longobardi, Avari, Sassoni e Slavi, nasce una nuova entità nella quale convergono la potenza dei popoli germanici, ciò che sopravvisse di Roma, dei Celti e di tutti i popoli precedenti fino al paleolitico più l’autorità spirituale del sommo pontefice. Carlo, un giovane condottiero franco, fonda un grande Impero che comprende la gran parte dell’Europa occidentale, adotta il latino come lingua scritta ufficiale, usa una sola moneta e professa una sola religione.

Preistoria
Nella preistoria europea si sarebbe verificato dal 7000 a.C. il passaggio al Neolitico (diffusione dell’agricoltura) a partire dall’espansione dal Vicino Oriente e Anatolia verso la Grecia e i Balcani e risalendo il corso del Danubio fino alla Mitteleuropa. Le popolazioni neolitiche utilizzavano anche la ceramica, le cui evoluzioni (incisioni decorative lineari o punzonate, vasellame di forma standard o introduzione di boccali e coppe imbutiformi) suggeriscono un’espansione da sud-est verso nord-ovest lungo il Danubio e quindi in Europa centrale.

Successivamente dal 5000 a.C. si sarebbe sovrapposta a questa Europa Antica l’invasione degli Indoeuropei dalla regione a nord del Ponto. Questo popolo era principalmente dedito all’allevamento di bovini e alla pastorizia, conosceva l’uso del carro trainato da buoi e parlava la lingua proto-indoeuropea, antenata delle moderne lingue europee. La popolazione era tripartita tra un’élite di guerrieri e sacerdoti e i lavoratori sottomessi. Si praticava l’inumazione in tumuli dei defunti con un corredo funerario che ne rifletteva la posizione sociale, una mitologia politeista guerriera trasmessa da cantori di poemi epici.

A seguito di ciò, dal 3000 a.C. nella civiltà agricola dell’Europa centrale si osserva l’introduzione di elementi indoeuropei, con sepolture a tumuli con corredi funerari con asce da guerra e vasellame lavorato con decorazioni a corda. Dalla loro espansione in Europa occidentale e fusione con la popolazione stanziale preesistente, che produceva vasellame di forma globulare (anfore), nacquero i Protocelti, che producevano vasellame di forma campaniforme, mentre in Europa centrale e orientale nacquero i popoli proto-Germani e balto-slavi. Dall’Europa orientale gli Indoeuropei avrebbero anche introdotto la metallurgia del rame e successivamente del bronzo, e l’uso del cavallo. Essi avevano una struttura gerarchica e patriarcale, con a capo la figura del re.

Evo antico
Nel 1600 a.C. in Grecia essi diedero vita a città-stato organizzate attorno a un centro politico-religioso dell’acropoli, la civiltà micenea, le cui vicende sono cantate dai poemi omerici. A seguito dell’invasione dei Popoli del mare nelle coste mediterranee nel 1200 a.C. vi fu una decadenza delle città-stato. In questo periodo anche in Europa continentale riemersero le religioni pre-indoeuropee, con la pratica dell’incenerizione dei defunti e loro conservazione in urne, come nella cultura villanoviana dell’Italia settentrionale. Trascorso il Medioevo ellenico seguito alle invasioni dei Popoli del mare, si ebbe una ripresa dei commerci tra le città della Grecia e dell’Anatolia attraverso l’Egeo, e la nascita delle poleis, non più basate sulla monarchia e l’acropoli, bensì sulla democrazia e l’agora, che diffusero le loro colonie anche nella Magna Grecia in competizione con i Fenici, mentre nell’Italia centrale fiorirono la civiltà etrusca e quella romana.

L’unificazione politica e culturale del continente europeo fu dovuta all’espansione dell’Impero romano su tutta l’Europa mediterranea, con la diffusione della lingua latina e del diritto romano fino al limes renano e danubiano, e la diffusione della cultura greca in campo artistico e filosofico. A partire dall’imperatore Costantino, a queste due fonti si unì anche l’influenza della religione cristiana e, tramite essa, della tradizione giudaica.

L’Europa nell’814
Medioevo
A seguito dell’invasione di popoli indoeuropei quali Germani e Slavi, e successivamente degli Arabi, l’impero romano ebbe una fase di crisi, che portò alla caduta dell’Impero romano d’Occidente e al pesante ridimensionamento di quello d’Oriente, che fu ridotto alla sola Grecia e Anatolia. Questo periodo, caratterizzato dalla difficile integrazione tra la civiltà europea classica (greco-romana e giudaico-cristiana) e gli usi “barbari” dei nuovi invasori, fu indicato dagli storici moderni come Medioevo. Nacquero comunità monastiche come quelle colombaniane e benedettine, che si prefissero il compito di salvaguardare la cultura europea classica e cristiana, nonché di reinterpretarla creativamente attraverso l’evangelizzazione dei regni romano-barbarici sorti sulle rovine dell’impero romano. Grazie a ciò fu possibile la rinascenza carolingia con la ricostituzione dell’impero romano d’occidente come Sacro Romano Impero e l’attribuzione al vescovo di Roma del ruolo primaziale nella guida dei cristiani.

Inoltre con l’appoggio del Papato alcuni liberi comuni d’Italia, le repubbliche marinare, riportarono nell’XI secolo di nuovo in Europa il ruolo egemone nei commerci nel Mediterraneo, perso dall’impero romano nel VII secolo a seguito dell’espansione araba. Le repubbliche marinare furono anche un motore della Reconquista europea di alcune terre sottratte dagli Arabi nella loro espansione, sia in occidente (penisola iberica) che in oriente (soccorso contro i Turchi all’impero bizantino). Attraverso i rapporti con gli Arabi, vi fu una riscoperta dell’aristotelismo e un’attenzione maggiore allo studio del mondo della natura, favorita anche dalla nascita di un ceto borghese di mercanti e artigiani interessato all’acquisizione di un sapere tecnico-pratico che è all’origine del progresso della civiltà europea. La crisi del XIV secolo, fenomeno di ampia portata, caratterizzò la storia europea per vari decenni.

Evo moderno
La diffusione dei viaggi dei mercanti verso ogni parte del mondo conosciuto, e la nascita di liberi comuni guidati da valori borghesi, causò la messa in discussione dei valori tradizionali religiosi con l’umanesimo rendendo più forti le voci per una riforma della Chiesa e del Papato, e causando anche la formazione delle monarchie nazionali in Francia, Spagna e Inghilterra, non più sottoposte all’imperatore quale unico sovrano europeo.

In Italia invece i liberi comuni furono assoggettati da un certo numero di signori, la cui competizione si avvaleva anche degli artisti, che attraverso le loro opere manifestassero la prosperità di ciascuna signoria. Questo periodo fu noto in Italia come Rinascimento ed ebbe il suo epicentro nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, che tuttavia non riuscì a imporsi come centro egemone unificatore.

La competizione tra le nuove monarchie nazionali per l’egemonia europea e nei commerci con il ricco Oriente, di nuovo ostacolata dall’interposizione dell’Impero ottomano lungo la via della Seta, causò anche l’inizio di un periodo di esplorazioni geografiche, nuove scoperte e apertura di nuove rotte commerciali. Nel XV secolo il Portogallo e la Spagna aprirono le rotte atlantiche, presto imitati da Paesi Bassi, Gran Bretagna e Francia. Queste Nazioni costruirono vasti imperi coloniali lungo le coste di tutti i continenti.

Alla ribellione all’autorità papale dei riformatori religiosi umanisti, seguì presto la ribellione dei Protestanti anche all’autorità regale con l’affermazione della democrazia in Inghilterra nel 1689.

Evo contemporaneo
Nel XVIII secolo, nella colonia britannica d’oltremare degli Stati Uniti d’America, scoppiò la Rivoluzione americana presto seguita dalla Rivoluzione francese, esportata in tutta Europa con le guerre napoleoniche e le società segrete. Ciò portò al completamento del processo di nascita degli Stati nazionali ad opera della Prussia che unificò la Germania e della Savoia che unificò l’Italia. Culturalmente in questo periodo il sentimento nazionale si affianca alla fede religiosa e l’ideologia dominante è il Romanticismo, di ispirazione hegeliana.

Fu comunque un periodo di tensioni sociali caratterizzato dall’industrializzazione, dai moti rivoluzionari del 1848 e dalle politiche espansionistiche dei maggiori stati europei, tenuti in un precario stato di pace durante la fine del secolo dal cancelliere tedesco Otto von Bismarck grazie ad alleanze che divisero in due il continente.

Nella seconda metà del XIX secolo gli stati Europei stabilirono un dominio tecnologico, culturale, politico ed economico sul resto del mondo, conquistando o riducendo in colonie enormi estensioni territoriali negli altri continenti. Il periodo del Grande gioco fu in Europa ricordato come belle Époque per la classe borghese al potere, ma ciò portò anche alla luce le contraddizioni insite nel sistema economico capitalistico, lucidamente analizzate da Karl Marx e Friedrich Engels gettando le basi del socialismo scientifico.

Nel 1914 tali tensioni sfociarono nella prima guerra mondiale che si concluse nel 1918 con la sconfitta degli Imperi continentali tedesco e austro-ungarico e la vittoria dell’intesa, cioè Regno Unito, Francia, Regno d’Italia e Stati Uniti d’America, nonché della neonata Unione sovietica socialista, succeduta all’impero russo. Le tensioni sociali e quelle fra gli stati europei crebbero nuovamente, soprattutto in Germania, paese gravato dalle pesanti sanzioni post-belliche imposte dagli alleati su espressa richiesta della Francia, e sfociarono nella seconda guerra mondiale, la quale fu principalmente provocata dall’aggressiva politica revansceistica messa in atto dalla Germania nazista e successivamente dall’Italia fascista, appoggiati in Asia dall’Impero giapponese. Le due guerre spezzarono l’egemonia del Continente sul resto del pianeta lasciando il posto di leader mondiali agli Stati Uniti e all’Unione Sovietica.

Dal 1945 al 1991 l’Europa si ritrovò attraversata dalla cosiddetta cortina di ferro, ovvero la linea di confine fra il blocco occidentale-capitalista e quello orientale-comunista, situazione finita con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e che al momento è ancora in fase di assestamento, con la creazione dell’Unione europea, il problema dei rapporti con il mondo arabo nel bacino del Mediterraneo e del confronto con il ruolo primario assunto dagli U.S.A. nel nuovo scacchiere internazionale. Il fenomeno della globalizzazione è un ulteriore stimolo al processo di unificazione europea, come ha sottolineato Romano Prodi: “L’Europa si trova in una condizione simile a quella dell’Italia del Rinascimento, che era prima in tutto: nell’economia, nell’arte, nella cultura, nella strategia militare. Poi è arrivata la prima globalizzazione (la scoperta dell’America), non ha saputo unirsi ed è sparita dalla carta geografica. Oggi di fronte alla seconda globalizzazione, l’Europa rischia di fare la stessa fine”[5].