Caccia alle streghe

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Verbale del processo a una presunta strega poi arsa sul rogo

La caccia alle streghe è la ricerca e la persecuzione di donne sospettate di compiere atti di magia quali sortilegi, malefici, fatture, legamenti, o di intrattenere rapporti con forze oscure e infernali dalle quali ricevono i poteri per danneggiare l’uomo, specialmente nella virilità, e per sciogliere o stringere legami amorosi; a tali forze esse tributano onori e devozione qualificandosi così anche come eretiche[1]oltre che come incantatrici e fattucchiere. Tutti questi connotati hanno da sempre delineato la figura della strega nell’immaginario popolare.

Non sono mancati tuttavia episodi di accuse, processi e condanne contro gli uomini (stregoni), i quali, in alcuni periodi storici e in determinate aree geografiche, subirono le procedure inquisitoriali in numero maggiore rispetto alle donne, come attestano i casi della Carinzia, della Normandia, dell’Islanda e di alcune zone nell’est dell’Europa (Estonia e Russia)[2].

Il fenomeno della caccia alle streghe nacque all’incirca alla fine del XV secolo e perdurò fino all’inizio del XVIII secolo all’interno dell’occidente cristiano. Benché le prime tesi sulla stregoneria vengano fatte risalire alla letteratura cattolica del 1400 circa, fu in particolare nelle regioni protestanti che durante l’Umanesimo e il Rinascimento il fenomeno ebbe maggiore rilevanza e recrudescenza. In quell’epoca, le streghe, ritenute sospette e pericolose dalle autorità civili e religiose, furono oggetto di persecuzioni che sovente terminavano con condanne a morte a seguito delle quali le stesse venivano arse vive sul rogo.

Nella terminologia moderna, per estensione, con “caccia alle streghe” si indicano fenomeni persecutori di determinate categorie di persone basati sul fanatismo ideologico e su un presunto pericolo sociale atto a scatenare il panico, per cui si giunge a negare i normali diritti di difesa agli accusati e ad avere scarsa considerazione della loro reale colpevolezza o innocenza, come nel caso del Maccartismo negli anni cinquanta del Novecento negli Stati Uniti.

La caccia alle streghe in Europa dal XV al XVII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Streghe nell’immaginario popolare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Strega.

La strega viene rappresentata nell’iconografia popolare ed artistica come una donna, solitamente molto vecchia e di brutto aspetto, che vola a cavallo di una scopa di saggina. Quest’immagine ricopre una realtà storica complessa, fatta di sapere sciamanico e di persecuzioni, antichissime credenze legate ai culti pagani della fertilità risalenti al mondo antico ed oltre, senz’altro alla fine del Paleolitico[senza fonte].

Le presunte streghe (e a volte anche i loro figli, soprattutto se femmine) appartenevano perlopiù alle classi sociali inferiori ed erano di solito vedove, levatrici ed herbarie; non mancò tuttavia qualche caso isolato di nobildonne condannate, come ad esempio la pomerana Sidonia von Borcke.

Soltanto una piccola minoranza di loro poteva essere realmente annoverata tra i veri e propri criminali (fu il caso della cosiddetta “Voisin“, per esempio, prestatrice di servizi satanici per le messe nere della Marchesa di Montespan, pure lei criminale, favorita di Luigi XIV di Francia, al fine di assicurarsi i favori del re), colpevoli di omicidi o di altri gravi reati, quasi sempre collegati con l’occultismo.

La grande maggioranza era invece composta da persone innocenti, di ogni età e condizione, spesso levatrici e guaritrici o prostitute, in un tempo in cui decotti ed infusi a base di piante usati dall’empirico sapere tradizionale delle guaritrici risultavano non meno efficaci e sicuri di medicine e medici: e, d’altra parte, la popolazione, essenzialmente rurale, non aveva altre possibilità per curarsi che ricorrere ai loro rimedi, meno costosi di quelli dei medici. Veniva considerata “strega” anche chi possedeva gatti neri, aveva i capelli rossi o un neo nell’iride dell’occhio (il cosiddetto “segno del diavolo”)[3].

Magia e stregoneria nella letteratura teologica e demonologica[modifica | modifica wikitesto]

Torture e punizioni in una incisione del 1508.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stregoneria.

Fino al principio del XV secolo la Chiesa Cattolica, pur non contestando la realtà di molte pratiche magiche, si attenne perlopiù al parere dei suoi maggiori teologi (anzitutto Sant’Agostino) e alle tesi del Canon episcopi, stabilendo in tal modo che le testimonianze intorno ai voli notturni e alle trasformazioni di uomini in animali fossero generalmente da attribuire all’immaginazione e al sogno[4]. Con l’inizio dell’età moderna le autorità religiose – ma anche quelle secolari – si trovarono a dover ridiscutere le dottrine medievali in materia di stregoneria (e ciò soprattutto in seguito alla pubblicazione dei nuovi trattati di demonologia), arrivando così ad attribuire in molti casi una realtà concreta al volo delle streghe, al sabba e all’adorazione del Demonio[5]. Se da un lato la Chiesa produsse, nel corso dei secoli, diversi documenti (tra cui il citato Canon episcopi del IX secolo e destinato ai vescovi) contro la superstizione, dall’altro promulgò 13 bolle in cui veniva accettata la realtà della stregoneria, tutt’oggi ancora non abiurata. “Fra tutte le eresie, la più grande è quella di non credere nelle streghe e con esse, nel patto diabolico e nel sabba” (dal Malleus Maleficarum).

Tra il 1435 e il 1437 il teologo Johannes Nider scrisse un trattato in forma di dialogo, il Formicarius, nel quale, oltre a ribadire l’esistenza della magia e del maleficio, veniva pure dato per certo che streghe e stregoni facessero parte di una setta[6]. Molti anni dopo il Formicarius ebbe diverse ristampe e fu unito talvolta al più conosciuto Malleus Maleficarum[6].

Il 5 dicembre 1484 papa Innocenzo VIII emanò la bolla Summis desiderantes affectibus, dando voce alla preoccupazione della Chiesa verso il dilagante fenomeno della stregoneria e conferendo i poteri inquisitòri a due frati domenicani tedeschi, Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, affinché intervenissero in vari territori della Germania[7].

Trascorsi pochi anni dalla bolla di Innocenzo VIII, Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer riapparvero come autori del Malleus Maleficarum, manuale ad uso degli inquisitori per stabilire i criteri utili a riconoscere e punire le streghe[8]. Il Malleus Malefìcarum, pubblicato per la prima volta nel 1486 (o 1487) e mai adottato ufficialmente dalla Chiesa cattolica, fu ristampato ventotto volte dal 1487 al 1669[9] e almeno quattordici volte prima del 1520[10].

In seguito furono scritti altri manuali a corollario del Malleus sui metodi di tortura e di applicazione della pena e del modo con il quale riconoscere una strega. Il De Lamiis et Pythonicis Mulieribus di Ulrich Molitor, pubblicato nel 1489, non nascondeva alcune perplessità nei confronti delle confessioni ottenute dalle streghe[11] e tuttavia, nei decenni successivi, la maggior parte delle opere di magia e demonologia trarrà spunto più dal Malleus Malefìcarum che non da questo breve dialogo, come attestano libri quali il De Strigiis di Bernardo Rategno da Como (1505 o 1510), la Quaestio de strigibus di Bartolomeo Spina (1523) e il Libro detto strega o delle illusioni del demonio di Giovanni Francesco II Pico della Mirandola (1524)[12].

Nel 1580, Jean Bodin, intellettuale ritenuto l’ispiratore del moderno concetto di stato e teorico della tolleranza religiosa, scrisse La Démonomanie des Sorciers, un manuale giudiziario sul metodo per la tortura e la repressione delle streghe[13].

Al trattato del Bodin fecero seguito numerose altre opere sulla stregoneria scritte da teologi, eruditi e magistrati laici. Tra le principali: Daemonolatreia (1595) di Nicolas Rémy, Disquisitiones Magicae or Disquisitionum Magicarum Libri Sex (1599-1600) di Martin Delrio, Discours exécrable des Sorciers (1602) di Henry Boguet, Tableau de l’inconstance des mauvais anges et démons (1612) di Pierre de Lancre, Compendium maleficarum (1608 e 1626) di Francesco Maria Guaccio.

In Italia si ricorse frequentemente, a partire dalla seconda metà del Cinquecento, al De catholicis institutionibus liber di Diego de Simancas (1569, II° ed.), un manuale di demonologia e procedura inquisitoriale meno rigoroso del Malleus Malefìcarum, e alla fine del secolo i giudici di fede ebbero a disposizione anche un documento “moderato” quale fu la Instructio pro formandis processibus in causis strigum et maleficorum, una direttiva per le cause di stregoneria che la Congregazione del Sant’Uffizio diffuse anche in forma stampata dal 1657[14].

Definizione della stregoneria come reato[modifica | modifica wikitesto]

Targa commemorativa dell’ultima esecuzione per stregoneria in Inghilterra.

La condanna a morte sul rogo non era comminata direttamente dalla Chiesa, bensì dell’autorità civile che, basandosi su una sentenza dell’autorità ecclesiastica, competente in materia, emetteva una propria sentenza di condanna e provvedeva all’esecuzione. I giudizi inquisitorii per i reati di stregoneria erano assimilabili a quelli emessi nei confronti degli eretici e non avevano titolo a decretare la morte dell’imputato; ma poiché l’eresia era considerata anche un reato civile, chiunque fosse stato riconosciuto colpevole dal tribunale ecclesiastico e consegnato al “braccio secolare“, anche se poi avesse abiurato (anzi, paradossalmente, proprio in forza di questa abiura attraverso la quale si riconosceva la colpa), avrebbe visto comunque tradursi la sentenza ecclesiastica in una condanna capitale.

Di fatto, le condanne a morte erano avallate dalla credenza religiosa che si rifaceva al versetto del Vangelo di Giovanni (15,6) nel quale si dice che: “Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi viene raccolto per essere gettato via e bruciato.” Era su questo passo che il rogo trovava giustificazione come strumento di condanna a morte, mentre l’appoggio della Bibbia alla pena capitale per le streghe veniva individuato nel capitolo 22° dell’Esodo, al versetto 18°, che così recita in latino: “Maleficos non patieris vivere”[15] (“Non lascerai vivere le streghe” o “Non lascerai vivere colei che pratica la magia”)[16][17]. Sebbene alla Chiesa cattolica si debba ricondurre un numero esiguo di condanne a morte per stregoneria, alcuni ecclesiastici furono i promotori indiretti delle persecuzioni: cercando di giustificarle attraverso le bolle papali e altri scritti teologici e demonologici, costoro spingevano il potere temporale ad intervenire. Un caso emblematico, a tale riguardo, è quello di Martin Delrio e del suo ponderoso trattato in sei libri sulla magia. In Francia, però, i più accaniti cacciatori di streghe furono magistrati laici come Nicolas Rémy o Pierre de Lancre, e in Inghilterra l’avvocato Matthew Hopkins si proclamò “witchfinder general” (inquisitore generale) senza peraltro che venisse mai ufficializzata una sua nomina da parte del Parlamento. Altre volte furono la paura e la rabbia del popolo a organizzare cacce alle streghe o a improvvisare roghi, motivo per cui talvolta la Chiesa e il potere civile, per porre freno alla giustizia sommaria dei linciaggi, dovettero nominare degli (inquisitori) e istruire processi “inventando” anche nuovi profili giuridici quali l’avvocato difensore e la giuria[17].

L’ortodossia della fede era intesa come corpo portante della società e quindi l’eresia e la stregoneria non violavano solamente l’unità religiosa, bensì anche l’unità sociale. In realtà la paura delle streghe, indotta nella popolazione dagli oligarchi del potere temporale o da quelli del potere religioso cattolico e protestante[18], era usata come controllo poliziesco delle rivolte contadine e delle richieste di maggiore libertà del popolo. Tipico è il caso della caccia alle streghe nel Tirolo che rispecchia appieno l’instillazione della paura in eventi soprannaturali per poter controllare le rivolte contadine[16]. Molte volte gli stessi funzionari del potere secolare temevano, se non avessero comminato la pena di morte, di essere accusati di complicità con le streghe.

In alcuni periodi storici, di fronte all’aumento di guerre, carestie, povertà e fame, la teologia spesso non riusciva a dare risposte convincenti, quindi risultava facile trovare un capro espiatorio in una non sempre ben definita categoria sociale come quella delle streghe, le quali oltretutto, secondo il parere dei Padri della Chiesa e di molti demonologi, agivano in ogni caso con il permesso accordato da Dio alle forze malefiche da loro invocate e adorate. Quando più tardi, in seguito alla Riforma protestante, l’unità della fede in Europa inizierà a vacillare, la logica delle persecuzioni e delle condanne diventerà ancora più complessa e sfaccettata assumendo caratteristiche peculiari secondo i paesi e le culture che facevano da contesto al fenomeno.

Moltissime “streghe” vennero torturate e bruciate vive con le motivazioni ufficiali più varie, ma spesso in base a delazioni anonime mosse anche da futili ragioni e, in molti casi, per avidità: ottenendo sotto tortura, in cambio della riduzione dei tormenti, che venisse fatto il nome di persone possibilmente benestanti, ree di complicità, in modo da poter istruire il processo successivo, considerato fortemente remunerativo dato che il condannato subiva anche la confisca dei beni.

Uno dei casi giudiziari più sconcertanti fu quello riguardante la famiglia Pappenheimer, i cui membri furono ferocemente torturati e condannati a morte nel 1600 in Baviera (le sevizie e il rogo non furono risparmiati neanche al piccolo Hoel, bambino di soli dieci anni). L’ultima strega condannata a morte in Europa fu Anna Göldi, uccisa nel 1782 a Glarona, in Svizzera, la cui figura è stata riabilitata dal parlamento cantonale nel 2008[19]; secondo altre fonti, tuttavia, sono assimilabili alla “caccia alle streghe” le condanne di Giovanna Bonanno (Palermo 1789)[20], Barbara Zdunk (Reszel 1811)[21] e Bridget Cleary (Tipperary 1895)[22].

Entità della persecuzione[modifica | modifica wikitesto]

Targa commemorativa della caccia alle streghe di Valle Camonica sulla torre Federici di Sonico.

Il numero delle vittime della caccia alle streghe, durante i due secoli in cui sia i tribunali dell’Inquisizione che quelli della Riforma luterana le condussero al rogo è stato largamente dibattuto. Il raggiungimento di una certezza sul tema è ostacolato da molti elementi, come la perdita nel tempo di documenti affidabili relativi a gran parte dei processi.

Il motivo principale fu che per paura che gli immensi archivi inquisitoriali cadessero nelle mani degli avversari della Chiesa, molti di questi vennero dati alle fiamme, come a Milano, Mantova, Benevento e quelli della Sicilia con le carte di migliaia di processi[17], o come quelli rubati dai francesi a Roma. Pertanto le cifre che si ipotizzano in ordine alle vittime della persecuzione vanno considerate come ordini di grandezza e spesso sono oggettivamente influenzate dalle opinioni e dalle collocazioni culturali e ideologiche degli autori che le hanno determinate.

Le stime che trovano più largo consenso parlano di circa 110.000 processi, svoltisi principalmente in Germania (50.000), Polonia (10.000), Francia (10.000), Svizzera (9.000), isole britanniche (5.000), paesi scandinavi (5.000), Spagna (5.000), Italia (5.000) e Russia (4.000). Brian Levack ha valutato le esecuzioni capitali al 55% dei processi, giungendo pertanto ad un totale di giustiziati pari a circa 60.000 persone in tre secoli[23]. In questi processi l’80% degli accusati era di sesso femminile, mentre in Estonia (60%), Russia (68%) e Islanda (90%) vi fu una predominanza maschile[23].

La “caccia alle streghe” si concentrò soprattutto tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Seicento e conobbe due ondate: una dal 1480 al 1520 e l’altra dal 1560 al 1650. In generale, la storia dei processi contro la stregoneria e la magia si può dividere in tre periodi. Il primo, compreso tra il 1300 e il 1435, è possibile dividerlo ulteriormente in tre parti (1300-1330, 1330-1375 e 1375-1435), delle quali l’ultima, principalmente a causa dell’introduzione nei tribunali locali della procedura inquisitoria, vide un aumento delle accuse di adorazione del demonio rispetto alle accuse di magia politica (diffuse nel primo trentennio del XIV secolo) e a quelle di maleficio e rituale magico (peculiari nella fase compresa fra il 1330 e il 1375). Il secondo periodo va dal 1435 alla metà del XVI secolo ed è caratterizzato da un aumento dei processi che durerà fino al 1520 circa e da un successivo calo di numero dei medesimi fino a tutto il 1550 (fenomeno, quest’ultimo, da ricondursi anche alla diminuita pubblicazione di nuovi trattati demonologici e alla minore diffusione di quelli già esistenti). Il terzo periodo, infine, è quello compreso tra il 1580 e il 1650, quando, prevalentemente in alcune aree della Svizzera, della Germania, della Scozia e della Francia, i processi per stregoneria aumentarono considerevolmente[24].

Un caso a sé stante è costituito dalla Polonia, dove oltre la metà delle condanne a morte per stregoneria è compresa tra il 1676 e il 1725[35] e circa un terzo tra il 1701 e il 1725[36]. Considerando anche i territori lituani, si contano per la Polonia circa 10.000 processi contro le streghe[37].

Juan Antonio Llorente, inquisitore madrileno, fa una stima dei condannati dall’ Inquisizione spagnola dal 1481 al 1808. I numeri dei condannati, “abbruciati in persona, abbruciati in effigie e condannati alla reclusione” sono molto alti: si tratta precisamente di 343.522 condanne alle diverse pene. Di questi 34.382 furono bruciati sul rogo. Circa 1/3, precisamente 10.220, furono giustiziati tra il 1481 e il 1498 durante il periodo dell’inquisitore Tomas de Torquemada.[38]

Tuttavia Juan Antonio Llorente è giudicato dalla maggior parte degli studiosi non fededegno in quanto politicamente attivo nell’abolizione della suddetta. Inoltre le cifre da lui riportate sono probabilmente inventate in quanto i veri registri dell’Inquisizione spagnola riportano cifre molto più contenute.[39]

Esistono poi molti studi che pervengono a conclusioni di poco superiori. La situazione muta, ma non di molto, se si passa ad esaminare cifre parziali riferite a particolari aree geografiche che sono state oggetto di studi più particolareggiati ed approfonditi, sulla base del ritrovamento di documenti processuali, non essendo stato possibile recuperare la documentazione per ogni processo celebrato. A risultati notevolmente distanti si collocano pochi autori[40] che arrivano a parlare di 12 milioni di processi e 9 milioni di esecuzioni. Ma tali cifre appaiono del tutto inverosimili, se confrontate con l’intera popolazione europea del tempo.

Per contro, altri studi come quelli condotti dal professor Agostino Borromeo della Sapienza di Roma suggeriscono numeri molto più contenuti: circa 125.000 processi condotti dall’Inquisizione spagnola, di cui solo 2000 conclusi con la reale esecuzione dei condannati.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte dei roghi in Italia si ebbe nella prima parte del Cinquecento soprattutto nell’Italia settentrionale e in Toscana, con un solo caso a Benevento. Le persecuzioni più note si sono svolte in:

Secondo alcuni studiosi si noterebbe che, paradossalmente, se è in Italia che nasce la base religiosa e filosofica nonché teologica sulla caccia alle streghe attraverso bolle e manuali, non è in questo paese che si scateneranno più violentemente queste persecuzioni (eccetto nel nord del Piemonte, ovvero vicino alla linea di contatto fra protestantesimo e cattolicesimo), né quello in cui mieteranno più vittime: contrariamente al fatto che la caccia alle streghe venne regolata tramite i tribunali inquisitori, secondo questi studiosi fu proprio la presenza dell’Inquisizione cattolica in Italia, generalmente avversa ai processi sommari di popolo, che avrebbero potuto minare l’autorità ecclesiale, a impedire un eccesso di questo genere di persecuzioni nella penisola italiana. Esse saranno ben più numerose sia in Francia che in paesi anglosassoni quali la Gran Bretagna e in Germania.[43] Secondo altri studiosi, come Giovanni Romeo, la caccia alle streghe in Italia si spense per la crisi che i tribunali del Sant’Uffizio, attore propulsivo e necessario per la caccia alle streghe e le relative condanne, ebbero tra il Seicento e il Settecento e non per decisioni degli inquisitori generali[44] .

Queste osservazioni, tuttavia sono puramente legate alla possibilità di compiere ricerche statistiche, in quanto nei paesi sopra citati esistono ancora archivi intatti della caccia alle streghe, mentre in Italia questi archivi sono stati distrutti nel corso dei secoli.[45]

Gli atti dei processi per stregoneria in Val Camonica, già custoditi negli archivi delle parrocchie, sarebbero finiti a fine Ottocento nella raccolta privata di don Luigi Brescianelli di Capo di Ponte, ma un ordine tassativo del vescovo di Brescia Giacinto Gaggia ne avrebbe imposto la distruzione al fine di “non fomentare una campagna anticlericale[46].

Il dissenso di laici e religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo il 1520, quando ancora venivano stampati e diffusi numerosi trattati contro la stregoneria, il giureconsulto Andrea Alciato, pur condannando le pratiche magiche compiute intenzionalmente, espresse i suoi forti dubbi intorno alla realtà del sabba e alla veridicità delle confessioni strappate a “povere donne ignoranti”[47].

La procedura per l’accusa e il giudizio delle streghe era puntigliosamente codificata nei vari trattati di demonologia, molti dei quali ebbero un tale successo negli ambienti giuridici da essere ampiamente diffusi in tutta Europa anche nelle versioni tascabili[48]. In quei libri si raggiungeva il limite del maniacale nella descrizione dei supposti marchi demoniaci presenti sul corpo delle streghe, ma fin dal Cinquecento medici e medici-filosofi come Agrippa di Nettesheim e Johann Wier, con un approccio molto più scientifico, condannarono le forti deviazioni presenti nei metodi di accusa.

Nel 1631 il gesuita tedesco Friedrich Spee diede alle stampe, in forma anonima, il trattato Cautio criminalis. De processibus contra sagas. Dalla sua lunga esperienza di confessore dei condannati a morte per stregoneria lo Spee aveva compreso a fondo i meccanismi di un sistema giudiziario il quale, sorretto dalla procedura inquisitoria e dalla tortura, non faceva che mandare al rogo centinaia di persone innocenti; tutto questo fu da lui duramente denunciato nel libro, i cui contenuti anonimi vennero ben presto ricondotti alla sua penna procurandogli non pochi problemi all’interno dell’ordine[49].

Studio delle cause[modifica | modifica wikitesto]

La caccia alle streghe è stata un insieme di eventi molto complesso alla cui origine l’odierna storiografia pone una serie di cause direttamente o indirettamente collegate tra loro, arrivando così a superare definitivamente qualsiasi tipo di spiegazione monocausale del fenomeno[50].

A differenza di quanto si crede comunemente, durante il Medioevo le persecuzioni sono rivolte soprattutto contro gli eretici (Catari, Valdesi, o Albigesi), contro “fedi altre” (gli Ebrei e i Musulmani) accusate in qualche caso di concubinaggio con il diavolo e contro i lebbrosi[51]. È solo a partire dall’età moderna — dopo la scoperta delle Americhe, nel momento in cui nasce l’Umanesimo e in cui appare la stampa — che incomincia la caccia alle streghe, persecuzione definita da alcuni sessista (probabilmente l’unica del genere nella storia) e che altri hanno voluto chiamare genocidio od olocausto[52].

Lo stato di incertezza e la paura suscitate in varie circostanze da questa globalizzazione epocale non possono però essere le uniche ragioni che condussero alla demonizzazione del sesso femminile e alla sua trasformazione in capro espiatorio, specialmente se si tiene conto che i pregiudizi nei confronti delle donne risalgono fino all’epoca antica. Inoltre, come è stato già accennato, le persecuzioni contro le streghe coinvolsero in diverse occasioni anche individui di sesso maschile. Indubbiamente la misoginia rimane un presupposto importante nella costruzione del mito moderno della strega, quello cioè che la rappresenta come eretica e apostata, frequentatrice del sabba e operatrice di sortilegi a danno delle persone, delle colture e degli animali, come risulta evidente da ampie parti del Malleus Maleficarum[53].

C’è poi da considerare che le donne, fino alla fine del Medioevo, godevano nell’esercizio di certe professioni di una libertà ben più grande di quanto spesso sia stato fatto notare. In alcuni paesi europei erano relativamente numerose le donne dedite al commercio e all’artigianato, attività condotte talvolta in completa o pressoché completa autonomia (come lo studio dei testamenti ha dimostrato). A Basilea esisteva una corporazione all’interno della quale uomini e donne avevano i medesimi diritti. Con l’avvento dell’era moderna e delle sue grandi trasformazioni politiche, religiose, economiche e sociali, la partecipazione femminile alle attività produttive e mercantili svolte al di fuori delle mura domestiche si ridusse però fin quasi a scomparire del tutto[54].

È stato ipotizzato che le numerose cacce alle streghe dell’era moderna potessero essere fomentate da un interesse economico, dato che la condanna comportava anche la confisca dei beni della vittima, i quali venivano divisi a metà fra la Chiesa e il potere temporale. Essendo comunque i perseguitati, nella maggior parte dei casi, degli emarginati nullatenenti, questo non sembrerebbe costituire un aspetto tra i più rilevanti del fenomeno, quantunque, come si è visto, non siano mancati episodi di persecuzione rivolti contro persone facoltose.

Più importante risulta essere la specificità del periodo storico. Sul piano politico, infatti, si assiste a livello europeo a una progressiva concentrazione dei poteri, che culmineranno con l’affermazione dei grandi stati nazionali e con regimi come l’assolutismo in Francia. Proprio in Francia, tuttavia, l’accentramento del potere esecutivo comporterà una notevole riduzione dell’autonomia dei tribunali locali e con essa una maggiore razionalizzazione nella procedura giudiziaria contro le presunte streghe[55].

Ora, a una centralizzazione dei poteri politici consegue generalmente un certo livellamento nei comportamenti pubblici e privati degli individui di una comunità. L’eventuale riavvicinarsi alla superstizione, il ricorrere ai rituali magici o in ogni caso a ciò che non è riconosciuto dall’autorità suprema che sta operando questa centralizzazione, non può che spingere i monarchi a reprimere con crescente violenza queste prat

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