Mese: dicembre 2018

Il pellegrinaggio di San Giacomo a Campostela

Cammino di Santiago di Compostela
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Cammino di Santiago di Compostela
Muszla Jakuba.svg
Ways of St. James in Europe.png
Tipo percorso sentiero
Localizzazione
Stati Spagna Spagna
Francia Francia
Portogallo Portogallo
Percorso
Fine Cattedrale di Santiago di Compostela
Modifica dati su Wikidata · Manuale
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall’UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell’umanità
Strade di Santiago de Compostela: Camino Francés e strade della Spagna settentrionale
(EN) Routes of Santiago de Compostela: Camino Francés and Routes of Northern Spain
Alba – Cammino di Santiago.jpg
Tipo Culturale
Criterio (ii) (iv) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1993
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Manuale
Il Cammino di Santiago di Compostela è il lungo percorso che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendono, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al santuario di Santiago di Compostela, presso cui ci sarebbe la tomba dell’Apostolo Giacomo il Maggiore.

Le strade francesi e spagnole che compongono l’itinerario sono state dichiarate Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Si tratta grossomodo (a seconda del sentiero e dell’allenamento) di un percorso di 800 km per la durata di 1 mese.

Indice
1 Storia
2 L’icona di Santiago Matamoros
3 Le vie verso Santiago
4 I simboli dei pellegrini
5 Itinerario culturale europeo
5.1 Il pellegrinaggio moderno
5.2 Finisterre
6 Il cammino per Santiago di Compostela nella cultura di massa
7 Onorificenze
8 Note
9 Bibliografia
10 Voci correlate
11 Altri progetti
12 Collegamenti esterni
Storia
Il Cammino di Santiago di Compostela è intimamente legato alla presenza della tomba di Giacomo il Maggiore e al suo ritrovamento, che risale al IX secolo. Anche se Giacomo è morto in Palestina, come scritto negli Atti degli Apostoli (At12,1-2), la Legenda Aurea racconta:

«San Giacomo il Maggiore dopo l’ascesa di Gesù al cielo iniziò la sua opera di evangelizzazione della Spagna spingendosi fino in Galizia, remota regione di cultura celtica all’estremo ovest della penisola iberica. Terminata la sua opera Giacomo tornò in Palestina dove fu decapitato per ordine di Erode Agrippa nell’anno 44. I suoi discepoli, con una barca, guidata da un angelo, ne trasportarono il corpo nuovamente in Galizia per seppellirlo in un bosco vicino ad Iria Flavia, il porto romano più importante della zona. Nei secoli le persecuzioni e le proibizioni di visitare il luogo fanno sì che della tomba dell’apostolo si perdano memoria e tracce. Nell’anno 813 l’eremita Pelagio (o Pelayo), preavvertito da un angelo, vide delle strane luci simili a stelle sul monte Liberon, dove esistevano antiche fortificazioni probabilmente di un antico villaggio celtico. Il vescovo Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno, scoprì in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca romana, che conteneva tre corpi, uno dei tre aveva la testa mozzata ed una scritta: “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”.»

Per questo motivo si pensa che la parola Compostela derivi da Campus Stellae (campo della stella) o da Campos Tellum (terreno di sepoltura).

Alfonso II il Casto (789-842), re delle Asturie, ordinò la costruzione sul posto di un tempio, i monaci benedettini nell’893 vi fissarono la loro residenza. Iniziarono così i primi pellegrinaggi alla tomba dell’apostolo (Peregrinatio ad limina Sancti Jacobi), dapprima dalle Asturie e dalla Galizia, poi da tutta l’Europa.

Santiago di Compostela fu distrutta nel 997 dall’esercito musulmano di Almanzor e poi ricostruita da Bermudo II di León. Fu però il vescovo Diego Xelmírez ad iniziare la trasformazione della città in luogo di culto e pellegrinaggio, facendo terminare la costruzione della Cattedrale, iniziata nel 1075, ed arricchendola con numerose reliquie.

J. Bosch, Hl. Jacobus von Compostela
L’icona di Santiago Matamoros

Interpretazione di Giacomo il Maggiore come Santiago Matamoros (ossia Ammazza mori). Giovanni Battista Tiepolo (Museo di belle arti, Budapest). Raffigurato con il mantello del suo ordine.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Santiago Matamoros e Matamoros (religione).
Nella tradizione popolare e nell’iconografia di san Giacomo – soprattutto ispanica – è potente la figura del santo come Matamoros, alfiere celeste, intercessore e vessillo della ribellione della Spagna al dominio islamico.

Profondamente intrecciata alla devozione popolare, infatti, si fece strada la particolare devozione iacobeada, principalmente sostenuta da parte del monachesimo cluniacense e dettagliatamente documentata nel Codex calixtinus, che faceva di Santiago il pilastro divino della riconquista dell’Europa meridionale dal dominio degli invasori musulmani – devozione che i numerosi pellegrini veicolarono in tutto il continente cristiano, facendo di san Giacomo una sorta di protettore dei cristiani dalle scorrerie ed invasioni di popoli islamici.

La scena originaria della miracolosa intercessione del Santo Apostolo fu localizzata nella Rioja, attorno al castello di Clavijo, dove Santiago, su un cavallo bianco, avrebbe guidato alla vittoria le armi cristiane di Ramiro I d’Asturias contro i musulmani di Al-Andalus il 23 maggio 844.

Dalla battaglia, che in epoca moderna taluni storici di tendenze ateistiche tendono a censurare proprio per la sua importanza religiosa – come del resto quella di Roncisvalle – nacque la tradizione, spinta dal desiderio popolare (tale era la devozione all’Apostolo) e successivamente asseverata da un decreto apocrifo attribuito al medesimo Ramiro I, di un tributo annuo di primizie di grano e vino, dovuto da tutta la Spagna «para el mantenimiento de los canónicos que residen en la iglesia del bienaventurado Santiago y para los ministros de la misma iglesia» al fine di magnificare e conservare la Cattedrale di Santiago in segno di profonda gratitudine e perenne devozione per la liberazione della Spagna.

Le vie verso Santiago

Le piaghe d’Egitto e le tenebre della morte

Piaghe d’Egitto
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Le piaghe d’Egitto sono le punizioni che, secondo la Bibbia, Dio inflisse agli Egizi affinché Mosè potesse liberare gli Israeliti dal paese dello schiavismo.

Indice
1 Le 10 piaghe
1.1 Interpretazione ebraica
1.1.1 Tramutazione dell’acqua in sangue (7.14-25)
1.1.2 Invasione delle rane (7.26-8.11)
1.1.3 Pioggia di fuoco e ghiaccio (9.13-35)
1.1.4 Invasione delle cavallette (10.1-20)
1.1.5 Tenebre (10.21-29)
1.1.6 Morte dei primogeniti maschi (12.29-30)
1.1.7 Divergenza esegetica ebraica sul genere di alcune piaghe
2 Film che citano le dieci piaghe
3 Note
4 Altri progetti
Le 10 piaghe

La quinta piaga d’Egitto (1800) di William Turner (Indianapolis Museum of Art)
Nel libro dell’Esodo si racconta l’uscita degli Ebrei dall’impero d’Egitto sotto la guida di Mosè. Uno degli episodi più importanti di questo libro è proprio l’invio delle 10 piaghe, o punizioni divine, contro il popolo egizio. L’espressione «piaghe d’Egitto», benché di uso comune, non è però precisa, in quanto il testo biblico applica il termine «piaga» solo alla decima mentre le prime nove sono dette «prodigi» o «segni».[1] Questi dieci episodi derivano dalla fusione redazionale di tradizioni più antiche ed erano inizialmente non un decalogo, come presentato nella redazione finale del Libro dell’Esodo[2], ma “liste, peraltro divergenti, di 7 od 8 piaghe”[3] e, come aggiungono gli esegeti della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme)[4], tale narrazione “è una composizione letteraria; essa ha subìto un processo articolato di crescita nel quale una buona parte del testo appartiene a redazioni tardive […] probabilmente la tradizione jahvista interviene in quattro piaghe (prima, seconda, quarta e quinta), ma una buona parte del racconto attuale è stato aggiunto, come sono state aggiunte anche le piaghe”.[5]
La redazione finale del decalogo riporta:

Tramutazione dell’acqua in sangue
Invasione di rane dai corsi d’acqua
Invasione di zanzare
Invasione di mosche
Morìa del bestiame
Ulcere su animali e umani
Pioggia di fuoco e ghiaccio (Grandine)
Invasione di cavallette/locuste
Tenebre
Morte dei primogeniti maschi
Gli scopi delle dieci piaghe sono due: convincere il faraone a lasciar andare gli ebrei e dimostrare la presenza di Dio agli ebrei e ai non-ebrei, come chiaramente dichiarato in questo passo in cui Dio si rivolge a Mosè:

«Ma io indurirò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d’Egitto. Il faraone non vi ascolterà e io porrò la mano contro l’Egitto con grandi castighi e farò così uscire dal paese d’Egitto le mie schiere, il mio popolo Israel. Allora gli Egiziani sapranno che io sono il Signore quando stenderò la mano contro l’Egitto e farò uscire di mezzo a loro gli Israeliti!»

(7,4-5)
Secondo la Bibbia è quindi lo stesso Dio a “indurire il cuore” del faraone[6] perché, nonostante tutti i prodigi compiuti da Mosè, non lasci partire gli Ebrei dall’Egitto e possa così colpire l’Egitto stesso con le piaghe; tale frase «indurire i loro cuori» (lᵉhazzēq ‘et-libbām)[7] ricorre anche durante la successiva conquista di Canaan da parte di Giosuè: “Infatti era per disegno del Signore che il loro cuore si ostinasse nella guerra contro Israele, per votarli allo sterminio, senza che trovassero grazia, e per annientarli, come aveva comandato il Signore a Mosè.” (Gios11,20).[8] Gli esegeti del cattolico “Nuovo Grande Commentario Biblico” – precisando come il cuore fosse “l’organo della decisione nella Bibbia” – osservano che “l’espressione «Ma io indurirò il cuore del faraone» non prende neppure in considerazione gli attori umani per evidenziare il controllo di Dio” ma “nonostante i problemi che il concetto può far sorgere per il lettore moderno, il punto di vista degli scrittori va interpretato: i nemici d’Israele non avevano alcuna importanza, erano, per così dire, semplici marionette nelle mani di YHWH che perseguiva i suoi scopi per Israele”.[9]

L’espressione allegorica che afferma: stenderò la mano… viene interpretata come punizione rigorosa contro i nemici del popolo ebraico ma misericordia salvifica appunto per gli ebrei; questa particolarità dell’intervento divino sarà poi evidente nella descrizione delle dieci piaghe e persino al passaggio attraverso l’apertura delle acque del mar Rosso: per metafora è la medesima “destra…” di Dio di cui è scritto: stritola il nemico e che, al tempo stesso, racchiude Chessed.

Interpretazione ebraica
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Va’eira.
Secondo la Cabala ebraica attraverso i prodigi ed i miracoli avvenuti con le dieci piaghe contro l’Egitto Dio fu Misericordioso con gli Ebrei, i quali furono da Lui protetti, mentre manifestò Ghevurah rigorosa contro gli Egizi inoltre fu Dio stesso a punirli perché, senza l’intervento della volontà divina, gli angeli di distruzione non farebbero distinzione tra Zaddiqim e malvagi, in questo caso gli Ebrei e gli Egizi puniti.

Per le seguenti interpretazioni esegetiche cfr. “Midrashim”[10]

Tramutazione dell’acqua in sangue (7.14-25)
Secondo i Maestri ebrei dell’ebraismo rabbinico Mosè, al comando di Dio di compiere questo prodigio miracoloso, come d’accordo, disse al proprio fratello Aronne di permetterne la realizzazione per il proprio legame con l’acqua: ancora neonato infatti Mosè era stato appunto posto su una culla nelle acque che lo portarono sino alla figlia del faraone Batia (cfr. Shekhinah) che lo colse e lo protesse, infatti v’era il decreto Reale egizio (su consiglio dei maghi egizi che, tramite divinazioni, avevano previsto che un bimbo ebreo sarebbe stato in futuro il salvatore del popolo ebraico) che sanciva l’uccisione di tutti i nuovi nati, o bambini, ebrei.
L’acqua imputridì dal fiume Nilo sino ai palazzi ed ai canali, persino nelle giare tranne che per gli ebrei a cui infatti gli egizi giungevano per ottenere acqua non colpita, non di sangue… …ma ciò non bastò. I pesci di quelle acque morirono.

Secondo i commentatori ebrei il sangue era quello dei neonati, e/o bambini piccoli, ebrei gettati nelle acque: essi, anche se neonati, si aggrappavano ai massi al centro di esse malgrado le correnti: ciò avvenne per il decreto del faraone di quel momento su consiglio dei maghi o sacerdoti egizi.

Aronne eseguì il comando di Dio per il miracolo prodigioso e terribile tramite il bastone già consegnato a Mosè (cfr. Arca dell’Alleanza).

Invasione delle rane (7.26-8.11)
Secondo la tradizione rabbinica le rane sorsero seguendo una rana-madre, più grossa delle altre, per dirigersi verso il palazzo in cui stava il faraone. Le rane entrarono persino nei corpi degli egizi colpevoli, restando in vita anche così; il Pentateuco spiega infatti che esse erano in ogni parte; ed appunto persino nei forni per il pane degli stessi egizi colpevoli. Una delle cause della piaga che colpì questi ultimi e che più li turbava, fu soprattutto il continuo gracidare delle rane anche all’interno dei loro corpi (Midrash).
Dopo la preghiera di Mosè, affinché (in seguito alle successive suppliche del faraone fatte a Mosè ed Aronne) anche questa piaga avesse termine, molte di quelle rane della piaga morirono ed il fetore dei loro corpi morti si sparse su tutto l’Egitto biblico antico.

Pioggia di fuoco e ghiaccio (9.13-35)
Grandine e fuoco su tutto l’Egitto. Per questa piaga morirono anche molti animali di proprietà degli Egizi ma non quelli degli Ebrei: quando alcuni Egizi osservarono che anche per questa piaga Dio punì loro ma non punì gli Ebrei, quelli iniziarono a comprendere la differenza/distinzione che Dio fece a favore del Suo popolo eletto degli Ebrei.

Invasione delle cavallette (10.1-20)
Invasione di cavallette/locuste. Si trovarono cavallette/locuste ovunque; al termine di questa piaga gli egizi pensarono di potersi rallegrare per aver come cibo le cavallette/locuste morte dopo la preghiera di Mosè perché essa terminasse alla richiesta del faraone che, benché sembrasse aver accettato Dio ed il popolo ebraico, poi riprese ad essere “arrogante, ostinato, superbo e prepotente” (Dio “indurì” il cuore del faraone): ma Dio, verace e giusto, fece “sciogliere” [persino] tutti i corpi di questi insetti.

Tenebre (10.21-29)
Tenebre per tre giorni. Anche questa piaga colpì soltanto i colpevoli egizi infatti presso gli ebrei v’era luce e non quelle tenebre tanto fitte.

Secondo l’esegesi ebraica, all’uscita del popolo ebraico dall’Egitto, le donne egizie furono “spinte” da Dio a donare ricchezze con cuore benevolo agli ebrei: si spiega che ciò avvenne anche perché, durante questa piaga delle tenebre, alcuni ebrei poterono entrare nei luoghi egizi e, pur accorgendosi delle grandi ricchezze da loro possedute, non le rubarono né se ne appropriarono; poi gli egizi vennero appunto a conoscenza di questo fatto meritorio per il popolo ebraico. In seguito i Chakhamim spiegano che tali ricchezze ed altre furono il compenso per il lavoro eseguito dagli ebrei durante la “schiavitù” in Egitto da cui poi Dio li “prese” donando loro la libertà, quindi anche spirituale.

Morte dei primogeniti maschi (12.29-30)
Secondo i Midrashim la morte dei primogeniti egizi avvenne in quanto gli Ebrei, ancora inconsapevoli della forma in cui Dio avrebbe realizzato questa punizione, dissero agli stessi egizi che la piaga si sarebbe manifestata: i primogeniti, per timore di essere uccisi, iniziarono a difendersi contro chi li voleva uccidere i quali, a loro volta, per timore di essere uccisi li uccisero. Anche il figlio primogenito del faraone morì. Vi furono morti in ogni casa e, quando non vi erano primogeniti egizi, morivano altri non ebrei.

Esiste ancora l’inferno?

Si, Dio ci ama (Giovanni 3:16) e vuole che tutti siano salvati (2 Pietro 3:9). Tuttavia, Dio è anche giusto e non permette che il peccato rimanga senza punizione. Ecco perché Dio ha mandato Gesù a pagare i prezzo dei nostri peccati. La morte di Gesù Cristo fu una morte infinita che pagava per il nostro debito infinito, in modo che noi non dovessimo pagarlo nell’inferno per l’eternità (2 Corinzi 5:21). Dobbiamo solo mettere la nostra fede in Lui e riceveremo il perdono e la promessa della vita eterna in paradiso. Dio ci ha amato tanto da provvedere per la nostra salvezza. Se rifiutiamo il suo dono di vita eterna attraverso il Signore Gesù Cristo, pagheremo le conseguenze eterne della nostra decisione, ossia un’eternità nel fuoco dell’inferno.

Italiani, svegliatevi!Salvini è pericoloso

MAMBO 01 settembre 2015
Italiani, svegliatevi: Salvini è pericoloso
La sua retorica ricorda molto quella nazista: odio e soluzione “fisica” dei problemi.
PEPPINO CALDAROLA
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Matteo Salvini, leader della Lega Nord.
Stupisce che tutti coloro che hanno dedicato gran parte della propria attività pubblica a contrastare Berlusconi stiano sottovalutando il fenomeno Salvini.
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inRead invented by Teads
Non c’è dubbio che il fenomeno Salvini sia in qualche modo figlio del berlusconismo per quella legittimazione di tutti i pensieri cattivi che è stato il vero tratto culturale di questa orrenda seconda repubblica.
Tuttavia il leader leghista è un passo più avanti rispetto sia al contesto creato dal berlusconimso sia allo stesso alveo in cui è cresciuto, il vecchio Carroccio di Bossi.
Salvini è la forma contemporanea del neo-nazismo. Ogni suo ragionamento, diciamo così, è impostato sull’odio verso l’altro e sulla soluzione “fisica” dei problemi che l’altro pone con la propria presenza: la ruspa, la cacciata, il fare tabula rasa.
L’AGGRESSIONE DELLE MINORANZE. Salvini ha una tale predisposizione ad aggredire le minoranze, che lui rappresenta come possibili maggioranze (ricordate i discorsi antichi ma riproposti oggi sulla lobby ebraica o sulla lobby gay?), che culturalmente si presenta come il principale “cattivo maestro” per milioni di cittadini.
Molti a destra o a sinistra ne sottovalutano il pericolo perché questa sua aria da ragazzone superficiale che le spara grosse sembra sminuirne la pericolosità, perché i suoi ragionamenti razzistici incontrano le paure di tanti anche a sinistra, perché a sinistra ci si appassiona di più al conflitto di interesse e alla Olgettine che al fenomeno del neo-nascente nazismo.
QUELL’ASSE CON CASAPOUND. Il nazismo si incattivì subito alla nascita ma radunò all’inizio ex combattenti e tedeschi frustati dalle sanzioni post-guerra e dall’impoverimento del ceto medio, in cui c’erano molti che avevano anche votato partiti democratici e persino di sinistra.
A questa gente diede un nemico, gli ebrei, e una organizzazione che partì da una identità etnica, noi i puri gli altri, tutti gli altri, impuri, noi padroni a casa nostra, gli altri fuori e addirittura da eliminare.
Il ragionamento di Salvini non è diverso. Non per caso trova normale allearsi con CasaPound. Sono loro i suoi referenti culturali, è con loro che vuole fare strada. La sottovalutazione di Salvini dovuta alla sua spesso comica sovraesposizione mediatica distoglie dal fatto che i fenomeni di cui parliamo sono dilatati nella percezione pubblica proprio dalla sua ossessiva propaganda xenofoba.
UN UOMO FURBO E PERICOLOSO. Nessuno dei problemi che abbiamo di fronte, le grandi migrazioni ad esempio, si possono risolvere in breve tempo né può risolverli un Paese solo, ma Salvini dice agli italiani che non è così, basta un governo “fisico” e tutto torna normale.
Io non so se Salvini è intelligente. Sembrerebbe di no. È sicuramente furbo, ma è soprattutto un pericolo, quel pericolo che Berlusconi, suo padre spirituale, non era.
L’antiberlusconismo era un coacervo di cose confuse, l’antisalvinismo è un orientamento semplice e trasparente che può servire a sdoganare i buoni pensieri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Berlusconi Casa Gay Governo

Le stelle

Come appaiono le stelle
Le stelle sono corpi celesti che emettono luce propria, a differenza dei pianeti, i quali riflettono la luce di un altro astro. Esse appaiono nel cielo come dei puntini luminosi, più o meno brillanti. Ve ne sono di bianche, di gialle, di rossastre e di azzurre.

Lestelle sembrano riunirsi in costellazioni, cioè gruppi di stelle apparentemente associate tra loro, che sembrano formare delle figure di animali, di personaggi della mitologia, ecc..
In realtà le stelle di una costellazione sono associate tra loro solo in apparenza. In questo disegno è raffigurata la costellazione di Cassiopeia, dalla caratteristica forma a W. Come puoi vedere, le stelle si trovano a distanze diverse tra loro: è la loro proiezione sulla volta celeste che forma la “figura” che vediamo.

Come abbiamo visto, le stelle sembrano ruotare attorno ai poli Nord e Sud, alla velocità di 15 gradi ogni ora, cioè la stessa con la quale si sposta il Sole. Sappiamo che questo moto apparente è dovuto alla rotazione terrestre.
In realtà le stelle non si muovono quasi sulla volta celeste, se non di moti lentissimi. La posizione di una stella rispetto all’altra resta sempre praticamente la stessa: soltanto osservandola per moltissimi anni, si può vedere un piccolo cambiamento.

Spesso si vedono le stelle scintillare, cioè aumentare e diminuire in brillantezza. Questo effetto è dovuto all’atmosfera terrestre. Infatti, nell’atmosfera sono presenti delle masse d’aria che si muovono in modo disordinato. Le masse d’aria deviano i raggi di luce che provengono dalle stelle.
Per questo motivo, la luce della stella viene un pò dispersa anziché essere convogliata tutta verso il nostro occhio. La sua immagine ci appare quindi meno definita.
L’effetto è maggiore per le stelle che si trovano più basse sull’orizzonte.
Infatti la loro luce deve attraversare uno strato più spesso di atmosfera e quindi l’effetto delle masse d’aria viene amplificato.
Ti sarai accorto certamente, guardando le stelle, che esse sembrano anche avere grandezze diverse tra loro. Osserva per esempio questa fotografia di un insieme di stelle.

Come mai la stella B appare più grande della stella A? La stella B potrebbe essere effettivamente più grande di A, oppure soltanto più luminosa. Infine, potrebbe trattarsi di un semplice effetto ottico che fa apparire B più luminosa di A ai nostri occhi.
Per adesso non sei ancora in grado di scegliere la risposta giusta. Devi andare a leggere qualche cosa in più sulla distanza e sulla luminosità delle stelle.

Gesù è nato

Nascita di Gesù
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Natività di Gesù
Giotto – Scrovegni – -17- – Nativity, Birth of Jesus.jpg
Giotto, la Natività, dalla Cappella degli Scrovegni.
Tipo di festa religiosa
Data 25 dicembre per la Chiesa cattolica, 7 gennaio (25 dicembre giuliano) per la Chiesa ortodossa orientale
Religione Cristianesimo
Oggetto della celebrazione Nascita di Gesù a Betlemme
Altri nomi Natale
Voce da controllare
Questa voce o sezione sull’argomento Bibbia è ritenuta da controllare.
Motivo: Si nota un certo ostruzionismo confessionale che tende ad osteggiare tutta quella che è la ricerca storica (spesso effettuata anche da studiosi cristiani e da prestigiosi esegeti di Bibbie cattoliche e interconfessionali, come ad esempio riscontrabile anche nella presente voce). Si veda la pagina di Discussione alla sezione “Storicità dei resoconti biblici e corretta informazione”. Si nota, inoltre, un uso delle fonti molto scorretto, specie da chi lamenta la mancanza di fonti, come qui.
Partecipa alla discussione e/o correggi la voce. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.
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La neutralità di questa voce o sezione sull’argomento cristianesimo è stata messa in dubbio.
Motivo: La voce risente di un punto di vista di tipo scettico o ateista, volto a evidenziare espressamente inaccuratezze narrative o storiche nel testo biblico: il che presuppone il punto di vista (ateista, e non teologico, né interpretativo, né esegetico) di chi cerca “errori” nella Bibbia per dimostrare che non può essere parola di Dio. Per esempio, del passo di Matteo 2,23 viene detto che fa riferimento a una profezia “inesistente”, senza preoccuparsi di fornire le interpretazioni dei biblisti in merito. Tra le fonti vi sono saggi di autori che sono accademici ma non storici o biblisti (Odifreddi) o nemmeno accademici (Adel Smith).
Per contribuire, correggi i toni enfatici o di parte e partecipa alla discussione. Non rimuovere questo avviso finché la disputa non è risolta. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.
«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.»

(Vangelo secondo Giovanni, I,14)
La narrazione della nascita o natività di Gesù (o soltanto Natività, per antonomasia[1]) è contenuta nei vangeli secondo Matteo e secondo Luca oltre che nel Protovangelo di Giacomo.

I testi di Matteo e Luca concordano nella narrazione su due eventi centrali, che verificano, secondo l’interpretazione cristiana, due profezie dell’Antico Testamento: la nascita di Gesù a Betlemme (Michea, 5,1), da una vergine (Isaia 7,14). Entrambi datano la nascita al “tempo di re Erode”, riportano il nome dei genitori (Maria, promessa sposa di Giuseppe) e attribuiscono il concepimento verginale all’opera dello Spirito Santo.

Le due narrazioni differiscono in particolari minori, non sempre presenti in entrambe le narrazioni. Gli studiosi ritengono che queste discrepanze siano uno degli indizi della redazione indipendente dei due vangeli (la cosiddetta teoria delle due fonti).

La tradizionale datazione della nascita all’anno 1 a.C. è probabilmente frutto di un errore compiuto nel VI secolo dal monaco Dionigi il Piccolo. Oggi la maggior parte degli studiosi colloca la nascita di Gesù tra il 7 e il 6 a.C.[2]

L’istituzione formale della festa liturgica del Natale, come ricorrenza della nascita di Gesù, e la sua collocazione al 25 dicembre è documentata a Roma dal 336[3][4][5], e la si riscontra nel Chronographus, redatto intorno alla metà del IV secolo[6] dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo.[7].

Indice
1 Narrazione dei vangeli sinottici
1.1 Vangelo secondo Matteo
1.2 Vangelo secondo Luca
1.3 Sinossi evangelica
1.4 Citazioni dell’Antico Testamento
1.5 Paralleli con l’Antico Testamento
2 Vangeli apocrifi
3 Storicità dei racconti
3.1 Interpretazione tradizionale
3.2 Interpretazione critica
3.2.1 Interpretazione psicoanalitica
4 Il giorno e l’anno di nascita di Gesù
5 Nascita di Gesù nel Corano
6 Note
7 Bibliografia
8 Voci correlate
9 Altri progetti
10 Collegamenti esterni
Narrazione dei vangeli sinottici
Tra i libri del Nuovo Testamento, gli unici a descrivere la nascita di Gesù sono il Vangelo secondo Matteo e Vangelo secondo Luca. Gli altri due vangeli (Marco e Giovanni) iniziano infatti descrivendo il ministero pubblico di Gesù nell’età adulta, tralasciando la sua infanzia.

Matthias Stomer, L’adorazione dei pastori
Sia Matteo che Luca concordano su alcuni punti:

Giuseppe e Maria, i genitori di Gesù, erano fidanzati ma non sposati quando Maria restò incinta (Matteo 1,20, Luca 1,27 e 2,4);
in entrambi i vangeli la nascita di Gesù è annunciata da un angelo (Matteo 1,20-23 descrive l’annuncio dell’angelo a Giuseppe, Luca 1,30-35 quello a Maria);
il bambino è concepito per intervento divino (Matteo 1,20, Luca 1,34);
un angelo afferma che il suo nome sarà Gesù e che sarà il Salvatore (Matteo 1,21, Luca 2,11);
Gesù nasce a Betlemme (Matteo 2,1, Luca 2,4-6);
la nascita avviene al tempo di Erode il Grande (Matteo 2,1, Luca 1,5);
Gesù trascorre gli anni da adolescente a Nazaret (Matteo 2,23, Luca 2,51).
Vangelo secondo Matteo

Adorazione dei magi, Sandro Botticelli, circa 1475.
Il Vangelo secondo Matteo (1-2) inizia con la genealogia di Gesù, quindi accenna brevemente al concepimento verginale di Maria per opera dello Spirito Santo. A questo segue un annuncio di un angelo allo sposo Giuseppe, il quale aveva pensato a un concepimento adulterino, e lo rassicura sull’origine soprannaturale del bambino.

Maria partorisce il bambino, cui viene dato il nome Gesù.

Successivamente arrivano a Gerusalemme dei magi dall’oriente, i quali avevano letto nel sorgere di un “astro” l’annuncio della nascita del re dei Giudei. Il legittimo re, Erode, resta turbato, e li invia a Betlemme sulla base della profezia di Michea (Mi5,1) con l’intento di avere informazioni su questo re illegittimo. Guidati dall’astro, i magi arrivano “nella casa” e offrono a Gesù bambino “oro, incenso e mirra”.[8] Avvertiti quindi in sogno di non tornare da Erode, che aveva intenti omicidi verso il possibile usurpatore, i magi tornano nel loro paese.

Un angelo intanto informa in sogno Giuseppe di fuggire in Egitto per sottrarsi all’ira di Erode. Questi infatti, non conoscendo l’identità del re neonato, fa uccidere tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni (l’episodio è noto come strage degli innocenti). La famiglia ritorna dall’Egitto solo alla morte di Erode, ma a causa della presenza sul trono del figlio Erode Archelao, in sogno un angelo indica loro di recarsi a Nazaret, in Galilea, affinché si avveri la profezia secondo la quale «sarà chiamato Nazareno», profezia però inesistente. Infatti, il Vangelo secondo Matteo riporta che “… Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».”[9], ma in realtà nessun libro dell’Antico Testamento contiene una profezia che faccia riferimento, direttamente o indirettamente, alla città di Nazaret.[10] Secondo un’interpretazione avallata da Joseph Ratzinger, il termine Nazareno potrebbe ricollegarsi alla parola nezer (germoglio) citata da Isaia (Is 11, 1)[11]. Accanto a questa interpretazione ne esistono altre che si ricollegano a profezie diverse contenenti la parola nazir (consacrato), ma anche da parte di certi studiosi cristiani si ammette che è difficile capire quale collegamento ci possa essere tra la città di Nazaret e l’adempimento di queste profezie[12]. Il cardinale Gianfranco Ravasi ritiene in proposito che Matteo potrebbe avere effettuato un’associazione libera e creativa con i contenuti di certi testi sacri ebraici, giocando sull’assonanza delle parole, prassi che era in uso tra gli scribi ebrei del suo tempo[13].

Vangelo secondo Luca

Annunciazione, Beato Angelico, 1437-1446.
Il Vangelo secondo Luca (1,26-2,39) inizia narrando l’annunciazione, fatta dall’angelo Gabriele a Maria, del concepimento per opera dello Spirito Santo di un figlio, il cui nome sarà Gesù. Di fronte all’incredulità di Maria, l’angelo le indica la sua parente Elisabetta, la quale vecchia e sterile sta aspettando un figlio (Giovanni Battista) per grazia di Dio ed è già al sesto mese. Maria dice il suo “sì” dichiarandosi serva del Signore, quindi si mette in viaggio “in fretta” per andare a visitare Elisabetta (Visitazione), che abita presso Gerusalemme, a circa 120 chilometri di distanza (1,26-56).

Dopo aver raccontato la nascita di Giovanni (1,57-80), il Vangelo secondo Luca riporta la notizia di un “primo censimento”, voluto da Cesare Augusto in tutto l’impero romano, secondo il quale ciascuno doveva tornare con la propria famiglia nella città dei propri avi (censimento di Quirinio). Giuseppe, discendente del re Davide che era nato a Betlemme, lascia Nazaret con Maria incinta e si reca nella città dei suoi avi. A Betlemme Maria dà alla luce Gesù, lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia degli animali. Successivamente avviene l’adorazione dei pastori: avvertiti da un angelo, alcuni pastori si recano a rendere omaggio al bambino appena nato (2,1-20).

All’ottavo giorno dopo la nascita avviene la circoncisione di Gesù; trascorsi quaranta giorni il neonato è portato al tempio per la consacrazione, dove è riconosciuto come messia da Simeone e dalla profetessa Anna. Al termine dei riti, Giuseppe e la sua famiglia tornano alla loro casa, a Nazaret (2,21-39).

A differenza di Matteo, Luca colloca la genealogia di Gesù successivamente, all’inizio della sua attività pubblica (3,23-38).

Sinossi evangelica
Vangelo secondo Matteo Vangelo secondo Luca
Annunciazione a Giuseppe (1,18-25): in una località imprecisata un angelo gli comunica che Maria è incinta per opera dello Spirito Santo, adempimento di Is7,14

Quando è nato Gesù?

Data di nascita di Gesù

La natività, Lorenzo Lotto.
La reale data di nascita di Gesù (anno e giorno) è sconosciuta[1]: essa non è esplicitamente riportata dai Vangeli, le principali fonti su Gesù, né da altre fonti del tempo. Poiché i Vangeli la collocano negli ultimi anni del re Erode il Grande, gli studiosi generalmente datano la nascita di Gesù tra il 7 e il 4 a.C.[2][3] Secondo la maggior parte degli storici, infatti, Erode sarebbe morto nel 4 a.C., anche se vi sono state in passato e vi sono anche oggi ripetute proposte di altre date[4].

La datazione tradizionale all’anno 1 a.C., il cui anno successivo è il primo del calendario giuliano-gregoriano (il numero zero non viene infatti utilizzato per indicare un anno in quasi tutti i sistemi cronologici) risale al monaco Dionigi il Piccolo nel VI secolo. Questa datazione si discosta comunque solo di uno o due anni dalla datazione fornita dai Padri della Chiesa sin dal II-III secolo.

L’istituzione della festa liturgica del Natale, come ricorrenza annuale del giorno di nascita di Gesù, e la sua collocazione al 25 dicembre del calendario solare romano (giuliano, poi gregoriano) è documentata a partire dal 336[5][6][7][8].

Indice
1 Fonti testuali
2 Giorno e anno di nascita nella tradizione cristiana
3 Anno
3.1 Datazione comunemente accettata
3.2 Datazioni proposte da altri studiosi
3.3 Tradizione antica
3.4 Data tradizionale di Dionigi il Piccolo
4 Giorno
4.1 Indicazioni evangeliche
4.2 25 dicembre: origine pagana
4.3 25 dicembre: origine cristiana
4.4 Tradizioni ebraiche
4.5 Scoperte archeologiche
5 La stella di Betlemme
6 Note
7 Bibliografia
8 Voci correlate
9 Collegamenti esterni
Fonti testuali
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Nascita di Gesù.
Le uniche fonti testuali che riferiscono della nascita di Gesù sono i Vangeli di Matteo e Luca, che però non forniscono indicazioni cronologiche precise. Assumendo la validità delle informazioni storiche da essi fornite è però possibile dedurre un probabile intervallo di tempo nel quale collocare l’evento.

Mt 2,1 riferisce che Gesù nacque “nei giorni del re Erode”, che regnò presumibilmente tra il 37 a.C. e il 4 a.C.[9]. Non si può tuttavia escludere che nel 4 a.C. egli abbia semplicemente associato al regno i suoi figli[10].
Mt 2,16 riporta l’intenzione di Erode di uccidere i bambini di Betlemme sotto i due anni (strage degli innocenti). Assumendo la storicità del racconto, questo suggerisce che i magi nel loro incontro con Erode gli avessero raccontato di aver individuato da circa uno o due anni i primi indizi astrologici della nascita del messia. La natività quindi deve essere collocata in questo intervallo, anche se la visita dei magi solo poco dopo la effettiva nascita di Gesù rende meno verosimili le date più lontane.
nell’incontro tra Erode e i magi, nell’episodio della fuga in Egitto e nel ritorno alla morte di Erode, Matteo si riferisce a Gesù sempre col diminutivo paidìon, bambino piccolo (Mt 2,8.9.11.13.14.20.21). Indipendentemente dalla effettiva storicità di questi eventi Matteo conserva il ricordo di un Gesù molto piccolo (qualche anno?) alla morte di Erode.
Lc 1,5 può essere visto come una conferma di Mt 2,1. Riferisce che l’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Zaccaria avvenne anch’esso “nei giorni del re Erode”. Secondo Luca la nascita di Gesù avvenne quindici mesi dopo: dopo sei mesi ci fu l’annunciazione a Maria (Lc 1,26), alla quale seguì al termine dei nove mesi di gestazione la nascita di Gesù. Luca comunque non nomina direttamente Erode al momento della nascita di Gesù.
Lc 2,1 riferisce, nei giorni immediatamente precedenti la nascita di Gesù, di un censimento “di tutta la (terra) abitata” da parte di Augusto, che fu imperatore tra il 27 a.C. e il 14 d.C. Indisse tre censimenti universali: nel 28 a.C. (ancora console), 8 a.C., 14 d.C. (Res Gestae Divi Augusti 8, lat. gr. ing.). L’identificazione del censimento evangelico con quello indetto nell’8 a.C. è probabile ma non sicura (vedi Censimento di Quirinio).
Lc 2,2 specifica che in occasione del censimento di Augusto era “governante la Siria Quirinio”. Costui fu governatore vero e proprio della Siria dal 6 d.C.: il dato è apparentemente incompatibile con l’indicazione evangelica del regno di Erode, morto dieci anni prima. Studiosi cristiani hanno però evidenziato che Quirinio aveva ricoperto in Siria alcuni incarichi (“governante”) già durante il precedente governatore, Senzio Saturnino, ed è possibile che questi gli avesse affidato l’incarico di occuparsi del censimento indetto da Augusto per la Siria e per il territorio del re ‘alleato’ (di fatto, sottomesso) Erode il Grande[11] (vedi Censimento di Quirinio). Questa ipotesi è rafforzata dal fatto che nel II secolo Tertulliano aveva dichiarato che Gesù era nato all’epoca di Senzio Saturnino[12].
Lc 3,1 riferisce che Giovanni Battista iniziò la sua predicazione “nel quindicesimo anno di Tiberio” (attorno al 28 d.C., vedi Inizio del ministero di Gesù). All’inizio del suo ministero, di poco successivo a quello del Battista, Gesù aveva “circa trent’anni” (Lc 3,23), che rimanda a una data di nascita attorno al 2 a.C. La cifra “trenta”, però, può essere stata arrotondata per richiamare simbolicamente l’inizio del regno di Davide (2Sam 5,4). Inoltre Tiberio era stato associato al regno di Augusto già alcuni anni prima. Ciò consente sia di retrodatare questa indicazione di alcuni anni sia di render conto della notizia di Tertulliano, secondo cui alcuni romani assegnavano la nascita di Gesù al dodicesimo anno del Regno di Tiberio.
Sulla base di Mt 2 la nascita di Gesù va collocata qualche anno prima della morte di Erode (4 a.C.), tra il 7-5 a.C. Sulla base dell’accenno al censimento universale indetto da Augusto (8 a.C.) di Lc 2, la nascita va collocata nel periodo immediatamente seguente a questo.

In definitiva sulla base dei Vangeli, le uniche fonti storiche disponibili al riguardo, la data della nascita di Gesù è ipotizzabile attorno al periodo 7-4 a.C.[2][3]

Giorno e anno di nascita nella tradizione cristiana
L’anno della nascita di Gesù è accennato negli scritti di alcuni Padri della Chiesa. Data la varietà dei calendari diffusi all’epoca (romano, egizio, in due varianti: “alessandrino” e “vago”, siriaco) e la varietà di computazione (estremi inclusi o esclusi) non è sempre immediato risalire al giorno e anno corrispondente nel calendario giuliano, che gli storici utilizzano per le date antecedenti la riforma gregoriana, e nei libri di storia si ritrovano diverse interpretazioni.

Autore e data Indicazione anno Indicazione giorno Anno Giorno
Ireneo
180 circa[13] 41º anno del regno di Augusto[14] – 3 a.C. –
Clemente di Alessandria
200 circa[15] 194 anni, un mese, 13 giorni prima della morte di Commodo (31 dicembre 192) 3 a.C.[16] oppure
2 a.C.[17] 18 novembre[16] oppure
6 gennaio[17]
“Altri” in Egitto
200 circa[15] 28º anno di Augusto[18] 25 del mese (egizio) di pachon 2 a.C. 20 maggio[19] oppure
25-28 marzo[20]
Seguaci di Basilide in Egitto
200 circa[15] – battesimo (e probabilmente anche l’Epifania) il 15 del mese (egizio) di tybi – 10 gennaio[21]
“Altri” (seguaci di Basilide?) in Egitto
200 circa[15] – battesimo (e probabilmente anche l’Epifania) il 11 del mese (egizio) di tybi – 6 gennaio[19]
“Altri” in Egitto
200 circa[15] – 24 o 25 del mese (egizio) di pharmouti – 19 o 20 aprile[22]
Ippolito di Roma
poco prima del 203-204[23] 42º anno del regno di Augusto[14] 4º giorno alle none di aprile
(8º giorno alle calende di gennaio) 2 a.C. 2 aprile
(25 dicembre)

Tertulliano
poco prima del 207-208[24] 41º anno del regno di Augusto,[14] 15 anni prima della sua morte (14 d.C.), l’anno prima del 28º dopo la morte di Cleopatra (30 a.C.) – 3 a.C. –
Tertulliano
poco prima del 207-208[25] nascita durante il censimento di Augusto sotto Senzio Saturnino – 9-6 a.C. –
Sesto Giulio Africano
attorno al 220[26] 5500º anno dopo Adamo, 31º anno prima del 16º anno di Tiberio (probabilmente 29 d.C.)[27] – 2 a.C. –
Pseudo-Cipriano
243[28] – 5º giorno alle calende di aprile – 28 marzo
Eusebio di Cesarea
circa 300-325[29] 4º anno della 194ª olimpiade – estate 1 a.C. / estate 1 d.C. –
Eusebio di Cesarea
circa 300-325[30] 42º anno del regno di Augusto,[14] il 28º della sottomissione dell’Egitto e della morte di Antonio e Cleopatra (30 a.C.) – 2 a.C. –
Depositio Martyrum filocaliana (calendario liturgico di Roma)
336[31] – 8º giorno alle calende di gennaio – 25 dicembre
Pseudo-Giovanni Crisostomo
fine III – metà IV sec.[32] – 8º giorno alle calende di gennaio – 25 dicembre
Epifanio di Salamina
circa 374-377[33] 13º consolato di Augusto e di Silvano, 42º del regno di Augusto[14] 8º prima delle idi di gennaio 2 a.C. 6 gennaio
Epifanio di Salamina[34] 45º anno del calendario giuliano, 4º della 194ª olimpiade – 1 a.C. –
Girolamo
circa 380[35] riprende da Eusebio il 42º del regno di Augusto[14] – 2 a.C. –
Sulpicio Severo
circa 400[36] 33º anno di Erode 8º giorno alle calende di gennaio 4 a.C., 3 a.C. estremo incluso 25 dicembre
Agostino
circa 400-416[37] – 8º giorno alle calende di gennaio – 25 dicembre
Orosio
circa 416-420[38] 42º anno del regno di Cesare Augusto,[14] 752º anno AUC 8º giorno alle calende di gennaio 2 a.C. 25 dicembre
Cassiodoro
circa 519[39] 41º anno del regno di Cesare Augusto[14] – 3 a.C. –
Giovanni Malalas
circa 570[40] 42º anno del regno di Cesare Augusto[14] 8º giorno alle calende di gennaio 2 a.C. 25 dicembre