Famiglia

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Famiglia eschimese: madre, padre e figlio, fotografati a Noatak, in Alaska, da Edward S. Curtis (circa 1929)

Sacra Famiglia

Famiglia nucleare occidentale negli anni ’70, composta da padre, madre, figlio e figlia

Famiglia omogenitoriale

La famiglia è un nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e, di norma, sono legati tra loro da rapporti di parentela o di affinità.[1]

Il termine “famiglia” procede dal latino famīlia, “gruppo di servi e schiavi patrimonio del capo della casa”, a sua volta derivato da famŭlus, “servo, schiavo”. Nella famīliaromana erano inclusi anche la sposa e figli del pater familias, dal momento che legalmente appartenevano a lui.

Nei paesi sviluppati una famiglia è definita in modo specifico come un gruppo di persone affiliate da legami di consanguineità (discendenza da progenitori comuni), oppure da legami affettivi acquisiti e riconosciuti dalla legge per la presenza del vincolo del matrimonio o di una unione civile, o per una adozione, oppure per un legame sorto de facto in virtù di una convivenza.

In genere gli antropologi propongono che questa nozione di “consanguineo” sia intesa in senso metaforico dal momento che esistono molte società nelle quali la famiglia viene intesa secondo concetti non legati alla consanguineità.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La poliginandria risulta praticata solo presso la popolazione Caingang in Brasile, seppur non sia la più comune. Alcuni matrimoni di gruppo avvennero occasionalmente in diverse comunità fondate tra il XIX e XX secolo.

Un esempio particolarmente longevo è quello della comune di Oneida fondata dal pastore congregazionalista John Humphrey Noyes nel 1848. Noyes asseriva che lui e i suoi seguaci avessero ricevuto un’immediata santificazione; quindi era impossibile per loro commettere peccato e dunque il matrimonio (visto come proprietà privata) fu abolito poiché espressione di gelosia ed esclusività. La comune di Oneida praticava comunismo sessuale, condivideva le responsabilità genitoriale, e funzionò a tutti gli effetti come un gruppo matrimoniale fino al 18791881 circa. La Comune Kerista praticò il matrimonio di gruppo a San Francisco dal 1971 al 1991.

Una famiglia nucleare consiste in due genitori e i loro figli, composizione che la rende ben distinta dalla famiglia estesa. Le famiglie nucleari formano l’unità di base familiare in ogni società.[2] Sono tipiche in quelle società dove le persone risultano relativamente mobili – cacciatori-raccoglitori e società a stampo industriale. A partire dalle rivoluzioni del ’68, l’educazione all’unità familiare, soprattutto la consapevolizzazione della sacralità di quest’ultima che aveva caratterizzato buona parte dell’Europa (tanto da essere disciplinata dal Codex iuris canonici), vennero smantellate da una strenua lotta per la sua secolarizzazione.

Buona parte del mutamento della struttura parentale si deve all’emancipazione femminile che includeva oltre all’indipendenza economica, anche uno spirito imitativo del comportamento sessuale maschile, distruggendo le differenze sociali tra uomo e donna anche nei costumi, nell’abbigliamento, nel rapporto tra vita privata (la casa) e la vita pubblica. Quindi il matrimonio perse il compito di rendere l’unione sessuale come esclusiva di una coppia. Alcuni sociologi ritengono «l’istituzione famigliare come modello garante della socializzazione e dell’adattamento alle norme dei suoi componenti».[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nei paesi sviluppati una famiglia[4] spesso è definita in modo specifico come un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei o legali, come il matrimonio[5] o l’adozione o la discendenza da progenitori comuni. Molti antropologi sostengono che la nozione di “consanguineo” deve essere intesa in senso metaforico; alcuni sostengono che ci sono molte società di tipo non occidentale in cui la famiglia è intesa attraverso concetti diversi da quelli del “sangue“.[6]

La funzione e il ruolo[modifica | modifica wikitesto]

La funzione primaria della famiglia è quella di riprodurre la società[7] da un punto di vista socio-culturale. Per questo famiglia e società cambiano vicendevolmente, a seconda delle epoche e delle regioni del mondo. Per quanto riguarda la funzione di riproduzione della cultura della società da parte della famiglia, si parla di famiglia dell’orientamento per riferirsi al ruolo che essa ha verso i figli, per i quali la famiglia determina la collocazione sociale, e influisce fortemente sulla loro formazione culturale e nella loro socializzazione.

Dal punto di vista sociologico, secondo le più recenti formulazioni scientifiche, la famiglia[8] è quella specifica relazione sociale che lega la coppia ai figli, cioè interseca i rapporti fra i sessi con i rapporti fra le generazioni. Pur trattandosi di relazioni interpersonali di mondo vitale, che delimitano una sfera privata, la famiglia ha importanti funzioni per la società[9], e quindi ha una valenza pubblica. Le forme familiari sono state storicamente molto variabili, tuttavia nessuna società ha mai potuto abolire la famiglia. Quando ha cercato di farlo, quella società è scomparsa, oppure ha dovuto ridare spazio alla famiglia. La ragione fondamentale consiste nel fatto che la famiglia è una struttura sociale (alcuni parlano di un ‘genoma sociale della famiglia[10]) che ha il compito di umanizzare le persone attuando il passaggio dalla natura alla cultura. La teoria del filosofo greco Aristotele riguardo alla famiglia è stata determinante nel pensiero occidentale. Nel libro I della Politica Aristotele presenta l’origine della società nell’aggregazione naturale del nucleo familiare, che comprende gli elementi necessari e sufficienti a garantire l’autosufficienza del gruppo umano: l’uomo e la donna per la complementarità dei sessi nella generazione e nell’educazione dei figli; i servi per l’esecuzione materiale dei lavori necessari alla sopravvivenza e per gli agi che sostengono un modo di vita degno di essere scelto. Il concetto di «comunità», tecnicamente riferibile all’avere in comune i beni della dimensione familiare (οἶκος) è lo stesso che spiega la nascita delle città: unioni di più famiglie in villaggi e poi di più villaggi per migliorare le condizioni di autosufficienza e condividere un modo di vita. La dimensione politica è però presente fin dall’inizio nelle relazioni interne tra i membri dell’οἶκος, dove vale il principio che il migliore comanda. Nel brano che proponiamo, tratto dai primi paragrafi del primo libro, troveremo gli elementi che, secondo Aristotele, permettono di vedere nella famiglia un organismo naturale, che realizza una forma compiuta di vita politica, adeguata al modo di essere dell’uomo e allo sviluppo della sua virtù.[11] – ripresa nei secoli dalla teologia cristiana – Se nell’Etica Nicomachea[12] l’omosessualità è espressamente condannata come atto bestiale, nella “Politica” il filosofo non si esprime in merito al fatto che una famiglia omosessuale sia compatibile o pari fondamento al bene della comunità e alla realizzazione dell’uomo come essere sociale: non si esprime perché parte dall’evidenza naturale che l’unione di due uomini o di due donne non può generare un bambino, in questo senso Aristotele non la contempla neppure; per il Filosofo, infatti, “la comunità che si costituisce per la vita quotidiana secondo natura è la famiglia[13]” . Aristotele identifica la famiglia come il nucleo fondamentale della società, il suo primo mattone costitutivo[14]: senza la famiglia non esisterebbe il resto della comunità politica (quello che Hegel chiamerà Stato). La famiglia è intesa in opposizione al singolo individuo, che da solo in quanto singolo non è numericamente in grado di essere società: rileva in primo luogo che è fra un uomo e una donna: “È però di necessità primieramente di combinare insieme quegli, che non possono stare l’uno senza l’altro; come è la femmina e il maschio, per cagione di conservar la generazione” . Per famiglia intende l’unione tra uomo e donna, sebbene nell’opera Aristotele non si ponga la questione, ma nemmeno escluda esplicitamente la possibilità di famiglie omosessuali, basandosi, come già detto, su un’evidenza naturale[13].
Il sostegno alla famiglia eterosessuale ha motivazioni in parte diverse dal pensiero cristiano, non accenna al fatto che debbano esservi un uomo e una donna perché una società senza figli è senza futuro (vale a dire che la procreazione naturale è una necessità per la concreta sopravvivenza della società, al pari della vita di relazione fra almeno due individui)[senza fonte], ma al fatto filosofico che un fondamento è tale se non è ulteriormente divisibile in due o più parti dotate di esistenza autonoma: la famiglia è la base se è composta di due enti che non possono esistere uno senza l’altro, come lo sono uomo e donna (“prima di tutto, ci deve essere necessariamente un’unione o associazione di coloro che non possono esistere l’uno senza l’altro.; “marito e moglie sono allo stesso modo parti essenziali della famiglia”). La famiglia esiste anche in caso di associazione, non necessariamente di unione sessuale.
L’inseparabilità delle parti richiede la loro opposizione e complementarità: la famiglia è posta in relazione a uomo e donna perché femmina e maschio sono strumenti di generazione, ma anche perché l’uomo sarebbe strutturato per comandare ed essere padrone, e la donna per eseguire ed essere serva. La generazione di figli non è un elemento caratterizzante della famiglia e della comunità politica (necessaria al suo futuro) come nel pensiero cristiano, ma solo uno degli aspetti che rendono l’uomo e la donna due parti inseparabili e la famiglia nucleo di base, né più né meno come il servo non può vivere senza un padrone [15].
Seconda affermazione è che l’uomo è un essere sociale, che ha bisogno di relazionarsi con l’altro-da-sé, cioè l’uomo verso la donna e viceversa, e si realizza nella polis. La famiglia è ritenuta una vocazione naturale dell’uomo-essere sociale, non in sé, ma solo per derivazione dal fatto che la polis è il vero luogo dell’essere sociale in cui l’uomo si compie, e la famiglia ne è il primo elemento costitutivo. Ma la famiglia resta tale anche in assenza di procreazione e della stessa unione sessuale (famiglia in forma associativa), ciò che rileva è l’esistenza di una vita di relazione come modo e ordine, non la finalità del rapporto. Più che interessare il futuro della comunità politica e la sua sopravvivenza nel tempo, interesse che l’uomo di oggi si realizzi con la mediazione della famiglia, in una comunità che può anche morire con i suoi concittadi

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