Autore: giuliozignani

Montagna

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Montagna (disambigua).

Una montagna è un rilievo della superficie terrestre che si estende sopra il terreno circostante in un’area limitata. Secondo le convenzioni europee la sua altezza deve essere di almeno 600 metri sul livello del mare (s.l.m.) ed il suo aspetto deve essere almeno parzialmente impervio.[1] Analogamente si parla di montagna anche riferendosi ai rilievi che si incontrano sugli altri pianeti o sui loro satelliti.

È formata da un agglomerato di terra e roccia che si alza dalla superficie della Terra, raggiungendo a volte anche quote altimetriche molto elevate, e con caratteristiche geomorfologiche diverse per ciascuna montagna.

Definizione e terminologia[modifica | modifica wikitesto]

Il Colle San Bernardo (957 m s.l.m., a sinistra dove sono le pale eoliche), e il Monte Galero (1.708 m s.l.m., a destra), nelle Prealpi Liguri

A seconda delle varie necessità, ci sono tre definizioni di montagna: convenzionale, tradizionale e statistica.

Per ciò che riguarda la definizione convenzionale si ricorda che i requisiti indicati da essa (altezza di almeno 600 metri ed aspetto almeno in parte impervio) devono essere soddisfatti contemporaneamente. Infatti un’area della superficie terrestre posta al di sopra dei 600 m s.l.m., ma priva di asperità del terreno, viene definita altopiano e un rilievo che non raggiunge i 600 metri di altezza può essere definito collina[1].

Passiamo ora a considerare la definizione tradizionale. Nonostante le convenzioni, dobbiamo tener presente che, fin dalle epoche più antiche, la parola monte evoca nella mente dell’uomo un insieme di idee che prescinde dalla possibilità pratica di misurare l’altezza dei rilievi. Dunque quando l’uomo ha dato nome alle alture che lo circondavano, ha usato la parola monte in base alle idee che esse gli evocavano, come ad esempio la difficoltà di raggiungere la cima, la vicinanza al cielo, l’inaccessibilità di alcuni versanti.

Nella toponomastica italiana quindi sono detti “monti” alcuni rilievi aspri e dal carattere impervio, anche se non raggiungono l’altezza di 600 metri; sono inoltre chiamati “colli” anche rilievi superiori a 600 metri, quando questi non hanno pareti rocciose o forme dirupate. Esempi classici sono il Monte Circeo e il Monte Conero, promontori dall’aspetto aspro, considerati monti anche se per alcune decine di metri non raggiungono l’altezza convenzionalmente prevista. Esempio opposto è costituito delle Langhe, che superano i 600 m s.l.m., ma che non sono particolarmente impervie, né visibilmente sporgenti dal terreno e perciò sono considerate colline.

Infine ricordiamo la definizione statistica di montagna. Nella cartografia e nella statistica è necessario adottare criteri di semplificazione rispetto sia alla definizione convenzionale, sia alla toponomastica. In relazione alla classica tripartizione del territorio in montagna, collina e pianura, infatti, la legenda delle carte fisiche e gli studi statistici usano il termine montagna intendendo la parte di territorio posta al di sopra dei 600 m s.l.m., indipendentemente dal carattere impervio e dal nome tradizionale.

Un insieme di montagne vicine e collegate tra di loro prende il nome di gruppo montuosomassiccio montuoso o catena montuosa. Infine si è soliti distinguere in bassa montagna ed alta montagna, indicando generalmente come quota di suddivisione i 1.500 m s.l.m.

Lo studio delle montagne, assieme a quello degli altri rilievi terrestri, rientra nella branca della geografia fisica nota come orografia.

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica wikitesto]

Parti di una montagna[modifica | modifica wikitesto]

Per descrivere una montagna si ricorre a vari elementi che la possono formare:

  • vetta o cima secondo le definizioni date prima: una montagna può avere più vette o cime distinte;
  • anticime, sottocime, vette secondarie: elevazioni che non hanno la prominenza necessaria per essere chiamate vette;
  • spalla: fianco di una montagna particolarmente pronunciato;
  • cresta: approssimando una montagna ad una piramide la cresta corrisponde allo spigolo della figura geometrica;
  • gendarme: pinnacolo di roccia sul fianco o sulla cresta della montagna;
  • versante: sempre approssimando la montagna ad una piramide i versanti corrispondono alle facce della stessa; ognuno di essi avrà una diversa esposizione a seconda del proprio orientamento rispetto ai punti cardinali.
  • passo (o valico): il punto più basso tra due montagne che permette di attraversarle.
  • piede: punto più basso di una montagna
  • valle: il piano che circonda la montagna (potrebbe anche circondarle metà o una parte minore o maggiore)

Vetta di una montagna[modifica | modifica wikitesto]

Il Chimborazo visto da est

La parte più elevata della montagna viene generalmente chiamata vetta o cima. Una montagna può avere una o più vette. A tal proposito l’UIAA, utilizzando il concetto di prominenza topografica ha detto che si parla di vette (summits) distinte se la prominenza è almeno uguale a 30 m ed invece si parla di montagne (mountains) distinte se la prominenza è almeno uguale a 300 m. Vale quindi la seguente tabella:

Termine Prominenza
sottocima (o anticima) < 30 m
vetta 30 m o più
montagna 300 m o più

Le 7 strade più poetiche d’Italia

Le 7 strade più poetiche d’Italia

Sette tra le strade più poetiche d’Italia , sette spunti per un viaggio di scoperta, di ricerca, di emozione, di suggestione, di cultura, di poesia.

Le strade più poetiche d’Italia sono a dir poco sbalorditive. Il nostro Paese offre itinerari sbalorditivi per bellezza paesaggistica, significato culturale, divertimento di guida. LifeGate ne ha selezionati alcuni, per percorrere nuove strade divertenti e suggestive, più ricche di immagini indimenticabili e sensazioni da conservare e raccontare.

1.

I cipressi di Giosuè Carducci

Un lungo viale bordato di cipressi porta il viaggiatore dalla
strada statale su su verso la collina, dove c’è un piccolo
borgo medievale racchiuso nelle mura del suo castello: Bolgheri.
Celebre per la poesia di Giosuè Carducci dal titolo “Davanti
a San Guido” dove parla con i cipressi, “che a Bólgheri alti
e schietti / Van da San Guido in duplice filar / Quasi in corsa
giganti giovinetti”, che lo accolgono ormai adulto nella terra
della sua infanzia. Oltre ai luoghi carducciani, questa zona della
Toscana è impagabile per il mare limpido, per le opere
d’arte che vengono da lontano nel tempo, gli splendidi vini, i cibi
sani e caserecci, le oasi del Wwf e le aree naturalistiche protette
tutt’intorno. Dopo gli interventi agronomici che hanno scongiurato
il pericolo mortale per le piante (cancro corticale), a febbraio di
quest’anno è anche partito un “lifting” dei cespugli
tutt’intorno e degli alberi per ringiovanire il viale.

  • Percorrendo la SS1 Variante Aurelia,
    nel tratto fra Cecina e San Vincenzo, prendere l’uscita indicante
    Bolgheri (circa 5 km).
  • Per il comune di
    Castagneto Carducci si estende il famoso viale dei cipressi, una
    strada di 5 km che collega l’Oratorio di San Guido al centro
    storico di Bolgheri. Un lungo rettilineo, fiancheggiato da due file
    di fitti cipressi secolari, in tutto 2540. La sua costruzione data
    al XIX secolo.
  • Ci si può arrivare
    solo in auto perché il comune non è servito da una
    stazione ferroviaria.

2.

L’ottovolante delle Dolomiti

C’è un modo di guidare più stimolante di quello
che le montagne suggeriscono? E ci sono in Italia montagne
più belle delle Dolomiti? Strade ben tenute, paesaggi
vertiginosi, colori inaspettati e buona cucina, si trova tutto tra
le provincie di Bolzano e Belluno, tra la Val Gardena e Cortina
d’Ampezzo. Un itinerario tra i più belli non solo d’Italia,
ma d’Europa. La strada fu finanziata dal governo austroungarico nel
1897 con un’apposita legge che stanziava l’enorme somma necessaria.
Due milioni di corone furono spesi solo per i tratti del Passo
Pordoi (tre anni di lavori, dal 1904 al 1907) e del Falzarego. Il
paesaggio nel 2009 è stato insignito del titolo di
‘Patrimonio mondiale Unesco’. Evitando agosto, con le code di
camper e i guidatori della domenica, meglio provare
quest’ottovolante emozionale d’autunno, quando piano piano le
strade si svuotano e le montagne s’accendono di tinte impensabili,
rosse quasi come foglie. Con magari, in sottofondo, ‘Ask the
Mountains’ di Vangelis.

  • Dallo svincolo dell’A22 Bolzano Nord,
    proseguire lungo la Statale 12 del Brennero. Da Ponte Gardena si
    imbocca l’ex Statale 242, si passano Ortisei e Selva di Val
    Gardena, dove la valle termina sul fondo del massiccio e
    spettacolare Gruppo del Sella. Da qui, andare verso Passo di Sella,
    Canazei, Passo Pordoi, Passo di Falzarego e ritornare passando
    però da Corvara e il Passo di Gardena.

3.

Le strade del vino


Langhe, Roero e Monferrato sono luoghi di struggente bellezza che
la natura ha eletto custodi di alcuni tra i vitigni più
prestigiosi al mondo: Barolo e Barbaresco, Moscato e Arneis,
Dolcetto e Barbera. Terre che donano ai cultori del vino gemme
preziose ma che sanno offrire a chiunque lo spettacolo di panorami
con pochi paragoni al mondo.

  • L’itinerario parte da Alba, capitale
    della Langa, città dalle cento torri, delle tradizioni
    secolari che vivono sulla Strada del Barolo. Dopo 10 km c’è
    il castello di Grinzane Cavour, maniero appartenuto al celebre
    statista Camillo Benso. Altri 10 km e s’inanellano Barolo, con la
    rinomata Cantina Marchesi di Barolo, e La Morra, con frazioni,
    cantine e l’alta piazza Castello che domina le Langhe. Tra panorami
    mozzafiato e curatissimi vigneti, a 60 km c’è il Castello di
    Serralunga e la passeggiata a Dogliani, tra le vie dell’architetto
    Schellino. Santo Stefano Belbo, a 27 km da Roccaverano, è il
    luogo mitico della poesia di Cesare Pavese, della sua memoria e
    della nostalgia, di vigne, rive e campi. Il percorso prosegue per
    Canelli, sede delle cantine Gancia, Nizza Monferrato e Mombaruzzo
    (dove ha sede una fabbrica di amaretti). La Strada della Barbera
    d’Asti termina proprio nella città capoluogo di Provincia da
    cui prende il nome.

4.

A cavallo dei confini… tra regioni, arte e
natura

Nel triangolo che idealmente unisce Rimini, Sansepolcro e
Urbino è racchiusa la quintessenza della nostra
italianità: dal mare solatìo alle città
d’arte, dalle cittadelle medievali alle piccole rocche, dalla
natura vergine del Montefeltro alle golosità toscane,
marchigiane e romagnole. E la strada che collega tutti questi punti
d’eccellenza è un vero piacere sia per chi guida che per chi
si gode i panorami, saltellando più volte al di qua e al di
là dei confini di tre regioni e di uno stato, San Marino.
Saliscendi, bastioni a picco su vallate, curve morbide che
s’alternano a pendenze che costringono a continue scalate di
marcia, la discesa verso Sansepolcro dove visse Piero della
Francesca (l’inventore della prospettiva, nella pittura italiana) e
l’emozionante salita alla Bocca Trabaria, coi suoi serrati tornanti
e brevi allunghi. La meta è Urbino, epicentro dell’arte nel
Quattrocento.

  • Da Rimini si prende la SS258 direzione
    Verucchio. Da lì in poi, due le possibili deviazioni,
    entrambe in salita: verso San Marino, o dopo, verso la rocca di San
    Leo. Riprendendo a Pennabilli la SS258 si va verso il Passo di
    Viamaggio, costeggiando l’Alpe della Luna per far tappa a
    Sansepolcro. Ripartire seguendo le indicazioni per Città di
    Castello. A San Giustino imboccare la divertente salita verso Bocca
    Trabaria, SS73, fino a mille metri di quota, che poi scende
    dolcemente lungo la Valle del Metauro, Mercatallo, Sant’Angelo in
    Vado, Urbania e, una ventina di km dopo,
    Urbino.

5.

Nel cuore fumante della Toscana

C’è una strada che fende tutta la Toscana, alternativa
alle grandi direttrici, che nel suo percorso si snoda tra molti
paesaggi differenti nelle due ore richieste. Se poi si decide di
proseguire verso Lucca e la Garfagnana, ai colori dello zafferano,
dell’oro e del bianco calce s’aggiungono i colori verde scuro della
fertile regione agricola e dei boschi. Ma i tratti più
surreali sono quelli che attraversano le zone boracifere, dove i
getti caldi della terra esplodono in superficie con nubi di vapore.
E’ l’area geotermica toscana, che custodisce tanta energia pulita
da poter saziare l’intero fabbisogno italiano, e oltre. La si
percorre lambendo dune bianche, paesaggi lunari e industriali,
desolati all’apparenza ma che serbano energie infinite, su questo
nastro d’asfalto a due sole carreggiate che dà l’impressione
di un ponte spaziale. Da percorrere su un mezzo affidabile, sicuro,
e con buone borracce di rinfrescante e dissetante acqua.

  • Si può partire da Lucca o
    Livorno, o viceversa da Grosseto (dalla E80) o Piombino. La spina
    dorsale dell’itinerario è la SS439 che collega Ponsacco (Pi)
    con Follonica (Gr). I momenti più suggestivi e stranianti
    sono tra le Saline di Volterra e Castelnuovo di Val di Cecina,
    attraversando Larderello e Pomarance e Larderello, dove c’è
    anche il museo nazionale della geotermia.

6.
Il
massiccio custode dell’infinito

“Aver avuto all’orizzonte, in ogni stagione e tanto a lungo,
la distesa montuosità del Gran Sasso, è stato un
privilegio che sempre rimpiango”. Così annotava la
scrittrice aquilana Laudòmia Buonanni, premio Viareggio del
1960. Un rapporto familiare, quello col Gigante, proprio di tutti
gli abitanti della regione: il massiccio li ha sempre sorvegliati,
interagendo con le popolazioni, la cultura, i commerci, la
ricchezza agropastorale. E anche quando L’Aquila, nell’aprile 2009,
è stata squassata quasi a morte, il monte è rimasto,
perseverante, a vegliare. Lo spettacolo migliore al Campo
Imperatore, come in tutto il comprensorio del Parco, è dato
ovviamente dalla natura protetta del Parco Nazionale del Gran Sasso
e Monti della Laga. Ma ricordiamo anche qualche costruzione
dell’uomo: l’albergo che nel 1943 fu luogo di prigionia per
Mussolini; il Giardino Botanico Alpino che preserva la flora nobile
e in via d’estinzione; la piccola chiesa della Madonna delle Nevi,
la più alta d’Europa, riconsacrata nel ’93 da papa Wojtyla.
Se gli aquilani, oggi come ieri, continuano ad ammirare tanto il
Gran Sasso, è anche perché salire anche solo con lo
sguardo “a j’infinitu” (come dice una vecchia canzone aquilana)
dà sollievo e conforto.

Infinite sono le strade che ci appaiono nei sogni e che nascondono tantissimi significati. L’interpretazione è molto semplice, ma allo stesso tempo intensa; basti pensare a quando ci troviamo ad un incrocio e non sappiamo dove andare: questo esprime tutta la nostra indecisione ed insicurezza.

Cosa significa sognare una strada? Le strade nei sogni indicano momenti della nostra vita e i passaggi evolutivi che ci formano o ci hanno formato come persone.

Le strade possono essere piene di sole o oscure e buie, che non ci permettono di vedere dove ci stiamo incamminando. A seconda delle difficoltà che troveremo possiamo percorrere strade con discese molto fitte, o salite estremamente ripide. Bisogna analizzare attentamente i simboli nei sogni se vogliamo associare un’interpretazione valida alle nostre visioni oniriche.

Ricordate che le strade e i percorsi che vi si presentano dinnanzi sono costruite sulla base delle scelte da voi compiute e a seconda dei momenti e dei luoghi in cui avete vissuto, vivete e vivrete.

LEGGI: SOGNARE DI CAMMINARE

INTERPRETAZIONE DELLA STRADA NEI SOGNI IN DIFFERENTI VISIONI ONIRICHE

Sognare strada chiusa, bloccata, sbarrata, interrotta: se ci troviamo a camminare lungo una strada che ad un certo punto si ferma, perché è chiusa, questo vuol dire che proseguire per noi, momentaneamente sarà impossibile. Nonostante ciò, dobbiamo tornare indietro e cercare una strada alternativa; se qualcosa o qualcuno stanno interrompendo un nostro progetto di vita, dobbiamo cercare di non farci demoralizzare da questo. E’ importante ricordarsi che troveremo sempre delle difficoltà percorrendo una via, ma possiamo sempre trovare un nuovo modo per proseguire.

Sognare strada senza uscita: una strada senza via d’uscita è simbolo di un paura e di un blocco, temiamo di non riuscire a gestire bene una situazione e che non saremo capaci di portare avanti qualcosa con successo. Non solo, ma abbiamo anche paura di non riuscire a mantenere il controllo e di rischiare di perdere il nostro equilibrio. Dobbiamo cercare un modo per poterci tranquillizzare, se siamo incerti riguardo qualche progetto, è meglio controllare tutto per bene, per poterci sentire più sicuri.

Sognare strada sterrata, dissestata, con pietre, rotta, con buche, tortuosa: le strade così descritte sono simbolo di ostacoli e di difficoltà che possiamo trovare durante il nostro percorso. Tutti questi ostacoli possono rappresentare dei sacrifici o alcuni imprevisti che saremo costretti ad affrontare per poter proseguire il percorso e arrivare all’obbiettivo che ci siamo prefissati.

Sognare un strada che frana o franata: può simboleggiare che il percorso che stiamo seguendo, che abbiamo seguito fino ad ora o che vorremmo intraprendere, non è sicuro e che non possiamo continuare il sentiero che avevamo prefissato, dunque dovremo trovare un’altra strada per raggiungere l’obbiettivo.

Sognare strada con fango, fangosa: il fango evoca in noi sensazioni di disgusto e di degrado (come ad esempio sognare di cadere nel fango). Sognare una strada piena di fango può essere simbolo di qualcosa che ci disturba particolarmente – forse ci siamo impegnati a fare qualcosa che non ci fa sentire a nostro agio, o peggio, che ci fa sentire male con noi stessi. Trovarsi nel fango è anche simbolo di umiliazione. Senza dubbio anche qui ci troviamo davanti ad un’ostacolo da superare. Se sogniamo qualcuno che conosciamo nel fango o che si trova a camminare lungo una strada piena di fango, questo potrebbe voler dire che non abbiamo una buona considerazione o opinione di quest’ultimo.

Sognare strada bagnata, con acqua, allagata: molte volte lungo il un percorso, sarà molto facile incontrare una serie di ostacoli che possono rendere la traversata molto più difficile. Tendenzialmente l’acqua è simbolo di vitalità e di energia; in questo caso però, se la strada è bagnata o se piove, questo può essere sinonimo di malinconia e tristezza. Essa rappresenta il nostro stato d’animo: questo può voler dire che stiamo percorrendo una strada, ma non ne siamo pienamente felici. Forse abbiamo dei ripensamenti o non siamo soddisfatti di alcune scelte che abbiamo fatto.

LEGGI: L’ACQUA NEI SOGNI

Sognare una strada ghiacciata, piena di ghiaccio: il ghiaccio è un elemento che è spesso simbolo di chiarezza e di una mente lucida e forte: se ci atteniamo a quest’interpretazione, che riguarda la nostra persona, vuol dire che siamo pronti ad accettare tutto ciò che ci verrà presentato lungo il percorso della nostra vita e che saremo capaci di affrontarla in modo razionale. Il ghiaccio però potrebbe anche rifarsi alla freddezza della nostra persona e alla nostra rigidità, che può presentarsi come un problema e potrebbe creare delle eventuali difficoltà. Se questo dovesse essere il caso, allora dobbiamo cercare di migliorare il nostro carattere e i nostri atteggiamenti. Allo stesso tempo se non riguarda voi stessi in prima persona la simbologia della strada piena di ghiaccio potrebbe essere interpretata come un luogo freddo che che frequentate come ad esempio l’ambiente di lavoro.

Sognare strada con neve: come per la pioggia o il ghiaccio, anche la neve è sinonimo di ostacoli che rischiamo di incontrare lungo la strada. La neve però è anche simbolo di sforzo e di duro lavoro che dovremmo fare per poter continuare il nostro percorso; per arrivare fino alla fine sappiamo che la strada sarà dura ed impegnativa, ma non impossibile.

LEGGI: SOGNARE NEVE

Sognare strada asfaltata: la simbologia ci presenta una strada sicura e i tempi sono maturi per percorrerla. Simbolo di innovazione e civiltà ma allo stesso tempo di decadenza del territorio naturale.

Sognare una strada in costruzione: una strada ancora in fase di costruzione è simbolo di un nuovo progetto per il sognatore. Se sogniamo di essere noi in prima persona a costruire una strada o di trovarci a lavorare su di essa, vuol dire che questo progetto è qualcosa di molto importante per noi. Se però non siamo soli, potrebbe significare che siamo pronti per compiere un passo importante con qualcuno di speciale.

Sognare strada sconosciuta: probabilmente stiamo per iniziare una nuova avventura e se avremo vissuto nella visione onirica un’emozione positiva, questa non ci fa paura; al contrario, se negativa, non siamo sicuri e abbiamo paura di ciò che non conosciamo poiché l’istinto ci allontana da essa temendo per noi stessi.

Sognare strada bianca: un percorso senza dubbio di purezza che non dobbiamo aver paura di intraprendere.

LEGGI: IL SIGNIFICATO DEI COLORI

SIGNIFICATO DELLA STRADA NEI SOGNI A SECONDA DELLA FORMA E DEI LUOGHI

Sognare una strada lunga: una strada lunga è simbolo di una decisione molto vasta e piena di possibilità. Se siamo persone che aspirano a molto e che non hanno paura di impegnarsi, il nostro percorso (di vita, di lavoro o anche che riguarda la nostra vita sentimentale) sarà molto più lungo e pieno di sorprese e molte novità. Questo è molto significativo per quanto riguarda la nostra persona: vuol dire che siamo molto sicuri di noi e che abbiamo molta voglia di affrontare la vita in modo molto positivo. Ma, c’è sempre un ma; sognare una strada senza fine, infatti, può anche essere interpretato come l’obbiettivo che non raggiungeremo mai! :(

Sognare strada in discesa, ripida: può rappresentare un percorso facile da intraprendere oppure la perdita di controllo nella propria vita che ci porta giù in un baratro; può simboleggiare perdita di uno status sociale.

Sognare strada in salita: se lo percorrete con difficoltà potrebbe essere dura arrivare in cima e l’obbiettivo diventerebbe sempre più lontano da raggiungere, al contempo una strada in salita è un simbolo positivo che ci pone davanti a un progetto concreto al quale teniamo e per il quale siamo pronti a raggiungere la meta.

Sognare una strada dritta: se è senza ostacoli la percorreremo senza problemi e per un po’ la nostra vita sarà più semplice.

Sognare strada larga: una strada lunga è simbolo di un ottimo percorso di vita, che ci porta verso qualcosa di sicuro e stabile. Promette bene anche per quanto riguarda la nostra persona, vuol dire che noi siamo molto fiduciosi di noi stessi e sappiamo di aver fatto buone scelte.

Sognare una strada stretta vuol dire che non siamo soddisfatti del nostro percorso: ci sentiamo soffocare e dobbiamo rivalutare alcune delle scelte fatte finora.

Sognare strada con curve: una strada con curve tortuose è simbolo di grandi difficoltà che potremmo incontrare affrontando un percorso nuovo. Le curve però possono anche essere simbolo del nostro carattere: se siamo persone molto complicate o che hanno tendenza a cambiare idea molto facilmente, le curve indicano il nostro modo contorto di pensare, che non è chiaro e lineare.

Sognare strada buia: il buio suscita in noi una sensazione di confusione e di angoscia. Percorrere una strada buia è simbolo di un periodo di insicurezze. Forse anche se abbiamo preso determinate decisioni, non siamo ancora convinti, oppure ci troviamo in un periodo in cui non sappiamo ancora che decisioni prendere, quindi non vediamo un chiaro futuro. Il buio rappresenta le nostre paure e un senso che abbiamo di non riuscire a realizzare o portare a termine i nostri progetti.

Sognare strada illuminata: naturalmente significa che sappiamo benissimo che la strada che stiamo percorrendo è la strada giusta e non possiamo sbagliare. le scelte che abbiamo fatto sembrano essere quelle giuste, o quantomeno, ci sono state indicate in modo chiaro.

Sognare strada di montagna o campagna, alberata: una strada all’aria aperta con alberi e un bel paesaggio (come ad esempio un piccolo sentiero) sono simbolo di tranquillità e serenità. Questo vuol dire che stiamo vivendo un periodo sereno e dove siamo in pace con noi stessi – evidentemente è un momento molto piacevole della nostra vita, dove sentiamo che non siamo afflitti da problemi o esperienze negative. Un sentiero naturale, circondato da alberi o anche altri elementi naturali (come ad esempio un fiume o un lago) sono simbolo di una tranquillità da parte del sognatore. Se abbiamo appena attraversato un periodo particolarmente difficile è normale voler ritrovare il proprio equilibrio. Queste visioni oniriche sono simbolo dell’avvenire di un buon periodo per noi sempre che non rappresentino un evasione dai problemi che ci attanagliano, infatti  la montagna può essere simbolo di ostacoli da superare. Per raggiungere la vetta dobbiamo essere pronti a scalare con molta fatica e a compiere molti sacrifici.

Sognare strada affollata, sognare strada trafficata : la folla come il traffico possono essere simbolo di varie interpretazioni. Nel primo caso, può voler significare che ci sentiamo particolarmente soffocati e che non riusciamo a muoverci tranquillamente, perché abbiamo la sensazione di essere sempre seguiti (in particolare potrebbe riferirsi ad una situazione familiare). In un altro caso, la simbologia può rappresentare il nostro senso di autostima. Se abbiamo il desidero di distinguerci dagli altri, ma sentiamo di non riuscirsi, allora sogneremo di trovarci in mezzo ad una folla piena di persone o di perderci tra essa. Se però percorrendo questa strada stiamo cercando qualcuno tra la folla, questo potrebbe significare il nostro desiderio o bisogno di trovare qualcuno su cui fare affidamento – può anche significare che stiamo cercando qualcuno con cui poter proseguire lungo la strada (un rapporto, oppure la ricerca di un nuovo lavoro).

Sognare strada deserta (vuota): una strada deserta, vuota, rappresenta la solitudine e la tristezza del sognatore. Ciò vuol dire che questo periodo della nostra vita è molto difficile e che non sentiamo di avere persone a cui poterci affidare. La strada deserta può anche essere simbolo di come ci comportiamo quando dobbiamo affrontare una determinata situazione: se caratterialmente siamo persone solitarie e ci sentiamo a nostro agio solo con noi stessi, preferiamo non fidarci degli altri.

Sognare di perdere la strada (di perdersi): se lungo la s

Orto botanico

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Un orto botanico (in latino hortus botanicus) è un ambiente naturale ricreato artificialmente che raccoglie una grande varietà di piante categorizzate per scopi scientifici e per l’educazione dei visitatori. Il termine giardino botanico viene considerato un sinonimo di orto botanico anche se taluni considerano il giardino botanico come un ambiente a scopo di ricreazione e di studio mentre l’orto botanico avrebbe storicamente una funzione di produzione di sostanze medicamentose, in quantità sufficienti a rifornire un vicino ospedale. Spesso associato ad esso vi sono una biblioteca ed un erbario per lo studio e la catalogazione delle specie.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Litografia del Giardino dei semplici di Padova.

L’origine di complessi simili agli attuali Orti botanici è discussa da diversi autori ma generalmente si fa risalire a tempi antichi: dal “Giardino botanico di Karnak” del faraone egizio Tutmosi III, alle raccolte di piante medicinali di epoca ateniese (es. Teofrasto nel IV secolo a.C.)[1] o romana (Hortus conclusus).

Nel Medioevo prima e nel Rinascimento poi, si diffuse la coltivazione di piante medicinali negli Horti sanitatis situati presso i monasteri e presso le scuole di medicina e farmacia delle Università. Il primo orto botanico del mondo occidentale, probabilmente, sorse a Salerno ad opera di Matteo Silvatico, insigne medico della Scuola medica salernitana tra il XIII secolo ed il XIV secolo. Egli si distinse come profondo conoscitore di piante per la produzione di medicamenti. Nel suo giardino dei semplici, il Giardino della Minerva, vennero per la prima volta coltivate e classificate una grande quantità di piante ed erbe, per studiarne a scopo scientifico le proprietà terapeutiche e medicamentose.

L’Italia, che già nel Rinascimento, con la nascita e la diffusione del giardino all’italiana aveva avuto un ruolo centrale nella storia dell’arte deigiardini, fu, nel corso del XVI secolo, la culla di un rinnovato interesse per l’osservazione naturalistica e per la classificazione delle piante. Le istituzioni di questo tipo più antiche sono l’Orto Vaticano di Roma (1447) e l’Orto Echtiano di Colonia (1490). A questo si aggiunse un’esigenza di tipo didattico rivolta agli studenti delle Università, che portò alla nascita dei primi orti botanici. Nacquero così l’Orto botanico di Pisa, nel 1544; l’Orto botanico di Padova nel giugno del 1545quello di Firenze nel dicembre 1545quello di Bologna nel 1567.

Alcuni decenni dopo, videro la luce gli orti botanici delle università di Lipsia (1580), Jena (1586) e Heidelberg (1597) in Germania; l’Orto botanico di Leida nei Paesi Bassi (1590) e quello di Montpellier in Francia (1593). Nel secolo successivo sorsero orti botanici universitari anche in Danimarca (Copenaghen1600), Inghilterra (Oxford1621) e Svezia (Uppsala1655).

Nella stessa epoca nascevano i giardini botanici delle grandi capitali degli imperi coloniali: lo Jardin des Plantes di Parigi (1635) e l’Orto botanico di Amsterdam (1638). Nel 1759 vennero fondati i Royal Botanic Gardens di Kew e nel 1772 l’Orto botanico di Coimbra.

Gli orti botanici divennero presto non solo luoghi di studio, di formazione scientifica, di sperimentazione e di didattica, ma anche luoghi di ricerca e di diffusione delle informazioni, nonché importanti centri di riferimento per attività economiche e commerciali.

Orti botanici in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Elenco degli orti botanici in Italia.

Gli orti ed i giardini botanici in Italia sono oltre venticinque, quasi tutti appartenenti ad Università. I più « estesi ed importanti, anche per la ricchezza delle collezioni, sono oggi quelli di Napoli, Palermo e Roma; i più antichi (…) restano quelli di Padova, Firenze e Pisa, sebbene la sede odierna di quest’ultimo non corrisponda più a quella originaria del 1543 ».[2]

Orti botanici in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L’Orto Botanico di Cagliari
  2. ^ Francesco Maria Raimondo (a c. di), Orti botanici, giardini alpini, arboreti italiani, Palermo, Ed. Grifo, 1992, p. 31.
  3. ^ Home – Orto Botanico di Bergamo “Lorenzo Rota”
  4. ^ HOME | Orto Botanico di Urbino
  5. ^ Giardino Botanico – André Heller – Gardone Italia

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sedia

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Un uomo siede su una sedia, senza poggiare la schiena sullo schienale e con i gomiti poggiati sulle ginocchia. La scultura è The Fireside Chat di George Segal (Franklin Delano Roosevelt MemorialWashington).

La sedia o seggiola è un mobile su cui una singola persona può sedere (cioè appoggiare natiche e schiena). È solitamente costruita in legno e formata da un piano orizzontale chiamato “seduta”, da quattro gambe di sostenimento e da uno schienale o spalliera di appoggio. Sia la seduta sia lo schienale possono assumere forme diverse e il numero delle gambe può variare a seconda del tipo di sedia.

Il materiale più comunemente utilizzato per la costruzione di sedie è il legno ma diffusissimi sono anche i prodotti in materiale plastico, in alluminio o in acciaio alleggerito, capaci di diminuirne notevolmente il peso. In alcuni modelli particolarmente evoluti viene usata anche fibra di carbonio, che conferisce all’oggetto resistenza e grande leggerezza. Posizionata principalmente intorno ad un tavolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Replica del trono egizio risalente a circa 3000 anni fa, appartenuto alla principessa Satamon, figlia del faraone Amenhotep III

Da sinistra a destra, il modo corretto e il modo scorretto di sedere

Una donna seduta con le gambe accavallate

Arnaldo Dell’Ira, sedia “Stile ‘900”, 1938.

La sedia Superleggera (pesa solo 1,7 kg) di Giò Ponti per Cassina (Italia, 1955), reinventa l’archetipo della sedia impagliata: la sedia di Chiavari.

Una tavola di legno lunga e stretta che si appoggia su due assi verticali: ecco l’antenata della sedia, la panca. Anche se la sua origine si perde nella notte dei tempi, ancora oggi si costruisce la panca (o banco), sia pure non di così rozza e primitiva struttura. La panca originariamente si diffonde in tutta l’Europa e l’Asia, prima della sedia: accoglieva più persone, costringeva però a sedere in posizione eretta e scomoda. Nel Rinascimento toscano la “Panca a dossale” poggia su piedi a mensola scanalati ed ha la spalliera a giorno costruita da una serie di eleganti colonnine ioniche oppure da balaustri torniti. Negli esemplari francesi prende il nome di “Banc” ed è un mobile rustico assai massiccio che si collocava di fronte al camino da dove non veniva mai spostato nemmeno per i pasti: ad esso si avvicinava il tavolo da pranzo. La sedia destinata ad ospitare una sola persona è usata all’inizio soltanto per i sacerdoti e i principi: era, infatti, una prerogativa aristocratica differenziarsi dalla massa e sedere a parte, come su un trono. Uno dei primi sedili per una sola persona è il faldistorio e lo si può trovare in uso già nel 1100. Derivato dalla “Sella di Plicatilis” longobarda e romana è eseguito in ferro e poggia su due coppie di supporti mobili incrociati, uniti nell’estremità superiore da una o più strisce in pelle che sorreggono l’imbottitura. I Faldistori in legno intagliato e scolpito, molto rari, presentano una leggera inflessione a forma di “S” dalla doppia forbice (Molto famoso è quello conservato ancora oggi nel convento di Nonnberg presso Salisburgo, è decorato con applicazioni in avorio scolpito). La “cattedra” e lo “scanno”, elementi tipici degli arredi ecclesiastici non hanno niente a che vedere con la sedia propriamente detta, che compare in Europa agli inizi del Quattrocento. Le prime sedie a stecche o a forbice sono nate probabilmente dalla fusione della sella curulis Romana con la sedia da campo di origine Araba. Un compromesso fra due tipi di civiltà, all’insegna dall’autorità di un capo. Sono costruite con una serie di listelli a forbice montate su perni; la spalliera è formata da una tavoletta orizzontale dal contorno sagomato, dove vanno ad infilarsi le stecche. In Toscana questi esemplari, che si conservano con alcune varianti per tutto il 1500, sono chiamati con termine popolare a iccasse, cioè a X. Nelle stanza di Savonarola nel convento fiorentino di San Marco si può ancora ammirare la sedia nella quale era solito sedere il frate: si tratta dell’originale “Savonarola” che discende dalla “sella Curulis”, di cui ripete la tipica struttura a X. La Savonarola ha un certo numero di stecche di legno, da 8 a 12, incurvate a serpentina e incrociate a forbice che s’innestano in basso in un piede a corrente e in alto in due braccioli diritti. Il dorsale è formato da una tavoletta sagomata infissa all’estremità dei braccioli e decorata da semplici intagli.

Tipi di sedia[modifica | modifica wikitesto]

Sedie per ufficio[modifica | modifica wikitesto]

La sedia assume un’importanza fondamentale negli ambienti lavorativi. La salute e la tutela dell’utilizzatore è uno dei punti fondamentali nello studio dei materiali, delle forme e del design delle sedute per ufficio. L’Italia è uno dei maggiori produttori di sedie per ufficio, anche se negli ultimi anni il settore ha subito un forte rallentamento.

“Produrre sedie” non va confuso con assemblare sedie, ovvero gestire la combinazione dei singoli componenti, ma va intesa come una vera e propria attività di ricerca e sviluppo. Infatti si sostanzia nella combinazione ottimale tra esigenze estetiche, di design e di materiali, con il rispetto delle norme sull’ergonomia e sulla corretta postura. L’altezza del sedile, i meccanismi di rotazione, oscillazione, movimento dello schienale (contatto permanente) e movimento simultaneo sedile-schienale (synchro), le ruote autofrenanti, il supporto lombare, i braccioli, sono solo alcuni aspetti studiati fin dalla fase creativa e progettuale.

Impagliatura delle sedie[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono numerosi tipi di impagliatura:

  • la più classica è sicuramente quella detta a spicchi, realizzata con il carice (in Toscana detto anche sarello); in passato i contadini usavano anche altri materiali, in base a ciò che avevano a disposizione, a volte anche foglie di mais.
  • a scacchi: generalmente viene usata della cordicella in materiale naturale, proveniente dalla Cina.
  • paglia di Vienna, usata per le famose sedie Thonet. Di questo tipo vi sono due tecniche per l’impagliatura: quella tradizionale dove vi sono numerosi fori sul bordo della seduta e la paglia di Vienna dovrà essere passata filo-filo fino a completare la trama e quella in cui si applica l’intreccio precedentemente preparato fissandolo in una scanalatura sulla cornice della seduta che poi dovrà essere rifinita con un filo di midollino.

la seduta di paglia è però in declino, oggi si utilizzano materiali più affabili come anime di plastica ricoperte da soffici cuscini, è preferibile utilizzare plastiche come il PVC che resistono negli anni. Oltre ai metodi esplicati poc’anzi la seduta può anche presentarsi come un unico pezzo di legno avente un’infossatura per rendere la seduta più ergonomica; è preferibile l’utilizzo di legni come il ciliegio, che conferiscono una particolare tonalità alla seduta. Molti invece utilizzano addirittura della paglia per imbottire le loro sedute

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Tavolo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il tavolo nella sala del Consiglio della Reggia di Caserta, donato dalla città di Napoli a Francesco II in occasione del suo matrimonio con Maria Sofia di Baviera

Tavolo di Alvar Aalto

Il tavolo è formato da un piano orizzontale di legnometalloplastica o altro materiale rigido sostenuto da due, tre, quattro o più gambe, di forma e dimensioni diverse a seconda dell’uso a cui è adibito. Può anche essere sostenuto da una colonna centrale, in questo caso di solito ha un aspetto più elegante e una superficie più limitata e spesso circolare.

Il tavolo viene usato in cucina o in sala da pranzo per consumarvi le vivande. Può essere però usato in alternativa alla scrivania in uno studio o in ufficio.

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

A seconda delle varie culture può cambiare dimensioni e forme. Per esempio, in culture dove si è soliti sedersi su tappeti o cuscini le gambe del tavolo sono molto corte.

Esistono diversi tipi di tavolo:

  • da cucina;
  • da pranzo;
  • da salotto;
  • da gioco, quadrato (o rotondo);
  • da disegno;
  • da caffè, piccolo, può essere retto da una sola gamba;
  • da campeggio, con gambe ripiegabili;
  • consolle;
  • allungabile;
  • da biliardo;
  • degli Ufficiali di campo;
  • tavolino usa e getta monouso (in cartone fustellato).

Durante la mostra delle invenzioni svoltasi nel 1988 nell’isola di Taiwan fu presentato un tavolo da pranzo con il piano formato da centinaia di fogli di plastica sovrapposti e aderenti l’uno all’altro: alla fine di ogni pasto era sufficiente rimuovere il foglio più superficiale per avere una superficie pulita.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]