Mese: agosto 2017

17
“Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna,
nella frazione del pane e nelle preghiere”
 (Atti 2,42)
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31 agosto 2017
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Il pianeta terra

Terra

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Terra (disambigua).
Terra
Earth Eastern Hemisphere.jpg

L’Asia fotografata dal Deep Space Climate Observatory il 22 ottobre 2011

Stella madre Sole
Classificazione Pianeta terrestre
Parametri orbitali
(all’epoca J2000)
Semiasse maggiore 149 597 887,5 km
1,000 000 112 4 UA
Perielio 147 098 074 km
0,983 289 891 2 UA
Afelio 152 097 701 km
1,016 710 333 5 UA
Circonf. orbitale 924 375 700 km
6,179 069 900 7 UA
Periodo orbitale 1,000 017 5 anni
(365,256 366 giorni)
Velocità orbitale
29,291 km/s (min)

29,783 km/s (media)

30,287 km/s (max)
Inclinazione rispetto
all’equat. del Sole
7,25°
Eccentricità 0,016 710 219[1]
Longitudine del
nodo ascendente
348,739 36°
Argom. del perielio 114,207 83°
Satelliti 1: la Luna
Anelli 0
Dati fisici
Diametro equat. 12 756,274 km
Diametro polare 12 713,504 km
Diametro medio 12 745,594 km
Superficie 5,094953216 × 1014 
Volume 1,08321 × 1021  [1]
Massa
5,9726 × 1024 kg [1]
Densità media 5,514 × 103 kg/m³ [1]
Acceleraz. di gravità in superficie 9,7801 m/s²all’equatore
(0,997 32 g)
Velocità di fuga 11 186 m/s [1]
Periodo di rotazione 0,997 270 giorni siderei (23,9345 ore)[1]
Velocità di rotazione
(all’equatore)
465,11 m/s ;
Inclinaz. dell’asse
sull’eclittica
23,439 281°
A.R. polo nord 0° (0 h 0 min 0 s)
Declinazione 90°
Temperatura
superficiale
184 K ;[2] −89,2 °C(min)
287,2 K ;[3] 14 °C(media)
331 K ;[4] 57,8 °C (max)
Pressione atm. 101 325 Pa
Albedo 0,367

La Terra è il terzo pianeta in ordine di distanza dal Sole e il più grande dei pianeti terrestri del sistema solare, sia per massa sia per diametro.

È il luogo primigenio degli esseri umani e nel quale vivono tutte le specie viventi conosciute, l’unico corpo planetario del sistema solare adatto a sostenere la vita come da noi concepita e conosciuta. Sulla sua superficie, si trova acqua in tutti e tre gli stati (solidoliquido e gassoso) e un’atmosfera composta in prevalenza d’azoto e ossigeno che, insieme al campo magnetico che avvolge il pianeta, protegge la Terra dai raggi cosmici e dalle radiazioni solari.

La formazione della Terra è datata a circa 4,54 miliardi di anni fa.[5][6][7][8] Essa possiede un satellite naturale, la Luna, la cui età, stimata analizzando alcuni campioni delle rocce più antiche, è risultata compresa tra 4,29 e 4,56 miliardi di anni.[9] Il suo asse di rotazione è inclinato rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica: questa inclinazione, combinata con la rivoluzione della Terra intorno al Sole, causa l’alternarsi delle stagioni.

Le condizioni atmosferiche primordiali sono state alterate in maniera preponderante dalla presenza di forme di vita, le quali hanno creato un diverso equilibrio ecologico plasmando la superficie del pianeta. Circa il 71% della superficie è coperta da oceani di acqua salata, mentre il restante 29% è rappresentato dai continenti e dalle isole.

La superficie esterna è suddivisa in diversi segmenti rigidi, o placche tettoniche, che si spostano lungo la superficie in periodi di diversi milioni di anni. La parte interna, attiva dal punto di vista geologico, è composta da uno spesso strato relativamente solido o plastico, denominato mantello, e da un nucleo, diviso a sua volta in nucleo esterno, dove si genera il campo magnetico, e nucleo interno solido, costituito principalmente da ferro e nichel. Tutto ciò che riguarda la composizione della parte interna della Terra resta comunque una teoria indiretta ovvero mancante di verifica e osservazione diretta.

Importanti sono le influenze esercitate sulla Terra dallo spazio esterno. Infatti la Luna è all’origine del fenomeno delle maree, stabilizza lo spostamento dell’asse terrestre e ha lentamente modificato la lunghezza del periodo di rotazione del pianeta (rallentandolo); un bombardamento di comete durante le fasi primordiali ha giocato un ruolo fondamentale nella formazione degli oceani e, in un periodo successivo, alcuni impatti di asteroidi hanno provocato significativi cambiamenti delle caratteristiche della superficie e ne hanno alterato la vita presente.

Il simbolo astronomico della Terra è un cerchio con all’interno una croce (⊕, occasionalmente anche ♁): la linea orizzontale rappresenta l’equatore, mentre quella verticale un meridiano.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine “terra” deriva dall’omologo latino terra, che probabilmente era originariamente tersa (sottinteso materia) vale a dire secca, arida correlata al verbo torreo presente in “torrido”; dalla radice indoeuropea tars- con il significato di essere secco, disseccarsi che trovasi nel sanscrito trsyami, nel tedesco Durst, nell’inglese thirst e nel greco τερσαίνω.

Storia della Terra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Terra.

La Terra vista dalla Luna.

Gli scienziati da secoli effettuano ricerche volte a ricostruire la storia della Terra. Secondo le ipotesi più aggiornate, la Terra e gli altri pianeti del Sistema Solare si formarono 4,57 miliardi di anni fa.[10] Inizialmente liquefatto, il pianeta gradualmente si raffreddò, formando una crosta terrestre sempre più di tipo granitico, simile all’odierna. La Luna si formò subito dopo, probabilmente a causa dell’impatto tra la Terra e un pianetino grande quanto Marte e avente circa il 10% della massa della Terra,[11] conosciuto come Theia.[12] Nell’urto tra i due corpi, un po’ della massa di questo piccolo corpo celeste si unì alla Terra e una porzione fu espulsa nello spazio, ma abbastanza materiale sopravvisse per formare un satellite orbitante.

L’attività vulcanica, decisamente maggiore dell’odierna, produsse l’atmosfera primordiale, molto ricca di biossido di carbonio. Il vapore acqueo condensandosi produsse gli oceani.[13] Circa 3,5 miliardi di anni fa nacque la prima forma di vita.[14]

Lo sviluppo della fotosintesi permise ad alcune forme di vita di assorbire l’energia solare; l’ossigeno, prodotto di scarto della fotosintesi, si accumulò nell’atmosfera e creò uno strato di ozono (una forma di ossigeno molecolare [O3]) nell’atmosfera superiore. L’incorporazione di cellule più piccole in altre di dimensioni maggiori fece sì che si sviluppassero cellule più complesse delle cellule procarioti, chiamate eucarioti.[15] Protette dallo strato di ozono che impediva ai raggi ultravioletti, dannosi per la vita, di attraversare l’atmosfera le varie forme di vita colonizzarono la superficie della Terra.[16]

La primordiale struttura geologica di microplacche continentali andò verso una primaria aggregazione, formando dei continenti che occasionalmente si univano per formare un supercontinente. Circa 750 milioni di anni fa il primo supercontinente conosciuto (la Rodinia) cominciò a dividersi in continenti più piccoli; i continenti in seguito si riunirono per formare la Pannotia (600–540 milioni di anni fa) e finalmente la Pangea, che si divise in continenti più piccoli circa 180 milioni di anni fa[17] ponendo le basi per la situazione geografica moderna.

Dal 1960 si è ipotizzato che diverse ere glaciali tra i 750 e i 580 milioni di anni fa, durante il Neoproterozoico, abbiano coperto di ghiaccio la maggior parte del pianeta. Questa ipotesi (non ancora accettata dall’intera comunità scientifica) è conosciuta con il nome di Terra a palla di neve, e deve il particolare interesse al fatto che precedette l’esplosione del Cambriano, dove le forme di vita multicellulari cominciarono a proliferare.[18]

Successivamente al Cambriano, circa 530 milioni di anni fa, si sono succedute cinque estinzioni di massa.[19] L’ultima di esse, avvenuta 65 milioni di anni fa e probabilmente causata da una collisione meteoritica, provocò l’estinzione dei dinosauri e di altri animali, tra cui le ammoniti, ma risparmiò alcuni piccoli animali, come i mammiferi, che presero il sopravvento nel periodo successivo. In seguito i mammiferi si diversificarono, finché un animale africano, rassomigliante a una scimmia, guadagnò l’abilità di mantenere una posizione eretta.[20]Questa evoluzione liberò le braccia e le mani dal compito della deambulazione, permise l’utilizzo di utensili, incoraggiò la comunicazione al fine di provvedere a una migliore nutrizione e creò i presupposti per lo sviluppo di una maggiore area cerebrale. Lo sviluppo della agricoltura, e della civiltà, permise agli esseri umani di plasmare la Terra in un tempo così breve come nessun’altra forma di vita era riuscita a fare,[21] influenzando sia la natura, sia la quantità delle altre forme di vita.

La fase recente delle ere glaciali incominciò circa 40 milioni di anni fa, intensificandosi durante il Pleistocene, circa 3 milioni di anni fa. Le regioni polari sono state sottoposte a svariati cicli di glaciazioni e disgeli, succedutisi ogni 40-100 000 anni. L’ultima di queste fasi terminò 10 000 anni fa, lasciando il pianeta in una situazione morfo-climatica abbastanza stabile fino ai giorni nostri.[22]

Età della Terra[modifica | modifica wikitesto]

Modelli chimici basati sull’attuale abbondanza di isotopi radioattivi con lunghissimi tempi di decadimento e l’analisi composizionale di materiale non differenziato proveniente da meteoriti e dalla Luna datano la formazione della Terra a 4,65 miliardi di anni fa. La difficoltà principale nella determinazione dell’età della Terra è legata al fatto che nessuna roccia attualmente affiorante sul pianeta presenta questa età; ciò è dovuto alla natura fluida o plastica della totalità della crosta terrestre durante il primo miliardo di anni circa. Inoltre processi di differenziazione magmatica separavano in questa prima fase i vari elementi concentrandone solo alcuni all’interno della crosta terrestre. Questo frazionamento rende difficile stabilire con esattezza il contenuto iniziale di alcuni geocronometri e pertanto non è possibile calcolare con esattezza le abbondanze iniziali.

Le rocce più antiche rinvenibili sul pianeta sono rocce continentali, si ritrovano nei cratoni e hanno un’età pari a 4,1 miliardi di anni. La maggior parte della crosta oceanica è più giovane, perché continuamente riciclata dai meccanismi legati alla tettonica delle placche: le rocce più antiche in questo tipo di crosta sono giurassiche e hanno un’età di 100 milioni di anni.

L’età della Terra fu determinata da Clair Patterson nel 1953, utilizzando metodi radiometrici legati al decadimento dell’uranio.[23]

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Geofisica.

La Terra è il maggiore sia per dimensione sia per massa dei quattro pianeti terrestri (insieme a MercurioMarte e Venere), composto per lo più da roccia e silicati; tale termine è contrapposto ai giganti gassosi, pianeti appartenenti al sistema solare esterno. Sempre tra i pianeti terrestri è quello con la maggiore densità, la più alta gravità e il più forte campo magnetico.[24]

Forma[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Figura della Terra.

La forma della Terra è simile ad uno sferoide. Più precisamente si dice che è un geoide, solido che per definizione ha la forma della Terra. Un geoide è molto simile ad un ellissoidegenerato dalla rotazione di un’ellisse attorno al proprio asse minore, detto ellissoide di riferimento, rispetto al quale il geoide ha uno scostamento massimo di 100 metri.

Il diametro medio dell’ellissoide di riferimento è circa 12 742 km , tuttavia, in maniera più approssimativa, si può definire come 40 009 km /π, dato che il metro è stato originariamente definito come 1/10 000 000 della distanza tra l’equatore ed il polo nord passando per Parigi.[25]

La rotazione della Terra è la causa del rigonfiamento equatoriale, che comporta un diametro equatoriale di 43 km maggiore di quello polare.[26] Le maggiori deviazioni locali sulla superficie sono: il Monte Everest, con 8 850 m (sopra il locale livello del mare) e la Fossa delle Marianne, con 10 924 m (sotto il locale livello marino). Se si paragona la Terra a un perfetto ellissoide essa ha una tolleranza di circa una parte su 584, o dello 0,17% che è minore dello 0,22% di tolleranza ammesso nelle palle da biliardo.[27] A causa della presenza del rigonfiamento, inoltre, il luogo maggiormente distante dal centro della Terra è situato attualmente sul Monte Chimborazo in Ecuador.[28]

Geosfera[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Geosfera.

L’interno della Terra, detto anche geosfera, è costituito da rocce di diversa composizione e fase (solida, principalmente, ma talvolta anche liquida).

Earth layers model.png

Grazie allo studio dei sismogrammi si è giunti a considerare l’interno della terra suddiviso in una serie di gusci; difatti si è notato che le onde sismichesubiscono fenomeni di rifrazione nell’attraversare il pianeta. La rifrazione consiste nella modifica della velocità e della traiettoria di un’onda quando questa si trasmette a un mezzo con differente densità. Si sono potute così rilevare superfici in profondità in cui si verifica una brusca accelerazione e deviazione delle onde, e in base a queste sono state identificate quattro zone sferiche concentriche: la crosta, il mantello, il nucleo esterno e il nucleo interno.

L’interno della Terra, come quello degli altri pianeti terrestri, è diviso chimicamente in una crosta formata da rocce da basiche ad acide, un mantelloultrabasico e un nucleo terrestre composto principalmente da ferro. Il pianeta è abbastanza grande da avere un nucleo differenziato in un nucleo interno solido e un nucleo esterno liquido, che produce un debole campo magnetico a causa della convezione del suo materiale elettricament

Le stelle nel cielo

Star Theatre Star Theatre Star Theatre Star Theatre Star Theatre
Il moto delle stelle nel cielo

Il moto delle stelle nel cieloLa Terra ruota intorno al proprio asse, ma noi non percepiamo questo movimento e, stando sulla sua superficie, abbiamo la sensazione che siano gli astri a girare intorno a noi. Di giorno possiamo vedere solo il Sole e la Luna. Di notte anche le stelle.
Nelle belle notti in cui non c’è inquinamento luminoso possiamo anche godere dell’affascinante spettacolo della Via Lattea, composta dai miliardi di stelle della nostra galassia.

Un altro spettacolo che ci offre il cielo notturno è la penetrazione nell’atmosfera terrestre delle meteoriti. Si tratta di materiali vaganti nello spazio che, a causa dell’attrito con l’aria, diventano incandescenti e quindi emettono luce.

La Terra, nel corso dell’anno, si muove anche intorno al sole.
Di conseguenza le stelle che possiamo vedere nel cielo in un momento dell’anno a una certa ora sono diverse da quelle che vediamo in un altro momento dell’anno alla stessa ora (fig. 1).

Ora vediamo brevemente come si muovono le stelle nel cielo.
Il loro moto apparente (si chiama così perchè – ricordiamo – è la Terra che gira) è molto diverso in località che si trovano a latitudine differente.

In fig. 2 sono illustrati tre casi:
– al polo nord
– a una latitudine media
– all’equatore

Come si vede, al polo nord tutti gli astri compiono cerchi paralleli all’orizzonte.
All’equatore gli astri si muovono lungo cerchi perpendicolari all’orizzonte.
A latitudini intermedie gli astri si muovono lungo cerchi inclinati rispetto all’orizzonte. Alle latitudini intermedie ci sono stelle vicine al polo celeste (quello nord è molto prossimo alla Stella Polare) che non sorgono e tramontano mai…

Risorgimento

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Il Risorgimento.

Con Risorgimento[1] la storiografia si riferisce al periodo della storia italiana durante il quale l’Italia conseguì la propria unità nazionale[2]. La proclamazione del Regno d’Italia del 17 marzo 1861 fu l’atto formale che sancì, ad opera del Regno di Sardegna, la nascita del nuovo Regno d’Italia formatosi con le annessioni plebiscitarie di gran parte degli Stati preunitari. Per indicare questo processo storico si usa anche la locuzione “unità d’Italia“.

Il termine, che designa anche il movimento culturale, politico e sociale che promosse l’unificazione, richiama gli ideali romanticinazionalisti e patriottici di una rinascita italiana attraverso il raggiungimento di un’identità politica unitaria che, pur affondando le sue radici antiche nel periodo romano,[3] «aveva subìto un brusco arresto [con la perdita] della sua unità politica nel 476 d.C. in seguito al crollo dell’Impero romano d’Occidente».[4]

Logo per il 150º anniversario dell’unità d’Italia

Indice

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Estensione cronologica del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1806 e 1810 Canova scolpì l’Italia turrita piangente sulla tomba di Vittorio Alfieri, uno dei primi intellettuali a promuovere il sentimento di unità nazionale

Sebbene non vi sia consenso unanime tra gli storici, la maggior parte di essi tende a stabilire l’inizio del Risorgimento, come movimento, subito dopo la fine del dominio Napoleonico e il Congresso di Vienna nel 1815, e il suo compimento fondamentale con l’annessione dello Stato Pontificio e lo spostamento della capitale a Roma nel febbraio 1871.

Tuttavia, gran parte della storiografia italiana ha esteso il compimento del processo di unità nazionale sino agli inizi del XX secolo, con l’annessione delle cosiddette terre irredente, a seguito della prima guerra mondiale,[5] creando quindi il concetto di quarta guerra di indipendenza. Anche la Resistenza italiana (19431945) è stata talvolta ricollegata idealmente al Risorgimento.[6]

La definizione dei limiti cronologici del Risorgimento risente evidentemente dell’interpretazione storiografica riguardo a tale periodo e perciò non esiste accordo unanime fra gli storici sulla sua determinazione temporale, formale ed ideale.

Esiste inoltre un collegamento tra un “Risorgimento letterario” e uno politico: fin dalla fine del XVIII secolo si scrisse di Risorgimento italiano in senso esclusivamente culturale.

La prima estensione dell’ideale letterario a fatto politico e sociale della rinascita dell’Italia si ebbe con Vittorio Alfieri (17491803), non a caso definito da Walter Maturi il «primo intellettuale uomo libero del Risorgimento»[7], vero e proprio storico dell’età risorgimentale, che diede inizio a quel filone letterario e politico risorgimentale che si sviluppò nei primi decenni del XIX secolo.

Come fenomeno politico, il Risorgimento viene compreso da taluni storici fra il proclama di Rimini (1815) e la breccia di Porta Pia da parte dell’esercito italiano (20 settembre 1870), da altri, fra i primi moti costituzionali del 18201821 e la proclamazione del Regno d’Italia (1861) o il termine della terza guerra d’indipendenza (1866).[8]

Altri ancora, in senso lato, vedono la sua nascita fra l’età riformista della seconda metà del XVIII secolo[9] e l’età napoleonica (17961815), a partire dalla prima campagna d’Italia[10].

La sua conclusione, parimenti, viene talvolta estesa, come detto, fino al riscatto delle terre irredente dell’Italia nord-orientale (Trentino e Venezia Giulia) a seguito della prima guerra mondiale.[11] Infine, le forze politiche che diedero vita alla Costituzione della Repubblica Italiana ed una parte della storiografia hanno individuato nella Resistenza all’occupazione nazifascista, tra il 1943 ed il 1945, un “secondo” Risorgimento.[6]

La costruzione dell’idea di nazione nella storiografia risorgimentale[modifica | modifica wikitesto]

Quanto sia stata fondata l’identità nazionale italiana, sostanzialmente sconosciuta alla maggioranza del popolo italiano, prima della nascita del Regno d’Italia è stato il compito che si sono assunto gli intellettuali risorgimentali nel loro tentativo di costruire e diffondere i miti e le narrazioni relative all’idea di nazione. Un richiamo alla storia passata dove gli storici romantici intravedevano il cammino verso la riconquista della perduta unità politica. Per questo si servirono anche di un’intensa connotazione storica da cui «è nato il culto nazionale dei grandi uomini (per es., Dante, Petrarca, Machiavelli, Parini ecc.), che all’epoca si considerava appartenessero ‘naturalmente’ al susseguirsi delle generazioni che connotavano la ‘stirpe’ italica’; al suo fianco si pone anche il culto dei grandi eventi passati (la battaglia di Legnano, i Vespri siciliani, la disfida di Barletta, la difesa di Firenze, la rivolta di Genova ecc.), poiché si riteneva che quegli episodi non fossero altro che prefigurazioni della ‘lotta finale’ che le generazioni presenti dovevano compiere, ispirandosi alle battaglie combattute dagli avi.» [12]

Età medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, l’unità territoriale della penisola non venne meno né col regno degli Ostrogoti, né con l’invasione longobarda e la conseguente spartizione della penisola.[13]

Longobardi inizialmente tesero a rimanere separati dalle popolazioni soggette sia sotto il profilo politico che militare, ma col tempo finirono sempre più per fondersi con la componente latina e tentarono, sull’esempio romano e ostrogoto, di riunificare la penisola per dare una base nazionale al loro regno.[14] Tale tentativo fallì per l’intervento dei Franchirichiamati da papa Adriano I, secondo un nodello destinato a ripetersi nei secoli a venire, che vede il papa cercare il più possibile di impedire la nascita di una potenza nemica sul suolo italico in grado di compromettere la sua autonomia.[15]

Prima della conquista franca infatti, il Regnum Langobardorum si identificava con la massima parte dell’Italia peninsulare e continentale e gli stessi re longobardi, dal VII secolo, non si consideravano più solo re dei longobardi, ma dei due popoli (longobardi e italici di lingua latina) posti sotto la propria sovranità nei territori non bizantini e dell’Italia tutta (rex totius Italiae [16]). I vincitori si erano pertanto gradualmente romanizzati, abbracciando la cultura dei vinti grazie anche all’accettazione del latino come unica lingua scritta dello Stato e come strumento di comunicazione privilegiato a livello giuridico e amministrativo.[17]

Franchi, a partire dalla seconda metà dell’VIII secolo, tentarono di ricostituire l’Impero con Carlo Magno: tale organismo prese corpo definitivamente, un secolo e mezzo più tardi, con un sovrano germanico, Ottone I di Sassonia. Il Regno d’Italia era legato a questo grande organismo statuale da vincoli di vassallaggio, dai quali vanamente cercò di sottrarsi. I più celebri fra tali tentativi furono quello di Berengario del Friuli (850-924) che una certa retorica nazionalistica ha rappresentato come «un campione e un assertore dell’unità d’Italia» [18] e poi di Arduino d’Ivrea (955-1015), personaggi considerati dalla storiografia nazionalista come antesignani dei patrioti risorgimentali.[19]

Francesco HayezI vespri siciliani, (1846) questo quadro, costituisce uno dei classici esempi di opere pittoriche risorgimentali, che mascheravano sotto la rappresentazione di eventi del passato, l’ideale di cospirazione e lotta contro lo straniero

Nei primi secoli dopo il Mille, lo stesso desiderio di autonomia e libertà portò a un notevole sviluppo delle Repubbliche marinare (AmalfiGenovaPisa e Venezia), e poi dei liberi Comuni di popolo, favorendo quella rinascita dell’economia e insieme delle arti che approderà al Rinascimento, e che fu anticipata dal risveglio religioso che si ebbe nel Duecento con le figure di Gioacchino da Fiore e Francesco d’Assisi.[20]

Se durante l’alto Medioevo il sentimento nazionale italiano si mantenne ancora piuttosto in ombra, partecipando alla contesa tra le due potenze di allora, il Papato e l’Impero, con i quali si schierarono rispettivamente Guelfi e Ghibellini, esso cominciò così lentamente a emergere, alimentandosi soprattutto del ricordo dell’antica grandezza di Roma, e trovando nell’identità religiosa rappresentata dalla Chiesa, idealmente erede delle istituzioni romane, un senso di comune appartenenza.[21]

La vittoria nella battaglia di Legnano ad opera della Lega Lombarda contro l’imperatore Federico Barbarossa (1176), e la rivolta dei Vespri siciliani contro il tentativo del re di Francia di assoggettare la Sicilia (1282), saranno assunte in particolare dalla retorica romanticaottocentesca come i simboli del primo risveglio di una coscienza di patria [22]

La realtà storica mostrava invece come la formazione dei comuni e delle signorie portò al fallimento di una composizione politica unitaria, per il prevalere di interessi locali in un’Italia suddivisa in piccoli stati, spesso in lotta fra di loro. Così fu non progetto politico unitario ma espressione della volontà di una politica espansionistica di assoggettamento l’azione del sovrano svevo-italiano Federico II di Svevia, tesa a favorire l’instaurarsi di signorie ghibelline a lui amiche, sottraendo l’Italia dall’influenza papale e sottomettendola per intero all’impero germanico.[23]

Alberico da Barbiano

In modo simile la storiografia ottocentesca post-unitaria, che voleva respingere l’accusa degli italiani restii a fare la guerra e chiusi nei loro interessi privati, giudicò ispirata ad uno spirito di riscossa nazionale nell’ambito militare la vittoria nel 1379 del condottiero Alberico da Barbiano nella Battaglia di Marino al comando delle milizie italiane contro mercenari francesi e bretoni al soldo dell’Antipapa Clemente VII. Per questa sua impresa Alberico riceverà da Papa Urbano VI uno stendardo col motto “LI-IT-AB-EXT” (“Italia ab exteris liberata” – L’Italia liberata dagli stranieri). Secondo Gregorovius, dimenticando lo spirito mercenario che animava le imprese del condottiero di ventura Alberico da Barbiano, questa fu «la prima volta [in cui] le armi nazionali vinsero le compagnie di ladroni stranieri; l’Italia si destò alla fine dal suo letargo, sicché da quella giornata di Marino si può dire che cominci l’era di una nuova milizia italiana e di una nuova arte di guerra» [24]

Così scrive Ariodante Fabretti patriota, storico e senatore del Regno d’Italia nella XVI legislatura che vede nel soldato di ventura quasi una figura profetica dei futuri eroi risorgimentali:

« L’Italia osservava con dispetto quelle orde di avventurieri…aspettava un genio che a quelle milizie mostrasse in che è locata la gloria e dove l’infamia, le trascinasse nelle campagne, le mettesse in militare ordinanza e le spingesse salde, compatte e meglio agguerrite a mutare il destino delle città o volgere in fuga scompigliata i fanti e cavalieri stranieri. E venne quindi il genio cui sospirava l’Italia: Alberico da Barbiano.[25] »

Rinascenze e Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Durante le rinascenze culturali del XIII e XIV secolo, che avrebbero condotto al fiorire del Rinascimento, si dimostrò ben vivo il ricordo della passata grandezza dell’Italia come centro del potere e della cultura dell’Impero romano e come centro del mondo, e il Paese fu ispirazione ed oggetto di studio per poeti e letterati, cantando lodi all’Italia antica – già vista come continuum culturale se non nazionale – e deprecandone la contemporanea situazione.

Un sentimento di comune appartenenza nazionale sembrò maturare presso gli intellettuali del tempo mentre il volgare latino locale veniva elevato al rango di lingua letteraria, primo ideale elemento di una coscienza collettiva di popolo. Anche grazie a tali letterati e intellettuali, fra cui emersero le figure universali di DantePetrarca e Boccaccio, che ebbero scambi culturali senza tener conto dei confini regionali e locali, la lingua italiana dotta si sviluppò rapidamente, evolvendosi e diffondendosi nei secoli successivi anche nelle più difficili temperie politiche, pur rimanendo per molti secoli lingua veicolare solo per le classi più colte e dominanti, venendo progressivamente ed indistintamente adottata come lingua scritta in ogni regione italofona, prescindendo dalla nazionalità dei suoi principi. Dante e Petrarca inoltre introdussero la locuzione Bel paese, come espressione poetica, per indicare l’Italia:

« Le genti del bel paese là dove ‘l sì suona,[26] »
« Il bel paese / ch’Appennin parte e ‘l mar circonda e l’Alpe[27] »

Allo stesso tempo Dante deplorò la condizione politica in cui si trovava l’Italia con la famosa terzina della Divina Commedia:

« Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello! ,[28] »

Gli stati italiani nel 1494.

Nel 1474 Flavio Biondo manda alle stampe l’opera l’Italia illustrata, un libro di geografia e di storia su quelle che allora erano le diciotto province della penisola. Sul piano politico, invece, a causa della mancanza di uno Stato unitario sul modello di quelli che stavano via via sorgendo nel resto d’Europa, i piccoli stati italiani furono costretti a supplire con l’intelligenza strategica dei suoi capi politici alla superiorità di forze degli stati nazionali europei, arrivando a concordare una alleanza la Lega Italica. Esemplare fu in proposito il signore di Firenze Cosimo de’ Medici (1389-1464), non a caso soprannominato Pater Patriae, ovvero “Padre della Patria”,[29] e considerato uno dei principali artefici del Rinascimento fiorentino: la sua politica estera, infatti, mirante al mantenimento di un costante e sottile equilibrio fra i vari stati italiani, sarà profetica nell’individuare nella concordia italiana l’elemento chiave per impedire agli stati stranieri di intervenire nella penisola approfittando delle sue divisioni.[30]

L’importanza della strategia di Cosimo, proseguita dal suo successore Lorenzo il Magnifico (1449-1492) nella sua continua ricerca di un accordo tra gli stati italiani in grado di sopperire alla loro mancanza di unità politica,[31] non venne tuttavia compresa dagli altri prìncipi della penisola, ed essa si concluse con la morte di Lorenzo nel 1492.

C. Ripa, L’Italia (1603)

Da allora in Italia ebbe inizio un lungo periodo di dominazione straniera, la quale, secondo gli storici risorgimentali, fu quindi dovuta non a sterile arrendevolezza, bensì al ritardo del processo politico di unificazione. Nella propaganda risorgimentale, per via del romanzo omonimo di Massimo d’Azeglio, è anzi rimasto celebre e ricordato come gesto di patriottismo l’episodio della disfida di Barletta (1503), quando tredici cavalieri italiani,[32] alleati degli spagnoli per la conquista del Regno di Napoli, capeggiati dal capitano di ventura Ettore Fieramosca, sconfissero in duello altrettanti cavalieri francesi che li avevano insultati accusandoli di viltà e codardia.[33]

L’interesse per l’unità si spostò intanto dall’ambito culturale a quello dell’analisi politica e, già nel XVI secoloMachiavelli e Guicciardini[34] dibattevano il problema della perdita dell’indipendenza politica della penisola, divenuta nel frattempo un campo di battaglia fra Francia e Spagna e infine caduta sotto la dominazione di quest’ultima.[35] Pur con programmi diversi, Machiavelli e Guicciardini, fautori rispettivamente di uno Stato accentrato e di uno federale[36], concordavano sul fatto che la perdita dell’individualità nazionale fosse avvenuta a causa dell’individualismo e della mancanza di senso dello Stato delle varie popolazioni italiane. Ecco quindi il compito del Principe al quale Machiavelli lanciava la sua nota

« esortazione a pigliare l’Italia e liberarla dalle mani dei barbari.[37] »

All’inizio del XVII secolo Cesare Ripa con la sua opera Iconologia, nella voce “Italia con le sue provincie. Et parti de l’isole”, rifacendosi ai testi classici diffonde l’immagine classica dell’Italia turrita, con cornucopia e sovrastata da una stella, «come rappresentata nelle Medaglie di Commodo, Tito et Antonino» [38] e conclude la descrizione dell’Italia con la frase «Siede sopra il Globo (come dicemmo) per dimostrare come l’Italia è Signora et Regina di tutto il Mondo, come hanno dimostrato chiaro gli antichi Romani, et hora più che mai il Sommo Pontefice maggiore et superiore a qual si voglia Personaggio.»

Organo elettronico

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Organo elettronico
Farfisa Combo Compact - Erik Haegert (The Magnificent Brotherhood) live at NBI.jpg

L’organo elettronico Farfisa suonato da Erik Haegert

Informazioni generali
Origine USAEuropa
Invenzione anni ’30
Classificazione Elettrofoni a generatori elettromeccanici
Uso
Musica pop e rock

Un organo elettronico è uno strumento musicale a tastiera derivato da strumenti precedenti come l’Armonium (a mantice o a ventola), l’organo a canne e l’organo da teatro. Tale strumento fu originariamente progettato per imitare l’organo a canne, l’organo da teatro, le sonorità delle big band e delle orchestre. Con il tempo l’organo elettronico si sviluppò in tre distinte direzioni: da una parte nacquero gli organi in stile Hammond molto utilizzati nei generi di musica popolare, dall’altra nacquero organi elettronici ad uso domestico come gli organi comboorgani da casa o, più avanti gli organi digitali. La terza strada invece riguarda gli organi digitali da chiesa che imitano i classici suoni dell’organo a canne e sono utilizzati principalmente nelle funzioni religiose e nelle chiese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Predecessori[modifica | modifica wikitesto]

Armonium[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Armonium.

L’immediato predecessore dell’organo elettronico fu l’armonium a mantice, uno strumento molto popolare nelle case e nelle piccole chiese della fine del XIX° secolo. In un modo non completamente diverso dagli organi a canne, l’armonium generava il suono convogliando la spinta d’aria di un mantice a pedale, attraverso le ance. Sebbene l’armonium fosse uno strumento con limitate qualità tonali, aveva il pregio di essere piccolo, economico, autoalimentato ed autonomo, venendo così incontro alle esigenze di chi desiderava un suono simile a quello dell’organo, ma non si poteva permettere lo spazio per un organo a canne. Questo concetto fu centrale nello sviluppo dei futuri organi elettrici.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Organo a canne.

Negli anni ’30, lo sviluppo degli organi elettrici fu incentrato su progetti che imitavano le funzioni ed il suono dell’organo a canne. In questo periodo, molti costruttori pensarono che l’emulazione dell’organo a canne potesse essere la via più promettente per dare sviluppo e futuro al nascente organo elettrico.

1897-1930: I primi organi elettronici[modifica | modifica wikitesto]

La console del Telharmonium di Thaddeus Cahill, 1897.

L’elettricità applicata agli organi fu sperimentata fin della prima decade del XX° secolo, ma il proprio impatto fu visibile solo molto tempo dopo. Gli armonium a corrente elettrica apparvero nelle prime decadi, ma le qualità tonali rimasero pressappoco le stesse dei precedenti armonium a mantice.

Il pantagruelico e controverso strumento di Thaddeus Cahill, che prendeva il nome di Telharmonium, che iniziò a diffondere la musica alle imprese di New York attraverso le linee telefoniche, anticipò l’avvento dell’elettronica, e fu allora il primo strumento ad applicare l’uso di differenti forme d’onda elettroniche pure per sintetizzare suoni. Le tecniche di Cahill furono più tardi riprese da Laurens Hammond nella progettazione del suo organo.

Nel frattempo, altre forme di sperimentazione sulla produzione di suono elettronico furono portate avanti anche in Europa.

Anni ’30: Gli organi elettromeccanici[modifica | modifica wikitesto]

I tonewheels ottici della WelteLichtton Orgel.

Successivamente ad esperimenti sul tipo del Telharmonium, che però non ebbero sbocchi economici, vennero progettati e sviluppati molti progetti tra cui l’organo elettromeccanico. L’azienda canadese Robb Wave Organ di Morse Robb sviluppò fin dal 1923 nuovi progetti, per arrivare alla loro commercializzazione tra il 1936 ed il 1941[1]. Questo esperienza che fu la diretto antecedente del più fortunato Hammond a causa dell’esaurimento fondi, era già finita nel 1938[2]. La statunitense Rangertone di Richard Ranger commercializzò i primi organi nel 1932[3]. Anche in Europa intanto, la tedesca Lichttonorgel di Edwin Welte commercializzo tra il 1935 ed il ’40organi elettromagnetici che riproducevano campioni con una lettura ottica.

Il classico organo elettromeccanico Hammond B3

Il primo prodotto di questo tipo ad aprire delle serie prospettive sul mercato fu però l’organo Hammond della Hammond Corporation nel 1934, che in breve tempo divenne il diretto successore dell’armonium, sostituendolo[4].

Fin dall’inizio gli organi elettronici operarono una radicale separazione da tutti i precedenti organi. Al posto del mantice e delle canne, sia Robb che Hammond introducono un set di cilindri magnetici rotanti chiamati tonewheels, che eccitando dei trasduttori generano un segnale elettrico di varie frequenze che viene poi gestito dall’amplificatore e dai diffusore. L’organo era alimentato elettricamente ed invece che avere due pedali collegati al mantice per dosare l’espressione del suono, il suonatore poteva cambiare il volume del suono semplicemente premendo un pedale, dando così un maggior controllo della dinamica del suono.

Il meccanismo del Tonewheel

La differenza più importante fu comunque, l’inserimento da parte della Hammond di una vasta gamma di registri, attivati manipolando una serie di barre a portata di mano. Attraverso questi registri, il suonatore poteva finalmente variare i toni e le armoniche variandone le proporzioni. L’organo Hammond era così capace di produrre più di 250 milioni di toni. Queste caratteristiche, combinate con le tre tastiere, la libertà della corrente elettrica e l’ampia controllabilità del range di volume, resero fin dall’inizio dell’organo elettrico uno strumento più flessibile dell’ armonium o di altri strumenti musicali precedenti.

Il classico suono Hammond poi beneficiava dell’uso di diffusori speciali chiamati a cabina di suono ed uniti a volte ad unità di diffusori ruotanti perlopiù prodotti dalla Leslie.

L’organo Hammond fu ampiamente adoperato nei generi di musica popolare come il jazz, il gospel, la musica pop e la musica rock. Alcune delle band più famose che lo utilizzarono furono gli Emerson, Lake & PalmerBooker T. & the M.G.’s, i Deep Purple e molti altri. Alcune volte, per renderne il trasporto da un palco ad un altro più facile, i musicisti ne tagliavano le gambe. L’organo più popolare e copiato della Hammond fu il B3.

1934-1964: L’organo elettrostatico a canne[modifica | modifica wikitesto]

L’organo elettrostatico a canne Wurlitzer Model 44 (1953–1964)

Con la spinta data al mercato dall’invenzione dell’organo elettromagnetico, i competitors sperimentarono altre strade e possibilità nello sviluppo di nuovi organi elettrici/elettronici. Un esempio ne fu l’interpretazione puramente elettronica dell’organo a canne e dell’organo elettromeccanico, basato su un progetto di sintesi additiva, che sembrò da subito un approccio promettente. Questa tecnica però richiedeva un vasto numero di oscillatori e le dimensioni e la complessità di questi circuiti vennero considerati un limite tecnico, anche perché le valvola termoionica di questo periodo erano ingombranti ed instabili. Benjamin F. Miessnerrealizzò questo approccio ibrido, utilizzando ingombranti generatori di toni con circuiti elettrici.

L’Orgatron fu originariamente sviluppato nel 1934 da Frederick Albert Hoschke[5][6][7]. Una ventola comprime l’aria attraverso delle voci sul tipo di quelle usate nelle armoniche, causandone la vibrazione. La vibrazione era poi captata da un certo numero di Pickup, prima di essere processate ed amplificata per creare un suono[8]. Questo organo fu costruito dalla Everett Piano Company dal ’35 al ’41. Dopo la seconda guerra mondiale la Rudolph Wurlitzer Company riprese questo tipo di tecnologia e la portò avanti fino agli anni ’60.

Gli organi elettronici[modifica | modifica wikitesto]

Anni ’30: La nascita degli organi elettronici[modifica | modifica wikitesto]

Dall’altra parte la ricerca sul campo si rivolse anche verso la progettazione di organi che utilizzavano la sintesi sottrattiva utilizzando combinazioni di oscillatorifiltri ed anche divisori di frequenza al fine di ridurre la grande mole di oscillatori che creavano il vero ostacolo nella progettazione di macchine con sintesi additiva. Il calore generato dai primi modelli con generatori di toni ed amplificatori a valvole valse a queste macchine il soprannome dispregiativo di “tostapane”. Gli strumenti a stato solido odierni non soffrono più di questi problemi, ne richiedono più i lunghi tempi di attesa per far scaldare le valvole.

Schema dell’organo a utilizzando un divisore di frequenza utilizzando un trasformatore

I primi organi elettronici prodotti tra il 1930 ed il 1940 erano ancora implementati con un divisore di frequenza che usava valvole e trasformatori. Con lo sviluppo dei transistor, gli organi elettronici privi di parti meccaniche per la generazione di forme d’onda, divennero molto pratici.. Tra i primi organi di questo tipo vi erano alcuni che usavano 12 oscillatori per produrre un’ottava della scala cromatica e divisori di frequenza per produrre altre note. Questo li rese più economici e trasportabili dell’Hammond. Sviluppi successivi resero possibile far funzionare un organo partendo da un singolo oscillatore a frequenze radio. Gli organi a divisori di frequenze venivano prodotti da molte ditte, che davano anche la possibilità di comprare kit per l’autoproduzione da parte degli hobbisti. Alcuni di questi vennero molto utilizzati, come ad esempio il Lowery, utilizzato anche da Garth Hudson.

Hammond Novachord (1939)

Strumenti come l’organo elettronico Hammond Novachord, prodotto fin dal 1939, si diffusero presto trovando una loro nicchia di mercato. Gli organi elettronici venivano venduti in negozi specializzati e furono strumenti da casa molto popolari, con prezzi che potevano finalmente competere con quelli del pianoforte. Dopo il loro debutto negli anni ’30, catturarono l’immaginario collettivo anche grazie ai film dell’organista Ethel Smith. Nondimeno inizialmente soffrirono dal punto di vista delle vendite per via della grande depressione prima e della seconda guerra mondiale poi, e si diffusero definitivamente nell’immediato dopoguerra[9]. In questo periodo molti furono i produttori anche in Italia dislocati perlopiù nel Distretto degli strumenti musicali di Castelfidardo – Loreto – Recanati, tra questi ricordiamo la CRB elettronicaLOGAN Electronics, la Eko e soprattutto la Farfisa, i cui strumenti nella versione combo vennero in seguito utilizzati da artisti molto popolari come Pink FloydSly & the Family Stone o Philip Glass. Il picco di popolarità di questi strumenti fu toccato nella metà degli anni ’70, per poi entrare in crisi.

Anni ’30: Organi console[modifica | modifica wikitesto]

Grande mela

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New York

L’espressione “Grande Mela” (“Big Apple”, in inglese) è utilizzata per definire la città di New York. Fu resa popolare negli anni venti del XX secolo dal cronista sportivo John J. Fitz Gerald.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

La prima menzione dell’espressione compare nel 1909, nel libro The Wayfarer in New York di Edward S. Martin.[1] Negli anni venti il termine fu riproposto sul quotidiano The Morning Telegraph dal cronista sportivo John J. Fitz Gerald, che si riferiva all’ippodromo di New York, volendolo intendere come “il sogno di qualunque giovanotto che abbia gettato una gamba in groppa ad un purosangue e la meta di ogni fantino”.

Negli anni settanta il soprannome fu reso ulteriormente popolare da una campagna di promozione turistica della città. Nel 1997 il sindaco Rudolph Giuliani, per rendere omaggio al giornalista che aveva reso famoso il soprannome, battezzò “Big Apple Corner” l’angolo tra la West 54th Street e Broadway, dove John J. Fitz Gerald aveva abitato dal 1934 al 1963.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ William Safire, p. 23 Big Applesource , in the Right Word in the Right Place at the Right Time, 2004, p. 23.

Il serpente

Serpentes

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Come leggere il tassobox

Serpenti

Python royal 35.JPG

Pitone reale

Classificazione classica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Reptilia
Sottoclasse Diapsida
Infraclasse Lepidosauromorpha
Superordine Lepidosauria
Ordine Squamata
Sottordine Serpentes
Linnaeus1758
Classificazione filogenetica
Regno Animalia
Ordine Squamata
Sottordine Scleroglossa
Infraordine Serpentes[1]
Infraordini

Areale

Col termine serpente, od ofide, vengono comunemente chiamati i rettili squamati appartenenti al sottordine Serpentes Linnaeus1758(od Ophidia). La filogenesi dei serpenti è collegata strettamente a quella delle lucertole, nome comune dei rettili appartenenti al sottordine Sauria, con cui costituiscono l’ordine Squamata. Nelle zone temperate quando arriva l’inverno i serpenti, inadatti a vivere in un clima freddo, si abbandonano a una sorta di coma letargico fino alla fine dell’inverno.

La scienza che studia i serpenti è chiamata ofiologia e i suoi studiosi ofiologi.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

I serpenti sono animali carnivori, si nutrono quindi di piccoli animali, compresi altri rettili e serpenti, uccelli, uova o insetti. Alcune specie sono dotate di un morso velenoso con il quale uccidono oppure paralizzano la preda prima di nutrirsene; altre invece uccidono le prede per costrizione. I serpenti ingoiano la preda senza masticarla poiché, disponendo di una mandibola e di altre numerose articolazioni delcranio[senza fonte] estremamente flessibili, possono aprire la bocca e ingoiarla interamente, anche se questa è di grandi dimensioni.

I serpenti e l’uomo[modifica | modifica wikitesto]

I serpenti non si nutrono quasi mai dell’uomo, ma si sono comunque registrati rari casi di bambini mangiati dai grandi costrittori. Anche le specie più aggressive preferiscono di norma evitare il contatto.

Per l’uomo quindi il pericolo maggiore che deriva dai serpenti non è quello di essere mangiati, ma di essere morsi, perché alcune specie sono velenose: la diversa composizione del veleno può comportare vari sintomi per ogni morso. Il 15% circa dei serpenti possiede un veleno pericoloso per l’uomo.[2]

Non si conosce con precisione il numero di morsi e di morti che i serpenti causano agli esseri umani, perché molte persone, soprattutto in Africa e in Asia meridionale, non si rivolgono alle strutture ospedaliere, tuttavia si stima che ogni anno ci siano da 425.000 a 1.800.000 avvelenamenti da ofidi che causano tra i 20.000 e i 94.000 morti.[2]

In Italia i serpenti velenosi appartengono alla famiglia dei viperidi il cui morso comporta un’intossicazione molto simile da specie a specie ed una sintomatologia comparabile: in primo luogo compare dolore nel punto colpito, in cui si possono riscontrare i segni lasciati dai denti veleniferi, successivamente compare una tumefazione alla quale fanno seguito sintomi generali di shock, con dolori gastrici ed intestinali, vomito e diarrea; nel caso di persone deboli quali bambini, anziani e persone debilitate, in assenza di terapie adeguate, il morso può provocare la morte.

La terapia si basa principalmente sul rallentamento dell’assorbimento del veleno e alla somministrazione di un siero antiofidico, che deve essere fatta in ambiente ospedaliero per non rischiare gli effetti di un possibile shock anafilattico.

Il dualismo di fascino e timore che questi animali suscitano in noi ha contribuito al diffondersi dei serpenti come animali da compagnia. Per la stabulazione di gran parte di queste specie occorre un terrario con le pareti di vetro o legno, sebbene poche necessitino di un acquario o di un acquaterrario. Tra i più diffusi figurano i colubridi, i pitoni ed i boidi.

Molti serpenti, non soltanto le specie velenose, vengono anche utilizzate nella ricerca medica.

Pelle[modifica | modifica wikitesto]

La pelle è coperta di squame. La maggior parte dei serpenti utilizza le squame della pancia per muoversi. Le loro palpebre sono squame trasparenti che rimangono perennemente chiuse. I serpenti mutano periodicamente la loro pelle. Diversamente da altri rettili, questa mutazione è fatta in un solo passo, come uscire da un calzino. Lo scopo della muta è la crescita delle dimensioni del serpente, quindi la muta è indispensabile per migliorare il movimento.

Origini ed evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

I ritrovamenti fossili dei serpenti sono relativamente scarsi, a causa dei loro scheletri fragili che difficilmente si fossilizzano. I più antichi resti fossili attribuibili a serpenti datano a circa 167 milioni di anni fa (Eophis underwoodi) e sono stati ritrovati in Inghilterra. Si suppone che questi antichi serpenti siano derivati da animali del gruppo delle lucertole, probabilmente da forme scavatrici e acquatiche.[3] Si conosce una forma del Cretaceo superiore, Najash rionegrina, che era dotata di due zampe posteriori e di osso sacro; presumibilmente era un animale compiutamente terrestre e scavava tane nel terreno. Una forma attuale, forse analoga a questi antenati scavatori, è il lantanoto del Borneo (Lanthanotus borneensis), una “lucertola” varanoide dalle abitudini semiacquatiche e priva di orecchie esterne.

Probabilmente i serpenti scavatori svilupparono corpi allungati e persero le zampe per adattarsi a un habitat sotterraneo. Inoltre per questo motivo svilupparono anche palpebre fuse e trasparenti, così come l’assenza di orecchie esterne, per evitare di rovinare la cornea e di far entrare terra nelle orecchie.

Altri serpenti fossili risalenti al Cretaceo (HaasiophisPachyrhachisEupodophis), rinvenuti in strati leggermente più antichi di quelli di Najash, erano dotati di zampe posteriori, ma erano chiaramente forme marine e le zampe non erano del tutto articolate con la pelvi. In ogni caso nel Cretaceo superiore erano già presenti serpenti simili a quelli attuali (Dinilysia) accanto a forme gigantesche dall’incerta collocazione (Madtsoiidae).

Attualmente vi sono numerosi gruppi di serpenti primitivi, come i pitoni e i boa, che possiedono ancora zampe vestigiali, usate esclusivamente nell’accoppiamento per trattenere la femmina. Altri serpenti dotati di questi “speroni” sono i Typhlopidae e i Leptotyphlopidae, noti comunemente come serpenti verme.

Un’altra ipotesi sull’origine dei serpenti suggerisce che questi fossero stretti parenti dei mosasauri, grandi lucertole marine del Cretaceo anch’esse derivati dai varanoidi. Nel caso di questi animali, le palpebre trasparenti e fuse si sarebbero sviluppate per fronteggiare condizioni marine potenzialmente dannose, mentre le orecchie esterne sarebbero scomparse a causa di un mancato utilizzo; secondo questa ipotesi i serpenti in origine erano animali marini che successivamente colonizzarono le terre emerse. I fossili di Pachyrhachis e delle forme simili testimonierebbero la correttezza di questa ipotesi.

La grande diversificazione dei serpenti moderni cominciò nel Paleocene, dopo la scomparsa dei dinosauri e insieme alla radiazione adattativa dei mammiferi. Di questo periodo sono note forme acquatiche (PalaeophisPterosphenus) e gigantesche (TitanoboaGigantophis) sviluppatesi grazie a un clima particolarmente caldo e umido. Uno dei gruppi più comuni al giorno d’oggi, i colubridi, divenne particolarmente diversificato grazie alla dieta a base di roditori che a loro volta erano un gruppo di mammiferi dallo straordinario successo.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]