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Storia dell’aviazione

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La fusoliera dell’ornitottero di Leonardo da Vinci.

Un Boeing 737, moderno aereo da trasporto passeggeri.

La storia dell’aviazione è la disciplina che tratta dal punto di vista storico e cronologico lo sviluppo del volo umano con l’ausilio di mezzi meccanici – cioè di tutto ciò che rientra nella definizione di aviazione – dai primi tentativi di alzarsi dal suolo per mezzo di aquiloni e alianti, agli esperimenti con gli aerostati, ai voli con mezzi motorizzati più pesanti dell’aria e oltre.

Il desiderio dell’umanità di volare ha radici molto antiche, e alla vera e propria storia si affianca una “preistoria”[1] dell’aviazione legata a un gran numero di miti e leggende appartenenti alle tradizioni culturali più varie. Oltre alla fascinazione per il tema del volo nelle narrazioni fantastiche, però, anche alcuni dei presupposti tecnologici dell’aviazione hanno avuto dei precursori molto antichi. Oltre ai miti come quello di Dedalo e Icaro, la storia dell’aviazione si occupa anche, ad esempio, dei primi oggetti volanti legati alle antichissime tradizioni cinesi della lanterna volante e dell’aquilone.

Nel mondo occidentale l’attenzione sì concentrò sul volo, per la prima volta in modo sistematico, nel corso del Rinascimento e in particolare con gli studi di Leonardo da Vinci. Fu poi nel XVII secolo che, con una nuova consapevolezza metodologica, altri studiosi si rivolsero verso il campo dell’aviazione, e nel 1783 venne raggiunto l’importante risultato del primo volo di una mongolfiera; nel corso del XIX secolo, poi, accanto a un sempre maggiore affinamento della formula dell’aerostato (a partire dalla nascita del dirigibile) vennero intrapresi studi sempre più accurati a proposito del volo di macchine “più pesanti dell’aria”, spesso senza motore e in alcuni casi con motori a vapore: il lavoro di precursori come George CayleyFrancis Herbert WenhamOtto Lilienthal e molti altri venne coronato, intorno ai primi anni del XX secolo, dal successo dei primi veri aviatori, a cui spesso ci si riferisce come ai “pionieri dell’aviazione“: Traian Vuia, i fratelli WrightAlberto Santos-Dumont e gli altri che riuscirono gradualmente a realizzare in pieno il sogno di un aeroplano a motore controllabile e affidabile.

Nel Novecento, poi, l’aviazione conobbe uno sviluppo rapidissimo: tra il 1909 e il 1911 vennero superate le prime barriere naturali; la prima guerra mondiale vide il primo importante impiego bellico dei velivoli; negli anni venti e trenta il trasporto aereo conobbe una grande diffusione, e nacquero le prime compagnie aeree transatlantiche; inoltre in questo periodo videro la luce i primi elicotteri. Durante la seconda guerra mondiale l’impiego bellico dell’aereo si generalizzò, sia per scopi di bombardamento che di caccia, e l’aviazione divenne anzi un elemento di fondamentale importanza militare e strategica. La seconda metà del Novecento ha visto la diffusione del trasporto aereo presso tutte le fasce della popolazione dei paesi avanzati, mentre aeroplani ed elicotteri, sempre più raffinati anche dal punto di vista dell’elettronica, sono stati impiegati praticamente in tutti i conflitti armati.

Le tre direttrici fondamentali del progresso aeronautico del Novecento sono state:

La “preistoria” del volo[modifica | modifica wikitesto]

La dea Iside, appartenente alla mitologia dell’antico Egitto, era spesso raffigurata con le ali.

Il decollo di Icaro in un dipinto dell’artista francese Charles Paul Landon del 1799.

Mitologia e leggende[modifica | modifica wikitesto]

Molti miti e leggende testimoniano che il sogno di volare come gli uccelli ha caratterizzato fin dall’antichità diverse culture di molte parti del mondo;[2] già nell’antico Egitto era frequente che alcune divinità, ad esempio Iside, venissero raffigurate con le ali; lo Zoroastrismo dava grande importanza a personaggi alati con caratteristiche sovrumane;[3] e anche l’iconografia cristiana conserverà e riprenderà le figure di esseri alati intermediari tra l’uomo e Dio reinterpretandole come angeli.[2]

Una leggenda persiana del XVI secolo a.C. narra del re Kai Kawus, noto anche come “il re folle”, sollevato con tutto il suo trono da alcune aquile e da esse trasportato fino in Cina,[4][5] e pare che anche nella cultura indiana siano presenti fin dal XIII secolo a.C. oggetti volanti mitologici; essi, genericamente noti come Vimana, sono descritti accuratamente anche dal punto di vista tecnico in un documento, noto come Vaimanika Shastra, sulla cui autenticità però sussistono dei dubbi.[6]

Per quanto riguarda la Grecia antica, la cui mitologia conservò alcune divinità alate, come Nike,[7] è particolarmente degno di nota il mito di Icaro e Dedalo, nel quale – forse per la prima volta in occidente – la capacità di volare veniva attribuita a un semplice essere umano dotato di straordinario ingegno.[1][2]

Una leggenda inglese narra di un re Bladud che, nell’852 a.C., avrebbe preso il volo grazie a delle ali di penne d’uccello e si sarebbe librato per diverso tempo sopra Londra, prima di perdere l’equilibrio e precipitare al suolo morendo tragicamente.[4][5]

Altrettanto leggendaria sembra la storia del filosofo, matematico, astronomo, uomo politico e stratega greco Archita che, intorno al 400 a.C., avrebbe disegnato e costruito una “colomba meccanica” in legno, il primo dispositivo volante basato su un modello a forma di uccello, riuscendo a farlo volare con successo.[4][8] Questa macchina, chiamata Colomba (in greco Περιστερὰ, Peristerà)[9] dal suo stesso inventore, può essere stata sospesa ad un cavo o ad un perno per volare,[10][11] ed è possibile che fosse propulsa da un getto di vapore.[12][13]

Palloni ad aria calda e aquiloni in Cina[modifica | modifica wikitesto]

Progressi importanti relativi ad alcuni tipi di primitive macchine volanti vennero compiuti in Cina;[4] secondo la tradizione, ad esempio, nel V secolo a.C. l’inventore e filosofo Lu Ban (507440 a.C.) inventò un “uccello di legno” che può essere stato un grande aquilone, o addirittura un primitivo aliante, e riuscì a tenerlo in aria per diverso tempo. È possibile che questo risultato sia stato ottenuto grazie a un vento stabile e forte con l’aquilone, o aliante, ancorato a terra per mezzo di un cavo.[14]

Una moderna lanterna volante thailandese.

Anche se la consuetudine di far volare per gioco gli aquiloni (che probabilmente sono il tipo di oggetto volante più antico)[15] si diffuse in Cina a partire dal VIIVIII secolo, diventando presto cosa relativamente comune, sembra che l’uso militare dell’aquilone stesso sia ancora più antico: alcuni aquiloni vennero usati per trasportare dei messaggi durante l’assedio di Nanchino del 547549, e risulta che un aquilone venne usato per compiere delle misure di distanza già intorno al 200 a.C.[16][17]

Sempre secondo la documentazione tradizionale, risulta che nel 559 avvenne il primo volo planato di un essere umano, portato a termine usando un aquilone; dallo Zizhi Tongjian (“Manuale completo per aiutare a governare”, un’opera storiografica cinese dell’XI secolo),[18] e dal Běi Shǐ (“Storia delle dinastie settentrionali”, un testo appartenente al ciclo delle Ventiquattro Storie),[19] risulta che Yuan Huangtou, figlio dell’imperatore Yuan Langdella dinastia Wei orientale venne fatto prigioniero durante una lotta per la successione nel regno della dinastia Wei settentrionale, e venne costretto dal suo nemico, Gao Yang, a saltare dalla torre della città di Ye appeso a un grande aquilone di carta; lanciatosi dalla torre in cui era tenuto prigioniero insieme ad alcuni compagni, fu l’unico a sopravvivere al volo, ma venne poi ugualmente giustiziato.[20]

Anche la lanterna volante (nota anche come lanterna Kongming, un piccolo involucro generalmente costruito in carta e sollevato grazie all’aria calda prodotta da una semplice candela) era conosciuta in Cina fin da tempi antichi. L’invenzione di questo dispositivo, concettualmente identico alle moderne mongolfiere, è di solito attribuita al generale Zhuge Liang (180234 d.C., noto anche con il titolo onorifico di Kongming). Si dice che la usò per spaventare le truppe nemiche:[21]

« Una lampada ad olio veniva installata sotto una grande sacca di carta, e la sacca fluttuava nell’aria a causa dell’aria scaldata dalla lampada. […] Il nemico era terrorizzato dalla luce in aria, pensando che qualche forza divina lo stesse aiutando »

Comunque, il dispositivo basato su una lampada in un involucro è documentato in precedenza e, secondo il sinologo britannico Joseph Needham, i palloni ad aria calda erano conosciuti in Cina già dal III secolo a.C.

Durante la dinastia Yuan (XIII secolo) sotto signori come Kublai Khan, le lampade rettangolari divennero popolari nelle celebrazioni, durante le quali erano solite attrarre grandi folle. Sotto l’Impero mongolo, la loro progettazione si può essere diffusa lungo la Via della seta in Asia centrale e nel Medio Oriente. Luci flottanti quasi identiche, con lampade rettangolari in incastellature di carta sottile, sono comuni nelle celebrazioni tibetane e nelle feste induiste di luci, le Diwali. Comunque non ci sono prove che siano state usate usate per il volo umano.

Minareto della Grande Moschea di Cordova. Si riporta che nell’852Abbas Ibn Firnas saltò dalla sua cima con un apparecchio simile a un paracadute, e sopravvisse con lesioni non gravi.

Paracadute e veleggiatori nella Spagna araba e in Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Cordova, nella Spagna islamica, sotto il califfato degli Omayyadi (IX secolo) furono effettuati diversi tentativi di volo dal poeta, astronomo e inventore berbero Abbas Ibn Firnas.[22]

Nell’852, durante il regno dell’emiro Abd al-Rahman II ibn al-Hakam, un certo Armen Firman costruì con dei panni irrigiditi da una struttura in legno un grande mantello simile a un’ala o a un ombrello. Con questo apparato saltò dal minareto della Grande Moschea di Cordova. Pur non potendo volare, il suo congegno rallentò la caduta, e il temerario se la cavò con lesioni minori: il suo apparecchio oggi è considerato un antesignano del moderno paracadute.[22]

Ventitré anni dopo, nell’875, Abbas Ibn Firnas (ormai sessantacinquenne) si lanciò a sua volta da una collina impiegando un rudimentale libratore, comunque molto più simile a un moderno aliante che a un goffo mantello-paracadute. Risulta che riuscì a compiere una lunga planata, ma precipitò e rimase ferito. L’atterraggio duro, che causò ad Abbas Ibn Firnas una lesione alla schiena abbastanza grave, anche se non mortale, fu causato probabilmente dalla mancanza di un timone di coda.[23][24] La sua morte, dodici anni dopo, può essere stata accelerata dalla ferita. È considerato possibile che Armen Firman e Abbas Ibn Firnas siano in realtà la stessa persona.[22]

Più di un secolo dopo, tra il 1000 e il 1020, in Gran Bretagna il monaco benedettino Eilmer di Malmesbury volò per circa 200 metri usando un aliante ispirato al mito di Dedalo e Icaro;[4] perso però il controllo, il monaco rimase ferito in un atterraggio piuttosto violento. Anche per quanto riguarda Eilmer gli storici ritengono che l’incidente fu dovuto alla mancanza di una coda per stabilizzare l’apparecchio.[25] L’episodio, che rimase famoso in Europa nei successivi tre secoli,[26] è riportato dallo storico medievale Guglielmo di Malmesbury in un testo del 1125.[23] Essendo costui un monaco della stessa abbazia, è verosimile che abbia avuto a disposizione testimonianze dirette di persone che avevano conosciuto Eilmer personalmente.[23]

Europa rinascimentale, Impero ottomano e rivoluzione scientifica

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