Ecco Budda

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il Buddha storico, vedi Gautama Buddha.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Buddha (disambigua).

Il bodhisattva Maitreya, il futuro Buddha, rappresentato nell’Arte del Gandhāra. La mano destra era posta nel “gesto di incoraggiamento” con il palmo della mano aperto (abhayamudrā) mentre la sinistra regge una bottiglietta (kalaśa) contenente il nettare dell’immortalità (amṛta kalaśa) che rappresenta il nirvana.

Vajrasattva Buddha, Tibet. La mano destra regge un vajra, un oggetto rituale che nel Buddhismo Vajrayāna rappresenta i “mezzi abili” (upāya); la mano sinistra regge una campana (ghaṇṭa) che indica invece la saggezza ultima (prajñā) la quale corrisponde alla vacuità (śunyātā).

Un buddha (in italiano anche budda) è, secondo il Buddhismo, un essere che ha raggiunto il massimo grado dell’illuminazione (bodhi).

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

In sanscrito e pāli Buddha (बुद्ध); cinese Fotuo (佛陀S, FótuóP), abbreviato (S); giapponese Butsuda (仏陀?) abbreviato Butsu (?); coreano Bulta (불타) abbreviato Bul (불); vietnamita Phật-đà abbreviato Phậttibetano Sangs-rgyas. Buddha è il participio passato del sanscrito budh, prendere conoscenza, svegliarsi. Significa quindi “risvegliato”.

Il Buddha secondo le scuole del Buddhismo dei Nikāya e secondo il Buddhismo Theravāda[modifica | modifica wikitesto]

Un buddha, secondo le scuole che non accolgono le dottrine Mahāyāna e i relativi sutra ovvero che ritengono canonici solo gli insegnamenti contenuti negli Āgama-Nikāya, negli Abhidharma e nei Vinaya, è un essere che dopo aver trascorso diverse vite come bodhisattva si è progressivamente liberato dagli attaccamenti e dal saṃsāra, conseguendo la liberazione nel corso della sua ultima vita, ed è entrato nel nirvāṇa. Nonostante la liberazione dal saṃsāra, egli è soggetto alla malattia, alla vecchiaia e alla morte. Il corpo fisico di un buddha è contraddistinto dai Trentadue segni maggiori (o “Trentadue caratteristiche della perfezione”, sanscrito Dvātrimāśadvaralakṣaṇa) che tuttavia sono visibili solo a chi ha purificato in modo sufficiente il proprio karma.

Quando un buddha muore (entra nel parinirvāṇa), non è più individuabile nel mondo, ma lascia delle reliquie del suo corpo (śarīra), che divengono oggetto di venerazione in particolar modo per i praticanti laici (upāsaka), i quali, per mezzo di questa pratica di venerazione, acquisiscono dei meriti per le rinascite future. Ma ciò che rimane di un buddha dopo il suo parinirvāṇa è soprattutto il corpo del suo insegnamento (dharmakāya), contenuto nelle dottrine che ha tramandato e nelle raccolte dei suoi sermoni (Āgama-Nikāya). Non tutti i buddha espongono necessariamente le stesse identiche dottrine. Queste scuole, oltre che riconoscere il buddha storico (Gautama Buddha), accettano la passata esistenza di buddha precedenti (vedi più avanti) e di un buddha futuro, Maitreya.

Il Buddha secondo le scuole del Buddhismo Mahāyāna[modifica | modifica wikitesto]

Negli insegnamenti mahāyāna il buddha storico (Gautama Buddha, qui spesso denominato come Buddha Śākyamuni) si è manifestato sulla nostra terra con il suo “Corpo di apparizione” (nirmāṇakāya); quindi, secondo queste dottrine, il Buddha Śākyamuni era già “illuminato” prima ancora di manifestarsi come tale. Il Buddha Śākyamuni, come qualsiasi altro buddha, ha completato il cammino lungo le dieci terre (bhūmi) dei bodhisattva ottenendo il corpo assoluto (dharmakāya) e, per il bene degli esseri senzienti, ha acquisito anche i “corpi della forma” (rūpakāya) che consistono del saṃbhogakāya (“Corpo della fruizione”, dotato dei Trentadue segni maggiori di un Buddha, percepito tuttavia solo dai bodhisattva che hanno raggiunto le ultime tre terre) e il nirmāṇakāya (Corpo di apparizione) percepito invece da tutti esseri senzienti. I buddha appaiono quindi con il nirmāṇakāya che è un corpo di sola apparenza con cui si manifestano nei mondi dimostrando la loro illuminazione e insegnando il Dharma. Questo insegnamento si compone di “Tre giri della Ruota del Dharma” (tridharmacakra):

  1. il primo giro della Ruota del Dharma corrisponde agli insegnamenti delle Quattro nobili verità ed è destinato agli śrāvaka e ai pratyekabuddha dello Hīnayāna;
  2. il secondo giro della Ruota del Dharma corrisponde agli insegnamenti contenuti nei Prajñāpāramitā Sūtra e riguardano in particolar modo la dottrina della vacuità (śunyātā);
  3. il terzo giro della Ruota del Dharma corrisponde agli insegnamenti relativi al tathāgatagarbha ovvero sulla Natura-di-Buddha presente in tutti gli esseri senzienti.

Gli insegnamenti del secondo e del terzo giro della Ruota del Dharma sono riservati ai soli bodhisattva, ovvero a coloro che sono in grado di comprenderne le rispettive dottrine profonde.

La figura del Buddha, ivi compreso quello storico, va per il Mahāyāna oltre la sua presenza spazio-temporale di questo mondo. Per questa ragione il Mahāyāna e il suo successivo sviluppo, il Buddhismo Vajrayāna, hanno elaborato un complesso pantheon di Buddha cosmici (vedi più avanti). Tuttavia Paul Williams[1] nota come negli stessi insegnamenti Mahāyāna tutti questi buddha sono vuoti di esistenza intrinseca a tal punto che, citando il Ratnakūṭasūtra[2], per evitare che alcuni bodhisattva fossero prigionieri delle credenze sulla esistenza intrinseca dei Buddha, il bodhisattva della saggezza Mañjuśrī cercò di uccidere lo stesso Buddha Śākyamuni con la sua spada affilata.

Tipologie di Buddha[modifica | modifica wikitesto]

  • Samyaksaṃbuddha (pāli: Sammāsaṃbuddha), spesso semplicemente Buddha.
    È il Buddha completo, che guadagna il bodhi con i propri sforzi, comprende il Dharma senza un maestro a guidarlo nel suo cammino e poi si dedica a diffondere la conoscenza e la saggezza predicando il Dharma; nella tradizione Mahāyāna sono chiamati a volte Bodhisattvabuddha perché per raggiungere un simile livello di illuminazione essi sono dovuti rinascere numerose volte come Bodhisattva. Il Dharma può essere compreso con la “saggezza” (prajñādhika), con la “diligenza” (vīryādhika) o con la “fede” (śraddhādhika). Gautama Buddha apparteneva alla prima di queste categorie e fu quindi un Prajñādhika Buddha, mentre il Bodhisattva Maitreya diventerà un Vīryādhika Buddha.
  • Pratyekabuddha (pāli: Paccekabuddha)
    È simile al precedente per il modo in cui ottiene il bodhi, ma non predica il Dharma e quindi non ha discepoli o sangha; sono a volte chiamati “Buddha Solitari” o “Buddha per sé” o “Realizzatori Solitari”.
  • Śrāvakabuddha (pāli: Sāvakabuddha), nel Buddhismo dei Nikāya e nel Buddhismo Theravāda Arhat (pāli: Arahant).
    È un Buddha che ha ottenuto il bodhi grazie all’insegnamento di un Samyaksaṃbuddha; è considerato inferiore ai primi due anche se, secondo i Mahāyāna e i Vajrayāna, ha la capacità di predicare il Dharma e di elevare così altri esseri al suo stesso livello. Tuttavia ogni appartenente a questa categoria deriva la sua conoscenza da un Buddha che lo ha preceduto e non può quindi esistere in tempi in cui il Dharma sia stato dimenticato, come si dice che avverrà prima dell’avvento di Maitreya, il prossimo Samyaksambuddha. A questa categoria appartengono i discepoli diretti di Gautama Buddha.

Buddha precedenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Buddha Śikhin in una xilografia tibetana.

Il Buddha Viśvabhuj in una xilografia tibetana.

Nella tradizione del Buddhismo dei Nikāya e nel Buddhismo Theravāda, ma anche nel Buddhismo Mahāyāna e Vajrayāna, si riconoscono sei Buddha del passato che avrebbero preceduto Gautama Buddha. Essi sono considerati tutti buddha umani (mānuṣibuddha).

  • Vipaśyn Buddha (pāli Vipassi; 毘婆尸 Pípóshī): Il “Buddha chiaroveggente”, raggiunse l’illuminazione sotto un albero di pāṭali (Bignonia suaveolens). È spesso rappresentato nell’atto di toccare la terra con ambedue le mani (bhūṃisparśa).
  • Śikhin Buddha (pāli Śikhī; cinese 尸棄 Shīqì): l’origine del suo nome viene dal nodo dei capelli (śikhā) che porta sopra la protuberanza cranica (uṣṇīṣa). Raggiungse l’illuminazione protetto da un gigantesco fiore di loto bianco (puṇdarīka). Viene rappresentato con la mano destra nel “gesto della esposizione” (vitarka) mentre la mano sinistra nel grembo ha il medio e il pollice che si toccano.
  • Viśvabhuj Buddha (pāli Vessabhū; cinese 毘舍浮 Píshèfú ): “L’Onnigaudente”, si illuminò sotto un albero di śāla (Shorea robusta).
  • Krakucchanda Buddha (pāli Kakusandha; cinese 拘留孫 Jūliúsūn): il significato del suo nome non può essere tradotto. È il primo buddha del nostro kalpa indicato come bhadra (felice) perché ospiterà ben cinque buddha (Krakucchanda, Kanakamuni, Kaśyapa, Gautama e Maitreya). Krakucchanda raggiunse l’illuminazione sotto un albero di śīriṣa (Acacia sirissa).
  • Kanakamuni Buddha (pāli Konagāmana; cinese 拘那含牟尼 Jūnāhánmóuní) “Saggio d’Oro”, in quanto la tradizione vuole che la sua nascita fosse accolta da una pioggia d’oro. Raggiunse l’illuminazione sotto un albero di udumbara (Ficus racemosa). Secondo la tradizione singalese visitò lo Sri Lanka.
  • Kāśyapa Buddha (pāli Kassapa; cinese 迦葉 Jiāshě ) è l’ultimo dei buddha prima di Gautama Buddha. Nacque, secondo la tradizione, nel Bosco delle Gazzelle di Ṛṣipatana (Sārnāth) dove Gautama Buddha terrà il suo primo sermone. Raggiunse l’illuminazione sotto un albero di banyan (Ficus indica).

Questi sei, più il Buddha storico (denominato Gautama Buddha o anche Buddha Śākyamuni) sono noti tradizionalmente come i Sette Buddha del passato (sanscrito: sapta-tathāgata; 過去七佛 cinese: guōqù qīfó; giapponese: kako shichibutsu; coreano: kwagŏ ch’ilbul)[3] e raffigurati collettivamente sia in ambito Mahāyāna che nella tradizione Theravāda. Talora nell’iconografia del Buddhismo Vajrayāna sono invece portati a otto, includendo così Maitreya e spostando la devozione dal passato a una dimensione atemporale. A questa lista di sei buddha antecedenti, una tradizione posteriore ne precede ulteriori 18, tutti buddha umani.

  1. Dīpaṃkara (pāli Dīpankara);
  2. Kauṇḍinya (pāli Koṇḍañña);
  3. Maṃgala (pāli Maṃgala);
  4. Sumanas (pāli Sumana);
  5. Raivata (pāli Revata);
  6. Śobhita (pāli Sobhita);
  7. Anavamadarśin (pāli Anomadassi);
  8. Padma (pāli Paduma);
    Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
    Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il Buddha storico, vedi Gautama Buddha.
    Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Buddha (disambigua).

    Il bodhisattva Maitreya, il futuro Buddha, rappresentato nell’Arte del Gandhāra. La mano destra era posta nel “gesto di incoraggiamento” con il palmo della mano aperto (abhayamudrā) mentre la sinistra regge una bottiglietta (kalaśa) contenente il nettare dell’immortalità (amṛta kalaśa) che rappresenta il nirvana.

    Vajrasattva Buddha, Tibet. La mano destra regge un vajra, un oggetto rituale che nel Buddhismo Vajrayāna rappresenta i “mezzi abili” (upāya); la mano sinistra regge una campana (ghaṇṭa) che indica invece la saggezza ultima (prajñā) la quale corrisponde alla vacuità (śunyātā).

    Un buddha (in italiano anche budda) è, secondo il Buddhismo, un essere che ha raggiunto il massimo grado dell’illuminazione (bodhi).

    Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

    In sanscrito e pāli Buddha (बुद्ध); cinese Fotuo (佛陀S, FótuóP), abbreviato (S); giapponese Butsuda (仏陀?) abbreviato Butsu (?); coreano Bulta (불타) abbreviato Bul (불); vietnamita Phật-đà abbreviato Phậttibetano Sangs-rgyas. Buddha è il participio passato del sanscrito budh, prendere conoscenza, svegliarsi. Significa quindi “risvegliato”.

    Il Buddha secondo le scuole del Buddhismo dei Nikāya e secondo il Buddhismo Theravāda[modifica | modifica wikitesto]

    Un buddha, secondo le scuole che non accolgono le dottrine Mahāyāna e i relativi sutra ovvero che ritengono canonici solo gli insegnamenti contenuti negli Āgama-Nikāya, negli Abhidharma e nei Vinaya, è un essere che dopo aver trascorso diverse vite come bodhisattva si è progressivamente liberato dagli attaccamenti e dal saṃsāra, conseguendo la liberazione nel corso della sua ultima vita, ed è entrato nel nirvāṇa. Nonostante la liberazione dal saṃsāra, egli è soggetto alla malattia, alla vecchiaia e alla morte. Il corpo fisico di un buddha è contraddistinto dai Trentadue segni maggiori (o “Trentadue caratteristiche della perfezione”, sanscrito Dvātrimāśadvaralakṣaṇa) che tuttavia sono visibili solo a chi ha purificato in modo sufficiente il proprio karma.

    Quando un buddha muore (entra nel parinirvāṇa), non è più individuabile nel mondo, ma lascia delle reliquie del suo corpo (śarīra), che divengono oggetto di venerazione in particolar modo per i praticanti laici (upāsaka), i quali, per mezzo di questa pratica di venerazione, acquisiscono dei meriti per le rinascite future. Ma ciò che rimane di un buddha dopo il suo parinirvāṇa è soprattutto il corpo del suo insegnamento (dharmakāya), contenuto nelle dottrine che ha tramandato e nelle raccolte dei suoi sermoni (Āgama-Nikāya). Non tutti i buddha espongono necessariamente le stesse identiche dottrine. Queste scuole, oltre che riconoscere il buddha storico (Gautama Buddha), accettano la passata esistenza di buddha precedenti (vedi più avanti) e di un buddha futuro, Maitreya.

    Il Buddha secondo le scuole del Buddhismo Mahāyāna[modifica | modifica wikitesto]

    Negli insegnamenti mahāyāna il buddha storico (Gautama Buddha, qui spesso denominato come Buddha Śākyamuni) si è manifestato sulla nostra terra con il suo “Corpo di apparizione” (nirmāṇakāya); quindi, secondo queste dottrine, il Buddha Śākyamuni era già “illuminato” prima ancora di manifestarsi come tale. Il Buddha Śākyamuni, come qualsiasi altro buddha, ha completato il cammino lungo le dieci terre (bhūmi) dei bodhisattva ottenendo il corpo assoluto (dharmakāya) e, per il bene degli esseri senzienti, ha acquisito anche i “corpi della forma” (rūpakāya) che consistono del saṃbhogakāya (“Corpo della fruizione”, dotato dei Trentadue segni maggiori di un Buddha, percepito tuttavia solo dai bodhisattva che hanno raggiunto le ultime tre terre) e il nirmāṇakāya (Corpo di apparizione) percepito invece da tutti esseri senzienti. I buddha appaiono quindi con il nirmāṇakāya che è un corpo di sola apparenza con cui si manifestano nei mondi dimostrando la loro illuminazione e insegnando il Dharma. Questo insegnamento si compone di “Tre giri della Ruota del Dharma” (tridharmacakra):

    1. il primo giro della Ruota del Dharma corrisponde agli insegnamenti delle Quattro nobili verità ed è destinato agli śrāvaka e ai pratyekabuddha dello Hīnayāna;
    2. il secondo giro della Ruota del Dharma corrisponde agli insegnamenti contenuti nei Prajñāpāramitā Sūtra e riguardano in particolar modo la dottrina della vacuità (śunyātā);
    3. il terzo giro della Ruota del Dharma corrisponde agli insegnamenti relativi al tathāgatagarbha ovvero sulla Natura-di-Buddha presente in tutti gli esseri senzienti.

    Gli insegnamenti del secondo e del terzo giro della Ruota del Dharma sono riservati ai soli bodhisattva, ovvero a coloro che sono in grado di comprenderne le rispettive dottrine profonde.

    La figura del Buddha, ivi compreso quello storico, va per il Mahāyāna oltre la sua presenza spazio-temporale di questo mondo. Per questa ragione il Mahāyāna e il suo successivo sviluppo, il Buddhismo Vajrayāna, hanno elaborato un complesso pantheon di Buddha cosmici (vedi più avanti). Tuttavia Paul Williams[1] nota come negli stessi insegnamenti Mahāyāna tutti questi buddha sono vuoti di esistenza intrinseca a tal punto che, citando il Ratnakūṭasūtra[2], per evitare che alcuni bodhisattva fossero prigionieri delle credenze sulla esistenza intrinseca dei Buddha, il bodhisattva della saggezza Mañjuśrī cercò di uccidere lo stesso Buddha Śākyamuni con la sua spada affilata.

    Tipologie di Buddha[modifica | modifica wikitesto]

    • Samyaksaṃbuddha (pāli: Sammāsaṃbuddha), spesso semplicemente Buddha.
      È il Buddha completo, che guadagna il bodhi con i propri sforzi, comprende il Dharma senza un maestro a guidarlo nel suo cammino e poi si dedica a diffondere la conoscenza e la saggezza predicando il Dharma; nella tradizione Mahāyāna sono chiamati a volte Bodhisattvabuddha perché per raggiungere un simile livello di illuminazione essi sono dovuti rinascere numerose volte come Bodhisattva. Il Dharma può essere compreso con la “saggezza” (prajñādhika), con la “diligenza” (vīryādhika) o con la “fede” (śraddhādhika). Gautama Buddha apparteneva alla prima di queste categorie e fu quindi un Prajñādhika Buddha, mentre il Bodhisattva Maitreya diventerà un Vīryādhika Buddha.
    • Pratyekabuddha (pāli: Paccekabuddha)
      È simile al precedente per il modo in cui ottiene il bodhi, ma non predica il Dharma e quindi non ha discepoli o sangha; sono a volte chiamati “Buddha Solitari” o “Buddha per sé” o “Realizzatori Solitari”.
    • Śrāvakabuddha (pāli: Sāvakabuddha), nel Buddhismo dei Nikāya e nel Buddhismo Theravāda Arhat (pāli: Arahant).
      È un Buddha che ha ottenuto il bodhi grazie all’insegnamento di un Samyaksaṃbuddha; è considerato inferiore ai primi due anche se, secondo i Mahāyāna e i Vajrayāna, ha la capacità di predicare il Dharma e di elevare così altri esseri al suo stesso livello. Tuttavia ogni appartenente a questa categoria deriva la sua conoscenza da un Buddha che lo ha preceduto e non può quindi esistere in tempi in cui il Dharma sia stato dimenticato, come si dice che avverrà prima dell’avvento di Maitreya, il prossimo Samyaksambuddha. A questa categoria appartengono i discepoli diretti di Gautama Buddha.

    Buddha precedenti[modifica | modifica wikitesto]

    Il Buddha Śikhin in una xilografia tibetana.

    Il Buddha Viśvabhuj in una xilografia tibetana.

    Nella tradizione del Buddhismo dei Nikāya e nel Buddhismo Theravāda, ma anche nel Buddhismo Mahāyāna e Vajrayāna, si riconoscono sei Buddha del passato che avrebbero preceduto Gautama Buddha. Essi sono considerati tutti buddha umani (mānuṣibuddha).

    • Vipaśyn Buddha (pāli Vipassi; 毘婆尸 Pípóshī): Il “Buddha chiaroveggente”, raggiunse l’illuminazione sotto un albero di pāṭali (Bignonia suaveolens). È spesso rappresentato nell’atto di toccare la terra con ambedue le mani (bhūṃisparśa).
    • Śikhin Buddha (pāli Śikhī; cinese 尸棄 Shīqì): l’origine del suo nome viene dal nodo dei capelli (śikhā) che porta sopra la protuberanza cranica (uṣṇīṣa). Raggiungse l’illuminazione protetto da un gigantesco fiore di loto bianco (puṇdarīka). Viene rappresentato con la mano destra nel “gesto della esposizione” (vitarka) mentre la mano sinistra nel grembo ha il medio e il pollice che si toccano.
    • Viśvabhuj Buddha (pāli Vessabhū; cinese 毘舍浮 Píshèfú ): “L’Onnigaudente”, si illuminò sotto un albero di śāla (Shorea robusta).
    • Krakucchanda Buddha (pāli Kakusandha; cinese 拘留孫 Jūliúsūn): il significato del suo nome non può essere tradotto. È il primo buddha del nostro kalpa indicato come bhadra (felice) perché ospiterà ben cinque buddha (Krakucchanda, Kanakamuni, Kaśyapa, Gautama e Maitreya). Krakucchanda raggiunse l’illuminazione sotto un albero di śīriṣa (Acacia sirissa).
    • Kanakamuni Buddha (pāli Konagāmana; cinese 拘那含牟尼 Jūnāhánmóuní) “Saggio d’Oro”, in quanto la tradizione vuole che la sua nascita fosse accolta da una pioggia d’oro. Raggiunse l’illuminazione sotto un albero di udumbara (Ficus racemosa). Secondo la tradizione singalese visitò lo Sri Lanka.
    • Kāśyapa Buddha (pāli Kassapa; cinese 迦葉 Jiāshě ) è l’ultimo dei buddha prima di Gautama Buddha. Nacque, secondo la tradizione, nel Bosco delle Gazzelle di Ṛṣipatana (Sārnāth) dove Gautama Buddha terrà il suo primo sermone. Raggiunse l’illuminazione sotto un albero di banyan (Ficus indica).

    Questi sei, più il Buddha storico (denominato Gautama Buddha o anche Buddha Śākyamuni) sono noti tradizionalmente come i Sette Buddha del passato (sanscrito: sapta-tathāgata; 過去七佛 cinese: guōqù qīfó; giapponese: kako shichibutsu; coreano: kwagŏ ch’ilbul)[3] e raffigurati collettivamente sia in ambito Mahāyāna che nella tradizione Theravāda. Talora nell’iconografia del Buddhismo Vajrayāna sono invece portati a otto, includendo così Maitreya e spostando la devozione dal passato a una dimensione atemporale. A questa lista di sei buddha antecedenti, una tradizione posteriore ne precede ulteriori 18, tutti buddha umani.

    1. Dīpaṃkara (pāli Dīpankara);
    2. Kauṇḍinya (pāli Koṇḍañña);
    3. Maṃgala (pāli Maṃgala);
    4. Sumanas (pāli Sumana);
    5. Raivata (pāli Revata);
    6. Śobhita (pāli Sobhita);
    7. Anavamadarśin (pāli Anomadassi);
    8. Padma (pāli Paduma);
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