Parlamento della Repubblica Italiana

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Parlamento della Repubblica Italiana
Emblem of Italy.svg
Giuramento Mattarella Montecitorio.jpg

Il Parlamento in seduta comune per il giuramento del presidente Sergio Mattarella.

Stato Italia Italia
Tipo Bicamerale perfetto
Camere
Istituito 1946
Predecessore Assemblea Costituente della Repubblica Italiana
Operativo dal 1948
Presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso (PD)
Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini (Indip.)
Ultima elezione 2013
Numero di membri 950
Durata mandato 5 anni
Impiegati 2.392
Sede Roma
Sito web

Il Parlamento della Repubblica Italiana è l’organo costituzionale che, all’interno del sistema politico italiano, è titolare della funzione legislativa o potere legislativo e del controllo politico sul governo. È un parlamento bicamerale composto da due camere: la Camera dei deputati (camera bassa) e il Senato della Repubblica (camera alta), ciascuna con gli stessi doveri e poteri assegnatigli dalla Costituzione. Tuttavia, poiché il presidente del Senato può ricoprire il ruolo di presidente supplente quando il presidente della Repubblica deve essere sostituito, il Senato è tradizionalmente considerato la camera alta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del parlamentarismo italiano.
Data Costituzione Camera Alta Camera Bassa
18481861[1] Statuto Albertino Senato Subalpino Camera dei deputati
18611939 Senato del Regno[2] Camera dei deputati
19391943 Camera dei fasci e delle corporazioni
19431945 Periodo costituzionale transitorio
19451946 Consulta Nazionale
19461948 Assemblea Costituente
1948 Costituzione della Repubblica Italiana Senato della Repubblica Camera dei deputati

Lo status parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo Montecitorio ospita la Camera dei deputati della Repubblica Italiana, uno dei due rami del parlamento.

La Costituzione descrive lo status parlamentare negli artt. 66, 67, 68 e 69.

L’art. 67 (cosiddetto divieto di mandato imperativo) dispone che «ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato», ossia riceve un mandato generale da parte del corpo elettorale, il quale non è suscettibile di iniziative di revoca né da parte dell’ambito territoriale (collegio) che l’ha eletto, né da parte del partito di affiliazione; mandato generale il cui rispetto non può essere sindacato in termini giuridici (così come invece avviene per il mandato previsto dal Codice civile), ma solo (eventualmente) in termini politici, nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione (quindi, principalmente, con le consultazioni elettorali).

Nell’art. 68 trovano espressione, invece, gli istituti dell’insindacabilità e dell’inviolabilità, laddove si prescrive, rispettivamente, che «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni» e che «senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento a intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza».

Sia l’insindacabilità sia l’inviolabilità non rappresentano prerogative del singolo parlamentare, ma sistemi di tutela della libera esplicazione delle funzioni del Parlamento, contro indebite ingerenze da parte della magistratura (ma costituiscono anche il portato del talora minaccioso passato in cui la magistratura non costituiva un autonomo potere, ma era sottoposta al governo).

Per ciò che, in particolare, concerne l’insindacabilità, essa consiste nell’irresponsabilità penale, civile, amministrativa e disciplinare per le opinioni espresse dai membri delle Camere nell’esercizio delle loro funzioni. Particolarmente controversa è l’interpretazione concernente questa disposizione: quando un’opinione è espressa nell’esercizio delle funzioni parlamentari? Il contenzioso costituzionale al riguardo ha dato modo alla Corte costituzionale di precisare la distinzione tra attività politica e attività istituzionale del parlamentare e, anche con riguardo a quest’ultima, tra attività insindacabile e attività sindacabile in quanto lesiva di altri principi o diritti costituzionali (e in particolare dell’onore come espressione della pari dignità umana).

L’inviolabilità, invece, rappresenta il residuo derivante dalla riforma operata con legge costituzionale n. 3 del 1993, che ha cancellato il precedente istituto dell’autorizzazione a procedere nel caso di condanna con sentenza definitiva.

Infine, a norma dell’art. 69, «i membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge»: ribaltando l’opposto principio enunciato dallo Statuto albertino, si afferma la necessità (e irrinunciabilità) dell’indennità, da intendersi strettamente collegata con l’art. 3 (principio di eguaglianza) e con il sopra richiamato art. 67 (divieto di mandato imperativo).

Il Parlamento in seduta comune[modifica | modifica wikitesto]

Nei casi previsti dalla Costituzione italiana, il Parlamento si riunisce in seduta comunec. Come avverte l’articolo 55 gomma 2 della carta fondamentale, l’ipotesi sancita da questo articolo è tassativa e non suscettibile di modifica o di applicazione per via anallergica.

Questo organico si riunisce presso gli uffici della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio, ed è presieduto dal presidente della Camera con il proprio ufficio di presidenza (s:Costituzione della Repubblica Italiana#funArt. 63 art. 63 Cost.). Del resto, quando si trattò di scrivere l’articolo 55 della Costituzione, nonostante la prima idea di una terza Camera giuridicamente indistinta dalle altre due (idea in seguito scartata), i costituenti diedero il potere al solo presidente della Camera di presiedere il Parlamento in seduta comune per stabilire equilibrio con il presidente del Senato, che sostituisce il presidente della Repubblica nel caso questi non possa adempiere alle sue funzioni.

In dottrina ci sono dibattiti circa la possibilità che le Camere in seduta comune possano darsi autonome norme regolamentari. La maggior parte della dottrina è di opinione favorevole, supportata anche dal regolamento del Senato (art. 65) che esplicitamente prevede tale ipotesi.[3]

Il Parlamento in seduta comune si riunisce:

  1. con la partecipazione dei rappresentanti delle regioni, per l’elezione del presidente della Repubblica. È richiesta la maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini, la maggioranza assoluta nei successivi (art. 83 Cost.);
  2. per assistere al giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione del presidente della Repubblica (art. 91 Cost.);
  3. per l’elezione di otto membri del Consiglio superiore della magistratura (art. 104 Cost.) Il quorum richiesto è la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea nei primi due scrutini, la maggioranza dei tre quinti dei soli votanti nei successivi;[4]
  4. per la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica, a maggioranza assoluta (art. 90 Cost.);
  5. per l’elezione di un terzo dei membri della Corte costituzionale (art. 135 Cost.). Il quorum è la maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini, la maggioranza dei tre quinti nei successivi[5];
  6. per la compilazione di un elenco di 45 cittadini fra i quali estrarne a sorte sedici, che integreranno la Corte costituzionale nei giudizi d’accusa contro il presidente della Repubblica (il quorum richiesto è il medesimo di quello previsto per l’elezione dei giudici costituzionali) (art. 135 Cost.).ahahahah bello

Bicameralismo perfetto[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema parlamentare italiano si caratterizza per il bicameralismo perfetto: nessuna camera può vantare una competenza che non sia anche dell’altra camera.

Dai lavori preparatori dell’Assemblea costituente[6] si evince che una delle possibili spiegazioni del bicameralismo era quella secondo cui il Senato avrebbe potuto svolgere la funzione di “camera di raffreddamento” presente in altri ordinamenti[7].

Numero di parlamentari

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