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Atletica leggera

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Atletica leggera
Track and field stadium-2.jpg

Stadio di atletica leggera

Federazione IAAF
Inventato Antica Grecia
Componenti di una squadra Sport individuale
(eccetto le staffette con 3 o 4 atleti per squadra)
Contatto No
Genere Maschile e femminile
Indoor/outdoor Indoor e outdoor
Campo di gioco Pista di atletica leggera
(anello di 400 m se outdoor; anello di 200 m se indoor)
Olimpico dal 1896

L’atletica leggera è un insieme di discipline sportive che possono essere sommariamente suddivise in: corse su pista, concorsi (lanci, salti in elevazione e salti in estensione), prove multiplecorse su stradamarciacorsa campestre e corsa in montagna.

La parola atletica deriva etimologicamente dal latinoathlēta, che a sua volta deriva dal greco αθλητής (athletès) da άθλος (àthlos), “impresa”, “prodezza”.[1]

Gli eventi di atletica leggera vengono di solito organizzati attorno a una pista ad anello della lunghezza di 400 m, sulla quale si svolgono le gare di corsa. Le gare di lanci e salti invece, si svolgono sul campo racchiuso dalla pista.

Molte delle discipline dell’atletica leggera hanno origini antiche, e si tenevano in forma competitiva già nell’antica Grecia. L’atletica leggera venne inserita nei Giochi olimpici fin dalla prima edizione del 1896,[2] e da allora ha sempre fatto parte del programma olimpico.

Il corpo di governo internazionale dell’atletica leggera, l’International Association of Athletics Federations (IAAF), è stato fondato nel 1912. La IAAF organizza i campionati del mondo di atletica leggera, con cadenza biennale: la prima edizione si è svolta nel 1983ad Helsinki.[3] In Italia, l’attività dell’atletica leggera è regolata dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL).[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antico stadio di Olimpia.

L’atletica leggera trova le sue origini nell’antica Grecia: i poemi omerici, la statuaria, Pindaro e la pittura vascolaretestimoniano la profonda passione sportiva degli antichi greci e l’onore in cui tenevano gli atleti.

Il canto ventitreesimodell’Iliade descrive prove che anticipano gare che sono ancora tipiche nell’atletica moderna: una corsa a piedi e due prove di lancio, il disco e il giavellotto. Nel canto però dell’Odissea dedicato ai giochi dei FeaciOmero, quasi per completare la gamma delle attività naturali di base (correre, saltare, lanciare) parla anche di una prova di salto (“il maggior salto Anfiolo spiccollo”) senza specificare di quale salto si trattasse, anche se non è azzardato pensare che si trattasse di salto in lungo.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Un atleta dell’antichità in una scultura conservata al Museo archeologico nazionale di Napoli.

La nascita e gli inizi dell’atletica leggera, si perdono nella notte dei tempi, confondendosi con i primi gesti dell’uomo, alle prese con le sue necessità di sopravvivenza. Non si sa per quante migliaia di anni i primi uomini abbiano corso fuggendo ed inseguendo, e abbiano lanciato per aggredire o per difendersi, creando così la matrice naturale di un agonismo del tutto singolare e inconsapevole.[5]

GreciaEgittoIrlanda e poi Roma e l’Etruria, risultano essere in misura più probabile le terre in cui inizialmente il gesto atletico dell’uomo assunse le forme più definite, non escludendo comunque, per tempi più lontani la nascita di esso. Quasi nulla si conosce di quanto avveniva nei territori del Nilo e nella Valle dei Re, salvo alcune fragili notizie su gare di corsa avvenute verso il XV secoloprima dell’era di Cristo e su competizioni consistenti nel lancio a distanza di un blocco di pietra.

Poco si conosce anche dei Giochi di Lugnas, irlandesi, successivamente conosciuti come Giochi di Tailteann, datati intorno al 632 a.C. La radice di queste competizioni traeva origine da contenuti religiosi o celebrativi. Il programma dei giochi irlandesi era molto ricco, consistendo in gare di corsa, di lancio (pietra e giavellotto) e di salto (lungo ed asta).[6]

Alla Grecia, però viene assegnato un ruolo essenziale, quasi totale, nel contesto sportivo di ogni tempo, grazie allo spirito che ha alimentato per originalità e per ampiezza di contenuti morali ed agonistici una grandissima parte del gesto sportivo e atletico, complice anche un numero cospicuo di testimonianze letterarie ed iconografiche. Parlare della Grecia significa normalmente parlare di Olimpia e dei giochi, di fiaccole, di tregue sacre e atleti-eroi cinti di corone di olivo. In effetti l’origine più o meno ufficiale dello sport e dell’atletica coincide, in terra ellenica, con il battesimo dei Giochi olimpici, confusi con il mito di Ercole alle prese con le stalle di Augia, ma inequivocabilmente costituenti la prima organizzazione ufficiale. Numerose le date d’inizio delle Olimpiadi: 12221000884, tutte date prima dell’era di Cristo, nessuna certa. Il primo grande atleta di cui si hanno notizie certe fu Corebo di Elea di professione cuoco, incontrastato dominatore delle gare veloci, che nel 776 a.C. fu primo alle soglie di pietra di Olimpia dopo 192 metri di gara.

Il discobolo di Mirone (455 a.C.).

Questa distanza, la più tradizionale, corrispondeva all’incirca alla lunghezza della pista originaria ed era denominata stadion; nei successivi anni olimpici furono aggiunte altre distanze di corsa, il diaulo distanza doppia dello stadion, e il dolichos, la cui misura variava dai 7 ai 24 stadi,[7] rimanendo così nei limiti delle nostre prove attuali di mezzofondo.

Nei Giochi olimpici del 708 a.C. venne inserita la prova più complessa e difficile dell’antichità, il pentathlon, in cui, assieme alla corsa ed alla lotta, erano fissate gare di salto in lungo di lancio del disco e del giavellotto.[7] Se poco si conosce delle misure e delle prestazioni di quel tempo, al contrario si sanno di alcuni particolari tecnici estremamente interessanti. Ad esempio, nel salto in lungo gli atleti si aiutavano nello slancio con degli speciali manubri di piombo o pietra agganciati alle mani,[7] gli alteres, saltando, dopo aver battuto su un piano rialzato del terreno, al di là di una buca.

Il disco, che era normalmente di legno o di bronzo, fin dall’inizio beneficiò, con ampie giustificazioni, data la bellezza degli assieme dei movimenti, di un’attenzione superiore rispetto agli altri lanci: artisti straordinari hanno lasciato all’attenzione e all’ammirazione del mondo civile alcune opere, il discobolo di Mirone, e il canto ventitreesimo dell’Iliade di Omero: «Pose, ciò fatto, i premii alla pedestre corsa: al primo un cratere ampio di argento, messo a rilievi, contenea sei metri, né al mondo si vedeva vaso più bello».[8]

Il getto del peso, o meglio il lancio della pietra, che come forma di lancio era sicuramente precedente al disco e che era in uso anche fra gli antichi egizi, viene citato come prova competitiva a Troia e ad Olimpia. Del lancio del giavellotto, specialità in cui l’originaria tradizione guerriera si accoppiava splendidamente al rituale agonistico, si sa che l’attrezzo, simile all’asta di guerra, aveva nella zona mediana un laccio di cuoio, occorrente a dare maggiore impulso al lancio ed una più facile precisione di traiettoria.

Anche gli etruschi, una delle civiltà più affascinanti ed impenetrabili della storia, offrono enormi testimonianze storiche, per quanto riguarda lo sport e le gare. La Tomba dei carri o Tomba di Stackelberg datata al V secolo a.C., dal nome dello scopritore, a Tarquinia, ne è una testimonianza. Viene raffigurata un’immagine relativa al salto con l’asta. La Tomba della scimmia, invece raffigura il salto in lungoesercitato con l’aiuto dei pesi, e la Tomba dei Giochi olimpiciraffigura gare di corsasalto in lungo e lancio del disco e giavellotto. Nella Tomba di Poggio al Moro, la presenza di un affresco del VI secolo a.C.raffigura quattro corridori in partenza.[9]

L’atletica nei secoli successivi[modifica | modifica wikitesto]

La rinascita e la diffusione dell’atletica leggera in epoca moderna divenne un dato di fatto alla fine del XIX secolo, anche grazie ad una piena regolamentazione.

Lo stadio olimpico del 1896.

Nel 1817 venne fondato il primo club atletico a Necton, in Inghilterra.[7] Ma fu l’inglese Thomas Arnold, nel 1828, a ripristinare alcuni esercizi praticati nell’antichità ed a fissarne le norme tecniche. Nel 1829, a Tailiti (Irlanda) vennero disputati per la prima volta dei giochi composti da corse, salti, lanci e salto con l’asta.[7] Nel 1855 uscì il primo manuale riguardante le corse, intitolato Training of man for pedestrian exercise e nel 1867 venne inaugurata a Londra la prima pista di atletica in cenere.[7][10]

È nel 1860 che nasce l’Olympic Club, il primo club atletico statunitense, a San Francisco. Questo venne affiancato l’8 settembre 1868dal New York Athletic Club;[7]la prima gara per atleti dilettanti negli Stati Uniti venne disputata l’11 novembre dello stesso anno, e proprio in questa occasione venne introdotta la possibilità di indossare le scarpette chiodate.[7]

Grazie al barone francese Pierre de Coubertin, nel 1896si tenne ad Atene la prima edizione dei Giochi olimpici moderni. Le gare allora più popolari erano i 100 metri piani e la prova di fondo, che si correva sulla distanza di 36 km. Si ebbe anche la distinzione tra atletica leggera e atletica pesante.[11]

Per quanto riguarda l’Italia, l’atletica leggera nacque alla fine dell’ottocento come attività podistica. Nel 1910anche le gare di salto e di lancio (che erano ancora sotto il controllo della Federazione Ginnastica), iniziarono ad essere disciplinate dalla “Federazione italiana degli sports atletici” (che divenne FIDAL nel 1926), la quale venne riconosciuta dal CIOnel 1915.[11]

La rinascita dei Giochi olimpicidiede un ulteriore incremento alla ripresa dell’atletica leggera: da allora essa ha guadagnato in popolarità, evolvendosi col moltiplicarsi e l’affinarsi delle tecniche e con l’aumento del numero dei praticanti; aumento determinato anche da un fatto nuovo per l’atletica, cioè la partecipazione femminile alle gare (nel 1921, venne costituita la “Fédération sportive féminine“) dopo secoli di esclusione quasi assoluta dalla vita sportiva.[11]Attualmente l’atletica leggera è una delle discipline principali ai Giochi olimpici.

Discipline[modifica | modifica wikitesto]

Gare di lunghezza insolita (ad esempio i 300 m) sono corse molto di rado. Con l’eccezione della corsa sul miglio, tutte le corse si svolgono su distanze calcolate in metri.

Uomini e donne competono in gare separate, il programma delle donne è identico a quello degli uomini. Le uniche differenze sono costituite dall’altezza degli ostacoli e delle siepi (che è più bassa per le donne), dal peso degli attrezzi per i lanci (che è inferiore) e dal numero di discipline presenti nelle prove multiple, dieci (ovvero decathlon) per gli uomini, sette (eptathlon) per le donne. Dal 2004 è stato inserito il decathlon femminilenell’elenco ufficiale delle prove multiple IAAF.

Corse su pista[modifica | modifica wikitesto]

Rettilineo finale di una gara dei 400 metri piani.

Include tutte quelle specialità che prevedono una corsa con o senza ostacoli che si svolge interamente in pista:

Maratona e gare derivate[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Corsa su strada.

Gare condotte su strada, a volte con finale su pista. Distanze comuni sono la mezza maratona (21,097 km), la maratona,(42,195 km) oppure l’ultramaratona, con distanze superiori ai 42,195 km. Queste gare, considerate di fondo, possono svolgersi su circuito o anche avere il punto di arrivo diverso da quello di partenza.

Marcia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Marcia (atletica leggera).

La marcia è la forma competitiva del camminare, spinto alla massima velocità compatibile con l’obbligo di mantenere sempre un piede a contatto con il terreno e l’arto di appoggio completamente esteso. Le gare si svolgono solitamente su strada, con percorsi da 3 fino a 50 km. Nelle manifestazioni internazionali seniores le gare di marcia previste sono di 20 km e 50 km, sia per gli uomini che per le donne.

Concorsi[modifica | modifica wikitesto]

Lanci[modifica | modifica wikitesto]

Salti in elevazione[modifica | modifica wikitesto]

L’atleta Dawn Burrell alle prese con una gara di salto in lungo.

Salti in estensione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Salti in estensione.

Prove multiple[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Prove multiple.

Regole principali delle varie specialità[modifica | modifica wikitesto]

  • Corse, di 100 – 200 – 400 metri piani:
    • Ad ogni atleta viene assegnata una corsia da cui non può uscire procurandosi vantaggi o ostacolando gli avversari, fino al traguardo.
    • Gli atleti non possono in alcun modo toccarsi od ostacolarsi uno con l’altro. Se un atleta invade una corsia che non è la sua, viene squalificato.
    • Ad ogni atleta che parte dai blocchi di partenza prima dello sparo o entro un decimo di secondo da esso viene assegnata una partenza falsa. Con il nuovo regolamento in vigore dal 2010 ogni atleta che effettua una partenza falsa viene squalificato.
    • Nelle corse di 200 e 400 metri, poiché si svolgono anche in curva, viene assegnato alle corsie più esterne il cosiddetto “decalage” cioè la partenza più avanzata di alcuni metri rispetto alle corsie più interne in modo che ogni atleta possa percorrere una distanza uguale indipendentemente alla corsia in cui si trova.
  • Corsa di 800 metri piani:
    • La corsa degli 800 metri si svolge su due giri di pista; ogni concorrente deve rimanere nella corsia assegnata per i primi 100 metri, dopo la prima curva (segnalata da bandiere o coni posti all’inizio del rettilineo opposto a quello di arrivo) ogni atleta può abbandonare la corsia assegnata (gli atleti tendono a spostarsi in prima corsia, cioè quella che permette di fare meno distanza possibile essendo quella più interna alla pista).
    • Il regolamento per le partenze false è uguale a quello delle gare di corsa veloci.
  • Salto in lungo e salto triplo:
    • Ogni atleta deve saltare prima e non oltre la pedana di stacco (una pedana posta prima della buca di sabbia).
    • Il vincitore è l’atleta che percorre una distanza maggiore dalla pedana di stacco fino al segno lasciato sulla sabbia; tra tutti i salti che effettua l’atleta si considera solo il più lungo che esso compie (in caso di pari merito si considera il secondo miglior salto).
    • Ogni atleta ha a disposizione tre salti (vengono anche chiamate “prove”), più tre salti detti “di finale” per gli atleti che nei salti “di qualifica” hanno ottenuto la distanza maggiore.
    • Ogni atleta può fare il suo salto entro trenta secondi[12] dal momento di inizio del suo turno di salto.
    • Ogni salto viene misurato dalla pedana (o linea) di stacco al punto di atterraggio più vicino a questa, sempre in modo perpendicolare rispetto all’asse di battuta.
  • Salto in alto e salto con l’asta:
    • Ogni atleta deve saltare in seguito ad una rincorsa e oltrepassare un’asticella posta fra due ritti (nel caso del salto con l’asta dandosi slancio con l’asta) senza farla cadere (in caso contrario il salto è nullo).
    • Il vincitore è l’atleta che ha ottenuto la misura maggiore; in caso di parità si fa il conteggio dei vari errori commessi dagli atleti nel corso della gara.
    • Ogni atleta ha a disposizione 3 tentativi di salto per ogni misura. Ogni volta che tutti gli atleti hanno passato una misura (o hanno sbagliato i tre tentativi venendo quindi eliminati) si passa alla misura successiva.
    • Ogni atleta può fare il suo salto entro un minuto dal momento di inizio del suo turno di salto (2 minuti se sono rimasti in gara 2 o 3 atleti).
  • Lancio del discolancio del martello e getto del peso:
    • Ogni atleta deve lanciare entro una pedana circolare (di diametro diverso in base al tipo di lancio) senza oltrepassarne la circonferenza.
    • L’attrezzo lanciato deve cadere entro un settore compreso tra due fettucce che partono dal centro della pedana e si aprono con un certo angolo, in base al tipo di lancio; in caso contrario il lancio si considera nullo.
    • Ogni atleta ha a disposizione 3 lanci, più tre lanci detti “di finale” per gli atleti che nei lanci “di qualifica” hanno ottenuto la misura maggiore.
    • Il vincitore è l’atleta che lancia a una distanza maggiore dalla pedana di lancio; tra tutti i lanci che effettua l’atleta si considera solo il più distante che esso compie.
    • Ogni atleta può effettuare il suo lancio trenta secondi[12] dal momento di inizio del suo turno di lancio.
    • Ogni lancio viene misurato dal punto di atterraggio dell’attrezzo al bordo interno della pedana circolare più vicino al punto stesso di atterraggio, lungo una linea immaginaria che passa per il centro della pedana.
  • Lancio del giavellotto:
    • Ogni atleta deve lanciare in seguito a una rincorsa entro una pedana rettilinea senza superare la linea di nullo.
    • La punta del giavellotto lanciato deve cadere entro un settore compreso tra due fettucce che partono da un punto preciso all’interno della pedana e si aprono con un certo angolo; in caso contrario il lancio si considera nullo. Il lancio è nullo anche se il giavellotto atterra di coda anziché di punta.
    • Ogni atleta ha a disposizione 3 lanci, più tre lanci detti “di finale” per gli atleti che nei lanci “di qualifica” hanno ottenuto la misura maggiore.
    • Il vincitore è l’atleta che lancia a una distanza maggiore dalla pedana di lancio; tra tutti i lanci che effettua l’atleta si considera solo il più distante che esso compie.
    • Ogni atleta può effettuare il suo lancio entro trenta secondi[12]dal momento di inizio del suo turno di lancio.
    • Ogni lancio viene misurato dal punto di atterraggio della punta dell’attrezzo al limite interno della pedana più vicino al punto stesso di atterraggio, lungo una linea immaginaria che passa per il punto della pedana da cui parte il settore di lancio.

Attrezzature[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Attrezzatura per l’atletica leggera.
Tipo Uomini Donne
Pesi degli attrezzi
Peso 7,260 kg 4 kg
Disco 2 kg 1 kg
Martello 7,260 kg 4 kg
Giavellotto 0,800 kg 0,600 kg
Altezza degli ostacoli
100 m hs 0,84 m
110 m hs 1,06 m
400 m hs 0,91 m 0,76 m
3000 m siepi 0,91 m 0,76 m

Record di atletica leggera[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Record mondiali di atletica leggera.

Carta raffigurante le 6 suddivisioni della IAAF:
AAA – Confederazione asiatica

CAA – Confederazione africana

CONSUDATLE – Confederazione sudamericana

EAA – Confederazione europea

NACAC – Confederazione nord-centro americana e caraibica

OAA – Confederazione oceaniana

La IAAF (International Association of Athletics Federations); fondata nel 1912,[13] come International Amateur Athletics Federation) è l’organizzazione che regola l’atletica leggera a livello mondiale. Esistono poi federazioni continentali affiliate alla IAAF (vedi immagine a lato). A queste sono affiliate numerose federazioni nazionali o confederazioni, come la Federazione Italiana di Atletica Leggera per l’Italia.

Stadi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Pista di atletica leggera.

Schema in pianta di una pista di atletica leggera

In atletica leggera esistono due tipi di manifestazioni su pista: le gare outdoor e le gare indoor. Di conseguenza esistono due tipologie di stadi, ovvero le piste classiche, sprovviste di coperture e che consistono in un anello di 400 metri, e le piste indoor, completamente coperte e lunghe solo 200 metri.

Categorie[modifica | modifica wikitesto]

La FIDAL riconosce le seguenti categorie (quelle assolute sono riconosciute anche dalla IAAF)[14]:

Doping[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: doping.

Nell’atletica leggera, come in tutti gli sport, è severamente vietato il ricorso a sostanze dopanti con lo scopo di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni dell’atleta, sia a livello nazionale che a livello globale. La IAAF si appoggia all’Agenzia mondiale antidoping (tra le altre misure antidoping) per prevenire l’uso di tali sostanze.[16] Questo perché, oltre ad essere spesso dannose alla salute, pratiche quali il doping del sangue e l’uso di steroidi anabolizzanti, ormoni peptidici, stimolanti o diuretici possono dare un vantaggio agli atleti che ne fanno uso, compromettendo così la correttezza sportiva.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Europei atletica-Discipline-Cenni storici, su raisport.rai.it, Rai Sport. URL consultato il 31 luglio 2010.
  2. ^ Olimpiadi di Atene 1896, su nonsolofitness.it. URL consultato il 25 settembre 2009(archiviato dall’url originale il 21 giugno 2009).
  3. ^ Nasce il campionato del mondo di atletica leggera, su atleticanet.it, 5 agosto 2009. URL consultato il 14 giugno 2012.
  4. ^ Sito ufficiale della FIDAL, su fidal.it, FIDAL. URL consultato il 25 settembre 2009.
  5. ^ (ENIntro – What is Athletics?, su iaaf.org, IAAF. URL consultato il 12 gennaio 2017 (archiviato dall’url originale il 22 aprile 2012).
  6. ^ (EN) Seán Diffley, Tailteann Games’ place in history going for a song, su independent.ie, 14 luglio 2007. URL consultato il 12 gennaio 2017.
  7. ^ Salta a:a b c d e f g h Atletica leggera: un po’ di storia(PDF), su tesionline.com. URL consultato il 31 luglio 2010.
  8. ^ Publius Maro Vergilius, Quae exstant P. Virgilii Maronis opera, J. Antonelli. URL consultato il 12 gennaio 2017.
  9. ^ La tomba dipinta di Poggio al Moro (PDF), su archeochiusi.it. URL consultato il 12 gennaio 2017.
  10. ^ Universo, De Agostini, Novara, Vol. II, 1962, pag.12
  11. ^ Salta a:a b c La rinascita dei giochi olimpici e dell’atletica, su it.encarta.msn.com. URL consultato il 25 settembre 2009(archiviato dall’url originale il 7 febbraio 2009).
  12. ^ Salta a:a b c IAAF, IAAF Competition Rules 2018-2019.
  13. ^ (ENHistory, su iaaf.org, IAAF. URL consultato il 6 novembre 2012.
  14. ^ Le categorie di tesseramento atleti, su fidal.it, FIDAL. URL consultato l’8 luglio 2012.
  15. ^ Tutela della salute: normativa, su fidal.it, FIDAL. URL consultato il 25 settembre 2009.
  16. ^ (ENIAAF Anti-Doping Regulations – 2011 Edition (PDF), su iaaf.org, IAAF. URL consultato il 6 novembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • R. Wirhed, Abilità atletica e anatomia del movimento, Milano, Ermes, 1986.
  • B. Grandi, Grande enciclopedia dei giochi olimpici, Milano, Ermes, 1992.
  • Sebastiano Verda, Temi di consultazione: note dal R.T.I. per le gare di atletica leggera, Villa Adriana (Roma), FIDAL – centro studi e ricerche, 1998.
  • Roberto Corsi, Stelle senza polvere, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Un ascesso (dal latinoabscessus) o apostema, è una raccolta di essudatopurulento che si forma all’interno di un tessuto del corpo.[1] I segni e i sintomiincludono arrossamento, dolore, calore e gonfiore.[1] Il gonfiore può apparire, alla palpazione, come pieno di liquido.[1] L’area di arrossamento spesso si estende oltre il gonfiore.[2] Le pustole e i foruncoli sono tipi di ascesso che spesso coinvolgono i follicoli piliferi.[3]L’ascesso si differenzia dall’empiema perché l’empiema è una raccolta purulenta che si crea all’interno di una cavità già presente.

Il tumore del polipo

Polipi – Tipi di Polipi, Cause, Sintomi, Diagnosi, Curadi Redazione MyPersonalTrainer

Definizione di polipo

In patologia, il termine “polipo” definisce un’anomala escrescenza tissutale, soffice e spugnosa, che cresce lungo una membrana mucosa e sporge in una cavità corporea. Nella figura vediamo l’esempio dei polipi intestinali, che si sviluppano nella mucosa del colon.

Classificazione

Cancro colon tumoreI polipi sono classificati in base a più elementi:

  • Forma e superficie: i polipi possono presentare una forma regolare ed una superficie liscia, oppure mostrare un’evidente irregolarità, con una superficie ruvida e zigrinata.
  • Modalità d’ancoraggio: i polipi possono essere sessili o peduncolati. Nel primo caso, i polipi sono ancorati alla mucosa con tutta la loro base; diversamente, i polipi peduncolati aderiscono alla mucosa mediante un peduncolo, una sorta di protuberanza a forma di calice.
  • Crescita: i polipi possono crescere singolarmente o in coppia, oppure formare ammassi costituiti da tanti piccoli polipi. In quest’ultimo caso, il polipo assume una particolare forma, paragonabile ad un grappolo d’uva o ad un cavolfiore. Quando più polipi crescono in una stessa sede anatomica, si parla più correttamente di poliposi.
  • Dimensione: esistono polipi molto piccoli – con dimensioni di appena pochi millimetri – e polipi giganti, in grado di superare i 2 centimetri di diametro. I polipi di grosse dimensioni, così come gli agglomerati costituiti da numerosi polipi minuscoli, tendono ad arrecare problematiche e disagi più marcati rispetto a quelli più piccoli.
  • Composizione citologica (polipi benigni e maligni). Si parla di polipi benigni (adenomi o papillomi) quando le cellule al loro interno proliferano originando una neoformazione più o meno espansiva, senza arrecare alcun danno ai tessuti circostanti. Diversamente, il polipo maligno (adenocarcinoma o carcinoma) è in grado di invadere i tessuti e gli organi attigui, innescando una serie di eventi cellulari catastrofici a catena.
  • Localizzazione: i polipi possono originare in più sedi anatomiche. Il target dei polipi è costituito dalle mucose e, in base alla cavità da cui sporgono, si distinguono:

Tratto da https://www.my-personaltrainer.it/benessere/polipi.html

la morte

Iconografia del Mietitore; Statua della cattedrale di Treviri (Germania)

Kuoleman puutarha, Hugo Simberg (1906)

La morte è la cessazione delle funzioni biologiche che definiscono gli organismi viventi. Si riferisce sia a un evento specifico, sia a una condizione permanente e irreversibile. Con la morte, termina l’esistenza di un vivente o più ampiamente di un sistema funzionalmente organizzato. La morte non può essere definita se non in relazione alla definizione di vita, anch’essa relativamente ambigua.[1]

Dio può tutto

Un paradosso teologico è un tipo di paradosso relativo a una data teologia, che individua o tenta di individuare una incongruità circa le asserzioni da essa formulate. I paradossi possono vertere sia sugli attributi divini, sia sulle verità dogmatiche di quella determinata religione, ma possono a loro volta appartenere anche ad altre categorie di paradossi, come quelli filosofici.

L’applicazione più frequente di questi paradossi è atta a evidenziare le possibili incongruità logichedell’impianto dogmatico, per porre dubbi sulla divinitàoggetto di fede o mettere in crisi le convinzioni religiose; premessa maggiore affinché tali paradossi trovino fondamento è che tale impianto teologico, ovviamente, si rifaccia alle leggi della logica.

Paradosso dell’onnipotenza[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Paradosso dell’onnipotenza.
  • Enunciato: essendo Dio onnipotente, può fare ogni cosa.
  • Paradosso: può Dio creare qualcosa su cui non avere potere?

Sia che si risponda sì alla domanda, sia che si risponda no, si dimostrerebbe che Dio non è onnipotente, o perché non è in grado di creare un simile oggetto, o perché non è in grado di intervenire su di esso.

Questo paradosso vuole mostrare la contraddittorietà della qualità “onnipotenza” attribuita a Dio.

Possibili confutazioni[modifica | modifica wikitesto]

Essendo Dio dotato di propria volontà e potendo tutto, può anche decidere di autolimitarsi (come fa, per esempio, permettendo il libero arbitrio). Quindi Dio potrebbe creare qualcosa e poi porre dei limiti alla propria onniscienza e onnipotenza, come appunto accade con il libero arbitrio umano: pur essendo onnipotente Dio limita sé stesso per attribuire responsabilità e libertà ai singoli.

Oppure Dio può creare un oggetto su cui non ha potere, ma questo non annullerebbe il suo potere infinito e quindi potrebbe volere di riavere potere su quel oggetto.

Paradosso dell’onniscienza[modifica | modifica wikitesto]

  • Enunciato: in quanto onnisciente Dio conosce ogni cosa.
  • Paradosso: può Dio sapere qualcosa di cui stabilisce che non si possa sapere nulla?

Supponiamo, infatti, che esista un insieme non vuoto“V” di tutte le possibili verità. Per ogni sottoinsieme S di V, e per un fissato elemento v di V, una delle due seguenti affermazioni deve essere vera:

  • L’elemento v appartiene a S.
  • L’elemento v non appartiene a S.

Dunque, per ogni sottoinsieme S di V abbiamo definito una verità (la quale afferma appunto che v appartiene – oppure non appartiene – a S). Evidentemente, la famiglia di tutte queste verità è in corrispondenza biunivoca con l’insieme delle parti di V, e pertanto ne ha la stessa cardinalità. Inoltre, in quanto appunto costituita di verità, questa famiglia dovrebbe essere contenuta in V (poiché tale insieme per definizione contiene tutte le verità). Tuttavia, un noto risultato della teoria degli insiemiasserisce che l’insieme delle parti di un qualunque insieme V ha sempre cardinalità strettamente maggiore a quella di V. Ne segue in particolare che pure la famiglia di verità appena costruita avrà cardinalità maggiore di V, e dunque non potrà essere contenuta in esso. Perciò “V” non può essere l’insieme di tutte le verità.

In modo analogo al precedente paradosso, il paradosso dell’onniscienza mostra la non-consistenza di un’attribuzione fondamentale di Dio.

Possibili confutazioni[modifica | modifica wikitesto]

In termini matematici, l’ente di tutte le verità non è propriamente un insieme, nel senso che per esso non sono validi gli assiomi di Zermelo – Fraenkel. Questo paradosso, dunque, non fornirebbe una contraddizione, bensì la dimostrazione del fatto che l’oggetto formato da tutte le verità non è un insieme ma una classe propria.[1]

Essendo onnisciente Dio conosce quali sono le influenze sul futuro di certe decisioni, ma è l’uomo (a cui il futuro stesso è affidato) che le crea, decidendo quello che accadrà; Dio già conosce quali saranno i prodotti delle scelte sbagliate o meno della persona, ma non interviene, rispettando il libero arbitrioumano, perché solo nella libertà si ha la pienezza della scelta.

Paradosso dell’onnipotenza unita all’onniscienza[modifica | modifica wikitesto]

  • Enunciato: in quanto onnipotente, Dio può fare ogni cosa, e in quanto onnisciente Dio conosce ogni cosa.
  • Paradosso: può Dio fare qualcosa di diverso da quello che già sa che farà?

In quanto onnisciente, Dio conosce il futuro, quindi sa quale azione compirà, per esempio, tra mille anni. Raggiunto quel momento, Dio non può decidere di non fare quella azione o di compierne un’altra differente, quindi non è onnipotente.

Questo paradosso vuole confutare la possibilità di un intervento arbitrario sull’universo, tramite l’onnipotenza, di un dio che sia dotato anche dell’onniscienza.

Possibili confutazioni[modifica | modifica wikitesto]

Dio non rispetta la logica né le leggi della fisica.

Paradosso del Bene e del Male[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: teodicea e problema del male.
  • Enunciato: Essendo Dio “infinitamente buono” o puro bene, non potrà mai causare o essere il male; essendo Dio “onnipresente” è presente in ogni cosa, in ogni momento, e in ogni luogo; essendo Dio “onnipotente” può vincere contro ogni forza antagonista.
  • Paradosso: Assumendo l’esistenza del male in senso cristiano, o Dio non è onnipresente (altrimenti il maligno sarebbe una sua parte), o Dio non è onnipotente (in quanto il maligno esiste senza che sia sconfitto), o Dio non è infinitamente buono (poiché il maligno sarebbe una creazione di Dio o ne permette comunque l’esistenza).

L’argomento del paradosso costituisce l’oggetto della disciplina teologicatradizionale chiamata teodicea.

Il paradosso – o questione dell’esistenza del Male – si può enunciare anche come la contraddizione stretta tra due soli principi: quello di onnipotenza e di bontà di Dio, senza attribuire rilevanza alla questione dell'”onnipresenza”. In tal caso la contraddizione ha solo due termini. Il diavolo (o il male) e Dio vengono così presi in considerazione solo in quanto “princìpi causali” indipendentemente da altre loro eventuali caratteristiche.

In quest’ultimo caso le considerazioni o confutazioni centrate sulla questione della “onnipresenza” non sono valide.

Una proposta di confutazione comune di questo paradosso riguarda la definizione del “male”. È la questione che occupa più di frequente il dibattito teologico. L’obiezione più frequente è che il male è legato al “libero arbitrio” e non sarebbe possibile senza questo. Il libero arbitriosarebbe la proprietà per cui la volontà di certe creature dipende solo da sé stessa, e non da Dio. È facile riconoscere in questa idea una riformulazione del paradosso stesso piuttosto che una effettiva risposta. In senso logico causale, infatti:

  1. Ha senso affermare che una cosa, benché creata da Dio, in nessun modo dipende da Dio?
  2. Il fatto di creare un essere dotato di capacità intrinseca di fare il male, e che quindi potrebbe dannarsi, non è già di per sé un’azione malvagia, in quanto deliberatamente pericolosa?
  3. L’essere a conoscenza in anticipo di ogni azione che verrà compiuta nel presente e nel futuro dall’uomo, incluse le azioni malvagie e le conseguenze, non dovrebbe spingere un essere infinitamente buono come Dio a collocare direttamente tale essere in Paradiso o all’Inferno, piuttosto che fargli attraversare un’esistenza – eventualmente malvagia e/o dolorosa – già nota?

In generale: il libero arbitrio è il concetto che viene più spesso portato a confutazione del paradosso, ma questo stesso concetto è opinabile e a sua volta paradossale. L’idea che il “libero arbitrio” esista, o che la sua eventuale esistenza sia “buona”, costituiscono assiomi indimostrabili, e non sono pertanto accettati da tutti.

Infine, si osserva che la definizione di “male” dovrebbe essere consistente con la pratica (per esempio, tutti cercano di curare le malattie o di difendersi dalle catastrofi naturali, e non considerano “male” solo le azioni prodotte da esseri umani) perciò è comunque opinabile dare una definizione di “male” che racchiude solo cose generate dal libero arbitrio, tralasciando per esempio il caso o la natura, che si assume creata da Dio stesso, e mantenere allo stesso tempo una coerenza logica di discorso.

Possibili confutazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Relative all’onnipresenzadi Dio. L’onnipresenza di Dio non limita la sua dimensione all’universo: un dio potrebbe esistere in un numero maggiore di dimensioni spaziali rispetto all’universo e quindi essere onnipresente senza che il Diavolo ne sia una sua parte.[2] Inoltre non in tutte le religioni Dio è considerato onnipresente; ad esempio nel cristianesimo Dio è inteso come omni-agente, ma non onnipresente: ciò che Dio ha creato, ad esempio, non è considerato una sua “parte”.
  • Relative all’esistenza o definizione di male. Un altro problema del paradosso è la definizione di male: supponendo come definizione di male morale il risultato delle azioni delle creature (comprendendo sia l’uomo che il Diavolo) dirette contro Dio, allora Dio non è responsabile del male morale, bensì lo sono le sue creature. Se il male morale non è “creato da Dio”, ma manifestato da esseri dotati di libero arbitrio, il paradosso non è più tale.
  • Il male è permesso da Dioin quanto avendo dotato l’uomo di libero arbitrionella possibilità di scelta al bene deve per forza esserci, in modo reale, il suo opposto, infatti non esiste scelta cosciente e piena senza l’alternativa concreta.[3] Il Divino ha scelto di affidare il compito di “gestire” il male, al diavolo, angelo decaduto per la sua decisione di rivoltarsi a Dio. Bene e male derivano quindi dalle scelte umane. Dio è onnipotente ma per rispettare l’autonomia decisionale non interviene, avendo appunto lasciato la piena libertà di scelta: è l’uomo che dunque decide dove indirizzare il futuro, che gli è stato consegnato.[4] Dio poi ha dato tutte le istruzioni all’uomo per poter scegliere in modo giusto e corretto, ma la scelta deve essere appunto libera e Dio, essendo onnisciente, conosce già in quale direzione portano le conseguenze delle diverse scelte umane.[5] Infine non si può pensare al male come semplice conoscenza senza l’esistenza effettiva del male stesso: se non ci fosse una concreta possibilità di scelta non ci sarebbe nemmeno l’esercizio pieno e completo della propria libertà. In quest’ottica, la libertà dell’uomo avrebbe un’importanza superiore al persegumento unico del bene.

Relative controargomentazioni proposte[modifica | modifica wikitesto]

  • In merito al problema dell’onnipresenza, si può obiettare che il Diavolo non può comunque esistere in una dimensione in cui Dio è assente, essendo Dio presente in tutte le dimensioni. Inoltre il Catechismo di Pio Xafferma che Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo.
  • Per quanto detto nei paragrafi precedenti, il concetto di “libero arbitrio” come risposta al problema del male è a sua volta un paradosso, dal momento che l’onnipotenza è troppo “forte” come principio logico-causale, mentre la condizione di “libertà” di un’altra creatura è vista come contraddittoria.
  • Dio, essendo onnipotente in senso assoluto, avrebbe potuto lasciare la possibilità di conoscenza e scelta del bene anche in assoluta assenza del male: che umanamente si possa conoscere e definire un fenomeno solo conoscendo il suo opposto è stata una scelta di Dio. Chi contesta questa argomentazione sostiene che in realtà questa sarebbe appunto solo una semplice “conoscenza” del bene e non una “libera scelta”, mentre per scegliere in modo libero e cosciente ci deve essere l’alternativa, l’opposto e non la semplice conoscenza di solo una delle due alternative quindi per lasciare il libero arbitrio all’uomo, per cui essi concludono che Dio non aveva altra scelta che permettere il male.

Paradosso della salvezza[modifica | modifica wikitesto]

  • EnunciatoSan Paolonella Lettera ai Romaniscriveva “Il giusto sarà salvato per la sua fede“. Questa frase, secondo la Chiesa, specifica che l’uomo può salvarsi e raggiungere la salvezza grazie alle buone opere compiute in vita, il Giudizio Universale sarà il momento in cui Dio assegnerà grazia o dannazione a seconda delle gesta.
  • Paradosso: Se la

la morte è ingorda

La morte è ingorda (di Fee Macciacchini)

 

La morte è cattiva e ingorda. Tutto vuole prendersi, senza riguardi, purchè si sazi.

Arriva quando vuole, dove vuole, prende chi vuole … Così… senza un preavviso e se il preavviso è stato dato, con una cattiveria e malvagità, aspetta, lascia soffrire e poi via…….

Tutto si porta via, ma per grazia di Dio porta via anche le sofferenze, le pene. Tutto…e mangia mangia senza lasciare traccia.

Si, lascia il corpo che ormai non le interessa più ma l’anima, il cuore, la parola, li prende e non ne ha mai abbastanza.

Io la odio, non mi fa paura, ma la odio perché oltre ai miei genitori, ai miei parenti e ai miei amici umani, quest’anno ha voluto prendersi anche i miei due piccoli yorkshires che erano la mia gioia di vita, anzi erano la mia vita.

Non voglio raccontare come è arrivata a casa mia: è arrivata e basta.

Si è presa Agapi dolce, bella, sempre piena di amore verso gli altri suoi simili e noi umani. Con la sua presenza riempiva quei vuoti che certe volte gli umani creano tra loro senza rendersi conto.

Aveva il portamento di una regina, il pelo lucido e setoso. Gli occhi grandi che sembravano esprimere in ogni momento tutta la gioia di vivere con noi, il suo amore per noi.

Ti amava com’eri. Con i tuoi difetti, le tue debolezze e accettava il nostro amore con una dignità e con tanta felicità.

Si è presa Antonello, timido, discreto, non si lamentava mai. Quando osava,con il suo codino dimostrava tutta la sua gioia di vivere e la sua riconoscenza verso di noi. Era rimasto solo e soffriva per la morte di Agapi che gli aveva fatto tanta compagnia, anche se essendo arrivata prima, lo sgridava come una mammina. Prima di andarsene mi ha guardato negli occhi, non voleva partire con lei,la maledetta morte, ma lei è la più forte e mi ha strappato il cuore.

Quando erano ancora con me, li guardavo e il mio cuore era felice. Non ero nel periodo migliore della mia vita , ma loro mi aiutavano. Come? Non lo so. La loro presenza mi aiutava a sopportare ciò che mi stava torturando.

Quando al mattino non ero in forma, il pensiero di dovermi occupare di loro mi portava via l miei problemi e cosÎ i giorni scorrevano come un rosaio fatto di pianti e di poche speranze. Ma loro erano lì e questo era il più grande aiuto!!!

Ora non ci sono più, sto toccando il fondo… Ho paura di non riuscire più ad amare, a lottare, a riprendermi.

E si, lo so, se qualcuno leggerà questo mio modesto scritto si scandalizzerà perché la morte porta via i bimbi, le mamme ai bimbi, i giovani con tanti anni di vita, i vecchi che hanno diritto ancora alla vita. Tutto questo lo so e mi rendo conto delle malattie , delle guerre, dei terremoti, di tutto quanto succede in questo mondo fatto quasi esclusivamente di brutti avvenimenti.

Ed io soffro per due piccoli cani? Certo dovrei vergognarmi, ma la morte portando via i miei due amici, mi ha anche portato via quasi tutta la mia vita.

la fame nel mondo

LA FAME NEL MONDO
La fame  è  causa  di  morte.

Molti bambini muoiono perché sono denutriti. In questi paesi poveri molta gente muore, soprattutto bambini, per la fame e per malattie infettive perché non vi è né nutrimento e né possibilità di curarsi. Centinaia di persone nel mondo non hanno ancora cibo a sufficienza da sfamarsi. I missionari vanno in questi paesi per aiutarli a coltivare e ad insegnare a sfruttare le risorse della Terra. La gente che ancora oggi getta e consuma quantità di cibo dovrebbe incominciare a riflettere e a pensare ai molti bambini che muoiono di fame.

La fame nel mondo sta aumentando sempre di più , sta aumentando soprattutto nei paesi poveri del terzo mondo. Anche noi bambini non dobbiamo gettare più rifiuti organici o altre sostanze da mangiare, perché queste sostanze potrebbero nutrire molti bambini affamati. In questi paesi i Medici Senza frontiere, usano un braccialetto multicolori che serve per misurare il grado di malnutrizione di centinaia di bambini. Quando un braccio di un bambino è così piccolo e raggiunge la “zona  rossa”, non c’è un minuto da perdere: può morire da un momento all’altro per malnutrizione. E difficile immaginare che ancora oggi si può morire di fame. Fortunatamente molte persone continuano a lavorare: a costruire ospedali distrutti, curano i feriti, assistono gli ammalati nei campi profughi, per riaccendere la speranza in molte persone dimenticate da tutti .

 Rosamaria Puleo ,Irene Storniolo, Simona Savoia, Elisa Mirandola. 

 

LA FAME NEL MONDO
La fame  è  causa  di  morte.

Molti bambini muoiono perché sono denutriti. In questi paesi poveri molta gente muore, soprattutto bambini, per la fame e per malattie infettive perché non vi è né nutrimento e né possibilità di curarsi. Centinaia di persone nel mondo non hanno ancora cibo a sufficienza da sfamarsi. I missionari vanno in questi paesi per aiutarli a coltivare e ad insegnare a sfruttare le risorse della Terra. La gente che ancora oggi getta e consuma quantità di cibo dovrebbe incominciare a riflettere e a pensare ai molti bambini che muoiono di fame.

La fame nel mondo sta aumentando sempre di più , sta aumentando soprattutto nei paesi poveri del terzo mondo. Anche noi bambini non dobbiamo gettare più rifiuti organici o altre sostanze da mangiare, perché queste sostanze potrebbero nutrire molti bambini affamati. In questi paesi i Medici Senza frontiere, usano un braccialetto multicolori che serve per misurare il grado di malnutrizione di centinaia di bambini. Quando un braccio di un bambino è così piccolo e raggiunge la “zona  rossa”, non c’è un minuto da perdere: può morire da un momento all’altro per malnutrizione. E difficile immaginare che ancora oggi si può morire di fame. Fortunatamente molte persone continuano a lavorare: a costruire ospedali distrutti, curano i feriti, assistono gli ammalati nei campi profughi, per riaccendere la speranza in molte persone dimenticate da tutti .

 Rosamaria Puleo ,Irene Storniolo, Simona Savoia, Elisa Mirandola.