Italiani sempre più vecchi, mai così poche nascite (488mila)

Gli immigrati residenti sono l’8,3%, duecentomila in più. Boom di mortalità nel 2015, dice l’Istat. E diminuisce anche la speranza di vita alla nascita
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Pubblicato il 19/02/2016
Ultima modifica il 19/02/2016 alle ore 19:19
ROBERTO GIOVANNINI

Noi italiani siamo di meno, siamo sempre più vecchi, con sempre meno bambini, e con una speranza di vita che si sta riducendo. Secondo i dati Istat sulle stime degli indicatori demografici 2015, diffuse stamani, l’anno appena concluso ha registrato il nuovo minimo storico delle nascite: sono state soltanto 488mila (8 ogni mille residenti), 15mila in meno rispetto al 2014 e nuovo record negativo dall’Unità d’Italia. Il saldo naturale (la differenza tra nascite e decessi) scende ulteriormente a -165 mila. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna.

 

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Fonte: Istat

 

60,6 MILIONI I RESIDENTI, MENO 139MILA IN UN ANNO

Nel 2015 la popolazione residente in Italia si è ridotta di 139mila unità (-2,3 per mille). Al primo gennaio 2016 la popolazione totale è dunque di 60,656 milioni di residenti. Gli stranieri residenti in Italia sono 5,054 milioni, e rappresentano l’8,3% della popolazione totale: rispetto a un anno prima si riscontra un incremento di 39mila unità. La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179mila residenti.

 

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BOOM DI MORTALITÀ, BEN 54MILA MORTI IN PIÙ SUL 2014

E a quanto pare, sempre per l’Istat, la crisi economica sembra aver prodotto un effetto negativo persino sulla speranza di vita alla nascita, che nel 2015 è diminuita. Per gli uomini oggi si attesta a 80,1 anni (era di 80,3 del 2014), per le donne a 84,7 anni (era di 85 anni). Un peggioramento attribuito dai tecnici dell’Istituto di statistica a un picco di mortalità: i morti sono infatti stati 653mila nel 2015, 54mila in più dell’anno precedente (+9,1%). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L’aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Dal punto di vista demografico, il picco di mortalità del 2015 è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.

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