Il fiume Tevere

Tevere

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Tevere
Tevere
Stato Italia Italia
Regioni Emilia-Romagna Emilia-Romagna, Toscana Toscana, Umbria Umbria, Lazio Lazio
Province Forlì-Cesena, Arezzo, Perugia, Terni, Viterbo, Rieti, Roma.
Lunghezza 405 km
Portata media a Roma: 240 m³/s
Bacino idrografico 17 375 km²
Altitudine sorgente 1268 m s.l.m.
Nasce Monte Fumaiolo
43°47′12.92″N 12°04′39.6″E
Affluenti Chiascio, Nestore (fiume), Paglia (fiume), Nera (Italia) ed Aniene
Sfocia Mar Tirreno
41°44′25.97″N 12°14′00.2″ECoordinate: 41°44′25.97″N 12°14′00.2″E (Mappa)
Mappa del fiume

Il Tevere (chiamato anticamente prima Albula, poi Thybris ed infine Tiberis[1]) è il principale fiume dell’Italia centrale e peninsulare; con 405 km di corso è il terzo fiume italiano per lunghezza (dopo il Po e l’Adige). Secondo solo al Po per ampiezza del bacino idrografico (17 375 k), con 240 /s di portata media annua alla foce è anche il terzo corso d’acqua nazionale (dopo il Po e il Ticino) per volume di trasporto. Inoltre è il 1º fiume appenninico per lunghezza e portata.

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

L’antico idronimo del fiume era Albula, per la tradizione in riferimento al colore chiaro delle sue acque bionde.[2][3] Un altro antico nome del Tevere è stato Rumon,[4] di origine etrusca, da molti collegato al nome di Roma.[5]

Il nome attuale deriverebbe secondo la tradizione dal re latino Tiberino Silvio, che vi si sarebbe annegato.[2] Secondo Virgilio[6]invece, già gli etruschi lo chiamavano Thybris.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il corso[modifica | modifica wikitesto]

Diagramma degli affluenti del Tevere

Sorgente del Tevere su Monte Fumaiolo

Colonna in travertino alla sorgente del Tevere

Vista aerea della foce del Tevere

Il Tevere alle porte di Perugia

La sorgente del fiume Tevere si trova sulle pendici del Monte Fumaiolo a 1 268 m s.l.m., sul lato che volge verso la Toscana, vicino alle Balze, frazione del comune di Verghereto (in Provincia di Forlì-Cesena).

Fu Mussolini che nel 1923[7] fece spostare i confini regionali, includendo il Monte Fumaiolo e la cosiddetta Romagna Toscana nella regione a est dell’Appennino: ciò per assecondare il suo desiderio che le sorgenti del Tevere si trovassero nel forlivese, cioè nella sua provincia di origine.[7] Accanto alla sorgente, nel 1934, è stata posta una colonna di travertino dove appaiono anche tre teste di lupo e sovrastata da un’aquila rivolta verso Roma (simbolo imperiale riutilizzato in epoca fascista), con incisa la frase retorica: Qui nasce il fiume sacro ai destini di Roma.[8]

Questo è lo schema dei 405 km di corso del suo percorso dall’Appennino al Tirreno:[9]

Alla fine del tratto collinare del percorso fu realizzata durante gli anni cinquanta una diga finalizzata alla generazione di energia elettrica, all’epoca destinata soprattutto alle Acciaierie di Terni, le cui acque alimentano due bacini artificiali: il Lago di Corbara, direttamente a valle della diga, e il successivo piccolo lago di Alviano, 500 ettari di ambiente umido che ospitano un’oasi naturalistica.
Questo tratto finale del corso del Tevere in Umbria di circa 50 km costituisce il Parco fluviale del Tevere.
Da Città di Castello il fiume incrementa progressivamente nella portata, passando da 22 m³/s presso quest’ultimo centro, a 47, dopo la confluenza con l’affluente Chiascio, a 58 dopo quella con il Nestore presso Marsciano,a 69 dopo la confluenza col Paglia e soprattutto a 217 dopo la confluenza con il Nera, e comincia così a distendersi in numerosi ampi meandri attraverso la pianura da esso stesso generata, e segna il confine tra le province di Terni, Rieti e Viterbo.

Come si vede nel diagramma, il bacino del Tevere è ricco di affluenti e subaffluenti, ma il fiume riceve la maggior parte delle sue acque dalla riva sinistra, dove ha come adduttori principali il sistema ChiascioTopino, il Nera (che raccoglie le acque del Velino) e l’Aniene. I tributari della riva destra sono il Nestore con Caina e Fersinone, il Paglia (con il Chiani), e il Treja, a cavallo tra le province di Roma e Viterbo, attorno al quale, in consorzio fra i comuni di Mazzano Romano e Calcata, è stato costituito dal 1982 il Parco regionale Valle del Treja.

Le principali località attraversate sono Pieve Santo Stefano, Sansepolcro, Città di Castello, Umbertide, Orte e Roma. Passa anche nelle immediate vicinanze di Perugia, Marsciano, Deruta e Todi.

Il fiume fu utilizzato per molti secoli come via di comunicazione: in epoca romana il naviglio mercantile poteva risalire direttamente fino a Roma, all’Emporio che era situato ai piedi dell’Aventino, mentre barche più piccole e adatte alla navigazione fluviale trasportavano merci e prodotti agricoli dall’Umbria, attraverso un sistema navigabile capillare che penetrava nella regione anche attraverso gli affluenti, in particolare Chiascio e Topino.

Affluenti[modifica | modifica wikitesto]

Gli affluenti sono numerosi, ma i più importanti sono:

Nome fiume Lunghezza Portata Principali affluenti
Nera 116 168 m3/s Velino, Corno
Aniene 99 35 m3/s nessuno rilevante
Chiascio 82 19 m3/s Topino
Paglia 86 11 m3/s Chiani
Nestore 64 11 m3/s Caina, Fersinone

I fiumi in sinistra idrografica hanno un carattere carsico,con portate abbastanza costanti,in special modo il Nera,7º corso d’acqua italiano per portata con 148 metri cubi d’acqua al secondo,invece i fiumi in destra idrografica hanno un carattere stagionale,(con piene invernali,anche di 800 metri cubi d’acqua al secondo) e magre estive,ed i maggiori sono Nestore e Paglia,tra i principali responsabili dello storico evento calamitoso del 12 novembre 2012.

Portata del Tevere[modifica | modifica wikitesto]

Dati 2011

Portata media mensile (in m³)
Stazione idrometrica : Roma (2011)

Fonte : Analisi geografica

Il Tevere a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Romolo e Remo, la lupa, il Tevere e Rea Silvia, il fico e Faustolo, Rubens, 1616

Il Tevere a Roma

L’antichità: leggende e usi del Tevere[modifica | modifica wikitesto]

Il Tevere, fin dalla sua nascita, è stato l’anima di Roma, e il fatto che la città gli debba la propria stessa esistenza è descritto già dalla prima scena della leggenda di fondazione, con Romolo e Remo nella cesta che, arenati sotto il ficus ruminalis, succhiano il colare zuccherino dei frutti in attesa di una vera poppata.[10]

Tutti gli insediamenti preromani il cui convergere diede luogo alla Roma storica “vedevano” il Tevere, ma dall’alto e non da vicino (si pensi ad Antemnae, ad esempio), per evidenti ragioni di difesa e perché il Tevere è sempre stato un fiume soggetto a piene improvvise.

Il punto in cui la pianura alluvionale era più sicuramente guadabile era l’Isola Tiberina, accanto alla quale (in quella zona che sarebbe poi divenuta il Foro romano a partire da un più modesto Foro boario) si localizzò in origine il punto di scambio tra le popolazioni etrusche che dominavano la riva destra (detta poi Ripa Veientana) e i villaggi del Latium vetus sulla riva sinistra (la Ripa Greca).

L’Isola era, inoltre, il punto fin dove le navi antiche, di basso pescaggio, potevano risalire direttamente dal mare.

Poco a valle dell’Isola fu costruito (in legno, e tale rimase per diversi secoli) il primo ponte di Roma, il Ponte Sublicio. Per le popolazioni arcaiche erano così importanti, questo ponte e la sua manutenzione, che in relazione ad essi nacque il più antico e potente sacerdozio romano: il Pontifex.

Il fiume stesso era considerato una divinità, personificata nel Pater Tiberinus: la sua festa annuale (le Tiberinalia) veniva celebrata l’8 dicembre, anniversario della fondazione del tempio del dio sull’Isola Tiberina ed era un rito di purificazione e propiziatorio.

Secondo Virgilio, durante la guerra fra troiani e italici Enea decapitò il giovane nemico Tarquito facendone poi rotolare testa e busto nella foce del Tevere.[11]

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