La catena delle Alpi

Alpi

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Alpi
Alps 2007-03-13 10.10UTC 1px-250m.jpg

Alpi innevate viste dal satellite, marzo 2007

Continente Europa
Stati Austria Austria
Francia Francia
Germania Germania
Italia Italia
Liechtenstein Liechtenstein
Monaco Monaco
Slovenia Slovenia
Svizzera Svizzera
Ungheria Ungheria
Cima più elevata Monte Bianco (4810,9 m s.l.m.)
Lunghezza 1200 km
Larghezza da 100 a 400 km
Superficie 190 000 km2
Età della catena Oligocene
Tipi di rocce Rocce metamorfiche, rocce sedimentarie

Le Alpi sono la catena montuosa più importante d’Europa, situate nell’Europa centrale a cavallo dei confini di Italia, Francia, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Austria, Slovenia e Ungheria. Suddivise in svariati sottogruppi racchiudono in sé le vette più alte del continente centrale europeo, rivestendo anche un’importanza storica, naturalistica, idrografica e turistico-economica per i rispettivi paesi.

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo deriva dal latino Alpes, che può significare “pietra”, “collina”, “montagna”, “bianco“. Si chiamano in francese Alpes, in occitano Aups/Alps, in tedesco Alpen, in romancio Alps, in sloveno Alpe, in friulano Alps. Sesto Pompeo Festo nel suo Primo Libro attesta che il nome deriva da ALBUS (bianco) che i Sabini pronunciavano Alpus e indicava il colore sempre bianco della catena innevata anche durante la stagione estiva[1].

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Le Alpi dallo spazio (maggio 2002)

Per convenzione le Alpi iniziano a ovest del colle di Cadibona anche se in realtà il confine geologico è posto all’interno della superficie comunale di Genova ed è costituito dal gruppo di Voltri (dal nome del quartiere occidentale genovese presso cui è posto il confine geologico, lungo una discontinuità tettonica denominata linea Sestri-Voltaggio) e terminano a oriente nei pressi della città di Vienna, coprendo una distanza di circa 1.300 km a forma di arco tra l’Italia Settentrionale, la Francia sud-orientale, la Svizzera, il Liechtenstein, l’Austria, il sud della Germania, la Slovenia e l’Ungheria occidentale[2].

Tra Verona e Monaco di Baviera raggiungono la larghezza massima (circa 250 km). Tra Cuneo e la Costa Azzurra quella minima (circa 50 km). L’arco alpino italiano presenta 3 grandi archi concavi presso Cuneo, Varese e Udine e una parte convessa presso Verona. L’arco alpino settentrionale viceversa è più lineare con un unico arco presso Ginevra.

La cima più alta è costituita dal Monte Bianco che con i suoi 4.810 m è considerato anche il tetto d’Europa; seguono il Monte Rosa (4.634 m), il Dom (4.545 m), il Weisshorn (4.505 m) e il Cervino (4.478 m). Altre vette importanti sono il Grand Combin (4.314 m), il Finsteraarhorn (4.274 m), l’Aletschhorn (4.193 m), la Jungfrau (4.158  m), il Barre des Écrins (4.102 m), il Gran Paradiso (4.061 m), il Bernina (4.049 m), l’Eiger (3.970 m), il Monte Pelvoux (3.946 m), l’Ortles (3.905 m), il Monviso (3.842 m), il Großglockner (3797 m), la Aiguille de la Grande Sassière (3751 m), la Palla Bianca (3.738 m), il Monte Emilius (3.559 m), la Presanella (3558 m), l’Adamello (3.554 m s.l.m.), il Monte Leone (3.552 m) il Rocciamelone (3.538 m), l’Adula (3 402 m) e la Marmolada (3.343 m)

Le Alpi sono abitate in tutto da più di 14 milioni di persone.[3]

Suddivisione[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste una suddivisione del sistema alpino universalmente accettata da tutti. Vengono di seguito riportate le principali suddivisioni.

Partizione delle Alpi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Partizione delle Alpi.

Le 26 sezioni della Partizione delle Alpi

A seguito del IX Congresso geografico italiano, svoltosi nel 1924, vennero ufficializzate nel 1926 le suddivisioni del sistema alpino sulla base del documento “Nomi e limiti delle grandi parti del Sistema Alpino”. La ripartizione principale individua tre grandi parti: Alpi Occidentali, Alpi Centrali e Alpi Orientali, suddivise a loro volta in 26 sezioni e 112 gruppi.

Le Alpi Occidentali vanno dal colle di Cadibona al col Ferret; le Alpi Centrali dal col Ferret al passo del Brennero; le Alpi Orientali dal passo del Brennero alla città di Fiume. Queste tre grandi parti sono suddivise ulteriormente in:

Tale classificazione deve considerarsi superata.

SOIUSA[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino.

Le 36 sezioni della SOIUSA

Nel 2005 è stata presentata ufficialmente la classificazione SOIUSA, acronimo di Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino, allo scopo di uniformare le denominazioni utilizzate negli Stati dell’area alpina. Questa classificazione prevede 2 grandi parti (Alpi Occidentali e Alpi Orientali) anziché le tre tradizionali italiane, in accordo con le classificazioni in uso oltralpe, ed una ulteriore suddivisione in 5 settori, 36 sezioni e 132 sottosezioni.[4]

Le Alpi Occidentali sono suddivise in:

Le Alpi Orientali sono suddivise in:

Altre suddivisioni[modifica | modifica wikitesto]

Esistono anche le tradizionali classificazioni nazionali, che considerano soltanto la parte del sistema alpino ricadente sul territorio nazionale:

Esiste infine una classificazione delle Alpi Orientali secondo i Deutscher und Österreichischer Alpenverein, i club alpini austro-tedeschi detta Alpenvereinseinteilung der Ostalpen (AVE).

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Geologia delle Alpi.

Le Alpi formano una parte della cintura orogenetica terziaria, chiamata catena Alpino-Himalaiana, che si estende quasi ininterrottamente dall’Europa sud-occidentale fino all’Asia, formatasi come risultato della collisione tra la placca africana e la placca euroasiatica, evento in cui si è chiuso l’oceano della Tetide. Durante l’Oligocene e il Miocene enormi sforzi tettonici hanno premuto i sedimenti marini della Tetide, spingendoli contro la placca di Eurasia formando quindi le attuali Alpi. All’interno della catena è quindi possibile ritrovare porzioni del vecchio basamento cristallino, che costituisce il substrato dei depositi marini, affiorante in superficie.

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