>Il lavoro dipendente

Lavoro subordinato

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Il lavoro subordinato, informalmente detto anche lavoro dipendente, indica un rapporto di lavoro nel quale il lavoratore cede il proprio lavoro (tempo ed energie) ad un datore di lavoro in modo continuativo, in cambio di una retribuzione monetaria, di garanzie di continuità e di una parziale copertura previdenziale.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

In un primo momento, alla fine del XIX secolo, non avendo veri e propri riferimenti legislativi ma trovandosi di fronte a un contesto storico-sociale che richiedeva un intervento, i legislatori e la dottrina utilizzarono lo schema tradizionale della locazione.

In Italia, secondo il codice del commercio, il lavoro subordinato veniva visto come un “prestare le proprie energie lavorative per un determinato lasso di tempo” (locatio operarum), mentre la normale obbligazione di risultato veniva inserita nel contesto della locatio operis. Fondamentale la precisazione squisitamente teorico-dottrinale operata da Francesco Carnelutti. L’insigne giurista osserva che non sarebbe corretto parlare di locazione di energie umane perché soggette a consumo e deterioramento, incompatibili con l’obbligo di restituzione alla scadenza. Pertanto, egli indica come vero oggetto della locazione: il corpo del lavoratore distinguendolo dalla persona del lavoratore.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Normalmente il lavoro subordinato è regolato/disciplinato da un contratto di lavoro col datore di lavoro, che stabilisce mansioni, orario di lavoro, luoghi e remunerazione della prestazione. Il lavoratore dipendente può esercitare la sua attività di lavoro subordinato sia nel campo del lavoro privato (impresa) sia nel campo del lavoro pubblico (pubblica amministrazione, quali enti pubblici o enti parastatali).

Esso è attualmente la forma lavorativa più diffusa nel mondo economico e la rispettiva figura di lavoro è posta al centro del diritto del lavoro. A questa modalità lavorativa si affiancano le forme di lavoro autonomo, quella del lavoro parasubordinato e tante altre più specifiche.

Al concetto di lavoratore subordinato si contrappone quella di conduttore dell’attività di impresa (imprenditore, amministratore delegato) o di datore di lavoro[1].

Disciplina normativa italiana[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste nessuna definizione formale di lavoro dipendente nell’ordinamento italiano. L’articolo 2094 del codice civile italiano, rubricato come “Prestatore di lavoro subordinato”, si limita ad enunciare la definizione di prestatore di lavoro:

« È prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. »

Il dibattito sulla definizione[modifica | modifica wikitesto]

La nozione giuridica di lavoro subordinato più recente deriva dal presupposto dell'”assoggettamento” del prestatore di lavoro nei confronti del datore di lavoro, assoggettamento identificabile nella possibilità da parte del datore di lavoro di poter determinare modalità e tempi di esecuzione dell’oggetto dell’obbligazione sorta dal contratto stipulato dalle parti.

Inoltre, per l’identificazione di una fattispecie di lavoratore subordinato, la giurisprudenza ha individuato alcuni criteri indiziari (mentre quello fondamentale rimane solo l’assoggettamento): la continuità della prestazione, che presuppone la natura dell’oggetto come attività e non risultato; il luogo di lavoro; l’obbligo di un determinato orario di lavoro più o meno flessibile, ma comunque determinato; una retribuzione anch’essa fissa e determinata, con l’assenza di rischio per il lavoratore.

Per Scognamiglio[senza fonte], il vincolo della subordinazione si ha quando il prestatore mette a disposizione del datore le sue energie psicofisiche al fine della realizzazione di un bene o servizio nell’interesse del datore. Si avrebbe pertanto un fenomeno di alienazione delle energie psicofisiche del lavoratore al datore. La natura sociale di tale vincolo sarebbe da rintracciare nel fatto che il prestatore subordinato, anche a livelli dirigenziali, può svolgere il proprio lavoro solo tramite i mezzi e le strutture di cui dispone il datore. Fa eccezione il rapporto di lavoro a domicilio, per il quale il vincolo di subordinazione assume una definizione “tecnica”, ossia quella che definisce il vincolo di subordinazione come l’assoggettamento del prestatore di lavoro nei confronti delle direttive del datore di carattere organizzativo, sulle modalità di esecuzione della prestazione, i requisiti, le caratteristiche e le finalità del rapporto di lavoro.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l’ISTAT[2] negli anni tra il 1993 e il 2011, gli occupati in Italia oscillavano tra i 21 e 23 milioni, di cui 15-17 milioni di dipendenti, ossia una percentuale variabile fra 71 e 74%.

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