La ricchezza non fa la felicità la conferma arriva dalla scienza

LONDRA – Come si fa a essere felici? Tutti crediamo di conoscere la risposta più ovvia: basterebbe possedere denaro in abbondanza, bellezza, eterna giovinezza, magari anche un mestiere di grande prestigio – ci diciamo – e sarei l’ uomo (o la donna) più felice del mondo. Ebbene, non è vero niente. Un’ autorevole ricerca pubblicata dal settimanale britannico “New Scientist” rivela che le ragioni della felicità sono ben diverse: per esempio avere ereditato un buon carattere dai genitori, poter contare su veri amici, credere in Dio (o in Marx, fa lo stesso), sposarsi, non desiderare la donna né la roba d’ altri. Denaro, bellezza, giovinezza, c’ entrano poco: si può essere felicissimi anche avendo pochi soldi, il naso storto, molti anni d’ età e un mestiere normale. Anzi: si è tanto più felici quanto meno si cerca forsennatamente di diventarlo. Il che forse aiuta a capire la sorprendente graduatoria stilata dalla rivista inglese sui paesi più (e meno) felici della terra: prima in classifica è la Nigeria, seguita da Messico e Venezuela. Gli Stati Uniti sono in quindicesima posizione, l’ Italia è appena ventiseiesima. Fra i primi dieci figurano, all’ ottavo, nono e decimo posto, soltanto tre paesi sviluppati occidentali. Uno dei quali è la Danimarca. Per due anni, dal 1999 al 2001, un gruppo di studiosi, sociologi, psicologi, ha raccolto statistiche e sondaggi in decine di nazioni per comprendere «la scienza della felicità»: cioè perché, quando e quanto spesso la gente si sente felice. I ricercatori hanno investigato quanto contano i beni materiali, l’ età anagrafica, la salute, i rapporti inter-personali, l’ immagine sociale. Hanno esaminato la felicità dal punto di vista della psicanalisi, e perfino da quello biologico: il fattore ereditario. Quindi hanno tirato le somme in un ampio rapporto, il World Value Survey, di cui il “New Scientist” anticipa le conclusioni. La felicità viene abitualmente associata a ragioni emotive (come innamorarsi o amare un figlio) ed è differente dalla «soddisfazione»: gli individui sotto i 35 anni si dicono mediamente più felici di quelli di 70, ma anche meno soddisfatti. La cosiddetta «gioia di vivere» è un elemento chiave: in Nigeria e America Latina, a quanto pare, ne hanno a profusione. Società più collettiviste, come in Estremo Oriente, dove è riprovevole perseguire apertamente la felicità individuale, risultano più felici di altre come gli Stati Uniti, in cui la «ricerca della felicità» è salvaguardata fin dalla Dichiarazione d’ Indipendenza. Insomma, negli ultimi trent’ anni l’ Occidente è diventato enormemente più ricco, ma non più felice. Qualcuno dirà che lo sospettava da un pezzo. Adesso però ce lo conferma la scienza

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