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Inferno

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Rappresentazione dell’inferno in una miniatura dell’Hortus Deliciarum di Herrad von Landsberg, 1180 circa

Inferno è il termine con il quale si è soliti indicare il luogo di punizione e di disperazione che, secondo molte religioni, attende, dopo la morte, le anime degli uomini che hanno scelto in vita di compiere il male.

Il termine “inferno” deriva dal latino infernu(m) quindi da inferus (infer) nel significato di “sotterraneo”, quindi correlato al sanscrito adhara, gotico under, avestico aẟara, quindi dall’indeuropeo *ndhero col significato di “sotto” (da cui l’inglese under, il tedesco unter, l’italiano inferiore o anche infra). La presenza della f, presente solo nel latino e nei termini da questo direttamente derivati, è per influenza dialettale osca dalla quale i Romani ereditavano la credenza che l’entrata nell'”inferus” (qui inteso come il mondo di “sotto”, dove “sono” i morti) si collocasse nei pressi di Cuma.

Il termine “inferno” viene tuttavia comunemente relazionato alla nozione propria di alcune religioni, come le religioni abramitiche, ovvero al luogo di “punizione” e di “disperazione”. Diversamente, il termine “inferi” indica comunemente quel luogo, come l’Ade greco, ove si collocano le ombre dei morti.

Presenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

L’Inferno è un concetto presente in un gran numero di culture precristiane, cristiane e non cristiane. È solitamente identificato con un mondo oscuro e sotterraneo, collegato all’operato del Dio e della creatura superiore che ha originariamente introdotto nella Creazione l’errore, la menzogna, il peccato, e, in definitiva, il principio distruttivo dell’ordine delle cose; tale creatura superiore si identifica nel diavolo, nella divinità del male o nell’ebraico/cristiano Satana, a seconda delle culture.

In tal senso il concetto di tentatore, o demonio, e il concetto stesso di male sono intrinsecamente legati. Il tentatore della religione cristiana, o divinità negativa, solitamente genera, con il suo operato, tanto l’Inferno, quanto le condizioni che vi trascinano i viventi abbrutendo le loro scelte morali.

Tuttavia, le divinità malvagie erano viste nei culti antichi in modo duplice: come potenti e terribili, ma in certa misura come positive, in quanto la loro potenza era invincibile se si fosse riusciti ad ingraziarsele; dunque erano anche venerabili e potenzialmente propizie. D’altro canto, queste divinità erano distruttive e demoniache perché il loro operato era imprevedibile e caotico, la loro intelligenza insondabile e sottile, e la loro sensibilità difficile a gestirsi, poiché era facilissimo offenderle e scatenare la loro vendetta.

Con il passare dei secoli, si nota una sempre più netta distinzione tra principio divino positivo, costruttivo e misericordioso, e il principio demoniaco, negativo, distruttivo e, quasi sempre, ingannatore. Questa impostazione è fondamentale nelle religioni monoteiste di derivazione Accadico-Semitica (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) che sono oggi le più diffuse e professate. Nelle religioni delle origini mediorientali (Babilonesi, Accadici, Semiti, Greci e Fenici) il Chaos, demonio o principe degli inferi, è l’unico vivente prima della nascita degli dei, che dal caos si originano e si coalizzano per contenerlo nei limiti dell’ordine (cosmos).

Viceversa nell’evoluzione successiva, l’origine delle cose è inanimata (In origine era il nulla) e gli viene data razionalità, senso e dunque vita da un Dio buono. Il male è una creatura superiore all’uomo che si è pervertita. Nella sua superiorità è dunque pericolosissima, ma in quanto creatura e non divinità non è imbattibile a chi abbia il favore di Dio accanto. Va notato come siano considerati maligni e infernali, in linea generale, tutti i comportamenti che pervertono l’ordine verso il caos e impediscono, quantomeno ad un primo esame morale, lo svilupparsi della società. In tal senso un comportamento come il furto o l’uccisione viene visto come malvagio in sé stesso, ma positivo se rappresenta la vittoria sul nemico, come nelle Crociate cristiane, nella Jihād islamica e in altre culture ancora. Si veda Geenna.

Culti mediorientali[modifica | modifica wikitesto]

Accadici, Semitici, Caldei[modifica | modifica wikitesto]

Le religioni monoteiste, che oggi sono le più professate al mondo, affondano le loro radici negli antichi culti Accadici, Semitici, Caldei e Assiro-Babilonesi. La cosmogonia e la cosmologia delle 3 grandi religioni deriva, molto probabilmente, dalla regione e dalla popolazione delle Caldea e da lì i Babilonesi la passarono agli Ebrei. I reperti oggi decifrati risalgono a circa 3.000 anni fa e raccontano la nascita del mondo, delle cose, degli dèi e della lotta tra bene e male in modo estremamente vicino a quello che è familiare a chi professa l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam.[1]

Una leggenda, riprodotta su una piccola serie di sette tavolette, narra che all’inizio dei tempi vi era la dea Tiamtu o Tiamat (che significa “abisso”, “profondità”), raffigurata come il serpente mostruoso, possente e maligno, che spazza il mare ed abita la notte. Tiamtu genera una stirpe di creature mostruose.

Curiosamente Tiamtu viene vista sia come la generatrice del male e del caos, quanto la grande madre, origine di ogni cosa e degli stessi dèi. Tiamtu viene sfidata e vinta da Belus or Bel-Merodach, il dio del Sole.
Questi sconfigge le orde mostruose di Tiamtu formate da spiriti maligni e dragoni, che oscurano con la loro presenza la Luna. Questa stessa figura simbolica si ritrova nell’Apocalisse di San Giovanni, dove Maria secondo il cattolicesimo, l’organizzazione di Dio, secondo altre fonti, insidiata dal Dragone Satana, ha sotto i suoi piedi la luna ed una corona di stelle in capo. Infine, per assicurare che il creato possa prevalere sul caos di Tiamtu, Bel chiede agli dèi di tagliargli la testa, perché il suo sangue si mischi al suolo della terra e crei la stirpe degli animali che la preserveranno dalla distruzione.

Nello Zoroastrismo, dove è assai più netta la contrapposizione tra Dio del Bene e Dio del male, l’anima del defunto deve passare sopra il cinvato pertush, il ponte di colui che dà il rendiconto, che si stende tra il picco del Giudizio e il sacro monte Alborz, e su questo ponte sarà deciso il suo destino: esso, infatti, si stende sull’abisso degli inferi e si allarga distendendosi ampio quanto 9 giavellotti per i buoni, ma si riduce alla lama come di un rasoio per i malvagi. Caduti nell’abisso, si ritrovano condannati all’Inferno nelle mani di Ahriman, il malefico dio mentitore.

In tutti questi casi l’Inferno è un luogo sotterraneo, buio, abitato da creature mostruose, sorde ad ogni ragionevolezza e ad ogni bene così come è umanamente concepibile.

Egiziani[modifica | modifica wikitesto]

Nei culti egizi antichi l’Inferno è Amenti, ha una valenza duplice e duplice è il ruolo del dio malvagio Seth. Da un lato è il luogo di soggiorno delle anime vuote, malvagie. Dall’altro è la sede di creature primordiali e mostruose, prima fra tutte Apep, serpente gigantesco che attacca Ra, per spegnere il Sole e impedire che sorga al mattino. Il ruolo della divinità malefica e distruttrice del male è condiviso da figure molto diverse tra loro. Alle creature caotiche e mostruose di Amenti, il mondo sotterraneo, si contrappone Seth: il dio “del sole che prosciuga”, della sete febbrile che uccide, del tramonto del giorno e della distruzione delle cose.

Seth è il Signore del deserto, adorato dai carovanieri che si spostavano tra un’oasi e l’altra. Seth è una divinità a tutti gli effetti, di pari potere agli altri e che merita adorazione per la sua possanza. Assolve, inoltre, anche compiti fondamentali: è il dio della guerra e della forza bruta, che insegna ad asservire nella lotta violenta per vincere in battaglia e trovare l’onore.

Alla morte, la persona passa l’orizzonte occidentale e scende, attraverso Atmu, nell’Amenti, il mondo sotterraneo. La salvezza della sua anima dipende dalla preservazione del suo “doppio” o “altro è”, che risiede nella mummia o in una statua del suo corpo. Per frustrare i tentativi di distruzione e di consunzione di Seth e della sua corte, vengono recitate formule magiche propiziatorie per ingraziarsi il Dio oscuro e vengono inseriti nella tomba cibi e bevande.

Tuttavia l’anima per salvarsi deve anche aver condotto una vita giusta e devota. Il suo cuore viene pesato nella Sala della Verità per vedere se sia pesante o leggero, mentre il morto dichiara alle divinità: “Non commisi del male, non commisi violenza, non tormentai alcun cuore, non rubai, né feci che qualcuno fosse ucciso col tradimento. Non ridussi i sacrifici, non ferii, non dichiarai il falso né feci piangere alcuno, non mi masturbai né fornicai. Non peccai, o commisi perfidie, non danneggiai la terra coltivata, non fui l’accusatore di alcuno, non mi infuriai senza una buona ragione, non fui sordo alla parola della verità. Non compii stregonerie, né fui blasfemo, non feci che il servo fosse maltrattato dal suo padrone, né rifiutai con odio Dio dal mio cuore”.

Il cuore è posto sul piatto di una bilancia, e, nel caso sia più pesante della piuma che è posta sull’altro piatto, sarà dato in pasto ad Ammit, (la divoratrice) creatura mostruosa di Amenti, oppure sarà reincarnato in un maiale e rispedito nel suo mondo. Tale rituale mistico è detto psicostasia, cioè “pesatura dell’anima”. Tuttavia anche nell’inferno Seth ha una valenza duplice rispetto al concetto di bene e male, perché se da un lato è il Dio della distruzione e della consunzione del duplice della persona morta, dall’altro è uno degli dèi che protegge la barca di Ra che, nottetempo, transita negli inferi per risorgere nuovamente il mattino dopo. Ra viene attaccato da Apep, il serpente gigantesco e mostruoso e Seth lo difende, gettando al collo del mostro una catena di ferro, che gli fa rigettare ciò che ha inghiottito nella sua fame mostruosa. Le rare volte in cui non vince, si ha un’eclissi di Sole. Con il passare del tempo il culto di Seth diminuisce, ed egli diviene una divinità minore, realmente crudele e malvagia, che slitterà poi, con la tradizione cristiana, nella figura di Satana.

Religioni antiche[modifica | modifica wikitesto]

Etruschi e civiltà prelatine[modifica | modifica wikitesto]

Gli dei nemici dell’uomo erano Vetisl e Velkans; il dèmone Charun allontanava l’anima dei morti dal corpo con un colpo di martello. L’intero ciclo della vita umana era ordinato secondo la cosiddetta ” disciplina etrusca ” , che codificava, in dieci ere del mondo precise strutture di spazio e di tempo. Al centro di questa dottrina si collocano la morte dell’uomo e la rappresentazione di una vita ultraterrena nella gioia celeste o nel tormento infernale.[2]

Greci e Romani[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ade (regno), Mitologia greca e Mitologia romana.

Orfeo sceso agli Inferi canta al cospetto di Ade e Proserpina, incisione di Virgil Solis per le Metamorfosi di Ovidio, XVI secolo.

Nella civiltà greca, ed in seguito quella romana, non compare tanto il termine “Inferno”, quanto il termine “Inferi”, per indicare il sotterraneo “regno dei morti”, il cui re è il dio Ade (Plutone o Dite per i Romani) e la cui regina è Persefone (Proserpina per i Romani).

Ade come denominazione di “regno degli Inferi”, in realtà, è solo una trasposizione che identifica tale regno col suo stesso re e signore.

Il regno dei morti greco/latino era, al contrario di quello ebraico e cristiano, un vero e proprio luogo fisico, al quale si poteva persino accedere in terra da alcuni luoghi impervi, difficilmente raggiungibili o comunque segreti e inaccessibili ai mortali; nella tradizione greca, per esempio, uno degli ingressi all’Ade si trovava nel paese dei Cimmeri, che si trovava al confine crepuscolare dell’Oceano, e proprio in questa regione remota Odisseo dovette recarsi per discendere all’Ade ed incontrare l’ombra dell’indovino Tiresia; nella tradizione romana, invece, uno degli ingressi infernali si trovava vicino al lago dell’Averno, che poi divenne il nome del regno infernale stesso, dal quale Enea discese insieme alla Sibilla cumana. Per quanto riguarda la geografia e la topografia degli Inferi, Omero (nell` Odissea) non gli dà un carattere di vero e proprio “regno” esteso, ma lo descrive solamente come una sfera fisica oscura e misteriosa, perlopiù preclusa ai viventi, dove soggiornano in eterno le ombre (e non le anime) di tutti gli uomini, senza apparente distinzione tra ombre buone ed ombre malvagie, e senza nemmeno un’assegnazione di pena o di premio in base ai meriti terreni. Solo in seguito si formò il concetto dei Campi Elisi, ovvero il luminoso luogo ove soggiornano in eterno le anime pie e virtuose, senza gioia né tristezza, e il concetto del Tartaro, cioè il tenebroso e terribile luogo dove in eterno vengono punite le anime dei malvagi; celebri pene del Tartaro sono quelle di Sisifo e di Tantalo. Con Virgilio, poi, che nell’Eneide narra la discesa di Enea agli Inferi, la topografia infernale raggiunge la sua massima espressione, nonché estensione: anche il poeta latino divide gli Inferi tra Tartaro e Campi Elisi, ma aggiunge il “Vestibolo“, l’atrio infero popolato da mostri e demoni vari, e, recuperando la tradizione greco-latina, nomina i fiumi infernali, cioè Stige, Acheronte, Flegetonte, Lete e Cocito. Inoltre, è sua invenzione poetica la ” città di Dite”, ovvero la città del re degli Inferi (Dite, appunto) che verrà ripresa nella Divina Commedia da Dante Alighieri come la città del re dell’Inferno, cioè Lucifero. Comunque, le pene del Tartaro o il premio dei Campi Elisi non erano decisi dagli dèi, bensì dai 3 giudici infernali Minosse, Radamanto (fratello di Minosse) ed Eaco, che, in base alla condotta morale tenuta in vita dell’ombra, le assegnavano la propria dimora eterna. Per raggiungere il luogo dove i giudici emettevano il verdetto bisognava entrare dall’ingresso guardato da cerbero poi raggiungere il fiume Acheronte e pagare Caronte per essere traghettati dall’altra parte.

Ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

1leftarrow blue.svgVoci principali: Gan Eden, Ghehinnom.

Nell’Ebraismo antico l’Inferno comincia a cambiare considerevolmente connotazione, rispetto alle altre culture, e continua il suo processo di spiritualizzazione. Satana, l’essere superiore attore del male, si configura non più come un dio, ma come una creatura che proviene da Dio stesso e, in una certa accezione, è un suo servitore. Satana dovrebbe annunciare l'”Ira di Dio” e la sua vendetta ai peccatori, ma si diverte crudelmente a tormentarli per il puro gusto della malvagità dell’atto e delle sofferenze indicibili che questo causa. [Senza fonte]

In quest’ottica tanto l’Inferno quanto il demonio stesso acquisiscono i nomi ed alcuni tratti caratteristici dei culti dei popoli nemici vicini, i peccatori per eccellenza e traditori della chiamata del Dio di Abramo, che si macchiano dei peggiori crimini. Così il demonio assume anche il nome di Belzebù, una divinità Fenicia, e Hinnom (cioè la Gehenna) diviene il nome dell’Inferno al posto di Sheol, il “posto dei morti sottoterra”. Hinnom era il nome del posto dove veniva adorato Moloch, il cui idolo era di bronzo e ospitava una fornace ardente dove venivano gettate le vittime, solitamente giovani, dei sacrifici umani. L’Inferno passa dunque da semplice luogo “sotterraneo” a fornace ardente dove i malvagi soffrono bruciando, a causa della presenza corruttrice di una creatura tentatrice, inconcepibilmente e gratuitamente malvagia: un’immagine che ritroviamo successivamente nel culto cristiani.

Nel Ghehinnom sono presenti sette livelli in cui vengono puniti sette tipi di peccatori con un fuoco alimentato dalla loro cattiva inclinazione; l’angelo incaricato delle punizioni assieme ad altre migliaia di angeli distruttori è Dumah.

Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

“Inferno”: Gehenna, 2007

Nell’Antico Testamento[modifica | modifica wikitesto]

  • Seol[3]: Genesi 37:35, 42:38, 44:29, 44:31, ecc.
  • Hinnom[4]: Geremia 19:6, ecc.

Eppure Qoelet (Ecclesiaste) 3,19-20 afferma:

« 19.Infatti la sorte degli uomini è la stessa che quella degli animali: come muoiono questi così muoiono quelli. Gli uni e gli altri hanno uno stesso soffio vitale, senza che l’uomo abbia nulla in più rispetto all’animale. Gli uni e gli altri sono vento vano.20.Gli uni e gli altri vanno verso lo stesso luogo: gli uni e gli altri vengono dalla polvere, gli uni e gli altri tornano alla polvere. »

Nella Septuaginta (la traduzione ebraica dell’Antico Testamento in greco) Seol divenne Ades, Hinnom divenne Gehenna.

Nel Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel testo greco inferno si distingue fra Ades (la tomba, Seol) e Gehenna (fuoco, Valle di Hinnom).

La parola latina “inferno” non assume nelle scritture greche del nuovo testamento il significato di tormento di fuoco o luogo abitato dalle fiamme. Il termine latino “inferno” che nelle bibbie italiane non traduce in maniera sempre uniforme il termine greco Ade mantiene il significato che troviamo nell’antico testamento cioè luogo di inattività. Gli scrittori del Nuovo Testamento nel citare brani del Vecchio Testamento dove compare la parola Sheol la traducono con ade. Gli ebrei non concepivano l’uomo dotato di un’anima immortale [senza fonte] pertanto sembra che il significato attuale dato all’inferno biblico derivi da tradizioni teologiche posteriori e risenta dell’influenza della Divina Commedia[Chi lo pensa? Cosa lo conferma?] di Dante. Cnf. Atti 2:27 con Salmi 16:10 in Biblia Hebraica Stuttgartensia con testo critico UBS.

Nella teologia cristiana[modifica | modifica wikitesto]

La dottrina cristiana sul tema infernale riprende quella ebraica e più in genere le figure tipiche delle religioni del Mediterraneo. L’Inferno è un luogo dominato dalle fiamme e dalle tenebre, da cui i dannati possono vedere i santi, i beati e che riposano nella beatitudine del Paradiso e non possono ottenere sollievo alcuno (il cattolicesimo ha introdotto nel Medioevo anche i dogmi relativi al Purgatorio). La teologia ortodossa, ricollegandosi al concetto di apocatastasi, afferma che non si tratti di una condizione eterna ma limitata nel tempo[7]. I Testimoni di Geova sostengono non esista nemmeno come realtà effettiva[8]. Le altre correnti teologiche cristiane sostengono invece si tratti di una condizione reale ed eterna. Generalmente la teologia cristiana si basa sul concetto di “Inferno” deducibile da varie parabole e discorsi di Gesù, tra cui ricordiamo, dal Vangelo di Matteo e di Marco:

« Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei Cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti. »
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