Mese: aprile 2018

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Magi (Bibbia)

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Santi Magi d’Oriente
Syracuse - Tomb of Adelfia - IV c AC - Detail.jpg

Adorazione dei Magi, dettaglio sul sepolcro di Adelfia, Siracusa IV secolo d.C., Museo Paolo Orsi

Nascita in Persia,?
Morte Galilea – Giudea, I secolo d.C
Veneratoda Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principale Duomo di ColoniaGermaniaBasilica di sant’EustorgioMilano
Ricorrenza 24 luglio
Attributi OroIncenso e Mirra

Nella tradizione cristiana i magi[1] (singolare magio)[2] sono alcuni saggi astronomi che, secondo il Vangelo di Matteo (2,1-12), seguendo “il suo astro[3]” giunsero da Oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, il “re dei Giudei” che era nato:

(GRC)« Τοῦ δὲ Ἰησοῦ γεννηθέντος ἐν Βηθλέεμ τῆς Ἰουδαίας ἐν ἡμέραις Ἡρῴδου τοῦ βασιλέως, ἰδοὺ μάγοι ἀπὸ ἀνατολῶν παρεγένοντο εἰς Ἱεροσόλυμα λέγοντες• Ποῦ ἐστιν ὁ τεχθεὶς βασιλεὺς τῶν Ἰουδαίων; εἴδομεν γὰρ αὐτοῦ τὸν ἀστέρα ἐν τῇ ἀνατολῇ καὶ ἤλθομεν προσκυνῆσαι αὐτῷ ἀκούσας δὲ Ἡρῴδης ὁ βασιλεὺς ἐταράχθη καὶ πᾶσα Ἱεροσόλυμα μετ’ αὐτοῦ, καὶ συναγαγὼν πάντας τοὺς ἀρχιερεῖς καὶ γραμματεῖς τοῦ λαοῦ ἐπυνθάνετο παρ’ αὐτῶν ποῦ ὁ Χριστὸς γεννᾶται οἱ δὲ εἶπον αὐτῷ• Ἐν Βηθλέεμ τῆς Ἰουδαίας• οὕτως γὰρ γέγραπται διὰ τοῦ προφήτου• Καὶ σύ Βηθλέεμ, γῆ Ἰούδα, οὐδαμῶς ἐλαχίστη εἶ ἐν τοῖς ἡγεμόσιν Ἰούδα• ἐκ σοῦ γὰρ ἐξελεύσεται ἡγούμενος, ὅστις ποιμανεῖ τὸν λαόν μου τὸν Ἰσραήλ Τότε Ἡρῴδης λάθρᾳ καλέσας τοὺς μάγους ἠκρίβωσεν παρ’ αὐτῶν τὸν χρόνον τοῦ φαινομένου ἀστέρος, καὶ πέμψας αὐτοὺς εἰς Βηθλέεμ εἶπε• Πορευθέντες ἐξετάσατε ἀκριβῶς περὶ τοῦ παιδίου• ἐπὰν δὲ εὕρητε ἀπαγγείλατέ μοι, ὅπως κἀγὼ ἐλθὼν προσκυνήσω αὐτῷ οἱ δὲ ἀκούσαντες τοῦ βασιλέως ἐπορεύθησαν• καὶ ἰδοὺ ὁ ἀστὴρ ὃν εἶδον ἐν τῇ ἀνατολῇ προῆγεν αὐτοὺς ἕως ἐλθὼν ἐστάθη ἐπάνω οὗ ἦν τὸ παιδίον• ἰδόντες δὲ τὸν ἀστέρα ἐχάρησαν χαρὰν μεγάλην σφόδρα καὶ ἐλθόντες εἰς τὴν οἰκίαν εἶδον τὸ παιδίον μετὰ Μαρίας τῆς μητρὸς αὐτοῦ, καὶ πεσόντες προσεκύνησαν αὐτῷ, καὶ ἀνοίξαντες τοὺς θησαυροὺς αὐτῶν προσήνεγκαν αὐτῷ δῶρα, χρυσὸν καὶ λίβανον καὶ σμύρναν• καὶ χρηματισθέντες κατ’ ὄναρ μὴ ἀνακάμψαι πρὸς Ἡρῴδην, δι’ ἄλλης ὁδοῦ ἀνεχώρησαν εἰς τὴν χώραν αὐτῶν Ἀναχωρησάντων δὲ αὐτῶν ἰδοὺ ἄγγελος Κυρίου φαίνεται κατ’ ὄναρ τῷ Ἰωσὴφ λέγων• Ἐγερθεὶς παράλαβε τὸ παιδίον καὶ τὴν μητέρα αὐτοῦ καὶ φεῦγε εἰς Αἴγυπτον, καὶ ἴσθι ἐκεῖ ἕως ἂν εἴπω σοι• μέλλει γὰρ Ἡρῴδης ζητεῖν τὸ παιδίον τοῦ ἀπολέσαι αὐτό ὁ δὲ ἐγερθεὶς παρέλαβεν τὸ παιδίον καὶ τὴν μητέρα αὐτοῦ νυκτὸς καὶ ἀνεχώρησεν εἰς Αἴγυπτον, καὶ ἦν ἐκεῖ ἕως τῆς τελευτῆς Ἡρῴδου• ἵνα πληρωθῇ τὸ ῥηθὲν ὑπὸ Κυρίου διὰ τοῦ προφήτου λέγοντος• Ἐξ Αἰγύπτου[4] » (IT)« Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi (μάγοιmagoi) giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei (βασιλεὺς τῶν Ιουδαίων basileus tōn ioudaiōn) che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella (ἀστέρα astera), e siamo venuti per adorarlo”. All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
“E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.”
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono (προσεκύνησαν prosekynēsan). Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro (χρυσὸν chryson), incenso (λίβανον libanon) e mirra (σμύρναν smyrnan). Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto »
(Vangelo di Matteo, II, 1-14)

Alcuni storici e biblisti cristiani interpretano questo racconto evangelico come un particolare leggendario[5], mentre altri biblisti e il Magistero della Chiesa cattolica ne sostengono la veridicità[6]. Il particolare ha comunque avuto una straordinaria fortuna artistica, in particolare nelle rappresentazioni della natività e del presepe.

Il racconto evangelico li descrive in maniera estremamente scarna e la successiva tradizione cristiana vi ha aggiunto alcuni particolari: erano tre (sulla base dei tre doni portati, oroincenso e mirra) e si chiamavano MelchiorreBaldassarre e Gaspare[7].

Il racconto di Matteo[modifica | modifica wikitesto]

L’Adorazione dei Magi di Bartolomé Esteban Murillo.

Il Vangelo secondo Matteo è l’unica fonte cristiana canonica a descrivere l’episodio. Secondo il racconto evangelico, i Magi, al loro arrivo a Gerusalemme, per prima cosa, fecero visita a Erode, il re della Giudearomana, domandando dove fosse ‘il re che era nato’, in quanto avevano ‘visto sorgere la sua stella’. Erode, mostrando di non conoscere la profezia dell’Antico Testamento (Michea 5,1), ne rimase turbato e chiese agli scribi dove doveva nascere il Messia. Saputo che si trattava di Betlemme, li inviò in quel luogo esortandoli a trovare il bambino e riferire i dettagli del luogo dove trovarlo, ‘affinché anche lui potesse adorarlo’ (2,1-8). Guidati dalla stella, essi arrivarono a Betlemme e giunsero presso il luogo dove era nato Gesù, prostrandosi in adorazione e offrendogli in dono oroincenso e mirra. Avvertiti in sogno di non ritornare da Erode, fecero ritorno alla loro patria per un’altra strada (2,9-11). Scoperto l’inganno, Erode s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme di età inferiore ai due anni, dando luogo alla Strage degli innocenti (2,16-18), ma Giuseppe, avvertito anticipatamente in un sogno, fuggì in Egitto (2,13-14) con la famiglia.

Il passo di Matteo non fornisce il numero esatto dei Magi ma la tradizione più diffusa, basandosi sul fatto che vengono citati tre doni, parla di tre uomini. In realtà, il testo greco non ne indica né il numero né tantomeno i nomi; parla solo di “alcuni Magi dall’Oriente” (μαγοι απο ανατολων, magoi apo anatolōn), quindi l’unica informazione riportata è che erano più di uno. Il testo non specifica neanche l’intervallo di tempo trascorso tra la nascita di Gesù e l’arrivo a Betlemme dei Magi. Dal vangelo secondo Luca sappiamo che Giuseppe, Maria e Gesù rimasero a Betlemme almeno 40 giorni, cioè sino alla Presentazione al Tempio. Secondo alcuni autori che hanno proposto l’armonizzazione degli eventi raccontati dai Vangeli, la visita dei Magi e l’immediata successiva fuga in Egittodovrebbero aver avuto luogo dopo questo evento (al termine del quale la famiglia di Gesù sarebbe rientrata a Betlemme), in contrasto con la tradizione liturgica, che lascia solo dodici giorni fra Natale ed Epifania[8]. D’altro canto, basandosi sul passo di Matteo che riguarda la Strage degli innocenti (2,16), una delle poche cose certe è che la visita sia avvenuta entro due anni dalla nascita di Gesù, poiché Erode, informato dai Magi, decise di uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù. È stato anche ipotizzato che la visita dei Magi sia avvenuta a Nazaret: essi si sarebbero recati a Betlemme, ma non vi avrebbero trovato Gesù, già ripartito con i suoi; usciti dalla città, sarebbero stati guidati dalla stella fino a Nazaret[9].

Storicità e significato teologico dell’avvenimento[modifica | modifica wikitesto]

I Magi con i loro abiti tradizionali: brache, mantello e berretto frigioRavennaBasilica di Sant’Apollinare Nuovo, ca 600.

L’esegesi storico-critica, a partire dal XIX secolo, ha proposto dei criteri per distinguere i fatti storici probabilmente accaduti da altri racconti creati dalle primitive comunità cristiane o dagli evangelisti stessi. In questa prospettiva, un gran numero di biblisti contemporanei sottolinea che, nel caso di Mt 2, non ci si trova di fronte ad una cronaca, ma ad una composizione didascalica, midrashica: una “costruzione” letteraria che è stata pensata per fornire un insegnamento. Chi avrebbe scritto e redatto la “novella teologica” dei Magi a Betlemme aveva alle spalle “storie” simili nelle letterature religiose del tempo, e soprattutto aveva alle spalle una evidenza inconfutabile: Gesù, considerato l’inviato di Dio, fu respinto dal potere sia politico sia religioso. E se i maestri del Giudaismo, in larga misura, avevano rifiutato Gesù, lo avevano accolto persone che, per lo più, erano marginali, senza “titoli” particolari. Con un procedimento letterario chiamato retroproiezione, dunque, l’evangelista avrebbe collocato all’inizio della vita di Gesù ciò che sarebbe poi successo durante tutti gli anni della sua esistenza: in Erode e nell’ambiente di Gerusalemme il racconto vede l’opposizione del potere politico e religioso, mentre i Magi che “vennero da lontano” sarebbero i rappresentanti di tutte quelle persone che “vengono da lontano”, che a quel tempo erano guardate con sospetto. Il testo evangelico, infatti, mostra chiaramente che i Magi sono dei “gentili” (non ebrei): gli studiosi Raymond Brown e Ortensio da Spinetoli, tra gli altri, fanno notare come nel racconto i Magi si rivolgano agli Ebrei in veste di stranieri e non sembrino conoscere le Sacre Scritture ebraiche.

Gli studiosi più legati alla tradizione ritengono che l’avvenimento sia storicamente accaduto, tuttavia fanno notare che non si tratta di un aspetto centrale della fede cristiana, pertanto, anche se fosse un fatto leggendario con un significato teologico, per il credente non cambierebbe nulla[10].

Il significato del termine “magi”[modifica | modifica wikitesto]

Magi è la traslitterazione del termine Persiano antico magūshAccadico magūshuSiriaco mgōshā,[11] passati al Greco màgos (μάγος, plurale μάγοι).
Si tratta di un titolo riferito specificamente ai sacerdoti dello Zoroastrismo tipici dell’Impero persiano.[12]

L’Adorazione dei Magi del Beato Angelico e di Filippo Lippi

“I tre re pagani vennero chiamati Magi non perché fossero versati nelle arti magiche, ma per la loro grande competenza nella disciplina dell’astrologia. Erano detti magi dai Persiani coloro che gli Ebrei chiamavano scribi, i Greci filosofi e i latini savi —Ludolfo di Sassonia (m. 1378), Vita Christi.

In alcune versioni meno recenti delle Scritture, ad esempio la Bibbia di re Giacomo, i Magi sono indicati come Uomini Saggi, un termine arcaico per indicare i maghi o magi, con il carattere di filosofi, scienziati e personaggi importanti. Nella Bibbia di re Giacomo, lo stesso termine greco magos che nel Vangelo secondo Matteo viene tradotto con “saggio”, è reso con “stregone” negli Atti degli Apostoli (episodio di “Elimas il mago”, Atti 13). Lo stesso termine greco identifica anche Simon Mago in Atti 8. Oggi il significato più profondo è ormai dimenticato e, quindi, tutte le traduzioni moderne usano il termine di derivazione greca, magi.

In Erodoto la parola magoi era associata a personaggi dell’aristocrazia della Media ed, in particolare, ai sacerdoti astronomi della religione zoroastriana, che erano anche ritenuti capaci di uccidere i demoni e ridurli in schiavitù. Poiché il passo di Matteo implica che fossero dediti all’osservazione delle stelle, la maggioranza dei commentatori ne conclude che il significato inteso fosse quello di “sacerdoti di Zoroastro”, e che l’aggiunta “dall’Oriente” ne indicasse naturalmente l’origine persiana. Addirittura, la traduzione dei Vangeli di Wycliffe parla direttamente di “astrologi”, non di “saggi”. Nel XIV secolo la distinzione tra astronomia e astrologia non era ancora riconosciuta, e le due discipline cadevano entrambe sotto la seconda denominazione.

Anche se il sostantivo maschile magi (μαγοι) è stato usato un paio di volte in riferimento a una donna (nell’Antologia Palatina e in Luciano), l’appartenenza alla classe dei magi era riservata ai maschi adulti. Gli antichi magi erano persiani, e poiché i territori ad oriente della Palestina biblica coincidevano con l’impero persiano, ci sono pochi dubbi sull’origine etnica e sulla religione di appartenenza dei personaggi descritti nel vangelo di Matteo.

Si noti come il termine magi sia una traduzione artificiosa atta ad evitare il termine piuttosto sgradevole di maghi che indicava i ciarlatani e gli imbroglioni.

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Osservatorio astronomico

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Un osservatorio astronomico è una struttura preposta all’osservazione dello spazio cosmico tramite opportuna strumentazione astronomica. In genere il suo nome è associato all’installazione di uno o più telescopi.

I telescopi dell’osservatorio Keck, nelle isole Hawaii.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Osservatori ipotizzati[modifica | modifica wikitesto]

Schema del sito di Nabta Playa

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Archeoastronomia.

Vengono considerati osservatori astronomici alcuni cromlech (cerchi di megaliti), sebbene il loro reale significato sia ancora discusso. In tal senso si indicano il Cerchio di Goseck (Germania) e Nabta Playa (Nubia egiziana) risalenti al V millennio a.C., nonché Stonehenge in Inghilterra (III millennio a.C.). Anche la struttura semicircolare rinvenuta nel sito archeologico di Taosi, in Cina, e risalente alla cultura di Longshan (1900 a.C.) è ritenuta un osservatorio astronomico[1].

Analogamente alcuni siti dell’età del bronzo come Kokino in Macedonia e Zorats Karer (chiamato anche Karahunj) in Armenia, vengono considerati antichi osservatori astronomici.

Talvolta vengono considerati osservatori astronomici gli edifici orientati in base a fenomeni celesti (allineamenti solari, lunari e stellari), come le piramidi di Giza e il tempio del sole di Abu Simbel in Egitto; o come il complesso di Angkor Wat in Cambogia.

Torri d’osservazione[modifica | modifica wikitesto]

Le tredici torri di Chankillo, viste dalla fortezza

L’osservatorio di Cheomseongdae

Si ritiene che gli astronomi che operarono nell’Antico Egitto, nell’antica Mesopotamia, nella Cina delle dinastie Zhou e Han, nel mondo ellenistico e nell’India dell’era Gupta e Gurjara-Pratihara e che scrissero i primi testi di astronomia pervenutici, osservassero il cielo stando in cima a edifici elevati e torri[2]dove utilizzavano strumenti manuali quali diottre, quadrantimeridiane.

Ad esempio, tradizionalmente[3] si ritiene che le piattaforme mesopotamiche dette ziggurat svolgessero anche funzioni di osservatori, in ogni modo questi edifici erano fondamentalmente dei templi.

Strabone[4] riferisce che l’osservatorio di Eudosso (IV secolo) a Cnido era più alto delle case di abitazione.

Intorno al 729 il maggior astronomo[5] dell’epoca T’angYi Xing, costruì tredici posti di osservazione lungo tutto l’impero Cinese, dal Vietnam — sul 17º parallelo N — fino alla Mongolia — sul 50º parallelo N[6].

Pochi sono i resti archeologici delle torri di osservazione. Rimangono le tredici torri che costituivano un osservatorio solare a Chanquillo, in Perù, risalenti al IV secolo a.C.. Rimane quello che è considerato[2] il primo osservatorio astronomico certo, il Cheomseongdae (Corea), risalente al 632. Costituisce un osservatorio anche l’edificio detto El caracol nel sito Maya di Chichén Itzá, risalente al 906 circa.

Istituzioni scientifiche[modifica | modifica wikitesto]

Lo Yantra Mandir di Delhi

La fondazione di osservatori astronomici come istituzioni scientifiche autonome è generalmente attribuita alla civiltà islamica[7][8][9][10]. La nascita di istituzioni dotate di mezzi finanziari e che sopravvivessero al singolo scienziato, permise la costruzione di strumenti astronomici di più grandi dimensioni: gnomoniquadranti e altri.

Il primo di questi osservatori fu la Shammāsīyyah di Baghdad, fondata nell’828 per ordine del califfo Al-Ma’mun[7] e situato negli stessi giardini del palazzo califfale[11].

L’Osservatorio di Maragheh, nell’odierno Azerbaijan persiano fu costruito nel 1259 su ordine del sovrano mongolo Hulagu Khan e fu diretto da Nasir al-Din al-Tusi. Il suo quadrante in muratura era alto 4,30 metri[7].

Il più grande osservatorio islamico fu quello fondato dal sultano timuride Ulugh Beg a Samarcanda nel 1420. Il suo sestante, parzialmente situato in una galleria sotterranea aveva un raggio di 40,4 metri[7].

Lo gnomone dell’osservatorio di Gaocheng

Nel 1577 per ordine del padiscià Murad III fu edificato l’osservatorio di Istanbul, il cui direttore fu Taqi al-Din[7].

Ispirati agli osservatori islamici[7] sono i cinque osservatori che il Maharaja di Jaipur Jai Singh II fece costruire fra il 1724 e il 1734 a Delhi(Yantra Mandir), a Ujjain (Vedh Shala), a Mathura, a Varanasi e a Jaipur(Jantar Mantar).

Anche in Cina gli imperatori mongoli furono determinanti nella costruzione di osservatori. Infatti l’Osservatorio di Gaocheng fu costruito nel 1276 al tempo della dinastia Yuan per ordine di Kubilai Khan. Consisteva in uno gnomone alto 12,62 metri che proiettava l’ombra di mezzogiorno su di un “righello” lungo 31,19 metri.

L’Osservatorio imperiale di Pechino fu costruito nel 1442 sotto la dinastia Ming. Nel 1673 fu completamente rinnovato sotto la guida del gesuitafiammingo Ferdinand Verbiest.

Nel 1580 l’astronomo di corte del re di Danimarca, Tycho Brahe, costruì l’osservatorio detto Uraniborg sull’isola di Hven nello stretto del Sund con finanziamenti della corona.

Il Vangelo con don Paolo Tonghini

V Domenica di Pasqua

domenica della vite e dei tralci

29 aprile 2018

 

L’immagine che Gesù utilizza come descritta nel capitolo 15 del Vangelo di Giovanni è simile ad altre in cui mediante il linguaggio figurato proclama la sua identità e il rapporto con i “suoi discepoli”. Come Gesù è la fonte dell’acqua viva ed è il pane disceso dal cielo che dà vita, così è anche la vite dispensatrice di vita, che dà frutti, che prolifica vita.

L’immagine evangelica della vite è intima: uno deve rimanere in Gesù come un tralcio rimane nella vite per avere vita. Non è pensabile (e nemmeno possibile) una vite senza tralci, ma neppure un tralcio che vive staccato dalla vite. Se si vuole avere la Vita Nuova (vivere il nostro battesimo!) donata in Gesù Cristo, è necessario rimanere in comunione intima con lui.

La vera vite è Gesù e quindi è inutile e illusorio cercare vita al di fuori di lui!!!

Quello che voglio più sottolineare è ciò che caratterizza la comunione di Gesù e dei discepoli: ossia la fruttificazione: “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla”. Frase molto forte e perentoria, senza possibilità di fraintendimenti e scevra di incomprensioni. La vite o dà frutto o non serve, è inutile e perciò i tralci vengono recisi, seccati, bruciati.

Di quali frutti si tratta? Della missione per convertire alla vita cristiana? Dei servizi che i discepoli devono svolgere con carità verso gli altri? Della fecondità spirituale di una comunità che si manifesta nella sua santità? L’evangelista non dà una particolare interpretazione, ma ci richiama ad una fruttuosità a tutto campo, che si manifesta nei diversi settori della vita cristiana e dell’attività ecclesiale.

La vita di una comunità ecclesiale deve essere valutata non dal suo attivismo, che potrebbe essere fuorviante o privo di frutti, ma dalla sua fecondità, attinta alla profonda intimità con Gesù, fatta di ascolto della sua Parola e di preghiera fervida e costante. E questa fecondità si manifesta non con frutti appariscenti, ma sostanziosi. Talvolta a me pare che la Chiesa sia apprezzata e considerata per i suoi servizi sociali e umanitari e non per la sua testimonianza di fede e di amore riferita a Cristo. E’ questa testimonianza che si vede e si realizza nell’opera caritativa verso i fratelli poveri, emarginati, ultimi. E’ la fede che si manifesta attraverso le opere, altrimenti non è vera fede!!!

“In questo è stato glorificato il Padre mio: che portiate frutto e diventiate miei discepoli”. Attenzione: portare molto frutto e diventare discepoli di Gesù non sono due azioni diverse, ma l’una dipendente dall’altra. Non è che quando gli ascoltatori porteranno frutto diventeranno suoi discepoli, ma nel portare frutto essi mostrano già di essere discepoli. Diventare o essere discepoli è lo stesso che essere e rimanere in Gesù.

Ciò che conta è la comunione in Gesù e tra di noi, perché in questa vera, continua, profonda solidarietà le opere di bene prosperano, si moltiplicano e diventano utili per tutti, per il bene di tutti. Perché l’origine non siamo noi, la nostra individualità, la nostra “bravura” (diventerebbe orgoglio, superbia,…), ma è il Signore Gesù, che resta sempre il nostro Salvatore. E poi è la testimonianza più bella, più convincente e subito comprensibile, che siamo, singoli e comunità, discepoli di Cristo nel contesto sociale e culturale in cui siamo e nel territorio che viviamo ogni giorno.

Frasi, citazioni e aforismi sul mare

In occasione del 21 giugno, solstizio d’estate, presento qui di seguito una ampia selezione di frasi, citazioni e aforismi sul mare.  Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sull’estate e Frasi, citazioni e aforismi sulle vacanze.

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Citazioni, frasi e aforismi sul mare

mare sea

Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni.
(Alessandro Baricco)

Spesso alzo la testa e guardo mio fratello, l’Oceano, con amicizia: esso raggiunge l’infinito, ma so che anche lui cozza dappertutto contro i propri limiti; ed ecco il perché, senza dubbio, di questo tumulto, di questo fracasso.
(Romain Gary)

Dovremmo avere tutti una vita vista mare.
(Alemarsia, Twitter)

D’estate le mani del vento muovono invisibili fili nell’aria, che uniscono le onde, i capelli, i pensieri.
(Fabrizio Caramagna)

E’ uno scienziato, medico, filosofo, alchimista del quattrocento, Paracelso, che ci spiega perché adoriamo stare in riva al mare. “Il luogo dove vi è più energia al mondo è quello dove l’elemento acqua si unisce all’elemento terra. In riva al mare, al Sole, dove anche l’elemento fuoco è presente, l’energia è ancora maggiore. A cui si unisce la forza dell’aria, data dalla brezza del vento”. Insomma la riva del mare come il luogo dove si concentrano i 4 elementi del mondo.
(Fragmentarius)

Nelle città senza Mare… chissà a chi si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio… forse alla Luna…
(Banana Yoshimoto)

Quando i miei pensieri sono ansiosi, inquieti e cattivi, vado in riva al mare, e il mare li annega e li manda via con i suoi grandi suoni larghi, li purifica con il suo rumore, e impone un ritmo su tutto ciò che in me è disorientato e confuso.
(Rainer Maria Rilke)

Non si può essere infelice quando si ha questo: l’odore del mare, la sabbia sotto le dita, l’aria, il vento.
(Irène Némirovsky)

Perché non c’è niente di più bello del modo in cui tutte le volte il mare cerca di baciare la spiaggia, non importa quante volte viene mandato via.
(Sarah Kay)

Con i piedi per terra stateci voi, che io voglio vedere il mare.
(incagliatoh, Twitter)

Anche noi, come l’acqua che scorre, siamo viandanti in cerca di un mare.
(Juan Baladan Gadea)

La vita non la misurai in anni, ma in strade, ponti, montagne, chilometri che mi separavano ogni volta dal mare
(Fabrizio Caramagna)

Un giorno apriremo la finestra e avremo tutto un fuori molto più bello, con degli stambecchi e il mare.
(Valentina Diana)

Al mare la vita è differente. Non si vive di ora in ora ma secondo l’attimo. Viviamo in base alle correnti, ci regoliamo sulle maree e seguiamo il corso del sole.
(Sandy Gingras)

Come si fa a spiegare il mare a chi lo guarda e vede solo acqua…
(Ritagodino, Twitter)

Nessuna casa dovrebbe essere senza vista sul mare. Ogni casa dovrebbe appartenere al vento e alle onde. Il mare e la casa dovrebbero vivere insieme per sempre, come due fanciulli che si siedono uno di fronte all’altro e si confidano i loro segreti.
(Fabrizio Caramagna)

Basta aprire la finestra e si ha tutto il mare per sé. Gratis. Quando non si ha niente, avere il mare – il mediterraneo – è molto. Come un tozzo di pane per chi ha fame.
(Jean Claude Izzo)

I tre grandi suoni elementari in natura sono il rumore della pioggia, il rumore del vento in un bosco selvaggio e il suono del mare che si frange su una spiaggia. Li ho sentiti, e delle tre voci elementari, quella del mare è la più incredibile, bella e varia.
(Henry Beston)

Poteva farlo giallo, o viola, o rosso.
invece l’ha fatto blu, il mare.
come un cielo sulla terra
(bon1z, Twitter)

Del mare amo la vastità, quel suo seminare e liberare nell’aria respiri e richiami di libertà.
E ogni volta so che l’ormeggio dal mondo si scioglie appena entro nelle sue acque, che il viaggiare a bracciate verso l’orizzonte è l’inizio di qualcosa di nuovo.
(Fabrizio Caramagna)

I gesti del nuoto sono i più simili al volo. Il mare dà alle braccia quella che l’aria offre alle ali; il nuotatore galleggia sugli abissi del fondo.
(Erri De Luca)

Lo spettacolo del mare fa sempre una profonda impressione. Esso è l’immagine di quell’infinito che attira senza posa il pensiero, e nel quale senza posa il pensiero va a perdersi.
(Madame de Staël)

Guardare il mare di notte come si guarda una madre che dorme. Avere cura di ogni suo respiro. Imparare a udire quel suo fiato che sembra dire “Apriti alle cose e sogna”.
(Fabrizio Caramagna)

Quando si è fragili emotivamente, basta guardare un panorama, ascoltare il suono del mare e ricordarsi il volto delle persone con cui siamo stati fino a qualche istante prima.
(Banana Yoshimoto)

Mare al mattino, cielo senza nubi
d’un viola splendido, riva gialla; tutto
grande e bello, fulgido nella luce.
Mi fermerò qui.
(Costantino Kavafis)

Per me, il mare è come una persona, come un bambino che ho conosciuto per un lungo periodo di tempo. Sembra pazzesco, lo so, ma quando nuoto in mare parlo ad esso. Non mi sento mai sola quando sono là fuori.
(Gertrude Ederle)

Per me il mare è un continuo miracolo; I pesci che nuotano – le rocce – il moto delle onde – le navi, con gli uomini a bordo. Che miracoli più sorprendenti ci possono essere?
(Walt Whitman)

Il Pianeta Marte è abitato?

di Roberto Mattei

Strani costruzioni, profili dalle sembianze umane, strutture piramidali, sono solo alcuni dei manufatti identificati sul pianeta rosso, sotto esame da parte dei ricercatori di tutto il mondo che confermerebbero l’esistenza di forme di vita intelligente. Così mentre le agenzie spaziali di ricerca ufficiali tacciono sull’argomento c’è chi, inconsapevolmente, trova tracce di questa verità tanto ostentata  attraverso il web.

Potrebbe essere la scoperta più grande del secolo o la bufala più colossale di tutti i tempi, fatto sta che un astronomo dilettante, David Martines, mentre utilizzava Google Mars, la versione di Google Earth contenente la mappatura di Marte, ha scoperto sulla superficie del pianeta una misteriosa struttura che assomiglierebbe a un lungo edificio di colore bianco, con sottili striature blu e rosse.

La costruzione, di forma cilindrica, è lunga 700 piedi (210 metri) e larga 150 (45 metri) ed è stata battezzata dal suo scopritore “Bio station Alpha” (Bio-stazione Alfa). L’uomo ha pubblicato un video della “stazione”, su You Tube, che ha riscosso un notevole successo con circa 135 mila visualizzazioni (http://www.youtube.com/watch?v=BeN8bSvYv0U ).

 

Per convincere gli increduli di non essere un burlone o addirittura un visionario ha anche fornito le coordinate dell’oggetto (71°49’19.73″ N; 29°33’06.53″ W) della nota applicazione Google. «Potrebbe trattarsi di una centrale elettrica, un “contenitore” biologico o una stazione di rifornimento. Spero che non sia un’arma» ha dichiarato Martines nel suo video. Secondo “l’astronauta in poltrona”, così è stato definito l’uomo da alcuni media americani, potrebbe trattarsi di una struttura per permettere la vita sul pianeta Rosso un po’ come il famoso edificio “Biosfera 2”,

una grossa casa di vetro capace di ricreare sul terreno marziano le condizioni e l’ambiente della Terra, includendo alcuni macro ambienti come: la foresta pluviale, il deserto, la palude e un mini-oceano con tanto di onde.

La risposta della NASA è arrivata il 7 giugno 2011, alle ore 3:58, attraverso un comunicato ufficiale con il quale la nota agenzia spaziale americana ha fatto sapere che né Bio-Station Alpha né la famosa Faccia su Marte sono strutture artificiali. «Le immagini della superficie di Marte sono state accuratamente studiate dalla NASA nonché da scienziati e ricercatori di tutto il mondo» – afferma l’agenzia governativa responsabile del programma spaziale degli Stati Uniti d’America – «non ci sono prove o dati scientifici per confermare una struttura in superficie. C’è stato un tempo in cui un caratteristica del pianeta era stata descritta come una faccia, ma un’osservazione più attenta, con una definizione più alta, ha evidenziato trattarsi di un fenomeno di erosione». Secondo Alfred McEwen, un geologo dell’università dell’Arizona direttore del Planetary Research Laboratory Imagining nonché uno dei principali ricercatori del programma HIRISE (High Resolution Image Science Experiment), una videocamera installata a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter,  una sonda spaziale polifunzionale della Nasa lanciata il 12 agosto 2005 per l’analisi dettagliata del pianeta Marte, «Bio-Station Alpha non è altro che un problema tecnico dell’immagine causato da energia cosmica che ha interferito con la fotocamera. Sembra un artefatto ma è una striscia lineare prodotta da un raggio cosmico».

Effettivamente i raggi cosmici sono particelle energetiche emesse dal sole e altre stelle alle quali qualunque corpo celeste è esposto, inclusi i satelliti e gli astronauti in orbita nello spazio. Sulla Terra, la maggior parte di queste particelle vengono fermate dalla magnetosfera mentre un’esigua quantità riesce ad arrivare sulla superficie ed è osservabile con particolari apparecchiature. McEwen ci spiega cosa può essere accaduto con la foto individuata da Martines su  Google Mars: «Quando un raggio cosmico attraversa il sensore dell’immagine di una telecamera, deposita una grande quantità di cariche elettriche che penetrano nei pixel. Se la particella attraversa un angolo basso rispetto al piano della telecamera, colpisce vari pixel lungo il suo percorso generando una striscia luminosa sull’immagine. Questo difetto risulterà ancora più evidente dopo che il software di compressione digitale avrà convertito la fotografia in formato JPEG e quella che inizialmente era una striscia chiara in alta risoluzione si trasforma in una vena che, tradotta nel linguaggio “dell’astronauta in poltrona” diventa un oggetto di forma cilindrica». Il ricercatore ha poi aggiunto che  Google non è in grado di identificare l’immagine originale precompressa scattata dai satelliti, altrimenti sarebbe stato molto più facile capire con precisione l’accaduto in quel particolare caso.

«Non posso dire se questa fotografia è stata scattata dal Viking o cos’altro» – ha evidenziato McEwen – «La gente sente il bisogno di documentare e capire cosa diavolo si stia facendo e di conseguenza Google dovrebbe essere in grado di identificare quale siano le fonti delle sue informazioni e poter tornare a ritroso ai dati grezzi». Alcuni blog e media americani tuttavia la pensano diversamente e sostengono che su Marte sia presente una forma di vita intelligente, da sempre nascosta all’opinione pubblica, e che la NASA sia coinvolta in un’attività di insabbiamento della verità. Ne era convinto fermamente anche il dr. Thomas C. Van Flandern, un astronomo e scrittore americano di fama mondiale, specializzato in meccanica celeste e scomparso tristemente qualche anno fa per un male incurabile.

Van Flandern sosteneva che certe caratteristiche geologiche di Marte, come ad esempio il volto di Cydonia non sono di origine naturale ma prodotti da forme di vita extraterrestri, probabilmente gli abitanti di un pianeta esploso circa 3 milioni e 200 mila anni fa che si trovava laddove oggi esiste la cintura di asteroidi. «Abbiamo dimostrato in modo esaustivo che alcuni manufatti presenti sulla superficie di Marte sono stati prodotti artificialmente» – spiegava nel corso delle sue conferenze – «le prove indicano che sono stati realizzati circa 3 milioni e 200 mila anni fa quando esplose il “Pianeta V”. Marte era un luna del Pianeta V». Secondo lo scienziato, i manufatti presenti sul pianeta rosso sarebbero stati costruiti per attirare l’attenzione dallo spazio di eventuali visitatori (la stessa cosa che potremo fare noi un giorno sul nostro satellite naturale, la luna) o per altri motivi a noi ignoti. In seguito alla distruzione del corpo celeste, i suoi abitanti si sarebbero diretti sulla terra. «E’ una strana coincidenza che il volto di Marte abbia le sembianze di un ominide come la nostra “Lucy” (una specie di Australopithecus i cui resti fossili vennero rinvenuti in Etiopia  nella prima metà degli anni settanta) e che entrambi risalgano a 3 milioni e 200 mila anni fa. Così vi lascio con il pensiero che può esserci un granello di verità nel film “La guerra dei mondi”, con la differenza che noi siamo i marziani».

Oggi che Thomas C. Van Flandern non c’è più, al volto di Cydonia si sono aggiunte nuove forme e architetture presenti sul suolo marziano, che rafforzano le teorie del ricercatore, in quanto ricordano molto da vicino antichi monumenti. Si tratta di grandi complessi fotografati il 15 gennaio 2004 dalla High Resolution Stereo Camera (HRSC), a bordo della Mars Express Orbiter dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che si troverebbero nella Vallis Reull, una valle marziana che sembra essere scolpita dall’acqua. Questo sito è costituito da almeno nove statue che rappresentano in maniera impressionante volti umani e di animali, nonché una strana costruzione piramidale. Andrew D. Basiago, 47 anni, presidente della Mars Anomaly Research Society, è convinto che i nuovi ritrovamenti stabiliscano un legame tra l’Antico Egitto e il pianeta rosso.

«La mia ipotesi – dice Basiago – è che Marte fosse in passato un’antica colonia dell’Antico Egitto e non viceversa. Dico ciò perché la terra ha una biosfera abbondante che potrebbe aver sostenuto l’antica civiltà nel tentativo di raggiungere Marte. La Grande Piramide di Gizah e la piattaforma a Baalbek potrebbero essere state delle rampe di lancio e rappresenterebbero una prova di questo sforzo. Trovo meno convincente che gli esseri umani abbiano raggiunto prima Marte e poi la Terra, poiché il pianeta rosso è meno fertile. Gli esseri umani di Marte sono probabilmente i discendenti dei coloni della Terra, separati da noi dalla catastrofe del sistema solare avvenuta nel 9.500 aC» Nel 2008, Andrew D. Basiago ha pubblicato un documento interamente basato sulla foto NASA PIA10214, scattata dalla sonda spaziale americana Spirit Mars Rover nel 2007, nel quale è contenuta una dettagliata analisi sulle fotografie di alcune specie di umanoidi e animali che vivono sulla superficie di Marte, unitamente ai molti manufatti antichi presenti sul suolo marziano.

L’esplorazione di Marte nel frattempo continua e con essa il costante aggiornamento delle mappe di Google Mars. Chissà se in un futuro non molto lontano, potremo assistere con i nostri occhi a qualcosa di veramente interessante e di facile interpretazione che non diano adito a fantasie e interpretazioni di sorta.

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Via Lattea

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Via Lattea
Galassia a spirale barrata
La Via Lattea vista agli infrarossi
La Via Lattea vista agli infrarossi
Dati osservativi
(epoca J2000.0)
Costellazione Sagittario
Ascensione retta 17h 45m 35s
Declinazione -28° 56′ 00″
Dimensione apparente (V) 360°
Caratteristiche fisiche
Tipo Galassia a spirale barrata
Classe SBbc
Massa 6,82 × 1011  M
Dimensioni 100 000 a.l.
(32 600 pc)
Magnitudine assoluta (V) −20,9
Età stimata 13,7 miliardi di anni
Caratteristiche rilevanti Spessore:
gas: 12 000 al [1]
fascia stellare: 1 000 al 

Periodo di rotazione:
barra: 15-18 milioni di anni[2]
spirale: 50 milioni di anni[2]
Sole: 225-250 milioni di anni
Altre designazioni
la Galassia
Mappa di localizzazione
Via Lattea

Sagittarius IAU.svg

Categoria di galassie a spirale barrata

CoordinateCarta celeste 17h 45m 35s, -28° 56′ 00″

La Via Lattea (dal latino Via Lactea) è la galassia alla quale appartiene il sistema solare; è la galassia per antonomasia, poiché il nome deriva dal greco galaxiaslatteo, utilizzato in epoca greca per designarla.

In base agli studi più recenti pare che la Galassia sia, da un punto di vista strettamente morfologico, una galassia a spirale barrata, ovvero una galassia composta da un nucleoattraversato da una struttura a forma di barra dalla quale si dipartono i bracci di spirale che seguono un andamento logaritmico; è il membro principale, insieme alla Galassia di Andromeda, del Gruppo Locale, un insieme di galassiecomprendente, oltre alle due precedentemente citate, la Galassia del Triangolo ed una cinquantina di galassie minori, principalmente nane.

Nell’astronomia osservativa, il termine designa la debole banda luminosa biancastra dall’aspetto lattiginoso che attraversa diagonalmente la sfera celeste, formata dalle stellee dalle nebulosità situate nel disco galattico stesso. La Via Lattea è più brillante in direzione della costellazione del Sagittario, dove si trova il centro galattico, il quale non è però visibile a causa dell’assorbimento della luce da parte delle dense polveri presenti in quella direzione.

Nel corso della storia molti miti e leggende sono sorti per spiegare l’origine della Via Lattea: dal latte di Era che allatta Eracle nella mitologia greca al Gange etereo dell’India; immaginata da Democrito e dagli astronomi arabi come una scia di stelle lontane, fu riconosciuta come tale da Galileo Galilei e, in seguito, da studiosi e filosofi come Immanuel KantWilliam Herschel e Lord Rosse.

Secondo alcune fonti il termine “Via Lattea” va riferito esclusivamente alla scia luminosa osservabile nel cielo notturno; in campo scientifico, consuetudine radicata principalmente nei Paesi anglosassoni, sarebbe preferibile utilizzare, per indicare la galassia nel complesso, il termine Galassia Via Lattea (in inglese Milky Way Galaxy), o anche la Galassia, con l’iniziale maiuscola. Tuttavia anche nelle pubblicazioni scientifiche la locuzione Via Lattea resta la più diffusa, anche per indicare la galassia nel suo complesso.[3][4]

Osservazione dalla Terra[modifica | modifica wikitesto]

La Via Lattea dell’emisfero boreale; si distingue l’asterismo del Triangolo estivo, mentre è ben visibile la Fenditura del Cigno, una lunga fascia scura che divide la scia chiara della Via Lattea in senso longitudinale

La Via Lattea nel cielo particolarmente buio sopra il Cerro Paranal

Osservando la Via Lattea dalla Terra, che giace in uno dei suoi bracci di spirale, essa appare nel cielo notturno come una fascia chiara di lucebianca che percorre trasversalmente l’intera volta celeste, dove si addensa un numero di stelle maggiore che nelle altre aree del cielo e che appare di aspetto leggermente diverso a seconda dell’emisfero in cui ci si trova.[5] Numerose interruzioni nella sua continuità sono causate dalla presenza in più punti di nebulose oscure e polveri che oscurano la luce delle stelle più lontane. Il tratto più luminoso ricade tra le costellazioni di OfiucoScorpione e Sagittario, ossia in direzione del centro galattico; numerosi altri punti brillanti si dispongono a nord e a sud del centro, in particolare il tratto costituito dal Braccio del Cigno, nell’omonima costellazione, e dal Braccio della Carena-Sagittario, nella costellazione della Carena.[6]

Relativamente all’equatore celeste, la Via Lattea passa nel suo estremo a nord nella costellazione di Cassiopea e nell’estremo a sud nella costellazione della Croce del Sud. Questa disposizione è dovuta alla grande inclinazione relativa tra il piano orbitale della Terra (l’eclittica, ovvero il piano fondamentale del Sistema Solare) e il piano equatoriale della Galassia. In realtà, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi, questa inclinazione della Via Lattea varia sensibilmente a seconda delle epoche, aumentando o diminuendo se l’asse di rotazioneterrestre si avvicina o si allontana dalla stessa scia della Via Lattea; nella nostra epoca, la sua inclinazione è in lenta ma costante crescita. Nell’epoca precessionale opposta alla nostra (tra 13 000 anni o anche 13 000 anni fa), l’inclinazione della Via Lattea diminuisce.[7][8]

A causa della diversa distribuzione delle nebulose oscure nella nostra Galassia, la sua forma vista dalla Terra appare molto irregolare e frastagliata: il tratto a nord del centro galattico, che ricade nell’emisfero boreale, appare solcato da una lunga scia scura, che percorre la fascia centrale della scia luminosa per oltre una quarantina di gradi: si tratta di un complesso nebuloso noto come Fenditura del Cigno, ed è una caratteristica tipica della Via Lattea del cielo boreale; vista dall’emisfero australe, nel suo ramo a sud del centro galattico, appare meno oscurata della parte boreale: l’unica nebulosa oscura di rilievo è la Nebulosa Sacco di Carbone, che si presenta come una toppa scura che si sovrappone al grande chiarore della Via Lattea dei cieli del sud. In direzione opposta al centro galattico invece, fra le costellazioni dell’Auriga e dei Gemelli,[9] la scia chiara appare un po’ meno spessa e meno brillante.

Il fatto che la Via Lattea divida il cielo notturno terrestre in due emisferi più o meno uguali indica che il Sistema Solare si trova vicino al piano galattico. La relativamente bassa luminosità superficiale della Via Lattea non le permette però di poter essere scorta dalle più grandi aree urbane o suburbane afflitte da inquinamento luminoso.[10]

Un’immagine composita della regione centrale della nostra galassia, la Via Lattea. L’immagine è stata ottenuta unendo osservazioni del Hubble Space Telescope, dello Spitzer Space Telescope e del Chandra X-ray Observatory a diverse lunghezze d’onda, permettendo di rivelare l’intensa attività vicino al nucleo galattico dietro alle scure nubi di polveri.

Storia delle osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

Etimologia e credenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lista di nomi della Via Lattea e Via Lattea (mitologia greca).

Numerose cosmogonie, formulate dalle popolazioni di tutto il mondo, hanno cercato di spiegare l’origine della Via Lattea. Il nome italianoinglese, ed europeo in generale, deriva dall’antico nome greco Γαλαξίας, Galaxias, che deriva a sua volta dalla parola γάλα, γάλαϰτος – gala, galaktos-, ossia, latte; che è pure l’origine stessa della parola galassia. Il nome deriva da un noto episodio della mitologia grecaZeus, invaghitosi di Alcmena, dopo avere assunto le fattezze del marito, il re di Trezene Anfitrione, ebbe un rapporto con lei e la ingravidò. Nacque Eracle, che Zeus decise di porre, appena nato, al seno della moglie Era addormentata, cosicché il bambino potesse berne il latte divino e diventare così immortale. Ma Era si svegliò, s’accorse che stava nutrendo un bambino sconosciuto, e lo respinse; il latte, sprizzato dalle mammelle, schizzò e bagnò il cielo notturno, originando la “Via Lattea”.[11]
Nella forma latina Via Lactea, il termine fu utilizzato poi dai Romani, che ricalcarono il mito greco.

Babilonesi (popolazione mesopotamica assai nota per i giardini pensili e l’astronomia) credevano che la Via Lattea fosse ottenuta dalla metamorfosi della coda della dea-drago Tiāmat,dopo che questa venne catturata dal dio Marduk[12][13].

Gli antichi Egizi consideravano la Via Lattea come una controparte celeste del Nilo: un fiume chiaro che attraversava il cielo notturno esattamente come il Nilo attraversava le loro terre.[14]

Nell’area dell’Asia centrale, dell’Africa e in alcune culture mediterranee, il nome della Via Lattea è legato a parole indigene che significano paglia (confronta il nome in sardo Sa bia ‘e sa palgiaLa via della paglia); il termine venne diffuso dagli Arabi, che l’avevano mutuato dalla lingua armena.[15]

In alcune lingue uralicheturcheugrofinniche e baltiche, la Via Lattea è chiamata Via degli uccelli; il nome cineseFiume d’argento (銀河) è usato in tutta l’Asia orientale, inclusi Corea e Giappone. Un nome alternativo usato nell’antica Cina, specialmente nei poemi, è Fiume etereo di Han (天汉); in giapponese invece Fiume d’argento (銀河 ginga) assume il significato generico di galassia, mentre la Via Lattea precisamente detta è chiamata Sistema del Fiume d’argento (銀河系 gingakei) o anche Fiume celestiale (天の川 ama no kawa). Nelle lingue correnti in India, sia in quelle di origine indoeuropea che in quelle di origine dravidica, si utilizza il termine sanscrito (e HindiAkasha Ganga, il Gange celeste. In svedese è chiamata infine Vintergatan (Strada dell’Inverno), poiché le stelle della sua fascia sono usate per predire il tempo del successivo inverno.

In Spagna la Via Lattea viene chiamata anche, popolarmente, Camino de Santiago, poiché era usata come guida dai pellegrini diretti in questo luogo. Secondo una leggenda medievale, la Via Lattea fu formata dalla polvere sollevata dai pellegrini stessi.[16] Lo stesso termine Compostela deriverebbe da campus stellae.

Approcci scientifici[modifica | modifica wikitesto]

La forma della Via Lattea dedotta da William Herschel nel 1785 secondo la disposizione delle stelle; il sistema solare era immaginato nei pressi del suo centro.

Aristotele descrisse la Via Lattea in una sua opera sulle Scienze della Terra, i Meteorologica (DK 59 A80), ma già prima di lui i filosofi Anassagora (circa 500428 a.C.) e Democrito (450370 a.C.) avanzarono l’idea che la Via Lattea fosse una lunga scia di stelle molto distanti. L’astronomo persiano Abū Rayhān al-Bīrūnī(973-1048 d.C.) fu il primo a notare come la Via Lattea fosse formata da un insieme di innumerevoli stelle nebulose.[17]

Una prima conferma giunse nel 1610, quando Galilei usò un cannocchiale per studiare la Via Lattea: vide in effetti che era composta da un elevatissimo numero di deboli stelline.[18] In un trattato del 1755Immanuel Kant, rifacendosi ad un’opera precedente di Thomas Wright, speculò (correttamente) che la Via Lattea fosse in realtà un corpo in rotazione formato da un numero enorme di stelle, legate dalla forza di gravità come avviene nel sistema solare, ma in scala molto maggiore; dall’interno il disco di stelle è visto come una lunga scia chiara solo per un effetto prospettico. Speculò inoltre (sempre correttamente) sul fatto che alcune delle nebulose visibili nel cielo notturno altro non fossero che delle “galassie” esse stesse, simili alla nostra ma molto più lontane.[19]

Il primo tentativo di descrivere la forma della Via Lattea e la posizione del Sole al suo interno fu di William Herschel nel 1785, attraverso un conteggio scrupoloso del numero di stelle in seicento regioni differenti del cielo. Disegnò in seguito un diagramma della forma della Galassia, considerando erroneamente il Sole nei pressi del suo centro.[20]

Fotografia della “Grande Nebulosa di Andromeda” risalente al 1899, in seguito denominata Galassia di Andromeda.

Nel 1845 Lord Rosse costruì un nuovo telescopio che gli consentì di distinguere la forma ellittica e spiraliforme di alcune delle nebulose allora conosciute; cercò inoltre di capire quale fosse il “punto sorgente individuale” in molte di queste particolari “nebulose”, secondo quanto formulato in precedenza da Kant.[21]

Nel 1917 Heber Curtis osservò la supernova S Andromedae all’interno della “Grande Nebulosa di Andromeda“; cercando poi nei registri fotografici trovò altre undici stelle novae. Curtis determinò che la magnitudine apparente di questi oggetti era stata 10 volte inferiore di quella che raggiungono gli oggetti all’interno della Via Lattea. Come risultato egli calcolò che la “nebulosa” dovesse trovarsi ad una distanza di circa 150 000 parsec. Diventò così un sostenitore della teoria degli “universi isola”, che affermava che le nebulose di forma spirale erano in realtà galassie separate simili alla nostra.[22] Nel 1920 ebbe luogo il Grande Dibattito tra Harlow Shapley e Heber Curtis riguardo alla natura della Via Lattea, delle nebulose spiraliformi e sulle dimensioni dell’Universo. Per supportare l’ipotesi che la Grande Nebulosa di Andromeda fosse in realtà una galassia esterna, Curtis indicò la presenza di linee oscure simili alle nebulose oscure osservabili nella Via Lattea, come anche il notevole Effetto Doppler osservato.[23]

Il problema fu definitivamente risolto da Edwin Hubble nei primi anni venti, che si servì del potente telescopio Hooker, appena costruito nell’osservatorio di Monte Wilson. Fu in grado di risolvere le parti esterne di alcune nebulose spiraliformi come insiemi di stelle e identificò alcune variabili Cefeidi, che lo aiutarono a stimare la distanza di queste nebulose: queste si rivelarono troppo distanti per essere parte della Via Lattea.[24] Nel 1936 lo stesso Hubble ideò un sistema di classificazione per le galassie in base alla loro morfologia ancora usato ai nostri giorni, la Sequenza di Hubble.[25]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Una rappresentazione artistica della Via Lattea.

Il disco stellare della Via Lattea ha un diametro di circa 100 000 anni luce e uno spessore, nella regione dei bracci, di circa 1 000 anni luce .[26] Le stime sul numero di stelle che la compongono sono varie e a volte controverse: secondo alcune fonti sarebbero circa 200 miliardi,[27] mentre secondo altre potrebbero essere fino a 400 miliardi;[28] In realtà, il numero esatto dipende dalla quantità delle stelle di piccola massa, altamente incerto; inoltre, recenti osservazioni inducono a pensare che il disco gassoso della Via Lattea abbia uno spessore di ben 12 000 anni luce, un valore dodici volte superiore a quello precedentemente ipotizzato.[29] Se vi fosse un modellino in scala con un diametro di 130 km che rappresentasse la nostra Galassia, il sistema solare ne occuperebbe appena 2 millimetri.

All’esterno della Via Lattea si staglia l’alone galattico, delimitato dalle due galassie satelliti maggiori, la Grande e la Piccola Nube di Magellano, i cui perigalattici (i punti delle loro orbite più vicini alla nostra Galassia) distano circa 180 000 anni luce dalla Via Lattea stessa.[30]

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Atmosfera

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L’atmosfera terrestre vista dalla sua sommità.

Strati in cui viene comunemente divisa l’atmosfera terrestre.

L’atmosfera (dal greco ἀτμός – atmòs – “vapore” e σφαῖρα – sphàira – “sfera”) è un involucro gassoso che circonda un corpo celeste, le cui molecole sono trattenute dalla forza di gravità del corpo stesso.

L’atmosfera terrestre non ha una struttura omogenea e per questo viene suddivisa in vari strati che presentano caratteristiche diverse. Gli strati dell’atmosfera terrestre, partendo dal suolo, sono cinque: troposferastratosfera (contenente l’ozonosfera), mesosferatermosferaesosfera, mentre in buona parte della mesosfera e termosfera è compresa la cosiddetta ionosfera.

Atmosfere planetarie[modifica | modifica wikitesto]

I gas costituenti un’atmosfera planetaria subiscono una costante dispersione verso lo spazio cosmico, favorita dall’irraggiamento solare e ostacolata dalla forza di gravità esercitata dalla massa del pianeta; l’atmosfera viene inoltre rifornita di nuovi gas dalle eventuali eruzioni vulcaniche che possono aver luogo sulla superficie del pianeta. Dunque i pianeti più grandi e/o geologicamente attivi e/o più distanti dal Sole tendono a mantenere più facilmente un’atmosfera. Il pianeta Mercurio, essendo di dimensioni ridotte (quindi con attrazione gravitazionale debole) e trovandosi a ridotta distanza dal Sole (quindi esposto a un irraggiamento più intenso) attualmente presenta solo delle tracce di atmosfera[1]; esso è l’unico pianeta del sistema solare che presenta questa caratteristica.

La presenza di ossigeno libero è prerogativa unica dell’atmosfera della Terra, mentre in tutte le altre atmosfere di pianeti del sistema solare studiate finora non se ne è trovata traccia. Un’atmosfera planetaria che contenga ossigeno gassoso in grosse quantità non è chimicamente in equilibrio: infatti l’ossigeno è un gas estremamente reattivo, che nel tempo si combina completamente con le rocce e gli altri composti della superficie, ossidandoli e sparendo dall’atmosfera. La sua presenza (e persistenza) sulla Terra è conseguenza dell’attività biologica di piante, che lo producono in grandi quantità come sottoprodotto della fotosintesi: per questo motivo si considera la presenza di ossigeno gassoso in quantità apprezzabili nell’atmosfera di un dato pianeta come indicatore della presenza di vita su di esso. Inoltre l’atmosfera ha una funzione di “filtro” perché permette alla luce e al calore del Sole di raggiungere il pianeta, ma impedisce che le radiazioni solari nocive alla vita arrivino in grandi quantità (raggi X o UV).

Atmosfera terrestre[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Atmosfera terrestre.

L’intera atmosfera terrestre, con le sue suddivisioni, i fenomeni più tipici e le tecnologie umane (ingrandire).

La Terra possiede un’atmosfera caratterizzata da una struttura piuttosto complessa e suddivisa in più strati, che in ordine di altezza sono:

Nella troposfera avviene la maggior parte dei fenomeni meteorologici, mentre nella stratosfera l’ozono assorbe in parte i raggi ultravioletti del Sole, estremamente dannosi per la vita.

La composizione chimica media al suolo dell’atmosfera è la seguente:

I diversi colori del cielo sono dovuti alla dispersione di luce prodotta dall’atmosfera.

Composizione dell’atmosfera terrestre.

Sono anche presenti, in tracce, ossidi di azoto (NO, NO2; N2O), monossido di carbonio (CO), ammoniaca (NH3), biossido di zolfo (SO2), solfuro di idrogeno(H2S).

Non tutti gli strati hanno le stesse concentrazioni di gas: ad esempio il vapore acqueo è presente quasi soltanto nella troposfera, lo strato più basso, ed è praticamente assente nella termosfera e nell’esosfera, che viceversa contengono quasi tutto l’elio e l’idrogeno. L’ozono è contenuto in massima parte nella stratosfera, in cui costituisce un importante strato, chiamato appunto “strato dell’ozono“.

Atmosfere stellari[modifica | modifica wikitesto]

Un’eclissi totale di Sole; si osservano distintamente la corona (bianco) e la cromosfera (rosato), che costituiscono la sua atmosfera.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Atmosfera stellare.

Anche gli strati esterni di una stella sono formati di gas, per quanto estremamente caldo e per lo più sotto forma di plasma. La composizione di questi strati gassosi varia con il tipo e l’età della stella, ma si tratta in massima parte di idrogeno, con una percentuale minoritaria di elio. Gli eventuali elementi più pesanti, come l’ossigeno, il boro, il carbonio ecc. sono presenti in piccole percentuali o in tracce, e restano in massima parte sepolti negli strati interni della stella stessa. L’atmosfera stellare si divide in due parti: la cromosfera e la corona.