Mese: gennaio 2019

La Terra è davvero più vicina al Sole d’estate?

Se vivete nell’emisfero australe, sì. In caso contrario, no.

stagioni (1)

L’alternarsi delle stagioni non dipende affatto dalla maggiore o minore distanza della Terra dal Solema dall’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre di 23°27′ rispetto al piano dell’eclittica, che muta l’angolo di incidenza dei raggi solari sulla superficie terrestre.

Il sole infatti scalda maggiormente le aree su cui i suoi raggi cadono perpendicolari, perché sono più concentrati. Nelle zone dove i raggi cadono obliqui investono una superficie maggiore e quindi il calore, distribuendosi su un’area più vasta, risulta più debole.stagioni

Il Sole è sempre perpendicolare a un solo parallelo e quanto più ci allontaniamo da questo tanto più i raggi sono obliqui. Il tropico del Cancro è il parallelo rispetto al quale il Sole si trova allo zenit (ovvero in posizione esattamente verticale) a mezzogiorno del solstizio d’estate (22 o 23 giugno), per questo nell’emisfero boreale è estate, mentre nell’emisfero australe è inverno. Il tropico del Capricorno è invece il parallelo rispetto al quale il Sole si trova allo zenit a mezzogiorno del solstizio d’inverno (22 o 23 dicembre), quindi nell’emisfero sud è estate, in quello nord inverno. Le 4 stagioni sono ben differenziate climaticamente solo nelle latitudini intermedie tra il 30° e il 50° parallelo nord o sud, mentre all’equatore e ai poli esistono solo due periodi stagionali.
estatePer quanto riguarda la distanza Terra-Sole, la Terra passa per il perielio, il punto dell’orbita terrestre in cui si raggiunge la minima distanza dalla nostra stella (147 098 074 km, contro i 152 097 701 dell’afelio, la massima distanza), intorno al 3 gennaio: estate nell’emisfero sud, ma inverno nell’emisfero nord.

la luna

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Luna

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Luna

(Terra I)
FullMoon2010.jpg

Luna piena vista dall’emisfero boreale della Terra

Satellite di Terra

La Luna è un satellite naturale, l’unico della Terra[3]. Il suo nome proprio viene talvolta utilizzato, per antonomasia e con l’iniziale minuscola («una luna»), come sinonimo di satellite anche per i corpi celesti che orbitano attorno ad altri pianeti.

Orbita a una distanza media di circa 384 400 km dalla Terra[1], sufficientemente vicina da essere osservabile a occhio nudo, il che rende possibile distinguerne alcuni rilievi sulla superficie. Essendo in rotazione sincronarivolge sempre la stessa faccia verso la Terra e il suo lato nascosto è rimasto sconosciuto fino al periodo delle esplorazioni spaziali[4].

Durante il suo moto orbitale, il diverso aspetto causato dall’orientazione rispetto al Sole genera delle fasi chiaramente visibili e che hanno influenzato il comportamento dell’uomo fin dall’antichità. Impersonata dai greci nella dea Selene[5], fu da tempo remoto considerata influente sui raccolti, le carestie e la fertilità. Condiziona la vita sulla Terra di molte specie viventi[6], regolandone il ciclo riproduttivo e i periodi di caccia; agisce sulle maree e la stabilità dell’asse di rotazione terrestre[7].

Si pensa che la Luna si sia formata 4,5 miliardi di anni fa, non molto tempo dopo la nascita della Terra. Esistono diverse teorie riguardo alla sua formazione; la più accreditata è che si sia formata dall’aggregazione dei detriti rimasti in orbita dopo la collisione tra la Terra e un oggetto delle dimensioni di Martechiamato Theia[8].

Il suo simbolo astronomico ☾[9] è una rappresentazione stilizzata della sua fase calante.

La faccia visibile della Luna è caratterizzata dalla presenza di circa 300 000 crateri da impatto (contando quelli con un diametro di almeno 1 km)[10]. Il cratere lunare più grande è il bacino Polo Sud-Aitken[11], che ha un diametro di circa 2 500 km, è profondo 13 km e occupa la parte meridionale della faccia nascosta.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine italiano “Luna” (di solito minuscolo nell’uso comune, non astronomico) deriva dal latino lūna, da un più antico *louksna, a sua volta proveniente dalla radice indoeuropea leuk- dal significato di “luce” o “luce riflessa”[12][13]; dalla stessa radice deriva anche l’avestico raoxšna (“la brillante”)[14], e altre forme nelle lingue balticheslave, nell’armeno e nel tocario[13]; paralleli semantici si possono trovare nel sanscritochandramā (“luna”[15], considerata come una divinità[16]) e nel greco antico σελήνη selḗnē (da σέλας sélas, “fulgore” [del fuoco][17], “splendore”), esempi che mantengono il significato di “lucente”, sebbene siano di diversi etimi[12].

Nelle lingue germaniche il nome della Luna deriva dal proto-germanico *mēnōn, assimilato probabilmente dal greco antico μήν e dal latino mensis che derivavano dalla comune radice indoeuropea *me(n)ses[18], dal chiaro significato odierno di mese. Da *mēnōn derivò probabilmente quello anglosassone mōna, mutato successivamente in mone attorno al dodicesimo secolo, quindi nell’odierno moon[19]. L’attuale termine tedesco Mond è etimologicamente strettamente correlato a quello di Monat (mese) e si riferisce al periodo delle sue fasi lunari[20].

Osservazione della Luna[modifica | modifica wikitesto]

Nell’antichità[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della Luna di Johannes Hevelius dal suo Selenographia(1647), la prima mappa che include le zone di librazione

Nei tempi antichi non erano rare le culture, prevalentemente nomadi, che ritenevano che la Luna morisse ogni notte, scendendo nel mondo delle ombre; altre culture pensavano che la Luna inseguisse il Sole (o viceversa). Ai tempi di Pitagora, come enunciava la scuola pitagorica, veniva considerata un pianeta. Uno dei primi sviluppi dell’astronomia fu la comprensione dei cicli lunari. Già nel V secolo a.C. gli astronomi babilonesi registrarono i cicli di ripetizione (saros) delle eclissi lunari[21][22] e gli astronomi indiani descrissero i moti di elongazione della Luna[23]. Successivamente fu spiegata la forma apparente della Luna, le fasi, e la causa della Luna pienaAnassagora affermò per primo, nel 428 a.C., che Sole e Luna fossero delle rocce sferiche, con il primo a emettere luce che la seconda riflette[24]. Sebbene i cinesi della dinastia Han credessero che la Luna avesse un’energia di tipo Ki, la loro teoria ammetteva che la luce della Luna fosse solo un riflesso di quella del Sole. Jing Fang, vissuto tra il 78 e il 37 a.C., notò anche che la Luna avesse una certa sfericità[25]. Nel secondo secolo dopo Cristo, Luciano scrisse un racconto dove gli eroi viaggiavano fino alla Luna scoprendo che era disabitata. Nel 499, l’astronomo indiano Aryabhata menzionò nella sua opera Aryabhatiya che la causa della brillantezza della Luna è proprio la riflessione della luce solare[26].

Dal medioevo al XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Schizzi di Galileo sull’aspetto della Luna dall’opera Sidereus Nuncius(1610)

All’inizio del Medioevo alcuni credevano che la Luna fosse una sfera perfettamente liscia[27], come sosteneva la teoria aristotelica, e altri che vi si trovassero oceani (a tutt’oggi il termine «mare» è impiegato per designare le regioni più scure della superficie lunare). Il fisico Alhazen a cavallo dell’anno 1000, scoprì che la luce solare non è riflessa dalla Luna come uno specchio, ma è riflessa dalla superficie in tutte le direzioni[28].

Quando, nel 1609Galileo puntò il suo telescopio sulla Luna, scoprì che la sua superficie non era liscia, bensì corrugata e composta da vallate, monti alti più di 8000 m e crateri[29]. La stima dell’elevazione dei rilievi lunari fu oggetto di una brillante intuizione matematica: sfruttando la conoscenza del diametro lunare ed osservando la distanza delle vette montuose dal terminatore, l’astronomo toscano ne calcolò efficacemente l’altitudine[30]; misurazioni moderne hanno confermato la presenza di monti che, avendo origine differente da quelli terrestri, data la minor gravità lunare, giungono ad 8 km di elevazione (il punto più alto misura 10.750 m rispetto alla quota media)[31].

Ancora agli inizi del Novecento c’erano dubbi sulla possibilità che la Luna potesse avere un’atmosfera respirabile[32]. L’astronomo Alfonso Fresa, ponendosi il problema dell’abitabilità della Luna, la legava inscindibilmente alla presenza dell’acqua e dell’aria:

«Innanzitutto bisogna intendersi sul significato della parola vita, la quale, se va intesa nel senso organico, molto difficilmente potrà ancora albergare sulla Luna, giacché mancano lassù i fattori necessari alla sua esistenza: l’aria e l’acqua. Si potrebbe obiettare che un’assenza completa di esse non debba essere presa alla lettera, perché pur non verificandosi nemmeno in piccolissima parte i fenomeni di rifrazione, un residuo sparutissimo di aria può esistere sul nostro satellite, per quanto anche l’analisi spettroscopica abbia confermato che il nostro satellite è completamente privo di atmosfera.»
(Fresa, pp. 434-435)

Dimensioni relative[modifica | modifica wikitesto]

Le dimensioni della Luna rapportate a quelle della Terra

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Osservazione della Luna.

Le grandezze apparenti della Luna e del Sole, visti dalla Terra, sono comparabili[33]. Per effetto della variazione delle distanze Luna-Terra e Terra-Sole, dovute all’eccentricità delle rispettive orbite, la dimensione apparente della Luna vista dalla superficie terrestre varia da un valore leggermente inferiore a un valore leggermente superiore a quello del diametro apparente del Sole: questo fatto rende possibili, oltre che le eclissi solari parziali, anche eclissi solari totali, anulari[34] e miste. La Luna (e anche il Sole) sembra più grande quando è vicina all’orizzonte. Questa è un’illusione ottica provocata dall’effetto psicologico della diversa percezione delle distanze verso l’alto e in orizzontale. In realtà, la rifrazione atmosferica e la distanza leggermente maggiore rendono l’immagine della Luna un poco più piccola all’orizzonte rispetto al resto del cielo.

Varie aree chiare e scure creano immagini che sono interpretate nelle varie culture come l’Uomo della Luna, oppure il coniglio[35] e il bufalo e altre; il fenomeno è indicato col nome di pareidolia lunare[36]. Al telescopio si possono riconoscere catene di montagne e crateri. Le pianure, scure e relativamente spoglie di dettagli[37], sono chiamate mari lunari, oppure maria in latino, perché erano credute corpi d’acqua dagli astronomi antichi. Le parti più chiare ed elevate sono chiamate terre, o terrae.

Durante le lune piene più brillanti, la Luna raggiunge una magnitudine apparente di circa -12,7[1]. Per confronto, il Sole ha una magnitudine apparente di -26,8 mentre Sirio, la stella più brillante, solo -1,4[38].

Fasi lunari[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Fasi lunari.

Fasi lunari nel moto attorno alla Terra

Fasi lunari corrispondenti all’immagine precedente

Il Sole illumina parzialmente la parte visibile della Luna e questo ne altera l’aspetto giorno dopo giorno in un ciclo di un mese sinodico. I cambiamenti dell’aspetto della Luna percepiti dalla Terra sono detti fasi lunarie sono stati osservati da tutti i popoli dell’antichità. Comunemente vengono distinte due fasi: una crescente quando la parte visibile illuminata aumenta, e una calante quando diminuisce.

Le due situazioni estreme si hanno quando la Luna si trova tra la Terra e il Sole e la parte illuminata non è visibile, chiamata novilunio, e quando la parte illuminata è totalmente visibile, chiamata plenilunio. Poiché l’orbita della Luna è inclinata rispetto all’eclittica di 5,145 gradi[39](ossia 5°, 8′ e 0,42″ nel sistema sessagesimale), durante il novilunio (congiunzioneeliaca della Luna) viene a trovarsi un poco più a settentrione (o leggermente più a meridione) rispetto al Sole, per cui non ne blocca la luce, salvo quando transita per un nodo provocando una eclissi[40]. Al contrario, durante il plenilunio, la situazione è opposta e la Terra si trova tra il Sole e la Luna, di modo che quest’ultima rivolga la faccia illuminata completamente verso il nostro pianeta (opposizione); anche in questo caso, per l’inclinazione orbitale, la luce del Sole non è bloccata dalla Terra[41], salvo quando la Luna transita per un nodo[42] provocando una eclissi.

Le stelle

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L’altra Soresina
Come appaiono le stelle
Le stelle sono corpi celesti che emettono luce propria, a differenza dei pianeti, i quali riflettono la luce di un altro astro. Esse appaiono nel cielo come dei puntini luminosi, più o meno brillanti. Ve ne sono di bianche, di gialle, di rossastre e di azzurre.

Lestelle sembrano riunirsi in costellazioni, cioè gruppi di stelle apparentemente associate tra loro, che sembrano formare delle figure di animali, di personaggi della mitologia, ecc..
In realtà le stelle di una costellazione sono associate tra loro solo in apparenza. In questo disegno è raffigurata la costellazione di Cassiopeia, dalla caratteristica forma a W. Come puoi vedere, le stelle si trovano a distanze diverse tra loro: è la loro proiezione sulla volta celeste che forma la “figura” che vediamo.

Come abbiamo visto, le stelle sembrano ruotare attorno ai poli Nord e Sud, alla velocità di 15 gradi ogni ora, cioè la stessa con la quale si sposta il Sole. Sappiamo che questo moto apparente è dovuto alla rotazione terrestre.
In realtà le stelle non si muovono quasi sulla volta celeste, se non di moti lentissimi. La posizione di una stella rispetto all’altra resta sempre praticamente la stessa: soltanto osservandola per moltissimi anni, si può vedere un piccolo cambiamento.

Spesso si vedono le stelle scintillare, cioè aumentare e diminuire in brillantezza. Questo effetto è dovuto all’atmosfera terrestre. Infatti, nell’atmosfera sono presenti delle masse d’aria che si muovono in modo disordinato. Le masse d’aria deviano i raggi di luce che provengono dalle stelle.
Per questo motivo, la luce della stella viene un pò dispersa anziché essere convogliata tutta verso il nostro occhio. La sua immagine ci appare quindi meno definita.
L’effetto è maggiore per le stelle che si trovano più basse sull’orizzonte.
Infatti la loro luce deve attraversare uno strato più spesso di atmosfera e quindi l’effetto delle masse d’aria viene amplificato.
Ti sarai accorto certamente, guardando le stelle, che esse sembrano anche avere grandezze diverse tra loro. Osserva per esempio questa fotografia di un insieme di stelle.

Come mai la stella B appare più grande della stella A? La stella B potrebbe essere effettivamente più grande di A, oppure soltanto più luminosa. Infine, potrebbe trattarsi di un semplice effetto ottico che fa apparire B più luminosa di A ai nostri occhi.
Per adesso non sei ancora in grado di scegliere la risposta giusta. Devi andare a leggere qualche cosa in più sulla distanza e sulla luminosità delle stelle.

giuliozignanigennaio 25, 2019

Come appaiono le stelle

Le stelle sono corpi celesti che emettono luce propria, a differenza dei pianeti, i quali riflettono la luce di un altro astro. Esse appaiono nel cielo come dei puntini luminosi, più o meno brillanti. Ve ne sono di bianche, di gialle, di rossastre e di azzurre.

Lestelle sembrano riunirsi in costellazioni, cioè gruppi di stelle apparentemente associate tra loro, che sembrano formare delle figure di animali, di personaggi della mitologia, ecc..
In realtà le stelle di una costellazione sono associate tra loro solo in apparenza. In questo disegno è raffigurata la costellazione di Cassiopeia, dalla caratteristica forma a W. Come puoi vedere, le stelle si trovano a distanze diverse tra loro: è la loro proiezione sulla volta celeste che forma la “figura” che vediamo.

Come abbiamo visto, le stelle sembrano ruotare attorno ai poli Nord e Sud, alla velocità di 15 gradi ogni ora, cioè la stessa con la quale si sposta il Sole. Sappiamo che questo moto apparente è dovuto alla rotazione terrestre.
In realtà le stelle non si muovono quasi sulla volta celeste, se non di moti lentissimi. La posizione di una stella rispetto all’altra resta sempre praticamente la stessa: soltanto osservandola per moltissimi anni, si può vedere un piccolo cambiamento.

Spesso si vedono le stelle scintillare, cioè aumentare e diminuire in brillantezza. Questo effetto è dovuto all’atmosfera terrestre. Infatti, nell’atmosfera sono presenti delle masse d’aria che si muovono in modo disordinato. Le masse d’aria deviano i raggi di luce che provengono dalle stelle.
Per questo motivo, la luce della stella viene un pò dispersa anziché essere convogliata tutta verso il nostro occhio. La sua immagine ci appare quindi meno definita.
L’effetto è maggiore per le stelle che si trovano più basse sull’orizzonte.
Infatti la loro luce deve attraversare uno strato più spesso di atmosfera e quindi l’effetto delle masse d’aria viene amplificato.
Ti sarai accorto certamente, guardando le stelle, che esse sembrano anche avere grandezze diverse tra loro. Osserva per esempio questa fotografia di un insieme di stelle.

Come mai la stella B appare più grande della stella A? La stella B potrebbe essere effettivamente più grande di A, oppure soltanto più luminosa. Infine, potrebbe trattarsi di un semplice effetto ottico che fa apparire B più luminosa di A ai nostri occhi.
Per adesso non sei ancora in grado di scegliere la risposta giusta. Devi andare a leggere qualche cosa in più sulla distanza e sulla luminosità delle stelle.

Il gatto col topo

Il gioco del gatto col topo sulla “passeggiata” del pontile di

Quel gatto che gioca col topino morto sulla passeggiata del pontile di Mergellina sarà stato pure “divertente” per i più piccoli, ma non certo per papà e mamme che alla loro vista hanno cominciato a darsela a gambe assieme ai figli…

E’ domenica pomeriggio, turisti e partenopei affollano il lungomare. Qualcuno si spinge a guardare le barche, qualche altro gli scogli e il tramonto.

Gatti quanti ne volete. I più fortunati tra loro hanno anche una casetta. Il “parco-giochi” prevede la caccia al topolino, e da quelle parti ce ne sono tanti, troppi. Ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno, ci mancherebbe. Non tutti però avevano avuto la “fortuna” di vederne uno finire direttamente in bocca, o quasi, al gatto degli scogli. E così via con la scarica di foto-souvenir da postare sui social.

Scherzi a parte, anche se le immagini sono vere e non uno scherzo, sono ancora tanti coloro che abbandonano di tutto sugli scogli. I resti di cibo attirano gli animali. E topi e gatti ormai si sono sparsi la voce…

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Storie&Controstorie

” Storie e storielle. Fatti e fattacci. Il bello e il brutto. Insomma, un po’ di Napoli. Mario Amitrano 50 anni, napoletano d.o.c., giornalista “”da sempre””. ”

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il lupo

Canis lupus
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Come leggere il tassobox
Lupo grigio
European grey wolf in Prague zoo.jpg
Lupo grigio europeo (Canis lupus lupus), Zoo di Praga
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
(clade) Ferae
Ordine Carnivora
Sottordine Caniformia
Famiglia Canidae
Sottofamiglia Caninae
Sottotribù Canina
Genere Canis
Specie C. lupus
Nomenclatura binomiale
Canis lupus
Linnaeus, 1758
Areale
Grey wolf distribution with subdivisions.PNG
Areale attuale in verde, areale storico in verde e rosso

Il lupo grigio (Canis lupus Linnaeus, 1758), detto anche lupo comune o semplicemente lupo, è un canide lupino, presente nelle zone remote del Nordamerica e dell’Eurasia. È il più grande della sua famiglia, con un peso medio di 43–45 kg per i maschi, e 36-38,5 kg per le femmine.[2] Oltre le dimensioni, il lupo grigio si distingue dagli altri membri del genere Canis per il suo muso e le orecchie meno appuntite.[3] Il suo mantello invernale è lungo e folto, di colore prevalentemente grigio variegato. Alcuni esemplari presentano anche mantelli bianchi, rossi, bruni o neri.[4]

È la specie più specializzata dei Canis nell’adattamento alla caccia grossa cooperativa, come dimostrato dalla sua natura gregaria[5] e il suo linguaggio del corpo avanzato.[6][7] Ciononostante è ancora abbastanza vicino geneticamente agli altri Canis, inclusi il coyote[8][9] e lo sciacallo dorato[10] da poter produrre ibridi. Il suo parente più vicino è il cane domestico, con cui condivide un progenitore comune che si divise 14.900 anni fa.[11]

È l’unico Canis presente sia nel vecchio che nel nuovo mondo.[9] Il lupo apparve per la prima volta in Eurasia nel Pleistocene, giungendo in Nordamerica almeno tre volte durante l’epoca Rancholabreana.[9] È un animale sociale, il cui gruppo sociale consiste di una famiglia nucleare.[2] Il lupo è tipicamente un predatore alfa, minacciato seriamente soltanto dagli umani e dalle tigri.[5][12][13][14] Si ciba prevalentemente di ungulati di grossa taglia, ma anche di animali più piccoli, bestiame, carogne e spazzatura.[4]

Il lupo grigio è uno degli animali meglio conosciuti e studiati. Su di esso sono stati scritti più libri che su qualunque altro animale selvatico.[15] Ha una lunga storia d’associazione con gli umani, essendo detestato e perseguitato dalla maggior parte delle comunità pastorali, ma rispettato sia dalle comunità agrarie che da quelle di caccia e raccolta.[16] Sebbene la paura dei lupi sia caratteristica di tante culture umane, la maggior parte degli attacchi sugli umani sono stati attribuiti ad animali rabbiosi. I lupi non rabbiosi hanno attaccato e ucciso esseri umani, soprattutto bambini, solo sporadicamente, essendo timidi per natura.[17]

Un tempo era uno dei mammiferi più diffusi al mondo, soprattutto nell’emisfero boreale, prima che la persecuzione da parte dell’uomo provocasse la sua estinzione in gran parte dell’Europa occidentale, del Messico e degli Stati Uniti d’America. Attualmente il lupo si trova soprattutto in Canada, negli USA in Alaska, in Europa settentrionale e in Asia settentrionale. In Italia è presente, sugli Appennini e Alpi occidentali, una sottospecie, il lupo appenninico (Canis lupus italicus), mentre sulle Alpi orientali è presente qualche esemplare della sottospecie tipica (Canis lupus lupus). In Sicilia, era presente il lupo siciliano (Canis lupus cristaldii), che si estinse nel ventesimo secolo. Il declino delle popolazioni dei lupi grigi si è arrestato negli anni settanta, conducendo alla ricolonizzazione e alla reintroduzione artificiale in zone in cui un tempo era estinto. Questo cambiamento è avvenuto grazie alla protezione legale e ai cambiamenti nella gestione rurale; tuttavia la concorrenza con l’uomo per il bestiame e la selvaggina, le preoccupazioni sulla possibilità di aggressioni e la frammentazione del suo habitat, continuano a rappresentare una minaccia per la specie. Malgrado ciò, è a “rischio minimo d’estinzione”, secondo la lista rossa IUCN.[1]

Indice
1 Etimologia
2 Descrizione fisica
2.1 Anatomia e dimensioni
2.2 Mantello
3 Evoluzione e tassonomia
3.1 Origini
3.1.1 Antenati
3.1.2 Sviluppo delle sottospecie
3.2 Sottospecie
3.3 Relazione col cane
3.4 Ibridazione
4 Comportamento
4.1 Comportamenti sociali e territoriali
4.2 Riproduzione e crescita
4.3 Comportamenti di caccia
5 Comunicazione
5.1 Visuale
5.2 Uditiva
5.3 Olfattiva
6 Ecologia
6.1 Habitat
6.2 Dieta
6.3 Nemici e concorrenti
7 Distribuzione e storia
7.1 Europa
7.1.1 Declino
7.1.2 Recupero
7.2 Asia
7.2.1 Distribuzione storica e declino
7.2.2 Distribuzione moderna
7.3 Nordamerica
7.3.1 Distribuzione storica e declino
7.3.2 Distribuzione moderna
8 Malattie e parassiti
8.1 Infezioni virali e batteriche
8.2 Infezioni parassitarie
9 Rapporti con gli umani
9.1 Nella cultura
9.1.1 Nei nomi personali
9.1.2 Nella mitologia e folklore
9.1.3 Nella fiaba e la letteratura
9.2 Conflitti
9.2.1 Attacchi dei lupi sul bestiame
9.2.2 Attacchi agli umani
9.3 Caccia al lupo
9.4 Pellicce e carne
9.5 Come animali domestici
10 Testi di approfondimento
10.1 In italiano
10.2 In altre lingue
11 Note
12 Bibliografia
12.1 Testi
12.2 Pubblicazioni
13 Voci correlate
14 Altri progetti
15 Collegamenti esterni
Etimologia
«Lupo» deriva dal vocabolo latino lupus che, a sua volta, è un prestito d’origine sabina.[16] Secondo il prete inglese Edward Topsell, la radice è di origine greco antico, probabilmente λέοπος o λουκᾶς (greco ionico-attico λῦκος)[18], la quale è a sua volta di origine indo-europea e proviene dalla radice wlkwo[19].

Descrizione fisica

Cranio di lupo grigio con terminologia
Anatomia e dimensioni

Illustrazione dello scheletro
Rispetto agli altri Canis, il lupo grigio è più grande e pesante, con un muso più robusto, le orecchie più corte, il torace più profondo e la coda più lunga.[5][20] È un animale di corporatura snella e robusta, con la schiena pendente e il collo muscoloso.[5] Gli arti del lupo grigio sono leggermente più lunghi di quelli degli altri canidi. Ciò gli conferisce la capacità di muoversi più rapidamente e con maggior agilità sulla neve.[21] Le femmine tendono a possedere teste più snelle, colli meno muscolosi, zampe leggermente più corte e spalle meno robuste.[22] I denti sono grandi e robusti, adatti a una dieta ossifraga.[23][24] Le mascelle sono capaci di produrre una pressione di circa 1.500 psi, quasi il doppio di quella prodotta da un cane da pastore tedesco.[25] Il lupo grigio si muove solitamente a grandi passi, mettendo le zampe posteriori nelle orme di quelle anteriori. Questo passo può essere mantenuto per delle ore a una velocità di 8–9 km/h.[26] Può raggiungere la velocità massima di 55-70 km/h, e spiccare balzi di 5 m di lunghezza in orizzontale; inoltre, può mantenere una velocità di 50-60 km/h per 20 minuti[27].

Un lupo grigio e uno sciacallo dorato impagliati al Museo di Zoologia di San Pietroburgo. Si notino le dimensioni più grandi e il muso più largo del lupo.
Con l’eccezione di alcune grandi razze di cani domestici, il lupo grigio è il canide più grande.[20] Il suo peso e la sua grandezza variano geograficamente, secondo un incremento proporzionale con la latitudine, come previsto dalla regola di Bergmann,[5] come dimostrato dai grossi lupi del Canada e dell’Alaska, che a volte superano di peso le razze mediorientali e dell’Asia orientale di ben 3-6 volte.[28] Normalmente, i lupi adulti misurano da 105 a 160 cm di lunghezza e 85–90 cm d’altezza al garrese.[5] La coda misura 29–50 cm, le orecchie 9–11 cm, e i piedi posteriori 22–25 cm.[5] La testa misura 22,9 cm di lunghezza e 13-15,2 cm di larghezza.[29] Il peso varia geograficamente: i lupi europei normalmente pesano 38,5 kg, quelli del Nordamerica 36 kg e i lupi mediorientali e indiani 25 kg.[30] Le femmine tipicamente pesano 2–5 kg in meno dei maschi.[31] Sono rari i lupi che pesano più di 54 kg, però esemplari eccezionalmente grandi sono stati trovati in Alaska, in Canada,[31] e in ex-Unione Sovietica.[5][32] Il lupo più pesante del Nordamerica fu ucciso sul 70 Mile River in Alaska centro-orientale il 12 luglio 1939, e pesava 79,4 kg.[33] Quello più pesante dell’Eurasia fu ucciso dopo la seconda guerra mondiale nell’Oblast della Poltava in Ucraina, e pesava 86 kg.[32]

Mantello

Lupi neri e bianchi, Pays de la Loire.
Il lupo grigio possiede un mantello invernale molto denso e morbido, con una lanugine corta e una giarra[34] lunga e ruvida.[5] La maggior parte della lanugine viene persa durante la primavera ma ricresce in autunno.[30] I peli più lunghi crescono sulla schiena, soprattutto sulle spalle e sul collo. I peli delle guance sono allungate e formano dei ciuffi.[5] Il mantello invernale è molto resistente al freddo. I lupi dei climi nordici possono riposarsi senza difficoltà in zone aperte a temperature di −40° ponendo il muso tra le gambe posteriori e coprendolo con la coda.[30] Nei climi caldi, il pelo è più ruvido e scarso.[5]

Il colore del pelo varia da quasi bianco puro a varie sfumature di biondo, crema e ocra, grigi, bruni e neri.[35] Queste variazioni tendono a crescere nelle latitudini alte.[36] Non vi sono grosse differenze di colore tra i maschi e le femmine;[5] queste ultime tuttavia sono caratterizzate da un vello con sfumature più rossicce.[37] Gli esemplari neri del Nordamerica ereditarono l’allele Kb, responsabile del melanismo, attraverso un antico incrocio con i cani domestici,[38] mentre la mutazione si rivelò essere perfettamente naturale nei lupi in Iran.[39] I lupi neri sono più comuni nel Nordamerica, specialmente nel Parco nazionale di Yellowstone, dove metà dei lupi sono neri.[38]

Le pecore un animale docile

Pecore contro le erbacce
È possibile usare una pecora al posto di un diserbante? È quanto stanno cercando di fare in California dove i docili animali vengono addestrati per ripulire i vigneti dalle erbacce.
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Ovini contro le erbacce

In California le pecore aiutano nel lavoro agricolo. Adeguatamente addestrate brucano le erbacce tra i filari delle viti senza divorare i ben più ghiotti grappoli d’uva.

Le pecore, se addestrate, sono lavoratrici efficienti: costano poco e non inquinano.

È possibile usare una pecora al posto di un tosaerba? È quanto stanno cercando di fare in California dove i docili animali vengono addestrati per ripulire i vigneti dalle erbacce.
Da tempo le pecore sono impiegate come valida ed ecologica alternativa ai trattori: cibandosi delle erbe infestanti, facilitano il lavoro ai vignaioli. L’unico problema è che insieme a queste le pecore si mangiano anche i grappoli, con perdite economiche notevoli.

Educazione alimentare. Per pecore
Che fare allora? Ci hanno pensato i ricercatori dell’Università della California coordinati da Morgan Doran che hanno avviato un protocollo di addestramento delle pecore. In pratica, insegnano loro a ignorare i gustosi grappoli di Aglianico o di Chardonnay.
Il metodo impiegato è quello della “terapia dell’avversione” che consiste nel produrre nell’animale un senso di disgusto nei confronti del cibo da evitare, associandone il sapore a qualcosa di sgradevole. Un gruppo di pecore che non l’avevano mai assaggiato l’uva sono state lasciate libere di mangiarne a volontà. Subito dopo sono state sottoposte all’iniezione di litio, un farmaco che lascia un senso di pesante nausea. Portate in un vigneto “di prova”, le pecore che avevano subito questo trattamento avevano completamente perso il desiderio di mangiare i grappoli ma continuavano nel loro “lavoro” di ripulitura dalle erbacce.
Naturalmente c’è chi pensa che piegare la natura ai nostri bisogni non sia la strada giusta: «meglio adattare le attività umane al comportamento animale», afferma Don Watson, titolare di un’azienda americana che fornisce animali non addestrati per l’agricoltura.

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Ovini contro le erbacce

In California le pecore aiutano nel lavoro agricolo. Adeguatamente addestrate brucano le erbacce tra i filari delle viti senza divorare i ben più ghiotti grappoli d’uva.

Le pecore, se addestrate, sono lavoratrici efficienti: costano poco e non inquinano.

È possibile usare una pecora al posto di un tosaerba? È quanto stanno cercando di fare in California dove i docili animali vengono addestrati per ripulire i vigneti dalle erbacce.
Da tempo le pecore sono impiegate come valida ed ecologica alternativa ai trattori: cibandosi delle erbe infestanti, facilitano il lavoro ai vignaioli. L’unico problema è che insieme a queste le pecore si mangiano anche i grappoli, con perdite economiche notevoli.

Educazione alimentare. Per pecore
Che fare allora? Ci hanno pensato i ricercatori dell’Università della California coordinati da Morgan Doran che hanno avviato un protocollo di addestramento delle pecore. In pratica, insegnano loro a ignorare i gustosi grappoli di Aglianico o di Chardonnay.
Il metodo impiegato è quello della “terapia dell’avversione” che consiste nel produrre nell’animale un senso di disgusto nei confronti del cibo da evitare, associandone il sapore a qualcosa di sgradevole. Un gruppo di pecore che non l’avevano mai assaggiato l’uva sono state lasciate libere di mangiarne a volontà. Subito dopo sono state sottoposte all’iniezione di litio, un farmaco che lascia un senso di pesante nausea. Portate in un vigneto “di prova”, le pecore che avevano subito questo trattamento avevano completamente perso il desiderio di mangiare i grappoli ma continuavano nel loro “lavoro” di ripulitura dalle erbacce.
Naturalmente c’è chi pensa che piegare la natura ai nostri bisogni non sia la strada giusta: «meglio adattare le attività umane al comportamento animale», afferma Don Watson, titolare di un’azienda americana che fornisce animali non addestrati per l’agricoltura.