Mese: aprile 2017

lo zoppo

zòppo

Vocabolario on line

zòppo agg. [lat. cloppus (in glosse), alterato forse per incrocio con zanca]. – 1. a. Di persona o animale che, per imperfezione congenita, per malattia o lesione nelle gambe o nei piedi, o per altra causa, cammina in modo difettoso (v. claudicazione): un uomo z., una donna z.; un cavallo, un cane z.; z. dal piede destro, dalla gamba sinistra, da tutt’e due i piedi; è z. dalla nascita; cammina z. perché si è slogato un piede; è diventato z. in seguito a un incidente automobilistico; rimarrà z. per tutta la vita; i reumatismi lo costringono ad andare z.; fare lo z., fingere di esserlo. Riferito all’arto difettoso: una gamba z., un piede z.; saltare, andare, correre a piè z., con un piede alzato e saltellando con l’altro (gioco di ragazzi); fig., non com., andare a piè z. nel fare una cosa, a rilento, faticosamente: potrebbe andare in paradiso in carrozza, e vuol andare a casa del diavolo a piè z. (Manzoni). Poco com., riferito al passo: Ella il seguia con passo lento e z. (Ariosto). b. Spesso sostantivato, chi è zoppo, spec. per imperfezione congenita o in modo durevole: Gesù guariva gli z.; c’è una povera z. che chiede la carità; prov.: chi va con lo z. impara a zoppicare (v. zoppicare); chi burla lo z. badi d’esser diritto, chi critica i difetti altrui, osservi prima i proprî; si conosce prima un bugiardo che uno z., le bugie si scoprono subito (cfr. il prov. le bugie sono z., equivalente del più com. le bugie hanno le gambe corte). 2. estens. a. Di mobili che tentennano perché hanno una gamba o un piede più corti (anche, e più com., zoppicante): tavolino z.; sedia zoppa. b. Nella tecnica delle costruzioni si dice genericam. di ogni struttura ad arco, a capriata o a telaio, le cui estremità (imposte dell’arco o della capriata, base dei piedritti del telaio) si trovino ad altezza diversa. Nel caso dell’arco si dice anche comunem. arco rampante. c. Nel linguaggio dei tipografi, pagina z., difetto nella composizione tipografica su due colonne, quando una di esse risulta più corta dell’altra. d. In topografia, squadra z., v. squadra, n. 1 c. 3. fig. a. Difettoso, incompleto, imperfetto, in alcune espressioni: ragionamento, discorso, periodo z. (anche, e più com., zoppicante); verso z., mal riuscito, difettoso, soprattutto metricamente (con altro valore, per indicare un effetto ricercato dal poeta, nell’espressione giambo z., che è traduz. del termine, di origine greca, coliambo). È usato talvolta per esprimere lentezza nel procedere: L’animo è pronto, ma il potere è z. (Ariosto). b. Nell’uso contabile, compensazione z., compensazione privata che non ha trovato il suo pieno svolgimento per la mancata esecuzione di un’esportazione o importazione dall’estero in contropartita. Partita z., metodo particolare di rilevazione contabile degli affari di due o più imprenditori o imprese commerciali in partecipazione, consistente nella redazione in partita doppia per le operazioni compiute dal partecipante che effettua la registrazione contabile, e in partita semplice per quelle degli altri partecipanti. ◆ Dim. zoppétto e zoppettino, zoppino; pegg. zoppàccio (tutti come sost., con i rispettivi femm. in -a).

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Come Curare l’Infezione di un’Unghia Incarnita

2 Parti:Curare l’UnghiaEvitare gli Errori Comuni

Le unghie incarnite dei piedi sono un disturbo doloroso e molesto. Quando un’unghia penetra nel tessuto morbido che la circonda e la pelle inizia a crescervi sopra, invece che sotto, allora si parla di unghia incarnita. Solitamente colpisce l’alluce, ma anche le altre dita non ne sono immuni. Oltre a causare dolore, le unghie incarnite si infettano rapidamente. Se ti accorgi di avere un’unghia incarnita che si è infettata, devi imparare come trattarla correttamente. In questo modo eviti che la situazione possa peggiorare. Seguendo i giusti passaggi, il tuo piede guarirà e tornerà alla piena efficienza in men che non si dica.[1][2]

Parte1

Curare l’Unghia

  1. Immagine titolata Remove Infection from an Ingrown Toenail Step 1
    1

    Metti in ammollo il piede. Per ridurre il dolore e il gonfiore causati da un’unghia incarnita, metti il piede (o anche solo la punta) a bagno per 10-15 minuti in acqua calda tre volte al giorno per una o due settimane.[3][4]

    • I sali di Epsom riducono il dolore e l’infiammazione. Riempi la vasca da bagno con l’acqua calda, aggiungi 1-2 cucchiai di sali di Epsom e mettici dentro il piede. Nel frattempo cerca di rilassarti. Alla fine asciugati con cura
    • Puoi procedere a questo lavaggio diverse volte al giorno, se il dolore è troppo forte da sopportare.
    • Non usare mai acqua troppo calda, ma sempre solo acqua tiepida.[5]
  2. Immagine titolata Remove Infection from an Ingrown Toenail Step 2
    2

    Solleva il bordo dell’unghia. Per alleviare un po’ la pressione causata dal bordo dell’unghia incarnita, i medici a volte suggeriscono di sollevarla leggermente. Per procedere, basta infilare un piccolo pezzo di ovatta o di filo interdentale sotto il bordo dell’unghia. In questo modo la allontani dalla pelle evitando che penetri in profondità nella carne.

    • Se hai deciso di usare del cotone idrofilo, puoi immergerlo in una soluzione antisettica, così da alleviare il dolore e prevenire infezioni sotto l’unghia.[6]
    • Se l’unghia è infetta, vale la pena assorbire ogni traccia di umidità che è rimasta intrappolata sotto di essa.
    • Se hai deciso di usare il filo interdentale, accertati che non sia cerato e aromatizzato.
    • Non inserire alcuno strumento metallico sotto l’unghia, attieniti al cotone idrofilo o al filo interdentale, altrimenti potresti peggiorare il danno.[7]
  3. Immagine titolata Remove Infection from an Ingrown Toenail Step 3
    3

    Applica una crema antibatterica. Si tratta di un prodotto molto utile per trattare un’unghia infetta. Prima di spalmarla, asciuga completamente il dito del piede. Copri la zona lesa con la pomata lasciandone uno strato spesso. Avvolgi il dito in una fasciatura, va bene anche un cerotto grande. Questa accortezza impedisce alla sporcizia di entrare nella ferita e mantiene la pomata a contatto con la cute.

    • Usa una crema antibiotica a base di bacitracina, neomicina e polimixina B.[8]
  4. Immagine titolata Remove Infection from an Ingrown Toenail Step 4
    4

    Recati da un podologo (medico specializzato nella salute dei piedi). Le unghie incarnite che si infettano non dovrebbero essere trattate a casa, così come la maggior parte delle ferite infette. Vai da un podologo per ricevere le cure e la terapia appropriate. Se l’infezione è grave e l’unghia riversa in un pessimo stato, potrebbe essere necessario anche un piccolo intervento chirurgico. Tuttavia, nella maggioranza dei casi, la procedura prevede un’anestesia locale e una profonda medicazione da parte del medico.

    • Potrebbero venirti prescritti degli antibiotici orali (assunti per bocca) per eradicare l’infezione.[9][10]

Parte2

Evitare gli Errori Comuni

  1. Immagine titolata Remove Infection from an Ingrown Toenail Step 5
    1

    Non tagliare l’unghia infetta. Un errore molto comune è quello di tagliare l’unghia infetta. Diversamente da quanto la maggior parte delle persone crede, questa operazione non fa altro che peggiorare la situazione e generare recidive. Lascia l’unghia così com’è e sollevala solo per alleviare la pressione.

    • L’unghia potrebbe essere tagliata dal medico, ma non a casa con un’operazione chirurgica “fai da te”.[11][12]
  2. Immagine titolata Remove Infection from an Ingrown Toenail Step 6
    2

    Non scavare sotto l’unghia. Non tentare di ridurre la pressione sollevando l’unghia dopo aver scavato nella pelle. Questo ti causerebbe solo altro dolore e peggiorerebbe l’infezione.

    • Non toccare l’unghia con pinzette, bastoncini di legno d’arancio, tagliaunghie o altri oggetti in metallo.[13]

La morte ti fa bella

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La morte ti fa bella
La morte ti fa bella.JPG

Goldie Hawn e Meryl Streep in una scena del film

Titolo originale Death Becomes Her
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1992
Durata 99 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, fantastico, orrore
Regia Robert Zemeckis
Soggetto Martin Donovan
David Koepp
Sceneggiatura Martin Donovan
David Koepp
Produttore Robert Zemeckis
Steve Starkey
Casa di produzione Universal Pictures
Distribuzione (Italia) UIP
Fotografia Dean Cundey
Montaggio Arthur Schmidt
Effetti speciali Ken Ralston, Tom Woodruff Jr., Alec Gillis
Musiche Alan Silvestri
Scenografia Rick Carter
Costumi Joanna Johnston
Trucco Dick Smith, Kevin Haney
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La morte ti fa bella (Death Becomes Her) è un film del 1992 diretto da Robert Zemeckis, interpretato dai premi Oscar Meryl Streep e Goldie Hawn e da Bruce Willis ed Isabella Rossellini.

Il film è una commedia nera, ed è soprattutto ricordato per la trama grottesca e gli effetti speciali che valsero alla pellicola l’Oscar ai migliori effetti speciali 1993.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

1978: Helen Sharp, un’aspirante scrittrice, presenta al suo fidanzato Ernest Menville una sua ex-compagna di classe, Madeline Ashton. Madeline è un’attrice di scarsa fama assetata di gloria che detesta Helen; per rovinarle la vita seduce Ernest e lo sposa. Helen ne rimane sconvolta e perde la voglia di vivere.

1992: la brillante carriera di Ernest si sfascia a causa del suo alcolismo, così come il matrimonio con Madeline, che lo tradisce per dimenticare la decadenza del suo aspetto fisico causata dalla vecchiaia. Un giorno Madeline riceve un invito alla presentazione del libro di Helen e aspettandosi di vederla ancora grassa e sfatta decide di apparire al meglio possibile per farla sfigurare ancora di più. Si reca quindi al suo centro estetico ma si vede rifiutata la possibilità dell’ennesimo trattamento estremo a cui ricorre, pericolosamente, sempre più spesso per mantenere l’aspetto seducente di un tempo. Il direttore del centro le fornisce un biglietto da visita per una clinica privata, ma Madeline lo getta via.

La diva va al ricevimento e trova Helen magra ed in perfetta forma, ancora giovane e sensuale. Madeline quindi spia la donna mentre parla in privato con Ernest e vede che anche il marito ne è rimasto incantato. Dopo essere stata scaricata dall’amante, Madeline ha un crollo e si dirige verso l’indirizzo datole dal direttore del suo centro estetico. La donna conosce Lisle Von Rhoman, una strana giovane dalla bellezza divina che le fa scoprire l’esistenza di un elisir di lunga vita che ridona bellezza, giovinezza e vita eterna. Il prezzo è spropositato, ma dopo averne provato una sola goccia su una mano, che ringiovanisce all’istante ritornando in carne e delicata, decide di comprare subito l’intera fialetta e dopo averlo bevuto tutto ringiovanisce di 30 anni. Intanto Helen organizza con Ernest un uxoricidio secondo un schema preciso che porterebbe alla morte di Madeline senza alcun sospetto da parte delle autorità.

Ma appena Madeline torna a casa e litiga con Ernest, questi preso in giro per l’ennesima volta dalla moglie, in uno scatto d’ira la spinge giù dalle scale. Ma Ernest scopre con sgomento che non solo non è morta ma che il suo collo è completamente girato. Accorre Helen, e Madeline scopre del progetto: spara con un fucile alla donna ma questa non muore e si rialza con un buco nello stomaco. Si scopre che anche Helen prese l’elisir da Lisle; le due si danno tregua e convincono Ernest a renderle più umane con vernice color carne, visto l’abilità dell’uomo nel rendere presentabili cadaveri. Le due, stupefatte dal risultato, si rendono conto che ormai avranno per sempre bisogno dell’abilità di Ernest nel rimettere a posto il loro corpo visto che ormai, dato che sono a tutti gli effetti morte, la carne ha già iniziato a putrefarsi, quindi decidono far bere anche a lui l’elisir. Decidono di drogarlo per portarlo da Lisle, ma per una serie di circostanze fortuite non ci riescono. Alla fine gli danno una botta in testa e lo rapiscono, consegnandolo a Lisle.

In quella serata, annualmente, la donna organizza un ricevimento al quale partecipano anche alcuni famosi divi creduti morti. Nemmeno la donna ha una risposta di fronte all’impossibilità di morire se un giorno ci si stufa di vivere. Ernest riesce a scappare dal castello lasciando Helen e Madeline con un palmo di naso. Dato che ormai non possono più rivolgersi a Lisle devono aiutarsi l’una coll’altra per l’eternità a forza di colore e colla, per riuscire a tenere insieme il corpo che continua a putrefarsi.

2029: Ernest dopo l’avventura si è ricreato una vita con un’altra donna e ha avuto sei figli; ora è morto e al suo funerale ci sono, nascoste, anche Madeline e Helen, ridotte a due cadaveri ambulanti.

Finale alternativo[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente il film aveva un finale completamente differente: in esso, dopo essere fuggito dalla casa di Lisle, Ernest trovava rifugio nel bar dove lavorava Toni, una ragazza con cui aveva stretto amicizia interpretata da Tracey Ullman (questo personaggio appariva anche in numerose altre scene nel corso del film). Con lei l’uomo riusciva a inscenare la sua morte e a scappare via. Il film terminava ventisette anni dopo in Europa: Madeline ed Helen, ormai ridotte a manichini grotteschi, sono in viaggio per sfuggire alla noia di quella “vita forzata”; qui vedono un’anziana coppia che si tiene per mano su una panchina, e se ne prendono gioco. Mentre se ne vanno, la telecamera zooma sulla mano dell’uomo anziano e si nota che essa è di un ragazzo molto più giovane, rivelando che si tratta proprio di Ernest.

Questo finale fu tagliato e sostituito con quello attuale, meno sdolcinato e più in tono col resto del film, dopo che la prima proiezione privata aveva fatto riscuotere commenti negativi; il personaggio di Toni e tutte le sue scene furono completamente cancellate. L’unico el

La bufera e altro

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La bufera e altro
Autore Eugenio Montale
1ª ed. originale 1956
Genere poesia
Lingua originale italiano

La bufera e altro è una raccolta di poesie scritta da Eugenio Montale e pubblicata nel giugno 1956. Essa deriva il proprio titolo dalle aggiunte successive alla prima e più importante sezione, intitolata Finisterre, che fu pubblicata nel 1943 a Lugano. A questa andarono via via aggiungendosi altri componimenti e, nella sua edizione definitiva, l’opera risulta divisa in sette sezioni: Finisterre, Dopo, Intermezzo, “Flashes” e dediche, Silvae, Madrigali privati, e Conclusioni Provvisorie, formata da sole due poesie, quali Piccolo testamento e Il sogno del prigioniero, datate rispettivamente 12 maggio 1953 e dell’ottobre 1954. La novità è l’irruzione della politica in un mondo poetico che se ne era del tutto allontanato (come parte della cultura letteraria italiana, nel periodo fascista). Composte nel clima di profondo sconvolgimento legato alla seconda guerra mondiale, da un Montale estremamente pessimista e poco fiducioso nei confronti della storia, le liriche di questa raccolta vedono come grande protagonista nuovamente la figura femminile, rilettura della donna “angelicata e angelicante” di reminiscenza dantesca e più in generale, della poetica stilnovista. In molte occasioni egli si rivolge, in una serie di drammatici dialoghi con l’assente, all’ebrea americana Irma Brandeis, da lui indicata con lo pseudonimo di Clizia (senhal forse ispirato dalla ninfa di cui narra Ovidio nelle sue Metamorfosi) e che in molte poesie incarna la figura salvifica della “donna angelo”, del “visiting angel”.

Al tono colloquiale e narrativo delle prime raccolte (si ricordi l'”ascoltami” della lirica I limoni nella raccolta Ossi di seppia, espressione dal tono discorsivo, intimo e sommesso) subentra una sintassi molto più complessa, di pari passo con il complicarsi della fitta rete di relazioni tra le cose.

Il dato storico immediato è assunto nella sua valenza metafisica: la guerra e le ideologie che ne sono la causa non sono altro che la manifestazione concreta, tangibile, del “male di vivere” che coglie l’uomo e lo fa soggiacere alle amare leggi della natura, negative in assoluto.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Eugenio Montale, Finisterre. Versi del 1940-42, Quaderni della Collana di Lugano, 1943.
  • id., La bufera e altro, Collana Poesia n.4, Neri Pozza Editore, Venezia, I ed. 1956.
  • id., La bufera e altro. 1940-1954, Collana I poeti dello “Specchio”, Mondadori, Milano, 1957-1982.
  • id., in L’opera in versi, edizione critica a cura di Rosanna Bettarini e Gianfranco Contini, Collana i millenni, Einaudi, Torino, 1980-1981.

La bufera e altro

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La bufera e altro
Autore Eugenio Montale
1ª ed. originale 1956
Genere poesia
Lingua originale italiano

La bufera e altro è una raccolta di poesie scritta da Eugenio Montale e pubblicata nel giugno 1956. Essa deriva il proprio titolo dalle aggiunte successive alla prima e più importante sezione, intitolata Finisterre, che fu pubblicata nel 1943 a Lugano. A questa andarono via via aggiungendosi altri componimenti e, nella sua edizione definitiva, l’opera risulta divisa in sette sezioni: Finisterre, Dopo, Intermezzo, “Flashes” e dediche, Silvae, Madrigali privati, e Conclusioni Provvisorie, formata da sole due poesie, quali Piccolo testamento e Il sogno del prigioniero, datate rispettivamente 12 maggio 1953 e dell’ottobre 1954. La novità è l’irruzione della politica in un mondo poetico che se ne era del tutto allontanato (come parte della cultura letteraria italiana, nel periodo fascista). Composte nel clima di profondo sconvolgimento legato alla seconda guerra mondiale, da un Montale estremamente pessimista e poco fiducioso nei confronti della storia, le liriche di questa raccolta vedono come grande protagonista nuovamente la figura femminile, rilettura della donna “angelicata e angelicante” di reminiscenza dantesca e più in generale, della poetica stilnovista. In molte occasioni egli si rivolge, in una serie di drammatici dialoghi con l’assente, all’ebrea americana Irma Brandeis, da lui indicata con lo pseudonimo di Clizia (senhal forse ispirato dalla ninfa di cui narra Ovidio nelle sue Metamorfosi) e che in molte poesie incarna la figura salvifica della “donna angelo”, del “visiting angel”.

Al tono colloquiale e narrativo delle prime raccolte (si ricordi l'”ascoltami” della lirica I limoni nella raccolta Ossi di seppia, espressione dal tono discorsivo, intimo e sommesso) subentra una sintassi molto più complessa, di pari passo con il complicarsi della fitta rete di relazioni tra le cose.

Il dato storico immediato è assunto nella sua valenza metafisica: la guerra e le ideologie che ne sono la causa non sono altro che la manifestazione concreta, tangibile, del “male di vivere” che coglie l’uomo e lo fa soggiacere alle amare leggi della natura, negative in assoluto.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Eugenio Montale, Finisterre. Versi del 1940-42, Quaderni della Collana di Lugano, 1943.
  • id., La bufera e altro, Collana Poesia n.4, Neri Pozza Editore, Venezia, I ed. 1956.
  • id., La bufera e altro. 1940-1954, Collana I poeti dello “Specchio”, Mondadori, Milano, 1957-1982.
  • id., in L’opera in versi, edizione critica a cura di Rosanna Bettarini e Gianfranco Contini, Collana i millenni, Einaudi, Torino, 1980-1981.

Pioggia

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Pioggia (disambigua).

La pioggia

Pioggia

Pioggia (tacuinum sanitatis casanatense, XIV secolo)

La pioggia è la più comune precipitazione atmosferica e si forma quando gocce separate di acqua cadono al suolo dalle nuvole. Il suo codice METAR è RA (dall’inglese rain).

La pioggia gioca un ruolo fondamentale nel ciclo dell’acqua, nel quale il liquido che evapora dagli oceani sotto forma di vapore si condensa nelle nuvole e cade di nuovo a terra, ritornando negli oceani attraverso il ruscellamento, i laghi, i fiumi e le falde sotterranee, per ripetere nuovamente il ciclo. In tal modo si rende disponibile alla biosfera, permettendo lo sviluppo della flora e della fauna e l’abitabilità agli esseri umani.

In meteorologia l’ammontare della pioggia caduta si misura in millimetri attraverso i pluviometri o pluviografi: 1 mm di pioggia equivale a 1 litro d’acqua caduto su una superficie di 1 m². La quantità di pioggia ricevuta annualmente nelle varie zone terrestri ne classifica, assieme alla temperatura, il tipo di clima. Una parte della pioggia che cade dalle nuvole non riesce a raggiungere la superficie ed evapora nell’aria durante la fase di discesa, specialmente se attraversa aria secca; questo tipo di precipitazione è detta virga.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Una nube è formata da miliardi di goccioline d’acqua, ciascuna delle quali è a sua volta formata da circa 550 milioni di molecole d’acqua. Queste goccioline sono il risultato dell’evaporazione dell’acqua da oceani, mari, corsi d’acqua dolce, vegetazione e suolo. Il vapore acqueo viene quindi portato verso l’alto da correnti ascendenti; salendo, l’aria si raffredda e raggiunge la saturazione. Tuttavia questo non è sufficiente per provocare la condensazione del vapore, dato che la goccia d’acqua formatasi tende a sua volta ad evaporare. In condizioni normali non si potrebbe avere la condensazione del vapore e quindi la formazione di nubi, neanche in presenza di sovrasaturazioni del 500%. Fortunatamente, nell’aria sono presenti particelle di pulviscolo atmosferico e cristalli di ghiaccio che agiscono come “nuclei igroscopici” o “di condensazione” (di dimensioni comprese tra 0,1 e 4 µm) che promuovono e agevolano la trasformazione di stato delle particelle di vapore.

Le precipitazioni e quindi la pioggia possono avvenire però solo quando la forza peso risulterà maggiore della resistenza offerta dal moto ascendente che ha portato alla formazione della nube stessa e che tende a mantenere le goccioline in sospensione. Occorrono centinaia di milioni di goccioline di nube per formare una goccia di pioggia del diametro compreso tra 200 µm e qualche millimetro. I due principali meccanismi di formazione sono l’accrescimento per coalescenza e il processo Bergeron-Findeisen.

Accrescimento per coalescenza[modifica | modifica wikitesto]

Questo fenomeno accade nelle cosiddette nubi calde con temperatura superiore a 0 °C. Le goccioline di nube più grandi, spinte verso l’alto dalle correnti ascendenti, collidono con le goccioline più piccole e in seguito a ciò, aumentano di dimensioni. Una volta raggiunto il diametro di 200 µm, le correnti ascensionali non sono più in grado di mantenerle in sospensione e quindi cominciano a cadere, ingrandendosi ulteriormente. Il processo è particolarmente efficace nel caso di moti turbolenti.

Processo Bergeron-Findeisen[modifica | modifica wikitesto]

Nelle cosiddette nubi fredde, immerse nell’atmosfera a temperature inferiori a 0 °C, il processo avviene a causa dei nuclei glaciogeni che attraggono su sé stessi le goccioline di vapore, formando microcristalli di ghiaccio. Questi s’ingrandiscono attirando le molecole di vapore, che perdono così più molecole per l’evaporazione di quante non ne perdano i microcristalli di ghiaccio. Questo è dovuto al differente valore della tensione di vapore fra il ghiaccio e l’acqua liquida. Con questo processo si producono cristalli di ghiaccio di qualche centinaio di micrometri, che risultano grandi abbastanza per cadere dalla nuvola. Durante la caduta questi cristalli possono ingrandirsi ancora per coalescenza, sia urtando gocce e goccioline sopraffuse, sia scontrandosi con altri cristalli. Una volta usciti dalla nube, se la temperatura rimane negativa o poco superiore allo zero cadono come cristalli di neve, altrimenti si trasformano in gocce di pioggia.

Cause[modifica | modifica wikitesto]

Pioggia convettiva

Nonostante il meccanismo di formazione della pioggia sia sempre pressoché lo stesso, le cause dell’innesco di questo fenomeno possono avere varie origini:

  • lo scontro tra fronti caldi e freddi che provoca un moto ascendente di aria umida, che raggiunge quindi il punto di rugiada e inizia il processo di coalescenza.
  • la pioggia convettiva, causata da un forte riscaldamento del suolo diurno che provoca un moto convettivo di umidità anche molto intenso che può scatenare temporali, in genere limitati ad un’area geografica circoscritta.
  • il sollevamento orografico per via della morfologia del terreno che obbliga aria umida a risalire e quindi scaricare l’acqua sotto forma di pioggia. È tipico in questo caso la formazione di un’ombra pluviometrica.
  • grandi eventi atmosferici che periodicamente provocano la pioggia, come i monsoni o i cicloni tropicali.
  • tecniche artificiali come l’inseminazione delle nuvole.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Gocce di pioggia

Le gocce di pioggia sono spesso descritte e raffigurate come a “forma di lacrima”, tonde sul fondo e più strette verso la cima, ma questo è scorretto (solo le gocce d’acqua che gocciolano da qualche sorgente sono a forma di lacrima al momento che si formano). Le gocce di pioggia piccole sono quasi sferiche. Le gocce più grandi sono molto appiattite a forma di panino, quelle più grandi ancora sono a forma di paracadute. Le gocce di pioggia che risultano dallo scioglimento poco tempo prima di un fiocco di neve sono grandi e formano una rosellina di gocce più piccole quando arrivano al suolo. In media le gocce sono 1–2 mm di diametro, le più grosse sono state registrate in Brasile e nelle Isole Marshall nel 2004 con più di 1 cm di diametro. Questa grandezza è stata spiegata con la condensazione di grandi particelle di fumo o di collisione tra gocce in zone relativamente piccole con un contenuto d’acqua particolarmente notevole.

Generalmente la pioggia ha un pH leggermente inferiore a 6, cioè debolmente acido a causa dell’assorbimento di anidride carbonica dall’atmosfera, che a contatto con l’acqua delle goccioline dà luogo alla formazione di quantità minime di acido carbonico. In alcune aree desertiche, il pulviscolo atmosferico contiene tanto bicarbonato di calcio da bilanciare la naturale acidità della precipitazione e quindi la pioggia può essere neutra o addirittura alcalina.

La pioggia con un pH inferiore a 5,6 è considerata pioggia acida.

L’odore caratteristico che accompagna talvolta la pioggia è quello dell’ozono. Infatti, quando l’ossigeno atmosferico viene percorso da scariche elettriche (in questo caso i fulmini), perde l’originale struttura biatomica per assumere quella triatomica, l’ozono appunto. L’odore che segue una pioggia dopo un periodo di siccità viene detto “petricor“.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

La distribuzione dei regimi precipitativi nel mondo

Piogge cicloniche extratropicali     piogge tutto l’anno con massimo in autunno e inverno

idem, con massimo estivo

piogge periodiche con massimo primaverile

idem, con massimo estivo

idem, con massimo in autunno-inverno

idem, con massimo in inverno

Piogge convettive tropicali     piogge tutto l’anno con deboli variazioni

due stagioni piovose con l’altezza massima del Sole

una sola stagione piovosa con l’altezza massima del Sole

     piogge scarse (< 200 mm)

██ piogge convettive periodiche con massimo invernale

piogge sporadiche delle regioni polari

La pioggia è uno dei fattori determinanti per determinare il clima di una certa regione secondo la classificazione dei climi di Köppen. Le aree tropicali tendono a ricevere grandi quantitativi di pioggia pressoché tutto l’anno data la natura convettiva dei fenomeni e possono ricevere diverse migliaia di millimetri l’anno. I deserti invece sono definiti come quelle zone che ricevono meno di 250 mm di pioggia all’anno. A latitudini più elevate i quantitativi si attestano in genere fra i 500–2000 mm, e le precipitazioni sono di origine ciclonica.

Quantità totale[modifica | modifica wikitesto]

Per quantità totale si intende l’accumulo annuale in una certa località, in genere misurato dal 1º gennaio al 31 dicembre. Si possono adottare diverse convenzioni per le date: ad esempio gli agricoltori del bacino del Mediterraneo preferiscono utilizzare l’annata agraria che va dal 1º settembre al 31 agosto (con stagione secca l’estate). I dati vengono registrati su un lungo periodo (in genere più di 30 anni) per ottenere una statistica significativa e misurare eventuali variazioni dalla norma.

Altezza pluviometrica[modifica | modifica wikitesto]

La quantità di pioggia caduta viene misurata dai pluviometri in millimetri di accumulo. A tale misura, detta anche altezza pluviometrica, corrispondono altrettanti litri d’acqua piovana su una superficie di un metro quadrato[1].

I millimetri di pioggia caduti in un’ora definiscono quella che viene chiamata dai meteorologi intensità della pioggia; viene perciò distinta in[2]:

  • pioviggine (< 1 mm ogni ora)
  • pioggia debole (1 – 2 mm/h)
  • pioggia leggera (2 – 4 mm/h)
  • pioggia moderata (4 – 6 mm/h)
  • pioggia forte (> 6 mm/h)
  • rovescio (> 10 mm/h)
  • nubifragio (> 30 mm/h)

Alla maggiore intensità del fenomeno corrisponde anche un diametro maggiore delle gocce di pioggia e una velocità superiore d’impatto al suolo dovuta al fatto che le correnti ascensionali non sono in grado di rallentarne la caduta. L’intensità e il movimento delle precipitazioni possono anche essere misurate a distanza attraverso il radar meteorologico.

Frequenza[modifica | modifica wikitesto]

La frequenza corrisponde ai giorni di pioggia che si ha in un anno. Occorre stabilire un limite minimo alla quantità di pioggia per considerare un giorno come piovoso: in genere questo limite varia fra 0.2–1 mm. La frequenza può anche essere misurata mese per mese.

Vento

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“Paesaggio nella burrasca” di Franz von Stuck

“Paesaggio nella burrasca” di Franz von Stuck

Il vento è il movimento di una massa d’aria atmosferica da un’area con alta pressione (anticiclonica) a un’area con bassa pressione (ciclonica).[1] In genere con tale termine si fa riferimento alle correnti aeree di tipo orizzontale, mentre per quelle verticali si usa generalmente il termine correnti convettive che si originano invece per instabilità atmosferica verticale. Innumerevoli gli autori classici che si sono occupati di questo fenomeno meteorologico. Scrive Lucrezio: “Esistono dunque di certo, s’anche invisibili, i venti: essi flagellano il mare: essi la terra, le nubi essi, che con improvviso turbine squarciano e spazzano via“. Per SenecaIl vento è aria che spira“.[2]

Cause del vento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Pressione atmosferica.
Analisi superficiale della grande tempesta del 1888. Le aree con una maggior concentrazione di isobare indicano venti più forti.

Analisi superficiale della grande tempesta del 1888. Le aree con una maggior concentrazione di isobare indicano venti più forti

Il vento è causato dalle differenze di pressione atmosferica che spingono l’aria da zone di alta pressione a zone di bassa pressione per effetto della forza di gradiente.[3] Il flusso d’aria non corre in maniera diretta da un punto all’altro, cioè con la stessa direzione della forza di gradiente, ma subisce una deviazione dovuta alla forza di Coriolis (o effetto di Coriolis) che tende a spostarlo verso destra nell’emisfero settentrionale e verso sinistra nell’emisfero meridionale. A causa di questo effetto, che non è presente all’equatore, il vento soffia parallelamente alle isobare (vento geostrofico).[4][5] Tuttavia alle basse quote (meno di 600 m) è necessario tenere conto che l’attrito con la superficie terrestre può modificare la direzione del vento di circa 10° sopra il mare e 15–30° sopra la terra, rendendo il percorso dall’alta pressione alla bassa pressione più diretto e la penetrazione del vento nelle aree di bassa pressione più profonda.[6]

I venti definiti da un equilibrio di forze fisiche vengono usati nella scomposizione e analisi dei profili del vento. Sono utili per semplificare l’equazione del moto atmosferico e per ricavare dati qualitativi sulla distribuzione orizzontale e verticale dei venti.

Globalmente le due forze maggiori della circolazione atmosferica sono il differenziale di riscaldamento tra equatore e poli (la differenza nell’assorbimento dell’energia solare che genera la forza di buoyancy) e la rotazione del pianeta. Al di fuori dei tropici e dell’attrito causato dalla superficie terrestre, i venti su larga scala tendono ad avvicinarsi al bilancio geostrofico. Una nuova, controversa teoria suggerisce che il gradiente atmosferico sia causato dalla condensazione dell’acqua indotta dalle foreste che incentivano l’assorbimento dell’umidità dall’aria dei litorali.[7]

Il vento termico è la differenza nel vento geostrofico tra due livelli dell’atmosfera. Esiste solo in un’atmosfera con gradienti di temperatura orizzontali.[8] Il vento ageostrofico è la differenza tra vento reale e geostrofico, che è correlato alla creazione dei cicloni.[9] Il vento di gradiente è simile al vento geostrofico ma include anche la forza centrifuga (o accelerazione centripeta).[10]

Misurazione[modifica | modifica wikitesto]

Un anemometro

Un anemometro

Una manica a vento

Una manica a vento

La direzione del vento generalmente viene espressa in base alla direzione da cui soffia. Ad esempio un vento settentrionale soffia da nord verso sud.[11] La direzione del vento si misura con le banderuole;[12] negli aeroporti le maniche a vento indicano la direzione del vento permettono di stimarne la velocità in base all’angolazione assunta dalla manica.[13] La velocità è misurata dagli anemometri, solitamente servendosi di eliche o coppe rotanti. Quando è necessaria una maggior precisione (come nel campo della ricerca) il vento può essere misurato tramite la velocità di propagazione degli ultrasuoni o dall’effetto della ventilazione su resistenze di fili riscaldati.[14] Un altro tipo di anemometro usa i tubi di Pitot, che, sfruttando il differenziale di pressione tra un tubo interno e uno esterno che viene esposto al vento, permettono di determinare la dinamica della pressione, che viene poi usata per calcolare la velocità del vento.[15]

In tutto il mondo la velocità del vento, o meglio la sua intensità, viene misurata a dieci metri di altezza e calcolando la media su dieci minuti di misurazione; negli Stati Uniti la media viene fatta su un minuto per i cicloni tropicali,[16] e su due minuti per le osservazioni meteorologiche,[17] mentre in India viene generalmente misurata in tre minuti.[18] I valori calcolati sulle medie di un minuto sono generalmente il 14% più alti di quelli calcolati sulle medie in dieci minuti.[19] Un breve soffio di vento ad alta velocità è chiamato raffica. Una definizione tecnica della raffica è: la massima che eccede di 10 nodi (19 km/h) la velocità del vento misurata in dieci minuti. Un groppo è un raddoppio della velocità del vento sopra una certa soglia che dura per un minuto o più.

Per misurare i venti in quota vengono usate radiosonde che vengono monitorata con il GPS, navigazione radio o il radar.[20] In alternativa il movimento del pallone aerostatico a cui la radiosonda è attaccata può essere monitorato da terra usando un teodolite.[21] Le tecniche di telerilevamento del vento includono il SODAR, il doppler lidar e i radar, che possono misurare l’effetto Doppler della radiazione elettromagnetica diffusa o riflessa da aerosol o molecole. Radiometri e radar possono essere usati per misurare l’irregolarità della superficie degli oceani dallo spazio o dagli aerei, che può essere usata per stimare la velocità del vento vicino alla superficie dell’acqua. Le immagini dei satelliti geostazionari possono essere usate per misurare i venti nell’atmosfera basandosi sulla distanza percorsa dalle nuvole tra un’immagine a la successiva. L’ingegneria eolica studia gli effetti del vento su ambienti urbanizzati, e quindi su edifici, ponti e altri manufatti.

La velocità del vento dipende dal gradiente barico, cioè dalla distanza delle isobare, e può essere espressa in metri al secondo (m/s), chilometri all’ora (km/h) e nodi. L’intensità del vento aumenta in media con la quota per via della diminuzione dell’attrito con la superficie terrestre e la mancanza di ostacoli fisici come vegetazione, edifici, colline e montagne. Il complesso dei venti e delle correnti aeree atmosferiche dà vita alla circolazione atmosferica.

Scale di misurazione[modifica | modifica wikitesto]