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Amicizia

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L’amicizia è un tipo di relazione interpersonale, accompagnata da un sentimento di affetto reciproco tra due o più persone, caratterizzata da una carica emotiva. In quasi tutte le culture, l’amicizia viene percepita come un rapporto basato sul rispetto, la sincerità, la fiducia, la stima e la disponibilità reciproca [1]. Il tema dell’amicizia è al centro di innumerevoli opere dell’arte e dell’ingegno; fu trattato in filosofia da Aristotele e Cicerone ed è oggetto di canzonitesti letterari, opere filmiche e via dicendo.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Amicizia (filosofia).

L’amicizia nello sviluppo dell’individuo[modifica | modifica wikitesto]

Un gruppo di amiche sedute su una panchina e intente a discutere

Nel divenire dello sviluppo dell’emotività individuale, le amicizie vengono dopo il rapporto con i genitori e prima dei legami di coppia che si stabiliscono alla soglia della maturità. Nel periodo che intercorre fra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta, gli amici sono spesso la componente più importante della vita emotiva dell’adolescente, e spesso raggiungono un livello di intensità mai più eguagliato in seguito. Queste amicizie si stabiliscono il più delle volte, ma non necessariamente, con individui dello stesso sesso ed età. Le prime forme d’amicizia si possono avere anche nei primi anni di vita quando i bambini condividono gli stessi giochi e le stesse esperienze ludiche e di crescita. I bimbi piccoli incontrano i loro coetanei all’interno del nido e con loro instaurano delle semplici relazioni che ancora non si possono definire amicizia.

Tre amici

Due bambini che giocano insieme entrano in relazione e si conoscono a vicenda. Con l’ingresso nella scuola materna, i bambini imparano le abilità fondamentali che servono per lo sviluppo e la nascita delle nuove amicizie. Negli anni della scuola materna preferiscono stare insieme ad alcuni bambini rispetto ad altri e nelle sezioni nascono anche i primi gruppi di amici. Nella scuola elementare i bambini trascorrono molte ore con i loro compagni e cercano punti di riferimento all’interno della classe. Solitamente il punto di riferimento è un compagno dello stesso sesso, ma può anche accadere che nascano amicizie tra coetanei di sesso differente. Le amicizie alla fine della scuola elementare sono ormai consolidate e di solito destinate a cambiare con l’ingresso nella scuola media. I bambini instaurano amicizie coi coetanei o con altri bimbi di età differente anche in altri luoghi come nei parchi o nelle ludoteche.

Varianti culturali[modifica | modifica wikitesto]

Amici d’infanzia

Come si diceva un gruppo di amici consiste di due o più persone gratificate a stare insieme da sentimenti di cameratismo, esclusività e reciproco interesse. Ci sono varie “gradazioni” e “sfumature” nei modi di intendere questo sentimento, tanto che, nelle varie culture, ci sono da sempre stati diversi modi di intendere e manifestare l’amicizia.

Russia[modifica | modifica wikitesto]

In Russia è usanza accordare a pochissime persone la qualifica di amico. Solo fra amici ci si chiama per nome (o col diminutivo o soprannome) mentre fra semplici “conoscenti” ci si chiama usando il nome completo, a cui si aggiunge anche il patronimico. Gli amici possono essere colleghi di lavoro da lungo tempo, vicini con cui si scambiano visite o inviti a pranzo, ecc. Il contatto fisico fra amici è considerato cosa del tutto normale anche fra persone dello stesso sesso, che si abbracciano, si baciano e camminano in pubblico a braccetto o mano nella mano, senza il minimo imbarazzo o connotazione di tipo sessuale. Secondo uno scritto di Oleg Kharkhordin sulle implicazioni politiche dell’amicizia, ai tempi del regime stalinista le amicizie erano viste con un certo sospetto, in quanto la fedeltà fra amici poteva essere in contrasto con la fedeltà al Partito. “Per definizione un amico è una persona che non ti abbandona nemmeno quando è direttamente minacciata, una persona a cui si possono fare tranquillamente confidenze di ogni tipo, una persona che non ti tradirà mai, nemmeno se messa sotto pressione“. In un certo senso l’amicizia divenne l’ultimo valore-baluardo del dissenso politico in Unione Sovietica.

Asia[modifica | modifica wikitesto]

Amici dell’Asia orientale

Anche in Medio Oriente ed Asia centrale l’amicizia fra maschi, sebbene meno stretta che in Russia, tende ad essere particolarmente intima, e si accompagna con una grande quantità di effusioni fisiche di natura non sessuale, tenersi per mano, dormire insieme ecc.

Paesi occidentali[modifica | modifica wikitesto]

In Occidente i contatti fisici intimi hanno assunto nell’ultimo secolo una connotazione decisamente “sessuale” e praticarli fra amici è considerato un tabù. Tuttavia un modo appena accennato, quasi “rituale”, di abbracciarsi e baciarsi può essere accettato, anche se solo in determinati contesti; comunque tra le femmine è maggiormente diffuso l’uso di gesti intimi anche in amicizia (come il tenersi per mano o baciarsi sulle guance) ed è anche socialmente accettato come modo normale di esprimere tale sentimento mentre lo stesso non accade invece nelle amicizie instaurate tra maschi dove al contrario gesti intimi affettivi sono molto rari (se non completamente assenti) e comunque non considerati una consuetudine dalla collettività come accade invece per le amicizie femminili[senza fonte]. È in aumento però, lo scambio di gesti affettivi tra maschi e femmine specie nell’adolescenza. Fanno eccezione i bambini, la cui amicizia può tradursi in manifestazioni di stretta intimità anche tra maschi, che vengono però abbandonate in seguito per uniformarsi alle convenzioni sociali.

Pseudo amicizie[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene nell’accezione originaria il termine indichi l’amicizia fra individui, viene a volte usato anche nel contesto delle relazioni politiche per indicare una particolare condizione delle relazioni fra stati o popoli (si veda l’amicizia “franco-tedesca”) legati da affinità e comuni interessi. A questo riguardo vale citare una celebre affermazione dello statista inglese Benjamin Disraeli che ebbe a dire: “Le nazioni non hanno mai amici stabili e nemmeno nemici stabili. Solo interessi permanenti.” Altro esempio è l’amico immaginario, che consiste, sempre nell’ambito infantile, ad immaginare un amico, presente esclusivamente nella fantasia dell’immaginante, spesso molto fantasioso. A volte l’amico immaginario può creare problemi alla psiche, dato che il bambino cerca di convincersi sempre di più della sua esistenza, tanto da crederci quasi letteralmente e trattandolo come una persona vera, ad esempio tenendo il suo posto come se vi fosse seduto, o anche parlargli in maniera seria o rivelargli i propri segreti, talvolta l’amico immaginario può anche essere una persona reale con cui però di fatto non si hanno rapporti o se ne hanno di molto più leggeri.

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Gentilezza

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Citazioni sulla gentilezza.

  • A volte le persone gentili hanno tutta l’aria di non esserlo affatto. Possono sembrare severe, rigide, o persino prepotenti. Ma dentro di loro si nascondeva un’enorme diga colma di gentilezza. (Alexander McCall Smith)
  • Chi non si adatta alla gentilezza, per lo più paga il fio della propria superbia. (Fedro)
  • Gentile (agg.). Esperto nell’arte e nella pratica della dissimulazione. (Ambrose Bierce)
  • Gli atti di gentilezza pesano quanto tutti i comandamenti. (Talmud)
  • La gentilezza consiste spesso nel lasciar credere agli altri d’ essersi lasciati prendere in trappola da loro. (Alphonse Karr)
  • La principale caratteristica della gentilezza disinteressata è di essere irriconoscibile, inconoscibile, invisibile, insospettabile, perché un beneficio che dica il suo nome non è mai disinteressato. (Amélie Nothomb)
  • «La quantità di gentilezza disponibile è limitata, proprio come è limitata la quantità di luce», continuò George in tono misurato. «Ovunque ci troviamo, noi proiettiamo un’ombra su qualcosa, ed è inutile spostarsi continuamente da un posto all’altro per migliorare le cose, perché l’ombra ci viene dietro. Bisogna scegliere un posto dove non si fa danno, e rimanerci ben saldi, affrontando la luce del sole.» (Edward Morgan Forster)
  • La società in cui la gentilezza non viene apprezzata si disgrega. (Tenzin Gyatso)
  • Le persone che conoscono il dolore sono più disposte ad essere gentili con gli altri, e questo non è segno di debolezza. (Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance)
  • Mi sono accorto di essere troppo gentile per il mio carattere. (Marcello Marchesi)
  • Nella vita nessuno di noi trova la gentilezza che dovrebbe. (Memorie di una geisha)
  • Quando non puoi dire una cosa gentile, è molto meglio starsene zitti. (Bambi)
  • Solo le persone gentili sono veramente forti. (James Dean)
  • Tanto gentile e tanto onesta pare | la donna mia quand’ella altrui saluta, | ch’ogne lingua deven tremando muta, | e li occhi no l’ardiscon di guardare. (Dante Alighieri)
  • Un po’ di gentilezza verso una persona vale più di un grande amore verso l’umanità intera. (Richard Dehmel)

Proverbi italiani[modifica]

  • Assai vale e poco costa, a mal parlar buona risposta.
  • Chi con i poveri è sgarbato, sarà sempre tribolato.
  • Chi di mal garbo suol donare, par che inviti a rifiutare.
  • Chi è più gentile, più s’arrende.
  • Chi piacer fa, piacer riceve.
  • Dare che non dolga, dire che non dispiaccia.
  • Dolce parlar fa gentilezza.
  • È più caro un “no” grazioso, che un “si” dispettoso.
  • Fare il servizio con buon garbo è lo stesso che farlo doppio.
  • Gentilezza passa bellezza.
  • Il buon cuore e il buon viso compensano la scarsezza delle vivande.
  • La bella e buona maniera fa cambiar l’inverno in primavera.
  • La beltà senza la grazia è un amo senza esca.
  • La gentilezza corre per prima al perdono.
  • La gentilezza è una bella veste.
  • La gentilezza partorisce amore.
  • Lega più un’attenzione che cento catene.
  • Per un brutto viso si perde una buona compagnia.
  • Povertà non guasta gentilezza.
  • Ricchezza non fa gentilezza.
  • Una gentilezza ne vuole un’altra

8 consigli per conquistare (e vincere) le proprie paure

A volte è un pensiero passeggero accompagnato da una lieve contrazione nel corpo. Altre, una nube pesante e nera, fitta di immagini che ci impediscono di prendere sonno. Altre ancora, è un insieme di sensazioni fisiche così intense che quasi ci sembra di morire, e non a caso alcuni di noi si precipitano al pronto soccorso a chiedere rassicurazioni. Sto parlando della paura, la reazione naturale di ogni essere umano di fronte a una minaccia vera o percepita. O chiamatela, se volete, ansia, preoccupazione, panico, stress o come diavolo vi pare. Fatto sta che ci riguarda tutti, anche quelli più coraggiosi fra noi, e proprio per questo oggi ve ne voglio parlare, condividendo con voi un paio di riflessioni e suggerimenti che spero possano aiutarvi non solo a conquistarla, ma a usarla come motore per diventare persone migliori.

La paura fa parte delle nostre vite

Che sia la paura di parlare in pubblico, l’ansia da performance, il timore di non essere amati o la fobia dell’aereo, sappiate una cosa: non esiste una vita senza paura, né soluzioni facili per liberarvene. Potete bere, drogarvi, fare sesso a più non posso, comprare oggetti meravigliosi o lavorare come matti. E forse, per un po’, non la sentirete. Ma poi, quando meno ve lo aspettate, la paura tornerà a farvi visita. Sta a voi decidere: se continuare a fuggire attraverso scelte che, nel tempo, rischiano di farvi sentire sempre più deboli, oppure affrontarla.

Con le vostre paure, siate più simili a Trudeau che a Trump

Così come Donald Trump con il Messico, di fronte alle nostre paure potremmo avere una gran voglia di erigere muri. Seguite, piuttosto, l’esempio di Justin Trudeau. Date loro il benvenuto un po’ come il primo ministro canadese ha fatto con tutti i rifugiati, sapendo che accoglierle vi renderà, nel tempo, più forti. In altre parole, prendete atto che la paura c’è, e diventate curiosi. Stilate un elenco delle vostre paure giornaliere e iniziate a conoscerle. Che cosa sentite nel corpo quando avete paura? Dove lo sentite? Sono sensazioni che restano sempre uguali, oppure cambiano? Invece di giudicarle e affannarvi a liberarvene, fate amicizia con le accelerazioni del battito cardiaco, il sudore alle mani, gli aggrovigliamenti della pancia, e con tutti gli altri segnali che la paura è con voi. E se una vocina vi dicesse che questa è follia, che non dovete assolutamente farlo, ricordatevi che non esiste nulla di più spaventoso di ciò che evitiamo.

Siate gentili con voi stessi

Se siete di quelli che si rimproverano per le proprie ansie e paure, fatevi un enorme favore: smettetela. Avere paura è umano. Ripetete vi prego: avere paura è umano. Poi, a seconda di come vi relazionate con la paura, potete diventare dei vigliacchi così come dei supereroi. Diciamo che se volete avere un cuore aperto – sapevate che la parola coraggio deriva dal latino coraticum, che deriva da cor, che significa cuore?- il primo passo è calmare la mente. E se vi giudicate troppo severamente, la mente si riempie di pensieri inutili. Ricordatevi piuttosto di tutte le vostre qualità. Fatene un elenco, oppure chiedete a qualcuno che vi vuole bene.

L’impazienza è il vostro più grande nemico

Come psicoterapeuta e insegnante di mindfulness, lo vedo accadere spesso: soffriamo inutilmente non solo quando siamo troppo duri con noi stessi ma anche, e forse proprio per questo, perché siamo impazienti. Ci aspettiamo di conquistare la paura in un minuto, un giorno, una settimana, un mese. In ogni caso, nel tempo che ha stabilito il nostro critico interiore. Badate bene: potremmo anche superare una paura in un momento straordinario ed epifanico, ma non possiamo decidere a priori quando arriverà. Se state lavorando sulle vostre paure, o con qualsiasi altra emozione difficile valorizzate il percorso che state facendo, indipendentemente dal risultato finale che avete in mente. Vi aiuterà ad acquisire consapevolezze durature, invece che fugaci vittorie che vi rendono ancora più ansiosi.

Non si tratta di respingere, ma di lasciare andare

Una volta che avete dato il benvenuto alla paura, lasciatela andare. Lasciare andare non ha nulla a che vedere con il respingere, ma deriva naturalmente dalla scelta di spostare l’attenzione da un oggetto a un altro. Quando sentite che è possibile lasciare andare i pensieri legati alla paura, semplicemente fatelo. Se state meditando, tornate a sentire le sensazioni del respiro. Se siete nel resto della vostra esistenza, dedicate la vostra energia a ciò che conta davvero per voi in quel momento. Nei casi di paura intensa, vi troverete dopo poco ancora impigliati nelle maglie dei suoi pensieri. Non innervositevi, fate di nuovo amicizia con la sua presenza (tornate al punto 2) e, quando sentite che ha allentato un po’ la morsa, lasciate di nuovo andare. Coltivare l’arte di lasciare andare, che non è un atto di rinuncia ma di potere, è fondamentale non solo per vedere più chiaramente le nostre reazioni automatiche, ma per iniziare a fare scelte nuove, più benefiche per noi e per gli altri. Sapere lasciare andare vuol dire essere liberi.

Meditate

La meditazione è uno degli strumenti più potenti che conosco per affrontare la paura e non è un caso che l’ultima parte di Mente Calma Cuore Aperto sia dedicata alla mindfulness delle emozioni. Quando ci sediamo con noi stessi, senza fuggire nell’azione come siamo troppo abituati a fare, stiamo coltivando tutta la pazienza, il coraggio e la gentilezza che ci servono, e che sono già disponibili in abbondanza dentro di noi, per affrontare le nostre paure. La stessa postura meditativa, che invita ad assumere una posizione comoda ma con la schiena dritta, incarna la possibilità di stare esattamente al centro della nostra esistenza, qualsiasi cosa stia accadendo, con rilassatezza, eleganza e dignità. Non è cosa da poco e forse è anche per questo che, chi medita da un po’, riferisce di potere persino sorridere alle proprie paure.

 Chiedete aiuto

Non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo sempre fare tutto da soli. Chiedere aiuto è una forma di coraggio e condividere le nostre paure con qualcuno che sa accoglierle può essere un grande sollievo. Confidatevi con gli amici veri e, nei casi di paura invalidante o cronica, rivolgetevi a uno psicoterapeuta. Avere paura è umano, evitare di prendersene cura è un atto di malvagità del nostro critico interiore nei confronti di noi stessi. Mandatelo a quel paese.

Festeggiatevi!

Infine, mi raccomando, celebrate ogni vittoria. Ricordatevi che, ogni volta che scegliete di fare amicizia con le vostre paure, avete fatto un passo nella direzione giusta. Datevi una pacca sulla spalla e, quando tornano, provate a conoscerle ancora un po’ meglio. In ogni caso, per il solo fatto di rispondere all’appello della vostra vita con coraggio, pazienza, curiosità e gentilezza, avete vinto.

23 FEBBRAIO 2017
Centodieci
CENTODIECI
Idee vincenti, valori, strumenti di self improvement

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La nostra personalità digitale è molto preziosa: miglioriamola ogni giorno

Sai che, nel 2017, molti datori di lavoro si basano sul tuo profilo sui social media per decidere se offrirti un colloquio o meno? Sai che la tua “impronta digitale” è praticamente incancellabile, e come ti poni su Internet – spesso e volentieri specchio distorto della realtà – può fare una differenza nella percezione della tua identità non soltanto degli altri ma di te stesso? Tutti dovremmo cominciare ad abbracciare le nostre responsabilità: un account su Facebook o Twitter non è meramente uno strumento di intrattenimento, ma oggi rappresenta una delle nostre prime fonti di informazione e interazione. Trattiamo la nostra personalità online con dignità, rispetto e attenzione. Di certo trarremo (e lasceremo trarre) grandi benefici da un poco più di impegno.

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Luciano Canova
LUCIANO CANOVA
Insegna economia sperimentale alla Scuola E. Mattei

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Calore umano e competenza: ecco i parametri secondo cui giudichiamo gli altri

C’è qualcosa di bellissimo nell’evoluzione: avete mai pensato che i colori dei frutti non sono del tutto casuali? Una bella mela rossa che si staglia su un mare di verde, acuendo il contrasto e rendendo il frutto più evidente. È un bel compromesso tra una pianta che desidera spargere i propri semi il più possibile e gli esseri umani alla ricerca di un frutto maturo per sopravvivere. E la cosa non è troppo diversa, oggi, con i supermarket che sfruttano, anch’essi, colori abbaglianti per i prodotti negli scaffali eye contact, catturando immediatamente la nostra attenzione.

Ecco, l’attenzione: un bene scarso e che, tuttavia, ci rende speciali. Non sarebbe male tenerne conto anche nei nostri ambienti di lavoro.

Sì, perché, che lo vogliamo o no, il nostro cervello è ancora legato a un vecchio (vecchissimo) modo di formulare giudizi: sulle cose, sulle idee e anche sulle persone. E il contesto, come abbiamo visto in apertura, è maledettamente importante nell’influenzarci. In pochi secondi, dobbiamo elaborare una serie di stimoli e informazioni per valutare se comprare o meno quei nuovi biscotti, per decidere se ne vale la pena o meno. E, di nuovo, che ci piaccia o meno, anche per formulare sulle persone un giudizio istantaneo che, in qualche modo, può durare nel tempo.

Avete mai pensato a come vi fate un’idea su chi avete di fronte? Sicuramente conta l’esperienza e la frequentazione, ma c’è sempre una prima impressione. E quella prima impressione ha un peso.

In letteratura, l’autorità in materia di social cognition è Susan Fiske, psicologa dell’Università di Princeton, che ha dedicato una vita a studiare come le persone categorizzano, in pochi istanti, le cose ma, appunto, anche gli altri esseri umani, fondamentalmente sulla base di due dimensioni rilevanti:

– il calore umano
– la competenza

Una specie di segnale binario accende o spegne l’interruttore ‘emozione positiva’ vs. ‘emozione negativa’, per poi farci passare alla valutazione delle competenze, sommaria anch’essa in prima battuta.

Se vediamo un’anziana signora per strada, è probabile che la classificazione propenda per ‘emozione positiva’ ma, forse, bassa competenza. L’intuizione ci guida a non considerarla come minaccia e, potenzialmente, ad aiutarla. Se ci troviamo di fronte a un senzatetto, magari con un cartone di vino in mano, invece, di nuovo può scattare il giudizio ‘bassa competenza’, accompagnato da una reazione emotiva meno accogliente.

Questi, è bene ripeterlo, sono giudizi intuitivi e quasi istantanei, ma che possono produrre conseguenze durature.

E la cosa si applica anche ai colleghi di ufficio. La Fiske ha condotto un esperimento in cui, senza mostrare necessariamente che calore umano e competenza si escludono a vicenda, pure le persone adottano strategie miste in funzione degli obiettivi che hanno: se una persona vuole apparire come calorosa e accogliente abbassa i propri segnali di competenza e, viceversa, li alza al massimo se quello è lo scopo (per esempio durante un colloquio di lavoro?).

In generale questo clima umano può avere conseguenze sull’instaurarsi di un rapporto più collaborativo o più competitivo.

Il clima sociale in un ufficio è importantissimo, un po’ come la marea verde dell’inizio: in un contesto dove tutti spingono al massimo sui segnali di competenza, umanamente ci si potrebbe sentire non nel posto ideale, il che porta a percepire gli altri come ostili e, di conseguenza, attiva un comportamento meno ispirato al lavorare in team. Viceversa, invece, un ambiente positivo e accogliente, in cui tutti rinunciano un po’ a segnalare le loro competenze, potrebbe essere il modo migliore per stimolare la cooperazione e, magari, anche una produttività di team più alta.

22 FEBBRAIO 2017

Il Vangelo di oggi

 sentimenti di Cristo

È la compassione a caratterizzare il brano di oggi.

Quella che Gesù prova nei confronti dei suoi discepoli, che tornano entusiasti dalla missione. È andata bene, molto.

Gesù scoppia di gioia nell’ascoltare i racconti pieni di entusiasmo dei suoi discepoli.

Gioisce della nostra gioia, il Signore. Gioisce nel vedere i suoi figli crescere.

Non fa come noi che, a volte, velatamente proviamo un’insana invidia verso chi è più felice di noi…

Ed è attento allo stato d’animo dei suoi. Sono felici, certo, ma anche stanchi, molto stanchi.

Allora propone loro una vacanza.

Ci sono ancora tante cose da fare, malati da accudire, demoni da cacciare, parole da annunciare. Tutto è urgente, tutto è emergenza, tutto è necessario.

Lo vedo nei volti stanchi di amici preti consumati dalla pastorale, divorati dalle esigenze dei parrocchiani, travolti dalle cose da fare. Quelli che si lasciano raggiungere e mangiare, certo, non quelli nascosti dentro le sacrestie.

È importante l’annuncio. Ma ancora più importante è avere qualcosa da annunciare.

Qualcuno da annunciare. Che possiamo annunciare solo se lo abbiamo conosciuto e ancora lo conosciamo.

Lo sa bene Gesù.

Un prete stanco, stanca i parrocchiani.

Una mamma stanca, stanca i figli.

E ci invita ad andare in vacanza con lui. Magnifico!

Pecore perdute

Tutto va per il meglio ma, appena giunti nel luogo del riposo, li attende una folla di persone.

Io mi sarei irritato! Ma come, dopo tutta la fatica che ho fatto per riposarmi, mi ritrovo il capoufficio come vicino di ombrellone?

Gesù non si arrabbia. Perché ama. Perché ha fatto della sua vita un dono.

E mette gli altri al centro delle sue scelte.

Ha compassione di noi, di me. Sa che siamo persi se qualcuno non ci aiuta e non ci indica la strada.

Sa quanto siamo fragili e come dietro le sbruffonate nascondiamo dolore e paura.

E allora parla.

Sì, parla.

Evangelizza.

La cosa più importante che Dio ci dona è la sua Parola. La comprensione degli eventi alla luce del disegno di Dio. La scoperta, straordinaria e colma di emozione, di saperci amati. Sul serio. Per sempre.

Dio ha compassione di me.

Vacanze?

Quanto è difficile, ormai, andare in vacanza!

E che tristezza vedere persone anziane barricate in casa per sconfiggere il caldo senza possibilità di uscire per fare una passeggiata! E, in contraddizione, leggere su qualche rivista patinata di persone che spendono decine di migliaia di euro per stare in luoghi esotici ed esclusivi!

Gesù ha un’idea tutta sua di vacanza: stare in disparte, riposare, coltivare il silenzio e il rapporto con la natura.

Ecco una prima, preziosa indicazione: la vacanza è il tempo per riscoprire la propria anima, la propria interiorità. Va benissimo riposare il corpo, fare un po’ di movimento, cambiare i ritmi di lavoro, dormire qualche ora in più, stare in famiglia. Ma, nel contempo, dedichiamo qualche tempo alla lettura spirituale, alla passeggiata nella natura, al silenzio contemplativo.

Da montanaro quale sono, sapeste che tristezza provo nel vedere turisti che anche in mezzo alla Cattedrale che è il Creato si stordiscono di musica e di connessione internet!

Abbiamo il coraggio del silenzio, riprendiamo in mano la nostra interiorità.

Un buon libro, una buona lettura, ci possono accompagnare e sostenere.

Eccoci in vacanza, ovunque siamo.

Spalanchiamo il nostro cuore alla compassione. Impariamo da Lui, che è mite ed umile di cuore.

Alcuni dei libri di Paolo Curtaz su Amazon

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 22 Luglio 2018 anche qui.

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6, 30-34

Erano come pecore che non hanno pastore.

30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore

FonteLaSacraBibbia.net

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Giove (astronomia)

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Giove
Jupiter and its shrunken Great Red Spot.jpg

Giove fotografato dal telescopio spaziale Hubble nel 2014

Stella madre Sole
Classificazione Gigante gassoso
Parametri orbitali
(all’epoca J2000.0[1][N 1])
Semiasse maggiore 778 412 027 km
5,203 363 01 UA
Perielio 740 742 598 km
4,951 558 43 UA
Afelio 816 081 455 km
5,455 167 59 UA
Circonf. orbitale 4 888 000 000 km
32,674 UA
Periodo orbitale 4 333,2867 giorni
(11,863 892 anni)
Periodo sinodico 398,88 giorni
(1,092 073 anni)[2]
Velocità orbitale
12,446 km/s (min)

13,056 km/s (media)

13,712 km/s (max)
Inclinazione orbitale 1,30530°[3]
Inclinazione rispetto
all’equat. del Sole
6,09°[3]
Eccentricità 0,048 392 66
Longitudine del
nodo ascendente
100,55615°
Argom. del perielio 274,19770°
Satelliti 79
Anelli 4
Dati fisici
Diametro equat. 142 984 km[4][N 2]
Diametro polare 133 709 km[4]
Schiacciamento 0,06487 ± 0,00015[4]
Superficie 6,21796 × 1016 [N 2][5]
Volume 1,43128 × 1024 [2][N 2]
Massa
1,8986 × 1027 kg[2][N 2]
Densità media 1,326 × 103 kg/m³[2][N 2]
Acceleraz. di gravità in superficie 23,12 m/s²
(2,358 g)[2][N 2]
Velocità di fuga 59 540 m/s[2]
Periodo di rotazione 0,413 538 021 d
(9 h 55 min 29,685 s)[6]
Velocità di rotazione
(all’equatore)
12 580 m/s
Inclinazione assiale 3,131°[2]
A.R. polo nord 268,057° (17h 52m 14s)[4]
Declinazione 64,496°[4]
Temperatura
superficiale
110 K (−163 °C) (min)
152 K (−121 °C) (media)
Pressione atm. 20 – 200 kPa[7]
Albedo 0,522[2]
Dati osservativi
Magnitudine app.
−1,61[2] (min)
−2,60[2] (media)
−2,808[2] (max)
Magnitudine app. -1,6 e -2,94
Diametro
apparente
29,8″[2] (min)
44,0″[2] (medio)
50,1″[2] (max)

Giove (dal latino Iovemaccusativo di Iuppiter) è il quinto pianetadel sistema solare in ordine di distanza dal Sole ed il più grande di tutto il sistema planetario: la sua massa corrisponde a 2 volte e mezzo la somma di quelle di tutti gli altri pianeti messi insieme.[8] È classificato, al pari di SaturnoUrano e Nettuno, come gigante gassoso.

Giove ha una composizione simile a quella del Sole: infatti è costituito principalmente da idrogeno ed elio con piccole quantità di altri composti, quali ammoniacametano ed acqua.[9] Si ritiene che il pianeta possegga una struttura pluristratificata, con un nucleosolido, presumibilmente di natura rocciosa e costituito da carboniosilicati di ferro, sopra il quale gravano un mantello di idrogeno metallico ed una vasta copertura atmosferica[10] che esercitano su di esso altissime pressioni.[11]

L’atmosfera esterna è caratterizzata da numerose bande e zone di tonalità variabili dal color crema al marrone, costellate da formazioni cicloniche ed anticicloniche, tra le quali spicca la Grande Macchia Rossa.[12] La rapida rotazione del pianeta gli conferisce l’aspetto di uno sferoide schiacciato ai poli[4] e genera un intenso campo magnetico che dà origine ad un’estesa magnetosfera;[13]inoltre, a causa del meccanismo di Kelvin-Helmholtz, Giove (come tutti gli altri giganti gassosi) emette una quantità di energiasuperiore a quella che riceve dal Sole.[11][14][15]

A causa delle sue dimensioni e della composizione simile a quella solare, Giove è stato considerato per lungo tempo una “stellafallita”:[16] in realtà solamente se avesse avuto l’opportunità di accrescere la propria massa sino a 75-80 volte quella attuale[N 3][17] il suo nucleo avrebbe ospitato le condizioni di temperatura e pressione favorevoli all’innesco delle reazioni di fusione dell’idrogeno in elio, il che avrebbe reso il sistema solare un sistema stellare binario.[18]

L’intenso campo gravitazionale di Giove influenza il sistema solare nella sua struttura perturbando le orbite degli altri pianeti[19] e lo “ripulisce” da detriti che altrimenti rischierebbero di colpire i pianeti più interni.[20] Intorno a Giove orbitano numerosi satelliti[21] e un sistema di anelli scarsamente visibili;[11] l’azione combinata dei campi gravitazionali di Giove e del Sole, inoltre, stabilizza le orbite di due gruppi di asteroidi troiani.[22]

Il pianeta, conosciuto sin dall’antichità, ha rivestito un ruolo preponderante nel credo religioso di numerose culture, tra cui i Babilonesi, i Greci e i Romani, che lo hanno identificato con il sovrano degli dei.[23] Il simbolo astronomico del pianeta (♃) è una rappresentazione stilizzata del fulmine, principale attributo di quella divinità.

Osservazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Osservazione di Giove.

Giove appare ad occhio nudo come un astro biancastro molto brillante a causa della sua elevata albedo.[2] È il quarto oggetto più brillante nel cielo, dopo il Sole, la Luna e Venere[24] con cui, quando quest’ultimo risulta inosservabile, si spartisce il ruolo di “stella del mattino” o “stella della sera”.[25] La sua magnitudine apparentevaria, a seconda della posizione durante il suo moto di rivoluzione, da −1,6 a −2,8, mentre il suo diametro apparente varia da 29,8 a 50,1 secondi d’arco.[2]

Il periodo sinodico del pianeta è di 398,88 giorni, al termine dei quali il corpo celeste inizia una fase di moto retrogrado apparente, in cui sembra spostarsi all’indietro nel cielo notturno rispetto allo sfondo delle stelle “fisse” eseguendo una traiettoria sigmoide. Giove, nei 12 anni circa della propria rivoluzione, attraversa tutte le costellazioni dello zodiaco.[26]

Giove fotografato da un telescopio amatoriale. Si notano tre dei quattro satelliti medicei: a destra Io, a sinistra Europa (più interno) e Ganimede. Si nota anche la sua caratteristica più peculiare: la Grande Macchia Rossa.

Il pianeta è interessante da un punto di vista osservativo in quanto già con piccoli strumenti è possibile apprezzarne alcuni caratteristici dettagli superficiali. I periodi più propizi per osservare il pianeta corrispondono alle opposizioni e in particolare alle “grandi opposizioni”, che si verificano ogni qual volta Giove transita al perielio. Queste circostanze, in cui l’astro raggiunge le dimensioni apparenti massime, consentono all’osservatore amatoriale, munito delle adeguate attrezzature, di scorgere più facilmente gran parte delle caratteristiche del pianeta.[27]

Un binocolo 10×50 o un piccolo telescopio rifrattoreconsentono già di osservare attorno al pianeta quattro piccoli punti luminosi, disposti lungo il prolungamento dell’equatore del pianeta: si tratta dei satelliti medicei.[28] Poiché essi orbitano abbastanza velocemente intorno al pianeta, è possibile notarne i movimenti già tra una notte e l’altra: il più interno, Io, arriva a compiere tra una notte e la successiva quasi un’orbita completa.[29]

Un telescopio da 60 mm permette già di osservare le caratteristiche bande nuvolose[30] e, qualora le condizioni atmosferiche siano perfette, anche la caratteristica più nota del pianeta, la Grande Macchia Rossa che però è maggiormente visibile con un telescopio di 25 cm di apertura che consente di osservare meglio le nubi e le formazioni più fini del pianeta.[31]

Il pianeta risulta osservabile non solo nel visibile, ma anche ad altre lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico, principalmente nell’infrarosso. L’osservazione a più lunghezze d’onda si rivela utile soprattutto nell’analisi della struttura e della composizione dell’atmosfera[32][33] e nello studio delle componenti del sistema di Giove.[34]

Storia delle osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Osservazione di Giove § Storia.

Per la sua caratteristica luminosità il pianeta è ben conosciuto sin dai primordi dell’umanità.

Una delle prime civiltà a studiare i moti di Giove e degli altri pianeti visibili ad occhio nudo (MercurioVenereMarte e Saturno) fu quella assirobabilonese. Gli astronomi di corte dei re babilonesi riuscirono a determinare con precisione il periodo sinodico del pianeta; inoltre, si servirono del suo moto attraverso la sfera celeste per delineare le costellazioni zodiacali.[23] La scoperta negli archivi reali di Ninive di tavolette recanti precisi resoconti di osservazioni astronomiche e il frequente rinvenimento di parti di strumentazioni a probabile destinazione astronomica, come lenti di cristallo di rocca e tubi d’oro (datati al I millennio a.C.), indussero alcuni archeoastronomi ad ipotizzare che la civiltà assira fosse già in possesso di un “prototipo” di cannocchiale, con il quale si ritiene sia stato possibile osservare anche Giove.[35]

Ritratto di Galileo Galilei dipinto nel 1636 da Justus Sustermans.

Anche i cinesi, noti per la raffinatezza delle loro tecniche astronomiche, riuscirono a ricavare in maniera precisa i periodi sinodici ed orbitali dei pianeti visibili ad occhio nudo.[36] Nel 1980 lo storico cinese Xi Zezong ha annunciato che Gan De, astronomo contemporaneo di Shi Shen, sarebbe riuscito ad osservare almeno uno dei satelliti di Giove già nel 362 a.C. a occhio nudo, presumibilmente Ganimede, schermando la vista del pianeta con un albero o qualcosa di analogo.[37][38][39] Bisognerà però attendere il XVII secolo prima che l’esistenza dei satelliti di Giove sia appurata da Galileo Galilei, che, nel 1610, scoprì i quattro satelliti medicei: Io, Europa, Ganimede e Callisto;[40][41] fu però Simon Marius, che si attribuì la paternità della scoperta dei satelliti, alimentando in questo modo una fiera diatriba con Galileo,[42][43] a conferire nel 1614 i nomi mitologici attualmente in uso a ciascuno di essi.[43]

Nell’autunno del 1639 l’ottico napoletano Francesco Fontana, diffusore del telescopio a oculare convergente (kepleriano), testando un telescopio di 22 palmi di sua produzione scoprì le caratteristiche bande dell’atmosfera del pianeta.[44]

Negli anni sessanta del XVII secolo l’astronomo Gian Domenico Cassini, scoprì la presenza di macchie sulla superficie di Giove e che il pianeta stesso ha la forma di uno sferoide oblato. L’astronomo riuscì poi a determinarne il periodo di rotazione,[45] e nel 1690 scoprì che l’atmosfera è soggetta a una rotazione differenziale;[11] egli è inoltre accreditato come lo scopritore, assieme, ma indipendentemente, a Robert Hooke, della Grande Macchia Rossa.[46][47] Lo stesso Cassini, assieme a Giovanni Alfonso Borelli, stese precise relazioni sul movimento dei quattro satelliti galileiani, formulando dei modelli matematici che consentissero di prevederne le posizioni. Tuttavia nel trentennio 16701700, si osservò che, quando Giove si trova in un punto dell’orbita prossimo alla congiunzione col Sole, si registra nel transito dei satelliti un ritardo di circa 17 minuti rispetto al previsto. L’astronomo danese Ole Rømer ipotizzò che la visione di Giove non fosse istantanea (conclusione che Cassini aveva precedentemente respinto[45]) e che dunque la luce avesse una velocità finita (indicata con c).[30][48]

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Venere (astronomia)

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Venere
Venuspioneeruv.jpg

Nuvole nell’atmosfera di Venere, rivelate dall’osservazione ai raggi ultravioletti (missione Pioneer Venus, 1979)

Stella madre Sole
Classificazione Pianeta terrestre
Parametri orbitali
(all’epoca J2000)
Semiasse maggiore 1,0821 × 108 km[1]
0,723 UA[1]
Perielio 1,0748 × 108 km[1]
0,71843270 UA
Afelio 1,0894 × 108 km[1]
0,72823128 UA
Circonf. orbitale 6,8 × 108 km[2]
4,545 UA
Periodo orbitale 224,701 giorni[1]
(0,615 anni[1])
Periodo sinodico 583,92 giorni[1]
(1,598687 anni)
Velocità orbitale
34,79 km/s[1] (min)

35,02 km/s[1](media)

35,26 km/s[1] (max)
Inclinazione orbitale 3,39°[1]
Eccentricità 0,0067[1]
Longitudine del
nodo ascendente
76,68069°[1]
Argom. del perielio 54,85229°[3]
Satelliti 0[1]
Anelli 0[1]
Dati fisici
Diametro medio 12 103,6 km[1]
Superficie 4,6 × 1014 [3]
Volume 9,2843 × 1020 [1]
Massa
4,8675 × 1024 kg[1]
Densità media 5,243 × 103 kg/m³[1]
Acceleraz. di gravità in superficie 8,87 m/s²[1]
(0,905 g)[1]
Velocità di fuga 10,36 km/s[1]
Periodo di rotazione 243,69 giorni[1]
Velocità di rotazione
(all’equatore)
1,81 m/s[4]
Inclinazione assiale 177,36°[1]
Temperatura
superficiale
653 K380 °C[5] (min)
737 K464 °C[5](media)
Pressione atm. 92 [1]
Albedo 0,77[1]
Dati osservativi
Magnitudine app.
-4,38[1] (media)

Venere[N 1] è il secondo pianeta[6] del Sistema solare in ordine di distanza dal Sole con un’orbita quasi circolare che lo porta a compiere una rivoluzione in 224,7 giorni terrestri[1]. Prende il nome dalla dea romana dell’amore e della bellezza[6] e il suo simbolo astronomico è la rappresentazione stilizzata della mano di Venereche sorregge uno specchio[7] (Venus symbol.svgUnicode: ♀).

Con una magnitudine massima di -4,6, è l’oggetto naturale più luminoso nel cielo notturno dopo la Luna e per questo motivo è conosciuto fin dall’antichità. Venere è visibile soltanto poco prima dell’alba o poco dopo il tramonto[6] e per questa ragione è spesso stato chiamato da popoli antichi la “Stella del Mattino” o la “Stella della Sera”, fino a quando Pitagora comprese che si trattava dello stesso oggetto[8].

Classificato come un pianeta terrestre, a volte è definito il “pianeta gemello” della Terra, cui è molto simile per dimensioni e massa. Tuttavia per altri aspetti è piuttosto differente dal nostro pianeta. Infatti Venere possiede un’atmosfera costituita principalmente da anidride carbonica[6], molto più densa di quella terrestre, con una pressione al livello del suolo pari a 92 atmosfere[1]. La densità e la composizione dell’atmosfera creano un impressionante effetto serra[6] che rende Venere il pianeta più caldo del sistema solare.

Venere è avvolto da uno spesso strato di nubi altamente riflettenti[6], composte principalmente di acido solforico, che impediscono la visione nello spettro visibile della superficie dallo spazio. Il pianeta non è dotato di satelliti o anelli[1] e ha un campo magnetico più debole di quello terrestre.

Osservazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Osservazione di Venere.

Venere in colori reali fotografato dalla sonda Mariner 10 il 5 febbraio 1974

Poiché il pianeta si trova vicino al Sole, può essere visto di solito soltanto per poche ore e nelle vicinanze del Sole stesso: durante il giorno la luminosità solare lo rende difficilmente visibile. È invece molto brillante subito dopo il tramonto sull’orizzonte a ovest oppure poco prima dell’albaverso est, compatibilmente con la sua posizione. Ha l’aspetto di una stella lucentissima di colore giallo-biancastro, di gran lunga più brillante di qualsiasi altra stella nel firmamento. L’osservazione al telescopio è migliore quando non è completamente immerso nell’oscurità, ma piuttosto nelle luci del crepuscolo o in pieno giorno, in quanto il contrasto col cielo è minore e consente una migliore percezione dei deboli dettagli e delle ombreggiature dell’atmosfera; inoltre il pianeta in questi casi è più alto sull’orizzonte e la stabilità dell’immagine è migliore, in quanto meno disturbata dal riverbero dell’atmosfera terrestre. Particolarmente utile nell’osservazione telescopica di Venere è l’uso di filtri colorati per selezionare la luce a diverse lunghezze d’onda o di filtri neutri e polarizzatori per ottimizzare la quantità di luce nelle osservazioni crepuscolari, permettendo di evidenziare maggiormente le tenui caratteristiche dell’atmosfera venusiana[9][N 2].

L’orbita del pianeta è interna a quella della Terra, quindi lo si vede muoversi alternativamente a est e a ovest del Sole. La sua elongazione (distanza angolare tra un pianeta e il Sole) può variare tra un valore massimo a ovest e un valore massimo a est, e può arrivare fino a 47°[10]. Le variazioni della sua elongazione massima sono dovute più alla variazione della distanza tra Terra e Sole che alla forma dell’orbita di Venere e quando l’elongazione è ampia Venere può restare visibile per diverse ore. Periodicamente passa davanti o dietro al Sole entrando quindi in congiunzione: quando il passaggio avviene dietro si ha una congiunzione superiore, mentre quando avviene davanti si ha una congiunzione inferiore e la faccia illuminata del pianeta non è visibile dalla Terra in nessun momento del giorno. Il diametro angolare di Venere durante una congiunzione inferiore è di circa 66 secondi d’arco[11].

L’eclittica sull’orizzonte è un fattore molto importante per la visibilità di Venere[12]. Nell’emisfero boreale l’inclinazione è massima dopo il tramonto nel periodo dell’equinozio di primavera oppure prima dell’alba nel periodo dell’equinozio d’autunno[12]. È importante anche l’angolo formato dalla sua orbita e l’eclittica: infatti Venere può avvicinarsi alla Terra fino a 40 milioni di chilometri e raggiungere un’inclinazione di circa 8° sull’eclittica con un forte effetto sulla sua visibilità[13].

A parte il Sole, la Luna e con difficoltà Giove[N 3], Venere è l’unico corpo celeste che è visibile a occhio nudoanche di giorno[14], sia pure a condizione che la sua elongazione dal Sole non sia troppo piccola e che il cielo sia abbastanza terso.

Fasi[modifica | modifica wikitesto]

Fasi di Venere ed evoluzione del suo diametro apparente. Immagini riprese dall’Osservatorio Europeo Australe nel 2004.

Similmente alla Luna, la porzione di superficie visibile dalla Terra non risulta completamente illuminata e la variazione di illuminazione nel corso dell’orbita genera delle fasi. Al variare delle fasi varia anche il diametro apparente e la luminosità percepita da un osservatore sulla Terra. La fase piena, durante la quale la faccia del pianeta rivolta verso la Terra è completamente illuminata, si verifica quando Venere si trova in congiunzione superiore col Sole e non è osservabile dal nostro pianeta. Alla congiunzione inferiore corrisponde il massimo valore del diametro apparente di Venere, pari a 66 secondi d’arco, e la sua fase nuova, con la faccia del pianeta rivolta verso la Terra quasi completamente in ombra[1].

Pentagramma[modifica | modifica wikitesto]

Il pentagramma di Venere. La Terra è posizionata al centro del diagramma e la curva rappresenta la posizione relativa di Venere in funzione del tempo.

Il percorso effettuato da Venere e osservato dalla Terra ha una forma molto particolare dovuta alla risonanza orbitale di circa 13:8. Sotto questa risonanza il percorso descrive una figura simile a un pentagramma in funzione di direzione e distanza, pentagramma che si ripete ogni 8 anni, ovvero 13 orbite complete di Venere: il rapporto 8/13 è approssimativamente 0,6154 mentre il periodo di rivoluzione di venere è 0,6152 anni, da qui la risonanza. Questa leggera differenza fa sì che dopo 8 anni il pentagramma successivo sia ruotato rispetto al precedente di 2,55°[15].

Storia delle osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

Conosciuto probabilmente già nella preistoria, Venere fu osservato poi da tutte le culture antiche come quella dei babilonesi che lo chiamarono Ištar, in onore della dea dell’amore, dell’erotismo e della guerra. EgiziGreciMaya e Romani distinguevano invece le apparizioni mattutine e serali in due corpi distinti, chiamandolo stella del mattino o stella della sera: Lucifero[16] quando appariva prima dell’alba e Vespero[17] quando appariva a ovest al calar del Sole. Per via del suo splendore in molte culture, tra cui quella Maya, Venere rappresentava due divinità gemelle, in cui venivano rispettivamente identificati Quetzalcoatl nella Stella del Mattino e Xolotl nella Stella della Sera. Era inoltre l’astro più studiato nei suoi movimenti in cielo. Per gli Inca rappresentava Chasca, dea dell’aurora dai lunghi capelli ricci, considerata il paggio del Sole poiché non si discostava mai troppo da esso[18].

Fu Galileo Galilei il primo a studiare Venere, osservandolo con il suo cannocchiale. Egli riuscì ad osservare le fasi e notò che queste erano simili a quelle della Luna, dimostrando la correttezza della teoria eliocentrica predetta qualche decennio prima dall’astronomo polacco Niccolò Copernico che sosteneva che Venere era posto tra la Terra e il Sole e ruotava attorno a quest’ultimo. A maggior sostegno della teoria c’era anche l’osservazione di Galileo della variazione del diametro angolare di Venere durante le sue diverse fasi a seconda della sua distanza dalla Terra[19]. Tuttavia, per non venir accusato di eresia dall’inquisizione nel contraddire la teoria tolemaica, Galileo coprì la sua scoperta in una frase criptica in latino: “Mater Amorum aemulatur Cinthyae figuras“, che vuol dire “La madre degli amori (Venere) imita le forme di Cinzia (la Luna)”[20].

Nel 1677 Edmond Halley suggerì di misurare la distanza Terra-Sole con osservazioni da diversi luoghi della Terra, in particolare in occasione dei transiti di Venere. Successive spedizioni in vari luoghi del mondo permisero di misurare la parallasse del Sole in 8,85 secondi d’arco. I transiti storici di Venere furono particolarmente importanti al riguardo; inoltre il transito del 1761 permise all’astronomo russo Michail Lomonosov di ipotizzare la presenza di un’atmosfera su Venere[21].

Venere visto dal Telescopio spaziale Hubble nel 2010

Lo spesso strato di nubi e l’alta luminosità del pianeta hanno costituito un serio ostacolo nell’individuazione del periodo di rotazione del pianeta. Cassini e Francesco Bianchini osservarono Venere e mentre il primo ipotizzò un periodo di 24 ore, Bianchini teorizzò un periodo di 24 giorni[22]. Tuttavia William Herschel si accorse che il pianeta era ricoperto da uno spesso strato di nubi e che il periodo di rotazione non poteva dunque essere determinato con sicurezza. Così rimase un enigma anche se nel XVIII secolo molti astronomi pensavano che esso fosse di 24 ore, assumendo corrette le osservazioni di Cassini[10]Giovanni Schiaparellifu il primo a sollevare nuove obiezioni a questa ipotesi ipotizzando che, come Mercurio, anche Venere fosse in rotazione sincrona, “bloccato” dal Sole. Schiapparelli infatti concluse i suoi studi l’11 agosto 1878 scrivendo: “Addio bella Afrodite, ormai la tua rotazione non sarà più un segreto”[23].

Nel 1932, W. Adams e T. Dunham mediante osservazioni spettroscopiche nell’infrarosso scoprirono linee di assorbimento del carbonio che permisero di ipotizzare che l’anidride carbonica fosse predominante nell’atmosfera venusiana[19].

Nel 1961, durante una congiunzione, il periodo di rotazione di Venere fu misurato con il radiotelescopio di Goldstone, in California, anche se fu confermato definitivamente il suo moto retrogrado solo nel 1964. Intanto nel 1962 il Mariner 2 aveva raggiunto con successo il pianeta, inviando i primi dati su temperatura superficiale e composizione atmosferica.

C’acqua su Marte

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Marte: c’è un lago di acqua salata
Più vicina la scoperta di forme di vita

Ha un diametro di 20 chilometri, si trova a 1.500 metri nel sottosuolo ed è profondo alcuni metri. L’eccezionale risultato di un gruppo di scienziati italiani

Marte ripreso dalla sonda MarsExpress (Esa)Marte ripreso dalla sonda MarsExpress (Esa)
shadow

Scoperto per la prima volta un lago di acqua liquida salata su Marte, poco lontano dal Polo Sud, nella zona chiamata Planum Australe. A identificarlo è stato un gruppo di scienziati italiani che pubblicano la loro scoperta sulla rivista scientifica americana Science. Il lago si trova a 1,5 chilometri nel sottosuolo, ha un diametro di venti chilometri e una profondità di alcuni metri. Al momento i dati raccolti non permettono maggiori dettagli.

Marte in 3D, tra tramonti e crateri: le nuove spettacolari immagini del Pianeta Rosso
Marte «arcobaleno»
Le indagini con il radar

Lo straordinario risultato è stato ottenuto con il radar Marsis imbarcato sulla sonda MarsExpress dell’Esa europea lanciata nel giugno 2003 per studiare il Pianeta rosso. Il gruppo di scienziati autore della scoperta è formato da 22 ricercatori appartenenti a centri di ricerca e università italiane con tre protagonisti principali: Enrico Flamini ( Chief Scientist dell’Asi), Elena Pettinelli (responsabile del laboratorio di fisica applicata alla Terra e ai pianeti dell’Università Roma Tre) e Roberto Orosei (Istituto nazionale di astrofisica Inaf), primo firmatario dell’articolo su Science.

Acqua liquida

Alla profondità in cui si trova il lago la temperatura dovrebbe essere ben al di sotto gli zero gradi, ma la presenza di sali come quelli trovati dalla sonda Phoenix della Nasa al Polo Nord ha permesso all’acqua di mantenersi allo stato liquido. Il radar Marsis è stato ideato e progettato dal professor Giovanni Picardi dell’Università La Sapienza di Roma e costruito da Thales Alenia Space Italia, con le antenne realizzate dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa.

Le ricerche italiane su Marte

«Questa scoperta è una delle più importanti degli ultimi anni», sottolinea Roberto Battiston, presidente dell’Asi. «Sono decenni che il sistema spaziale italiano è impegnato nelle ricerche su Marte insieme a Esa e Nasa. I risultati di Marsis confermano l’eccellenza dei nostri scienziati e della nostra tecnologia, e sono un ulteriore riprova dell’importanza della missione Esa a leadership italiana ExoMars che nel 2020 arriverà sul Pianeta rosso alla ricerca di tracce di vita».

Condizioni per la presenza di vita

Infatti il lago offre le condizioni necessarie per la presenza di forme di vita. Il lago sotterraneo è infatti protetto dalle radiazioni ultraviolette e d’altro genere che spazzano la superficie. Inoltre la presenza di acqua con sali e rocce che forniscono altri elementi, crea un ambiente simile ad altri laghi trovati sulla Terra nei quali la vita esiste.