Mese: novembre 2017

Wikisource-logo.svg Partecipa al concorso per il 14º anniversario di Wikisource, dal 24 novembre all’8 dicembre!
Più rileggi e più probabilità avrai di vincere uno dei premi!

Fotografia

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Fotografia (disambigua).

Una fotografia è una immagine ottenuta tramite un processo di registrazione permanente e statica delle emanazioni luminose di oggetti presenti nel mondo fisico, selezionate e proiettate da un sistema ottico su una superficie fotosensibile: emulsione chimica per la fotografia fotochimica, cioè quella tradizionale dalle origini ai giorni nostri, sensore elettronico per la fotografia elettronica, oggi digitale. Con il termine “fotografia” si indicano tanto la tecnica quanto l’immagine ripresa e, per estensione, il supporto che la contiene.

L’estrema versatilità di questa tecnica ne ha consentito l’utilizzo nei campi più diversi delle attività umane, dalla ricerca scientifica all’intrattenimento, dalla pubblicità al giornalismo, fino a consacrarla come autentica forma d’arte.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine “fotografia” deriva dal francese photographie, proveniente dall’inglese photography[1]composizione di foto- (dal greco φῶςφωτός, luce[2]) e -grafia (dal greco γραϕία, scrittura[3]).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della fotografia.

La parola fotografia deriva quindi dalle due parole greche: luce (φῶς | phôs) e grafia (γραφή | graphè). Fotografia significa quindi scrittura/disegno di luce. La fotografia nasce dai risultati ottenuti sia nel campo dell’ottica, con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata molto prima che si trovassero dei mezzi chimici per fissare l’immagine ottica in essa prodotta; il primo ad applicarla in ambito fotografico fu il francese Joseph Nicéphore Niépce, cui convenzionalmente viene attribuita l’invenzione della fotografia, anche se studi recenti rivelano tentativi precedenti, come quello di Thomas Wedgwood[4].

Nel 1813 Niépce iniziò a studiare i possibili perfezionamenti alle tecniche litografiche, interessandosi poi anche alla registrazione diretta di immagini sulla lastra litografica senza l’intervento dell’incisore. In collaborazione con il fratello Claude, Niépce cominciò a studiare la sensibilità alla luce del cloruro d’argento e nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, forse, con cloruro d’argento.

L’immagine non poté essere fissata completamente e Niépce fu indotto a studiare la sensibilità alla luce di altre sostanze, come il bitume di Giudea, che diventa insolubile in olio di lavanda dopo l’esposizione alla luce.

J. N. Niépce: Vista dalla finestra a Le Gras, 1826. Il tempo d’esposizione di 8 ore dà l’impressione che il sole illumini gli edifici sia da destra che da sinistra.

La prima produzione con la nuova sostanza fotosensibile risale al 1822. Si tratta di un’incisione su vetro raffigurante papa Pio VII. La riproduzione andò distrutta poco dopo e la più antica immagine oggi esistente fu ottenuta da Niépce nel 1826, utilizzando una camera oscura il cui obiettivo era una lente biconvessa, dotata di diaframma e di un basilare sistema di messa a fuoco. Niépce chiamò queste immagini eliografie.

Nel 1829 fondò con Louis Daguerre, già noto per il suo diorama, una società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Nel 1839 il fisico François Arago presentò all’Accademia delle scienze francese il brevetto di Daguerre, chiamato dagherrotipo; la notizia suscitò l’interesse di William Fox Talbot, che dal 1835 testava un procedimento fotografico, la calotipia, e di John Herschel, che lavorava, invece, su carta trattata con sali d’argento, utilizzando un fissaggio a base di tiosolfato sodico.

Nello stesso periodo, a Parigi, Hippolyte Bayard ideò una tecnica usando un negativo su carta sensibilizzata con ioduro d’argento, dal quale si otteneva poi una copia positiva. Bayard fu però invitato a terminare gli esperimenti per evitare una concorrenza con Daguerre.

Lo sviluppo del dagherrotipo fu favorito anche dalla costruzione di apparecchi speciali dotati di un obiettivo a menisco acromatico ideato nel 1829 da Charles Chevalier.

Tra il 1840 e il 1870 i processi e i materiali fotografici vengono perfezionati:

  • nel 1841 François Antoine Claudet rinnova la ritrattistica introducendo lastre per dagherrotipia a base di cloruro e ioduro d’argento, che consentono pose di pochi secondi;
  • nel 1851 Frederick Schott Archer propone il procedimento al collodio che sostituisce la dagherrotipia e la calotipia.
  • Tra il 1851 e il 1852 vengono introdotte l’ambrotipia e la ferrotipia, per ottenere positivi apparenti incollando un negativo su lastra di vetro a un supporto di carta o panno neri, o di metallo brunito;
  • nel 1852 viene istituita a Firenze la più antica azienda al mondo nel campo della fotografia: la Fratelli Alinari.
  • Nel 1857 compare il primo ingranditore a luce solare a opera di J. J. Woodward;
  • nel 1859 R. Bunsen e H. E. Roscoe realizzano le prime istantanee con lampo al magnesio. Le prime immagini a colori per sintesi additiva si devono a J. C. Maxwell (1861), mentre quelle per sintesi sottrattiva sono state introdotte da Louis Ducos du Hauron (1869). R. L. Maddox porta una novità: le lastre con gelatina animale come legante.
  • Infine, nel 1873 H. Vogel scopre il principio della sensibilizzazione cromatica e realizza le prime lastre ortocromatiche.

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Perfezionamento di tecnologie e materiali[modifica | modifica wikitesto]

Gli sforzi furono anche indirizzati al perfezionamento dei materiali sensibili, dei procedimenti di sviluppo e degli strumenti ottici. Tra le innovazioni più importanti si ricordano: l’introduzione degli apparecchi fotografici portatili (1880); l’introduzione delle pellicole in rullo, realizzate per la prima volta da G. Eastman inizialmente con supporto in carta (1888) e successivamente con supporto in celluloide (1891).

Nel 1890 F. Hurter e V. C. Driffield iniziarono lo studio sistematico della sensibilità alla luce delle emulsioni, dando origine alla sensitometria. Un considerevole miglioramento delle prestazioni degli obiettivi si ebbe nel 1893, quando H. D. Taylor introdusse un obiettivo anastigmatico (tripletto di Cooke) con sole tre lenti non collate; tale obiettivo fu perfezionato da P. Rudolph nel 1902 con l’introduzione di un elemento posteriore collato e venne prodotto l’anno dopo dalla Zeiss, con il nome di tessar.

Fotocamera reflex Contax-S del 1949

Altri progressi si ebbero con l’introduzione del sistema reflex (1928) e degli strati antiriflesso sulle superfici esterne delle lenti (che migliorarono enormemente la trasmissione tra aria e vetro e il contrasto degli obiettivi) e con il processo Polaroid in bianco e nero (che permetteva di ottenere in pochi secondi una copia positiva, utilizzando un apparecchio e una pellicola speciali), introdotto nel 1948 da E. H. Land e successivamente esteso al colore.

Negli anni sessanta con gli esposimetri incorporati nelle macchine fotografiche ebbe inizio l’epoca degli automatismi: l’evoluzione tecnologica in tale campo fu tale che alla fine degli anni ottanta, con la miniaturizzazione dei circuiti elettronici, la messa a fuoco e l’esposizione diventano completamente automatiche; inoltre micromotori provvedono al caricamento della pellicola, al suo avanzamento dopo ogni scatto e al riavvolgimento nel caricatore al termine dell’uso.

Negli anni ottanta entrarono in produzione macchine per la fotografia digitale che al posto della pellicola avevano un CCD (Charge Coupled Device), lo stesso elemento sensibile delle videocamere.

Questo componente era in grado di analizzare l’intensità luminosa e il colore dei vari punti che costituiscono l’immagine e di trasformarli in segnali elettrici che venivano poi registrati su un supporto magnetico (nastro o disco) che poteva contenere alcune decine di immagini. L’immagine registrata poteva essere immediatamente rivista su un monitor, stampata da un’apposita stampante, o spedita via cavo o via rete, a qualsiasi distanza.

Macchine di questo tipo venivano usate soprattutto dai fotoreporter, perché permettevano l’immediata trasmissione delle foto ai giornali, che non hanno bisogno di immagini ad alta definizione.

L’inconveniente principale della fotografia elettronica era infatti la scarsa definizione delle immagini, in confronto a quella della fotografia tradizionale. Notevole diffusione ha avuto l’elaborazione elettronica delle immagini fotografiche, che, digitalizzate da uno scanner ad alta definizione, possono essere corrette ed elaborate a piacere (eliminazione di dominanti cromatiche, modifica dei colori, cancellazione e aggiunta di parti di immagine, fino a ottenere fotomontaggi quasi perfetti). L’immagine elaborata viene poi stampata su pellicola, con la stessa definizione dell’originale.

Negli ultimi anni lo sviluppo della fotografia digitale ha avuto implicazioni incredibili sia nella fase di ripresa delle immagini che in quella di riproduzione. Da un lato i sofisticati sistemi di esposizione, messa a fuoco, inquadratura e disponibilità immediata delle immagini in fase di ripresa e dall’altro la loro elaborazione sul computer hanno ridimensionato il lavoro di camera oscura per lo sviluppo del negativo e/o della diapositiva e per la loro stampa. Essa richiedeva lunghe ore al buio, pazienza e risorse economiche, al punto che grandi fotografi utilizzavano spesso laboratori professionali per le loro immagini. Oggi il processo è alla portata di tutti grazie alle immagini digitali che possono essere ritoccate, modificate e trasferite con il computer di casa propria, avvalendosi di programmi di editing e/o fotoritocco e modalità di archiviazione di file anziché di voluminosa carta che hanno in gran parte ridotto la domanda di pellicole e di stampa tradizionale delle foto.

La prima fotografia a colori scattata da Maxwell nel 1861.

Riproduzione dei colori[modifica | modifica wikitesto]

J. T. Seebeck (1810) e J. F. Herschel (1840), H. Becquerel (1848), L. L. Hill (1850) e Joseph Nicéphore Niépce erano riusciti a ottenere delle registrazioni instabili di oggetti colorati, probabilmente per un fenomeno di interferenza all’interno dello strato sensibile. Tale fenomeno venne utilizzato da Gabriel Lippmann, in un procedimento messo a punto nel 1891, esponendo, attraverso il supporto di vetro, una lastra fotografica con l’emulsione a contatto con mercurio.

L’interferenza tra la radiazione incidente e quella riflessa dal mercurio, che fungeva da specchio, faceva sì che l’emulsione rimanesse impressionata a diversi livelli di profondità, la distanza fra i quali era funzione della lunghezza d’onda della radiazione. La lastra, sviluppata e osservata per riflessione, restituiva un’immagine con i colori naturali. Il procedimento di Lippmann, sfruttato commercialmente per qualche anno, fu abbandonato per la difficoltà nella preparazione dei materiali e del loro trattamento.

Nel frattempo James Clerk Maxwell aveva teorizzato i principi della sintesi additiva dei colori e nel 1855 aveva ottenuto i primi risultati incoraggianti, che rese pubblici nel 1861. Nel suo procedimento l’oggetto colorato veniva ripreso su tre diverse lastre attraverso tre filtri di colore blu, verde e rosso; venivano poi ricavate tre diapositive che, proiettate a registro su uno schermo mediante tre proiettori muniti degli stessi filtri usati per la ripresa, riproducevano a colori il soggetto.

Un procedimento simile, che utilizzava i colori blu, giallo e rosso, venne ideato indipendentemente, nel 1862, da Louis Ducos du Hauron, al quale si devono anticipazioni per tutti i procedimenti utilizzati fino a oggi. Nel 1868 egli osservò che un foglio di carta ricoperto di sottili linee adiacenti di colore blu, verde e giallo, appariva bianco se osservato per trasparenza e grigio se osservato per riflessione e brevettò un procedimento di fotografia a colori basato su questo fenomeno.

Il procedimento venne ripreso in considerazione negli ultimi anni del XIX secolo quando furono disponibili materiali sensibili pancromatici con i quali era possibile effettuare la ripresa attraverso un reticolo di linee o di granuli di colore blu, verde e rosso; in seguito all’inversione dell’immagine in bianco e nero, il complesso immagine-reticolo osservato per trasparenza restituiva i colori originali.

Sfruttando questo principio i fratelli Lumière realizzarono le lastre Autochrome, la cui produzione iniziò nel 1907. Materiali simili vennero prodotti in Germania (Agfacolor) e in Gran Bretagna. Nel 1908 A. K. Dorian propose di sostituire i reticoli colorati con un insieme di minuscole lenti ottenute per goffratura sul lato del supporto opposto a quello su cui era stesa l’emulsione.

Ponendo davanti all’obiettivo un filtro costituito da tre bande colorate, ciascuna lente proiettava tre immagini, che venivano sovrapposte utilizzando un proiettore che montava sull’obiettivo lo stesso filtro usato in ripresa. Su questo principio si basavano i primi materiali Kodacolor, prodotti fino al 1935.

Tutti questi procedimenti non consentivano la produzione di stampe a colori, se non con mezzi tipografici. L’unico a ottenere copie fotografiche su carta fu E. Vallot che nel 1895 aveva ripreso un’idea di Louis Ducos du Hauron, introducendo un procedimento che però, a causa della bassa sensibilità e della scarsa stabilità dei colori, non ebbe successo commerciale. L’era della fotografia a colori moderna iniziò nel 1935 con la pellicola per diapositive Kodachrome, seguita nel 1936 dalla Agfacolor.

La prima richiedeva un trattamento speciale, perché i colori venivano aggiunti nel corso dello sviluppo. Nella seconda, invece, che è stata la capostipite delle moderne pellicole per fotografie a colori su carta, tre strati, sensibili rispettivamente al blu, al verde e al rosso, contenevano anche i coloranti, che davano origine, durante lo sviluppo, a immagini con i colori complementari (giallo, magenta e ciano).

L’immagine riacquistava i colori naturali durante lo sviluppo della copia, stampata su carta il cui strato sensibile aveva una struttura simile. Infine la Ciba, riprendendo il vecchio procedimento di sbianca dei coloranti contenuti nei vari strati dell’emulsione, realizzò il sistema Cibachrome, per la stampa di diapositive.

Chimica[modifica | modifica wikitesto]

Annunci

Wikisource-logo.svg Partecipa al concorso per il 14º anniversario di Wikisource, dal 24 novembre all’8 dicembre!
Più rileggi e più probabilità avrai di vincere uno dei premi!

Telefono cellulare

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Nokia 3310: uscito alla fine del 2000, è un esemplare classico di telefono cellulare “monolitico”.

Un telefono cellulare[1], comunemente chiamato cellularetelefonino o più semplicemente telefono, nel campo delle telecomunicazioni è un apparecchio radio mobile terminale ricetrasmittente (terminale mobile) per la comunicazione in radiotelefonia sull’interfaccia radio di accesso di una rete cellulare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L’invenzione[modifica | modifica wikitesto]

Il telefono cellulare fu inventato da Martin Cooper, direttore della sezione Ricerca e sviluppo della Motorola, che fece la sua prima telefonata da un cellulare il 3 aprile 1973. Dopo 10 anni la Motorola decise di produrre un modello dal costo di 4000 dollari (8000 dollari attuali[2]).

L’evoluzione della telefonia cellulare[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Telefonia cellulare.

Esempio di uno dei primi cellulari analogici trasportabile (0G)

Evoluzione del telefono cellulare. Da sinistra: Motorola 8900X-2 (uno degli ultimi cellulari analogici 1G)[3], Nokia 2146 orange 5.1 (GSM), Nokia 3210, Nokia 3510, Nokia 6310, Ericsson T39, HTC Typhoon

Dalla sua comparsa, il telefono cellulare ha usato diversi sistemi di funzionamento principali (e alcuni “intermedi”), denominati “generazioni”, basati su differenti tecnologie e standard di comunicazione, dai sistemi analogici degli anni settanta/novanta (160/450/900 MHz) a quelli digitali basati su standard GSMGPRSUMTS/EDGE e VSF-Spread OFDM (rispettivamente terza e quarta generazione ossia 3G e 4G).

Mentre il passaggio dal segnale analogico a quello digitale ha permesso d’implementare oltre alla sola chiamata vocale l’uso dei messaggi di testo SMS, registrare e visualizzazione foto e filmati, con il GPRS si è consentito l’utilizzo del telefono cellulare anche per inviare foto e filmati digitali, streaming audio e video (generalmente solo con l’EDGE, l’ultima evoluzione del 2G), navigare in Internet (nello speciale protocollo Wireless Application Protocol (WAP) oltre al tradizionale HTTP) e spedire e-mail, mentre con l’UMTS (terza generazione) si sono aperte le porte alle videotelefonate (successivamente venne integrata la possibilità anche ai dispositivi 2G). Con l’avanzamento della tecnologia digitale, comparvero i primi tivufonini per visionare il segnale TVtramite alcune emittenti televisive dedicate.

Evoluzione tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Smartphone Nokia N97.

L’evoluzione dei segnali radio venne affiancata da un’evoluzione tecnologica più evidente, passando dagli schermi LCD monocromatici ai primi schermi a colori, ora con tecnologia a LED e alla funzionalità schermo tattile. La grafica sempre più definita e l’impiego di menù sempre più complessi fino all’uso delle icone, ha reso nel tempo i telefoni cellulari sempre più simili a un personal computer. Accessori come fotocamere integrate (uno dei primi esempi fu il J-SH04) in grado di fotografare con ottime risoluzioni, riprendere piccoli video e, a seconda del modello e della quantità di memoria disponibile, hanno consentito la possibilità di registrare veri e propri filmati digitali, visionare foto e video sempre più dettagliati, navigare in Internet con prestazioni sempre più simili a quelle offerte da un PC.

Le suonerie, grazie a micro-casse acustiche e a componenti audio sempre più sofisticati incorporati nel telefono, da monofoniche sono divenute polifoniche e poi stereo per arrivare all’audio virtual 3D, diventando degli apparati multimediali in grado di far ascoltare stazioni radio, compilation di MP3, effettuare registrazioni ambientali, memorizzare l’audio delle nostre conversazioni telefoniche e il tutto con qualità audio di alto livello.

I software dei cellulari di ultima generazione sono veri e propri Sistemi Operativi in grado di gestire i più svariati applicativi come browserper navigare in Internet, programmi di video scrittura e posta elettronica, giochi e suonerie scaricabili dalla rete, ecc. I più recenti ed evoluti cellulari chiamati Smartphone, offrono anche la possibilità di installare programmi complessi come per il foto-ritocco, per il controllo del computer, per la protezione crittografica della conversazione (crypto phone) o altri innumerevoli applicativi.

Ultimamente, grazie ad accordi presi tra i produttori di cellulari e i gestori delle mappe globali GPS, si possono utilizzare i telefoni cellulari (con antenna GPS interna o esterna) come navigatori satellitari e questi, grazie all’alta efficienza di alcuni modelli, possono rappresentare una vera e propria sfida rispetto alle società specializzate nella costruzione di soli navigatori.
Sono aumentate anche le porte e i metodi di connessione verso altri sistemi come ad esempio la trasmissione dati a infrarosso (IR), il Bluetooth e il wi-fi, la connessione tramite porta USB, la possibilità di collegare cuffie, auricolari, microfoni e apparati vivavoce per auto o volendo, un vero e proprio impianto HiFi.

Alcuni modelli inoltre possono alloggiare schede di memoria aggiuntive Secure Digital (SD) per aumentare la memoria o perfino alloggiare e gestire 2 schede telefoniche SIMcontemporaneamente quindi con due differenti numerazioni telefoniche sullo stesso telefono.

Infine un accenno anche al telefono satellitare che, tramite la connessione satellitare, permette di telefonare praticamente da qualsiasi parte del globo. Nati per sopperire all’esigenza di chiamare anche da zone non coperte dalle cellule telefoniche, sono telefoni che garantiscono un funzionamento anche in ambienti estremi cioè molto caldi, molto freddi o molto umidi. Utilizzano materiali resistenti ma leggeri, impiegano batterie con autonomie maggiorate e sono corredati di numerosi gadget utili ai più svariati scopi e imprevisti.

La diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Uso dei cellulari nel mondo in percentuale alla popolazione; 100%+ indica in media più di un cellulare per persona. Dati aggiornati a giugno 2006.

Nei primi anni questi dispositivi erano particolarmente costosi, basti pensare come il Motorola 8900x costasse quasi 4000 dollari negli anni 80, mentre attualmente la sua replica non fedele al 100% del 2005 costava meno di 250 dollari[4], per questo la loro diffusione era limitata alle persone più ricche, mentre dalla seconda metà degli anni novanta con le nuove tecnologie e prezzi contenuti il cellulare smise di essere uno status symbol: la sua successiva estrema diffusione ha provocato la spontanea insorgenza di una sorta di galateo dedicato.

Dal XXI secolo in poi la moda ha influenzato notevolmente anche questo settore infatti, sul mercato, si trovano telefoni cellulari di qualsiasi dimensione, forma e design; sono stati impiegati innumerevoli materiali differenti arrivando alla produzione di vere e proprie opere uniche più simili a gioielli di altissimo valore. Esistono cellulari per impieghi speciali con segnali cifrati e con sistemi che impediscono l’intercettazione del traffico telefonico, modelli praticamente impermeabili e ad altissima resistenza.

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Il cellulare si collega alla rete telefonica fissa e alla rete dati tramite centrali di smistamento presenti nel core cablato della rete cellulare, a loro volta collegate a stazioni radio base(BTS, Base Transceiver Station), molto spesso dotate di tre o più celle radio, ciascuna capace di diverse connessioni con gli apparecchi mobili nella rispettiva area di copertura e secondo le frequenze supportate.

Il telefono cellulare consente dunque di avere disponibile un collegamento telefonico quando si trovi nel raggio di copertura di una “cella radio” di una stazione radio base cui agganciarsi, e quando non schermato da ambienti, ostacoli fisici o manufatti limitanti la diffusione/propagazione delle onde elettromagnetiche (ad es. edifici/strutture metalliche).

La disponibilità di servizio ovvero la presenza di copertura cellulare, nonché la potenza del segnale, è indicata dai ben noti livelli di campo e dipende dunque dalle condizioni di radiopropagazione del segnale radio. Il limite di distanza nella copertura dipende dalle specifiche tecniche correlate alla tecnologia GSM, variabile da poche centinaia di metri fino a 35 km, e dalla tipologia del terreno/ambiente su cui si svolge la comunicazione. A partire dall’inizio del 2000 l’evoluzione dei telefoni cellulari si è indirizzata sempre più verso forme evolute e intelligenti come gli smartphone di pari passo con l’evoluzione degli standard di telefonia cellulare e della miniaturizzazione ed aumento prestazionale dei componenti elettronici di supporto (memoria e processori).

L’avvento e la diffusione delle reti radiomobili e dei telefoni cellulari hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione tecnologica e sociologica dagli inizi degli anni novanta(assieme ad altre invenzioni quali internet e il GPS) nonché uno dei motori dello sviluppo economico mondiale nell’ambito dell’Information and Communication Technology (ICT).

Il primo telefono cellulare portatile è stata dimostrata da John F. Mitchell [5][6] e il dottor Martin Cooper di Motorola nel 1973, con un portatile del peso di circa 4,4 libbre (2 kg) [7]. Nel 1983, il DynaTAC 8000x è stato il primo ad essere disponibile in commercio. Dal 1983 al 2014, il numero di abbonamenti di telefonia mobile in tutto il mondo è cresciuto ad oltre 7 miliardi, fino a raggiungere la base della piramide economica [8]. Nel 2014, i produttori di telefoni cellulari top erano SamsungNokiaApple e LG.[9]

Funzionalità di supporto[modifica | modifica wikitesto]

Un telefono cellulare, oltre alle funzioni di ricetrasmissione, deve presentare anche le seguenti funzionalità:

  • potersi sincronizzare e agganciare sia alla frequenza della cella di appartenenza sia (caso GSM) temporalmente con il time-slot o trama dedicata all’utente all’interno della banda della cella durante il radiocollegamento. Tipicamente a livello logico tale procedura è attuata dopo la misurazione dei livelli di potenza del segnale inviato dalle varie stazioni radiobase di celle limitrofe e la scelta di quella a potenza maggiore per massimizzazione del rapporto segnale-rumore ovvero dunque della qualità della trasmissione. Dal punto di vista elettronico-circuitale tale funzionalità di sincronizzazione e aggancio è realizzata con l’ausilio di circuiti PLL.
  • segnalare periodicamente alla stazione radiobase della cella di appartenenza la sua presenza attraverso il codice identificativo (dell’utente, del cellulare, della scheda SIM) per consentire il roaming ovvero essere rintracciato all’interno della stessa rete di un operatore o da parte di reti cellulari di altri operatori. Tipicamente questa funzionalità si realizza direttamente all’atto di aggancio alla cella radio che manterrà dunque in memoria le informazioni su tutti i terminali connessi. Tali informazioni d’utente finiscono poi memorizzate dinamicamente in un database a disposizione dell’intera rete.
  • adattare il livello di potenza emesso durante una trasmissione in funzione dell’effettiva distanza dalla stazione radiobase della rispettiva cella di copertura limitando così il contributo in interferenza sulle celle limitrofe co-canali e migliorando l’efficienza del consumo energetico oppure in funzione delle reali condizioni di radiopropagazione presenti. Questa funzionalità è resa possibile dalla misura costante del livello di potenza del segnale con la stazione radiobase. Ne consegue che il consumo di potenza (somma di contributo di trasmissione e contributo di pre-elaborazione) di un cellulare durante una trasmissione dipende dalla distanza dalla stazione radiobase all’interno della cella di copertura, ed è maggiore in trasmissione che in ricezione dove è necessaria solo l’energia necessaria per l’elaborazione.
  • praticare l’handover ovvero il cambio di canale di comunicazione all’interno della stessa cella o tra celle diverse quando il terminale si sposta nell’area di competenza di un’altra cella (cell switching) senza interrompere la comunicazione. Anche questa funzionalità comporta la misura costante del livello di potenza del segnale pervenuto da stazioni radiobase delle celle limitrofe e l’aggancio alla cella di destinazione al superamento di una certa soglia prefissata di potenza rispetto a quella del segnale della cella di origine. Segue poi la sincronizzazione nel tempo e la segnalazione del proprio identificativo per il roaming. Alcuni sistemi di telefonia cellulare consentono l’aggancio ad altre celle limitrofe rispetto a quella di residenza anche quando il traffico in questa cella è troppo elevato per essere supportato garantendo così una maggiore disponibilità di servizio.
  • se la comunicazione è di tipo digitale (come in tutti i sistemi moderni a partire dal GSM in poi) il terminale mobile dovrà operare le consuete codifiche di sorgente e codifiche di canale in trasmissione e le rispettive codifiche inverse (decodifiche) in ricezione. Inoltre in ogni caso dovrà provvedere anche alla cifratura dei dati in trasmissione e alla rispettiva decifratura in ricezione per garantire la riservatezza o confidenzialità della comunicazione sul mezzo radio che è un mezzo condiviso e facilmente accessibile a tutti.
  • i moderni terminali radiomobili hanno inoltre le capacità di agganciarsi ai vari sistemi di comunicazione radiomobile disponibili su un territorio, grazie a procedure di switchingautomatico da un sistema all’altro e a più dispositivi di ricetrasmissione, cioè avere dunque disponibili più forme di connettività in funzione della qualità stimata della trasmissione nei vari sistemi rilevati e/o dei costi. Queste funzionalità sono a loro volta rese possibili dall’interoperabilità tra le tecnologie wireless esistenti grazie a opportune procedure di handover da un sistema a un altro che tentano il più possibile di mantenere in vita una stessa sessione di navigazione, pur variando le specifiche di qualità di servizio della trasmissione passando da un sistema all’altro.

Molte di queste funzionalità di controllo, segnalazione e gestione sono garantite attraverso l’uso o appoggio a canali logici di segnalazione o controllo.

Aspetti tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Vista anteriore e posteriore di un cellulare monolitico con antenna interna

Questi dispositivi oltre alla parte ricetrasmittente, incorporano dell’elettronica costituita da una memoria dati, un processore per eseguire varie applicazioni e da software per gestire tali funzionalità. I telefoni possono disporre di un microdiffusore integrato per la riproduzione di musica, di una radio integrata, di un chip per la connessione Wi-Fi, di uno slot USB per collegare il cellulare al PC, di fotocamere, eccetera.

Forma[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Form factor dei telefoni cellulari.

I telefonini possono avere diverse forme/scocche, tra cui:

  • Classicomonoblocco o monolitico, sono telefonini composti da un unico blocco, che non hanno parti mobili.
  • A sportellino, si tratta di un telefono classico con aggiunta uno sportellino che generalmente copre e protegge la tastiera o più recentemente copre la tastiera estesa con una di tipo compatto.
  • Conchiglia o flip sono telefoni divisi in due parti, una che contiene la tastiera, l’altra lo schermo, unite da una cerniera, che permette di chiuderle una sull’altra.
  • A scorrimento o slide, sono dispositivi che si aprono e chiudono facendo scorrere su sé stesse due parti dello stesso tramite una guida: generalmente con l’apertura si mettono a disposizione la tastiera o dei tasti aggiuntivi che facilitano la scrittura.
  • A rotazione, sono dispositivi che si aprono e chiudono facendo ruotare su sé stesse due parti dello stesso tramite un perno.

Batterie[modifica | modifica wikitesto]

Esempi differenti di batteria per cellulare amovibili

Un aspetto critico dei telefoni cellulari è il loro consumo energetico, molto eterogeneo, e il conseguente dimensionamento energetico delle capacità delle batterie che li alimentano riveste un aspetto basilare. In generale il consumo energetico di un telefono cellulare è dovuto essenzialmente dalle funzionalità di trasmissione, dall’elaborazione del segnale prima della sua trasmissione e dopo la sua ricezione e infine dal consumo elettrico del display.

La maggior parte della capacità viene utilizzata durante la trasmissione, per via dell’omni-direzionalità dell’antenna (antenna a dipolo) del terminale mobile. Con l’evoluzione dei cellulari le batterie hanno subito numerose modifiche per poter incrementare la propria capacità. I telefoni più moderni, i cosiddetti Smartphone, richiedono un consumo energetico molto maggiore, dovuto alla potenza dei nuovi processori e all’esecuzione di numerose attività multimediali come giochi, video o foto.

In alcuni casi i produttori di cellulari e smartphone danno la possibilità di variare alcuni parametri di funzionamento, qualcuno dei quali può essere automatizzato permettendo quindi di aumentare la durata della batteria; sono stati anche prodotti dei video ufficiali per illustrare come utilizzare al meglio queste opzioni.[10]

Le batterie possono essere generalmente di due tipi:

  • Amovibili, quindi dare la possibilità di rimozione delle stesse
  • Inamovibili, integrate nel telefono e rimovibili solo tramite lo smontaggio del dispositivo

Alcuni telefoni cellulari e smartphone sono dotati di doppia batteria, che permette di distribuire il calore delle stesse durante la ricarica e permettere un funzionamento regolare anche nel caso una delle due smetta di funzionare[11]

Con l’avanzare degli smartphone e dei loro consumi sempre più elevati, che portano a ridurre la loro autonomia in modo critico, nel secondo decennio del XXI secolo sono apparsi i “Power Bank”, delle batterie esterne che ricaricano i telefoni cellulari/smartphone.

Input[modifica | modifica wikitesto]

Tipica disposizione di numeri e caratteri su una tastiera di cellulare di tipo “compatto”. Il tasto “2”, ad esempio, premuto una volta permette di inserire la lettera A, due volte la B e così via.

I telefonini cellulari possono utilizzare differenti tecniche per interfacciarsi con l’utente; le principali sono:

  • Schermo tattile (touch screen): si agisce direttamente sullo schermo, sensibile al tocco, su tasti e menu virtuali.
  • Tastiera: si utilizzano dei tasti fisici presenti sulla parte anteriore del telefonino, tra cui una tastiera numerica che può essere:
    • Compatta: si utilizzano i tasti per inserire sia le cifre, alla prima pressione, che le lettere, alle successive, e ogni tasto numerico codifica più di una lettera;
    • Estesa: c’è un singolo tasto per ogni lettera, cifra e simbolo.
  • Schermo tattile e tastiera: si utilizza una combinazione tra le due tecnologie.

Insieme a queste tecniche principali possono essere implementate alcune funzioni particolari o scorciatoie lungo i bordi del telefonino tramite alcuni pulsanti fisici.

Antenna[modifica | modifica wikitesto]

L’antenna dei cellulari è un elemento di fondamentale importanza per questi dispositivi, tipicamente con diagramma di radiazione di tipo omnidirezionale, e ne esistono di diversi tipi:

  • Esterna, questa è stata la prima configurazione delle antenne per cellulari, caratterizzata dalla possibilità di vedere immediatamente il suo posizionamento nella zona superiore del terminale e generalmente di forma cilindrica e in alcuni casi telescopica.
  • Interna, in questa situazione l’antenna non è visibile e può essere posta in qualsiasi posizione all’interno del terminale.
  • Periferica, in questo caso è un’altra parte del cellulare a fungere essa stessa da antenna, ad esempio il telaio metallico del terminale stesso: è il caso dei modelli iPhone 4 e 4S.

La scelta dell’antenna e della relativa posizione è fondamentale per rispettare i criteri di affidabilità del segnale, dato che questa deve essere efficiente in qualsiasi situazione, evitando la risonanza causata dal contatto tra due tipologie di antenne differenti (nel caso si utilizzino più antenne) e dal cosiddetto “effetto mano” caratterizzato dalla riduzione del segnale durante l’uso del dispositivo, in quanto con la mano si va a circondare/coprire l’antenna.

Microfono e altoparlante[modifica | modifica wikitesto]

Telefono cellulare con 2 microfoni.

Telefono cellulare con 2 altoparlanti

Nei telefoni cellulari sono presenti microfono e altoparlante per poter permettere la comunicazione tra due persone. Per entrambi non esiste un’unica soluzione, ma ne sono state elaborate diverse; in particolare per il “microfono” si hanno le seguenti soluzioni:

  • Singolo: soluzione classica, caratterizzata da un solo microfono. Inizialmente i primi dispositivi trasmettevano il segnale captato dal microfono senza alcuna elaborazione, il che portava alla trasmissione anche dei rumori ambientali, mentre dal terzo millennio i dispositivi che utilizzano un solo microfono hanno cominciato a elaborare il segnale tramite dei filtri in modo da ridurre o rimuovere il rumore di fondo.
  • Doppio: questa soluzione ha visto le prime applicazioni nel 2005 ed è caratterizzata da due microfoni, di cui uno è posto vicino alla bocca, mentre l’altro è generalmente posizionato nella parte opposta o comunque distanziato; questa distanza permette di avere due segnali differenti tra i due microfoni, in modo che il microfono principale possa registrare ottimamente la voce dell’utilizzatore, mentre il secondo microfono, chiamato anche microfono ambientale, registra il rumore dell’ambiente circostante (rumore); eseguendo la differenza dei due segnali si ha l’isolamento della voce. Il doppio microfono può in alcuni casi essere usato anche per la registrazione video con audio stereo.

Per quanto riguarda l’altoparlante anche in questo caso possono presentarsi più soluzioni:

  • Singolo: soluzione classica, che nei primissimi modelli non permetteva l’uso della funzione viva-voce, mentre dal 1995 sono comparsi modelli che permettono l’uso di questa funzione.
  • Doppio: soluzione utilizzata dal 2000 su molti cellulari, in modo da avere un altoparlante specificamente studiato per la comunicazione normale ed uno utilizzato per il viva-voce ed eventualmente anche per l’ascolto e visione dei file multimediali

Tecnologie sfruttabili[modifica | modifica wikitesto]

I vari dispositivi possono essere muniti di diverse tecnologie, le più popolari sono:

SMS[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: SMS.

L’applicazione più comunemente utilizzati sui telefoni cellulari sono i messaggi di testo (SMS). Il primo messaggio di testo SMS è stato inviato da un computer ad un telefono cellulare nel 1992 nel Regno Unito, mentre il primo SMS da persona a persona da telefono a telefono è stato inviato in Finlandia nel 1993.

Il primo servizio mobile di notizie, tramite via SMS, è stato lanciato in Finlandia nel 2000, e, successivamente, molte organizzazioni “on-demand” e “istantanei” forniscono servizi di notizie via SMS.

Problemi connessi all’uso dei dispositivi[modifica | modifica wikitesto]

Danni diretti alla salute[modifica | modifica wikitesto]

L’organizzazione mondiale della sanità, tramite la IARC, International Agency for Research on Cancer classifica i campi elettromagnetici coinvolti nell’uso degli apparati cellulari, sulle cinque categorie previste per gli agenti cancerogeni, come gruppo 2B:[15] possibly carcinogenic to humans, forse cancerogeno per l’uomo.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che le onde elettromagnetiche emesse dai telefoni cellulari possano arrecare danni alla salute degli utenti. Allo stato attuale le ricerche hanno dato risultati controversi, alcune non hanno evidenziato una correlazione diretta tra uso di telefoni cellulari e l’insorgenza di malattie come il cancro[16][17] altre invece hanno associato a un’esposizione prolungata protratta nel tempo (dieci o più anni) l’aumento al rischio dell’insorgenza di tumori al cervello[18], nel frattempo alcune case costruttrici consigliano di limitare l’uso degli stessi e di tenerli a una distanza minima[19]

Gli studi al riguardo più recenti sono i seguenti: nel 2008 una ricerca di un gruppo di scienziati israeliani, pubblicata sull’American Journal of Epidemiology, l’utilizzo frequente del telefonino cellulare può aumentare del 50% la possibilità di ammalarsi di tumore alle ghiandole salivari[20]. I ricercatori tendono a sconsigliare l’utilizzo del cellulare ai bambini sotto i 12 anni dato che sembrano molto più sensibili alle radiazioni elettromagnetiche rispetto agli adulti. Ciò che per ora è certo è solo l’aumento di temperatura delle zone limitrofe all’orecchio a seguito di un prolungato e continuo uso del telefono cellulare (assorbimento diretto delle onde elettromagnetiche). Nel 2011 uno studio dell’International Agency for Research on Cancer, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha indicato che “l’uso dei telefoni cellulari può aumentare il rischio di glioma, un tipo di tumore cerebrale maligno, e di neuroma acustico, una forma benigna.” I dati elaborati da parte dell’IARC hanno portato a classificare i campi elettromagnetici a radiofrequenza come agenti cancerogeni di gruppo 2B, ossia potenzialmente cancerogeni per l’uomo; tale classificazione indica che potrebbero esserci dei rischi legati all’uso dei cellulari, ma che è necessario svolgere ulteriori ricerche per stabilire la possibilità o meno di un legame diretto tra l’uso dei cellulari e l’insorgenza di neoplasie e sull’impatto a lungo termine dei telefoni cellulari.[21].
Questo risultato è stato successivamente negato dai risultati di un ampio studio epidemiologico, coinvolgente oltre 350.000 utenti danesi di età maggiore di 30 anni e riguardante gli anni compresi tra il 1990 e il 2007[22]. Considerata l’elevata potenza statistica di questo studio sarebbe in teoria difficile oggi rifarsi a evidenze scientifiche esplicite per ciò che riguarda il possibile aumento di rischio di tumori al cervello legati all’uso del cellulare, che resta comunque per ora argomento sotto controllo per aspetti legati al principio di precauzione, in special modo nei bambini vista anche la non inclusione degli stessi nello studio danese, ma lo studio è stato comunque giudicato gravemente lacunoso su almeno cinque punti fondamentali[23][24] e sono stati esposti dubbi inerenti ai presunti conflitti d’interesse con gli enti erogatori dei finanziamenti.

Danni dovuti a uso scorretto[modifica | modifica wikitesto]

L’uso dei questi e altri dispositivi può deviare l’attenzione dell’utilizzatore dalla sua attività principale. Può essere regolamentato in diverse situazioni.

Codice della strada[modifica | modifica wikitesto]

L’utilizzo è vietato dal codice della strada durante la guida, a meno che non si disponga l’utilizzo di auricolare o di un dispositivo vivavoce. Questi apparati evitano al guidatore di distogliere lo sguardo dalla strada per premere il bottone per la chiamata o per regolare il volume e in particolare evitano il tenere il volante con una sola mano, impegnando l’altra con il cellulare.
L’utilizzo del cellulare è stato vietato a chi guida un autoveicolo poiché allunga pericolosamente i tempi di reazione. Distraendo l’attenzione del conducente dal guardare la strada, i tempi per vedere un ostacolo, rallentare fino a fermarsi o cambiare direzione, diventerebbero sensibilmente più alti accrescendo così il rischio di incidente.[25]

Alcuni studi affermano che gli effetti dell’auricolare o del cellulare alla guida sono gli stessi. La pericolosità alla guida non dipenderebbe tanto dai movimenti per ricevere una chiamata, dalla guida con una sola mano, e neppure dalla distrazione legata alla conversazione con un’altra persona, quanto dagli effetti delle microonde. Un guidatore medio che parla al cellulare è infatti, nelle funzioni e nel tempo di reazione, più lento di un ubriaco. Gli studi dimostrano che il tempo di reazione è del 30% più lento rispetto a quello alterato dall’alcol.[26]

Strutture sanitarie[modifica | modifica wikitesto]

L’utilizzo dei telefoni cellulari è spesso vietato negli ospedali per problemi di compatibilità elettromagnetica ovvero della possibile interferenza con le apparecchiature elettromedicali, studi recenti dimostrano che i cellulari influenzano le apparecchiature mediche. Il disturbo causato dai telefoni dipende dalla sua distanza dall’apparecchio e dalla tecnologia del cellulare. Le tecnologie più vecchie producono più radiazioni elettromagnetiche, mentre un cellulare più recente produce meno radiazioni di uno più datato. Quanto detto non deve comunque indurre a pensare che un cellulare UMTS sia necessariamente meno “dannoso” di un telefono GSM: si tratta solamente di distinguere telefoni cellulari di vecchia e di nuova concezione: un cellulare prodotto con i nuovi standard, dovrebbe produrre meno interferenze.[27]

Questa incompatibilità è generalmente maggiore per i dispositivi medici più vecchi, compresi i pacemaker, che generalmente non hanno filtri adeguati contro questi disturbi[28], l’uso dei queste apparecchiature dovrebbe essere autorizzato dal medico e dalla casa produttrice dell’apparecchiatura ed eventualmente se è necessaria una distanza minima di sicurezza[29].

In aereo[modifica | modifica wikitesto]

Il divieto nell’uso del telefono cellulare negli aeromobili risale dai primi anni novanta ed è stata imposta dalla Federal Aviation Administration, nel primo decennio dei anni 2000 sono stati avviati servizi che permettono l’uso di questi e altri dispositivi durante il volo, ma il divieto o la raccomandazione dello stesso da parte della FAA alle compagnie aeree, è di spegnere tutti i dispositivi elettronici portatili durante le fasi critiche del volo (decollo e atterraggio), sotto i 10.000 piedi.[30]

Una comunicazione della FAA avverte comunque che entro la fine del 2013 sarà possibile utilizzare la maggior parte dei dispositivi elettronici in tutte le fasi di volo. Ciò nonostante la connessione ad internet e l’utilizzo dei cellulari rimarrà proibito sotto i 10.000 piedi (3000 metri) di altezza.[31]

Aspetti sociali[modifica | modifica wikitesto]

Viene considerata maleducazione[32] avere suonerie di volume eccessivo, telefonare parlando a voce alta in modo tale che alle persone intorno riesca difficile sottrarsi all’involontario ascolto[33], far squillare (non spegnere) il telefonino in un luogo di culto, in un pubblico esercizio o altri luoghi pubblici (ospedaleteatrocinemaristorantetrenoautobusmetropolitana) che non ne consentano l’uso senza arrecare disturbo ad altre persone.

Quando si chiama qualcuno sul cellulare è opportuno domandare se il momento sia propizio per cominciare una telefonata, poiché data la portabilità dell’oggetto, il ricevente potrebbe trovarsi in una situazione nella quale non gli sia agevole condividere una conversazione[34].

L’uso di questi dispositivi è stato regolamentato in diversi Stati per questioni di sicurezza stradale, nelle strutture ospedaliere, così come nelle strutture educative.

Test e problemi[modifica | modifica wikitesto]

Questi dispositivi, così come le versioni più evolute rappresentate dagli smartphone, prima di essere messi in commercio vengono testati (stress test) dalle case costruttrici per verificare le loro caratteristiche di permeabilità, resistenza alle cadute e di pressione[35], così come la ricezione e la buona usabilità dello stesso. Nonostante i diversi test di collaudo, possono verificarsi problemi di vario genere (un esempio, l’iPhone 4 soffre di una cattiva ricezione del segnale se impugnato in un determinato modo[36], successivamente anche l’iPhone 4S ha presentato diversi problemi, ma in questo caso di natura software, portando in alcuni casi all’inutilità dell’apparecchio[37][38], uno studio ha evidenziato come gli smartphone tendono ad essere più carenti sotto il punto di vista della ricezione e della qualità[39]). Dal primo decennio del secondo millennio con l’evoluzione esponenziale delle prestazione e caratteristiche tecniche degli smartphone si è andati incontro a diversi problemi, quali la durata della batteria, resistenza del terminale, difficoltà di lettura, ricezione, ecc[40], ma anche esplosioni[41] o autocombustioni[42].

Gestioni aziendali per telefonini[modifica | modifica wikitesto]

Le aziende a seconda delle restrizioni sull’utilizzo da parte dei dipendenti dei telefonini e sulla specializzazione applicativa dello stesso, possono adoperare varie strategie, anche in combinazione tra loro:[43]

  • BYOD (Bring Your Own Device): l’azienda consente ai dipendenti di usare per scopi di lavoro i dispositivi mobili da essi posseduti.
  • CYOD (Choose Your Own Device): l’azienda dà al dipendente la possibilità di utilizzare il proprio device personale previa autorizzazione.
  • COPE (Corporate Owned, Personally Enabled): l’azienda fornisce al dipendente il device, ma offre alcune importanti concessioni riguardo l’abilitazione all’uso personale, come per esempio l’utilizzo di particolari App o social network.
  • COBO (Corporate Owned, Business Only): l’azienda fornisce il dispositivo da utilizzare esclusivamente per le attività di lavoro, e ne assicura funzionamento, manutenzione e applicativi da utilizzare.

Principali produttori di telefoni cellulari[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A volte, nel linguaggio burocratico-legale, anche apparecchio radiomobile.
  2. ^ Trentacinque anni di parole in libertà, Corriere.it, 3 aprile 2008. URL consultato il 6 aprile 2008.
  3. ^ Motorola UK Brick Phones, su vintagemobilephones.com.
  4. ^ Nuova vita per il Motorola 8900x, su telefonino.net.
  5. ^ John F. Mitchell Biography
  6. ^ Who invented the cell phone?
  7. ^ Richard Heeks, Meet Marty Cooper – the inventor of the mobile phone, in BBC, vol. 41, nº 6, 2008, pp. 26–33, DOI:10.1109/MC.2008.192.
  8. ^ Mobile penetration, 9 luglio 2010.
  9. ^ Top 10 Best-selling Mobile Phone Brands in the World 2014 | TopTeny 2015
  10. ^ Come aumentare la durata della batteria del BlackBerry, su blackberryitalia.it.
  11. ^ Innos D6000: primo smartphone con doppia batteria da 6000 mAh
  12. ^ Serval: arriva l’app che ‘sgancia’ i cellulari dal controllo degli operatori
  13. ^ Come trasformare il proprio palmare in un interfono per la moto, su moto.it.
  14. ^ Trasforma lo smartphone Nokia WI-FI in Walkie Talkie WI-FI
  15. ^ Monografie IARC, Classe 2B: cancerogena possibile per l’uomo. (EN) , (FRMonographs identify environmental factors that can increase the risk of human cancer, Agents Classified by the IARC Monographs: Radiofrequency electromagnetic fields group, 2B, IARC vol.102, Includes radiofrequency electromagnetic fields from wireless phones.
  16. ^ Cellulari, a breve termine non c’è rischio, Punto Informatico, 13 settembre 2007. URL consultato il 13 settembre 2007.
  17. ^ Giappone, abusare del telefonino non fa male, Punto Informatico, 7 febbraio 2008. URL consultato il 7 febbraio 2008.
  18. ^ Studio shock sull’uso dei cellulari “Rischio tumore sale del 20-30%”, La Repubblica, 9 ottobre 2007. URL consultato il 9 ottobre 2007.
  19. ^ Cellulari dannosi? Ricerche contraddittorie e inserzioni pubblicitarie frenano l’informazione
  20. ^ Study Suggests Cell Phone-Salivary Gland Cancer Link, Consumersaffairs.com, 19 febbraio 2008.
  21. ^ Rischi di cancro dal telefonino. Esperti dell’Oms lanciano l’allarme – Adnkronos Cronaca
  22. ^ Frei et al. “Use of mobile phones and risk of brain tumours: update of Danish cohort study”. BMJ 2011;343:d6387
  23. ^ British Medical Journal’s Upcoming Cell Phone Study Deeply Flawed, Say Experts, articolo di sintesi di alcune critiche mosse allo studio danese, su cisionwire.com, 20 ottobre 2011. URL consultato il 5 marzo 2007.
  24. ^ Mobile telephones and brain tumours, su bmj.com, 20 ottobre 2011. URL consultato il 5 marzo 2007.
  25. ^ fonte: “Study: Cell Phone Use ages Young Drivers,” Associated Press, 02-03-05. Secondo lo studio, un ventenne al volante con un telefono cellulare, anche con le mani libere, ha gli stessi tempi di reazione di un guidatore di 70 anni. Un adolescente al telefono avrebbe i riflessi di un 70enne.
  26. ^ fonte: “Talking on a Mobile Phone Whilst Driving is More Dangerous Than being Drunk Behind the Wheel,” http://www.directline.com, 03-22-02. Studio condotto dal Laboratorio di ricerca sui trasporti, nel Regno Unito, su commessa della compagnia assicurativa Direct Line Insurance plc
  27. ^ I cellulari in ospedale? Meglio spenti, Punto Informatico, 10 settembre 2007. URL consultato il 10 settembre 2007.
  28. ^ Pacemaker e interferenze elettromagnetiche, su coronarie.it.
  29. ^ Apparecchiature mediche “L’uso di apparecchiature ricetrasmittenti, compresi i telefoni senza fili, può causare interferenze sul funzionamento di apparecchiature mediche prive di adeguata protezione. Consultare un medico o la casa produttrice dell’apparecchiatura medica per sapere se è adeguatamente schermata da segnali a radiofrequenza.” “I produttori di apparecchiature mediche raccomandano di mantenere una distanza minima di 15,3 centimetri tra un dispositivo senza fili e un’apparecchiatura medica impiantata, quale un pacemaker o un defibrillatore cardioverter, per scongiurare potenziali interferenze tra dispositivo e apparecchiatura medica.”
  30. ^ Usare il cellulare in aereo è davvero pericoloso?
  31. ^ Smartphone e tablet mai più spenti in volo
  32. ^ Paolo Pichierri, Maledetto telefonino , Morellini 2009 ISBN 88-6298-061-2 ISBN 978-88-6298-061-6
  33. ^ Stefano Bartezzaghi, Come dire. Galateo della comunicazione, Mondadori, 2011 ISBN 88-04-61146-4 ISBN 978-88-04-61146-2
  34. ^ Roberta Mascheroni, Il galateo a test, Alpha Test, 2007, ISBN 978-88-483-0846-5
  35. ^ I palmari BlackBerry sottoposti a stress test di resistenza contro umidità, cadute, colpi e pressione
  36. ^ Verizon iPhone 4: Mind the gap, our tests show
  37. ^ Audio echo bug plagues iPhone 4S owners during voice calls, su bgr.com.
  38. ^ iPhone 4S e 4: problemi audio. Bug software iOS 5.01 e 5.1
  39. ^ Non è tutto oro quel che luccica sugli smartphone
  40. ^ Principali difetti dei cellulari smartphone e come risolverli, su navigaweb.net.
  41. ^ iPhone 5 e Galaxy S III, gli smartphone esplodono: in Cina muore una ragazza di 23 anni, salva per miracolo una donna svizzera
  42. ^ Super smartphone che bruciano, su tokum.it.

CHE COS’È UN COMPUTER?
Un computer è una macchina elettronica capace di ricevere, trasmettere, immagazzinare
ed elaborare informazioni, risolvendo i più svariati problemi con straordinaria velocità ed
affidabilità.
Tutte quelle parti meccaniche ed elettroniche che compongono fisicamente il computer
s’indicano genericamente con il termine inglese HARDWARE.
Definizione: Il computer, in generale, riceve le informazioni, cioè i dati, al suo ingresso
(INPUT) e, dopo averli elaborati in base ad un prestabilito PROGRAMMA, li restituisce in
uscita (OUTPUT) trasformati in risultati.
Computer Desktop come lo conosciamo oggi
CHE COS’E’ UN PROGRAMMA?
Un programma è un insieme finito e ordinato d’opportune ISTRUZIONI. Un computer, per
svolgere una qualsiasi attività deve aver memorizzato nella sua memoria un programma. I
programmi vengono preparati da tecnici specifici detti PROGRAMMATORI. L’attività che
consiste nella preparazione dei programmi si chiama PROGRAMMAZIONE. L’insieme di
tutti i programmi che consentono un’efficiente utilizzazione delle risorse del calcolatore
elettronico s’indica genericamente con il termine inglese SOFTWARE.
Definizione: Un programma è un insieme di istruzioni la cui esecuzione in sequenza
produce la risoluzione di un determinato problema.
CLASSIFICAZIONE DEI COMPUTERS
Il termine computer, nel senso moderno-elettronico, ha ormai assunto un significato
sempre più vasto comprendendo la semplice calcolatrice fino ai grandi sistemi di calcolo e
venendo dunque ad assumere il significato più generale di sistemi di elaborazione dati.
Tuttavia i computer possono essere idealmente divisi in alcune categorie molto generali, a
seconda delle loro caratteristiche salienti, dell’uso che in generale se ne fa, del software e
dei sistemi operativi che fanno girare e dell’epoca in cui sono comparsi. Le definizioni nel
tempo sono molto cambiate e i confini non sono mai così netti.
2
Una prima classificazione in base all’uso distingue tra computer general purpose ovvero
riprogrammabili per svariate applicazioni dall’utente e computer special purpose ovvero
sistemi embedded dedicati ad una sola applicazione specifica come ad esempio i
microcontrollori. Ci limitiamo ad osservare che i computer presenti sui diversi dispositivi
(ad esempio un telefonino, un videogioco o un personal computer) sono molto simili tra
loro e si differenziano essenzialmente per dimensioni, velocità, potenza di elaborazione, e
prezzo ma sono molto simili per quanto riguarda le tecnologie e i criteri di progettazione e
i linguaggi di programmazione utilizzabili.
1) Computer dedicati: Sono realizzati per specifiche applicazioni, quali possono essere le
console per i videogiochi o i dispositivi utilizzati nell’automazione industriale.
Console WII della Nintendo
2) Personal Computer: (espressione inglese che significa letteralmente calcolatore
personale), solitamente abbreviato in PC, è un qualsiasi computer di uso generico le cui
dimensioni, prestazioni e prezzo di acquisto lo rendono adatto alle es

Il letto

Wikisource-logo.svg Partecipa al concorso per il 14º anniversario di Wikisource, dal 24 novembre all’8 dicembre!
Più rileggi e più probabilità avrai di vincere uno dei premi!

Letto

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Letto (disambigua).

Letto a due piazze o letto matrimoniale

Il letto è un mobile domestico costituito da una superficie orizzontale solitamente ricoperta da una imbottitura, o materasso, su cui è possibile sdraiarsi per dormire. Un letto può essere singolo nel caso sia progettato per ospitare una sola persona o doppio o matrimoniale quando sia costruito per ospitare due persone.

La composizione di un letto[modifica | modifica wikitesto]

Nella civiltà occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Nella tradizione occidentale, che si differenzia moltissimo, in questo caso, da quella orientale e mediorientale, il letto è un mobile composto di diverse e numerose parti:

Essenziale è principalmente la rete che ha il compito di sostenere l’intera struttura; essa può essere realizzata in vari materiali: il più comune è senz’altro la molla in acciaio, ma non mancano reti in assi di legno che hanno anche il pregio di assecondare la forma del corpo del dormitore.

Non di secondaria importanza è il materasso, la vera e propria parte comoda del letto: esso si pone tra la rete ed il corpo disteso, ed ha dunque la funzione di sostenere il dormiente. La maggior parte dei materassi era realizzata in lana, adesso a molle (sistema ormai superato quello delle molle tradizionali; più diffuso, invece, il più attuale sistema a molle indipendenti/insacchettate che, pur mantenendo il classico sostegno del tradizionale materasso a molle, garantisce una miglior anatomicità del materasso, che si adatta maggiormente al nostro corpo grazie alla struttura a molle indipendenti), ma ne esistono anche alcuni fatti di speciali materiali sintetici ipoallergenici. Tra i modelli più attuali ricordiamo quelli in viscoelastica, i cosiddetti materassi “a memoria di forma”, che si adattano alla sagoma del proprio corpo, seguendo le sue linee naturali e garantendo, così, la posizione ottimale della colonna vertebrale quando ci si sdraia sopra; inoltre non esercitano pressioni sul corpo e favoriscono, per questo, una corretta circolazione sanguinea (anatomici, alta traspirabilità grazie alla composizione a cellule aperte, e anti-decubito), quelli anatomici in lattice di gomma, che assecondano perfettamente il peso e le forme naturali di chi vi si distende, garantendo un ottimo sostegno e consentendo una corretta posizione del proprio corpo (tutto questo con un prodotto completamente d’origine naturale), e quelli ad acqua, realizzati in gomma e riempiti del suddetto liquido. Esistono oggi, inoltre, materassi a pressione variabile, costituiti da camere interne separate che si gonfiano e sgonfiano alternativamente e sono principalmente utilizzati nei reparti ospedalieri e nelle lunghe degenze per la prevenzione delle ulcere da decubito.

Un cuscino.

  • Non sempre presente, il cuscino è un piccolo spessore morbido che si interpone tra il materasso e la testa di chi dorme; com’è facile comprendere, la sua funzione è mantenere alzata la testa. Esso è oltretutto realizzato in un materiale più morbido del materasso (piume d’oca, lana, cotone o altre fibre;…ma anche in lattice o in viscoelastica), onde evitare il poco confortevole contatto, durante il sonno, del viso con il materasso. Esistono, però, anche modelli anatomici che, grazie alla loro forma sagomata, sostengono la cervicale, consentendo una corretta posizione della colonna vertebrale
  • D’inverno possono essere presenti sui letti le lenzuola e le coperte, che servono a tenere al caldo chi riposa; essi possono essere fatti di diversi tessuti, ma i preferiti sono il cotone per le prime e la lana per le seconde. Non rara è la termocoperta, un esemplare elettrico di coperta che sprigiona calore grazie ad una resistenza interna che si oppone al passaggio dell’elettricità: esse sono dotate di termostato, così che si possa dormire alla temperatura desiderata.
  • Infine, è sempre da apprezzare il ruolo estetico dei coprirete, dei coprimaterasso e dei copriletto, spesso decorati in varie fantasie, che ricoprono ognuno la parte del letto da cui prendono il nome.

Nella civiltà orientale[modifica | modifica wikitesto]

Nella civiltà mediorientale[modifica | modifica wikitesto]

L’evoluzione del letto attraverso il tempo e lo spazio[modifica | modifica wikitesto]

Camera da letto d’epoca, esposta al Musée Jacquemart-André

Nella preistoria, il letto consisteva in nient’altro che un mucchio di foglie o paglia approssimativamente accumulate in vicinanza di una fonte di calore; in casi particolarmente disagiati, poteva essere utilizzata a quello scopo anche la nuda terra. Ma l’evoluzione culturale, mossasi attraverso la Mesopotamia, l’Egitto e la Grecia, produsse in seguito giacigli formati da tessuti ripieni di una sostanza morbida, come ad esempio la lana, per le persone di stirpe nobiliare; nei paesi mediorientali come in quelli indiani era invece di uso comune per il popolo il dormire su di un tappeto. Nodo nevralgico del progresso nel campo dei letti fu poi, all’epoca di Roma, il triclinium, molto più simile ai mobili moderni ma non progettato esclusivamente per dormire: era infatti utilizzato dalle persone più importanti come senatori o consoli anche in occasione di banchetti o di riunioni. Nel corso del Medioevo, mentre per le casate reali del Nord Europa nascevano il guanciale ed il letto a baldacchino, esclusivamente riempiti di piume d’oca, i ceti inferiori ed in particolare i pastoricominciarono ad utilizzare il suddetto materasso di lana; chi non aveva risorse economiche sufficienti ad acquistarlo era costretto a dormire su semplici sacchi pieni di paglia. Quando, dopo la scoperta dell’America, si cominciarono a coltivare le piante di mais, le foglie di tale vegetale sostituirono in vari casi la paglia dei materassi, producendo così un oggetto più comodo ma anche più rumoroso del precedente, a causa dello schiacciamento delle dure fibre che compongono le foglie. Nel corso dei secoli, il letto delle classi superiori divenne alla portata dei ceti medio-bassi, diffondendosi così in tutte le abitazioni; l’ultimo gradino dell’evoluzione fu raggiunto nel Novecento, nel momento in cui i materiali sintetici si sostituirono a quelli naturali da sempre adoperati dall’uomo per garantirsi un buon riposo.

Vi sono oggi anche delle reti a segmenti, che possono essere angolate rispetto al resto, sia direttamente a mano (e fissate con un fermo) o mediante delle manovelle. In questi casi si possono far assumere al materasso diverse conformazioni. In particolare è possibile sollevare progressivamente la parte che corrisponde alla testa e al busto del dormiente, che assume così una posizione semiseduta. È anche possibile alzare la parte di materasso corrispondente alle gambe,e permettere una combinazione dei vari movimenti. La versione più evoluta di questi letti “a conformazione variabile” è basata su dei motori elettrici, che fanno uso della corrente di rete. In questo caso (mediante un telecomando generalmente a filo) chi sta sul letto può comandare lo spostamento a piacere e regolare da solo la posizione man mano lo preferisce.

Tipi di letto[modifica | modifica wikitesto]

In Italia i letti si classificano comunemente in cinque categorie, a seconda della loro larghezza:

  • letto a una piazza o letto singolo: largo 80–90 cm, confortevole per una persona sola;
  • letto a una piazza e mezza o letto da prete: largo 120 cm;
  • letto a piazza francese: largo 140 cm;
  • letto a due piazze o letto matrimoniale: largo 160–180 cm;
  • letto a tre piazze o letto osimano: largo 200-400 cm adatto per tre persone: mamma, papà, bambino piccolo.

Due letti con reti sovrapposte sono detti nel loro complesso letto a castello. Se la rete è una sola, ma sopraelevata rispetto al pavimento in modo da lasciare uno spazio sottostante agibile, allora si parla comunemente di letto a soppalco.

Quanto al divano-letto, esso fu inventato da Bernard Castro, un inventore palermitano naturalizzato statunitense.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Il tetto

Wikisource-logo.svg Partecipa al concorso per il 14º anniversario di Wikisource, dal 24 novembre all’8 dicembre!
Più rileggi e più probabilità avrai di vincere uno dei premi!

Il tetto

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Il tetto
Il tetto (film).JPG

una scena del film

Titolo originale Il tetto
Paese di produzione Italia
Anno 1956
Durata 101 min
Dati tecnici B/N
Genere drammatico
Regia Vittorio De Sica
Soggetto Cesare Zavattini
Sceneggiatura Cesare Zavattini
Produttore Vittorio De SicaMarcello Girosi per V. De Sica Produzioni
Distribuzione(Italia) Titanus
Fotografia Carlo Montuori
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Gastone Medin
Costumi Fabrizio Carafa
Interpreti e personaggi
Premi

Il tetto è un film del 1956[1][2] diretto da Vittorio De Sica, presentato in concorso al 9º Festival di Cannes.[3]

È considerato uno degli ultimi del filone neorealista ed è l’ultimo film neorealista di Vittorio De Sica.[1] Il film documenta la crisi abitativa e il fenomeno dei baraccati e dell’autocostruzione a Roma, estremamente diffuso in quegli anni.[4][5]. Lo spunto cinematografico è la storia di una coppia di giovani sposi che cerca un tetto dove andare ad abitare:[6] il protagonista Natale Pilon è un giovane muratore sottoproletario emigrato insieme alla famiglia dal Veneto che vuole costruirsi una baracca abusiva ai margini di una borgata sulle sponde dell’Aniene.[7]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Luisa e Natale si sposano. Lui, muratore, fa parte di una numerosa famiglia veneta trasferita a Roma; lei viene da un paese di pescatori e fino al matrimonio ha lavorato nella capitale come donna di servizio. L’armonia degli sposi è subito turbata da problemi economici: il padre di Luisa, offeso perché la figlia non ha chiesto il suo consenso alle nozze, rifiuta di aiutarli, e i due giovani sono costretti a vivere nella casa di lui, il che comporta mancanza di intimità e rapporti tesi con Cesare, il marito della sorella di Natale, uomo onesto e lavoratore (è muratore come il cognato) ma dal pessimo carattere. Dopo aver lasciato la casa paterna e cercato inutilmente un altro alloggio per sé e la moglie, Natale decide di fabbricare abusivamente una baracca ai margini di una borgata. La legge prevede che un edificio abitato, anche se costruito senza alcun permesso, non possa essere distrutto se è provvisto di tetto: del resto nella stessa zona la costruzione di baracche abusive è la prassi per molti poveracci, e l’unico problema è che la costruzione dev’essere completata in una sola notte, per evitare i controlli di polizia molto frequenti durante il giorno. Natale, d’accordo con i suoi colleghi muratori, si procura il materiale e inizia i lavori. A notte alta però la baracca è ancora lontana dall’essere terminata. L’intervento decisivo di Cesare, chiamato in extremis, permette di portare l’opera a compimento: o meglio, non del tutto, perché all’alba il tetto non è ancora terminato. All’arrivo della polizia, Luisa si fa trovare a letto con un bambino, offerto da una vicina impietosita, per cercare di scongiurare lo sgombero; il poliziotto, benché si renda conto che il tetto non è completato, decide di chiudere un occhio, e la coppia può affrontare il futuro contando se non altro su questo modesto alloggio.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne girato lungo le sponde dell’Aniene, nel borghetto dove oggi si eleva il Ponte delle Valli.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

I protagonisti del film: Gabriella Pallotta e Giorgio Listuzzi

  • Gianni Rondolino nel Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1966 « Con questo film De Sica è tornato ai temi e allo stile dei suoi primi film neorealisti, cercando di ricreare attraverso il racconto di una storia semplicissima, condotto con mezzi espressivi elementari, la calda atmosfera di comprensione umana per i fatti narrati non disgiunta da un vigile spirito critico. La trama è esile: la cameriera Luisa e il muratore Natale si amano e vorrebbero sposarsi ma non avendo una casa sono costretti a vivere in famiglia, allora decidono di costruirsi abusivamente una casa da soli. Ad una visione superficiale, il film pare possedere quel vigore espressivo che erano la caratteristica dei primi film di De Sica e Zavattini. Ma a uno sguardo più attento e nella prospettiva storica odierna risaltano evidenti gli artifici di un soggetto e di una narrazione che del primo neorealismo mantengono spesso gli elementi esteriori più facili e superficiali..»

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1959 il National Board of Review of Motion Pictures l’ha inserito nella lista dei migliori film stranieri dell’anno.

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Incasso accertato sino a tutto il 31 marzo 1959 £ 230.553.240

Restauro[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato restaurato nel 1999 grazie all’Associazione amici di Vittorio De Sica e curato da Manuel De Sica. La pellicola restaurata è stata poi proiettata il 4 aprile 2004 al Teatro Morlacchi di Perugia.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giancarlo Governi, Vittorio De Sica: Un maestro chiaro e sincero, Giunti, 14 aprile 2016, ISBN 9788858772683URL consultato il 06 aprile 2017.
  2. ^ (EN) Gaetana Marrone e Paolo Puppa, Encyclopedia of Italian Literary Studies, Routledge, 26 dicembre 2006, ISBN 9781135455293URL consultato il 06 aprile 2017.
  3. ^ (ENOfficial Selection 1956, festival-cannes.fr. URL consultato il 4-6-2011.
  4. ^ Housing frontline. Inclusione sociale e processi di autocostruzione e autorecupero, Firenze University Press, 1° gennaio 2012, ISBN 9788866550761URL consultato il 06 aprile 2017.
  5. ^ Oreste De Fornari, Il sorpasso 1962-2012, Edizioni Falsopiano, 08 settembre 2012, ISBN 9788889782446URL consultato il 06 aprile 2017.
  6. ^ Maurizio Massa, Saggio sul cinema italiano del dopoguerra, Lulu.com, 1° gennaio 2012, ISBN 9781471066863URL consultato il 06 aprile 2017.
  7. ^ (EN) Stefano D’Amico, Franco Ferrarotti e Francesco Sirleto, Abitare a Roma in periferia / Living in Rome in the suburbs: Fotografie di Rodrigo Pais / Photographs by Rodrigo Pais, Gangemi Editore, 08 gennaio 2017, ISBN 9788849263091URL consultato il 06 aprile 2017.
  8. ^ Dario Minutolo, Cinema italiano 1945-1985: restauri e preservazioni, Effata Editrice IT, 1° gennaio 2005, ISBN 9788874022946URL consultato il 06 aprile 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Il fiume

Wikisource-logo.svg Partecipa al concorso per il 14º anniversario di Wikisource, dal 24 novembre all’8 dicembre!
Più rileggi e più probabilità avrai di vincere uno dei premi!

Fiume

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Fiume (disambigua).

Ponte sul Volturno a Capua.

Il Simeto, nel territorio di Adrano.

Il Grand Canyon con il fiume Colorado

Il delta del Volga nella Russiameridionale.

L’Oder a Stettino (Polonia).

Il ponte di Brivio sul fiume Adda

Il fiume è un corso d’acqua perenne che scorre sulla superficie terrestre (o in alcuni casi al di sotto di essa) guidato dalla forza di gravità; può essere alimentato dalle precipitazioni piovose, dallo scioglimento di nevi o ghiacciai o dalle falde idriche sotterranee[1]. Raccoglie le acque di una superficie fisicamente delimitata da spartiacque detta bacino idrografico, lungo un percorso variabile nel tempo con una pendenza anch’essa variabile, e termina il suo corso in un mareoceanolago o altro fiume.[2]

Geomorfologia[modifica | modifica wikitesto]

Un fiume generalmente nasce da una (o più di una) sorgente, scorre lungo un alveo e termina con una (o più di una) foce. Al fiume si possono unire, lungo il suo percorso, altri corsi d’acqua, che costituiscono i suoi affluenti. L’insieme del fiume e di tutti i suoi affluenti forma il reticolo idrografico.[2] Il fiume termina generalmente in un corpo idrico recettore, come un lago, un mare o un altro fiume. In alcuni casi il fiume può terminare senza un vero corpo idrico recettore, se l’intera portata del fiume si esaurisce per infiltrazione o per evaporazione.

La porzione di superficie terrestre dalla quale le acque meteoriche scorrono fino a confluire nel fiume o in uno dei suoi affluenti è il bacino idrografico del fiume.[2]

I fiumi sono un importante agente del modellamento della superficie terrestre: possono erodere le rocce e i suoli su cui scorrono, sia direttamente attraverso lo scorrere dell’acqua sia indirettamente attraverso l’azione dei detriti trasportati, possono trasportare detriti di varie dimensioni e depositarli dove la velocità della corrente diminuisce.[2]

Il fiume ha origine generalmente dalle zone più elevate del suo bacino idrografico, per poi scorrere con una pendenza via via minore verso le zone meno elevate. Questo andamento longitudinale prende il nome di profilo del fiume. Esiste un profilo ideale, il profilo d’equilibrio, che rappresenta la situazione nella quale non c’è né erosione né sedimentazione per tutta la lunghezza del fiume. Se il profilo reale è diverso da quello d’equilibrio, nei tratti in cui il primo è più alto del secondo avviene erosione, viceversa avviene sedimentazione.

Considerando una sezione trasversale del fiume, è possibile individuare

  • l’alveo, o letto del fiume, è la parte della sezione trasversale occupata dal flusso dell’acqua (essendo la portata variabile, si potranno distinguere alveo di magra, alveo di morbida e alveo di piena), delimitato dalle rive destra e sinistra (generalmente indicate considerando un osservatore rivolto verso valle);
  • gli argini, non sempre presenti, che sono due rilievi del terreno paralleli all’alveo, che lo delimitano; possono essere naturali (formati dalla deposizione ai lati del flusso del materiale trasportato) o artificiali, costruiti per contenere il flusso al loro interno ed evitare che inondi le zone circostanti;
  • la valle o la pianura alluvionale, cioè il territorio nel quale il fiume scorre: nel primo caso è un’incisione a forma di V nel territorio circostante, generata dall’erosione del fiume e delle precipitazioni, per questo la pendenza dei versanti è maggiore quanto è maggiore la compattezza del terreno; nel secondo caso è una pianura formata dai sedimenti depositati gli uni sugli altri dalle piene del fiume.[2]

L’alveo di scorrimento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Alveo.

L’alveo è la sede all’interno della quale si verifica lo scorrimento delle acque fluviali. Per ciascun corso d’acqua è possibile individuare, in sezione trasversale, tre distinti alvei: il letto ordinario (o alveo di piena), il letto di inondazione (o alveo maggiore) e il letto di magra (o canale di scorrimento).

L’alveo di un fiume può assumere diverse forme a seconda della natura dei territori attraversati e della loro pendenza. In particolare nelle zone dove la pendenza è maggiore i corsi d’acqua possono superare salti di roccia poco erodibile con cascate o rapide oppure approfondire il proprio corso fino a formare canyon. In aree pianeggianti o sub-pianeggianti lo scorrimento del fiume dà spesso origine a meandrilanche o canali intrecciati.[2]

La foce[modifica | modifica wikitesto]

Il delta del Selenga nel lago BajkalSiberia meridionale.

La foce di un fiume, cioè il punto in cui si immette in un corpo d’acqua, può essere di due tipi: a delta o ad estuario.

  • La foce a delta è la foce nella quale le acque del fiume si dividono in due o più rami, prendendo una caratteristica forma triangolare cosicché la forma della foce ricorda quella della lettera delta maiuscola dell’alfabeto greco. Essa si forma quando l’azione erosiva del mare (specialmente se poco profondo) è così debole che non riesce a portar via i sedimenti trasportati dal fiume, le sabbie si depositano e ostacolano il percorso verso il mare del fiume, che quindi si divide in più rami[2] (tra i fiumi con una foce a delta ci sono il Po, il Danubio, il Nilo, la Lena ed il Mississippi).
  • La foce ad estuario è quella in cui le sponde del fiume si allargano ad imbuto (come per esempio nei fiumi SennaCongo e Tamigi) e si forma quando la forza del mare (onde e flussi di marea) è così violenta che spazza subito via i sedimenti del fiume. Il mare col tempo allarga sempre di più la foce e abbassa il letto del fiume[2] (estuario, in latino, vuol dire appunto “luogo dove le acque sono agitate”).

Idrologia[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche idrologiche che possono descrivere un fiume sono:

  • la portata, ovvero il volume d’acqua che passa in una sezione del fiume in un’unità di tempo;
  • il regime ovvero l’insieme delle variazioni della portata durante un periodo annuale;
  • il coefficiente di deflusso, che è il rapporto fra il deflusso, ossia il volume di acqua che esce attraverso una sezione nell’unità di tempo, e l’afflusso meteorico, ossia le precipitazioni;
  • la velocità della corrente.

Difficilmente la portata di un fiume è costante nel corso dell’anno, nella maggior parte dei casi si possono distinguere tre situazioni:

  • magra, nei periodi più secchi, quando nel fiume scorre poca acqua;
  • morbida, nei periodi umidi, in cui nel fiume scorre abbondante acqua;
  • piena, quando scorre una quantità eccezionale di acqua tale da inondare aree che normalmente sono asciutte.

Un corso d’acqua quando subisce forti variazioni di portata, tali che in alcuni periodi dell’anno può rimanere asciutto, prende il nome di torrente o, in Calabria, di fiumara. Quando un corso d’acqua ha forti variazioni di portata, ma senza mai rimanere asciutto, si dice che ha carattere torrentizio.

Le caratteristiche idrologiche di un fiume dipendono dalle condizioni climatiche, dalla topografia del bacino idrografico e dalle caratteristiche litologiche del territorio attraversato dal corso d’acqua in esame. Anche il letto di un fiume (come la sua foce), può assumere aspetti differenti (si possono suddividere infatti i letti di un fiume in letti di magra o di piena), e lo studio della sua sezione è utile per la determinazione delle sue caratteristiche, ed in particolare per quelle di sedimentazione. La capacità di sedimentazione di un fiume, infatti, se molto elevata in pianura, porta sovente alla sopraelevazione del suo letto rispetto al piano di campagna (come nel caso di un fiume pensile).

Molto importanti, a questo proposito, sono quindi le opere d’ingegneria, con cui s’intende governare i corsi d’acqua, diminuirne l’azione erosiva, migliorarne la navigabilità, e difendere abitanti e campagne dalle loro piene (a volte disastrose).

Il Vangelo di oggi

logo san paolo

sabato 25 novembre 2017

RITO ROMANOAggiornamenti RssMonsignor Nunzio Galantino commenta il Rito romano

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo (Anno A) – 26 novembre 2017

FA’ CHE RICONOSCIAMO, SIGNORE, IL TUO VOLTO

«Venite, benedetti del Padre mio, […] perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto […]. In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».

Matteo 25,31-46
La solennità di Cristo Re dell’universo conclude il cammino dell’anno liturgico, ricordandoci che la vita del creato non avanza “alla cieca”, ma procede verso una meta finale: la definitiva manifestazione di Cristo, Signore della storia.

Ecco allora che, nella solennità odierna, trovano risposta definitiva le tante domande che possono essere sorte, domenica dopo domenica, nel confronto tra messaggio evangelico e vita quotidiana, tra celebrazione e vita concreta. La storia che viviamo, dunque, ha un senso, un orientamento finale, una logica che la attraversa orientandola verso il suo compimento in Cristo.

LA LOGICA DELL’AMORE CONCRETO. Ed è proprio Gesù, nel brano evangelico odierno, a ricordarci quale sia questa logica che deve illuminare e guidare i nostri passi quotidiani. Si tratta della logica dell’amore concreto, della carità vissuta, soprattutto verso gli ultimi, i più bisognosi, gli esclusi dalla società, i sofferenti. Poiché dice il Signore: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Egli stesso, infatti, si identifica con loro, è presente nelle loro persone, si lascia incontrare nel loro disagio e nella loro “piccolezza”.

Tutto ciò potrebbe apparire persino in contraddizione con la solennità che stiamo celebrando. Come può essere? Proclamiamo Cristo Re dell’universo e, contemporaneamente, diciamo che egli è realmente presente nei fratelli più disagiati e in difficoltà? Ma che razza di re è questo? Dov’è la sua forza, il suo potere, il suo lustro? E dov’è il suo esercito, dove sono i suoi sudditi?

In realtà, per comprendere la grandezza del suo Regno, dobbiamo lasciarci rieducare la mente e il cuore dalla sua Parola e dal suo esempio. Cristo è davvero il Re dell’universo, ma… al modo di Dio! Ciascuno di noi è invitato a prendere parte al suo “regnare”, accogliendo i suoi insegnamenti e mettendoli in pratica. Se sarà questo il nostro impegno, la carità vissuta con generosità e gioia trasformerà la nostra esistenza e, alla conclusione del nostro cammino, anche noi potremo sentirci rivolgere la benedizione: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo».

ATTENTI AI FRATELLI SOFFERENTI. Oggi, dunque, il Signore ci ricorda che, nell’ottica della gioia eterna, non è possibile pensare di amare veramente Dio e onorarlo, senza che ciò si traduca in un impegno di carità fattiva verso i fratelli più bisognosi e sofferenti; chi vuole seguire Cristo, impari a riconoscerlo nei più “piccoli” e a servirlo nelle loro reali necessità.

Ma questa celebrazione ci richiama anche alla consapevolezza che l’esortazione di Gesù a percorrere la strada dell’amore concreto diventerà per noi, al termine del nostro pellegrinaggio terreno, criterio di giudizio, un dono di cui rendere conto con responsabilità e verità.