Montagna

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Una montagna è un rilievo della superficie terrestre che si estende sopra il terreno circostante in un’area limitata. Secondo le convenzioni europee la sua altezza deve essere di almeno 600 metri sul livello del mare (s.l.m.) ed il suo aspetto deve essere almeno parzialmente impervio.[1] Analogamente si parla di montagna anche riferendosi ai rilievi che si incontrano sugli altri pianeti o sui loro satelliti.

È formata da un agglomerato di terra e roccia che si alza dalla superficie della Terra, raggiungendo a volte anche quote altimetriche molto elevate, e con caratteristiche geomorfologiche diverse per ciascuna montagna.

Definizione e terminologia[modifica | modifica wikitesto]

Il Colle San Bernardo (957 m s.l.m., a sinistra dove sono le pale eoliche), e il Monte Galero (1.708 m s.l.m., a destra), nelle Prealpi Liguri

A seconda delle varie necessità, ci sono tre definizioni di montagna: convenzionale, tradizionale e statistica.

Per ciò che riguarda la definizione convenzionale si ricorda che i requisiti indicati da essa (altezza di almeno 600 metri ed aspetto almeno in parte impervio) devono essere soddisfatti contemporaneamente. Infatti un’area della superficie terrestre posta al di sopra dei 600 m s.l.m., ma priva di asperità del terreno, viene definita altopiano e un rilievo che non raggiunge i 600 metri di altezza può essere definito collina[1].

Passiamo ora a considerare la definizione tradizionale. Nonostante le convenzioni, dobbiamo tener presente che, fin dalle epoche più antiche, la parola monte evoca nella mente dell’uomo un insieme di idee che prescinde dalla possibilità pratica di misurare l’altezza dei rilievi. Dunque quando l’uomo ha dato nome alle alture che lo circondavano, ha usato la parola monte in base alle idee che esse gli evocavano, come ad esempio la difficoltà di raggiungere la cima, la vicinanza al cielo, l’inaccessibilità di alcuni versanti.

Nella toponomastica italiana quindi sono detti “monti” alcuni rilievi aspri e dal carattere impervio, anche se non raggiungono l’altezza di 600 metri; sono inoltre chiamati “colli” anche rilievi superiori a 600 metri, quando questi non hanno pareti rocciose o forme dirupate. Esempi classici sono il Monte Circeo e il Monte Conero, promontori dall’aspetto aspro, considerati monti anche se per alcune decine di metri non raggiungono l’altezza convenzionalmente prevista. Esempio opposto è costituito delle Langhe, che superano i 600 m s.l.m., ma che non sono particolarmente impervie, né visibilmente sporgenti dal terreno e perciò sono considerate colline.

Infine ricordiamo la definizione statistica di montagna. Nella cartografia e nella statistica è necessario adottare criteri di semplificazione rispetto sia alla definizione convenzionale, sia alla toponomastica. In relazione alla classica tripartizione del territorio in montagna, collina e pianura, infatti, la legenda delle carte fisiche e gli studi statistici usano il termine montagna intendendo la parte di territorio posta al di sopra dei 600 m s.l.m., indipendentemente dal carattere impervio e dal nome tradizionale.

Un insieme di montagne vicine e collegate tra di loro prende il nome di gruppo montuosomassiccio montuoso o catena montuosa. Infine si è soliti distinguere in bassa montagna ed alta montagna, indicando generalmente come quota di suddivisione i 1.500 m s.l.m.

Lo studio delle montagne, assieme a quello degli altri rilievi terrestri, rientra nella branca della geografia fisica nota come orografia.

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica wikitesto]

Parti di una montagna[modifica | modifica wikitesto]

Per descrivere una montagna si ricorre a vari elementi che la possono formare:

  • vetta o cima secondo le definizioni date prima: una montagna può avere più vette o cime distinte;
  • anticime, sottocime, vette secondarie: elevazioni che non hanno la prominenza necessaria per essere chiamate vette;
  • spalla: fianco di una montagna particolarmente pronunciato;
  • cresta: approssimando una montagna ad una piramide la cresta corrisponde allo spigolo della figura geometrica;
  • gendarme: pinnacolo di roccia sul fianco o sulla cresta della montagna;
  • versante: sempre approssimando la montagna ad una piramide i versanti corrispondono alle facce della stessa; ognuno di essi avrà una diversa esposizione a seconda del proprio orientamento rispetto ai punti cardinali.
  • passo (o valico): il punto più basso tra due montagne che permette di attraversarle.
  • piede: punto più basso di una montagna
  • valle: il piano che circonda la montagna (potrebbe anche circondarle metà o una parte minore o maggiore)

Vetta di una montagna[modifica | modifica wikitesto]

Il Chimborazo visto da est

La parte più elevata della montagna viene generalmente chiamata vetta o cima. Una montagna può avere una o più vette. A tal proposito l’UIAA, utilizzando il concetto di prominenza topografica ha detto che si parla di vette (summits) distinte se la prominenza è almeno uguale a 30 m ed invece si parla di montagne (mountains) distinte se la prominenza è almeno uguale a 300 m. Vale quindi la seguente tabella:

Termine Prominenza
sottocima (o anticima) < 30 m
vetta 30 m o più
montagna 300 m o più

Le eventuali elevazioni secondarie che non raggiungono la prominenza necessaria possono chiamarsi anticime oppure vette secondarie.[2]

Va però osservato che nella lingua italiana l’applicazione di tale definizione può dare a volte risultati piuttosto artificiosi; molti rilievi noti come montagne sia nella cartografia che nel parlare comune risultano infatti ridotti a semplici vette. Per esempio il Monte Saccarello (2.200 m), il rilievo più alto della Liguria, avendo una prominenza topografica di soli 164 m rispetto al Passo Basera (2.036 m), perderebbe la propria qualifica di montagna.[3]

Altezza[modifica | modifica wikitesto]

Il Monte Everest, il monte più alto del mondo

L’altezza o quota altimetrica di una montagna viene definita come la distanza verticale dalla vetta della stessa e fino a raggiungere il livello medio del mare. La più alta montagna della Terra è il Monte Everest, di 8.850 m s.l.m. secondo la misurazione fatta da satellite nel 2002;[4] si trova nella più importante catena montuosa del pianeta, l’Himalaya che separa India, Nepal e Bhutan dalla Cina.

In alternativa alla definizione data si potrebbero utilizzare altre definizioni: partendo dal centro della terra oppure dalla basedella montagna stessa. Infatti per via del rigonfiamento equatoriale le montagne che si trovano più vicine all’equatore hanno una maggior distanza dal centro della terra. Inoltre una montagna può ergersi da un fondale oceanico posto sotto il livello del mare.

In questo modo il Monte Chimborazo, in Ecuador, è 2.150 m più lontano dell’Everest rispetto al centro della Terra ma con 6.272 m non è nemmeno il picco più alto delle Ande. Inoltre il Mauna Loa risulta più alto dell’Everest se lo si misura a partire dalla sua base sul fondale oceanico ma non se si misura la sua vetta a partire dal livello del mare.

Infine parlando delle montagne extraterrestri la più alta montagna del sistema solare è l’Olympus Mons, che si trova su Marte, che supera i 27 km di altezza.

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