Essere militare

L’argomento del giorno chiude il discorso sul mondo militare (vedi il precedente sulla guerra in Afghanistan) ed è un articolo scritto direttamente da un soldato che preferisce restare nell’anonimato.

L’articolo ci parla del mondo dei militari, partendo dall’abbandono della vita civile, passando per l’addestramento e la vita quotidiana.
Fare il militare è ormai uno degli ultimi posti pubblici rimasti e in questi anni tantissimi giovani, non riuscendo a trovare sbocchi nel mondo lavorativo, hanno scelto di intraprendere questa carriera, affrontando non poche difficoltà,scopriamo quali…
                          La Vita di un soldato
Il Prologo
Tutto inizia con un sogno, un sogno che credi sia irrealizzabile, ma che alla fine con impegno e dedizione puoi raggiungere. Dopo le prime visite e gli accertamenti psicosanitari, all’aspirante soldato resta soltanto di attendere quella cartolina che annuncia l’inizio dell’avventura e l’alba di una nuova vita.
La Partenza e il R.a.v (reggimento addestramento volontari ex C.A.R centro addestramento reclute)
 
Quando tutto è pronto, e finalmente hai capito cosa portare nella valigia, inizia la fase dell’abbandono della vita civile, saluti il mondo, gli amici, i parenti e tutti i conoscenti.
Arrivi al rav è la prima sensazione è di smarrimento e pensi “ma chi cazzo me l’ha fatto fare” ma dopo pochi giorni inizi a capire come vanno le cose, in pochi giorni ti cancellano la tua identità tutti rasati e tutti sbarbati diventando solo un numero, una matricola.
Le prime settimane sono le più difficili perché sei catapultato in un mondo che pensavi di conoscere, ma che alla fine è tutt’altro che un sogno, non passa attimo durante il giorno al pensiero di rinunciare e scappare via, durante la notte inizi a capire che casa tua è abbastanza lontana, la nostalgia di casa dei familiari aumenta ancor di più iniziando a desiderare anche le piccolezze delle proprie abitudini.
Durante i primi 15 giorni di rav gli istruttori hanno il dovere di stressare al massimo a livello fisico e psicologico i plotoni, per scremare la gente che non ce la fa , che sta sbagliando strada e perché sicuramente dopo 15 giorni con gli uomini  rimasti si potrà lavorare al meglio nei mesi successivi.
La notte è il nemico numero uno di un giovane soldato, perché durante la notte hai la possibilità di pensare e di sognare quello che vuoi, ma a volte i troppi pensieri fanno male e lì che nascono le paranoie e le ansie, mandandoti cosi le notti in bianco, che non sono molto consigliabili per chi deve svegliarsi per forza o per piacere alle 5:30 del mattino.
I giorni passano e dentro di te capisci di avercela fatta, di non aver mollato, di non aver ceduto allo stress fisico e quello mentale; sei contento di sapere di essere uno dei migliori sei contento di non aver alzato la mano alla domanda: c’è qualcuno che si vuole prosciogliere? Allora pensi che il peggio sia passato, ma ancora il bello deve arrivare e come se il bello deve arrivare!
L’ADDESTRAMENTO :
Durante il Rav non ti passa un giorno se non hai fatto minimo 30 km di marcia in un perimetro di circa 2 km di caserma a girare come un gregge e cantare fino al vomito l’inno italiano, tutto ciò per prepararti al giorno più importante che un soldato possa vivere “il giuramento”.
Tengo a precisare però che detto cosi la marcia sembra quasi una tortura, ma fidatevi un plotone di soldati schierato che avanza verso di voi a passo oscillando ritmicamente le braccia , come se fosse un unico blocco, beh credetemi le cose sono due: o ve la fate sotto o rimanete a bocca aperta per lo spettacolo!
Riferendomi sempre al giuramento, vi posso garantire che è un giorno che qualunque soldato al mondo rivivrebbe, le emozioni che si provano quando sei schierato dinanzi ad una platea gremita che sta li solo per te è qualcosa d’indescrivibile, ed è proprio li che capisci che è veramente valsa la pena di affrontare tutte quelle prove, di aver fatto buon viso a cattivo gioco in moltissime situazioni ed è proprio adesso che hai la piena concezione di quello che sei diventato, un soldato.


L’addio ai commilitoni del RAV
Finiti i 3 mesi di rav i volontari si apprestano a lasciare il reggimento addestrativo per essere incorporatati nei reparti che saranno la loro futura dimora per gli altri 9 mesi restanti.
Tutto ha inizio con l’ultima adunata di compagnia, quando vengono comunicate le destinazioni , ed è qui che si svelano i “raccomandati” (la gente che va a casa) e i poveri cristi ( la gente che normalmente va incontro al proprio destino, magari essendo sbattuto ai confini della patria.)
Tutti gli amici, i colleghi , i fratelli in armi che ti sono stati vicini nei 3 mesi più duri di Rav, svaniscono in una notte, coloro che ti sono stati vicini nei momenti peggiori coloro con cui hai condiviso un sorriso o un pianto svaniscono in una lista.
L’ultimo appello della sera
Ecco la notte delle partenze in quella notte anche volendo non riesci mai a dormire perché ognuno ha un orario di partenza diverso in base alla propria destinazione. Inizi ad aver la concezione di quello che sta appena accadendo, dire addio ad un fratell
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