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La bomba atomica

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Bomba atomica
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Il fungo atomico, causato da “Fat Man” su Nagasaki, raggiunse i 19 km di altezza, 9 agosto 1945
Bomba atomica (“bomba A” secondo una terminologia originaria) è il nome comune della bomba a fissione nucleare, un ordigno esplosivo la cui energia è prodotta da una reazione a catena di fissione nucleare. Appartiene al gruppo delle armi nucleari, che include anche le armi basate sull’altro principio di reazione nucleare, cioè le bombe a fusione nucleare (dette armi termonucleari).

Nell’uso moderno il termine “bomba atomica” (talvolta “bomba nucleare”) viene usato anche per indicare armi di quest’ultimo tipo, cioè le armi termonucleari, in quanto queste ultime costituiscono quasi interamente gli arsenali nucleari di oggi. Questa voce descriverà principalmente le armi del primo tipo, cioè le bombe a fissione, il cui meccanismo costituisce comunque anche l’innesco delle bombe a fusione e quindi è contenuto anche in queste ultime.

Si basa su un processo di divisione del nucleo atomico di un elemento pesante, detto fissile, in due o più nuclei di massa inferiore, provocato dalla collisione con un neutrone libero. La rottura del nucleo produce a sua volta, oltre che nuclei più leggeri, anche solitamente qualche altro neutrone libero, oltre ad una quantità molto significativa di energia. Se il materiale fissile ha un grado di concentrazione sufficiente ed è in una massa sufficientemente grande, detta massa critica, i neutroni liberi prodotti a loro volta sono in grado di colpire nuovi nuclei di elemento fissile, producendo una reazione a catena che si propaga per tutta la massa di materiale e liberando una enorme quantità di energia in un tempo brevissimo.

La bomba atomica è un’arma di distruzione di massa, la comunità internazionale perciò limita e sanziona la produzione di tali armi con il Trattato di non proliferazione nucleare[1].

Indice
1 Storia
2 Descrizione
2.1 Principio di funzionamento
2.2 Reazione a catena
2.3 Materiale fissile
3 Caratteristiche costruttive
3.1 Sistema di detonazione a blocchi separati
3.2 Sistema di detonazione a implosione
4 Esplosione nucleare
4.1 Effetti delle esplosioni nucleari
5 Note
6 Voci correlate
7 Altri progetti
8 Collegamenti esterni
Storia
Il fondamento teorico è il principio di equivalenza massa-energia, espresso dall’equazione E=mc² prevista nella teoria della relatività ristretta di Albert Einstein. Questa equivalenza generica suggerisce in linea di principio la possibilità di trasformare direttamente la materia in energia o viceversa. Einstein non vide applicazioni pratiche di questa scoperta. Intuì però che il principio di equivalenza massa-energia poteva spiegare il fenomeno della radioattività, ovvero che certi elementi emettono energia spontanea.

Successivamente, si avanzò l’ipotesi che alcune reazioni che implicano questo principio potevano effettivamente avvenire all’interno dei nuclei atomici. Il “decadimento” dei nuclei provoca un rilascio di energia. L’idea che una reazione nucleare si potesse anche produrre artificialmente e in misura massiccia, sotto forma cioè di reazione a catena, fu sviluppata nella seconda metà degli anni trenta in seguito alla scoperta del neutrone. Alcune delle principali ricerche in questo campo furono condotte in Italia da Enrico Fermi.[2]

Un gruppo di scienziati europei rifugiatisi negli Stati Uniti d’America (Enrico Fermi, Leó Szilárd, Edward Teller ed Eugene Wigner) si preoccuparono del possibile sviluppo militare del principio. Nel 1939, gli scienziati Fermi e Szilard, in base ai loro studi teorici, persuasero Albert Einstein a scrivere una lettera al presidente Roosevelt per segnalare che c’era la possibilità ipotetica di costruire una bomba utilizzando il principio della fissione ed era probabile che il governo tedesco avesse già disposto delle ricerche in materia. Il governo statunitense cominciò così a interessarsi alle ricerche.

Modello della prima bomba atomica al plutonio (nome in codice “The Gadget”) impiegata nel “Trinity test”.
Enrico Fermi proseguì negli Stati Uniti nuove ricerche sulle proprietà di un isotopo raro dell’uranio, l’uranio 235, fino a ottenere la prima reazione artificiale di fissione a catena autoalimentata: il 2 dicembre 1942, il gruppo diretto da Fermi assemblò a Chicago la prima “pila atomica” o “reattore nucleare a fissione” che raggiunse la condizione di criticità, costituito da una massa di uranio naturale e grafite disposti in maniera eterogenea.

Pochi mesi prima, nel giugno del 1942, in base ai calcoli fatti in una sessione estiva di fisica all’università della California guidata da Robert Oppenheimer, si era giunti alla conclusione che era teoricamente possibile costruire una bomba che sfruttasse la reazione di fissione a catena. La sua realizzazione tecnica richiedeva però enormi finanziamenti.

Gran parte dell’investimento sarebbe servito per produrre uranio sufficientemente “arricchito” del suo isotopo 235, o una quantità sufficiente di plutonio 239. I calcoli indicavano infatti che per produrre una massa critica occorreva una percentuale di arricchimento, cioè una concentrazione di isotopo fissile, molto più alta di quella necessaria per un reattore nucleare.

La prima bomba atomica fu realizzata con un progetto sviluppato segretamente dal governo degli Stati Uniti. Il programma assunse scala industriale nel 1942 (cfr. Progetto Manhattan). Per produrre i materiali fissili, l’uranio 235 e il plutonio 239, furono costruiti giganteschi impianti con una spesa complessiva di due miliardi di dollari dell’epoca. I materiali (escluso il plutonio prodotto nei reattori dei laboratori di Hanford nello stato del Washington e l’uranio prodotto nei laboratori di Oak Ridge) e i dispositivi tecnici, principalmente il detonatore a implosione, furono prodotti nei laboratori di Los Alamos, un centro creato apposta nel deserto del Nuovo Messico. Il progetto era diretto da Robert Oppenheimer e includeva i maggiori fisici del mondo, molti dei quali profughi dall’Europa.

“The Gadget” al “Trinity Site” in Alamogordo, New Mexico.
La prima bomba al plutonio (nome in codice “The Gadget”) fu fatta esplodere nel “Trinity test” il 16 luglio 1945 nel poligono di Alamogordo, in Nuovo Messico. La prima bomba, all’uranio, (“Little Boy”) fu sganciata sul centro della città di Hiroshima il 6 agosto 1945. La seconda bomba, al plutonio, denominata in codice “Fat Man”, fu sganciata invece su Nagasaki il 9 agosto 1945. Questi sono stati gli unici casi d’impiego bellico di armi nucleari, nella forma del bombardamento strategico.

L’Unione Sovietica recuperò rapidamente il ritardo; Stalin attivò la cosiddetta operazione Borodino che, grazie alla ricerca sovietica e anche all’apporto di spie occidentali, raggiunse inattesi successi. La prima bomba a fissione venne sperimentata il 29 agosto 1949, ponendo così fine al monopolio degli Stati Uniti d’America. La Gran Bretagna, la Francia e la Repubblica Popolare Cinese sperimentarono un ordigno a fissione rispettivamente nel 1952, nel 1960 e nel 1964. Israele costruì la prima arma nel 1966, si ritiene effettuò un test insieme al Sudafrica nel 1979, e il suo arsenale è tuttora non dichiarato. L’India effettuò il suo primo test nel 1974. Il Pakistan cominciò la produzione di armi nucleari nel 1983 ed effettuò un test nel 1998. La Corea del Nord effettuò un primo test nel 2006. Le testate nucleari, basate sia sul principio della fissione nucleare che della fusione termonucleare possono essere installate, oltre che su bombe aeree, su missili, proiettili d’artiglieria, mine o siluri.

Nel 1955 fu compilato il Manifesto di Russell-Einstein: Russel e Einstein promossero una dichiarazione invitando gli scienziati di tutto il mondo a riunirsi per discutere sui rischi per l’umanità prodotti delle armi nucleari.

Il Sudafrica, che aveva cominciato la produzione di bombe atomiche nel 1977, è stato l’unico paese a cancellare volontariamente il suo programma nucleare nel 1989, smantellando sotto il controllo dell’AIEA tutte le armi che aveva già costruito.

Descrizione
La reazione a catena di fissione dei nuclei avviene in forma “incontrollata” (cioè rapidissimamente divergente) in una massa di “materiale fissile”, in pratica uranio 235 o plutonio 239 con sufficiente grado di purezza. Questi particolari materiali, elementi radioattivi dal nucleo instabile, hanno la proprietà di generare una reazione nucleare a catena, cioè un fenomeno a cascata in cui lo spezzarsi di un nucleo atomico produce come effetto la scissione (rottura di un legame fisico) di altri nuclei di atomi vicini. Ciò avviene statisticamente solo quando il numero di atomi è sufficientemente grande cioè la quantità di materiale supera una certa “massa critica”. Nell’istante in cui la massa viene resa “super-critica” essa libera una quantità di energia enorme in un tempo brevissimo. L’esplosione è devastante proprio per le enormi quantità di energia liberate nelle reazioni nucleari, dell’ordine di milioni di volte superiori a quelle in gioco nelle reazioni chimiche.

La reazione incontrollata si differenzia dai processi nucleari a catena che avvengono in un reattore nucleare per la produzione di energia elettrica, per l’andamento del processo rispetto al tempo. In un reattore la reazione nucleare viene mantenuta sempre al di sotto di una soglia di criticità, in uno stato stabile, ovvero controllato, cioè in cui l’energia viene liberata in modo costante nel corso del tempo senza alcuna possibilità di esplosione.

Nell’uso comune talvolta il nome “bomba atomica” è impropriamente impiegato per altre armi nucleari, di potenza simile o superiore, includendo così anche le bombe che utilizzano l’altro tipo di reazione nucleare, la fusione termonucleare dei nuclei di elementi leggeri.

Il termine “bomba atomica” nella classificazione originaria di “bomba A” indicava propriamente solo le bombe a fissione. Quelle che invece utilizzano la fusione termonucleare sono chiamate bombe H o bombe all’idrogeno, o anche raggruppate nella definizione di “armi termonucleari”. Le armi nucleari presenti negli arsenali contemporanei sono praticamente tutte di quest’ultimo tipo. La bomba a fissione però è comunque una componente fondamentale delle armi termonucleari stesse, costituendone il cuore o l’innesco, le armi termonucleari sono perciò bombe a “due stadi”. Questo perché la fusione di nuclei leggeri può essere innescata solo con energie altissime, e la bomba a fissione è l’unico dispositivo capace di produrre gli altissimi valori di pressione e temperatura indispensabili per innescare la reazione di fusione termonucleare.

Principio di funzionamento
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Fissione nucleare.
Il principio della bomba atomica è la reazione a catena di fissione nucleare, il fenomeno fisico per cui il nucleo atomico di certi elementi con massa atomica superiore a 230 si può dividere (fissione) in due o più nuclei di elementi più leggeri quando viene colpito da un neutrone libero. La fissione si può innescare in forma massiccia, cioè come reazione a catena, se i nuclei fissili sono tanto numerosi e vicini fra loro da rendere probabile l’ulteriore collisione dei neutroni liberati con nuovi nuclei fissili. Gli isotopi che è possibile utilizzare nella pratica sono l’uranio 235 e il plutonio 239. Questi metalli pesanti sono i materiali fissili per eccellenza.

Quando un neutrone libero colpisce un nucleo di U235 o di Pu239, viene catturato dal nucleo per un tempo brevissimo, rendendo il nucleo composto instabile: questo si spezza entro 10−12 secondi in due o più nuclei di elementi più leggeri, liberando contestualmente da due a quattro neutroni. Circa l’uno per cento della sua massa viene convertita in energia sotto forma principalmente di fotoni ed energia cinetica dei nuclei leggeri residui e dei neutroni liberi, per un totale di circa 200 MeV.

I neutroni liberati dal processo possono urtare a loro volta altri nuclei fissili presenti nel sistema, che quindi si fissionano liberando ulteriori neutroni e propagando la reazione a catena in tutta la massa di materiale. Come già detto però la reazione a catena avviene se e solo se la probabilità di cattura dei neutroni da parte dei nuclei fissili è sufficientemente alta, cioè se i nuclei sono numerosi, molto vicini fra loro e le perdite per fuga dal sistema sono opportunamente ridotte. Questo si ottiene, tipicamente, mettendo insieme in una geometria a basso rapporto superficie/volume una certa quantità di uranio (o plutonio) metallico altamente “arricchito”, in cui cioè l’isotopo fissile è presente in concentrazione molto più alta di quella naturale, addirittura superiore al 90% del totale, e in quantità tale che l’assemblaggio finale superi la cosiddetta “massa critica”.

Il valore esatto della “massa critica” dipende dall’elemento scelto, dal grado del suo arricchimento e dalla forma geometrica (una schermatura che circonda la massa stessa impedendo la fuga di neutroni può contribuire anch’essa a diminuirne il valore). Orientativamente è dell’ordine alcuni chilogrammi.[3]

Nella testata di una bomba atomica il materiale fissile è tenuto separato in più masse sub-critiche, oppure foggiato in una forma geometrica a guscio sferico cavo, che rende la massa sub-critica grazie all’alto rapporto superficie/volume tale da rendere sfavorevole il bilancio neutronico.

La bomba viene fatta detonare concentrando insieme il materiale fissile per mezzo di esplosivi convenzionali che portano istantaneamente a contatto le varie masse o fanno collassare il guscio sferico, unendo così il materiale in una massa super-critica. Al centro del sistema è collocato anche un “iniziatore”, un piccolo dispositivo in berillio contenente qualche grammo di una sostanza fortemente emissiva di neutroni come il polonio, un sistema che aiuta l’esplosione irraggiando la massa con un’ondata di neutroni al momento giusto. La testata è eventualmente rivestita esternamente con uno schermo in berillio, che riflette parzialmente i neutroni che altrimenti verrebbero persi all’esterno.

Energia e potenza dell’ordigno nucleare sono funzioni dirette della quantità di materiale fissile e della sua percentuale di arricchimento, così come della efficienza dell’arma (cioè la percentuale di materiale che effettivamente subisce la fissione) quest’ultima determinata dalla qualità o dalla taratura del suo sistema di detonazione.

La massa di materiale fissile in una bomba atomica è detta nòcciolo.

Reazione a catena
Esempio di reazione nucleare: un neutrone urta contro un atomo di uranio 235 formando un atomo instabil di uranio 236. Questo a sua volta si spacca in Cromo 92, Bario 141 e libera tre neutroni.
Diagramma della reazione nucleare.
La reazione nucleare a catena indotta da neutroni, in una massa di 235U avviene secondo uno schema di questo tipo:

235U + n → 236U “instabile” → 141Ba + 92Kr + 3 n + 200 MeV
Si hanno perciò i seguenti “prodotti di fissione”:

Elementi più leggeri. La formula esprime ciò che succede ad un nucleo di uranio (235U) quando viene colpito da un neutrone (n). L’effetto della cattura da parte del nucleo è la trasformazione di quest’ultimo in un isotopo più pesante (236U) che però dura solo un tempo brevissimo dopodiché l’elemento instabile si spezza formando due nuovi elementi. Gli elementi indicati nella seconda parte della formula sono il risultato relativamente più frequente della scissione, ma si possono formare anche elementi diversi a seconda del modo del tutto casuale in cui il nucleo si divide: accanto alla fissione dell’Uranio 235 in Bario 141 e Kripton 92 (riportata nel diagramma a fianco), se ne possono quindi verificare molte altre, ciascuna delle quali può comportare un numero di emissioni di neutroni che varia, di norma, da 2 a 4. Vediamo allora alcune delle reazioni nucleari che hanno luogo bombardando il nucleo dell’Uranio 235 con un neutrone, opportunamente rallentato, senza dimenticare però che le combinazioni possibili dei prodotti di fissione sono più di 40:

235U + n → 236U “instabile” → 137Te + 97Zr + 2 n + 200 MeV
235U + n → 236U “instabile” → 93Sr + 140Xe + 2 n + 200 MeV
235U + n → 236U “instabile” → 93Sr + 140Xe + 3 n + 200 MeV
236U + n → 235U “instabile” → 127Sn + 115Mo + 4 n + 200 MeV
(dove: Sr = Stronzio; Xe = Xeno; Te = Tellurio; Zr = Zirconio; Sn = Stagno; Mo = Molibdeno).
La maggior parte di questi elementi a loro volta sono isotopi instabili, perciò sono radioattivi e soggetti a ulteriore decadimento. Alcuni di questi risultano estremamente pericolosi per l’ambiente e la salute umana (frequenti sono il Cesio 137, lo Stronzio 90 e lo Iodio 131) data la facilità con cui tendono ad accumularsi nei tessuti degli esseri viventi. Fra i prodotti di fissione particolare importanza riveste lo Xeno 135, che viene generato sia come prodotto primario della fissione nucleare (nello 0.3% dei casi) sia più spesso (e cioè nel 5.6% delle fissioni termiche dell’Uranio 235) come decadimento del Tellurio 135, il quale subisce una serie di decadimenti beta, secondo il seguente schema:

135Te → 135I → 135Xe → 135Ce → Ba (stabile)
La sovraproduzione di Xeno 135 – o, più correttamente, l’incapacità degli ingegneri nucleari a interpretare correttamente tale dato – è stata una delle cause determinanti del disastro di Černobyl’. Lo Xeno 135, infatti, ha una elevata sezione di assorbimento per i neutroni termici, pari a circa 3.5×106 barn: tale sua caratteristica è in grado di “dissimulare” il livello reale della potenza della fissione nucleare in corso, determinando, in chi non conosce il comportamento di tale isotopo radioattivo, una sottovalutazione dello stadio della reazione a catena. A tal proposito è importante sottolineare come il procedimento di fissione nucleare che caratterizza la bomba atomica è il medesimo che consente la produzione dell’energia termoelettrica nei reattori nucleari civili: a conferma di ciò si osservi come il primo reattore nucleare civile – se si fa eccezione, naturalmente, per la Chicago Pile-1 sperimentata da Enrico Fermi il 2 dicembre 1942 per motivi di ricerca nell’ambito del Progetto Manhattan – è stato l’AM-1 (“Атом Мирный”, Atom Mirny, e cioè “Atomo Pacifico”, a riprova che sino a quel momento la fissione nucleare era stata impiegata esclusivamente a scopo bellico), costruito nel 1954 ad Obninsk, in Unione Sovietica, aggiungendo a un reattore nucleare militare “weapon-grade” (contenente cioè almeno il 90% di Plutonio 239) una turbina da 5MW.

Neutroni liberi. Ai nuovi elementi prodotti dalla reazione si aggiungono sempre da due a quattro neutroni liberi, che a loro volta possono venire catturati da altri nuclei fissili che si trovano all’interno della massa, e perciò li rendono instabili e contribuiscono a proseguire la reazione di fissione.

Energia. Per ciascun nucleo che si scinde, nel modo indicato dalla formula, si producono circa 200 MeV di energia, di cui circa 170 MeV sotto forma di energia cinetica dei prodotti di fissione e dei neutroni liberati. Più precisamente:

165 MeV per l’energia cinetica dei nuovi atomi formatisi a seguito della fissione;
5 MeV per l’energia cinetica dei neutroni;
8 MeV per l’energia della radiazione gamma istantanea;
5 MeV per l’energia di decadimento beta dei prodotti di fissione;
6 MeV per l’energia di decadimento gamma dei prodotti di fissione;
11 MeV per l’energia cinetica dei neutrini;
Questa rilevante produzione di energia è legato al fatto che la somma delle masse risultanti (frammenti di fissione e neutroni) è leggermente inferiore alla massa iniziale del nucleo e del neutrone che ha generato la fissione: una piccolissima percentuale di questa massa risulta perduta, “trasformata” in energia. La quantità di energia rilasciata dalle reazioni nucleari è molto più grande di quella delle reazioni chimiche in rapporto alla quantità di materia coinvolta. L’energia di legame all’interno dei nuclei (interazione forte) è molto più intensa di quella che lega tra loro gli elettroni esterni di due atomi. L’energia di legame all’interno dei nuclei è una misura di massa. Nel principio di equivalenza E=mc², poiché il secondo termine dell’uguaglianza è una grandezza enorme (a causa del valore della costante “c”, la velocità della luce nel vuoto, pari a 299 792 458 m/s) l’energia “E” risulta enorme in confronto ad una piccola massa “m”.Per confronto, in una molecola d’acqua il legame degli atomi di idrogeno può produrre una energia di circa 16 eV, dieci milioni di volte inferiore a quella liberata dal nucleo di uranio. Un grammo di U 235 che subisce interamente la fissione produce circa 8 x 1010 joule, ossia quanto la combustione di circa 3 tonnellate di carbone.

Materiale fissile
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Materiale fissile.
I materiali fissili utilizzati nelle bombe atomiche sono il plutonio 239 o l’uranio arricchito, che possono essere prodotti solo in paesi altamente industrializzati, essendo richiesta a monte l’esistenza di un ciclo di arricchimento dell’uranio o di reattori nucleari o altri sistemi capaci di produrre plutonio 239 a partire dall’isotopo uranio 238 attraverso la reazione nucleare di fertilizzazione.

L’uranio presente in natura è una miscela del 99,3% circa di isotopo a numero di massa 238 e dello 0,7% circa di isotopo a numero di massa 235[4]; dei due, solo l’ultimo è fissile. Per poterne accumulare una quantità sufficiente occorre quindi “arricchire” l’uranio del proprio isotopo 235. Il nocciolo di una bomba all’uranio deve cioè essere composto di una massa composta in gran parte di uranio 235, ovvero d

I migliori cani da guardia

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I Migliori Cani Da Guardia: Le Quindici Razze Più Indicate
Da Alessio Caselli – 9 marzo 2018124999
Cane corso Italiano

Andiamo Alla Scoperta Dei Migliori Cani Da Guardia Che Potete Trovare Sul Pianeta.
Esistono dei quattro zampe che è meglio non far arrabbiare: i migliori cani da guardia sono quelli che proteggeranno voi e la vostra casa dai malintenzionati, e per certi versi serviranno più loro dei vari metodi tecnologici a disposizione.

Sia per istinto che per addestramento ci sono alcuni cani che meglio si prestano a questo compito: sanno dare l’allarme oppure mostrare i denti quando serve. Insomma, il loro aiuto potrebbe essere decisivo, in alcuni casi anche per salvarvi la vita.

Si, perchè innanzitutto sono pets che vi vogliono tanto, ma tanto bene: per questo vi proteggeranno anche a scapito della loro stessa vita. Non ci penseranno due volte a scagliarsi contro degli individui che per qualsiasi motivo sono entrati nella vostra proprietà.

Nel nostro focus andiamo dunque a scoprire quali sono i migliori cani da guardia: abbiamo selezionato dieci razze particolarmente indicate per questo scopo (ma tenete ben presente che dovranno essere addestrati per svolgere al meglio questo compito). Siete pronti? Partiamo!

*

1) Cane Corso: diffidente con gli estranei ma mai violento. Se sente pericolo per sé o per la sua famiglia non passa subito all’attacco, con calma e intelligenza avvisa il malintenzionato di non fare un altro passo, ringhiando e al massimo dandogli un bau! di avvertimento, perché lui, forte e massiccio, non si scompone più di tanto.

2) Bullmastiff: è un ottimo cane da compagnia in casa e in tutti i contesti in cui possa manifestare la sua volontà di socializzare con le persone, bambini compresi. Poco da appartamento ma eccellente cane da guardia, è sempre memore del suo passato di cane nato per aiutare contro i bracconieri e quindi è anche un eccellente animale da difesa, anche se guardando la proverbiale timidezza durante il primo anno di vita potrebbe essere strano pensarlo. È comunque indispensabile, qualora lo si scelga come cane da guardia, che possa scorrazzare liberamente e uscire più volte al giorno anche per non perdere i suoi stimoli olfattivi e uditivi, come invece accadrebbe lasciandolo solo per troppo tempo in uno spazio ristretto.

3) Pastore tedesco: è impossibile non inserirlo nella top 10 dei migliori cani da guardia. Si tratta di un cane molto versatile, che si presta agli usi più disparati. Uno dei suoi primi compiti, ovviamente, era legato alla pastorizia. Oggi il pastore tedesco è impiegato dalle forze dell’ordine come razza cinofila, per scovare tracce di droga. Il suo fiuto eccezionale gli permette di scovare persone disperse o sepolte in crolli. In ambito domestico il pastore tedesco è un ottimo cane da guardia.

4) Dogo argentino: il suo carattere è quello di un cane da guardia e da difesa perfetto. E’ molto intelligente e furbo, ma anche terribilmente territoriale: non abbaia quasi mai, ma se un cane dello stesso sesso invade il suo territorio saprà far valere la sua potenza. Questo perchè la natura dominatrice fa parte della sua indole. E’ nella caccia che tutta la sua astuzia e coraggio vengono fuori. Tuttavia non si può dire che il Dogo argentino non sia un cane estremamente affettuoso e dolce, nonostante un aspetto che non farebbe pensare a queste qualità: ama la sua famiglia e il suo padrone, è molto protettivo. E’ diffidente con le persone che non conosce, ma non aggressivo.

5) Rottweiler: sicuramente uno dei migliori cani da guardia al mondo, è una di quelle razze canine considerate pericolose. È vero? Si e no. È vero quando qualcuno minaccia il suo padrone o la sua famiglia, o la sua casa. È vero quando si sente minacciato lui stesso. Se non è in stato di allerta è un cane saggio e tranquillo che non abbaia mai inutilmente. Ovviamente ricordiamoci che è un cane da guardia. È possessivo con la sua famiglia e con il suo padrone soprattutto e se si sente minacciato o se sente il pericolo per la sua famiglia allora state in guardia, perché vi avviserà di stare alla larga mostrando i denti. Non è un cane che attacca immediatamente, ma se arriva a farlo nulla riesce a fermarlo.

6) Pastore dei Pirenei: Il suo carattere è quello di un animale sicuro di sé ma molto gentile, in particolare coi bambini, e molto affettuoso. Si tratta di un cane territoriale, che sa proteggere molto bene la sua famiglia o il suo gregge quando è necessario, ma di norma, quando non ci sono pericoli in vista, è paziente e leale. È quindi un cane da guardia di ottimo livello, ma è sempre stato utilizzato per compiti diversi nella storia, arrivando anche a essere un eccellente cane da compagnia per i nobili francesi.

L’Inferno

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Inferno
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Commento: l’argomento non è trattato in modo esaustivo, essendo l’ebraismo un contesto culturale molto variegato e sfaccettato. Inoltre, per quanto concerne alcuni elementi (ad esempio il concetto di “satana” – “hasatan”,”l’avversario” in ebraico-) sono presenti lacune linguistiche inerenti alla traduzione e alla comprensione dei termini dalla lingua ebraica. Ad essi vengono anche sovrapposte interpretazioni tratte da letteratura apocrifa o tipiche del cristianesimo.
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Rappresentazione dell’inferno in una miniatura dell’Hortus Deliciarum di Herrad von Landsberg, 1180 circa
Inferno è il termine con il quale si è soliti indicare il luogo di punizione e di disperazione che, secondo molte religioni, attende, dopo la morte, le anime degli uomini che hanno scelto in vita di compiere il male.

Il termine “inferno” deriva dal latino infernu(m) quindi da inferus (infer) nel significato di “sotterraneo”, quindi correlato al sanscrito adhara, gotico under, avestico aẟara, quindi dall’indeuropeo *ndhero col significato di “sotto” (da cui l’inglese under, il tedesco unter, l’italiano inferiore o anche infra). La presenza della f, presente solo nel latino e nei termini da questo direttamente derivati, è per influenza dialettale osca dalla quale i Romani ereditavano la credenza che l’entrata nell'”inferus” (qui inteso come il mondo di “sotto”, dove “sono” i morti) si collocasse nei pressi di Cuma.

Il termine “inferno” viene tuttavia comunemente relazionato alla nozione propria di alcune religioni, come le religioni abramitiche, ovvero al luogo di “punizione” e di “disperazione”. Diversamente, il termine “inferi” indica comunemente quel luogo, come l’Ade greco, ove si collocano le ombre dei morti.

Indice
1 Presenza culturale
2 Culti mediorientali
2.1 Accadici, Semitici, Caldei
2.2 Egiziani
3 Religioni antiche
3.1 Etruschi e civiltà prelatine
3.2 Greci e Romani
4 Ebraismo
5 Cristianesimo
5.1 Nell’Antico Testamento
5.2 Nel Nuovo Testamento
5.3 Nella teologia cristiana
5.4 Nel Catechismo della Chiesa Cattolica
5.5 Nella letteratura cristiana
5.5.1 Gli”Inferi” secondo Dante
5.5.2 L’Inferno secondo John Milton
6 Islam
7 Culti nordeuropei
7.1 Europa del Nord
8 Culti orientali e indorientali
8.1 Shintoismo
8.2 Induismo
8.3 Buddismo
8.4 Taoismo
9 Nella satira
10 Note
11 Bibliografia
12 Fonti
12.1 Greci e Romani
12.2 Cristianesimo
12.3 Studi generali
12.4 Rappresentazioni cinematografiche
13 Voci correlate
14 Altri progetti
15 Collegamenti esterni
Presenza culturale
L’Inferno è un concetto presente in un gran numero di culture precristiane, cristiane e non cristiane. È solitamente identificato con un mondo oscuro e sotterraneo, collegato all’operato del Dio e della creatura superiore che ha originariamente introdotto nella Creazione l’errore, la menzogna, il peccato, e, in definitiva, il principio distruttivo dell’ordine delle cose; tale creatura superiore si identifica nel diavolo, nella divinità del male o nell’ebraico/cristiano Satana, a seconda delle culture.

In tal senso il concetto di tentatore, o demonio, e il concetto stesso di male sono intrinsecamente legati. Il tentatore della religione cristiana, o divinità negativa, solitamente genera, con il suo operato, tanto l’Inferno, quanto le condizioni che vi trascinano i viventi abbruttendo le loro scelte morali.

Tuttavia, le divinità malvagie erano viste nei culti antichi in modo duplice: come potenti e terribili, ma in certa misura come positive, in quanto la loro potenza era invincibile se si fosse riusciti ad ingraziarsele; dunque erano anche venerabili e potenzialmente propizie. D’altro canto, queste divinità erano distruttive e demoniache perché il loro operato era imprevedibile e caotico, la loro intelligenza insondabile e sottile, e la loro sensibilità difficile a gestirsi, poiché era facilissimo offenderle e scatenare la loro vendetta.

Con il passare dei secoli, si nota una sempre più netta distinzione tra principio divino positivo, costruttivo e misericordioso, e il principio demoniaco, negativo, distruttivo e, quasi sempre, ingannatore. Questa impostazione è fondamentale nelle religioni monoteiste di derivazione Accadico-Semitica (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) che sono oggi le più diffuse e professate. Nelle religioni delle origini mediorientali (Babilonesi, Accadici, Semiti, Greci e Fenici) il Chaos, demonio o principe degli inferi, è l’unico vivente prima della nascita degli dei, che dal caos si originano e si coalizzano per contenerlo nei limiti dell’ordine (cosmos).

Viceversa nell’evoluzione successiva, l’origine delle cose è inanimata (In origine era il nulla) e gli viene data razionalità, senso e dunque vita da un Dio buono. Il male è una creatura superiore all’uomo che si è pervertita. Nella sua superiorità è dunque pericolosissima, ma in quanto creatura e non divinità non è imbattibile a chi abbia il favore di Dio accanto. Va notato come siano considerati maligni e infernali, in linea generale, tutti i comportamenti che pervertono l’ordine verso il caos e impediscono, quantomeno ad un primo esame morale, lo svilupparsi della società. In tal senso un comportamento come il furto o l’uccisione viene visto come malvagio in sé stesso, ma positivo se rappresenta la vittoria sul nemico, come nelle Crociate cristiane, nella Jihād islamica e in altre culture ancora. Si veda Geenna.

Culti mediorientali
Accadici, Semitici, Caldei
Le religioni monoteiste, che oggi sono le più professate al mondo, affondano le loro radici negli antichi culti Accadici, Semitici, Caldei e Assiro-Babilonesi. La cosmogonia e la cosmologia delle 3 grandi religioni deriva, molto probabilmente, dalla regione e dalla popolazione delle Caldea e da lì i Babilonesi la passarono agli Ebrei. I reperti oggi decifrati risalgono a circa 3.000 anni fa e raccontano la nascita del mondo, delle cose, degli dèi e della lotta tra bene e male in modo estremamente vicino a quello che è familiare a chi professa l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam.[1]

Una leggenda, riprodotta su una piccola serie di sette tavolette, narra che all’inizio dei tempi vi era la dea Tiamtu o Tiamat (che significa “abisso”, “profondità”), raffigurata come il serpente mostruoso, possente e maligno, che spazza il mare ed abita la notte. Tiamtu genera una stirpe di creature mostruose.

Curiosamente Tiamtu viene vista sia come la generatrice del male e del caos, quanto la grande madre, origine di ogni cosa e degli stessi dèi. Tiamtu viene sfidata e vinta da Belus or Bel-Merodach, il dio del Sole.
Questi sconfigge le orde mostruose di Tiamtu formate da spiriti maligni e dragoni, che oscurano con la loro presenza la Luna. Questa stessa figura simbolica si ritrova nell’Apocalisse di San Giovanni, dove Maria secondo il cattolicesimo, l’organizzazione di Dio, secondo altre fonti, insidiata dal Dragone Satana, ha sotto i suoi piedi la luna ed una corona di stelle in capo. Infine, per assicurare che il creato possa prevalere sul caos di Tiamtu, Bel chiede agli dèi di tagliargli la testa, perché il suo sangue si mischi al suolo della terra e crei la stirpe degli animali che la preserveranno dalla distruzione.

Nello Zoroastrismo, dove è assai più netta la contrapposizione tra Dio del Bene e Dio del male, l’anima del defunto deve passare sopra il cinvato pertush, il ponte di colui che dà il rendiconto, che si stende tra il picco del Giudizio e il sacro monte Alborz, e su questo ponte sarà deciso il suo destino: esso, infatti, si stende sull’abisso degli inferi e si allarga distendendosi ampio quanto 9 giavellotti per i buoni, ma si riduce alla lama come di un rasoio per i malvagi. Caduti nell’abisso, si ritrovano condannati all’Inferno nelle mani di Ahriman, il malefico dio mentitore.

In tutti questi casi l’Inferno è un luogo sotterraneo, buio, abitato da creature mostruose, sorde ad ogni ragionevolezza e ad ogni bene così come è umanamente concepibile.

Egiziani
Nei culti egizi antichi l’Inferno è Amenti, ha una valenza duplice e duplice è il ruolo del dio malvagio Seth. Da un lato è il luogo di soggiorno delle anime vuote, malvagie. Dall’altro è la sede di creature primordiali e mostruose, prima fra tutte Apep, serpente gigantesco che attacca Ra, per spegnere il Sole e impedire che sorga al mattino. Il ruolo della divinità malefica e distruttrice del male è condiviso da figure molto diverse tra loro. Alle creature caotiche e mostruose di Amenti, il mondo sotterraneo, si contrappone Seth: il dio “del sole che prosciuga”, della sete febbrile che uccide, del tramonto del giorno e della distruzione delle cose.

Seth è il Signore del deserto, adorato dai carovanieri che si spostavano tra un’oasi e l’altra. Seth è una divinità a tutti gli effetti, di pari potere agli altri e che merita adorazione per la sua possanza. Assolve, inoltre, anche compiti fondamentali: è il dio della guerra e della forza bruta, che insegna ad asservire nella lotta violenta per vincere in battaglia e trovare l’onore.

Alla morte, la persona passa l’orizzonte occidentale e scende, attraverso Atmu, nell’Amenti, il mondo sotterraneo. La salvezza della sua anima dipende dalla preservazione del suo “doppio” o “altro è”, che risiede nella mummia o in una statua del suo corpo. Per frustrare i tentativi di distruzione e di consunzione di Seth e della sua corte, vengono recitate formule magiche propiziatorie per ingraziarsi il Dio oscuro e vengono inseriti nella tomba cibi e bevande.

Tuttavia l’anima per salvarsi deve anche aver condotto una vita giusta e devota. Il suo cuore viene pesato nella Sala della Verità per vedere se sia pesante o leggero, mentre il morto dichiara alle divinità: “Non commisi del male, non commisi violenza, non tormentai alcun cuore, non rubai, né feci che qualcuno fosse ucciso col tradimento. Non ridussi i sacrifici, non ferii, non dichiarai il falso né feci piangere alcuno, non mi masturbai né fornicai. Non peccai, o commisi perfidie, non danneggiai la terra coltivata, non fui l’accusatore di alcuno, non mi infuriai senza una buona ragione, non fui sordo alla parola della verità. Non compii stregonerie, né fui blasfemo, non feci che il servo fosse maltrattato dal suo padrone, né rifiutai con odio Dio dal mio cuore”.

Il cuore è posto sul piatto di una bilancia, e, nel caso sia più pesante della piuma che è posta sull’altro piatto, sarà dato in pasto ad Ammit, (la divoratrice) creatura mostruosa di Amenti, oppure sarà reincarnato in un maiale e rispedito nel suo mondo. Tale rituale mistico è detto “psicostasia”, cioè “pesatura dell’anima”. Tuttavia anche nell’inferno Seth ha una valenza duplice rispetto al concetto di bene e male, perché se da un lato è il Dio della distruzione e della consunzione del duplice della persona morta, dall’altro è uno degli dèi che protegge la barca di Ra che, nottetempo, transita negli inferi per risorgere nuovamente il mattino dopo. Ra viene attaccato da Apep, il serpente gigantesco e mostruoso e Seth lo difende, gettando al collo del mostro una catena di ferro, che gli fa rigettare ciò che ha inghiottito nella sua fame mostruosa. Le rare volte in cui non vince, si ha un’eclissi di Sole. Con il passare del tempo il culto di Seth diminuisce, ed egli diviene una divinità minore, realmente crudele e malvagia, che slitterà poi, con la tradizione cristiana, nella figura di Satana.

Religioni antiche
Etruschi e civiltà prelatine
Gli dei nemici dell’uomo erano Vetisl e Velkans; il demone Charun allontanava l’anima dei morti dal corpo con un colpo di martello. L’intero ciclo della vita umana era ordinato secondo la cosiddetta ” disciplina etrusca ” , che codificava, in dieci ere del mondo precise strutture di spazio e di tempo. Al centro di questa dottrina si collocano la morte dell’uomo e la rappresentazione di una vita ultraterrena nella gioia celeste o nel tormento infernale.[2]

Greci e Romani
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Ade (regno), Mitologia greca e Mitologia romana.

Orfeo sceso agli Inferi canta al cospetto di Ade e Proserpina, incisione di Virgil Solis per le Metamorfosi di Ovidio, XVI secolo.
Nella civiltà greca, ed in seguito quella romana, non compare tanto il termine “Inferno”, quanto il termine “Inferi”, per indicare il sotterraneo “regno dei morti”, il cui re è il dio Ade (Plutone o Dite per i Romani) e la cui regina è Persefone (Proserpina per i Romani).

Ade come denominazione di “regno degli Inferi”, in realtà, è solo una trasposizione che identifica tale regno col suo stesso re e signore.

Il regno dei morti greco/latino era, al contrario di quello ebraico e cristiano, un vero e proprio luogo fisico, al quale si poteva persino accedere in terra da alcuni luoghi impervi, difficilmente raggiungibili o comunque segreti e inaccessibili ai mortali; nella tradizione greca, per esempio, uno degli ingressi all’Ade si trovava nel paese dei Cimmeri, che si trovava al confine crepuscolare dell’Oceano, e proprio in questa regione remota Odisseo dovette recarsi per discendere all’Ade ed incontrare l’ombra dell’indovino Tiresia; nella tradizione romana, invece, uno degli ingressi infernali si trovava vicino al lago dell’Averno, che poi divenne il nome del regno infernale stesso, dal quale Enea discese insieme alla Sibilla cumana. Per quanto riguarda la geografia e la topografia degli Inferi, Omero (nell` “Odissea”) non gli dà un carattere di vero e proprio “regno” esteso, ma lo descrive solamente come una sfera fisica oscura e misteriosa, perlopiù preclusa ai viventi, dove soggiornano in eterno le ombre (e non le anime) di tutti gli uomini, senza apparente distinzione tra ombre buone ed ombre malvagie, e senza nemmeno un’assegnazione di pena o di premio in base ai meriti terreni. Solo in seguito si formò il concetto dei “Campi Elisi”, ovvero il luminoso luogo ove soggiornano in eterno le anime pie e virtuose, senza gioia né tristezza, e il concetto del “Tartaro”, cioè il tenebroso e terribile luogo dove in eterno vengono punite le anime dei malvagi; celebri pene del Tartaro sono quelle di Sisifo e di Tantalo. Con Virgilio, poi, che nell'”Eneide” narra la discesa di Enea agli Inferi, la topografia infernale raggiunge la sua massima espressione, nonché estensione: anche il poeta latino divide gli Inferi tra Tartaro e Campi Elisi, ma aggiunge il “Vestibolo”, l’atrio infero popolato da mostri e demoni vari, e, recuperando la tradizione greco-latina, nomina i fiumi infernali, cioè Stige, Acheronte, Flegetonte, Lete e Cocito. Inoltre, è sua invenzione poetica la ” città di Dite”, ovvero la città del re degli Inferi (Dite, appunto) che verrà ripresa nella “Divina Commedia” da Dante Alighieri come la città del re dell’Inferno, cioè Lucifero. Comunque, le pene del Tartaro o il premio dei Campi Elisi non erano decisi dagli dèi, bensì dai 3 giudici infernali Minosse, Radamanto (fratello di Minosse) ed Eaco, che, in base alla condotta morale tenuta in vita dell’ombra, le assegnavano la propria dimora eterna. Per raggiungere il luogo dove i giudici emettevano il verdetto bisognava entrare dall’ingresso guardato da Cerbero poi raggiungere il fiume Acheronte e pagare Caronte per essere traghettati dall’altra parte.

Il gallo canta

Capire
il gallo
figo!!!
Campioni audio (taroccati)
Super Pollo “quackquaraquaaaa” (8k)
Richiamo del protettore “cut-cot-cotcot-cot-cot” (4k)
Chicchirichì (gallo con asma) “kikkirichiiii” (5k)
Cos’è stato? (Attenzione ragazze!) “cocokòttcococo” (3k)
Il gallo spaventato “cococococcodè” (5k)
Il linguaggio dei gesti, abitudini, curiosità.

Non è possibile tenere due galli in un pollaio a meno che uno dei due sia totalmente sottomesso.

Il gallo canta (chicchirichì) nei seguenti casi: (1) Al mattino presto, prima del sorgere del sole. (2) Quando cambia il tempo, specie all’approssimarsi di un temporale. (3) Nel caso intraveda un pericolo per la sua supremazia nel pollaio (4) Quando il figlio del contadino rincasa dopo una notte brava in assoluto silenzio perchè non vuole farsi beccare dai genitori.

Quando un gallo viene umiliato di fronte alle galline, e si accorge di non riuscire a sopravanzare l’avversario, si comporta esattamente come una di esse, nascondendosi in mezzo a loro ed emettendo dei tipici “coccodè” da gallina.

Il gallo attira le proprie galline facendo finta di beccare qualcosa di gradevole ed emettendo il richiamo del protettore.

Un gallo può essere molto pericoloso e spesso si comporta da vigliacco aggredendoti alle spalle.

Il gallo non si fa prendere tanto facilmente.

Una parte del gallo che è molto gustosa è la cresta (e i bargigli).

tromba d’aria

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Articoli & Curiosità L’angolo di Paolo Sottocorona Trombe d’aria e tornado spiegati dal Capitano Paolo Sottocorona
Trombe d’aria e tornado spiegati dal Capitano Paolo Sottocorona
Trombe d’aria e tornado (che sono la stessa cosa) spiegati dal Capitano Paolo Sottocorona
Tornado nel Dakota

Il Capitano Paolo Sottocorona, un amico di Centrometeo, ci parla del fenomeno meteorologico più distruttivo in questo suo articolo che pubblichiamo integralmente.
Definizione
La “tromba” è una colonna d’aria, visibile o meno, che ruota violentemente al di sotto di una nube temporalesca (cumulonembo), e che raggiunge il suolo.Il fenomeno non è facilmente classificabile né prevedibile, possono solo indicarsi condizioni favorevoli alla sua formazione.Il verificarsi di una tromba non ha relazioni cronologiche con vento “normale”, pioggia, grandine e fulmini: possono essere presenti indifferentemente prima, durante o dopo la tromba.
I numeri
durata media: circa 15’
velocità di spostamento: da 30 a 60 km/h
diametro: da pochi metri a 2-3 km; solitamente più sono grandi e meno sono intense, ma non necessariamente
la rotazione dei venti all’interno è antioraria (emisfero nord)
l’oggetto più pesante sollevato (osservato) era di 15 tonnellate
le trombe d’aria più lente possono scavare “trincee” profonde fino ad un metro; possibile “peeling” dell’asfalto
la velocità del vento può andare dai 150 ai 300 km/h, ma dai danni sono state stimate (nessuno strumento resiste!) velocità fino a 500 km/h e forse più.

Miti, leggende e FAQ
Passata una tromba d’aria, siamo al sicuro? Non necessariamente, una cellula temporalesca intensa (supercellula) può dare più trombe d’aria.
Si può verificare anche di notte? Sì, anche se con molta minore frequenza: è però pericolosa perché non si vede e può essere difficile evitarla.
Che suono fa? Un rumore fortissimo, simile ad un treno, o a un jet in decollo, o anche ad una grande cascata.
Si può combattere? Sistemi tipo cannoneggiamento, esplosioni o simili potrebbero avere effetto, ma potrebbero anche essere più devastanti del fenomeno stesso. “Inseminazione” delle nuvole con ghiaccio secco o altri sistemi più blandi sono invece difficili da impiegare in tempo utile.
Se la “tromba”non raggiunge il suolo, non è una tromba d’aria? E’ una tromba d’aria se fa danni al suolo anche senza una tromba visibile: se l’aria è relativamente secca, non condensa subito salendo e la tromba inizialmente è data appunto dalla condensazione (oltre che dalla polvere e oggetti sollevati quando raggiunge il suolo).
La tromba marina è una tromba d’aria? Sì, in tutto e per tutto, solo che ad essere sollevata è prevalentemente acqua, polverizzata dal forte vento.
Può strappare i pali delle recinzioni (come nel film “Twister”)? No, non i normali pali, ma sicuramente riesce a strappare e ad aggrovigliare le reti metalliche di recinzione.
Sempre nel film “Twister”si vedono oggetti lanciati via, come “centrifugati” dal tornado; succede così? Sì e no: in realtà prevalgono le correnti ascendenti (inflow o updraft) e solo dietro il tornado ci sono correnti discendenti e gli oggetti ricadono e vengono scagliati lontano, i più piccoli fino a distanza di decine di chilometri.
Una persona può essere risucchiata? Sicuramente sì: può essere sollevata e poi lanciata via quando diminuisce l’”aspirazione”.
Negli USA si racconta di polli spennati da un tornado: è possibile? Sono stati fatti addirittura esperimenti al riguardo, ma la conclusione è stata che il pollo può avere perso le penne per “stress”: è in grado di renderle molto meno tenaci in caso di bisogno, come ad esempio nel caso che venisse afferrato da un rapace, per liberarsi.
Ed i fili di paglia conficcati nei muri? In questo caso è probabile che si siano inseriti in crepe formate dalle vibrazioni o provocate da oggetti più pesanti.
E’ vero che i lati delle case esposti a Sud ed Ovest sono i più esposti?Non necessariamente, la tromba d’aria può arrivare da qualsiasi direzione; ma qualcuno addirittura preferisce le stanze esposte a Sud e Ovest perché la casa eventualmente colpita, sotto la spinta del vento crollerebbe (ipoteticamente) verso la parte opposta!

TORNADO O TROMBA: Istruzioni per l’uso
Ricordare che oggetti e detriti cadono ma volano anche in orizzontale
Stare lontani da finestre o porte esterne, aperte o chiuse che siano: non perdete tempo a cercare di aprirle o chiuderle, non serve a nulla
Stare lontani in assoluto da vetri o specchi di qualsiasi tipo
Cercare rifugio in cantine, o stanze più piccole possibile al piano terra: spesso è il bagno la zona più adatta, le tubature lo possono parzialmente rinforzare e la vasca da bagno è un buon riparo in caso di crolli.
Rannicchiarsi e coprirsi la testa con cuscini, materassi o simili.
Dentro i palazzi scegliere comunque scale o stanze interne, ma mai gli ascensori.
All’esterno la velocità di spostamento relativamente bassa della tromba d’aria consente spesso di seguirne il percorso e di evitarla specie in auto; è però possibile che si verifichino ingorghi, per il panico; in tal caso LASCIARE L’AUTO, possibilmente non sulla strada, e allontanarsi dalla strada stessa, perché le auto vengono facilmente trascinate via.
Cercare rifugio in edifici solidi (vedi sopra) o in fossati o zone riparate.
NON fermatevi sotto i ponti: possono crollare o subire danni con caduta di detriti, possono provocare ulteriori accelerazioni del vento o comunque “convogliare” detriti al loro interno.
Ulteriori approfondimenti li potete trovare su questo articolo, ancora dedicato al fenomeno atmosferico più distruttivo.

La salute mentale

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Salute mentale
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Il concetto di salute mentale si riferisce ad una condizione di normalità, benessere e/o equilibrio di tipo affettivo, emotivo, neurobiologico, del tono dell’umore, cognitivo e comportamentale; il costrutto si presta però difficilmente ad una definizione univoca e condivisa: per l’Organizzazione mondiale della sanità, non esiste una definizione “ufficiale” del concetto di salute mentale. L’ambito di riferimento è la psichiatria, la psicologia clinica, l’antropologia e la sociologia.

Indice
1 Descrizione
2 Cenni storici
3 Terapia e riabilitazione
4 Prospettive sulla salute mentale
5 Fonti normative
5.1 In Italia
6 Bibliografia
7 Voci correlate
8 Altri progetti
9 Collegamenti esterni
Descrizione
Ogni definizione dipende infatti dalle differenze culturali, da valutazioni soggettive e dalle diverse teorie di riferimento relative al funzionamento psichico. La maggior parte degli esperti conviene comunque sul fatto che “salute mentale” da un lato e “assenza di malattia mentale”, “normalità”, “adattamento sociale”, “felicità” dall’altro non siano necessariamente sinonimi o concetti direttamente correlati: in altri termini, la mera assenza di malattie mentali non implica necessariamente la condizione di salute mentale. A tal proposito può essere utile ricordare la definizione che la stessa Organizzazione mondiale della sanità dà di “salute” in genere: “uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non semplicemente assenza di malattia o infermità”.

Secondo la definizione del dizionario Merriam-Webster, la salute mentale è “uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società e rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno”.

Alcune delle competenze caratteristiche della condizione di salute mentale sono:

stabilire relazioni sociali e soddisfacenti e mature con gli altri
partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente sociale
sviluppare la propria personalità investendo le proprie pulsioni istintuali nelle relazione sociale
risolvere i propri conflitti in modo equilibrato
adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni
avere una buona immagine di sé
essere consapevoli delle proprie emozioni, affetti e modalità relazionali.
Cenni storici
In Italia, il punto di svolta nella legislazione relativa alla salute mentale è la legge 180/78 (detta legge Basaglia), i cui postulati fondamentali possono essere così riassunti:

l’intervento pubblico non è più finalizzato al controllo sociale dei malati di mente, ma è diretto alla promozione della salute ed alla prevenzione dei disturbi di salute mentale;
spostamento dell’asse portante delle istituzioni assistenziali dagli interventi fondati sul ricovero ospedaliero a quelli incentrati sui servizi territoriali;
programmazione di progetti terapeutici e di risocializzazione, con incremento di interventi che coinvolgano le reti familiari e sociali dei pazienti.
Dopo l’avvento della legge 180/1978, poi recepita nella legge 833/78 sul riordino del servizio sanitario nazionale (SSN), la “salute mentale” intesa in senso lato ha ampliato la prospettiva del solo intervento clinico-psichiatrico come paradigma dell’azione sanitaria in questo campo. In tale quadro di riferimento, si sono poi succeduti due Progetti Obiettivo, il primo del 1994 che definisce l’organizzazione delle strutture del SSN in maniera dipartimentale, ponendo al centro dell’operare psichiatrico il centro di salute mentale (struttura sanitaria territoriale, non ospedaliera) e il secondo del 1999, che sottolinea le priorità da affrontare per favorire e tutelare la salute mentale dei cittadini.

Successivamente è stato approvato un nuovo Progetto Obiettivo “Tutela della salute mentale per gli anni 1998-2000”, in cui si focalizzava l’attenzione sul rischio connesso al mancato coordinamento tra le varie figure professionali.

Nel documento dell’Organizzazione mondiale della sanità “La strategia della salute per tutti entro l’anno 2000”, si fa esplicito riferimento alla “Riduzione dei disturbi mentali e dei suicidi”, obbiettivo che secondo l’OMS può essere raggiunto attraverso le seguenti fasi:

alleviare e/o risolvere le situazioni che sono fonte di tensione sociale, interpersonale e personale (l’attenzione è alla popolazione generale);
qualificare l’offerta di prestazioni ai soggetti affetti da disturbi mentali, ai loro familiari e a quanti se ne prendono cura, grazie al rafforzamento dei Servizi di salute mentale radicati territorialmente, ed alla creazione di sinergie diffuse con le risorse comunitarie (l’attenzione è rivolta agli utenti dei servizi e ai loro familiari).
Tra le iniziative che si rilevano nella tutela della salute mentale nel Piano sanitario nazionale 2003-2005, appare, oltre all’obbiettivo di una più omogenea distribuzione dei servizi sul territorio nazionale, anche l’introduzione di forme di coordinamento fra i servizi sociali e sanitari per l’età evolutiva, i servizi per gli adulti ed i servizi per la popolazione anziana.

Terapia e riabilitazione
L’organizzazione dei servizi di salute mentale, in Italia, in accordo con la normativa vigente, prevede le seguenti tipologie di strutture coordinate all’interno di un modello “dipartimentale” (DSM, Dipartimento di salute mentale):

centri di salute mentale (CSM), per l’esecuzione di interventi sul territorio;
servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC), per l’assistenza ospedaliera;
centri diurni e day hospital, per attività riabilitative in regime semi-residenziale;
strutture per attività riabilitative in regime residenziale.
Tra queste strutture, quella maggiormente deputata a rispondere ai bisogni emergenti ed a realizzare gli obiettivi terapeutici è il Centro di Salute Mentale, che non è solo la sede organizzativa dell’équipe multidisciplinare, ma rappresenta anche la sede di coordinamento degli interventi di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale nel territorio di competenza; il CSM è chiamato non solo a definire e ad attuare programmi terapeutico-riabilitativi personalizzati, ma anche a valutare le pratiche e le procedure adottate.

Presso ogni azienda sanitaria locale è presente un dipartimento di salute mentale, con un direttore e personale sanitario misto (psichiatri, tecnici della riabilitazione psichiatrica, psicologi, assistenti sociali, educatori professionali, infermieri, terapisti occupazionali, oss), dove il paziente si può rivolgere e trovare una gamma di risposte diversificate a seconda del suo problema.

Il “progetto terapeutico” si compone di diverse attività integrate: terapie di vario genere ambulatoriali (farmacologiche e psicoterapeutiche), centri diurni con attività di sostegno e socializzanti, day hospital, comunità protette, comunità alloggio, convivenze guidate, misure per l’inserimento lavorativo, ricovero in ospedale (servizio psichiatrico di diagnosi e cura) e in case di cura. La rete dei servizi così strutturata, spesso non sufficiente per il bisogno espresso, deve trovare collaborazione con gli altri servizi socio-sanitari presenti sul territorio di riferimento.

Il ricovero in ospedale è generalmente volontario, ed è proposto solo in condizioni di particolare gravità, indipendentemente dalla “pericolosità sociale”. Gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alla salute mentale sono attuati dai servizi e dai presidi territoriali extra-ospedalieri; in tal modo i pazienti continuano a godere dei propri diritti civili e della propria autodeterminazione.

Eventuali accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori (ASO e TSO) possono essere disposti dall’autorità sanitaria, nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici, compreso il diritto di libera scelta del medico e del luogo di cura. I suddetti accertamenti devono essere accompagnati, quindi, da iniziative assistenziali che assicurino il consenso e la partecipazione della persona obbligata. In tal modo si cerca di ridurre il ricorso ai trattamenti sanitari obbligatori, e a promuovere lo sviluppo di iniziative di prevenzione e di educazione sanitaria.