Mese: gennaio 2018

La lampada di Aladino

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Tutte le date del calendario 2018

Calendario 2018

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Gennaio 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
1 1 2 3 4 5 6 7
2 8 9 10 11 12 13 14
3 15 16 17 18 19 20 21
4 22 23 24 25 26 27 28
5 29 30 31
Febbraio 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
5 1 2 3 4
6 5 6 7 8 9 10 11
7 12 13 14 15 16 17 18
8 19 20 21 22 23 24 25
9 26 27 28
Marzo 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
9 1 2 3 4
10 5 6 7 8 9 10 11
11 12 13 14 15 16 17 18
12 19 20 21 22 23 24 25
13 26 27 28 29 30 31
Aprile 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
13 1
14 2 3 4 5 6 7 8
15 9 10 11 12 13 14 15
16 16 17 18 19 20 21 22
17 23 24 25 26 27 28 29
18 30
Maggio 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
18 1 2 3 4 5 6
19 7 8 9 10 11 12 13
20 14 15 16 17 18 19 20
21 21 22 23 24 25 26 27
22 28 29 30 31
Giugno 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
22 1 2 3
23 4 5 6 7 8 9 10
24 11 12 13 14 15 16 17
25 18 19 20 21 22 23 24
26 25 26 27 28 29 30
Luglio 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
26 1
27 2 3 4 5 6 7 8
28 9 10 11 12 13 14 15
29 16 17 18 19 20 21 22
30 23 24 25 26 27 28 29
31 30 31
Agosto 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
31 1 2 3 4 5
32 6 7 8 9 10 11 12
33 13 14 15 16 17 18 19
34 20 21 22 23 24 25 26
35 27 28 29 30 31
Settembre 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
35 1 2
36 3 4 5 6 7 8 9
37 10 11 12 13 14 15 16
38 17 18 19 20 21 22 23
39 24 25 26 27 28 29 30
Ottobre 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
40 1 2 3 4 5 6 7
41 8 9 10 11 12 13 14
42 15 16 17 18 19 20 21
43 22 23 24 25 26 27 28
44 29 30 31
Novembre 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
44 1 2 3 4
45 5 6 7 8 9 10 11
46 12 13 14 15 16 17 18
47 19 20 21 22 23 24 25
48 26 27 28 29 30
Dicembre 2018
N.º Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
48 1 2
49 3 4 5 6 7 8 9
50 10 11 12 13 14 15 16
51 17 18 19 20 21 22 23
52 24 25 26 27 28 29 30
1 31
1 gennaio
Capodanno o Primo dell’Anno
6 gennaio
Epifania o La Befana
11 febbraio
Carnevale
1 aprile
Pasqua
2 aprile
Lunedì dell’Angelo o Pasquetta
25 aprile
Anniversario della Liberazione
1 maggio
Festa dei Lavoratori o Festa del Lavoro
2 giugno
Festa della Repubblica
15 agosto
Ferragosto o Assunzione
1 novembre
Ognissanti o Tutti i Santi
8 dicembre
Immacolata Concezione
25 dicembre
Natale
26 dicembre
Santo Stefano

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Ondata di freddo e nevicata del febbraio 1956

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Temperature minime registrate in alcune città italiane nell’inverno del 1959

La nevicata del 1959 e la relativa ondata di freddo rappresentano un evento meteorologico di particolare rilevanza ed eccezionalità storica per dimensioni del fenomeno che colpì il continente europeo e l’Italia nell’inverno di quell’anno.

Nel mese di febbraio di quell’anno un’ondata eccezionale di freddo investì buona parte dell’Europa e dell’Italia, coprendola di neve e gelo con un’intensità tale da essere definita la “nevicata del secolo”: costituì infatti l’evento nevoso più marcato e pesante dai tempi dell’inverno 1929 per tutta la penisola, ed i successivi fenomeni del gennaio 1985 e 1986, non meno rilevanti, non ne eguagliarono comunque l’estensione temporale e geografica.

Le cause e la durata del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

Le principali variabili climatiche responsabili dell’evento consistettero nella discesa di un forte impulso gelido dalle alte latitudini (che determinò il raffreddamento iniziale in Europa settentrionale), nella formazione di un’intensa alta pressione termico siberiana sull’Europa centro orientale, in continue e decise espansioni dell’alta pressione delle Azzorre sul Circolo polare artico (che determinò continui afflussi freddi, i quali alimentarono il nocciolo freddo in Europa) e nella formazione di una depressione mediterranea chiusa, continuamente alimentata da aria artica proveniente dal nocciolo freddo europeo.

Questo insieme di fenomeni creò una situazione difficilmente ripetibile, in quanto è molto rara la coincidenza di tutte le variabili. Interessante anche notare come tutto avvenne senza episodi di riscaldamento stratosferico (stratwarming), di solito principali responsabili di repentini quanto intensi raffreddamenti dell’Europa centrale (1985, 1963).

Tale fenomeno ebbe anche una durata molto significativa, avendo inizio il 27 gennaio 1956[1] (quando un potente ammasso di aria fredda in quota e al suolo si staccò dalle alte latitudini per scendere verso la Scandinavia) raggiungendo in capo a due giorni la Svezia, la Finlandia, e poi vaste zone d’Europa, compresa l’Italia, che non uscì dalla morsa del gelo fino al 20 febbraio[2].

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

La nevicata del 1956 a Roma.

Alcuni sacerdoti scherzano durante la nevicata del 1956.

La fase critica in Italia inizia il 1º febbraio 1956[3] ed il 2 febbraio[4] la Pianura padana è sotto l’isoterma -15 °C a 850 hPa, mentre la -20 °C abbraccia interamente le Alpi e bufere di neve interessano tutto il nord con particolare violenza in Toscana ed in Emilia-Romagna. Il freddo fu intenso non solo al suolo ma anche in quota, con l’isoterma di -35 °C a 500 hPa che raggiunse Roma, responsabile di una nevicata divenuta storica.

Già il 4 febbraio[5] tutte le precipitazioni, in atto su buona parte dell’Italia, erano oramai nevose, e nuovi impulsi gelidi sulle regioni adriatiche (-40 °C a 500 hPa) raggiunsero il loro massimo il 7 febbraio[6], quando un potente nucleo gelido in quota colpì le regioni meridionali.

Bufere e temperature gelide, gelo e neve flagellarono queste regioni anche il giorno successivo[7], quando un nuovo minimo depressionario fra la Corsica e la Toscana provocò ancora intense nevicate a Roma e su tutto il centrosud. In quei giorni diverse nevicate con accumuli si spingono fin sulle coste siciliane. A Palermo le temperature minime scesero fino a 0 °C e la città venne imbiancata diverse volte da alcuni cm di neve. Nevicate interessarono anche le coste meridionali della Sicilia e la stessa isola di Lampedusa.[8] [9]

Il 13 febbraio[10] giunsero nuove correnti gelide dalla valle del Rodano determinando temperature rigidissime in quota che avvolsero tutto il nord e determinarono intense nevicate che colpirono particolarmente le Marche, l’Umbria e la Toscana, spostandosi il giorno successivo[11] verso il sud, mentre il gelo dominava sulle regioni centro settentrionali.

Il 15 febbraio[12] ad Anzola dell’Emilia la temperatura minima scese a -26,2 C°[13], dato che risulta il valore ufficiale nazionale italiano più basso registrato in località di pianura[14].

Gelo e precipitazioni insistettero ancora nei giorni successivi e nuove nevicate si ripeterono in particolare il 18 febbraio[15] su tutto il centronord, ma nuovamente anche a Roma: la neve continuò fino al 20 febbraio[2].

Alcune temperature del periodo[modifica | modifica wikitesto]

In quei giorni si toccarono temperature eccezionalmente rigide, come si evince dal seguente parziale elenco[16]:

Località Giorno °C
Plateau Rosà 11 febbraio -34,0
San Valentino alla Muta (Passo Resia) 11 febbraio -28,2
Dobbiaco 3 febbraio -27,4
Passo Rolle 15 febbraio -24,2
Paganella 15 febbraio -23,3
Tarvisio 15 febbraio -22,4
Monte Cimone 3 febbraio -21,8
Torino Caselle 12 febbraio -21,8
Bergamo 15 febbraio -20,1
Vicenza 15 febbraio -18,6
Verona 15 febbraio -18,4
Milano-Malpensa 13 febbraio -17,8
L’Aquila -17,8
Monte Terminillo 4 febbraio -17,2
Passo della Porretta 15 febbraio -16,9
Piacenza 15 febbraio -16,7
Treviso 10 febbraio -16,6
Monte Bisbino 11 febbraio -16,5
Bolzano 15 febbraio -15,6
Milano-Linate 16 febbraio -15,6
Passo della Cisa 15 febbraio -15,6
Padova 16 febbraio -15,4
Passo dei Giovi 16 febbraio -14,8
Rifredo Mugello 3 febbraio -14,8
Brescia 3 febbraio -14,6
Trieste 10 febbraio -14,6
Aviano 16 febbraio -14,4
Bologna 14 febbraio -14,4
Rimini 16 febbraio -14,2
Ravenna-Punta Marina 15 febbraio -14,0
Ferrara 16 febbraio -12,8
Torino-Bric della Croce 10 febbraio -12,8
Pescara 17 febbraio -12,6
Monte Scuro 8 febbraio -12,2
Firenze 16 febbraio -11,4
Pisa 15 febbraio -11,2
Venezia-San Nicolò 10 febbraio -11,1
Albenga 15 febbraio -11,0
Mondovì 11 febbraio -10,8
Frontone 15 febbraio -10,0
Trevico 5 febbraio -9,8
Grosseto 16 febbraio -9,5
Fonni 3 febbraio -9,4
Latronico 9 febbraio -9,0
Potenza 9 febbraio -8,4
Monte Sant’Angelo 8 febbraio -8,2
Crotone 9 febbraio -7,7
Prizzi 8 febbraio -7,2
Roma-Ciampino 16 febbraio -6,9
Bracciano-Vigna di Valle 16 febbraio -6,5
Genova 10 febbraio -6,1
Catania 6 febbraio -5,6
Enna 7 febbraio -5,4
Roma-Urbe 16 febbraio -5,4
Napoli 9 febbraio -4,5
Termoli 16 febbraio -3,4
Cagliari 3 febbraio -3,2
Guardiavecchia 4 febbraio -3,0
Alghero 4 febbraio -2,5
Bari Palese 15 febbraio -2,0
Capo Palinuro 9 febbraio -2,0
Lecce Galatina 9 febbraio -1,9
Brindisi 9 febbraio -1,6
Capo Bellavista 3 febbraio -1,5
Isola di Capri 8 febbraio -1,5
Santa Maria di Leuca 9 febbraio -1,4
Isola di Ponza 8 febbraio -0,5
Capo Carbonara 3 febbraio -0,4
Messina 9 febbraio 0,0
Palermo 8 febbraio 0,0
Cozzo Spadaro 9 febbraio +0,1
Pantelleria 3 febbraio +0,4
Ustica 9 febbraio +0,5

Citazioni della nevicata[modifica | modifica wikitesto]

A Roma si verificarono delle nevicate che, per intensità e durata, rimasero storiche: nevicò il 2, il 9, il 18 e il 19 febbraio; per quattro giorni consecutivi le temperature rimasero sotto lo zero; il 12 febbraio si registrò una nevicata di ben 12 cm.[non chiaro]

Questo evento è stato ricordato nelle canzoni “Nevicava a Roma” interpretata da Renato Rascel e da Pio al Festival di Sanremo 1970 e “La nevicata del ’56” di Franco Califano Luigi Lopez e Carla Vistarini, interpretata da Mia Martini al Festival di Sanremo 1990 dove vinse il Premio della Critica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]
  2. ^ a b [2]
  3. ^ [3]
  4. ^ [4]
  5. ^ [5]
  6. ^ [6]
  7. ^ [7]
  8. ^ Dati meteo giornalieri di Palermo e la Sicilia nel 1956
  9. ^ Storia delle nevicate di Palermo dal 2° dopoguerra Archiviato il 18 gennaio 2012 in Internet Archive.
  10. ^ [8]
  11. ^ [9]
  12. ^ [10]
  13. ^ Annali Idrologici – 1956
  14. ^ Randi Pierluigi, Ghiselli Roberto. I grandi inverni dal 1880 in Romagna e province di Bologna e Ferrara. Lugo, Walberti Edizioni, 2013
  15. ^ [11]
  16. ^ SCIA Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati climatologici di interesse ambientale
 Favole > Favole di Esopo
IL LUPO E L’AGNELLO
Un lupo vide un agnello vicino a un torrente che beveva,
e gli venne voglia di mangiarselo con qualche bel pretesto.
Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo
di sporcare l’acqua, così che egli non poteva bere.
L’agnello gli fece notare che, per bere, sfiorava appena l’acqua
e che, d’altra parte, stando a valle non gli era possibile
intorbidire la corrente a monte.
Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse:
<< Ma tu sei quello che l’anno scorso ha insultato mio padre ! >>
E l’agnello a spiegargli che a quella data non era ancora nato.
<< Bene >> concluse il lupo, << se tu sei così bravo a trovare
delle scuse, io non posso mica rinunciare a mangiarti. >>

La favola mostra che contro chi ha deciso di fare un torto
non c’è giusta difesa che valga.
Anche i capi di stato, quando hanno in mente di ottenere
un vantaggio usando la forza inventano pretesti, e non è possibile
farli desistere con argomenti giusti e fondati.

Il Vangelo di oggi(Don Paolo Tonghini)

IV Domenica del Tempo Ordinario

28 gennaio 2018

 

 

Nel Vangelo di questa domenica troviamo Gesù a Cafarnao, in missione, visto che aveva già iniziato la sua attività pubblica dal giorno del suo Battesimo nel Giordano in obbedienza al progetto del Padre e per questo insegna con autorità, come maestro.

Cosa avrà detto di speciale, cosa avrà colpito nel cuore degli ascoltatori? Non si dice; comunque rimangono stupiti. Insegna, trasmette, comunica una dottrina nuova, insegnata con autorità. E quella dottrina nuova è da più di 2000 anni sotto gli occhi di tutti nel Vangelo: “Lampada ai miei passi è la Tua Parola” si dice nella Sacra Scrittura. E nessuna parola, nemmeno una virgola è cambiata, in quanto Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre.

“Insegnava come che ha autorità”: quanto Gesù affermava conteneva in sé la forza della verità, una forza che ti dà sicurezza nelle scelte della vita. La stessa autorità dovrebbe averla l’insegnamento dei genitori verso i figli, del professore verso i suoi studenti, dell’educatore verso i suoi ragazzi. E quanto dicono babbo e mamma, ad esempio, suscitano lo stesso stupore che suscitava Gesù nei figli oppure quanto dicono tante volte è deviante per il cammino verso la verità e quindi verso Dio?

L’autorevolezza, come ci insegna Gesù, uno la conquista in una relazione quotidiana, schietta e autentica: è l’autorevolezza del profeta, di colui che parla in nome di Dio, al posto di Dio. Colui che annuncia la Verità, anche quando è scomoda, anche quando ti pone davanti agli occhi il rischio della minaccia o addirittura dell’emarginazione morale o dell’eliminazione fisica: è il destino di tanti profeti di ieri e di oggi. E di domani!!!

L’autorevolezza deriva, quasi naturalmente, dall’autenticità della testimonianza, la quale non ha bisogno di tante parole e discorsi per essere spiegata: si vede, si constata e la “tocchi” quasi con mano

L’insegnamento di Gesù non ha mai tradito alcuno: possiamo ammirare questo nei santi, nei beati, nei “buoni cristiani” che tali sono diventati perché “figli” della Sua Parola. Il rischio dei “cattivi maestri” come ben ci ha insegnato l’ideologia del pensiero debole c’è anche oggi.

A noi adulti il compito di vigilare perché non si facciano strada i “falsi profeti”, ossia persone che si illudono di essere portatori della Parola di Dio, e invece sono solo un gracile eco di parole umane, venditori ambulanti di inganni e menzogne; persone che fanno false promesse, come in questo periodo pre-elettorale, che pongono mete idealistiche e irrealistiche e c’è………chi “abbocca”, chi si lascia ingannare.

Canis lupus familiaris

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Cane

Collage of Nine Dogs.jpg

Varie razze di cani

Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Infraclasse Placentalia
Ordine Carnivora
Sottordine Caniformia
Famiglia Canidae
Sottofamiglia Caninae
Genere Canis
Specie C. lupus
Sottospecie C. l. familiaris
Nomenclatura trinomiale
Canis lupus familiaris
Linneo1758
« Non esiste patto che non sia stato spezzato, non esiste fedeltà che non sia stata tradita, all’infuori di quella di un cane veramente fedele.[1] »
(Konrad Lorenz)

Il cane o Loppide (Canis lupus familiaris Linnaeus1758) è un mammifero appartenente all’ordine Carnivora, della famiglia dei canidi. Con l’avvento dell’addomesticazione si è distinto dal lupo, del quale rappresenta una forma neotenica (anche se al riguardo ci sono opinioni divergenti[2]). Rispetto al lupo, ha canini meno aguzzi, zanne bianche, zampe più estese, intestino più lungo ed è privo di artigli affilati.

L’addomesticazione del cane da parte dell’uomo ha origini antichissime. I più antichi resti fossili di cane in uno stanziamento umano sono stati rinvenuti in una tomba natufiana, e risalgono a 11.000-12.000 anni fa;[3] ma si suppone che l’origine del rapporto fra le due specie si collochi molto più indietro nel tempo, fra 19.000 e 36.000 anni fa.[4] Lo studio di un cranio di “canide simile a un cane” ma non direttamente collegato al cane moderno, rinvenuto nei monti Altaj in Siberia, ha fatto ipotizzare che le diverse razze canine moderne non abbiano un unico progenitore comune, ma discendano da diversi distinti processi di addomesticamento dei lupi in diverse aree del mondo.[5]

Nel 2001 la popolazione stimata di cani era di 400 milioni;[6] secondo un’altra fonte, nel 2015 sono aumentati fino a diventare 530 milioni.[7]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola “cane” deriva dalla parola del latino “canis”. Il prefisso cino– (usato in molti termini composti, come cinofilia) deriva dal greco kyon / kynòs (κύων, κυνός, ὁ); questa radice è comune a tutte le lingue indoeuropee tra cui il sanscrito e il vedico (çuan). L’origine rimane incerta.[8]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Cuore di cane. Campione chiarito per la visualizzazione delle strutture anatomiche.

Il cane è molto vario nelle sue caratteristiche biologiche, per la selezione operata dalla natura (per i diversi luoghi di provenienza), per le varie specie nate nel corso dei secoli, e soprattutto per via della selezione fatta dall’uomo (suo compagno fin dall’età preistorica); questa varietà è tale da richiedere, secondo alcuni[senza fonte] a divisione in sottospecie e morfologie. Il peso dell’adulto può variare da 700 g ai 111 kg. Ha un ciclo estrale che si ripete due volte l’anno (mentre il lupo ha un periodo d’estro l’anno); questa caratteristica è dovuta in parte alla selezione effettuata nei secoli dall’uomo (per facilitare l’allevamento), in parte alla selezione naturale.[senza fonte]. Tuttavia in cani particolarmente primitivi come il Cane lupo cecoslovacco o il Cane lupo di saarloos l’estro, come nel lupo, avviene una volta l’anno e talora viene inibito da condizioni ambientali sfavorevoli, ad esempio conflitti sociali tra cani che convivono.

Per tutte le razze il periodo di gestazione è di circa 62 giorni. Vengono alla luce da 1 a 10 piccoli, a seconda della taglia dell’animale. Notevoli sono i cambiamenti apportati nel corso dei secoli dalla selezione operata dall’uomo, sia come caratteristiche fisiche (colore, peso, qualità sensoriali), sia come caratteristiche di socializzazione. Notevole importanza è stata posta da sempre nell’educazione e nel comportamento del cane.Tutte le razze hanno una predisposizione al comportamento giocoso e socievole durante la loro esistenza: caratteristiche che nel lupo, in parte, scompaiono in età adulta.[senza fonte]

Il cane viene generalmente considerato onnivoro.[9][10][11])

Il senso dell’olfatto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: rinario.

Rinario di un cane

Il cane ha un senso dell’olfatto molto sviluppato; la corteccia olfattiva ha un ruolo predominante nel cervello del cane, analogamente a quanto avviene per la corteccia visiva dell’uomo. Si stima che i cani abbiano un olfatto 100 milioni di volte più sviluppato, quindi più efficace per le varie necessità, di quello umano.

Parte fondamentale del suo processo di riconoscimento degli odori è la conformazione del suo naso (il tartufo o rinario) e soprattutto la potente mucosa interna, in grado di distinguere una sola molecola di una sostanza su milioni di altre[senza fonte]. Il tartufo rappresenta l’estremità terminale del naso del cane. L’impronta delle circonvoluzioni che lo contraddistinguono è specifica dell’individuo e, al pari delle impronte digitali dell’essere umano, può essere usata come efficace sistema di riconoscimento[senza fonte]. La mucosa che riveste internamente il naso del cane svolge gli stessi compiti di quella di qualsiasi altro mammifero. All’estremità del tartufo si trovano le froge o cavità per aspirare l’aria e, come in altri mammiferi, al confine mucosocutaneo, ci sono vibrisse laterali, grossi peli con funzioni sensoriali molto importanti.

Oltre all’olfatto, il naso del cane ha molte funzionalità aggiuntive. La maggior parte delle ghiandole sudoripare del cane sono concentrate nella mucosa interna del tartufo, cosa che lo rende importante dal punto di vista della regolazione termica. Inoltre, esso è dotato di recettori del freddo che recepiscono l’evaporazione dell’umidità causata dalle correnti d’aria, e consentono al cane una notevole precisione nel determinare la direzione di provenienza degli odori. Questa caratteristica è stata sfruttata dall’uomo per l’addestramento di cani per la ricerca di animali, persone, tartufi, o sostanze particolari, come stupefacenti o esplosivi.

Evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

I cani domestici discendono dai lupi grigi

I più recenti studi basati sulla genetica, supportati da ritrovamenti paleontologici, hanno portato a ritenere valido il riconoscimento del lupo grigio (Canis lupus) come progenitore del cane domestico, riconosciuto come sottospecie (Canis lupus familiaris). Ancora incerte sono le ipotesi sul processo di domesticazione. Una delle ipotesi più accreditate è quella dei coniugi Ray e Lorna Coppinger, biologi, che propongono la teoria di un “domesticamento naturale” del lupo, una selezione naturale di soggetti meno abili nella caccia, ma al contempo meno timorosi nei confronti dell’uomo, che avrebbero cominciato a seguire i primi gruppi di cacciatori nomadi, nutrendosi dei resti dei loro pasti, ma fornendo inconsapevolmente un prezioso servizio di “sentinelle”, stabilendosi in seguito nei pressi dei primi insediamenti, e dando il via ad una sorprendente coabitazione tra due specie di predatori, con reciproci vantaggi.

Alcuni di questi “cani selvatici” sarebbero poi stati avvicinati ed adottati nella comunità umana (cani del villaggio, i “cani pariah” che si trovano ancora in alcune società, “di tutto il villaggio”, tollerati per il loro ruolo di spazzini e di predatori di piccoli animali nocivi), dando il via ad un perfetto esempio di coevoluzione. Quasi certamente, come dimostrato anche dagli studi di Dimitri Belayev, la naturale selezione basata sulle attitudini caratteriali al domesticamento ha provocato la comparsa di mutamenti fisici (dalla riduzione del volume cranico, all’accorciamento dei denti, ma anche la comparsa di caratteri quali le chiazze bianche sul mantello e le code arricciate).

In una ricerca pubblicata nel 2013 sulla rivista scientifica Science, alcuni ricercatori dell’Università di Turku in Finlandia hanno utilizzato il DNA mitocondriale,[12] comparando il genoma di 18 canidi preistorici europei e americani con uno spettro del genoma di cani e di lupi attuali. Le somiglianze risultanti dalla comparazione indicherebbero che filogenicamente tutti i cani moderni sono maggiormente simili ai cani europei, sia moderni che preistorici. Le analisi molecolari suggerirebbero come datazione che i primi casi di addomesticamento del cane dal lupo risalirebbero ad un periodo compreso tra il 18.800 e 32.100 anni fa, in popolazioni nomadi di cacciatori raccoglitori europee.

Cranio di cane addomesticato preistorico, rinvenuto in Siberia, vecchio di 33.000 anni

Questo studio contraddirebbe la tesi secondo la quale le prime domesticazioni siano avvenute in Asia in popolazioni stanziali; anche se episodi “abortiti” di domesticazione sono avvenuti in varie epoche e luoghi.[13] In Europa primo resto archeologico di cane è stato ritrovato in Belgio nella caverna di Goyet (nelle Ardenne) e risale a 31.000 anni fa. Scoperto nel 1870 si è ritenuto per molto tempo che fosse un lupo ma nel 2007 è stato ristudiato e ricatalogato. Inoltre, nei siti archeologici più antichi, numerosi sono i ritrovamenti di resti di cani (che pure testimoniano le prime differenze dall’antenato selvatico). La testimonianza più antica di un legame fra cani ed umani risale al Gravettiano (circa 28.000 anni fa) e sono le orme di un bambino e di un cane ritrovate presso la grotta di Chauvet, nel sud della Francia.

Sono stati scoperti siti tombali risalenti allo stesso periodo (25.000/28.000 anni fa) che dimostrano una sepoltura rituale di cani (introduzione di un osso di mammut nella bocca di uno dei tre cani ritrovati). Tuttavia, la prima testimonianza di un legame affettivo tra uomo e cane risale al più recente periodo natufiano (circa 12.000 anni fa) presso il sito di Ein Mallaha in Israele con una tomba che conserva i resti di un uomo anziano coricato su un fianco in posizione fetale che protende un braccio verso i resti di un cucciolo di cane.

Un dipinto, che ritrae un boxervicino alla sua cuccia

Alla luce delle esperienze in cui si è tentato di addomesticare il lupo (tentativi tutti miseramente falliti) o di ibridazione dello stesso con i cani (gli unici tre tentativi riusciti, dopo innumerevoli peripezie, sono il Cane lupo cecoslovacco, il Saarloos e il Lupo Italiano) sembra alquanto inverosimile che la prima differenziazione tra razze diverse sia da attribuire alle diverse sottospecie di lupo (che, secondo la tradizione, vennero addomesticate quasi contemporaneamente in diverse parti del mondo, in situazioni geografiche e climatiche altrettanto dissimili); appare più logico, invece, che le prime razze siano state selezionate in maniera molto più semplicemente empirica tramite l’accoppiamento di cani pariah con caratteristiche analoghe (ad esempio i levrieri ancestrali possono essere stati il frutto di selezione fra cani snelli, veloci ed abili predatori, così come gli antenati del Basenji furono selezionati accoppiando cani di piccola taglia con gambe snelle particolarmente abili nel cacciare i topi).

Successivamente, i soggetti più dotati fisicamente e/o attitudinalmente per i diversi impieghi, furono selezionati con metodi sempre più efficaci: a quanto pare i primi ad effettuare un processo selettivo sistematico furono i romani intorno al III-IV sec. a.C. Può essere interessante osservare come le grandi variazioni morfologiche che hanno permesso al lupo di “trasformarsi” in AlanoChihuahuaoppure Bassotto, si siano presentate nel corso dei secoli in forma involontaria, vere e proprie mutazioni spontanee che l’uomo ha saputo sfruttare.

Si sono talvolta sfruttate quelle che potevano apparire assurde bizzarrie genetiche, quali il nanismo acondroplasico (arti corti su corpi normali), utili in cani adibiti a seguire la selvaggina nel folto dei cespugli, o dentro le tane: ecco la comparsa delle forme “bassotte” in molte razze da caccia. Molto interessante, poi, la ricostruzione dell’evoluzione delle razze attraverso il fenomeno del pedomorfismo neotenico, la conservazione cioè nei cani adulti di alcuni tratti morfologici e caratteriali tipici di diverse fasi giovanili dello sviluppo del lupo. In base a tale teoria, si possono raccogliere le razze in 4 gruppi:

Nel tempo, l’uomo ha selezionato diverse razze e varietà di cani, per avere un aiuto nelle sue attività: esistono quindi razze di cani da pastore, da cacciada guardia, da compagnia, da corsa e altre.

Coniglio

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Con il termine coniglio si definisce un gruppo di animali appartenente alla famiglia dei leporidi, anche se il termine viene spesso usato per indicare la specie coniglio europeo (Oryctolagus cuniculus).

Si distinguono dalle lepri per varie caratteristiche: ad esempio, appena nati i piccoli conigli sono privi di pelo, hanno gli occhi chiusi e sostanzialmente dipendono in modo totale dai genitori. I conigli, tranne quelli del gruppo coda di cotone, hanno l’abitudine di vivere in gallerie scavate nel terreno.

I conigli, insieme a lepri e pica, costituiscono l’ordine dei Lagomorfi.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola italiana “coniglio”, attestata con varianti anche in francese, provenzale e portoghese, deriva dal latino cuniculus, cioè buca sotterranea, con riferimento alle tane scavate dagli animali[1].

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

L’alimentazione naturale è costituita da erba, foglie secche, radici e cortecce. Essendo erbivoro mangia però verdure di tutti i tipi, ad esempio sedanocarote o cicoria.

Inoltre esistono dei mangimi confezionati che per essere adatti devono avere delle caratteristiche specifiche ovvero:

  • fibra > 18% (fino al 22-25% soprattutto per i soggetti anziani, sedentari o dal pelo lungo)
  • proteine 12-14% (fino al 16% per gli angora durante il ricambio del pelo)
  • grassi non oltre il 3%
  • calcio 0,6-1%
  • fosforo 0,4-0,8%

Vi è l’errata convinzione che il pane consumi i denti dei conigli. Anche se questo sembra gradirla, va segnalato che l’alimentazione a base di pane, fette biscottate, farine d’avena, melassa e carboidrati in genere oppure mangimi in ogni caso è causa di gravi problemi.
Infatti, l’apparato digerente del coniglio non è in grado di assimilarli correttamente e la fermentazione di questo tipo di cibi può causare meteorismo e successivo blocco gastro intestinale (una delle maggiori cause di morte nei conigli da compagnia). Da non sottovalutare, inoltre, sono i già citati problemi dentali che tali cibi possono causare; malocclusioni dovute ad un cattivo consumo dei denti, sia incisivi che molari, che se non curate da un veterinario, causano inappetenza, ascessi ed infine la morte.

Invece il silicio, contenuto nell’erba, permette ai denti la crescita continua e il consumarsi naturalmente.

La corretta alimentazione del coniglio è quindi composta da fieno in quantità abbondante, verdura fresca e pulita in quantità pari a circa 250-300g per kg di peso del coniglio stesso ed acqua sempre a disposizione.

È importante lasciare questo cibo sempre a disposizione dell’animale in quanto l’apparato digerente del coniglio è a digestione continua ed un digiuno prolungato per più di 12 ore apre la porta a patologie molto serie che possono ucciderlo.

Comportamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il coniglio da compagnia è generalmente affettuoso e socievole: nonostante non siano soliti chiedere manifestazioni d’affetto esplicitamente come potrebbe fare un gatto o un cane, molti conigli hanno un comportamento molto aperto e disponibile all’affetto che gli viene manifestato. Quando avvertono l’esigenza di mangiare, non è un caso che vengano ai piedi del padrone a domandare cibo, alzandosi sulle zampe posteriori o alzando il muso. I conigli sono in genere molto pacifici; ottimi animali da compagnia, non recano particolari disturbi, sono molto puliti e vivono in determinati spazi da loro selezionati e opportunamente “marchiati”, anche più volte, strusciandosi col muso. È inoltre da ricordare che il coniglio è molto selettivo per quanto riguarda l’alimentazione: per esempio, trovandosi davanti del sedano e del prezzemolo, potrebbe scegliere o uno o l’altro a seconda del suo gusto, nonostante siano entrambi due alimenti tipici della sua alimentazione.

I conigli assumono particolari comportamenti quando per esempio vogliono riposare; sono infatti soliti distendersi, oppure assumere una posizione “a palla”, cioè piegando in dentro le zampe anteriori, stando in sostanza semidistesi. Difficilmente i conigli recano disturbi, anche in base al loro comportamento, proprio per la loro indole pacifica. Per antonomasia, si sa però che il coniglio è l’animale più pauroso, infatti, a meno che non siano coscienti di trovarsi in un luogo familiare e protetto, potrebbero spaventarsi anche per il minimo rumore, stando sempre sull’attenti.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono almeno sette generi differenti della famiglia dei Leporidi che possono ricadere sotto la denominazione di coniglio.

Versi e comunicazione dell’animale[modifica | modifica wikitesto]

Pur disponendo di un proprio verso, il coniglio lo utilizza molto raramente, specialmente in presenza di esseri umani, e comunica con il linguaggio del corpo.

Può emettere un verso simile a un “gu gu”, con tonalità molto bassa e gutturale, quando è felice o vuole giocare, e molto spesso viene emesso in fase di corteggiamento. Il verso dello zigare, invece, lo si sente raramente e viene emesso dal coniglio solo in particolari casi di terrore e/o dolore, ed assomiglia a un fischio acuto e lacerante.

Per ciò che concerne invece il loro linguaggio del corpo, oltre a usare movimenti evidenti (ad esempio quando battono forte le zampe posteriori sul terreno), emettono dei suoni non considerabili versi, come soffiare o sbattere i denti.

L’udito permette loro di avvertire e interpretare le vibrazioni a notevole distanza.

Coniglio nano[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare di coniglio nano in un’immagine ravvicinata

Testa di Leone

A differenza del coniglio di taglia normale, può avere massimo tre/quattro conigli a gestazione.

Entrambi i sessi sono pronti per l’accoppiamento già a quattro mesi. La gravidanza dura all’incirca trenta giorni durante i quali è consigliabile mettere dentro la gabbietta della coniglietta dei pezzi di lana o di stoffa mentre nel frattempo essa completerà il tutto con un po’ dei suoi peli.

Il coniglio nano è un animale estremamente delicato, non può essere esposto al sole molto tempo e necessita di cure molto specifiche. In particolare deve essere visitato almeno ogni 6 mesi in occasione dei vaccini, o può contrarre mixomatosi e la malattia emorragica virale. Entrambe le malattie, se contratte, non hanno cura.

Deve essere nutrito prevalentemente con fieno, che non deve mai mancare, e cibi freschi come verdure, erbe di campo (controllando quali possono risultare tossiche e quali no) e frutta (quest’ultima in piccole quantità). Nella dieta di un coniglio si può introdurre anche il cibo pellettato, che non è fondamentale per un coniglio adulto, ma è parecchio gradito e quindi può essere utilizzato come premio. È però necessario che il pellet sia di buona qualità (si intende quindi che deve essere composto solamente di erba pressata, non deve quindi contenere cereali, semi, fioccato o farmaci come il coccidiostatico), nel caso in cui non si abbia la disponibilità di acquistare un buon pellettato, è bene evitare di includerlo fra gli alimenti da somministrare all’animale. Qualora si acquisti un coniglio abituato a mangiare solamente cibo secco è bene introdurre gli alimenti freschi in modo graduale, facendo sì che il suo intestino possa riadattarsi alla giusta alimentazione.

Tra le varietà di Coniglio nano esiste anche quella denominata “Testa di Leone” , così chiamato in quanto derivando dall’incrocio fra un Coniglio nano e un Coniglio d’Angora ha un folto e soffice pelo – particolarmente attorno alla testa – che ricordano la criniera di un leone.

Il colore più diffuso ed anche più apprezzato dalla industria manifatturiera è il bianco, ma sono ammessi tutti i colori.

A differenza del coniglio di taglia normale, ha delle orecchie più corte. Il coniglio nano si trova difficilmente in libertà.

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

Coniglio nell’Ascensione della Maddalena, Pinacoteca nazionale di Ferrara

Il coniglio, così come la lepre cui è spesso assimilato, è portatore di forti simbolismi in tutte le culture e in tutti i tempi.

Nella mitologia egizia il coniglio era identificato con il dio Osiride (fatto a brandelli e buttato nel fiume Nilo), e rappresentava la rinascita: Iside ritroverà le parti del corpo dell’amato marito/fratello e concepirà con lui (seppur senza pene, unica parte del corpo che la dea non riesce a recuperare) il dio Horus (simbolo dell’energia medianica). Nell’antica Grecia si pensava che i conigli fossero legati al culto di HermesArtemideDioniso. In particolare per quel che riguarda Hermes si pensava che i conigli, essendo agili e veloci, fossero i suoi messaggeri e portassero agli uomini comunicazioni dalle divinità.

Nella mitologia celtica i conigli vengono associati a Eostre, divinità che presiede al risveglio della Natura in primavera. Mentre per i