il toro e la mucca

Bos taurus

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Bue domestico

Cow 00.jpg
Bos taurus
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
(clade) Ungulata
Ordine Artiodactyla
Sottordine Ruminantia
Infraordine Pecora
Famiglia Bovidae
Sottofamiglia Bovinae
Tribù Bovini
Genere Bos
Sottogenere Bos
Specie B. taurus
Nomenclatura binomiale
Bos taurus
Linnaeus, 1758
Sottospecie

Una vacca di razza bruna al pascolo

Il bovino domestico (Bos taurus Linnaeus, 1758), popolarmente chiamato bue, è una specie di mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia Bovidae.[1]

La femmina del bue domestico, la vacca, viene allevata per trarne il latte, il liquido secreto dalla ghiandola mammaria per l’alimentazione della prole, molto usato nell’alimentazione umana, sia come bevanda, sia come materia prima da cui ricavare formaggio, panna, burro, ricotta e altri derivati del latte, sia come semplice ingrediente per alimenti più complessi.

I vitelli (cioè i maschi entro il primo anno di vita) vengono allevati principalmente per la carne: solo una parte viene infatti lasciata crescere per destinarla alla riproduzione.

Prima della meccanizzazione agricola (e dunque ancora oggi in molte aree del mondo) i buoi, essendo forti come i tori ma molto più mansueti grazie alla castrazione, erano spesso impiegati anche come forza motrice per macchine agricole e mezzi di trasporto.

Dalle deiezioni bovine (letame o liquami) si possono ottenere molti macroelementi e microelementi per la coltivazione dei terreni agricoli, in primis l’azoto, utile per la crescita delle piante.

A cavallo tra XX e XXI secolo sull’allevamento dei bovini è stato posto l’accento per l’effetto serra cui contribuirebbe[2]: il biochimismo digestivo bovino (e dei ruminanti in generale) produce infatti metano, gas a effetto serra[3].

Denominazioni[modifica | modifica wikitesto]

Un vitello di poche settimane

vacca bavarese

A seconda dell’età il maschio viene indicato come:

  • “balliotto”, dalla nascita al compimento della prima settimana di vita
  • vitello“, fino al primo anno di vita[4]
  • “vitellone”, dai dodici ai diciotto mesi di vita[4]
  • “manzo”, il bovino castrato dal secondo al quarto anno di vita
  • “torello”, il bovino dal secondo al quarto anno di vita
  • “bue” o “bove”, il bovino castrato che ha superato i quattro anni di vita
  • “toro”, il bovino oltre i quattro anni di vita

A seconda dell’età la femmina viene indicata come:

  • “vitella”, fino al primo anno di vita
  • “sorana” o “manzetta”, se non ha ancora partorito ed è di età inferiore ai venti mesi
  • “manza” o “giovenca”, dal primo al terzo anno di vita (“Giovenca” è la bovina che per la prima volta si trova in stato di gestazione;.
  • “vacca”, oltre i tre anni di vita, che ha figliato almeno una volta o sotto i tre anni se in stato di gravidanza
  • “scottona” è una dizione che merita una menzione a parte; il termine è nato per descrivere uno stato di persistente eccitazione sessuale che appunto è detto “calore”. Scottona è in origine la denominazione data a quelle manze che per una qualche disfunzione ormonale o anatomica non riescono a far attecchire la gravidanza e che pertanto ritornano in calore periodicamente; tipicamente ogni 3 settimane. Queste bovine, che spuntano mediamente prezzi più alti sul mercato del bovino da carne, presentano carni più tenere e succulente a causa dello stato di sovraproduzione naturale di progesterone, effetto altrimenti in passato procurato con la somministrazione di ormoni. Essendo quest’ultima tecnica ormai da tempo vietata, si è diffusa fra gli allevatori la assai discutibile pratica di indurre una sovraproduzione ormonale non attraverso l’inoculazione di ormoni di sintesi, ma procurando ad hoc una gravidanza in corso della quale la bovina viene avviata alla macellazione durante i primi periodi di gestazione. È questa la carne che si trova spesso nei banchi dei supermercati descritta come carne di “scottona”.

Il bovino femmina è comunemente chiamato col termine “mucca”, originariamente in area toscana[5][6] ed emiliana[7] e applicato alle vacche da latte[6] di colore scuro[6], perlopiù di razze svizzere[5] (Lugano)[7] di dimensioni inferiori a quelle autoctone[6]. È importante notare che “mucca”, in campo zootecnico, non è un termine corretto[8]. L’etimologia del termine “mucca” è sconosciuta: da un termine svizzero[7] o come crasi di “vacca” e “muggire”[9].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

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