Monte Bianco

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Monte Bianco
Mont Blanc, Mont Maudit, Mont Blanc du Tacul.jpg

Il Monte Bianco con a destra il Monte Maudit ed il Mont Blanc du Tacul

Stati Italia Italia
Francia Francia
Regione Valle d'Aosta Valle d’Aosta
Rodano-Alpi Rodano-Alpi
Provincia Valle d'Aosta Valle d’Aosta
Haute Savoie blason.svg Alta Savoia
Altezza 4 808,80 m s.l.m.
Prominenza 4 696 m
Catena Alpi
Coordinate 45°49′58.46″N6°51′52.88″ECoordinate: 45°49′58.46″N 6°51′52.88″E (Mappa)
Altri nomi e significati Il Bianco, Tetto d’Europa, Tetto delle Alpi, la Dama bianca
Data prima ascensione 8 agosto 1786
Autore/i prima ascensione Jacques Balmat, Michel Gabriel Paccard
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia

Monte Bianco
Monte Bianco
Mappa di localizzazione: Alpi

Monte Bianco
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Occidentali
Grande Settore Alpi Nord-occidentali
Sezione Alpi Graie
Sottosezione Alpi del Monte Bianco
Supergruppo Massiccio del Monte Bianco
Gruppo Gruppo del Monte Bianco
Sottogruppo Monte Bianco
Codice I/B-7.V-B.2.b

Il Monte Bianco (Mont Blanc in francese e in arpitano) è una montagna situata nel settore delle Alpi Nord-occidentali, sulla linea spartiacque tra la Valle d’Aosta (val Veny e val Ferret in Italia) e l’Alta Savoia (valle dell’Arve in Francia), nei territori comunali di Courmayeur[1] e Chamonix, all’interno del Massiccio del Monte Bianco, lungo la sezione alpina delle Alpi Graie.

Con i suoi 4.808,73 m d’altezza (ultima misura ufficiale nel settembre 2015)[2] è la montagna più alta delle Alpi, d’Italia, di Francia e in generale dell’Europa centrale.[3] Condivide assieme al Monte Elbrus nel Caucaso un posto tra le cosiddette Sette Sommità del Pianeta.

Prevalentemente di natura granitica, irta di guglie e di creste, intagliata da profondi valloni nei quali scorrono numerosi ghiacciai, è considerata una montagna di grande richiamo per l’alpinismo internazionale[4] e, da un punto di vista della storiografia alpinistica, la nascita dell’alpinismo coincide con la data della sua prima ascensione: l’8 agosto 1786.[5]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il versante sud del Monte Bianco visto dalla Valdigne (alta Valle d’Aosta)

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Massiccio del Monte Bianco.

Visto dalla parte italiana, il Tetto delle Alpi non è poi così appariscente rispetto alle altre vette che lo circondano. A differenza dell’altro grande gigante delle Alpi, il Monte Rosa, visibile in tutta la Pianura Padana nord-occidentale fino alle prime alture appenniniche, il Monte Bianco compare solo all’ultimo momento lungo la strada per Courmayeur, nascosto da una miriade di satelliti minori. Guardandolo da ovest è invece ben visibile da molto lontano, sia dalle alture del Massiccio Centrale francese, da quelle dei Vosgi, dalle alture del Giura, dalla Svizzera, dalla Foresta Nera.

È perennemente innevato e si trova nella parte centrale di una catena di monti che si estende in lunghezza per 40 km, in larghezza dagli 8 ai 15 km, su territori di tre diverse nazioni occupando una superficie di circa 645 km²: il massiccio del Monte Bianco.[6] Se si esclude la parete est del Monte Rosa di Macugnaga, la più alta delle Alpi, in questo massiccio sono presenti alcune tra le pareti più elevate del sistema alpino quali la Brenva e la nord delle Grandes Jorasses e sono raggruppate quaranta cime al di sopra dei 4.000 m, con un terzo di superficie ad una quota non inferiore ai 3.000 m.[7] L’azione degli agenti erosivi sulle rocce granitiche ha formato nel tempo creste acuminate e vette a guglia di particolare bellezza che richiamano nella regione alpinisti da ogni parte del mondo.

Il Monte Bianco visto da La Salle

Mentre il versante francese discende lentamente in pendio, il versante italiano è formato da una ripida e maestosa muraglia granitica che dalle sommità maggiori precipita sul fondo delle valli Ferret e Veny. Su questo versante si trovano le pareti da scalare più difficili e impegnative. I luoghi abitati sono situati al disotto dei 2.800 m, mentre rari e difficili sono i valichi, il più basso dei quali è quello del Gigante a 3.359 m. Ecco alcune emblematiche cime:

  • Il Dente del Gigante (4.014 m) è una delle più celebri cime. Si erge per circa 160 m al di sopra della caratteristica gengiva di neve.
  • Le Grandes Jorasses: sulla sua parte sommitale, lunga circa 1 km, raggruppa una sequenza di sei punte, cinque delle quali superano i 4.000 m.
  • L’Aiguille Noire de Peuterey (3.773 m) è uno dei simboli del Monte Bianco nel versante italiano: si innalza direttamente dai prati della Val Veny per 2.200 m di dislivello; è la cima più importante della gran cresta del Peuterey.
  • Il Dôme du Goûter (4.306 m). Se la parte sommitale delle Grandes Jorasses è irta di cime, quella del Dôme du Goûter è completamente piatta ed è la più estesa di tutte le Alpi.
  • Il Mont Dolent (3.820 m) è una cima piramidale; curiosamente la sua vetta è il punto d’incontro delle frontiere di Italia, Svizzera e Francia.
  • le Guglie di Chamonix, tra i 3.000 e i 3.842 m, dominano la vallata di Chamonix e rappresentano uno dei paesaggi più celebri delle Alpi francesi.

Sul Monte Bianco ci sono due vette: una rocciosa e una ghiacciata

Altezza[modifica | modifica wikitesto]

Il Monte Bianco in una rappresentazione 3D

Al di sotto della calotta sommitale, sotto una coltre di ghiaccio e di neve spessa dai 16 ai 23 m, a quota 4.792 m si trova la cima rocciosa, spostata di 40 m circa più ad ovest rispetto alla vetta stessa. Nel 1740 il matematico svizzero Nicolas Fatio de Duillier fu il primo a determinarne l’altezza tramite il sistema trigonometrico: secondo i suoi calcoli il Bianco misurava 4.000 m. Trentacinque anni dopo, nel 1775, usando lo stesso metodo di de Duillier, il matematico inglese George Schuckburgh-Evelyn indicò la quota a 4.804 m. Tramite il barometro nel 1787 Horace-Bénédict de Saussure misurò 4.809,07 m mentre nel 1844 il fisico francese Auguste Bravais misurò 4.810 m e nel 1892 Joseph e Henry Vallot 4.807,20 m.[8]

Nell’agosto del 1986 la misurazione ortometrica rilevata tramite satellite risultava di 4.804,4 m. Successivamente l’altezza ufficiale è stata per lungo tempo 4.807 m, per poi passare nel 2001 a 4.810,40 m; nel 2003 a 4.808,45 m; nel 2005 fu di 4.808,75 m; nel 2007 a 4.810,90 m; nel 2009 4.810,45 m[9] e nell’ultima misurazione del settembre 2015 a 4.808,73 m, più basso rispetto alla precedente misurazione di 1,29 m. Queste variazioni sono dovute ai venti che accumulano la neve sulla cima, determinandone conseguentemente l’altezza. Se durante l’anno si registrano meno giorni ventosi rispetto all’anno precedente, di conseguenza si accumulerà meno neve condizionandone l’altezza. A causa delle continue variazioni della calotta ghiacciata a partire dal 2001 ogni due anni viene fatto un rilevamento ufficiale. Le misurazioni vengono effettuate a cura della Camera provinciale dei geometri dell’Alta Savoia in collaborazione con una società specializzata in rilevamenti tramite GPS. Dopo la siccità del 2003 la misurazione effettuata nel mese di settembre di quell’anno attestava l’altezza a 4.808,45 m e si constatò in quell’occasione che la cima si era spostata di 0,75 cm verso nord-ovest rispetto alla posizione del 2001.

Durante quella campagna di misurazioni sono stati sistemati sulla calotta sommitale più di 500 punti fissi di riferimento al fine di studiare con precisione il variare del volume di ghiaccio al di sopra dei 4.800 m che nel 2003 era di 14.600 m³, 14.300 m³ nel 2005 per arrivare ai 24.100 m³ attuali.[10] Il Monte Bianco è la montagna più alta di tutta la catena alpina e considerata anche la più alta dell’Europa.[3] Nonostante le fonti più autorevoli non considerino il Caucaso come limite geografico orientale del continente,[11] tuttavia talora vengono citate quali vette più alte d’Europa quelle situate in territorio russo e giorgiano, come l’Elbrus che culmina a 5.642 m, il Dykh Tau con 5.203 m, il Shkhara a 5.200 m e il Kazbek 5.047 m.[12]

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Geologia delle Alpi.

Il complesso montuoso delle Alpi è stato generato durante l’Era terziaria grazie alla spinta della placca tettonica africana e di quella asiatica, attraverso un processo di sopraelevazione verticale. Circa 300 milioni di anni fa, durante l’orogenesi ercinica, una grande intrusione granitica formò la struttura di base dell’attuale massiccio del Monte Bianco. Moderni metodi di rilevamento mettono oggigiorno in evidenza come la sopraelevazione delle Alpi prosegue incessantemente e supera ancora gli effetti dell’erosione.[13]Attorno al nucleo granitico (protogino) affiorarono rocce metamorfiche (gneiss, micascisti e calcescisti). Le rocce più frequenti sono:

  • i graniti, che si distinguono nella parte centrale del Massiccio per le creste a guglia e le forme acute dei rilievi. Benché molto dura questa roccia non resiste agli effetti dell’erosione provocata dai ghiacci.
  • le rocce metamorfiche, che circondano i graniti. Queste rocce contengono le stesse famiglie di cristalli dei graniti, ma la loro resistenza all’erosione è minima e presentano forme più slanciate rispetto alle altre.
  • le rocce sedimentarie, che vengono raggruppate generalmente in due grandi famiglie, ossia le rocce basiche (calcari, dolomie, calcescisti, carniole), e le rocce acide (gres, scisti argillosi, quarzite).

Il Monte Bianco è conosciuto anche per i suoi cristalli di fluorite

I quarzi del Monte Bianco[modifica | modifica wikitesto]

Milioni di anni dopo (come già accennato, da 70 milioni di anni è tuttora in evoluzione) l’orogenesi alpina sollevò questa intrusione di granito creando delle fratture nelle quali si aprirono crepe e fessure[14]. La formazione di cristalli di minerali è il risultato di un’iniezione d’acqua mineralizzata in queste fessure. Il processo di crescita dei quarzi nelle fessure alpine non è ancora completamente conosciuto. Per questa ragione il Monte Bianco è conosciuto anche come località mineralogica e dalle sue pendici proviene una gran quantità di minerali diversi, soprattutto quarzi di rocca e fluoriti rosa considerate le migliori. A testimonianza di un passato di sfruttamento delle risorse minerarie nel massiccio, sul versante italiano si trovano ancora due antiche miniere di galena argentifera e di blenda, abbandonate ormai da tempo. Una era conosciuta già nell’antichità con il nome di Trou des Romains e pare realmente che il suo sfruttamento sia iniziato in epoca romana;[15] l’altra, la miniera del Miage è stata abbandonata nell’Ottocento, ed è posizionata a 3.500 m d’altezza, con l’ingresso direttamente dalla parete rocciosa, alle falde della Tête Carrée.

A 3.462 m slm, a Punta Helbronner, sulla Terrazza dei Ghiacciai si trova una mostra permanente di cristalli provenienti dal Massiccio e tra i 150 minerali esposti si possono ammirare le più particolari varietà di quarzo di rocca, di morioni ialini e fumé;[16] le vesuviane e i granati rinvenuti presso Châtillon, i minerali delle antiche miniere, tra i quali i campioni di oro nativo di Brusson e di violano di Saint Marcel, unica località di ritrovamento al mondo. La conoscenza che Jacques Balmat aveva del massiccio era dovuta anche al fatto che lui stesso era un cercatore di cristalli (oltre che un cacciatore di camosci), e se il quarzo e la fluorite sono i minerali sovrani del Monte Bianco, se ne possono trovare molti altri ancora come: l’Adularia (KAlSi3O8); l’Ankerite (Ca(Fe++, Mg, Mn) (CO3)2); il Berillo (Be3Al2Si6O18); la Calcite (CaCO3); la Dolomite (MgCa(CO3)2); l’Ematite (Fe2O3); la Fluorapatite (Ca5(PO4)3F); la Galena (PbS); la Siderite (FeCO3); il Titanite (CaTiSiO5); l’Epidoto (Ca2(Fe+++, Al)3(SiO4)3(OH)).[17]

Marquardt Wocher, 1790, M.G. Paccard sulla via del Monte Bianco l’8 agosto 1786

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il Monte Bianco è situato a 45° di latitudine Nord, dista 240 km dal mar Mediterraneo e 620 km dall’Oceano Atlantico.[17] Nel massiccio in cui si trova, il clima è semicontinentale ed è condizionato dai venti umidi provenienti dall’Atlantico. Questi una volta giunti sul massiccio tendono a raffreddarsi lungo lo spartiacque e sulle testate delle valli, determinando condizioni di piovosità a basse altitudini, con un massimo di precipitazioni in luglio e agosto e un minimo a gennaio e febbraio.[18] Le condizioni meteorologiche possono variare molto rapidamente con abbondanti nevicate, nebbie improvvise e vento gelido. Al di sopra dei 3.000 m circa, le precipitazioni autunnali e primaverili cadono essenzialmente sotto forma di neve, raramente come pioggia ghiacciata, e sono più frequenti nel periodo estivo che in quello invernale a causa della diminuita umidità dell’aria fredda in inverno.[17]

Sopra i 3.800 m la totalità delle precipitazioni sono di carattere nevoso e garantiscono un forte accumulo di neve ai ghiacciai che attorniano la montagna. Queste precipitazioni si trasformano spesso in vere e proprie tempeste di neve, specialmente sulle quote più alte e sulla parte sommitale dove durante queste bufere gli accumuli di neve fresca arrivano fino a 4 metri di spessore. Si possono stimare tra i 150 e i 160 il numero dei giorni di precipi

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