«La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza» (Lev Tolstoj)

Wikipedia libera in Turchia!

Il 29 aprile le autorità turche hanno bloccato l’accesso a tutte le versioni linguistiche di Wikipedia, ledendo il diritto di milioni di persone di accedere a informazioni storiche, culturali e scientifiche neutrali e munite di fonti verificabili.
La comunità di lingua italiana esprime la sua solidarietà alla popolazione turca e chiede il ripristino del libero accesso all’enciclopedia.

Firma l’appello dei Wikipediani e diffondi la notizia in Rete.

Tre Cime di Lavaredo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Tre Cime di Lavaredo
Drei Zinnen
Drei Zinnen-Tre Cime Di Lavaredo 6.JPG

Le Tre Cime di Lavaredo viste da nord

Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Provincia Belluno Belluno
Bolzano Bolzano
Altezza 2 999 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 46°37′06.96″N12°18′19.8″ECoordinate: 46°37′06.96″N 12°18′19.8″E (Mappa)
Altri nomi e significati Drei Zinnen (tedesco)
Tre Thìme (ladino)
Data prima ascensione 21 agosto 1869
Autore/i prima ascensione Paul Grohmann con le guide Franz Innerkofler e Peter Salcher
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia

Tre Cime di LavaredoDrei Zinnen
Tre Cime di Lavaredo
Drei Zinnen
Mappa di localizzazione: Alpi

Tre Cime di Lavaredo
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Orientali
Grande Settore Alpi Sud-orientali
Sezione Dolomiti
Sottosezione Dolomiti di Sesto, di Braies e d’Ampezzo
Supergruppo Dolomiti di Sesto
Gruppo Gruppo delle Tre Cime di Lavaredo
Codice II/C-31.I-A.4

Le Tre Cime di Lavaredo (Drei Zinnen in tedesco; Tré Thìme in dialetto cadorino[1]) sono tre delle cime più famose delle Dolomiti, nelle Dolomiti di Sesto. Sono considerate tra le meraviglie naturali più note nel mondo dell’alpinismo.

Si possono raggiungere dal lago di Misurina, da Auronzo di Cadore, da Dobbiaco e dalla val di Sesto e permettono la vista panoramica delle cime circostanti e del parco Naturale Tre Cime.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Le attestazioni più antiche del toponimo si riferiscono alle forme tedesche, tant’è che le denominazioni Dreyspiz (letteralmente “tre punte”), dreÿ Spitz e Zwain hohen Spizenn si riscontrano sin dal Cinque- e Seicento.[2] Nel famoso “Atlas Tyrolensis” del 1774 di Peter Anich e Blasius Hueber le cime sono indicate come 3 Zinnern Spize. Tuttavia le prove a supporto dell’origine tedesca del toponimo sono piuttosto scarne.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le Tre cime di Lavaredo fotografate negli anni della prima guerra mondiale

Fra il 1915 e il 1917 le vette delle Lavaredo costituirono il fronte di guerra. Di questo periodo rimangono ancora evidenti resti (trincee, gallerie, baraccamenti) sul massiccio e sul vicino monte Paterno.

Il 9 luglio 1974 cadde tra le Tre Cime e il monte Paterno un elicottero Bell 206 dell’Esercito Italiano (sigla “EI613”), pilotato dal Capitano Pier Maria Medici dell’ALE. A bordo inoltre vi erano due Ufficiali di SM della Brigata alpina “Tridentina” (Ten. Col. Renzo Bulfone Ca. S.M. della Brigata e il Magg. Gianfranco Lastri Capo Ufficio OAIO).[4] A memoria dell’incidente, tra i due monti si trova una lapide commemorativa, composta anche dalle stesse pale dell’elicottero.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le Tre Cime di Lavaredo assomigliano vagamente a tre dita, che puntano verso il cielo compatte, armonicamente allineate, apprezzate dagli estimatori per forme e colori.

La parete settentrionale segna esattamente il confine con il territorio di competenza del comune di Dobbiaco. Le Tre Cime di Lavaredo sono da tempo immemore nel comune di Auronzo di Cadore in provincia di Belluno in Veneto e dal 1752 il confine corre precisamente lungo la parete nord delle cime.

Il gruppo è attraversato dall’alta via n. 4, detta di Grohmann.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Le Tre Cime indicate come 3 Zinnern Spize nell’Atlas Tyrolensis del 1774

Le Tre Cime sono composte da:

  • la più alta è la Grande, ossia la centrale (2.999 m s.l.m.);
  • la seconda è la Cima Ovest (2.973 m);
  • la Cima Piccola è la più bassa (2.857 m).
  • Il confine delle Tre Cime di Lavaredo corre in cresta alle stesse, attraversandole in senso longitudinale, il versante sud fa parte del territorio di Auronzo di Cadore, il versante nord a quello di Dobbiaco.

Punti panoramici[modifica | modifica wikitesto]

I punti panoramici più conosciuti sono quelli che si possono ottenere dalla val di Landro, presso il vecchio paese (ora al suo posto c’è un albergo) dove si ha un profilo laterale delle Tre Cime, oppure dal rifugio Auronzo o ancora dal rifugio Antonio Locatelli.

Ma forse la vista migliore delle Tre Cime si ha dal monte Piana e dalla cima di alcune vette, che si ergono nelle sue vicinanze, come la Torre di Toblin o il monte Paterno.

Rifugi[modifica | modifica wikitesto]

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

L’esteso altipiano ai piedi delle Tre Cime rappresenta un importante spartiacque idrografico.

  • Verso nord-nordest i piccoli torrenti e i rigagnoli scorrono attraverso le valli Sassovecchio (Altensteintal) e Campo di Dentro (Innerfeldtal), sfociando nel rio Sesto e poi attraverso la Drava e successivamente il Danubio, nel mar Nero.
  • La Rienza, che sgorga ai piedi delle Tre Cime, sul versante settentrionale, scorre verso ovest attraverso le valli Rienza e Pusteria e poi confluendo nell’Isarco e nell’Adige, sfocia nel mare Adriatico.
  • Dall’altopiano verso sud invece le acque scorrono prima attraverso la val Marzon, e raggiungono poi il mare Adriatico presso Jesolo dopo essere confluite nei fiumi Ansiei e Piave.

Raggiungibilità[modifica | modifica wikitesto]

Le Tre Cime di Lavaredo viste da ovest

Alpinismo[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Alcuni dei contenuti riportati potrebbero generare situazioni di pericolo o danni. Le informazioni hanno solo fine illustrativo, non esortativo né didattico. L’uso di Wikipedia è a proprio rischio: leggi le avvertenze.

Il massiccio è di estremo interesse e fama nel modo alpinistico.

Le prime ascensioni delle tre vette avvennero fra il 1869 e il 1881 lungo i più articolati versanti meridionali, che si specchiano nel lago di Misurina. Il primo salitore della Cima Grande fu il viennese Paul Grohmann, accompagnato dalla guida di Franz Innerkofler e Peter Salcher. La Cima Piccola è stata salita nel 1881 dalla guida Michel Innerkofler lungo un itinerario che all’epoca si collocava fra i più difficili. Oggi le tre vie normali, le cui difficoltà si aggirano fra il II e il III grado, sono belle ascensioni alla portata di molti alpinisti.

Dopo l’epoca delle vie normali l’interesse si rivolse nuovamente al massiccio negli anni immediatamente precedenti la Prima Guerra Mondiale (fra il 1909 e il 1914), con le belle imprese di grandi personaggi dell’alpinismo come Angelo Dibona (spigolo nord-est della Cima Grande), Paul Preuss (ascensione alla Cima Piccolissima), Hans Dülfer (pareti ovest delle Cime Grande e Ovest e parete nord della Punta di Frida) e Rudolf Fehrmann (parete nord della Cima Piccola). Sono gli anni del V grado e gran parte di questi itinerari incontra ancora oggi il favore degli alpinisti grazie alla loro bellezza.

Le Tre Cime di Lavaredo e il Monte Paterno

Dopo la Grande Guerra, l’alpinismo si avvia all’epoca “eroica” del sesto grado. Forse l’ascensione più emblematica di quel momento storico fu proprio quella che nel 1933 il triestino Emilio Comici e i cortinesi Giuseppe ed Angelo Dimai portarono a termine sulla strapiombante parete nord della Cima Grande, per lungo tempo ritenuta inaccessibile. L’ascensione, che a suo tempo destò un’eco incredibile, è un classico dell’alpinismo d’élite ed è ancora oggi molto ambita e frequentata. Pochi mesi dopo lo stesso Comici traccerà un altro itinerario classicissimo di VI grado: il celebre Spigolo Giallo (Gelbe Kante), lungo il versante sud della Cima Piccola. Due anni più tardi fu scalata la parete nord della Cima Ovest da parte di Riccardo Cassin e Vittorio Ratti, ascensione ancora oggi impressionante per concezione e difficoltà superate.

Dopo queste salite, alla fine degli anni cinquanta, si impose la filosofia della “direttissima”. Fra il 1958 e il 1959 i riflettori si puntano di nuovo sul versante settentrionale delle Tre Cime. Con larghissimo uso di mezzi artificiali (chiodi, chiodi a pressione, staffe), vengono aperte le direttissime alla Cima Grande (dai tedeschi Dieter Hasse e Lothar Brandler) ed alla Cima Ovest (tre vie quasi parallele aperte dagli Scoiattoli di Cortina, dalla cordata svizzera di Hugo Weber e Albin Schelbert e da quella francese di René Desmaison e Pierre Mazeaud), lungo la cui parete si accese una vera e propria corsa.

Solo in tempi recenti lungo questi versanti sono state tracciate vie che salgono con assoluta preponderanza dell’arrampicata libera della massima difficoltà (IX grado), come le vie dei fratelli cecoslovacchi Koubal (1989) sulla Cima Grande e di Franc Knez sulla Piccolissima e la Grande, aperte con assicurazioni tradizionali, ed alle numerose vie aperte con l’uso di spit, fino ad arrivare alle incredibili prestazioni degli anni 2000 del tedesco Alexander Huber, apritore di alcuni itinerari con difficoltà fino al grado 8c e salitore, in free-solo (cioè senza l’ausilio di nessun mezzo di assicurazione) della via di Hasse e Brandler, che cinquant’anni prima era stata la salita che forse più di ogni altra aveva aperto l’epoca dell’artificiale.

Un personaggio importante dell’alpinismo sulle Tre Cime è Christoph Hainz che, insieme a Kurt Astner, ha aperto ben quattro nuove vie di elevata difficoltà e grande eleganza: Das Phantom der Zinne sulla Cima Grande, Alpenliebe e Pressknödl sulla Cima Ovest, Ötzi trifft Yeti sulla Cima Piccola.

È del 2011 l’impresa degli alpinisti Armin Holzer di Sesto e Reinhard Kleindl di Graz che attraversarono su una slack line lo spazio vuoto fra le singole cime.[5] Nel marzo 2012 si ha invece la prima attraversata invernale delle Tre Cime, compiuta dall’altoatesino Simon Gietl e lo svizzero Roger Schäli. Inizialmente sono saliti per la “via degli scoiattoli” della Cima Ovest, per discendere lungo la parete sud. Poi su lungo la “via Dülfer” della Cima Grande dove hanno bivaccato in parete. Il giorno seguente, dopo aver concluso la scalata alla Cima Grande, hanno concluso l’impresa salendo dalla parete ovest della Cima Piccola.[6]

Le vie classiche più ripetute[modifica | modifica wikitesto]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...