Il Vangelo di oggi con commento di don Paolo Tonghini

10262085_896374803745151_5304235412827247902_nIn questa domenica ascoltiamo nella Parola di Dio tre inni poetici molto belli e profondi che ci aiutano a contemplare il mistero del Natale celebrato qualche giorno fa.

Innanzitutto le parole del Siracide (Sir 24, 1-4.8-12) che ascoltiamo nella prima lettura, fanno parte di un poema che canta la Sapienza come fosse una persona e racconta le sue gesta. Anzi è la sapienza stessa che si auto-racconta, racconta la sua presenza nella creazione, nella storia del popolo di Israele, nel tempio, insomma in tutto ciò che riguarda la storia del popolo eletto. E questa sapienza è la Parola di Dio, tanto presente e forte da poterla immaginare come una persona.

E’ un linguaggio poetico che anticipa e fa intravvedere quello che accadrà, in modo inimmaginabile, nell’incarnazione del Verbo (il mistero del Natale).

La Parola di Dio è il filo sapiente della vita. Le esperienze della vita spesso provocano smarrimento e danno angosce e così si sente il bisogno autentico di una traccia, di un filo che permetta di non smarrirsi, dunque un filo sapiente che nasce da Dio e trova radici nel cuore che ascolta la Parola.

Anche nella seconda lettura (Ef 1,3-6.15-18) proposta in questa domenica, nelle parole dell’apostolo Paolo che invia alla comunità di Efeso, ci parla della scoperta della presenza di un filo sapiente nella vita, ossia un disegno, un progetto: rivolgendosi alla comunità di Efeso l’apostolo ricorda che Dio ci ha scelti da sempre e che mentre ci sceglieva disegnava per noi un orizzonte, un destino da figli e per realizzare questo destino Cristo è apparso nel mondo e si è fatto uomo.

La notizia natalizia che più dà gioia e conforto è che ognuno è amato come è amato un figlio, che non si sta al mondo come per caso…non si è nati per caso! E il sentimento di solidarietà e fraternità tipici di questo tempo natalizio che fa vivere momenti di unità nelle nostre case con parenti e amici e nelle nostre comunità, esprime in qualche modo una consapevolezza profonda, non sempre manifesta, che tutti siamo figli di Dio e tra noi fratelli. E l’apostolo prega e aiuta a pregare perchè nessuno si dimentichi che fa parte di questo disegno divino e di questo progetto meraviglioso.

E’ una preghiera stupenda che pastori e fedeli sono chiamati a fare: possiamo farlo in questi giorni che ci preparano all’Epifania, sostando davanti al presepe e passando in rassegna le persone che ci sono care e che abbiamo nel cuore.

Le immagini che ascoltiamo nel brano del Siracide diventano storia

nell’incarnazione di Gesù (Gv 1, 1-18): il desiderio di realizzare il proprio destino come figlio di Dio diventa possibilità reale con Gesù, diventa potere effettivo il diventare figlio di Dio!

La condizione necessaria perchè questo avvenga è l’accoglienza della parola di Dio che si è fatta carne in Gesù e Lui rende possibile l’eliminazione totale della distanza tra il voler fare e il poter fare.

A volte ci sono progetti falliti e desideri frustrati nella vita (personale, nell’ambito

della professione o degli studi, nell’amore, nel matrimonio, nella propria vocazione particolare di consacrazione o di vita religiosa, nell’ambito delle amicizie o della vita comunitaria o sociale,…) che schiacciano l’animo umano e lo opprimono e tolgono il gusto e la bellezza della vita, tolgono la poesia che è vicinanza di desideri e sogni con la realtà, e fanno nascere la nostalgia per quello che poteva essere e quello che non è. E l’arte di arrendersi è più diffusa oggi di quello che si pensi ed è più diffusa dell’arte di affrontare la realtà e di lottare fino a pensare (è una tentazione ricorrente e subdola) che non c’è nulla che valga la pena lottare.

Se un ragazzo, un giovane, un adulto, una famiglia, una comunità accoglie Cristo, se abbraccia quel bambino, se entra nel presepio e adora quel bambino per imparare da Lui, proprio per essere il più unito a Lui, allora può fare tutto, addirittura cambiare l’orizzonte della vita, perchè a chi lo accoglie dà il potere di diventare figlio di Dio.                                              Giulio Zignani

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