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Sogno

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Sogno del nobiluomo, Antonio de Pereda. Questo dipinto, oggi custodito a Madrid, rappresenta un sogno di un gentiluomo seicentesco.

Il sogno dell’eunuco da Jean Lecomte du Nouÿ.

« Sogna perché nel sonno puoi trovare quello che il giorno non ti può dare »
(Jim Morrison)

Il sogno (dal latino somnium, derivato da somnus, “sonno”)[1] è un fenomeno psichico legato al sonno, in particolare alla fase REM, caratterizzato dalla percezione di immagini e suoni riconosciuti come apparentemente reali dal soggetto sognante. Lo studio e l’analisi dei sogni inducono a riconoscere un tipo di funzionamento mentale avente leggi e meccanismi diversi dai processi coscienti di pensiero che sono invece oggetto di studio della psicologia tradizionale.

Nel ‘900 Sigmund Freud nella sua celebre opera L’interpretazione dei sogni tentò di spiegare questa modalità di funzionamento dell’apparato psichico descrivendo la psicologia dei processi onirici e suddivise il funzionamento dell’apparato psichico in due forme che chiamò processo primario e processo secondario. Secondo questa teoria psicoanalitica classica, il sogno sarebbe la realizzazione allucinatoria durante il sonno di un desiderio rimasto inappagato durante la vita diurna.

Dopo Freud molti analisti di varie correnti si sono interessati al sogno. Contributi originali sono stati portati nel 1952 da Ronald Fairbairn, per cui il sogno sarebbe un fenomeno schizoide, da interpretare alla luce della teoria degli oggetti parziali della Klein, ponendo l’accento sull’aspetto simbiotico della personalità.

Walter Bonime nel 1962 propone una teoria del sogno basata sulla concezione che il sogno sia un autoinganno volto a preservare e a rafforzare un modello di vita, ponendo l’accento sull’aspetto comportamentale sociale della personalità.

L’arte divinatoria che pretende di interpretare i sogni si chiama oniromanzia; mentre la capacità di prendere coscienza dei sogni viene definita onironautica o sogno lucido.

Neurologia dei sogni[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste una definizione biologica universalmente accettata dei sogni. In generale si osserva una forte corrispondenza con la fase REM, in cui l’elettroencefalogramma rileva un’attività cerebrale paragonabile a quella della veglia. I sogni che siamo in grado di ricordare, non avvenuti durante la fase REM, sono a confronto più banali.[2] Un uomo in media sogna complessivamente per sei anni durante la sua vita,[3] circa due ore per ogni notte[4]. Non si conosce ancora l’area del cervello in cui hanno origine i sogni, né sappiamo se abbiano origine in una singola area o se più parti del cervello vi concorrano, né conosciamo la funzione dei sogni per il corpo e la mente.

Fasi del sonno[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sonno.

Quando il corpo avverte la necessità di dormire, i neuroni situati nelle vicinanze degli occhi iniziano a mandarvi segnali. Secondo Michael Smith, questi neuroni sono situati tanto vicino a quelli che controllano le palpebre che queste iniziano ad apparire “pesanti”.[5] Le ghiandole secernono un ormone che favorisce il sonno e i neuroni inviano segnali al midollo spinale che rilassa il corpo.

Scoperta della fase REM[modifica | modifica wikitesto]

EEG mostra le onde cerebrali durante la fase REM

Nel 1953 Eugene Aserinsky scoprì la fase REM lavorando nello studio del suo assistente, già dottore in filosofia.[davvero laureato in filosofia oppure PhD?] Aserinsky notò che gli occhi dei dormienti, durante il sonno, si muovono pur con le palpebre chiuse, mentre usava un poligrafo per registrare le onde cerebrali durante questi periodi. In una sessione svegliò un paziente che stava piangendo durante la fase REM, potendo quindi trovare conferma in quanto aveva presupposto precedentemente.[6] Nel 1953 Aserinsky e il suo assistente pubblicarono gli studi effettuati sulla rivista Science.[7]

Nel 1976 J. Allan Hobson e Robert McCarley proposero una nuova teoria che cambiò radicalmente il sistema di ricerca, sfidando la precedente visione freudiana dei sogni come desideri del subconscio che dovrebbero essere interpretati. La teoria di attivazione di sintesi asserisce che le esperienze sensitive sono fabbricate dalla corteccia come un mezzo per interpretare i segnali caotici dai ponti neuronali. Questi propongono che, durante la fase REM, le onde della sinapsi ascendente PGO (ponto-genicolo-occipitale) stimolino la parte alta del mesencefalo e del prosencefalo, producendo rapidi movimenti degli occhi. Il proencefalo, così attivato, sintetizza il sogno all’esterno delle informazioni generatesi internamente. Questi presumono inoltre che le stesse strutture indurrebbero anche le informazioni sensoriali della fase REM.

Le ricerche di Hobson e McCarly nel 1976 suggerirono che i segnali interpretati come sogni hanno origine nel tronco del cervello durante la fase REM. Comunque la ricerca di Mark Solms suggerisce che i sogni sono generati nel romboencefalo e che la fase REM e i sogni non sono direttamente correlati.[8] Lavorando nel reparto di neurochirurgia in ospedali a Johannesburg e Londra, Solms aveva accesso a pazienti con vari danni al cervello. Cominciò quindi a interrogare pazienti sui loro sogni e scoprì che coloro che avevano registrato danni al lobo parietale avevano smesso di sognare; questa scoperta era in linea con la teoria del 1977 di Hobson. Comunque Solms non incontrò casi di perdita della capacità di sognare nei pazienti che avevano danni al tronco cerebrale. Questa conclusione lo portò a mettere in discussione la teoria prevalente di Hobson, secondo cui il tronco è la fonte dei segnali che vengono interpretati come sogni. Solms formulò l’idea del sogno come una funzione di molteplici e complesse strutture cerebrali, confermando quanto presupposto dalla teoria freudiana dei sogni, idea che aveva incontrato le critiche di Hobson.[9]

Teoria dell’attivazione continua[modifica | modifica wikitesto]

Combinando le ricerche di Hobson e Solms, la teoria di continual-activation del sognare presentata da Jie Zhang propone che sognare è un risultato dell’attivazione del cervello e della sintesi allo stesso tempo, poiché il sogno e la fase REM del sonno sono controllati da differenti meccanismi cerebrali. Zhang ipotizzò che le funzioni del dormire sono una sorta di trasferimento delle informazioni dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine, sebbene non vi sia una assoluta certezza sulla teoria del “consolidamento” della memoria. Il sonno non-REM tratta la memoria consapevole-relativa, e il sonno-REM tratta la memoria relativa e inconscia (memoria procedurale)

Zhang presunse che, durante la fase REM, la parte inconscia del cervello sia occupata nel processare la memoria procedurale; nel frattempo, il livello di attività nella parte consapevole del cervello scende a un livello molto basso come i contributi dal sensorio, che risulta fondamentalmente disconnesso. Questo provoca il meccanismo di “continuo-attivazione” che genera un fiume di dati dalla memoria immagazzinata alla parte consapevole del cervello. Zhang propone che, col coinvolgimento del sistema pensante e associativo, sognando, il cervello del sognante mantenga la stessa memoria finché si verifica la sua successiva inserzione. Questo spiegherebbe perché i sogni hanno ambo le caratteristiche della continuità (all’interno di un sogno) e dei cambi improvvisi (tra due sogni).[10][11]

Sogni e memoria[modifica | modifica wikitesto]

Eugen Tarnow suggerì che i sogni sono una forma di stimolazione continua della memoria a lungo termine, durante tutto il corso della vita. La stranezza dei sogni è dovuta alla configurazione della memoria a lungo termine, memore delle scoperte di Wilder Penfield e Rasmussen, secondo cui le stimolazioni elettriche della corteccia cerebrale darebbero origine a esperienze sensoriali del tutto simili ai sogni.

Durante la normale attività giornaliera una funzione esecutiva interpreta la memoria a lungo termine, verificando la veridicità dei singoli eventi. La teoria di Tarnow è una riscrittura della teoria di Sigmund Freud sui sogni, in cui l’inconscio è sostituito col sistema di memoria a lungo termine e il Lavoro di Sogno di Freud descrive la struttura di memoria a lungo termine.[12]

Ippocampo e memoria[modifica | modifica wikitesto]

Locazione dell’ippocampo

Uno studio del 2001 ha mostrato l’evidenza che le ubicazioni illogiche, i caratteri e i flussi di sogno possono aiutare il cervello a fortificare il concatenamento e il consolidamento della memoria semantica. Questa occasione potrebbe realmente verificarsi in quanto durante la fase REM il flusso di informazioni tra l’ippocampo e la corteccia si riduce. Livelli in aumento dell’ormone dello stress Cortisolo fanno inoltre decrescere (spesso durante il sonno di REM) la comunicazione. Una tappa del consolidamento della memoria è il concatenamento di ricordi distanti ma correlati. Payne e Nadel hanno ipotizzato che i ricordi vengano concatenati in un resoconto liscio simile al processo che accade quando la mente è sotto stress.

Funzione dei sogni[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono molte ipotesi relative alla funzione dei sogni. Durante la notte ci possono essere molti stimoli esterni, ma la mente rielabora gli stimoli e ne fa parte integrante dei sogni, nell’ordine in cui il sonno procede. La mente sveglia l’individuo nel caso si dovesse trovar in pericolo o se qualificato a rispondere a certi suoni; ad esempio un bambino che piange. I sogni possono permettere anche alle parti represse della mente di essere soddisfatte attraverso la fantasia mentre tiene la mente lontana da pensieri che ne causerebbero un risveglio improvviso.[13]

Freud suggerì che gli incubi lasciano al cervello la funzione di controllare le emozioni; esse sono il risultato delle esperienze “dolorose”. I sogni lasciano anche esprimere alla mente sensazioni che sarebbero normalmente soppresse da svegli, tenendoci così in armonia. Inoltre, l’attività onirica, può offrire una vista sulle emozioni legate ad eventi futuri (accade nel periodo di veglia, in occasione di un colloquio di lavoro o, comunque, di una esperienza emozionante).

Carl Gustav Jung suggerì che i sogni possono compensare atteggiamenti unilaterali attuati da svegli.

Ferenczi propose che il sogno può comunicare qualcosa che non si sta dicendo completamente. Ci sono state anche analogie con le operazioni di manutenzione automatica dei computer operate quando questi sono in modalità offline. I sogni possono rimuovere “nodi parassiti” ed altra “spazzatura” mentale.[14][15] Essi possono creare anche nuove idee, attraverso la generazione di mutazioni di “pensieri casuali”; alcune di queste possono essere rifiutate dalla mente come inutili, altre possono essere viste come preziose e mantenute. Blechner[16] definì questa come la teoria dell’Onirismo Darwiniano. I sogni possono, inoltre, regolare l’umore.[17]

Hartmann[18] disse che i sogni possono funzionare come la psicoterapia “attivando connessioni in un posto sicuro” e, quindi, permettono al sognante di integrare “cose e pensieri” che, altrimenti, verrebbero dissociati (nella fase conscia).

Recenti studi di Griffin hanno condotto alla formulazione della “teoria di adempimento dell’aspettazione di sognare” che suggerisce che sognando metaforicamente si completino modelli di aspettazione emotiva e, consequenzialmente, si abbassino i livelli di stress (diminuzione della produzione del cortisolo).[19][20]

Sogni lucidi[modifica | modifica wikitesto]

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