Mese: marzo 2019

Il fucile

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Fucile

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Un fucile Baker a colpo singolo con alimentazione ad avancarica

Un fucile Carcano Mod. 91 ad otturatore girevole-scorrevole con alimentazione a caricatore interno fisso dotato di baionetta

Un AK-47 (versione AKS-47 con calcio ripiegabile) un fucile d’assaltomoderno con alimentazione a caricatore esterno rimovibile

Il fucile è un’arma da fuoco lunga progettata per sparare venendo appoggiata alla spalla.

Si distingue dalle armi corte (come la pistola) per la presenza di un calcio e di una cannadecisamente più lunga.

In origine erano definite come “fucili” solo le armi dotate di “focile”, ovvero con un meccanismo di sparo ad acciarino a pietra focaia, il termine però in italiano ha assunto una semantizzazione amplissima, divenendo un sinonimo di tutte le armi lunghe da fuoco, sia a canna rigata (in cui invece è confinato nell’inglese “rifle”) sia a canna liscia, e ivi incluse quelle a miccia e a ruota.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Lo sviluppo del fucile prese iniziò intorno al XIV secolo, con l’utilizzo della polvere nerasoltanto per produrre fuochi d’artificio, ma anche per sparare proiettili da una canna chiusa da un’estremità, di pari passo con l’uso bellico della polvere da sparo.

Le prime armi da fuoco portatili, ideate per l’appunto durante questo secolo, venivano chiamate bombardelle, ossia piccoli cannoni; un’altra versione era l’hakbutt, un supporto di legno su cui era adagiato un corto cilindro di ferro: tale supporto disponeva d’un gancio verticale che fungeva da fermo per ridurre gli effetti del rinculo; la polvere da sparo veniva incendiata da schegge di legno ardenti, sistema sostituito attorno al 1415 da micce lente, utilizzate dallo schioppo e dall’archibugio che a loro volta lasciarono poi il posto al sistema a ruota.

Con l’apparizione del moschetto e dei fucili a percussione e a retrocarica, nonostante le numerose altre innovazioni di carattere bellico, l’arma venne estensivamente utilizzata sino a tutta la prima guerra mondiale poiché sino ad allora la maggior parte delle armi da fuoco più potenti risultarono ingombranti e poco maneggevoli specialmente durante le azioni offensive, essendo invece il fucile più comodo e maneggevole e quando provvisto di baionetta diventava estremamente efficace in occasione del combattimento corpo a corpo.

Ad oggi nell’utilizzo bellico è stato quasi completamente sostituito dal fucile d’assaltoma continua ad esser impiegato come arma da parata presso varie forze armate, nonché nell’uso civile, come nella caccia e nello sport.

Fucili a cartuccia non unitaria[modifica | modifica wikitesto]

Questi tipi di fucili sono i modelli in cui la cartuccia non è unitaria, cioè in cui l’innesco (o successivamente la capsula a percussione), polvere da sparo e proiettile erano sciolti e caricati separatamente. L’alimentazione era quasi esclusivamente a colpo singolo tramite avancarica, e per questo erano a canna liscia. Questo perché la rigatura avrebbe interferito con il caricamento della palla, dato che la rigatura richiede una forte adesione con il proiettile che sarebbe stato difficile da inserire manualmente. Eccezioni al colpo singolo potevano essere visti in vari ingegnosi, ma alla fine poco pratici, metodi e alcuni fucili ad avancarica erano comunque rigati, grazie alla presenza di pallottole Minié

A miccia[modifica | modifica wikitesto]

Fucile a miccia della prima metà del XVI secolo

Le prime testimonianze dei fucili a miccia si trovano in scritti, disegni e dipinti del 1470. Il fucile a miccia prevedeva un braccio di ferro curvo fissato all’arma, detto serpentina: questo braccio poteva girare su un perno centrale ed era collegato ad una leva di ferro sotto il supporto di legno dell’arma. Di fatto questa leva costituiva l’antenata del grilletto. La procedura di caricamento era la seguente: il tiratore posizionava il fucile verticalmente, inserendo una quantità determinata di polvere da sparo all’interno della canna, ovverosia il tubo metallico. La polvere veniva quindi spinta accuratamente verso il basso e pressata con una bacchetta; successivamente si introduceva il proiettile, che a sua volta veniva calcato all’interno con la bacchetta. A quel punto l’arma era pronta per far fuoco: per incendiare la carica di polvere, una miccia accesa veniva portata verso il focone, ossia il forellino presente sulla culatta dell’arma. Una versione più tarda del fucile a miccia era dotata di uno scodellino d’innesco intorno al focone. Il fuciliere collocava un pizzico di polvere da innesco nello scodellino, quindi, quando la leva veniva pressata contro il supporto, la serpentina girava attorno al proprio asse e accostava la miccia incandescente allo scodellino, il fuoco della polvere di innesco si propagava, attraverso il focone, all’interno della canna dove accendeva la carica vera e propria. Questo fuoco generava una pressione tale da far fuoriuscire con forza il proiettile.

Nei modelli successivi, la serpentina era provvista di una molla a balestra. Quando la serpentina era piegata all’indietro, era bloccata da un gancio: quando il gancio veniva lasciato andare, la molla faceva sì che la serpentina si spostasse in avanti. La leva per fare fuoco era talvolta sostituita da un pulsante che bloccava il gancio, in seguito rimpiazzato dal grilletto.

La ricarica dei fucili a miccia era fortemente influenzata dalle condizioni atmosferiche: una forte raffica di vento, infatti, poteva far volar via la polvere da sparo dallo scodellino d’innesco, mentre la pioggia poteva impedire l’accensione dell’arma. Tale difetto portò ai modelli del XVII secolo con scodellino d’innesco munito di coperchio. Quando il fucile non era utilizzato, la polvere da sparo era protetta da un coperchio a perno; quando il fuciliere doveva fare uso dell’arma, faceva ruotare o piegare il coperchio dello scodellino d’innesco in modo che la miccia potesse raggiungere la polvere. Già all’inizio del Seicento i soldati, noti come moschettieri, indossavano bandoliere con contenitori in legno di bosso (da cui il nome bossolo) che avevano al loro interno la giusta quantità per ogni carica: l’uso di corni o di fiaschi per la polvere di dimensioni maggiori per ricaricare l’arma, infatti poteva rivelarsi pericolosissimo poiché le scintille o la fuliggine che bruciava senza fiamma rimasta nella canna potevano dar luogo alla esplosione delle fiasche stesse. La miscela esplosiva utilizzata in porzioni minori nei contenitori in legno era assai più sicura.

la morte

Morte

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Il giorno della morte (William-Adolphe Bouguereau, 1859)

Citazioni sulla morte.

Citazioni[modifica]

Il giardino della morte (H. Simberg, 1906)

  • A molti morire fa solo bene. (Giordano Bruno Guerri)
  • ‘A morte ‘o ssaje ched’è?… è una livella. (Totò)
  • A quell’epoca, la morte non viveva ancora nell’anonimato e la si poteva vedere e annusare dappertutto mentre divorava anime che ancora non avevano avuto nemmeno il tempo di peccare. (Carlos Ruiz Zafón)
  • A tutto si rimedia, meno che alla morte. (Ladri di biciclette)
  • Ah, che vuol dir morire! Nessuno, nessuno si ricordava più di me, come se non fossi mai esistito… (Luigi Pirandello)
  • Ahi cruda morte, e chi fia che ne scampi, | se con tue fiamme avampi | le più elevate cime? | Chi vedrà mai nel mondo | pastor tanto giocondo, | che cantando fra noi sì dolci rime | sparga il bosco di fronde, | e di bei rami induca ombra su l’onde? (Jacopo Sannazaro)
  • Alcune volte mi sento felice nel pensare alla morte, perché mi dico: – L’anima mia è scritta in queste pagine e mia madre mi conoscerà. – Mia madre stenterà a capire la mia calligrafia, ed io sarò sotterra, senza aspettare la risurrezione. (Ambrogio Bazzero)
  • All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne | confortate di pianto è forse il sonno | della morte men duro? (Ugo Foscolo)
  • Anche nei miei pezzi è sempre presente la morte: non vuol dire raccontare la fine di qualcosa, ma un altro modo di vivere, che non riguarda la nostra realtà. (John Frusciante)
  • Anche se non hanno voce, i morti vivono. Non esiste la morte di un individuo. La morte è una cosa universale. Anche dopo morti dobbiamo sempre rimanere desti, dobbiamo giorno per giorno prendere le nostre decisioni. (Shôhei Ôoka)
  • Bisogna fare una distinzione tra il morire e la morte. Non è tutto un morire ininterrotto. Se si è sani e ci si sente benissimo, è un morire invisibile. La fine, che è una certezza, non dev’essere per forza annunciata con spavalderia. (Philip Roth)
  • Bisogna morire molte volte per imparare a vivere. (Alessandro Ruspoli, 9º principe di Cerveteri)
  • Bisogna morire per vivere bene! (Hellboy)
  • Bisogna, quaggiù, che i fiori muoiano ed il loro profumo svanisca perché diventino frutto e nutrimento. Lassù, respireremo un fiore eterno. Ed il suo profumo ci nutrirà. Solo ciò che muore si riproduce. La fecondità è un perpetuo compromesso tra l’essere ed il nulla. L’eternità è sterile: dove i fiori non appassiscono, i semi sono inutili. (Gustave Thibon)
  • Bisogna salvarsi per poter morire, perché la morte non sopraggiunga senza coscienza, ma chiara, precisa, limpida. (José Revueltas)
  • C’è una fine per tutto… E non è detto che sia sempre la morte. (Giorgio Gaber)
  • Cara, bella morte! Gioiello dei Giusti, | che non risplendi se non nel buio; | che misteri giacciono al di là della tua polvere; | potesse l’uomo vedere oltre quel segno! (Henry Vaughan)
  • Certamente si deve morire, ma la morte viene associata a una “vecchiaia” vissuta come un evento molto lontano che non ci riguarda da vicino. (Sabino Acquaviva)
  • Che cosa è la morte per me? Un grado di più nella calma, e forse nel silenzio. (Alexandre Dumas)
  • Che zitella divento, se mi manca il coraggio di amare la morte! (Arthur Rimbaud)
  • Chi è colui così gagliardo e forte che possa vivere senza poi morire? E da colei ch’è tutto, Madonna Morte, l’anima sua possa far fuggire? La Morte schifosa, la Morte lasciva! La Morte! La Morte! La Morte che arriva! La Morte, la Morte, dolcissima e amara, la Morte che avanza nella notte chiara. La Morte di pietra, la Morte di neve, la Morte che arriva con passo lieve. La Morte che dona, la Morte che prende, la Morte che ruba, la Morte che rende, la Morte che passa, la Morte che sta, la Morte che viene, la Morte che va. La Morte che arriva con il suo dolore, e avvolge ogni cosa con il suo fulgore. La Morte regina senza scettro e corona, La Morte! La Morte! La Morte in persona! La Morte! La Morte! La Morte furiosa, la Morte maligna, la Morte pietosa, la Morte sicura, la Morte carogna, la Morte che ha il muso di un topo di fogna. Verrà la Morte, e i tuoi occhi avrà | e la bellezza tua, vanità di vanità… | Verrà la Morte e porterà con sé | tutto il tuo impero, tutto, insieme a te… | Verrà la Morte e taglierà il legame | così sottile e forte, così bello e infame… | Verrà la Morte, sarà la tua coscienza, | è stata tua compagna in tutta l’esistenza… | Verrà la Morte, e a te che non sei niente | porgerà la mano, in mezzo all’altra gente… | …e tu sarai il primo, come vorrà la sorte, | a danzare con lei la danza della Morte! | […] la Morte ha danzato, la Morte tua sposa, | la Morte maligna, la Morte pietosa. (Dylan Dog)
  • Chi sa morire, non ha più padrone. (Sully Prudhomme)
  • Chi se ne frega di morire? Alla morte, padron mio, presto o tardi s’arriva per forza. Ed essere impiccato per una buona causa è un bel morire, si dice, sebbene non mi risulti che qualcuno sia mai tornato in terra a confermarcelo. (Robert Louis Stevenson)
  • – Chou, tu lo sai cosa succede alle persone quando muoiono?
    – Prima pensano di stare solo dormendo serenamente, senza sapere di essere morti. Dormono per tre giorni interi, e poi alla fine del terzo giorno si risvegliano, e di lì che capiscono di essere morti. Camminano verso un fiume molto grande. Si tolgono tutta la sporcizia dai loro corpi e cominciano il loro lungo viaggio verso il paradiso per reincarnarsi. (Per primo hanno ucciso mio padre)
  • Ciò che principalmente ti affligge nella morte altrui è la rinnovata visione della certezza della tua. (Giuseppe Rensi)
  • Colui che da una diversa visione della cosa più è commosso, non teme le angustie della morte. (Giordano Bruno)
  • Colui il quale ha sentito il soffio della Morte alitare presso il suo volto, guarda la Vita con occhi diversi. (Carlo Maria Franzero)
  • Con vent’anni nel core | Pare un sogno la morte, eppur si muore. (Teobaldo Ciconi)
  • Confidenza toglie reverenza. Se trascorri abbastanza tempo vicino alla morte, smetti di averne paura e inizi a odiarla. (Micah Nathan)
  • Conosco l’arti del fellone ignote, | ma ben può nulla chi morir non pote. (Torquato Tasso)
  • Considero la morte un dovere e un imperativo biologico. Fin da ragazzo ho pensato che la vita deve finire e non ha alcuna dimensione metafisica. Chi crede nella finitezza assoluta della vita è sempre pronto a morire. Non c’è da perdonare né da chiedere perdono dei peccati o redimersi per garantirsi un buon soggiorno nell’aldilà. Se le nostre idee sono la nostra immortalità, con la nostra vita di pensiero, ogni giorno ci prepariamo a morire. (Umberto Veronesi)
  • Davanti a un feretro ci ricordiamo solo le cose buone e vediamo solo ciò che ci garba. (Carlos Ruiz Zafón)
  • Cos’è la vita, infine? Uno spinterogeno che non funziona. Un sedile invece di un altro. Uno sportello. Una fila di comode, confortevoli, soffici poltrone.
    La morte è alla fila più avanti. (Mino Milani)
  • Di morte mangerai, che mangia gli uomini, | e il morir finirà, morta la morte. (William Shakespeare)
  • Dicono che tutta la vita ti passa davanti agli occhi prima di morire. Forse questo è vero se sei un malato terminale o se non ti si apre il paracadute. Ma se la morte ti coglie di sorpresa, l’unica cosa che hai tempo di pensare è: «Oh, merda!». (Dead Like Me)
  • Dove non è spirito che svegli la vita in qualsivoglia cosa, è morte. (Prospero Viani)
  • Due morti hanno plasmato in gran parte la sensibilità occidentale. Due casi di pena capitale, di omicidio giudiziario determinano i nostri riflessi religiosi, filosofici e politici. Sono due morti a governare la percezione metafisica e politica che abbiamo noi stessi: quella di Socrate e quella di Cristo. Siamo tuttora figli di quelle morti. (George Steiner)
  • È difficilissimo morire per un amico, ma morire per dei nemici è ancora più difficile. Cristo però è morto per noi quando noi eravamo ancora suoi nemici. Dio ci rimane sempre accanto, è la costanza dell’amore fino all’estremo limite, anzi senza limiti. Ecco il motivo della nostra gioia. (Pino Puglisi)
  • E infatti i cristiani non sanno morire. Basti in proposito un confronto tra la morte di Socrate e la morte di Gesù. […] A differenza di Socrate, Gesù ha paura, non degli uomini che lo uccideranno, né dei dolori che precederanno la morte, Gesù ha paura della morte in sé, e perciò trema davvero dinanzi alla “grande nemica di Dio” e non ha nulla della serenità di Socrate che con calma va incontro alla “grande amica”. (Umberto Galimberti)
  • E la morte passò con la nuda falce a produrre tanti vuoti nelle nostre già sparute schiere di sopravvissuti. (Mario Giannone)
  • È meglio morire di bevute che morire di sete. (John Fante)
  • È ridicolo insistere su ciò che resta di voi dopo la morte. È come se un bambino dicesse: «Sto crescendo, ma non voglio cambiare le idee che ho adesso.» (Jane Roberts)
  • E s’al mesto pensier chiuder le porte | col chiuder gli occhi io cerco, il cieco orrore | contemplo allor de la mia propria morte. (Celio Magno)
  • Ė prima di morire che rischiamo di essere morti, se rifiutiamo per l’appunto di fare della nostra vita una creazione continua di grazia e di bellezza. (Maurice Zundel)
  • È sorprendente: il potere della morte umana di far rinsavire. Ha più peso di ogni parola, di ogni argomento: è la forza ultima. Si impossessa della tua attenzione e del tuo tempo. E ti lascia cambiato. (Philip K. Dick)
  • È strano come a volte il ricordo della morte sopravviva molto più a lungo della vita che essa ha rubato. (Arundhati Roy)
  • È tempo di credere alla vita, in tempo di morte. (Commodiano)
  • E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire. (Blade Runner)
  • Eccola lì la morte paziente. Sono abituato a quella feroce, che ti prende di colpo con un coltello o un proiettile. O a quella crudele, che ti lascia sanguinare sul pavimento. So come trattarla, a cosa pensare quando mi chino su un cadavere. Quella lenta, che ti scava dall’interno, mi incute timore. Non è un incidente di percorso che si possa scansare stando attenti. È il destino inevitabile, il saldo del conto. (Sandrone Dazieri)
  • Emarginato e inesaudito in ospedale, chi muore non è meno solo e incompreso in famiglia, nella realtà spesso ostile di oggi. (Giorgio Cosmacini)
  • Entra infine nel Mio Essere chi, al momento del trapasso, quando abbandona il corpo, pensa soltanto a Me. Questo è vero al di là di ogni dubbio. (Bhagavadgītā)
  • Esiste un unico Dio e il suo nome è Morte. E c’è soltanto un’unica cosa che puoi dire alla morte: “non oggi.” (Il Trono di Spade)
  • Ferribotte: Sono sempre i più meglio che se ne vanno!
    Dante Cruciani: È la vita, oggi a te domani a lui! (I soliti ignoti)
  • Finirà il giorno e Febo si tufferà nelle profondità del mare con i suoi cavalli stanchi, prima che io riesca a elencare con la parola tutte le cose che assumono un nuovo aspetto. Cosí vediamo che le epoche cambiano e che là dei popoli diventano potenti, qua decadono. (Publio Ovidio Nasone)
  • Forse perché della fatal quïete | tu sei l’immago a me sì cara vieni | o Sera! (Ugo Foscolo)
  • Giaceva immobile e la morte non era con lui. Doveva essere passata da un’altra strada. La morte pedalava in bicicletta, si muoveva silenziosa sul selciato. (Ernest Hemingway)
  • Gli empi invocano su di sé la morte | con gesti e con parole, | ritenendola amica si consumano per essa | e con essa concludono alleanza, | perché son degni di appartenerle. (Libro della Sapienza)
  • Hai tolto il sonno, qui, alla mia morte. Mi rallegrava l’idea di essere un morto insonne. Per questo piacere trascurai la cortesia; la frase poteva suggerire un rimprovero implicito. (Adolfo Bioy Casares)
  • I defunti, che pietosi e cari | vengon ne’ sogni a favellar con noi | d’un’armonia migliore. (Giovanni Prati)
  • I morti che ci hanno fatto del bene, si ricompensano guardando in faccia i vivi. (Vasco Pratolini)
  • I morti laggiù non erano morti, ma sorgevano in un’aureola di gloria sanguigna. I vivi, ritornati a casa, erano i veri morti. (Alexander Lernet-Holenia)
  • I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi. (Full Metal Jacket)
  • I vivi sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla; non c’è più salario per loro, perché il loro ricordo svanisce. (Qoelet)
  • Ieri nel di dei morti ebbi dei momenti di grandissima gioia pensando a te, e al bambino biondo e gentile che avremo… (Ambrogio Bazzero)
  • Il corpo e la sua morte restano i più grandi pensatori. (Eugenio Mazzarella)
  • Il corpo parla: che dovrai morire. | non dice a te: che non lo puoi sentire. | Al corpo dici: ancora non morire. | Non sa che parli: non ti può sentire. (Pietro Cimatti)
  • Il dolore e l’odio e l’amore e la gioia e la guerra esistono perché siamo noi a volerli. E vogliamo che tutto sia così drammatico per prepararci alla prova finale che ci aspetta: affrontare la morte. (Chuck Palahniuk)
  • Il tabù morte ha già steso i suoi tentacoli alla malattia ed anche si sospetti di malattia, ed è rafforzato dal silenzio sulle realtà eterne. (Maurizio di Gesù Bambino)
  • In confronto alla morte, l’amore è una faticosa faccenda infantile, sebbene gli uomini credano più nell’amore che nella morte. (Mario Puzo)
  • In fondo, e in sintesi estrema, è per sfuggire alla morte che ci siamo inventati il linguaggio, l’arte, la filosofia, la politica. (Eugenio Borgna)
  • In questo momento dell’amore, ti parlo come se stessi per morire. Perché l’amore, come la morte, ci proietta al di là del tempo e delle ombre che l’abitano. L’amore è «forte come la morte»: come la morte, è il mezzo per cui «l’uomo si eternizza». Ecco perché chi ha amato in verità non ha più paura della morte; è rassicurato da questa parentela misteriosa tra le due grandi forze che dominano il nostro destino: dal momento che l’amore è morto, bisogna pur che la morte sia amore! (Gustave Thibon)
  • In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. (Vangelo secondo Giovanni)
  • In viva morte morta vita vivo! (Giordano Bruno)
  • Io considero la morte parte della vita ed è per questo che, parlando della vita, mi viene da parlare anche della morte. Personalmente, l’esperienza che fino a oggi ho avuto della morte riguarda quella degli animali che tenevo con me. […] Non riuscivo ad accettarlo: mi domandavo perché gli esseri viventi dovessero morire. E poi, poco a poco, ritorna la calma. Perché il cervello umano (come forse quello degli animali) ha anche la capacità di dimenticare. Allora ci si può nuovamente dire che ciò che è importante è vivere, che il nostro è un tempo prezioso. Credo che la morte insegni a vivere, e che la facoltà di dimenticare sia un elemento importante in questo meccanismo. (Jirō Taniguchi)
  • Io devo vivere in compagnia della morte. La destesto, naturalmente, ma non la temo. Se la temessi non varrei nulla come medico. Dovrei temerla? (Alistair MacLean)
  • Io, è da quando amo, che ho paura della morte. (Maxence Van der Meersch)
  • Io e la morte, separati alla nascita. (Chuck Palahniuk)
  • Io non prego mai per i morti, io prego i morti. L’infinita sapienza e clemenza dei loro volti – come si può pensare che abbiano ancora bisogno di noi? – Ad ogni amico che se ne va io racconto di un amico che resta; a quella infinita cortesia senza rughe ricordo un volto di quaggiù, torturato, oscillante. (Cristina Campo)
  • Io non temo la morte, sa, non la temo assolutamente, perché so che essa è soltanto un passaggio. Verso Dio, la gioia senza fine. (Elio Fiore)
  • Io chiamo, io prego, io lusingo la morte | come divota, cara e dolce amica, | che non mi sia nemica | ma vegna a me come a sua propria cosa. (Fazio degli Uberti)
  • Io sono colei che tutto spiega e che nessuno può spiegare… io sono l’immagine allo specchio, sono il mistero che è al di là della vita… sono il sonno senza sogni, sono il pensiero che vola via, la grande consolatrice… io sono… la Morte! (Dylan Dog)
  • Io ti ricordo, Narciso, avevi il colore | della sera, quando le campane | suonano a morto.
Jo ti recuardi, Narcìs, ti vèvis il colòur | de la sera, quand li ciampanis | a súnin di muàrt. (Pier Paolo Pasolini)
  • L’angostura, la goccia di amaro, il catalizzatore di tutto il resto. Poche chiacchiere: una gran fregatura. Un errore di calcolo del Padre Eterno. (Vittorio Gassman)
  • L’importante non è morire, né a che età si muore, l’importante è quello che si fa al momento di morire. (Muriel Barbery)
  • L’ora presente è in vano, non fa che percuotere e fugge, | sol nel passato è il bello, sol ne la morte è il vero. (Giosuè Carducci)
  • L’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte. (Paolo di TarsoPrima lettera ai Corinzi)
  • La morte cambia tutto. C’è il crollo emotivo, certo, ma ci sono anche le cose pratiche. Chi farà il tuo lavoro? Chi si prenderà cura della tua famiglia? L’unica cosa positiva per te, è che non devi preoccupartene tu. Gente che non hai mai visto abiterà in casa tua, prenderà il tuo posto. Il mondo andrà avanti, senza di te. (Grey’s Anatomy)
  • La morte ci rende angeli | e ci mette ali | dove avevamo spalle, | lisce come artigli di corvo. (The Doors)
  • La morte con tutta probabilità è la più grande invenzione della vita. […] Spazza via il vecchio per far spazio al nuovo. (Steve Jobs)
  • La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive. (Thomas Mann)
  • La morte è ciò che la vita ha sinora inventato di più solido e sicuro. (Emil Cioran)
  • La morte è il muro di cinta di ogni vita. (Jacques Ellul)
  • La morte è l’interlocutrice che nobilita la mia sopravvivenza. (Fausto Gianfranceschi)
  • La morte è l’unica cosa che riesce a spaventarmi. La detesto perché oggi si può sopravvivere a tutto tranne che a lei. La morte e la volgarità sono le uniche due realtà che il diciannovesimo secolo non è riuscito a spiegare. (Oscar Wilde)
  • La morte è la porta che tutti noi dobbiamo attraversare, ed è questo nostro io spirituale che, abbandonato il corpo fisico, ci farà continuare a vivere, a imparare e a crescere mentre proseguiamo. (Rosemary Altea)
  • La morte è parte naturale della vita. Gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza. Dolore non avere. Rimpianto non avere. L’attaccamento conduce alla gelosia. L’ombra della bramosia essa è. (Yoda ad Anakin Skywalker, Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith)
  • La morte è pietosa, perché da essa non c’è ritorno, mentre per colui che è uscito dalle più profonde camere della notte, consapevole e stravolto, non c’è più pace. (Howard Phillips Lovecraft)
  • La morte è più forte dell’amore, è una sfida all’esistenza. (Émile Zola)
  • La morte è sempre e dovunque terribile per una creatura che è nata e che non ha vissuto. Che non ha vissuto affatto: capisci, che non ha vissuto! (Maria Kuncewiczowa)
  • La morte è spaventosa, ma ancor più spaventosa sarebbe la coscienza di vivere in eterno e di non poter morire mai. (Anton Cechov)
  • La morte è un destino migliore e più mite della tirannia. (Eschilo)
  • La morte è un supplizio nella misura in cui non è semplice privazione del diritto di vivere, ma occasione di calcolate sofferenze. (Michel Foucault)
  • La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare. (Jorge Luis Borges)
  • La Morte favorisce chi favorisce la Morte. (Nick Cave)
  • La morte, fino a oggi, è sempre stata un evento naturale e gli eventi naturali, si sa, non hanno bisogno di una rielaborazione etica. La pioggia, i fulmini: quando vengono, vengono. Per la morte non è più così. Ora c’è la possibilità di scelta e quando si può scegliere, c’è sempre il bisogno assordante di un’etica. (Aldo Schiavone)
  • La morte ha cercato di colpirmi undici volte, ma non è mai riuscita ad arrivarmi, perché sono stato io più forte della morte […]. La morte ci cammina dietro, vero? Mi cammini dietro, piccolina? Eh? Mi cammini dietro? Lo sai che mi sembri una micetta a volte? E tu… E tu vuoi ostacolarmi, tu vuoi mettermi delle sbarre davanti, vuoi mettermi delle prove, ma è molto difficile con me, lo sai, perché io sono più forte. (Richard Benson)
  • La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. (Epicuro)
  • La morte insegna a vivere agli incorreggibili. (Xavier Forneret)
  • La morte mi deve scambiare per qualcun altro. (Samuel Beckett)
  • La morte non aspetterà che tu sia pronto. La morte non ha riguardi, non è leale! (Batman Begins)
  • La morte non è altro che il sonno del bambino che si addormenta sul cuore della mamma. Finalmente la notte dell’esilio sarà tramontata per sempre, ed entreremo nel possesso dell’eredità dei Santi nella luce. (Elisabetta della Trinità)
  • La morte non è il morire, ma ciò che avviene prima di morire, immediatamente prima, quando non ha ancora penetrato il corpo, e se ne sta immobile, bianca, nera, viola, livida, seduta sulla sedia più vicina. (José Revueltas)
  • La morte non è interessante. Per te conta solo ciò che è interessante: rompicapo, idee, analisi… La morte è il contrario di un bel rompicapo. La morte è un eterno nulla. (Dr. House – Medical Division)
  • La morte non è mai banale: è solennità, è mistero. (Remo Bodei)
  • La morte non è | nel non poter comunicare | ma nel non poter più essere compresi. (Pier Paolo Pasolini)
  • La morte non ha sempre le orecchie aperte ai voti e alle preghiere dei singoli eredi; e si ha il tempo di fare i denti lunghi, quando, per vivere, s’aspetta la morte di qualcuno. (Molière)
  • La morte non vuole gli stupidi. (Anton Cechov)
  • La morte può essere l’espiazione delle colpe, ma non può mai ripararle. (Napoleone Bonaparte)
  • La morte raggiunge anche l’uomo che fugge. (Orazio)
  • La morte, raggiungila con tutti i tuoi appetiti, e il tuo egoismo e tutti i peccati capitali. (Arthur Rimbaud)
  • La morte vera è la separazione da Dio e questa è intollerabile; la morte vera è la non fede, la non speranza, il non amore. (Carlo Carretto)
  • La morte viene silenziosa come un alce, dai vivi ci separa con il taglio di una falce. (Elio e le Storie Tese)
  • La paura della morte abita nella maggior parte di noi, a un livello più o meno alto, perché non è forse la morte considerata il grande «ignoto»? (Rosemary Altea)
  • La paura di morire è la scusa di chi non sa vivere. (Linea 77)
  • La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione. (Aldo Capitini)
  • La radice di qualsiasi schiavitù è la morte. (Olivier Clément)
  • La santa chiesa ritiene che ognuno può offrire oblazioni per i suoi morti veramente cristiani e il presbitero ne può fare memoria. E sebbene noi tutti soggiaciamo ai peccati, è appropriato che il sacerdote faccia memoria e interceda per i cattolici defunti. (Papa Gregorio III)
  • La severa uguaglianza della morte ridarà a ciascuno il suo: la codardia della attossicata calunnia compagna infesta della vita rifugge dalla maestà dei sepolcri. (Franco Mistrali)
  • La vita è piacevole, la morte è pacifica. È la transizione che crea dei problemi. (Isaac Asimov)
  • La vita è una grande sorpresa. Non vedo perché la morte non potrebbe esserne una anche più grande. (Vladimir Vladimirovič Nabokov)
  • La vita stanca, ma la morte fa rabbrividire. Meglio un giorno da pecora che una vita da sonnambulo. (attribuita a Jim Morrison)
  • Lassù fra Dio e | gli uomini giostra spavalda | la morte | la vita. | Dove regna il sole | non c’è schiavitù. (Carlo Perasso)
  • Laudata sii per la tua pura morte, | o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare | le prime stelle! (Gabriele d’Annunzio)
  • Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male. Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate. (Francesco d’Assisi)
  • Le moribonde parole dello Incas. Secondo cui la morte arriva per nulla, circonfusa di silenzio, come una tacita, ultima combinazione del pensiero. (Carlo Emilio Gadda)
  • Ma ho un appuntamento con la Morte | A mezzanotte in una città in fiamme, | Quando la primavera tornerà a nord quest’anno | Ed io, fedele alla parola data, | Non mancherò all’appuntamento. (Alan Seeger)
  • Meravigliosamente ti ridà forza | il parlare coi morti | quando incapaci d’infonderne | sono i rimasti in vita. (Giorgos Seferis)
  • Mi accompagna da sempre e mi fa compagnia anche adesso. So che la vita non durerà all’infinito. Come ai tropici, verrà buio tutto di un colpo. Morire è una cosa che ha fatto Leonardo. Quindi nessun problema per Biagi. (Enzo Biagi)
  • Mi è stato insegnato ad affrontare ciò che non posso evitare. La morte è una di quelle cose. Vivere nella società tentando di non guardare la morte è stupido perché guardarla ci fa ritornare alla vita con maggior vigore ed energia. Il fatto che i fiori non durino per sempre è ciò che li rende belli. (Damien Hirst)
  • Mi sono sempre proibita di pensare a una vita futura, ma ho sempre creduto che l’istante della morte sia la norma e lo scopo della vita. Pensavo che per quanti vivono come si conviene, sia l’istante in cui per una frazione infinitesimale di tempo penetra nell’anima la verità pura, nuda, certa, eterna. Posso dire di non avere mai desiderato per me altro bene. (Simone Weil)
  • Molti di noi percorrono la vita in punta di piedi, così da raggiungere la morte in tutta sicurezza. (Tony Campolo)
  • Morire è come aprire una porta e chiudersela dietro: chi è senza chiave non entra. (Gianni Mura)
  • Morire | è un’arte, come ogni altra cosa. | Io lo faccio in un modo eccezionale. | Io lo faccio che sembra come inferno. | Io lo faccio che sembra reale. | Ammetterete che ho la vocazione. (Sylvia Plath)
  • Morire è una cosa tremenda, ma ancora sopportabile; è il far morire che, per un cristiano, il quale come il Cristo ha per missione di dar vita, è il colmo dell’atrocità! (Primo Mazzolari)
  • Morire non mi piace per niente. È l’ultima cosa che farò. (Roberto Benigni)
  • Morire sarà una splendida avventura. (James Matthew Barrie)
  • Morire vent’anni prima o vent’anni dopo poco importa.
    Quel che importa è morir bene.
    Soltanto allora inizia la vita. (Léon Degrelle)
  • Morrai non perché sei malato, ma perché vivi. (Michel de Montaigne)
  • Morte e resurrezione son un atto solo, un solo mistero. (Divo Barsotti)
  • Morte, muta parola, | sabbia deposta come un letto | dal sangue, | ti odo cantare come una cicala | nella rosa abbrunata dei riflessi.(Giuseppe Ungaretti)
  • Morte, sorella mia | nata il giorno ch’io nacqui, | remota e accanto mi sei | come un miraggio. | Lampada fu il tuo volto alla mia culla. | sulla tua veste d’ombra | quante notti dormii. | Lieve mi condurrai | tenendomi per mano | lungo l’aria serena di luna | fino al grande diorama. (Renato Mucci)
  • Morto ammazzato pe’ morto ammazzato, ma chi ce lo fa fa’ de sta’ qui a tribola’? (Ladri di biciclette)
  • Muiono le città, muoiono i regni, | copre i fasti e le pompe arena ed erba, | e l’uom d’esser mortal par che si sdegni: | oh nostra mente cupida e superba! (Torquato Tasso)
  • Nessuno ha compiuto tanti peccati in vita per meritare di morire due volte. (José Saramago)
  • Nessuno può sottrarsi all’ultimo incontro, quello con la morte. Qui ognuno si espone in modo assoluto. La potenza della morte si sottrae al tempo e al numero, diventa immaginaria. (Ernst Jünger)
  • Niente è morto finché non è sepolto. (Sorvegliato speciale)
  • Niun popolo incivilito ostentò, come il romano, il disprezzo delle angoscie e delle convulsioni della morte. Un giorno si diedero il passatempo prescritto da un oracolo, di sotterrar vivi in mezzo al foro un Gallo ed una Galla. Fecero un altro giorno una pantomima che terminava con una crocifissione, la quale dapprima simulata, divenne poscia reale nella persona del brigante Laureole, di cui parla Marziale. Si rappresentò pure una pantomima in cui un Orfeo in carne ed ossa, attorniato dalle bestie feroci nel circo, veniva straziato da un orso. (Giuseppe Arnaud)
  • Non c’è morte | ch’io possa indossare | quando penso | che dopo di me | nulla è niente. (Riccardo Mannerini)
  • Non devi temere la morte, è un’insonne compagna che non tradisce. Nel momento in cui si avvicina, quando al suo cospetto il sangue gela nelle vene, sappi che essa non fa altro che proteggerti dolcemente. (Cowboy Bebop)
  • Non ha sofferto, le dissero. Anzi, non ha provato niente. Questo la fece piangere ancor di più, e più forte. La morte è la sola cosa nella vita di cui sia necessario essere coscienti mentre accade. (Jonathan Safran Foer)
  • Non importa quanto duramente tu possa tentare di vivere fino alla tua morte, alla fine morirai. (Fullmetal Alchemist)
  • Non è che ho paura di morire. È che non vorrei essere lì quando succede. (Woody Allen)
  • Non è ver che sia la morte | il peggior di tutti i mali; | è un sollievo de’ mortali | che son stanchi di soffrir. (Pietro Metastasio)
  • Non ho paura di morire, ripeto, non me ne importa. Morire è normale, finire è normale, tutto muore a questo mondo, tutto finisce, allora perché averne paura? Mica che mi dispiaccia stare al mondo, intendiamoci, io son contentissima d’essere al mondo, però più di quel tanto non ci si può stare e così accetto la legge. (Virna Lisi)
  • Non penso alla morte, ma accetto il fatto che sia parte del gioco. (Gilles Villeneuve)
  • Non posso rinascere se prima non muoio, e la morte mi ripugna. (Jean Cardonnel)
  • Non si può ancora morire | mentre ti agiti inerte. | Aggrappati all’ultima azione | che ancora puoi fare: | non devi fallire la morte. (Giorgio Gaber)
  • Non si può ingannare la morte. (Final Destination 2)
  • Non sopporterei di morire due volte. È una cosa così noiosa. (Richard Feynman)
  • – Non vorrai morire così?
    – Non lo so, io non sono mai morto prima. (Solo due ore)
  • Nulla atterrisce quanto la distanza. Voi potreste essere morta ed io non lo saprò abbastanza presto per morire. (Klemens von Metternich)
  • O ciechi, il tanto affaticar che giova? | Tutti torniamo a la grande madre antica, | E il nome nostro a pena si ritrova. (Francesco Petrarca)
  • O morte io son quel cervo | che divorano i cani | La morte eiacula sangue. (Georges Bataille)
  • Oh Morte! oh Morte! Eppur terribil tanto Non sei qual sembri. Tu sugli occhi adesso Mi chiami, in vece di spavento, il pianto. || Dunque più non fuggir, vienmi dappresso. | Ah, perché tremo ancor? Vieni, ch’io voglio | Ne’ tuoi sembianti contemplar me stesso. (Vincenzo Monti)
  • Ogni paura è fondamentalmente orientata verso la morte. Qualunque sia la sua forma, la sua modalità, qualunque sia il suo aspetto, il suo nome, ogni paura è orientata verso la morte. Se vai in profondità, scoprirai di aver paura della morte. (Osho Rajneesh)
  • Ogni tradizione spirituale suggerisce lo stesso: mantieni vicino il pensiero della morte. Non fuggirlo… La negazione della morte ingigantisce l’ego, mentre vivendo in sua presenza lo spirito si rafforza e s’ingentilisce. (Sam Keen)
  • Ogni volta che muore qualcuno che abbiamo conosciuto ed amato ritornano tutti i soliti confusi pensieri sulla morte, il mistero che incombe su tutti i nostri atti, pensieri, cose. Grandioso, solenne, terribile e semplicissimo episodio della natura che ci rilancia nell’infinito sconosciuto e inconoscibile. Ma non provo terrore. Sono stato due volte in rischio serio di morire e non ho avuto paura. Solo uno struggimento, una commozione al pensiero di non vedere fisicamente le persone, i luoghi, le cose care. La cosa più dura è la fine della percezione fisica, il grande distacco dai sensi: ma l’infinito ci attira, ci risucchia, ci avvolge, ci fa rinascere. (Michele Valori)
  • Ogni volta che trascorro del tempo con una persona che sta morendo trovo in effetti una persona che vive. Morire è il processo che inizia pochi minuti prima della morte, quando il cervello viene privato dell’ossigeno; tutto il resto è vivere. (Patch Adams)
  • Pensare a una cosa come alla morte: alla propria naturalmente. (modo di dire tedesco)
  • Penso spesso alla morte, sperando che lei non pensi a me. (Patrick Tambay)
  • Per monti e per abissi ella correa, | A la mia pace, all’amor mio rubella, | Femmina ad altri, a me regina e dea, | Ingannatrice sempre e sempre bella. (Mario Rapisardi)
  • Per loro [i morti] noi siamo in una tomba angusta mentre la loro anima può spostarsi fino all’estremità di spiagge eteree, di orizzonti infiniti. (Teresa di Lisieux)
  • Perché la morte è un infinito atto d’amore. (Alberto Quintero Álvarez)
  • Predicare agli uomini la morte, con le parole o con l’esempio è stato e sarà sempre invano. Si può riconoscere il male, ma esso è tale e tanto, che non si lascia vincere. I saggi indiani hanno predicato l’astinenza e decantato il Nirvana: a che pro? Il più coraggioso rivelatore del dolore e del male ha concepito il suicidio della Terra; con quale effetto? Dove sono le opere, le azioni, i tentativi, un principio di esecuzione? (Federico De Roberto)
  • Qualche volta si scopre che la morte è molto posteriore alla vera morte, come la vita, a sua volta, anteriore alla coscienza della vita. (José Revueltas)
  • Quando abbiamo imparato a vivere, moriamo. (Lalla Romano)
  • Quando abbiamo la sensazione che l’essenza di noi sopravviverà, se non altro nel ricordo delle persone care, la morte non fa più paura. (Marie de Hennezel)
  • Quando gli uomini muoiono, li attendono cose che essi non sperano né suppongono. (Eraclito)
  • Quando la morte | mi attraversa | strappo il suo grido | allo sparviero | e lo integro | al mio vocabolario. (Anise Koltz)
  • Quando la morte si presenta nella sua vera faccia scarna e truculenta, non la si considera senza timore. Ma quando essa, per burlarsi degli uomini che si vantano di burlarsi di lei, si avanza camuffata, quando soltanto la nostra meditazione riesce a vedere che, sotto le spoglie di quella sconosciuta, la cui dolcezza c’incanta e la cui gioia ci rapisce nell’impeto selvaggio del piacere, c’è la morte — allora siamo presi da un terrore senza fondo. (Søren Kierkegaard)
  • Quando la vita biografica sia impedita da una malattia tormentosa, inguaribile e ingravescente (come nel caso di Welby) o da un’irreversibile perdita di coscienza (come nel caso di Eluana), la vita biologica può essere interrotta da una pietas che è il rispetto dell’altrui identità ed è l’unica manifestazione autentica della «proprietà riflessiva» dell’amore che lega chi vive a chi muore. (Giorgio Cosmacini)
  • Quando Morte tra noi disciolse il nodo, | che prima avvinse il Ciel, Natura e Amore, | tolse agli occhi l’ oggetto, il cibo al core, | l’alme congiunse in più congiunto modo. (Vittoria Colonna)
  • Quando pensi alla persona morta, con la quale hai vissuto per anni, i tuoi pensieri non devono essere rivolti soltanto al passato. Chiedi anche alla persona defunta che cosa vorrebbe dirti oggi, pregala di indirizzarti verso ciò che è veramente importante per la tua vita. (Anselm Grün)
  • Se, come ci assicurano, è prevista la vita eterna, perché deve esserci la morte? (Nando Tonon)
  • Secondo alcuni la morte è un fenomeno naturale, come il vento e le stelle. Altri ritengono che dipenda da un dio, se non addirittura da più dei. Ma qualunque sia la nostra convinzione, quello che succede quando finisce la vita è un mistero su cui l’uomo si interroga da migliaia di anni. (Eirik Newth)
  • Se improvvisa, la visita del Cupo Mietitore non può essere sgradita. (Fausto Cercignani)
  • Se la morte è il fine necessario della vita, tutta la saggezza consiste nell’affrettarne il conseguimento. (Federico De Roberto)
  • Se la morte non fosse una forma di soluzione, i viventi avrebbero già trovato un modo qualsiasi di aggirarla. (Emil Cioran)
  • Se muore lei, per me tutta questa messa in scena del mondo che gira, possono anche smontare, portare via, schiodare tutto, arrotolare tutto il cielo e caricarlo su un camion col rimorchio, possiamo spengere questa luce bellissima del sole che mi piace tanto… ma tanto… lo sai perché mi piace tanto? Perché mi piace lei illuminata dalla luce del sole, tanto… portar via tutto questo tappeto, queste colonne, questo palazzo… la sabbia, il vento, le rane, i cocomeri maturi, la grandine, le 7 del pomeriggio, maggio, giugno, luglio, il basilico, le api, il mare, le zucchine… le zucchine… (La tigre e la neve)
  • Semplicemente per confortare chi prova spavento della morte, Gesù ha esternato la propria paura, perché ognuno sapesse che tale paura non lo induce in peccato, purché egli tenga duro. (Efrem il Siro)

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Il prigioniero (serie televisiva)

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Il prigioniero
Pr 05.jpg

Una scena del quinto episodio, Il sosia

Titolo originale The Prisoner
Paese Regno Unito
Anno 19671968
Formato serie TV
Genere fantascienza
Stagioni 1
Episodi 17
Durata 50 min (episodio)
Lingua originale inglese
Rapporto 4:3
Crediti
Ideatore Patrick McGoohan
George Markstein
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi
Produttore Patrick McGoohan
Prima visione
Prima TV originale
Dal 1º ottobre 1967
Al 4 febbraio 1968
Rete televisiva ITV
Prima TV in italiano
Dall’ 11 gennaio 1974
All’ 11 marzo 1981
Rete televisiva Rai 2

Placca commemorativa della serie a Portmeirion

Il prigioniero è una serie televisivabritannica del 1967 di genere fantascientifico (più precisamente fantapolitico), interpretata da Patrick McGoohan, creata dallo stesso McGoohan e George Markstein. McGoohan inoltre ha scritto e diretto parecchi episodi, spesso sotto uno pseudonimo.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio principale è un ex-agente segreto del governo britannico, che immediatamente dopo le sue dimissioni viene imprigionato in un piccolo villaggio con abitazioni e monumenti in stile mediterraneo, situato in una località sconosciuta, dove «con le buone o con le cattive» i capi del Villaggio cercheranno di carpirgli le ragioni delle sue dimissioni. Il protagonista si ritrova quindi privato dei più elementari diritti, persino del nome, visto che tutti si rivolgono a lui chiamandolo Numero 6(spettatore compreso, dato che il vero nome del protagonista non viene mai rivelato). Per tutta la durata della serie, Numero 6 si ribella ai tentativi dei suoi rapitori di piegare la sua volontà, e tenta con tenacia sia la fuga, sia d’infrangere i segreti che lo circondano. In particolare, cercherà di scoprire l’identità del misterioso Numero 1, dal quale i capi del Villaggio (i Numero 2, che cambiano in ogni episodio) prendono ordini.

Popolarità della serie[modifica | modifica wikitesto]

Con i suoi messaggi e temi di controcultura tipici degli anni sessanta, il programma ha avuto un effetto ampio sulla televisione di genere fantascientifico e sulla cultura popolare in genere. Nel 2002 la serie ha vinto il Prometheus Award. Nel 2005 i lettori della rivista SFX hanno posizionato la serie al quinto posto in un sondaggio sui programmi televisivi del genere fantastico. Più tardi nello stesso anno, fu rivelato che la casa di produzione dello show, Granada Productions, stava programmando un remakedella serie originale per l’emittente Sky One.

Il telespettatore segue gran parte della storia dal punto di vista del protagonista che è all’oscuro di tutto. La gente, incuriosita dall’alone di mistero del telefilm, dopo le prime puntate cominciò a seguire la serie in un modo compulsivo. Ma l’episodio finale causò così tanta confusione che il network televisivo fu sommerso da proteste telefoniche; McGoohan fu persino seguito fino alla propria abitazione da spettatori delusi che chiedevano spiegazioni. Come disse in seguito lo stesso McGoohan «… Ci fu quasi una rivolta, stavo per essere linciato. Mi sono dovuto nascondere tra le montagne per due settimane, veramente!»

Format della serie[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche dominanti della serie sono le trame surreali e innovative, ed i temi di forte impatto sociale, fino ad allora mai proposte in un prodotto seriale, come l’ipnosi, l’uso di droghe allucinogene, il furto d’identità, il controllo della mente e la manipolazione dei sogni.

La serie è composta di 17 episodi, ma questo numero fu un compromesso fra il progetto originale di McGoohan, una miniserie di 7 puntate, e le richieste della rete, che desiderava una stagione completa di 26 episodi.

C’è tuttora un dibattito in atto che contrappone chi sostiene che la serie si concluse per mutuo accordo e chi invece sostiene per annullamento della serie stessa. Secondo il libro The Prisoner: the official companion to the classic TV series scritto da Robert Fairclough, la serie effettivamente fu annullata, obbligando McGoohan a scrivere l’episodio finale, Evasione, in pochi giorni.

La sequenza d’apertura e di chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

La lunga sequenza d’apertura[1] mostra la storia del protagonista prima del suo arrivo al Villaggio. Tuttavia questa non è presente in tutti gli episodi. Inizia con un’inquadratura di un cielo sereno e il suono, incongruo, di un tuono, dopo il quale parte il tema musicale. L’inquadratura si abbassa per mostrare il protagonista alla guida della sua automobile, una Lotus Seven.[2] Il protagonista si dirige con passo deciso dentro un ufficio, dove ha un acceso diverbio con quello che è, evidentemente, un suo superiore. Nella versione originale la scena è muta e lascia che sia lo spettatore a capire in base alle immagini che il Numero 6 sta rassegnando le sue dimissioni, gettando con veemenza sul tavolo una lettera con scritto su “Private – Personal By Hands”. Alcune volte il doppiaggio italiano invece inserisce una voce fuori campo e delle battute che rendono esplicito il senso della scena. La sequenza si sposta ad un enorme archivio, dove un braccio automatico classifica la scheda del protagonista fra quelle dei dimissionari.

Il protagonista torna quindi a casa,[3] senza notare il carro funebre che lo ha seguito nel tragitto e che parcheggia dietro di lui. Mentre inizia a imballare in fretta le cose in suo possesso, comprese le fotografie di una spiaggia tropicale dalla sabbia bianca (indizio che fa intuire una fuga premeditata), un uomo vestito da becchino esce dal carro funebre e si avvicina alla porta di ingresso. Un gas bianco inonda la stanza attraverso il buco della serratura; Numero 6 capisce che lo stanno narcotizzando, ma prima di poter reagire si accascia a terra, privo di sensi.

Quando il protagonista si risveglia, si trova in una fedelissima riproduzione della sua stanza, ma quando apre la finestra per capire dove si trova, quello che vede è un anomalo villaggio, con abitazioni in stile mediterraneo, la cui popolazione veste colori sgargianti e va in giro con ombrelli multicolore. Segue un montaggio di scene in cui si vede il Numero 6 scappare dal Villaggio, una sfera bianca (il Rover) che lo insegue, e infine il capo del Villaggio, il Numero 2. Mentre scorrono queste immagini, sentiamo il seguente scambio di battute, qui riportato sia in inglese che in italiano:

Inglese
  • Number 6: Where am I?
  • Number 2: In the Village.
  • Number 6: What do you want?
  • Number 2: Information.
  • Number 6: Whose side are you on?
  • Number 2: That would be telling. We want information. Information. Information.
  • Number 6: You won’t get it.
  • Number 2: By hook or by crook, we will.
  • Number 6: Who are you?
  • Number 2: The new Number 2.
  • Number 6: Who is Number 1?
  • Number 2: You are Number 6.
  • Number 6: I am not a number – I am a free man!
  • Number 2(Laughter)
Italiano
  • Numero 6: Dove sono?
  • Numero 2: Nel Villaggio.
  • Numero 6: Cosa volete?
  • Numero 2: Informazioni.
  • Numero 6: Da che parte state?
  • Numero 2: Non posso dirlo. Vogliamo informazioni. Informazioni. Informazioni.
  • Numero 6: Non ne avrete!
  • Numero 2: Le avremo, con le buone o con le cattive.
  • Numero 6: Chi è lei?
  • Numero 2: Il nuovo Numero 2.
  • Numero 6: Chi è il Numero 1?
  • Numero 2: Lei è il Numero 6.
  • Numero 6: Io non sono un numero! Sono un uomo libero!
  • Numero 2(Risate di scherno)

In alcuni casi, la voce del Numero 2 corrisponde a quella dell’attore che lo interpreta in quel particolare episodio, mentre altre volte viene usata una voce diversa, nonostante alla fine della sigla venga mostrata ugualmente l’immagine dell’attore che interpreta il ruolo.

In un paio di casi, è mostrata un’immagine del Rover anziché del Numero 2 per lasciare come elemento di sorpresa la vera identità del personaggio.

Un paio di introduzioni inoltre differiscono dalle altre in quanto il Numero 2 dice: «Sono il Numero 2», come nel caso di Dormire, forse sognare, in cui Colin Gordon interpreta il Numero 2 per la seconda volta e quindi non era il nuovo Numero 2.

Conclusione[modifica | modifica wikitesto]

In chiusura di ogni episodio, compare un’immagine della faccia di Numero 6 sovraimpressa al Villaggio. La faccia si avvicina rapidamente ingrandendosi, ma all’ultimo momento un cancello si chiude e la faccia viene bloccata dietro le sbarre. Secondo il libro The Prisoner: The Complete Scripts Volume 1, questa sequenza è tutto ciò che rimane di una prima versione dei titoli di testa, poi scartata.

I titoli di coda[modifica | modifica wikitesto]

I crediti finali compaiono su un disegno di un biciclo, il simbolo del Villaggio, che si compone a poco a poco. Una volta che i titoli sono terminati e il biciclo è completo, si vede una scena in cui il Rover dapprima sale nell’acqua e emerge dalla superficie, poi si allontana rotolando.

Nella prima versione realizzata dei titoli di coda (vista in una versione alternativa dell’episodio I rintocchi del Big Ben), non appare il Rover. Al suo posto, vediamo scomparire il disegno del biciclo lasciandone in vista solo le ruote, che incominciano a ruotare sempre più velocemente, trasformandosi nella Terra (quella piccola) e nell’Universo (quella grande). La telecamera poi ingrandisce sulla Terra, che esplode mostrando la scritta “POP”, un acronimo che significa Protect Other People(“Proteggete altre persone”) e che è un riferimento all’episodio Le sette età dell’uomo, ed anche alla canzone Pop Goes the Weasel, usata occasionalmente nella colonna sonora.

Il Villaggio[modifica | modifica wikitesto]

Vista del Villaggio

Il Villaggio appare come un mondo fuori dal tempo, le cui case, sgargianti e colorate, basate sullo stile neopalladiano, gli conferiscono un aspetto surreale. Gli abitanti vestono con abiti molto colorati, compresi cappelli molto appariscenti. Molti di loro utilizzano un ombrello, ma solo per ripararsi dal sole: nel villaggio infatti non piove mai (la filodiffusione ripete continuamente che “oggi sarà un’altra giornata di sole”). Nella serie si vedrà solo una volta la pioggia, ma questa cade di sera, quando nessun abitante è in giro: nel Villaggio vige infatti il coprifuoco. Per garantire che il Numero 6 (e, si presume, tutti gli altri abitanti) adegui agli orari del villaggio i suoi ritmi di sonno e veglia, gli vengono somministrati farmaci nelle bevande che le cameriere gli portano in camera.

La casa del Numero 6, pur avendo una diversa collocazione delle stanze (di fatto è un monolocale molto grande) riproduce fedelmente la sua abitazione di Londra. La porta della casa del Numero 6 non ha serratura e si apre automaticamente al passaggio: nonostante nel Villaggio non si temano furti o crimini, questo contribuisce all’annullamento dell’individualità del personaggio, dato che nemmeno in casa sua è libero. Spesso, infatti, il Numero 2 o le cameriere che puntualmente vanno a riordinargli la stanza piombano in casa sua, mentre altre volte lo stesso Numero 6 arriva in casa trovandola già occupata.

La posizione geografica del Villaggio non è ben chiara. Per tutta la serie, nel Villaggio non vi è alcun indizio che possa far capire dove si trovi (nell’emporio viene venduta una cartina geografica estremamente semplificata, che indica il mare e le montagne che lo circondano) e, ovviamente, nessuno degli altri abitanti è in grado di rivelarglielo. Nell’episodio I rintocchi del Big Ben, il Prigioniero veniva convinto dalla donna con la quale tentava la fuga che la posizione del villaggio fosse sulla costa baltica della Lituania, a circa 50 chilometri dal confine con la Polonia, ma in questo caso si trattava di un inganno ai danni del Numero 6.

Nell’episodio Ritorno a casa, dalla ricostruzione del viaggio via mare fatto dal Numero 6 per tornare a Londra, la posizione del villaggio è individuata in un’isola vicino “al litorale del Marocco, a sud-ovest del Portogallo e della Spagna“: in effetti, durante una ricognizione aerea, viene avvistato il Villaggio: sarà proprio quel volo a ricondurre il Numero 6 nella sua prigione. L’episodio sembra quindi dare una precisa collocazione geografica al villaggio, ma anche questa certezza è destinata a crollare negli episodi successivi.

L’episodio finale, Evasione, mostra, partendo dal Villaggio, che Londra può essere raggiunta guidando un camion: nell’episodio, infatti, non ci sono indizi di una traversata in traghetto e l’Eurotunnel tra Francia e Inghilterra era ancora ben lontano dall’essere costruito. Pertanto, anche se non viene spiegato quanto duri il viaggio di ritorno, il Villaggio dovrebbe comunque trovarsi in Inghilterra, a dispetto di quello che si era visto in Ritorno a casa. Questo però non va considerato come un errore della sceneggiatura: è impossibile che McGoohan, che aveva pianificato con estrema cura la serie, potesse essere incappato in una contraddizione così evidente riguardo ad uno degli interrogativi che, fin dal primo episodio, circondano il protagonista. In realtà, la natura estremamente allegorica degli ultimi due episodi disorienta pesantemente lo spettatore, trasformando il telefilm in una specie di visione onirica, carica di simbolismi e significati secondari. Lo spettatore si accorge che l’unica certezza che credeva di possedere (la collocazione geografica del villaggio) a questo punto, non ha praticamente più importanza: mentre prima per il Numero 6 (e per lo spettatore che si identificava con lui) era importante capire dove fosse il Villaggio, ora diventa primario capire cosafosse, per sapere come poterne fuggire. Ed ecco che a questo punto, quando Numero 6 ha capito come poter scappare dal Villaggio, questo può anche trovarsi a pochi chilometri da Londra, separato dal resto del mondo attraverso un semplice tunnel chiuso da un cancello, facilmente superabile: non erano la distanza geografica o gli ostacoli naturali a tener prigioniero il Numero 6, ma l’organizzazione socio-politica del Villaggio, che lui ha saputo distruggere dall’interno. La serie si basa sul concetto che il Villaggio possa essere ovunque, compresa la stessa città in cui si vive: quando il maggiordomo entra nella casa londinese del Numero 6, si può notare che anche la porta si apre e si chiude automaticamente, come se la stessa Londra fosse un altro Villaggio. E la serie si conclude con la stessa identica scena con cui era iniziata.

Una bicicletta penny-farthing

Il Villaggio ha un quotidiano denominato Tally Ho, ed il logo che lo contraddistingue è una bicicletta penny-farthing. Tale bicicletta, secondo l’intenzione di McGoohan, simboleggia la contraddizione e la pericolosità della tecnologia. Infatti quel modello di bicicletta, oltre a risultare molto antiquato, rispetto alla tecnologia del villaggio, è anche molto pericoloso, rispetto ai modelli successivi. Gli spostamenti veloci sono garantiti da alcuni piccoli taxi scoperti che scorrazzano per il Villaggio.[4]

Le Unità Lavoro, o più semplicemente i creditisono la valuta in vigore nelle mercerie del Villaggio, e il loro utilizzo è tenuto sotto controllo grazie a una carta di credito perforata: non viene spiegato in che modo gli abitanti ottengano questi crediti, dato che non vediamo quasi mai nessuno lavorare.

In tutto il Villaggio, la musica viene tenuta come sottofondo, e quasi sempre c’è un’alternanza tra eccitanti marcette militari e ballate, periodicamente interrotte da annunci pubblici. I mezzi e le scritte all’interno del Villaggio comprendono costantemente i temi del villaggio vacanze e della navigazione.

Il vero Villaggio[modifica | modifica wikitesto]

Le scene in esterni del Villaggio sono state filmate a Portmeirion, una stazione turistica vicino a Penrhyndeudraeth in Galles, le altre negli studi MGM di Borehamwood, in Inghilterra. Il nome dell'”Hotel Portmeirion” viene presentato ufficialmente, con tanto di collocazione geografica, soltanto nei titoli di testa dell’ultimo episodio: questo infatti era stata la volontà del suo ideatore, sir Clough Williams-Ellis, come condizione per acconsentire all’uso dell’hotel per le riprese della serie, probabilmente temendo che il successo della serie causasse un afflusso eccessivo di turisti. Tuttavia il nome di Portmeirion compare nell’episodio Una mente per due corpi: è infatti il nome della città in cui abita lo scienziato di cui il Numero 6 è alla ricerca e il suo nome è leggibile su una busta.

Gli abitanti[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante lo spettatore sia portato a pensare che il Villaggio sia una sorta di prigione per ex agenti segreti, è abitato da uomini e donne di tutte le età: giovani, persone mature e anziani. Molti di loro sono in realtà dei controllori, che spiano gli altri abitanti per riferire al Numero 2 ogni comportamento sospetto. Durante la visione della serie è praticamente impossibile, per lo spettatore, distinguere i guardiani dai reali reclusi: solo in pochi casi si riesce a capire se il personaggio in questione voglia veramente aiutare il Numero 6 per tentare la fuga.

Nel Villaggio, comprensibilmente, non compaiono bambini. Tuttavia nell’episodio La figlia dello scienziato pazzo, in cui si vede Numero 6 raccontare una favola a dei bambini: in realtà la favola era uno stratagemma del Numero 2, nella speranza che il Numero 6 svelasse qualcosa del suo passato attraverso la storia.

La sicurezza nel Villaggio[modifica | modifica wikitesto]

Gli ospiti del Villaggio sono tutti ex appartenenti a organizzazioni segrete, e per questo i loro movimenti sono costantemente controllati, per evitare qualsiasi tentativo di fuga. Capo della sicurezza è il Numero 2, la cui identità cambia in genere in ogni episodio (tranne il caso dei personaggi interpretati da Leo McKern e Colin Gordon, rispettivamente apparsi in tre e due episodi). Oltre che occuparsi del controllo della sicurezza dell’isola, il compito dei Numero 2 è cercare di estorcere al Numero 6 i motivi che lo hanno condotto a dare le dimissioni, utilizzando qualsiasi sistema, fino ad arrivare alla tortura fisica e psicologica, in genere attraverso strani macchinari dall’aspetto fantascientifico.

Il controllo della sicurezza nel Villaggio viene esercitato in un centro sotterraneo, dove agli ordini di un capo controllore vari addetti osservano su dei monitor le immagini trasmesse dalle molteplici telecamere dislocate su tutta l’isola, anche all’interno di finte statue e di vari oggetti di arredamento delle stanze degli ospiti dell’isola, registrando tutte le conversazioni captate da microfoni nascosti ovunque. Al centro della stanza di controllo, una strana struttura basculante che si muove di continuo ospita le postazioni di due ulteriori controllori, che osservano monitor che trasmettono immagini dalle zone più lontane e meno sorvegliate dell’isola.

Oltre alla sicurezza passiva, dal centro di controllo vengono attivati anche i Rover, grandi palloni, in grado di seguire i movimenti di eventuali fuggiaschi, e di bloccarli “ingoiandoli” al loro interno, fino a causarne lo svenimento, e in alcuni casi la morte. L’idea originale prevedeva l’uso di un mezzo meccanico che si muovesse sull’acqua, ma poco prima di iniziare le riprese questo affondò e pertanto fu necessario trovare velocemente un rimpiazzo: la leggenda vuole che in quel momento qualcuno vide passare nel cielo un pallone sonda, da cui fu tratta l’idea del Rover, che venivano riempiti d’acqua o d’aria, a seconda della consistenza che si voleva dare all’oggetto di volta in volta. Il Rover sembra avere una coscienza propria e sa esattamente quale persona colpire, tuttavia, al suo passaggio, le persone si immobilizzano, come se temessero di venire inglobate per errore: il motivo, in realtà, è un altro. Questi palloni erano molto difficili da manovrare e nelle scene a campo largo era praticamente impossibile far sì che il Rover percorresse la traiettoria fino ad punto prestabilito (che poteva essere la persona da catturare, oppure una semplice strada): per questo le riprese venivano effettuate al contrario, facendolo partire dal punto desiderato e lasciandolo andare. Questo spiega perché le persone, al passaggio del Rover, restano immobili.

lA PRIMAVERA

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Primavera

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Un campo di fiori durante la stagione primaverile.

La primavera è una delle quattro stagioni in cui è diviso l’anno. È posta tra l’inverno e l’estate.[1]

Durata[modifica | modifica wikitesto]

Nell’emisfero boreale, l’inizio della primavera è individuato al 21 marzo: in tale data, si verifica l’equinozio.[2][3][4] La fine della stagione è invece calendarizzata al 21 giugno, data del solstizio estivo.[5] L’inizio e la fine della primavera sono dettati dai movimenti del Sole, che nelle date indicate rispettivamente entra nel segno dell’Ariete ed esce da quello dei Gemelli: l’altro segno della stagione è il Toro.[6]

Nell’emisfero australe, si definisce «primavera» il periodo dal 23 settembre al 21 dicembre: durante tale lasso di tempo, nella parte opposta del globo è in corso l’autunno.[7]

In senso meteorologico, la stagione va dal 1º marzo al 31 maggio.[8]

La stagione[modifica | modifica wikitesto]

Un paesaggio in occasione dell’equinozio primaverile.

Il primo giorno della stagione vede, al pari del corrispettivo autunnale, l’eguale durata delle ore di luce e buio.[9] Altro evento correlato alla primavera è il passaggio all’ora legale, che si verifica a fine marzo.[10][11][12]

Elementi che caratterizzano la stagione sono la rinascita dei campi e delle piante.[13][14]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

«Rompendo il sole tra i nuvoli bianchi a l’azzurro
sorride e chiama — O primavera, vieni! —»
(Giosuè CarducciOdi Barbare, Libro II, Vere novo)

Le posizioni del Sole e della Terra nel corso delle stagioni.

L’immaginario collettivo inquadra la primavera come la stagione della rinascita, dopo il letargo rappresentato dall’inverno.[15] Il suo aspetto richiama colori caldi, che suonano come un preludio all’estate.[16] Il termine viene inoltre usato a livello sportivo, per indicare squadre giovanili i cui atleti non superino – di norma – i 20 anni.[17]Una serie di ricerche condotte in America è giunta alla conclusione che per le nascite in primavera c’è un maggior benessere psicologico[18], ma anche il rischio di un parto prematuro.[19]

In Italia le feste principali della stagione primaverile sono:

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine viene dal latino «vēr»,[25] a sua volta derivato dal sanscrito «vas», cioè «splendere».[26]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Sicilia

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Sicilia
regione a statuto speciale
Regione Siciliana
Sicilia – Stemma Sicilia – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Sicilia – Veduta

Palazzo dei Normanni, a Palermo, sede dell’Assemblea regionale siciliana

Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo Palermo-Stemma uff.png Palermo
Presidente Nello Musumeci(DiventeràBellissima) dal 18-11-2017
Data di istituzione 15 maggio 1946
Territorio
Coordinate
del capoluogo
37°35′59.85″N14°00′55.36″ECoordinate37°35′59.85″N 14°00′55.36″E (Mappa)
Altitudine massima: 3 340 m s,l,m,
media: 391 m s,l,m,[1]
minima: 0 m s.l.m.
Superficie 25 832,39[2] km²
Abitanti 5 004 140[3] (31-10-2018)
Densità 193,72 ab./km²
Province 6 liberi consorzi comunali e 3 città metropolitane
Comuni 390
Regioni confinanti nessuna (regione insulare)
Altre informazioni
Lingue italianosiciliano (anche gallo-italico[4]arbëreshe[5]neogreco[6])
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-82
Codice ISTAT 19
Nome abitanti siciliani
Patrono Vergine Maria Odigitria e Immacolata (patrona principale della Sicilia)[7][8]
San Francesco di Paola(vice patrono in perpetuo della Sicilia)[9]
PIL (PPA) 86.998[10] mln 
PIL procapite (PPA) 17.200 [11]
Rappresentanza parlamentare 52 deputati
25 senatori
Inno Madreterra[12]
Cartografia
Sicilia – Localizzazione
Sicilia – Mappa

Carta della regione con le sue province

Sito istituzionale

La Sicilia (AFI/siˈʧilja/[13]Sicìlia in siciliano[14]Səcəlia in gallo-italicoSiçillja in arbëresh[15]Σικελία in greco), ufficialmente denominata Regione Siciliana, è una regione autonoma a statuto speciale di 5 004 140 abitanti[3], con capoluogo Palermo.

Il territorio della regione è costituito quasi interamente dall’isola omonima, la più grande isola dell’Italia e del Mediterraneo, nonché la 45ª isola più estesa nel mondo. La parte rimanente è costituita dagli arcipelaghi delle Eolie, delle Egadi e delle Pelagie e dalle isole di Ustica e Pantelleria. È la regione più estesa d’Italia[16] e il suo territorio è ripartito in 390 comuni a loro volta costituiti in tre città metropolitane(PalermoCatania e Messina) e sei liberi Consorzi comunali. È la quarta regione per popolazione (dopo LombardiaLazioCampania). È bagnata a nord dal Mar Tirreno, a ovest dal Canale di Sicilia, a sud-ovest dal Mar di Sicilia, a sud-est dal canale di Malta, a est dal Mar Ionio e a nord-est dallo stretto di Messina che la separa dalla Calabria.

Le più antiche tracce umane nell’isola risalgono al 12.000 a.C. circa. In era protostorica fiorirono culture dette di Thapsos, di Castelluccio, di Stentinello. Popoli provenienti dal continente vi s’insediarono successivamente: tra essi i Sicani, i Siculi e gli Elimi. L’VIII secolo a.C. vide la Sicilia colonizzata dai Fenicie soprattutto dai Greci e nei successivi 600 anni divenire campo di battaglia delle guerre greco-puniche e romano-puniche. L’isola venne così assoggettata dai Romani e fu parte dell’impero fino alla sua caduta nel V secolo d.C..

Fu quindi terra di conquista e, durante l’Alto Medioevo, conquistata da Vandali, dagli Ostrogoti, dai Bizantini, dagli Arabie dai Normanni con questi ultimi che fondarono il Regno di Sicilia. I Normanni furono l’unico popolo nordico (germani settentrionali) a conquistare e fondare uno stato nordico in Europa meridionale, il Regno di Sicilia, che durò dal 1130 al 1816; fu conquistato dagli Angioini e con la rivolta del vespro passò agli Aragonesi. L’isola poi divenne un vicereame di Spagna, passò brevemente ai Savoia e all’Austria e, infine, nel XVIII secolo, ai Borbone, sotto i quali, unito il regno di Sicilia al regno di Napoli, sorse nel 1816 il Regno delle Due Sicilie. La Sicilia fu unita allo Stato italiano nel 1860 con un plebiscito[17], in seguito alla spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi durante il Risorgimento. A partire dal 1946 la Sicilia, è divenuta regione autonoma, e dal 1947 ha nuovamente un proprio parlamento, l’Assemblea regionale siciliana o ARS, istituita ancor prima della nascita della Repubblica italiana.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Sicilia e Isola di Sicilia.

Immagine satellitare dell’isola

Grafico con le altimetrie della Sicilia

La Sicilia è l’isola più grande del mar Mediterraneo. Si affaccia a nord sul mar Tirreno, a nord-est è divisa dalla penisola dallo stretto di Messina ed è bagnata a est dal mar Ionio, a sud-ovest è divisa dall’Africa dal canale di Sicilia. L’isola ha una forma che ricorda approssimativamente quella di un triangolo i cui vertici sono:

Capo Peloro, inoltre, rappresenta l’estremità orientale della regione; le isole di StrombolicchioPantelleria e Lampedusa, invece, rappresentano rispettivamente le estremità settentrionale, occidentale e meridionale.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Eruzione dello Stromboli.

La Sicilia appartiene in parte alla placca sicula-iblea[18], a sua volta appartenente in gran parte alla placca africana[19] e alla placca euroasiatica per una piccola area nord-orientale. Lo scorrimento della placca africana che per subduzione si immerge sotto quella euroasiatica ha determinato la creazione dei rilievi montuosi della regione, nonché la presenza di frequenti attività sismiche sia di origine tettonica sia vulcanica.

Tra 5,96 e 5,3 milioni di anni, durante il Messiniano (ultima fase del periodo Miocene), il Mediterraneo rimase isolato dall’oceano Atlantico probabilmente a causa di un aumento dell’attività tettonica. Ciò portò alla crisi di salinità: il mar Mediterraneo incominciò a evaporare più velocemente e la concentrazione del sale aumentò. Carbonati e solfati vennero depositati in grandi quantità sui fondali e ne è rimasta traccia a lungo nelle miniere di salgemma e gesso che si possono trovare tuttora nelle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna[20].

Un fenomeno geologico peculiare è il vulcanesimo sedimentario, riscontrabile nei siti delle macalube di Aragona, in provincia di Agrigento, e delle maccalube di Terrapelata, a Caltanissetta. Questo raro fenomeno rende l’area interessata brulla, di colore biancastro e popolata da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto a una certa pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi e acqua, che danno luogo a un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile a un cratere vulcanico. Il fenomeno assume talora carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas e acqua scagliato a notevole altezza.[21]

Vulcani[modifica | modifica wikitesto]

La Valle del Bove, monte Etna

La regione e le isole circostanti sono interessate da un’intensa attività vulcanica. I vulcani più importanti sono: EtnaStromboli e Vulcano. Essi hanno la singolarità di appartenere a tre tipologie differenti: eruzioni di lave basaltiche intervallate a periodi di calma il primo; eruzioni continue, e fontane di lava, il secondo, le cui caratteristiche sono state prese come modello tipologico dagli scienziati del settore, che hanno coniato il termine Tipo stromboliano per designare le attività similari dei vulcani terrestri; infine di tipo esplosivo o pliniano il terzo, caratterizzato da lunghi periodi di apparente calma ed eruzioni violente.

Infine si ricorda l’attività eruttiva che nell’Ottocento, nella zona del canale di Sicilia oggi denominata banco di Graham, ha portato alla nascita dell’effimera isola Ferdinandea.

Isole minori[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Isole della Sicilia.

Tipica via dell’isola di Panarea, con abitazioni in stile mediterraneo

La Sicilia è una regione totalmente insulare: è costituita, oltre che dall’isola principale, da un insieme di arcipelaghi e di isole minori che formano circa l’1,11% di tutta la superficie regionale (circa 285,4 km² su 25.711 km² totali). Compresa l’isola di Sicilia, vi sono 19 isole abitate (33.172 abitanti nelle sole isole minori)[22].

I principali gruppi di isole del grande arcipelago della Sicilia sono le Eolie, le Egadie le Pelagie; le isole dello Stagnone e le isole Ciclopi, invece, costituiscono due piccoli arcipelaghi rispettivamente a ovest e a est dell’isola siciliana, di fronte le coste di Marsala, nel trapanese, e di Aci Trezza, nel catanese.

Ustica e Pantelleria, nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia, formano due distinti comuni delle province di Palermo e Trapani. I centri storici di Siracusa e Augusta, nel siracusano, sono situati su due isole collegate alla terraferma.

Sono collegate all’arcipelago siciliano, da un punto di vista prettamente geografico, anche le isole Calipsee, formanti la Repubblica di Malta; al contrario, due delle Pelagie(Lampedusa e Lampione) rappresentano un territorio periferico della Repubblica Italiana, trovandosi, geograficamente, nel continente africano.

Rilievi montuosi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Appennino siculo.

I gruppi montuosi in Sicilia.

La Sicilia è una regione prevalentemente collinare (per il 61,4% del territorio), mentre per il 24,5% è montuosa e per il restante 14,1% è pianeggiante (la pianura più grande è quella di Catania). Il rilievo è vario e, mentre nella Sicilia orientale si può riconoscere nell’Appennino siculo l’ideale continuazione dell’Appennino calabro, la Sicilia centrale e occidentale ospita massicci isolati. Si trova nelle Madonie la seconda vetta più alta dell’isola: il pizzo Carbonara (1979 metri).

Al centro della Sicilia vi sono i Monti Erei su cui si trova, a 948 metri di altezza, la città di Enna; mentre nella fascia sud-orientale tra la provincia ragusana e quella siracusana troviamo i monti Iblei la cui cima più alta, il monte Lauro, arriva a un’altezza di 986 m. A ovest sorgono altri monti dall’altezza variabile, come i Sicani, la cui cima più alta è il monte Cammarata (1578 metri), e i monti che circondano la Conca d’Oro, la pianura dove, affacciata sul mare, si estende Palermo, città capoluogo di questa regione.

Rocca Novara detta anche Rocca Salvatesta, monti Peloritani.

A est si erge, visibile dallo Stretto di Messina, nonché dalla cima calabrese dell’Aspromonte, la cima innevata dell’Etna, alto 3.343 metri. Con le sue frequenti eruzioni, l’Etna ha ricoperto il territorio circostante della sua lava nera. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, la vicina piana di Catania non è di origine vulcanica, bensì di origine alluvionale, essendo stata creata dai detriti trasportati nei secoli dai fiumi Dittaino, Gornalunga, Simeto e San Leonardo.

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Sicilia

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Sicilia
regione a statuto speciale
Regione Siciliana
Sicilia – Stemma Sicilia – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Sicilia – Veduta

Palazzo dei Normanni, a Palermo, sede dell’Assemblea regionale siciliana

Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo Palermo-Stemma uff.png Palermo
Presidente Nello Musumeci(DiventeràBellissima) dal 18-11-2017
Data di istituzione 15 maggio 1946
Territorio
Coordinate
del capoluogo
37°35′59.85″N14°00′55.36″ECoordinate37°35′59.85″N 14°00′55.36″E (Mappa)
Altitudine massima: 3 340 m s,l,m,
media: 391 m s,l,m,[1]
minima: 0 m s.l.m.
Superficie 25 832,39[2] km²
Abitanti 5 004 140[3] (31-10-2018)
Densità 193,72 ab./km²
Province 6 liberi consorzi comunali e 3 città metropolitane
Comuni 390
Regioni confinanti nessuna (regione insulare)
Altre informazioni
Lingue italianosiciliano (anche gallo-italico[4]arbëreshe[5]neogreco[6])
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-82
Codice ISTAT 19
Nome abitanti siciliani
Patrono Vergine Maria Odigitria e Immacolata (patrona principale della Sicilia)[7][8]
San Francesco di Paola(vice patrono in perpetuo della Sicilia)[9]
PIL (PPA) 86.998[10] mln 
PIL procapite (PPA) 17.200 [11]
Rappresentanza parlamentare 52 deputati
25 senatori
Inno Madreterra[12]
Cartografia
Sicilia – Localizzazione
Sicilia – Mappa

Carta della regione con le sue province

Sito istituzionale

La Sicilia (AFI/siˈʧilja/[13]Sicìlia in siciliano[14]Səcəlia in gallo-italicoSiçillja in arbëresh[15]Σικελία in greco), ufficialmente denominata Regione Siciliana, è una regione autonoma a statuto speciale di 5 004 140 abitanti[3], con capoluogo Palermo.

Il territorio della regione è costituito quasi interamente dall’isola omonima, la più grande isola dell’Italia e del Mediterraneo, nonché la 45ª isola più estesa nel mondo. La parte rimanente è costituita dagli arcipelaghi delle Eolie, delle Egadi e delle Pelagie e dalle isole di Ustica e Pantelleria. È la regione più estesa d’Italia[16] e il suo territorio è ripartito in 390 comuni a loro volta costituiti in tre città metropolitane(PalermoCatania e Messina) e sei liberi Consorzi comunali. È la quarta regione per popolazione (dopo LombardiaLazioCampania). È bagnata a nord dal Mar Tirreno, a ovest dal Canale di Sicilia, a sud-ovest dal Mar di Sicilia, a sud-est dal canale di Malta, a est dal Mar Ionio e a nord-est dallo stretto di Messina che la separa dalla Calabria.

Le più antiche tracce umane nell’isola risalgono al 12.000 a.C. circa. In era protostorica fiorirono culture dette di Thapsos, di Castelluccio, di Stentinello. Popoli provenienti dal continente vi s’insediarono successivamente: tra essi i Sicani, i Siculi e gli Elimi. L’VIII secolo a.C. vide la Sicilia colonizzata dai Fenicie soprattutto dai Greci e nei successivi 600 anni divenire campo di battaglia delle guerre greco-puniche e romano-puniche. L’isola venne così assoggettata dai Romani e fu parte dell’impero fino alla sua caduta nel V secolo d.C..

Fu quindi terra di conquista e, durante l’Alto Medioevo, conquistata da Vandali, dagli Ostrogoti, dai Bizantini, dagli Arabie dai Normanni con questi ultimi che fondarono il Regno di Sicilia. I Normanni furono l’unico popolo nordico (germani settentrionali) a conquistare e fondare uno stato nordico in Europa meridionale, il Regno di Sicilia, che durò dal 1130 al 1816; fu conquistato dagli Angioini e con la rivolta del vespro passò agli Aragonesi. L’isola poi divenne un vicereame di Spagna, passò brevemente ai Savoia e all’Austria e, infine, nel XVIII secolo, ai Borbone, sotto i quali, unito il regno di Sicilia al regno di Napoli, sorse nel 1816 il Regno delle Due Sicilie. La Sicilia fu unita allo Stato italiano nel 1860 con un plebiscito[17], in seguito alla spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi durante il Risorgimento. A partire dal 1946 la Sicilia, è divenuta regione autonoma, e dal 1947 ha nuovamente un proprio parlamento, l’Assemblea regionale siciliana o ARS, istituita ancor prima della nascita della Repubblica italiana.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Sicilia e Isola di Sicilia.

Immagine satellitare dell’isola

Grafico con le altimetrie della Sicilia

La Sicilia è l’isola più grande del mar Mediterraneo. Si affaccia a nord sul mar Tirreno, a nord-est è divisa dalla penisola dallo stretto di Messina ed è bagnata a est dal mar Ionio, a sud-ovest è divisa dall’Africa dal canale di Sicilia. L’isola ha una forma che ricorda approssimativamente quella di un triangolo i cui vertici sono:

Capo Peloro, inoltre, rappresenta l’estremità orientale della regione; le isole di StrombolicchioPantelleria e Lampedusa, invece, rappresentano rispettivamente le estremità settentrionale, occidentale e meridionale.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Eruzione dello Stromboli.

La Sicilia appartiene in parte alla placca sicula-iblea[18], a sua volta appartenente in gran parte alla placca africana[19] e alla placca euroasiatica per una piccola area nord-orientale. Lo scorrimento della placca africana che per subduzione si immerge sotto quella euroasiatica ha determinato la creazione dei rilievi montuosi della regione, nonché la presenza di frequenti attività sismiche sia di origine tettonica sia vulcanica.

Tra 5,96 e 5,3 milioni di anni, durante il Messiniano (ultima fase del periodo Miocene), il Mediterraneo rimase isolato dall’oceano Atlantico probabilmente a causa di un aumento dell’attività tettonica. Ciò portò alla crisi di salinità: il mar Mediterraneo incominciò a evaporare più velocemente e la concentrazione del sale aumentò. Carbonati e solfati vennero depositati in grandi quantità sui fondali e ne è rimasta traccia a lungo nelle miniere di salgemma e gesso che si possono trovare tuttora nelle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna[20].

Un fenomeno geologico peculiare è il vulcanesimo sedimentario, riscontrabile nei siti delle macalube di Aragona, in provincia di Agrigento, e delle maccalube di Terrapelata, a Caltanissetta. Questo raro fenomeno rende l’area interessata brulla, di colore biancastro e popolata da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto a una certa pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi e acqua, che danno luogo a un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile a un cratere vulcanico. Il fenomeno assume talora carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas e acqua scagliato a notevole altezza.[21]

Vulcani[modifica | modifica wikitesto]

La Valle del Bove, monte Etna

La regione e le isole circostanti sono interessate da un’intensa attività vulcanica. I vulcani più importanti sono: EtnaStromboli e Vulcano. Essi hanno la singolarità di appartenere a tre tipologie differenti: eruzioni di lave basaltiche intervallate a periodi di calma il primo; eruzioni continue, e fontane di lava, il secondo, le cui caratteristiche sono state prese come modello tipologico dagli scienziati del settore, che hanno coniato il termine Tipo stromboliano per designare le attività similari dei vulcani terrestri; infine di tipo esplosivo o pliniano il terzo, caratterizzato da lunghi periodi di apparente calma ed eruzioni violente.

Infine si ricorda l’attività eruttiva che nell’Ottocento, nella zona del canale di Sicilia oggi denominata banco di Graham, ha portato alla nascita dell’effimera isola Ferdinandea.

Isole minori[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Isole della Sicilia.

Tipica via dell’isola di Panarea, con abitazioni in stile mediterraneo

La Sicilia è una regione totalmente insulare: è costituita, oltre che dall’isola principale, da un insieme di arcipelaghi e di isole minori che formano circa l’1,11% di tutta la superficie regionale (circa 285,4 km² su 25.711 km² totali). Compresa l’isola di Sicilia, vi sono 19 isole abitate (33.172 abitanti nelle sole isole minori)[22].

I principali gruppi di isole del grande arcipelago della Sicilia sono le Eolie, le Egadie le Pelagie; le isole dello Stagnone e le isole Ciclopi, invece, costituiscono due piccoli arcipelaghi rispettivamente a ovest e a est dell’isola siciliana, di fronte le coste di Marsala, nel trapanese, e di Aci Trezza, nel catanese.

Ustica e Pantelleria, nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia, formano due distinti comuni delle province di Palermo e Trapani. I centri storici di Siracusa e Augusta, nel siracusano, sono situati su due isole collegate alla terraferma.

Sono collegate all’arcipelago siciliano, da un punto di vista prettamente geografico, anche le isole Calipsee, formanti la Repubblica di Malta; al contrario, due delle Pelagie(Lampedusa e Lampione) rappresentano un territorio periferico della Repubblica Italiana, trovandosi, geograficamente, nel continente africano.

Rilievi montuosi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Appennino siculo.

I gruppi montuosi in Sicilia.

La Sicilia è una regione prevalentemente collinare (per il 61,4% del territorio), mentre per il 24,5% è montuosa e per il restante 14,1% è pianeggiante (la pianura più grande è quella di Catania). Il rilievo è vario e, mentre nella Sicilia orientale si può riconoscere nell’Appennino siculo l’ideale continuazione dell’Appennino calabro, la Sicilia centrale e occidentale ospita massicci isolati. Si trova nelle Madonie la seconda vetta più alta dell’isola: il pizzo Carbonara (1979 metri).

Al centro della Sicilia vi sono i Monti Erei su cui si trova, a 948 metri di altezza, la città di Enna; mentre nella fascia sud-orientale tra la provincia ragusana e quella siracusana troviamo i monti Iblei la cui cima più alta, il monte Lauro, arriva a un’altezza di 986 m. A ovest sorgono altri monti dall’altezza variabile, come i Sicani, la cui cima più alta è il monte Cammarata (1578 metri), e i monti che circondano la Conca d’Oro, la pianura dove, affacciata sul mare, si estende Palermo, città capoluogo di questa regione.

Rocca Novara detta anche Rocca Salvatesta, monti Peloritani.

A est si erge, visibile dallo Stretto di Messina, nonché dalla cima calabrese dell’Aspromonte, la cima innevata dell’Etna, alto 3.343 metri. Con le sue frequenti eruzioni, l’Etna ha ricoperto il territorio circostante della sua lava nera. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, però, la vicina piana di Catania non è di origine vulcanica, bensì di origine alluvionale, essendo stata creata dai detriti trasportati nei secoli dai fiumi Dittaino, Gornalunga, Simeto e San Leonardo.