Mese: giugno 2017

Mare

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Il mare a Parga, in Grecia

Barca a vela che solca il mare di fronte alle coste dell’isola di Procida

Mare messicano

Il mare è una vasta distesa di acqua salataidrograficamente connessa con un oceano, che lambisce le coste di isole e terre continentali. Lo stesso termine è alle volte usato per indicare laghi, normalmente salati o molto voluminosi, che non hanno sbocchi sull’oceano come ad esempio il Mar Caspio, il Mar Morto ed il Mar di Galilea. Il termine mare è usato anche come sinonimo di oceano quando esprime un concetto generico, per esempio quando si parla dei mari tropicali o dell’acqua marina riferendosi, invece, a quella oceanica in generale.

Mar Ionio, sulla costa di Catanzaro

Mari[modifica | modifica wikitesto]

Sono suddivisi secondo l’oceano di appartenenza.

Oceano Pacifico[modifica | modifica wikitesto]

Oceano Atlantico[modifica | modifica wikitesto]

Oceano Indiano[modifica | modifica wikitesto]

Mare Glaciale Artico[modifica | modifica wikitesto]

Mari Antartici[modifica | modifica wikitesto]

Mari interni[modifica | modifica wikitesto]

Un mare si definisce “interno” quando è completamente racchiuso da un continente e non è collegato con altri mari se non grazie a fiumi. Mari interni sono:

Mari extraterrestri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mare (esogeologia).

La Luna è caratterizzata da varie configurazioni morfologiche chiamate mari. Sono stati chiamati mari perché il colore più scuro faceva presupporre la presenza di acqua, nonostante si tratti in verità di pianure basaltiche. Sulla Luna è presente dell’acqua sotto forma di ghiaccio; l’origine di tale ghiaccio dovrebbe essere dovuta a comete che si sono scontrate con il satellite in posizioni poco o per nulla irradiate dai raggi del Sole. Acqua liquida potrebbe essere presente sulla superficie o nel sottosuolo di molti satelliti, tra cui ricordiamo principalmente Europa, una delle lune di Giove. Si pensa che Europa ospiti al suo interno un vero e proprio oceano sotto la superficie ghiacciata, circondante tutto il satellite. Si pensa che sulla superficie di Titano siano presenti idrocarburi liquidi, anche se sarebbe più esatto descriverli come “laghi” al posto di “mari”.

Studio del mare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Moto ondoso.

Lo studio del comportamento del mare e dei suoi fenomeni, tradizionalmente collegato con la navigazione, è stato spesso lasciato alle considerazioni empiriche basate sull’esperienza dei marinai. Il suo studio scientifico non è mai stato sviluppato finché non vi è stato l’interesse. Una prima grande campagna di ricerca venne fatta per poter prevedere le migliori condizioni per lo sbarco in Normandia della seconda guerra mondiale, altri fondi di ricerca furono stanziati dalle multinazionali nelle campagne di trivellazione delle piattaforme petrolifere dagli anni cinquanta ad oggi. Ancora oggi, gran parte delle ricerche si basano su considerazioni sperimentali e probabilistiche. Il movimento delle onde si definisce come moto ondoso e con le dovute approssimazioni il suo studio ha suddiviso le onde in diversi tipi, che si possono definire regolari.

Costa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: costa.

La costa o litorale è la linea di confine tra la terra e l’acqua di un oceano, golfo, mare o grande lago. Comprende sia la spiaggia sommersa che quella emersa e termina quando cambia l’assetto vegetativo o fisiologico. Le onde marine, il moto ondoso, le maree sviluppano fenomeni di trasporto dei sedimenti, che può essere longitudinale o trasversale alla linea di riva. Sotto il profilo della pendenza di una spiaggia, essa può essere divisa in dissipativa, intermedia o riflettente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Guerra

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Per guerra si intende un fenomeno collettivo che ha il suo tratto distintivo nella violenza armata posta in essere fra gruppi organizzati[1]. Nel suo significato tradizionale la guerra è un conflitto fra stati sovrani o coalizioni per la risoluzione, di regola in ultima istanza, di una controversia internazionale più o meno direttamente motivata da veri o presunti (ma in ogni caso parziali) conflitti di interessi ideologici ed economici[1].

Il termine deriverebbe dalla parola werran dell’alto tedesco antico[2] che significa mischia. Nel diritto internazionale, il termine è stato sostituito, subito dopo la seconda guerra mondiale, dall’espressione “conflitto armato”, applicabile a scontri di qualsiasi dimensione e tipo.

La guerra in quanto fenomeno sociale ha enormi riflessi sulla cultura, sulla religione, sull’arte, sul costume, sull’economia, sui miti, sull’immaginario collettivo, che spesso la cambiano nella sua essenza, esaltandola o condannandola.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla seconda guerra mondiale era prassi di diritto internazionale ampiamente osservata il far precedere le ostilità da una dichiarazione di guerra. Le alleanze militari fra Stati obbligavano i firmatari a entrare nel conflitto se un altro Stato violava la neutralità e l’integrità territoriale, invadendo i confini esterni di uno Stato partecipante con le proprie truppe, oppure ne manifestava la volontà con una dichiarazione di guerra: i patti di mutua assistenza militare propagavano rapidamente le dimensioni dei conflitti.

Generalmente, il conflitto armato comincia a partire da un evento specifico, il cosiddetto casus belli: un’invasione militare, l’uccisione nemica di concittadini, come soldati, o beneficiari dell’immunità diplomatica, come ambasciatori, capi di Stato o reggenti. Anche incidenti diplomatici possono innescare crisi che si risolvono in un conflitto armato, a causa di inosservanze dei protocolli diplomatici, come non presentarsi a una convocazione o rifiutare di ricevere un ambasciatore, ingerenze politiche sulle nomine, dichiarazioni offensive senza scuse o smentite ufficiali degli organi di stampa ed eventuali dimissioni del dichiarante. Preso a sé, il casus belli può essere anche non molto grave, ma la sua importanza è amplificata dalle tensioni e dagli attriti già esistenti.

La guerra spesso si manifesta insieme a un periodo di sospensione dello Stato di diritto nel quale il diritto e la giustizia militare si sostituiscono a tutte le altre fonti della giurisprudenza.

Con l’avvento dell’ONU, il cui statuto condanna lo Stato aggressore e consente allo Stato aggredito di difendersi con immediatezza, la dichiarazione di guerra è praticamente scomparsa dallo scenario internazionale. Molte Costituzioni, fra le quali quella italiana, ammettono la guerra di sola difesa. Nessuno Stato è infatti disposto a dichiararsi aggressore con una tale procedura, mentre infiniti sono gli appigli per dichiararsi aggredito. In definitiva lo Statuto dell’ONU, che nelle intenzioni doveva servire a far scomparire la guerra, ha fatto invece scomparire soltanto la dichiarazione di guerra.[senza fonte]

Secondo quanto osservato da von Clausewitz, la guerra non è accesa dall’azione di chi offende, ma dalla reazione di chi si difende: se non ci fosse reazione, infatti, si verificherebbe un’occupazione e non un conflitto armato. Tale fu il caso, ad esempio, dell’Anschluss, ovvero l’invasione dell’Austria da parte della Germania nel 1938. Si ha pertanto l’inizio della guerra quando si verifica il primo combattimento fra forze contrapposte. La guerra non si conclude però semplicemente con la cessazione dei fatti d’arme; più formalmente è necessario che si verifichi uno dei seguenti eventi:

  • un armistizio, che riguardi cioè tutti i teatri e tutte le forze armate delle parti che lo stipulano;
  • la resa incondizionata di una parte;
  • la debellatio di una parte, cioè il completo annientamento delle sue forze armate, l’occupazione totale o annessione del suo territorio e la cessazione di ogni attività politica anche interna.

Talora, un Paese che vuole entrare in conflitto compie azioni per provocare a guerra l’aggressore e poter reagire, non necessariamente si inizia un conflitto con un’occupazione militare di un territorio straniero. Dalla seconda metà del XX secolo a seguire, molte guerre sono state combattute senza essere dichiarate, con interventi militari giustificati come aiuti a governi “fratelli” come la guerra del Vietnam, l’invasione sovietica dell’Afghanistan, o semplicemente con un’azione militare diretta come o guerra di Corea o l’invasione del Kuwait. A volte a queste guerre hanno fatto seguito altre azioni ad esse collegate, come la prima guerra del Golfo nella quale una coalizione, in forza di un mandato dell’ONU, ha schierato sul campo un potente esercito appoggiato da forze navali ed aeree che hanno rimosso il contingente iracheno di occupazione dal Kuwait e distrutto gran parte dell’armamento terrestre ed aereo delle forze armate irachene disarticolandone le unità operative ma non occupando permanentemente il territorio dell’Iraq.

In età contemporanea, nei periodi di tensione e di crisi, si è soliti sviluppare un’attività politica e diplomatica di tutta la comunità internazionale per evitare il conflitto: in tali periodi, le forze armate giocano un ruolo rilevante nel dimostrare la credibilità e la determinazione dello Stato, con lo scopo deterrente di rendere evidente all’antagonista la sproporzione fra l’obiettivo da conseguire e il costo, sociale e materiale, di una soluzione militare. La guerra quindi può essere evitata quando ambedue i contendenti percepiscono questo sfavorevole rapporto.

Fasi temporali[modifica | modifica wikitesto]

La guerra è preceduta da:

  • un periodo di tensione, che ha inizio quando le parti percepiscono l’incompatibilità dei rispettivi obiettivi;
  • un periodo di crisi, che ha inizio quando le parti non sono più disponibili a trattare tra di loro per rendere compatibili tali obiettivi.

Le guerre sono combattute per:

  • il controllo di risorse naturali, in particolare risorse scarse (limitate o finite), fra cui: grano e acqua per il fabbisogno alimentare, fonti energetiche (gas, petrolio, carbone), materie prime per le industrie (ferro, acciaio, leghe), metalli preziosi (oro e argento) come valuta di riserva per l’emissione di moneta convertibile;
  • per risolvere dispute territoriali (i confini fra due Stati-nazione);
  • per risolvere dispute commerciali;
  • a causa di conflitti etnici, religiosi o culturali, per dispute di potere e per molti altri motivi. Si giunge alla guerra quando il contrasto di interessi economici, ideologici, strategici o di altra natura non riesce a trovare una soluzione negoziata attraverso la diplomazia, o quando almeno una delle parti percepisce l’inesistenza di altri mezzi per il conseguimento dei propri obiettivi.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono svariate classificazioni possibili della guerra. Una è: convenzionale/non convenzionale. Nella guerra convenzionale sono coinvolte forze armate ben identificate che combattono in modo relativamente aperto e palese, senza far ricorso ad armi di distruzione di massa.

La guerra non convenzionale comprende tutto il resto: tattiche di incursione, guerriglia, insurrezione e terrorismo o, in alternativa a tutto ciò, può includere la guerra nucleare, batteriologica o chimica. Tutte queste categorie ricadono normalmente in due più ampie: conflitti ad alta intensità ed a bassa intensità.
I primi si manifestano tra due superpotenze o due grandi paesi che si scontrano per ragioni politiche. I conflitti a bassa intensità implicano la contro-insurrezione, gli atti di guerriglia e l’impiego di corpi specializzati nel contrastare i rivoluzionari.

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Corsa (sport)

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Atleti che corrono, dagli scavi di Ercolano, Museo Archeologico di Napoli

La corsa è un’attività fisica da sempre praticata dall’uomo ed è l’attività sulla quale si basa la stragrande maggioranza delle attività sportive. Si definisce come “corsa”, l’andatura umana o animale composta da una prosecuzione di balzi, in cui in una prima fase, un piede rimane a contatto con il terreno; nella fase successiva il piede si stacca da terra insieme al resto del corpo (per questo si chiama fase di volo), fino a quando atterra l’altro piede. Si contraddistingue dalla camminata, mentre la marcia (in cui il corpo mantiene sempre il contatto con il terreno) e ogni altra versione agonistica della corsa rientrano nel podismo.

Nella biomeccanica dell’appoggio del piede a contatto col suolo vi sono due tipi di malposizioni più o meno accentuate: la pronazione e la supinazione.[1][2]

Un allenamento normalmente si svolge con apposite scarpe da ginnastica, su un periodo di corsa a bassa velocità detto anche fondo lento di 20 minuti circa, definito di riscaldamento simile per andatura allo jogging; ed una seconda fase con esercizi di allungamento dei muscoli o stretching. Per imparare vi sono alcuni tipi di corsa base che servono a migliorare la tecnica:

  • Corsa skippata: è quasi sul posto con elevata frequenza degli arti dove i superiori compensano gli inferiori, la gamba si alza fino a che la coscia è parallela al terreno mentre l’altra è distesa; si avanza sbilanciandosi appena.[3]
  • Corsa calciata dietro: è una variazione della precedente in quanto mentre una è sempre distesa l’altra si chiude indietro dal ginocchio alla caviglia.[4]
  • Corsa saltellata: sempre quasi sul posto con lieve avanzamento di balzi verticali rimbalzando contemporaneamente nel contatto al suolo e mantenendo pari le punte dei piedi. Un ginocchio in avanti rispetto l’altro per compensare l’opposto avambraccio si alterna.[5]
  • Corsa ruotata: con le caviglie si corre come se si pedalasse su una bicicletta immaginaria.
  • Corsa balzata: somiglia per tecnica alla specialità del “salto triplo” ma viene sforzata così ogni battuta, idealmente coincide con la massima velocità di corsa.[6][7]

Nell’atletica leggera la corsa è suddivisa in due settori:

  • Velocità
  • Resistenza

La suddivisione è data dal differente utilizzo delle fonti energetiche e quindi dai diversi metodi di allenamento. Nelle corse veloci è predominante lo sforzo anaerobico, mentre in quelle di resistenza è predominante lo sforzo aerobico dei muscoli; dove cambia anche la struttura delle scarpette chiodate sostituite anche in gara da quelle da strada nella marcia e nella maratona. Nelle competizioni di resistenza (come tutte le specialità aerobiche) consolidati studi evidenziano concreti benefici per la salute; peculiarmente di tipo cardiaco.[8][9]

Le diverse discipline prendono il nome dalla lunghezza del tracciato (in metri) e dalla presenza degli ostacoli.

Tennis

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Tennis
Centre Court.jpg
Il Torneo di Wimbledon, il più antico e prestigioso torneo delGrande Slam
Federazione Federazione Internazionale Tennis
Inventato XIX secolo
Contatto No
Genere Maschile, femminile e misto
Indoor/outdoor Indoor e outdoor
Campo di gioco Campo da tennis
Olimpico dal 1896 al 1924 e dal 1988

Il tennis è uno sport che vede opposti due giocatori (uno contro uno, incontro singolare) o quattro (due contro due, incontro di doppio) in un campo diviso in due metà da una rete alta circa un metro dal terreno.

I giocatori utilizzano una racchetta, come se fosse il prolungamento del braccio, al fine di colpire una palla. In passato le racchette avevano un telaio in legno, successivamente in leghe leggere, ora in grafite pura o mista a kevlar, fibra di vetro, tungsteno o basalto,[1] con una corda monofilamento o multifilamento congiunta, in diversi punti del telaio, in modo da formare una rete.

Lo scopo del gioco è colpire la palla per far sì che l’avversario, posto nell’altra metà del campo da gioco, non possa ribatterla dopo il primo rimbalzo (l’obbligo del primo rimbalzo è solo in risposta alla palla messa in gioco dalla battuta dell’avversario, nelle altre fasi del gioco è consentito ribatterla anche al volo) o che battendola finisca con mandarla fuori campo o non riesca a superare la rete posta al centro.

Si potrebbe considerare un gioco completo se non fosse per lo sviluppo asimmetrico del corpo poiché, oltre alla forza fisica, alla precisione, alla destrezza, alla coordinazione e alla resistenza fondamentale, soprattutto se lo sport è praticato a livello agonistico, è anche l’acume tattico e il fattore mentale: la maggior parte dei giocatori e delle giocatrici della “top ten” mondiale sono seguiti infatti da uno staff che comprende uno psicologo, un allenatore che si occupa dei colpi e dell’impostazione tattica in campo, un preparatore atletico ed un manager.

Un buon giocatore si distingue per la sua completezza in 4 fattori diversi: fisico, tecnico, tattico e mentale. L’ultimo è probabilmente il più complicato da allenare, in quanto solo giocando tanti match si impara a gestire la tensione, le proprie sensazioni e le proprie emozioni. A livello amatoriale è divertente e crea sempre un po’ di competizione tra i contendenti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del tennis.

Una tennista nel 1881

Origine antica ed etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L’origine del tennis potrebbe essere individuata o in giochi appartenenti alla cultura greco-romana o in un gioco praticato dai Longobardi (poi denominato pallacorda), che, precedentemente giocato colpendo la palla con il palmo della mano coperto da un guanto, già nel XV secolo adottava la racchetta. A quest’epoca la racchetta consisteva in un rudimentale piattocorde delle dimensioni di quattro palmi munito di un manico corrispondente alla lunghezza media di un avambraccio.

La prima occorrenza della parola “tennis”, nella sua forma antiquata “Tenes”, la si trova nella Cronica di Firenze di Donato Velluti in cui si descrive l’evento che ne sarebbe stata l’origine: la visita, nel 1325, di alcuni cavalieri francesi a Firenze. Infatti, essi, giocando ad una versione evoluta dell’italiana pallacorda, avevano l’uso di avvisare colui che riceveva la palla gridando “tenez!” (in francese, “tenete!”).

Evoluzione del regolamento[modifica | modifica wikitesto]

L’inglese Walter Clopton Wingfield stabilì un primo regolamento nel 1875 dando al gioco il nome di sphairistike; l’anno successivo iniziò a diffondersi anche negli Stati Uniti. La regolamentazione definitiva è del 1888 quando si costituì l’associazione tennistica inglese. In Italia il tennis fu introdotto insieme al calcio intorno al 1880 in Liguria. Nel 1894 fu fondata la Federazione italiana, ma rimase sempre uno sport d’élite almeno fino al dopoguerra.

Fondamentale per lo sviluppo del gioco fu la decisione del 1883 di dimezzare l’altezza della rete. Nel 1895 si svolse il primo campionato italiano per tennisti. Nel 1896 il tennis fu inserito nel programma dei primi Giochi olimpici moderni e vi restò sino al 1924 quando fu eliminato quindi riammesso nel 1988. Nel 1900 fu contesa la prima Coppa Davis ossia il trofeo che spetta annualmente alla squadra nazionale campione mondiale: la nazionale italiana vinse questo trofeo nel 1976; per le nazionali delle tenniste annualmente si disputa la Fed Cup che è stata vinta dalla nazionale italiana nel 2006, nel 2009, nel 2010 e nel 2013.

Nel 1883 iniziarono le prime sfide tra professionisti in esibizioni di singolar tenzone e dopo si organizzarono regolarmente tornei professionistici che poi annualmente culminavano nei campionati professionali di tennis e nel 1968 la federazione internazionale accettò il professionismo per tutti i tornei. Nel 1971 si adottò il gioco decisivo (tie-break) sul punteggio di 8-8 che nel 1979 si ridusse a 6-6. Nel 1973 si ricorse all’uso dell’elaboratore elettronico per aggiornare quotidianamente le classifiche dei tennisti professionisti: sino allora le classifiche erano compilate da esperti per essere pubblicate su giornali e riviste specializzate. Il primo campo da tennis in Italia fu quello di Bordighera (Liguria).

Nel 1986 iniziarono periodici controlli antidoping di giocatori professionisti e arbitri. Il materiale dei telai delle racchette è passato dal legno al metallo per arrivare all’attuale materiale sintetico. Le corde intrecciate che un tempo erano composte dal budello animale, sono poi state sostituite dal nylon o da altri materiali sintetici.

Tennis all’Olimpiade nel 1896

Da considerare che le professioniste di quest’attività atletica grazie alla loro enorme popolarità sono diventate, negli ultimi decenni del secolo scorso, le prime atlete ad accumulare introiti paragonabili a quelli dei colleghi e attualmente alcune giovani campionesse avvenenti sono ritratte su copertine di riviste come le loro coetanee modelle famose.

In base a statistiche solo indicative, poiché attualmente è impossibile essere scientificamente precisi, proprio per l’eccezionale successo popolare di tennisti e tenniste, molti esperti ritengono che il tennis sia lo sport più seguito in generale dal pubblico televisivo mondiale.

James Van Alen nel 1954 fondò la International Tennis Hall of Fame che attualmente è il più grande museo di tennis nel mondo e ha sede a Newport negli Stati Uniti; in questo museo sono custodite racchette, maglie, cappelli, foto di molti campioni e personalità illustri del tennis che vengono ammessi in qualità di membri: Nicola Pietrangeli è diventato membro nel 1986, seguìto nel 2006 da Gianni Clerici, scrittore, giornalista e commentatore televisivo per Sky Italia.

Popolarità in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia un aumento della popolarità del tennis si verificò grazie a Nicola Pietrangeli poi negli anni settantaanni ottanta, per i successi conseguiti da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli che, evitando una propagandistica strumentalizzazione politica sull’opportunità che l’Italia disputasse la finale di Coppa Davis nel Cile governato dal generale Augusto Pinochet, conquistarono (1976) la prima Coppa Davis per l’Italia (impresa mai raggiunta, neppure negli anni sessanta da Pietrangeli, Orlando Sirola, Beppe Merlo e Fausto Gardini, sconfitti nella finale di Sydney del 1960 e in quella di Melbourne del 1961 dall’Australia): la Rai trasmise solo una breve sintesi della partita decisiva, commentata da Roma dal telecronista Guido Oddo.

La diffusione della pratica del tennis ebbe impulso anche grazie al successo di Adriano Panatta in tornei internazionali di grande importanza come gli Internazionali d’Italia che si svolgono a Roma e il Roland Garros di Parigi e alla popolarità di campioni come Jimmy Connors, Björn Borg, John McEnroe, Ivan Lendl, Mats Wilander, Stefan Edberg, Andre Agassi, Boris Becker, Chris Evert, Martina Navrátilová, Steffi Graf, Monica Seles. Inoltre in quegli anni Rai e Mediaset spesso trasmettevano tornei commentati prevalentemente da Giampiero Galeazzi e Rino Tommasi.

Un calo della sua popolarità in Italia è indissolubilmente legato anche alla sua cancellazione di fatto dai canali della tv generalista e risale a circa la metà degli anni novanta, quando entrarono in scena le cosiddette pay tv.

Negli anni duemila il tennis gode di un netto aumento di popolarità in Italia grazie anche all’esaltazione mediatica del dualismo tra lo svizzero Roger Federer, titolare del maggior numero di vittorie nei tornei “grandi slam”, 18, per molto tempo numero uno al mondo e considerato uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi, e lo spagnolo Rafael Nadal, vincitore di dieci edizioni del Roland Garros. In questi anni, però, è soprattutto il tennis femminile a regalare all’Italia le maggiori soddisfazioni, grazie alla conquista di quattro Fed Cup e alle numerose vittorie individuali di quattro tenniste che sono entrate tra le prime sette della classifica mondiale ossia: Francesca Schiavone n.4, Sara Errani n.5, Flavia Pennetta n.6, Roberta Vinci n.7. Schiavone, vincitrice del Roland Garros 2010 e finalista nel 2011, causò il ritorno in chiaro di una partita del torneo francese dopo tredici anni e, in generale, di una partita di tennis in RAI dopo quattro anni dalla Coppa Davis e Fed Cup.

La sopracitata finale ha avuto un ampio seguito, considerando che è stata acquistata e posta in programmazione su Rai 2 circa venti ore prima dell’evento: due milioni di telespettatori per l’intero incontro, con punta di tre milioni e mezzo per il tie-break decisivo (dati Auditel). Nel 2015 la brindisina Pennetta e tarantina Vinci disputarono la finale di US Open stabilendo un primato storico: mai due italiane, o italiani, si erano contese un titolo di torneo Slam prima di loro. Tale evento ebbe risonanza mondiale poiché nelle semifinali eliminarono le prime due tenniste della classifica generale giocando colpi spettacolari e vincenti, che richiamarono tifosi e appassionati in massa per la finale: lo stadio centrale di New York risultò tutto esaurito e molte persone non riuscirono a comprare i biglietti; per onorare le due tenniste, il capo di Governo italiano e il presidente del CONI nonché il presidente della FIT raggiunsero lo stadio tramite un aereo della flotta statale italiana. Inoltre l’incontro Pennetta-Vinci fu trasmesso gratuitamente in diretta dall’emittente televisiva Deejay TV – NOVE con le cerimonie di apertura e premiazione: nelle città di Brindisi e Taranto furono allestiti schermi giganti in piazze centrali.

Per alcuni anni, il tennis in chiaro è stato limitato a quattro partite, cioè una semifinale e la finale dei tornei maschile e femminile degli Internazionali d’Italia, trasmesse su Italia1, che dal 2004 al 2013 ha detenuto i diritti su queste fasi del massimo torneo italiano.

Lo scenario cambia dal 2009 a causa di due fattori: l’ingresso di SuperTennis nel panorama televisivo italiano e il ritorno d’interesse originato dalle vittorie delle quattro tenniste italiane sopracitate in tornei importanti. Per la prima volta dal 1998, la Rai è tornata ad acquisire i diritti del secondo Slam dell’anno trasmettendo incontri sui canali Rai Sport 1 e Rai Sport 2.

Tennis

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Tennis
Centre Court.jpg
Il Torneo di Wimbledon, il più antico e prestigioso torneo delGrande Slam
Federazione Federazione Internazionale Tennis
Inventato XIX secolo
Contatto No
Genere Maschile, femminile e misto
Indoor/outdoor Indoor e outdoor
Campo di gioco Campo da tennis
Olimpico dal 1896 al 1924 e dal 1988

Il tennis è uno sport che vede opposti due giocatori (uno contro uno, incontro singolare) o quattro (due contro due, incontro di doppio) in un campo diviso in due metà da una rete alta circa un metro dal terreno.

I giocatori utilizzano una racchetta, come se fosse il prolungamento del braccio, al fine di colpire una palla. In passato le racchette avevano un telaio in legno, successivamente in leghe leggere, ora in grafite pura o mista a kevlar, fibra di vetro, tungsteno o basalto,[1] con una corda monofilamento o multifilamento congiunta, in diversi punti del telaio, in modo da formare una rete.

Lo scopo del gioco è colpire la palla per far sì che l’avversario, posto nell’altra metà del campo da gioco, non possa ribatterla dopo il primo rimbalzo (l’obbligo del primo rimbalzo è solo in risposta alla palla messa in gioco dalla battuta dell’avversario, nelle altre fasi del gioco è consentito ribatterla anche al volo) o che battendola finisca con mandarla fuori campo o non riesca a superare la rete posta al centro.

Si potrebbe considerare un gioco completo se non fosse per lo sviluppo asimmetrico del corpo poiché, oltre alla forza fisica, alla precisione, alla destrezza, alla coordinazione e alla resistenza fondamentale, soprattutto se lo sport è praticato a livello agonistico, è anche l’acume tattico e il fattore mentale: la maggior parte dei giocatori e delle giocatrici della “top ten” mondiale sono seguiti infatti da uno staff che comprende uno psicologo, un allenatore che si occupa dei colpi e dell’impostazione tattica in campo, un preparatore atletico ed un manager.

Un buon giocatore si distingue per la sua completezza in 4 fattori diversi: fisico, tecnico, tattico e mentale. L’ultimo è probabilmente il più complicato da allenare, in quanto solo giocando tanti match si impara a gestire la tensione, le proprie sensazioni e le proprie emozioni. A livello amatoriale è divertente e crea sempre un po’ di competizione tra i contendenti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del tennis.

Una tennista nel 1881

Origine antica ed etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L’origine del tennis potrebbe essere individuata o in giochi appartenenti alla cultura greco-romana o in un gioco praticato dai Longobardi (poi denominato pallacorda), che, precedentemente giocato colpendo la palla con il palmo della mano coperto da un guanto, già nel XV secolo adottava la racchetta. A quest’epoca la racchetta consisteva in un rudimentale piattocorde delle dimensioni di quattro palmi munito di un manico corrispondente alla lunghezza media di un avambraccio.

La prima occorrenza della parola “tennis”, nella sua forma antiquata “Tenes”, la si trova nella Cronica di Firenze di Donato Velluti in cui si descrive l’evento che ne sarebbe stata l’origine: la visita, nel 1325, di alcuni cavalieri francesi a Firenze. Infatti, essi, giocando ad una versione evoluta dell’italiana pallacorda, avevano l’uso di avvisare colui che riceveva la palla gridando “tenez!” (in francese, “tenete!”).

Evoluzione del regolamento[modifica | modifica wikitesto]

L’inglese Walter Clopton Wingfield stabilì un primo regolamento nel 1875 dando al gioco il nome di sphairistike; l’anno successivo iniziò a diffondersi anche negli Stati Uniti. La regolamentazione definitiva è del 1888 quando si costituì l’associazione tennistica inglese. In Italia il tennis fu introdotto insieme al calcio intorno al 1880 in Liguria. Nel 1894 fu fondata la Federazione italiana, ma rimase sempre uno sport d’élite almeno fino al dopoguerra.

Fondamentale per lo sviluppo del gioco fu la decisione del 1883 di dimezzare l’altezza della rete. Nel 1895 si svolse il primo campionato italiano per tennisti. Nel 1896 il tennis fu inserito nel programma dei primi Giochi olimpici moderni e vi restò sino al 1924 quando fu eliminato quindi riammesso nel 1988. Nel 1900 fu contesa la prima Coppa Davis ossia il trofeo che spetta annualmente alla squadra nazionale campione mondiale: la nazionale italiana vinse questo trofeo nel 1976; per le nazionali delle tenniste annualmente si disputa la Fed Cup che è stata vinta dalla nazionale italiana nel 2006, nel 2009, nel 2010 e nel 2013.

Nel 1883 iniziarono le prime sfide tra professionisti in esibizioni di singolar tenzone e dopo si organizzarono regolarmente tornei professionistici che poi annualmente culminavano nei campionati professionali di tennis e nel 1968 la federazione internazionale accettò il professionismo per tutti i tornei. Nel 1971 si adottò il gioco decisivo (tie-break) sul punteggio di 8-8 che nel 1979 si ridusse a 6-6. Nel 1973 si ricorse all’uso dell’elaboratore elettronico per aggiornare quotidianamente le classifiche dei tennisti professionisti: sino allora le classifiche erano compilate da esperti per essere pubblicate su giornali e riviste specializzate. Il primo campo da tennis in Italia fu quello di Bordighera (Liguria).

Nel 1986 iniziarono periodici controlli antidoping di giocatori professionisti e arbitri. Il materiale dei telai delle racchette è passato dal legno al metallo per arrivare all’attuale materiale sintetico. Le corde intrecciate che un tempo erano composte dal budello animale, sono poi state sostituite dal nylon o da altri materiali sintetici.

Tennis all’Olimpiade nel 1896

Da considerare che le professioniste di quest’attività atletica grazie alla loro enorme popolarità sono diventate, negli ultimi decenni del secolo scorso, le prime atlete ad accumulare introiti paragonabili a quelli dei colleghi e attualmente alcune giovani campionesse avvenenti sono ritratte su copertine di riviste come le loro coetanee modelle famose.

In base a statistiche solo indicative, poiché attualmente è impossibile essere scientificamente precisi, proprio per l’eccezionale successo popolare di tennisti e tenniste, molti esperti ritengono che il tennis sia lo sport più seguito in generale dal pubblico televisivo mondiale.

James Van Alen nel 1954 fondò la International Tennis Hall of Fame che attualmente è il più grande museo di tennis nel mondo e ha sede a Newport negli Stati Uniti; in questo museo sono custodite racchette, maglie, cappelli, foto di molti campioni e personalità illustri del tennis che vengono ammessi in qualità di membri: Nicola Pietrangeli è diventato membro nel 1986, seguìto nel 2006 da Gianni Clerici, scrittore, giornalista e commentatore televisivo per Sky Italia.

Popolarità in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia un aumento della popolarità del tennis si verificò grazie a Nicola Pietrangeli poi negli anni settantaanni ottanta, per i successi conseguiti da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli che, evitando una propagandistica strumentalizzazione politica sull’opportunità che l’Italia disputasse la finale di Coppa Davis nel Cile governato dal generale Augusto Pinochet, conquistarono (1976) la prima Coppa Davis per l’Italia (impresa mai raggiunta, neppure negli anni sessanta da Pietrangeli, Orlando Sirola, Beppe Merlo e Fausto Gardini, sconfitti nella finale di Sydney del 1960 e in quella di Melbourne del 1961 dall’Australia): la Rai trasmise solo una breve sintesi della partita decisiva, commentata da Roma dal telecronista Guido Oddo.

La diffusione della pratica del tennis ebbe impulso anche grazie al successo di Adriano Panatta in tornei internazionali di grande importanza come gli Internazionali d’Italia che si svolgono a Roma e il Roland Garros di Parigi e alla popolarità di campioni come Jimmy Connors, Björn Borg, John McEnroe, Ivan Lendl, Mats Wilander, Stefan Edberg, Andre Agassi, Boris Becker, Chris Evert, Martina Navrátilová, Steffi Graf, Monica Seles. Inoltre in quegli anni Rai e Mediaset spesso trasmettevano tornei commentati prevalentemente da Giampiero Galeazzi e Rino Tommasi.

Un calo della sua popolarità in Italia è indissolubilmente legato anche alla sua cancellazione di fatto dai canali della tv generalista e risale a circa la metà degli anni novanta, quando entrarono in scena le cosiddette pay tv.

Negli anni duemila il tennis gode di un netto aumento di popolarità in Italia grazie anche all’esaltazione mediatica del dualismo tra lo svizzero Roger Federer, titolare del maggior numero di vittorie nei tornei “grandi slam”, 18, per molto tempo numero uno al mondo e considerato uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi, e lo spagnolo Rafael Nadal, vincitore di dieci edizioni del Roland Garros. In questi anni, però, è soprattutto il tennis femminile a regalare all’Italia le maggiori soddisfazioni, grazie alla conquista di quattro Fed Cup e alle numerose vittorie individuali di quattro tenniste che sono entrate tra le prime sette della classifica mondiale ossia: Francesca Schiavone n.4, Sara Errani n.5, Flavia Pennetta n.6, Roberta Vinci n.7. Schiavone, vincitrice del Roland Garros 2010 e finalista nel 2011, causò il ritorno in chiaro di una partita del torneo francese dopo tredici anni e, in generale, di una partita di tennis in RAI dopo quattro anni dalla Coppa Davis e Fed Cup.

La sopracitata finale ha avuto un ampio seguito, considerando che è stata acquistata e posta in programmazione su Rai 2 circa venti ore prima dell’evento: due milioni di telespettatori per l’intero incontro, con punta di tre milioni e mezzo per il tie-break decisivo (dati Auditel). Nel 2015 la brindisina Pennetta e tarantina Vinci disputarono la finale di US Open stabilendo un primato storico: mai due italiane, o italiani, si erano contese un titolo di torneo Slam prima di loro. Tale evento ebbe risonanza mondiale poiché nelle semifinali eliminarono le prime due tenniste della classifica generale giocando colpi spettacolari e vincenti, che richiamarono tifosi e appassionati in massa per la finale: lo stadio centrale di New York risultò tutto esaurito e molte persone non riuscirono a comprare i biglietti; per onorare le due tenniste, il capo di Governo italiano e il presidente del CONI nonché il presidente della FIT raggiunsero lo stadio tramite un aereo della flotta statale italiana. Inoltre l’incontro Pennetta-Vinci fu trasmesso gratuitamente in diretta dall’emittente televisiva Deejay TV – NOVE con le cerimonie di apertura e premiazione: nelle città di Brindisi e Taranto furono allestiti schermi giganti in piazze centrali.

Per alcuni anni, il tennis in chiaro è stato limitato a quattro partite, cioè una semifinale e la finale dei tornei maschile e femminile degli Internazionali d’Italia, trasmesse su Italia1, che dal 2004 al 2013 ha detenuto i diritti su queste fasi del massimo torneo italiano.

Lo scenario cambia dal 2009 a causa di due fattori: l’ingresso di SuperTennis nel panorama televisivo italiano e il ritorno d’interesse originato dalle vittorie delle quattro tenniste italiane sopracitate in tornei importanti. Per la prima volta dal 1998, la Rai è tornata ad acquisire i diritti del secondo Slam dell’anno trasmettendo incontri sui canali Rai Sport 1 e Rai Sport 2.

Colomba pasquale

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Colomba Pasquale
Colomba.jpg

Colomba pasquale

Origini
Luogo d’origine Italia Italia
Regione Lombardia
Zona di produzione Milanese
Dettagli
Categoria dolce
Riconoscimento P.A.T.
Settore Paste fresche e prodotti della panetteria, della biscotteria, della pasticceria e della confetteria
Ingredienti principali
  • farina di frumento
  • zucchero
  • uova
  • burro
  • scorze di agrumi canditi
  • lievito naturale
  • sale

[1]

Colombe Pasquali, i Palummeddi, Pastifuorti
Cuddura cull'ova.jpg

Una palummedda siciliana

Origini
Luogo d’origine Italia Italia
Regione Sicilia
Zona di produzione area dei Monti Iblei, Provincia di Ragusa in origine, diffusa nel resto della Sicilia.
Dettagli
Categoria dolce
Riconoscimento P.A.T.
Settore Paste fresche e prodotti della panetteria, della biscotteria, della pasticceria e della confetteria

Con colomba pasquale si indicano diversi dolci pasquali tipici dell’Italia. Vi sono due principali dolci cui fa riferimento la dizione “colomba pasquale”: uno è la colomba pasquale inventata in Lombardia negli anni trenta del 1900 dalla Motta[2][3] e poi diventata quella commercialmente più diffusa in tutta Italia, l’altro di più antica tradizione è la colomba pasquale diffusa in Sicilia e chiamata anche it palummeddi o pastifuorti.[4][5] Entrambe sono state ufficialmente inserite nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) e riconosciute come tipiche dei rispettivi territori (Lombardia e Sicilia).[6]

Colomba Milanese[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio della glassatura con mandorle e codette di zucchero

Fu Dino Villani, direttore pubblicità della ditta milanese Motta, già celebre per i suoi panettoni natalizi, che negli anni trenta del 1900 per sfruttare gli stessi macchinari e la stessa pasta, ideò un dolce simile al panettone, ma destinato alle solennità della Pasqua. La ricetta poi venne ripresa da Angelo Vergani che nel 1944 fondò la Vergani srl, azienda di Milano che ancora oggi produce colombe.

Da allora la colomba pasquale si diffuse sulle tavole di tutti gli italiani, e anche ben oltre i confini dell’Italia. L’impasto originale, a base di farina, burro, uova, zucchero e buccia d’arancia candita, con una ricca glassatura alle mandorle, ha successivamente assunto varie forme e varianti.

Leggende sul dolce in Lombardia[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono leggende che vorrebbero far risalire questo dolce pasquale in epoca longobarda, addirittura al re longobardo Alboino che durante l’assedio di Pavia (metà VI secolo) si vide offrire, in segno di pace, un pan dolce a forma di colomba. Un’altra leggenda vuole la colomba pasquale legata alla regina longobarda Teodolinda ed il santo abate irlandese San Colombano. La leggenda vuole che San Colombano al suo arrivo in città, attorno al 612 venisse ricevuto dai sovrani longobardi e invitato con i suoi monaci ad un sontuoso pranzo. Gli furono servite numerose vivande con molta selvaggina rosolata, ma Colombano ed i suoi, benché non fosse di venerdì, rifiutarono quelle carni troppo ricche servite in un periodo di penitenza quale quello quaresimale. La regina Teodolinda si offese non capendo, ma l’abate superò con diplomazia l’incresciosa situazione affermando che essi avrebbero consumato le carni solo dopo averle benedette. Colombano alzò la mano destra in segno di croce e le pietanze si trasformarono in candide colombe di pane, bianche come le loro tuniche monastiche. Il prodigio colpì molto la regina che comprese la santità dell’abate e decise di donare il territorio di Bobbio dove nacque l’Abbazia di San Colombano. La colomba bianca è anche il simbolo iconografico del Santo ed è sempre raffigurata sulla sua spalla.

Le colombe pasquali siciliane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cudduruni.

Sono piccoli dolci a forma di colomba, galletti o semplicemente rombi su cui sono incisi disegni o punzonature. Sono dolci a “pastaforte” realizzati con zucchero, farina doppio zero e cannella. La zona di produzione sono i comuni dell’area dei Monti Iblei in provincia di Ragusa.[5] In passato oltre che per le festività pasquali venivano scambiate come regali tra fidanzati. Spesso si include nella forma un uovo sodo come decorazione e simbolo legato alla Pasqua. Anche se in origine le forme richiamano le colombe vi sono varianti a forma di canestro o gabbietta soprattutto quando sono decorate con l’uovo sodo.[7]

San Francesco e gli uccelli

Predica agli uccelli

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
La predica agli uccelli
Giotto di Bondone - Legend of St Francis - 15. Sermon to the Birds - WGA09139.jpg
Autore Giotto
Data 12901295 circa
Tecnica affresco
Dimensioni 270×200 cm
Ubicazione Basilica superiore di Assisi, Assisi

La Predica agli uccelli è la quindicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto. Fu dipinta verosimilmente tra il 1295 e il 1299. Misura 270×200 cm, più breve delle altre scene perché si trova sulla controfacciata (come la scena del Miracolo della sorgente).

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Questo episodio appartiene alla serie della Legenda maior (XII,3) di san Francesco: “Andando il beato Francesco verso Bevagna, predicò a molti uccelli; e quelli esultanti stendevano i colli, protendevano le ali, aprivano i becchi, gli toccavano la tunica; e tutto ciò vedevano i compagni in attesa di lui sulla via.”

Secondo la tradizione, la predica agli uccelli ebbe luogo sull’antica strada che congiungeva il castello di Cannara a quello di Bevagna[1]. Oggi il punto dove San Francesco d’Assisi fece il miracolo è segnalato da una pietra sita in località Piandarca nel Comune di Cannara in un’area ancora oggi incontaminata, raggiungibile attraverso un sentiero che inizia appena fuori il paese e si snoda attraverso i campi. Nei pressi della pietra e lungo l’attuale strada che porta a Bevagna (la SP403) è edificata anche una piccola edicola a ricordo del miracolo.

È una delle scene più famose del ciclo, perché racconta un episodio molto amato dalla devozione popolare: forse Bonaventura voleva alludere con questo episodio alla capacità di Francesco di parlare a poveri ed emarginati. Il santo è rappresentato invecchiato e il suo volto esprime una grande dolcezza. Gli alberi sono a grandezza naturale, a differenza di quelli dipinti nei paesaggi bizantineggianti di scene come l’Elemosina del mantello o il Miracolo della sorgente. Lo sfondo è di una semplicità accattivante, con alberi in primavera sullo sfondo del cielo di lapislazzuli; nella parte centrale il colore è in parte caduto lasciando un tono più chiaro.

Alla scena vennero dedicate numerosissimi studi esegetici e divagazioni letterarie, in particolare riguardo all’interrelazione tra la personalità di Giotto e le idee francescane. Danneggiata dall’umidità, della quale hanno sofferto anche altre scene della controfacciata, presenta lacune in corrispondenza degli uccelli poiché dipinti in larga parte a secco.[2]

Anche in questa scena, come in quelle vicine, gli incarnati rivelano i modi del “secondo capo bottega”, che alcuni indicano in Pietro Cavallini.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

nel dipinto ambientato in un paesaggio naturale compaiono in primo piano San Francesco, gli uccelli, un albero e un frate.

San Francesco è rappresentato con il suo solito vestito, scalzo, e con un’aureola sopra il capo, esso incontra uno stormo d’uccelli che non vola via subito e così il santo gli rivolge una predica.

gli uccelli attendono speranzosi le parole del santo e dopo essere benedetti volano via.

il frate posto al fianco del santo osserva sbalordito la scena.

in secondo piano troviamo un secondo albero posto dietro al frate e il cielo. i colori che caratterizzano l’affresco sono il marrone e l’azzurro

Note[modifica | modifica wikitesto]