Mese: febbraio 2017

Famiglia

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Famiglia eschimese: madre, padre e figlio, fotografati a Noatak, in Alaska, da Edward S. Curtis (circa 1929)

Sacra Famiglia

Famiglia nucleare occidentale negli anni ’70, composta da padre, madre, figlio e figlia

Famiglia omogenitoriale

La famiglia è un nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e, di norma, sono legati tra loro da rapporti di parentela o di affinità.[1]

Il termine “famiglia” procede dal latino famīlia, “gruppo di servi e schiavi patrimonio del capo della casa”, a sua volta derivato da famŭlus, “servo, schiavo”. Nella famīliaromana erano inclusi anche la sposa e figli del pater familias, dal momento che legalmente appartenevano a lui.

Nei paesi sviluppati una famiglia è definita in modo specifico come un gruppo di persone affiliate da legami di consanguineità (discendenza da progenitori comuni), oppure da legami affettivi acquisiti e riconosciuti dalla legge per la presenza del vincolo del matrimonio o di una unione civile, o per una adozione, oppure per un legame sorto de facto in virtù di una convivenza.

In genere gli antropologi propongono che questa nozione di “consanguineo” sia intesa in senso metaforico dal momento che esistono molte società nelle quali la famiglia viene intesa secondo concetti non legati alla consanguineità.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La poliginandria risulta praticata solo presso la popolazione Caingang in Brasile, seppur non sia la più comune. Alcuni matrimoni di gruppo avvennero occasionalmente in diverse comunità fondate tra il XIX e XX secolo.

Un esempio particolarmente longevo è quello della comune di Oneida fondata dal pastore congregazionalista John Humphrey Noyes nel 1848. Noyes asseriva che lui e i suoi seguaci avessero ricevuto un’immediata santificazione; quindi era impossibile per loro commettere peccato e dunque il matrimonio (visto come proprietà privata) fu abolito poiché espressione di gelosia ed esclusività. La comune di Oneida praticava comunismo sessuale, condivideva le responsabilità genitoriale, e funzionò a tutti gli effetti come un gruppo matrimoniale fino al 18791881 circa. La Comune Kerista praticò il matrimonio di gruppo a San Francisco dal 1971 al 1991.

Una famiglia nucleare consiste in due genitori e i loro figli, composizione che la rende ben distinta dalla famiglia estesa. Le famiglie nucleari formano l’unità di base familiare in ogni società.[2] Sono tipiche in quelle società dove le persone risultano relativamente mobili – cacciatori-raccoglitori e società a stampo industriale. A partire dalle rivoluzioni del ’68, l’educazione all’unità familiare, soprattutto la consapevolizzazione della sacralità di quest’ultima che aveva caratterizzato buona parte dell’Europa (tanto da essere disciplinata dal Codex iuris canonici), vennero smantellate da una strenua lotta per la sua secolarizzazione.

Buona parte del mutamento della struttura parentale si deve all’emancipazione femminile che includeva oltre all’indipendenza economica, anche uno spirito imitativo del comportamento sessuale maschile, distruggendo le differenze sociali tra uomo e donna anche nei costumi, nell’abbigliamento, nel rapporto tra vita privata (la casa) e la vita pubblica. Quindi il matrimonio perse il compito di rendere l’unione sessuale come esclusiva di una coppia. Alcuni sociologi ritengono «l’istituzione famigliare come modello garante della socializzazione e dell’adattamento alle norme dei suoi componenti».[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nei paesi sviluppati una famiglia[4] spesso è definita in modo specifico come un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei o legali, come il matrimonio[5] o l’adozione o la discendenza da progenitori comuni. Molti antropologi sostengono che la nozione di “consanguineo” deve essere intesa in senso metaforico; alcuni sostengono che ci sono molte società di tipo non occidentale in cui la famiglia è intesa attraverso concetti diversi da quelli del “sangue“.[6]

La funzione e il ruolo[modifica | modifica wikitesto]

La funzione primaria della famiglia è quella di riprodurre la società[7] da un punto di vista socio-culturale. Per questo famiglia e società cambiano vicendevolmente, a seconda delle epoche e delle regioni del mondo. Per quanto riguarda la funzione di riproduzione della cultura della società da parte della famiglia, si parla di famiglia dell’orientamento per riferirsi al ruolo che essa ha verso i figli, per i quali la famiglia determina la collocazione sociale, e influisce fortemente sulla loro formazione culturale e nella loro socializzazione.

Dal punto di vista sociologico, secondo le più recenti formulazioni scientifiche, la famiglia[8] è quella specifica relazione sociale che lega la coppia ai figli, cioè interseca i rapporti fra i sessi con i rapporti fra le generazioni. Pur trattandosi di relazioni interpersonali di mondo vitale, che delimitano una sfera privata, la famiglia ha importanti funzioni per la società[9], e quindi ha una valenza pubblica. Le forme familiari sono state storicamente molto variabili, tuttavia nessuna società ha mai potuto abolire la famiglia. Quando ha cercato di farlo, quella società è scomparsa, oppure ha dovuto ridare spazio alla famiglia. La ragione fondamentale consiste nel fatto che la famiglia è una struttura sociale (alcuni parlano di un ‘genoma sociale della famiglia[10]) che ha il compito di umanizzare le persone attuando il passaggio dalla natura alla cultura. La teoria del filosofo greco Aristotele riguardo alla famiglia è stata determinante nel pensiero occidentale. Nel libro I della Politica Aristotele presenta l’origine della società nell’aggregazione naturale del nucleo familiare, che comprende gli elementi necessari e sufficienti a garantire l’autosufficienza del gruppo umano: l’uomo e la donna per la complementarità dei sessi nella generazione e nell’educazione dei figli; i servi per l’esecuzione materiale dei lavori necessari alla sopravvivenza e per gli agi che sostengono un modo di vita degno di essere scelto. Il concetto di «comunità», tecnicamente riferibile all’avere in comune i beni della dimensione familiare (οἶκος) è lo stesso che spiega la nascita delle città: unioni di più famiglie in villaggi e poi di più villaggi per migliorare le condizioni di autosufficienza e condividere un modo di vita. La dimensione politica è però presente fin dall’inizio nelle relazioni interne tra i membri dell’οἶκος, dove vale il principio che il migliore comanda. Nel brano che proponiamo, tratto dai primi paragrafi del primo libro, troveremo gli elementi che, secondo Aristotele, permettono di vedere nella famiglia un organismo naturale, che realizza una forma compiuta di vita politica, adeguata al modo di essere dell’uomo e allo sviluppo della sua virtù.[11] – ripresa nei secoli dalla teologia cristiana – Se nell’Etica Nicomachea[12] l’omosessualità è espressamente condannata come atto bestiale, nella “Politica” il filosofo non si esprime in merito al fatto che una famiglia omosessuale sia compatibile o pari fondamento al bene della comunità e alla realizzazione dell’uomo come essere sociale: non si esprime perché parte dall’evidenza naturale che l’unione di due uomini o di due donne non può generare un bambino, in questo senso Aristotele non la contempla neppure; per il Filosofo, infatti, “la comunità che si costituisce per la vita quotidiana secondo natura è la famiglia[13]” . Aristotele identifica la famiglia come il nucleo fondamentale della società, il suo primo mattone costitutivo[14]: senza la famiglia non esisterebbe il resto della comunità politica (quello che Hegel chiamerà Stato). La famiglia è intesa in opposizione al singolo individuo, che da solo in quanto singolo non è numericamente in grado di essere società: rileva in primo luogo che è fra un uomo e una donna: “È però di necessità primieramente di combinare insieme quegli, che non possono stare l’uno senza l’altro; come è la femmina e il maschio, per cagione di conservar la generazione” . Per famiglia intende l’unione tra uomo e donna, sebbene nell’opera Aristotele non si ponga la questione, ma nemmeno escluda esplicitamente la possibilità di famiglie omosessuali, basandosi, come già detto, su un’evidenza naturale[13].
Il sostegno alla famiglia eterosessuale ha motivazioni in parte diverse dal pensiero cristiano, non accenna al fatto che debbano esservi un uomo e una donna perché una società senza figli è senza futuro (vale a dire che la procreazione naturale è una necessità per la concreta sopravvivenza della società, al pari della vita di relazione fra almeno due individui)[senza fonte], ma al fatto filosofico che un fondamento è tale se non è ulteriormente divisibile in due o più parti dotate di esistenza autonoma: la famiglia è la base se è composta di due enti che non possono esistere uno senza l’altro, come lo sono uomo e donna (“prima di tutto, ci deve essere necessariamente un’unione o associazione di coloro che non possono esistere l’uno senza l’altro.; “marito e moglie sono allo stesso modo parti essenziali della famiglia”). La famiglia esiste anche in caso di associazione, non necessariamente di unione sessuale.
L’inseparabilità delle parti richiede la loro opposizione e complementarità: la famiglia è posta in relazione a uomo e donna perché femmina e maschio sono strumenti di generazione, ma anche perché l’uomo sarebbe strutturato per comandare ed essere padrone, e la donna per eseguire ed essere serva. La generazione di figli non è un elemento caratterizzante della famiglia e della comunità politica (necessaria al suo futuro) come nel pensiero cristiano, ma solo uno degli aspetti che rendono l’uomo e la donna due parti inseparabili e la famiglia nucleo di base, né più né meno come il servo non può vivere senza un padrone [15].
Seconda affermazione è che l’uomo è un essere sociale, che ha bisogno di relazionarsi con l’altro-da-sé, cioè l’uomo verso la donna e viceversa, e si realizza nella polis. La famiglia è ritenuta una vocazione naturale dell’uomo-essere sociale, non in sé, ma solo per derivazione dal fatto che la polis è il vero luogo dell’essere sociale in cui l’uomo si compie, e la famiglia ne è il primo elemento costitutivo. Ma la famiglia resta tale anche in assenza di procreazione e della stessa unione sessuale (famiglia in forma associativa), ciò che rileva è l’esistenza di una vita di relazione come modo e ordine, non la finalità del rapporto. Più che interessare il futuro della comunità politica e la sua sopravvivenza nel tempo, interesse che l’uomo di oggi si realizzi con la mediazione della famiglia, in una comunità che può anche morire con i suoi concittadi

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Carnevale

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Carnevale
Padova - maschera veneziana.jpg

Una tipica maschera carnevalesca di foggia veneziana

Tipo di festa internazionale
Periodo precedente il Mercoledì delle ceneri
Celebrata in paesi di tradizione cattolica
Religione Paganesimo
Feste correlate Quaresima
Tradizioni profane sfilate di maschere, veglioni e balli in maschera, sfilate di carri allegorici
Tradizioni culinarie dolci carnevaleschi

Il carnevale è una festa che si celebra nei Paesi di tradizione cattolica. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare, l’elemento distintivo e caratterizzante del carnevale è l’uso del mascheramento.

La parola carnevale deriva dal latino carnem levare (“eliminare la carne”), forse influenzata anche dal latino vale (quasi fosse “carne, addio!“)[1], poiché indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale (Martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.[2][3]

I festeggiamenti maggiori avvengono il Giovedì grasso e il Martedì grasso, ossia l’ultimo giovedì e l’ultimo martedì prima dell’inizio della Quaresima. In particolare il Martedì grasso è il giorno di chiusura dei festeggiamenti carnevaleschi, dato che la Quaresima inizia con il Mercoledì delle ceneri.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Data del Martedì grasso
Anno Martedì grasso
2000 7 marzo
2001 27 febbraio
2002 12 febbraio
2003 4 marzo
2004 24 febbraio
2005 8 febbraio
2006 28 febbraio
2007 20 febbraio
2008 5 febbraio
2009 24 febbraio
2010 16 febbraio
2011 8 marzo
2012 21 febbraio
2013 12 febbraio
2014 4 marzo
2015 17 febbraio
2016 9 febbraio
2017 28 febbraio
2018 13 febbraio
2019 5 marzo
2020 25 febbraio

I caratteri della celebrazione del carnevale hanno origini in festività molto antiche, come per esempio le dionisiache greche (le antesterie) o i saturnali romani. Durante le feste dionisiache e saturnali si realizzava un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza.Da un punto di vista storico e religioso il carnevale rappresentò, dunque, un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l’ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all’inizio del carnevale seguente.[4] Il ciclo preso in considerazione è, in pratica, quello dell’anno solare.Nel mondo antico, romano, la festa in onore della dea egizia Iside, importata anche nell’impero Romano, comporta la presenza di gruppi mascherati, come attesta lo scrittore Lucio Apuleio nelle Metamorfosi (libro XI). Presso i Romani la fine del vecchio anno era rappresentata da un uomo coperto di pelli di capra, portato in processione, colpito con bacchette e chiamato Mamurio Veturio[5]. Durante le antesterie passava il carro di colui che doveva restaurare il cosmo dopo il ritorno al caos primordiale.[6] In Babilonia poco dopo l’equinozio primaverile veniva riattualizzato il processo originario di fondazione del cosmo, descritto miticamente dalla lotta del dio salvatore Marduk con il drago Tiamat che si concludeva con la vittoria del primo.Durante queste cerimonie si svolgeva una processione nella quale erano allegoricamente rappresentate le forze del caos che contrastavano la ri-creazione dell’universo, cioè il mito della morte e risurrezione di Marduk, il salvatore. Nel corteo c’era anche una nave a ruote su cui il dio Luna e il dio Sole percorrevano la grande via della festa – simbolo della parte superiore dello Zodiaco – verso il santuario di Babilonia, simbolo della terra. Questo periodo, che si sarebbe concluso con il rinnovamento del cosmo, veniva vissuto con una libertà sfrenata e un capovolgimento dell’ordine sociale e morale.Il noto storico delle religioni Mircea Eliade scrive nel saggio Il Mito dell’Eterno Ritorno: “Ogni Nuovo Anno è una ripresa del tempo al suo inizio, cioè una ripetizione della cosmogonia. I combattimenti rituali fra due gruppi di figuranti, la [7] presenza dei morti, i saturnali e le orge, sono elementi che denotano che alla fine dell’anno e nell’attesa del Nuovo Anno si ripetono i momenti mitici del passaggio dal Caos alla Cosmogonia”[8]. Più oltre Eliade afferma che “allora i morti potranno ritornare, poiché tutte le barriere tra morti e vivi sono rotte (il caos primordiale non è riattualizzato?) e ritorneranno giacché in questo momento paradossale il tempo sarà annullato ed essi potranno di nuovo essere contemporanei dei vivi”.[9] Le cerimonie carnevalesche, diffuse presso i popoli Indoeuropei, mesopotamici, nonché di altre civiltà, hanno perciò anche una valenza purificatoria e dimostrano il “bisogno profondo di rigenerarsi periodicamente abolendo il tempo trascorso e riattualizzando la cosmogonia”.[10] Eliade scrive che “l’orgia è anch’essa una regressione nell’ oscuro, una restaurazione del caos primordiale; in quanto tale, precede ogni creazione, ogni manifestazione di forme organizzate”.[11] L’autore aggiunge poi che “sul livello cosmologico l’orgia corrisponde al Caos o alla pienezza finale; nella prospettiva temporale, l’orgia corrisponde al Grande Tempo, all’istante eterno, alla non – durata. La presenza dell’orgia nei cerimoniali che segnano divisioni periodiche del tempo tradisce una volontà di abolizione integrale del passato mediante l’abolizione della Creazione. La confusione delle forme è illustrata dallo sconvolgimento delle condizioni sociali (nei Saturnali lo schiavo è promosso padrone, il padrone serve gli schiavi; in Mesopotamia si deponeva e si umiliava il re, ecc.), dalla sospensione di tutte le norme, ecc.Lo scatenarsi della licenza, la violazione di tutti i divieti, la coincidenza di tutti i contrari, ad altro non mirano che alla dissoluzione del mondo – la comunità è l’immagine del mondo – e alla restaurazione dell’illud tempus primordiale (“quel tempo”, il Grande Tempo mitico e a – storico delle origini; N.d.A.), che è evidentemente il momento mitico del principio (caos) e della fine (diluvio universale o ekpyrosis, apocalisse). Il significato cosmologico dell’orgia carnascialesca di fine d’anno è confermato dal fatto che al Caos segue sempre una nuova creazione del Cosmo[12].Il carnevale si inquadra quindi in un ciclico dinamismo di significato mitico: è la circolazione degli spiriti tra cielo, terra e inferi. Il Carnevale riconduce a una dimensione metafisica che riguarda l’uomo e il suo destino. In primavera, quando la terra comincia a manifestare la propria energia, il Carnevale segna un passaggio aperto tra gli inferi e la terra abitata dai vivi (anche Arlecchino ha una chiara origine infera). Le anime, per non diventare pericolose, devono essere onorate e per questo si prestano loro dei corpi provvisori: essi sono le maschere che hanno quindi spesso un significatoapotropaico, in quanto chi le indossa assume le caratteristiche dell’essere ” soprannaturale ” rappresentato.

Oinochoe raffigurante la sfilata di un gufo armato durante la celebrazione delle Antesterie (410–390 a.C.).

Queste forze soprannaturali creano un nuovo regno della fecondità della Terra e giungono a fraternizzare allegramente tra i viventi. “Le maschere che incarnano gli antenati, le anime dei morti che visitano cerimonialmente i vivi (Giappone, mondo germanico, ecc.), sono anche il segno che le frontiere sono state annientate e sostituite in seguito alla confusione di tutte le modalità. In questo intervallo paradossale fra due tempi (= fra due Cosmi), diventa possibile la comunicazione tra vivi e morti, cioè fra forme realizzate e il preformale, il larvale.”[13][14] Alla fine il tempo e l’ordine del cosmo, sconvolti nella tradizione carnevalesca, vengono ricostituiti (nuova Creazione) con un rituale di carattere purificatorio[15]comprendente un “processo“, una “condanna“, la lettura di un “testamento” e un “funerale” del carnevale[16] il quale spesso comporta il bruciamento del “Re carnevale” rappresentato da un fantoccio (altre volte l’immaginesimbolo del carnevale è annegata o decapitata). Tale cerimonia avviene in molte località italiane, europee ed extraeuropee (sulla morte rituale del carnevale si veda anche Il ramo d’oro di James George Frazer[17]). “La ripetizione simbolica della cosmogonia, che segue all’annientamento simbolico del mondo vecchio, rigenera il tempo nella sua totalità[18]. È interessante altresì notare che vari significati cosmologici del Carnevale erano presenti anche nel Samhain celtico.Nel XV e XVI secolo, a Firenze i Medici organizzavano grandi mascherate su carri chiamate “trionfi” e accompagnate da canti carnascialeschi, cioè canzoni a ballo di cui anche Lorenzo il Magnifico fu autore. Celebre è Il trionfo di Bacco e Arianna scritto proprio dal Magnifico. Nella Roma del governo papalino si svolgevano invece la corsa dei barberi (cavalli da corsa) e la “gara dei moccoletti” accesi che i partecipanti cercavano di spegnersi reciprocamente.[19]

Nella storia dell’arte, famosa opera pittorica è la Lotta tra Carnevale e Quaresima del pittore olandese Pieter Bruegel il Vecchio.[20] Personaggi mascherati del carnevale veneziano sono presenti in vari dipinti del Settecento veneziano di Canaletto, Francesco Guardi e negli interni di Pietro Longhi.

Le prime testimonianze dell’uso del vocabolo “carnevale” (detto anche “carnevalo”) vengono dai testi del giullare Matazone da Caligano alla fine del XIII secolo e del novelliere Giovanni Sercambi verso il 1400.[21] Il Carnevale non termina ovunque il Martedì grasso: fanno eccezione il Carnevale di Viareggio, il Carnevale di Ovodda[22], il carnevale di Poggio Mirteto, il Carnevale di Bientina, il carnevale di Borgosesia e il Carnevalone di Chivasso. Anche il Carnevale di Foiano della Chiana[23]termina la domenica dopo le Ceneri. In diversi Carnevali il martedì grasso si rappresenta, spesso con un falò, la “morte di Carnevale”.

La festività per la Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Tradizionalmente nei paesi cattolici, il Carnevale aveva inizio con la Domenica di settuagesima (la prima delle nove che precedevano la Settimana santa secondo il calendario gregoriano);[senza fonte] finisce il martedì precedente il mercoledì delle ceneri che segna l’inizio della quaresima. Il momento culminante si ha dal giovedì grasso fino al martedì, ultimo giorno di carnevale (Martedì grasso). Questo periodo, essendo collegato con la Pasqua (festa mobile), non ha ricorrenza annuale fissa ma variabile. In realtà la Pasqua cattolica può cadere dal 22 marzo al 25 aprile (calcolo della Pasqua) e intercorrono 46 giorni tra il Mercoledì delle ceneri e Pasqua. Ne deriva che in anni non bisestili martedì grasso cade dal 3 febbraio al 9 marzo. Per questo motivo i principali eventi si concentrano in genere tra i mesi di febbraio e marzo.

Per la Chiesa cattolica il Tempo di carnevale era detto anche Tempo di settuagesima e considerato come un momento per riflettere e riconciliarsi con Dio. Si celebravano le Sante Quarantore (o carnevale sacro), che si concludevano, con qualche ora di anticipo, la sera dell’ultima domenica di carnevale.[senza fonte] La Chiesa cattolica ha però, durante il corso della storia, condannato il carnevale in quanto contrario ai dettami di rigore imposto dall’istituzione stessa. Secondo antiche tradizioni il carnevale durava l’intero periodo invernale, dal giorno di commemorazione dei defunti sino al primo giorno di Quaresima e il travestimento serviva non a nascondere la propria identità sebbene a rimandarne a un’altra[senza fonte]. L’antica tradizione riporta anche alla celebrazione del ricordo della strage degli innocenti allorquando un bambino nominato episcopellusesercitava il suo effimero potere semel in anno sino al giorno del 28 dicembre, dì indicato per il ricordo della strage di infanti ordinata da Erode[senza fonte].

Il carnevale in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Maschere carnevalesche delle regioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Maschere regionali italiane.

Il Carnevale nelle regioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

Maschera del Carnevale di Venezia

Soprattutto il Carnevale di Venezia e il Carnevale di Viareggio, ma anche il Carnevale di Sciacca, Carnevale di Acireale, Carnevale di Crescentino[servirebbe una fonte che comprovi che il carnevale di Crescentino abbia una rilevanza almeno nazionale] ed il Carnevale di Ivrea hanno una fama che travalica i confini nazionali e sono meta di turisti provenienti sia dall’Italia, sia dall’estero[24]. Il Carnevale di Putignano e il Carnevale di Manfredonia sono i maggior della Puglia, una delle regioni italiane con il più alto numero di manifestazioni.

Carro allegorico del Carnevale di Viareggio

Carnevale di Venezia

Angelo custode

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SS. Angeli Custodi
Ricorrenza 2 ottobre
Patrono di Fondachelli-Fantina (ME)

L’angelo custode è un angelo che, secondo la tradizione cristiana, accompagna ogni persona nella vita, aiutandola nelle difficoltà e guidandola verso Dio. L’angelo è invocato con la tradizionale preghiera dell’Angelo di Dio.

L’angelo custode è una figura ricorrente nella vita di molti Santi; in diversi Paesi vi è una forte e particolare devozione.

Angelo custode, di Pietro da Cortona, 1656

Degli angeli custodi Papa Pio X disse: «Si dicono custodi gli angeli che Dio ha destinato per custodirci e guidarci nella strada della salute» e l’angelo custode «ci assiste con buone ispirazioni, e, col ricordarci i nostri doveri, ci guida nel cammino del bene; offre a Dio le nostre preghiere e ci ottiene le sue grazie» [1]

Storia del concetto di angelo custode[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa cristiana primitiva ereditò il concetto di “angelo” dal mondo ebraico, in cui l’esistenza di un anello intermedio fra Dio e l’uomo era garante della trascendenza divina e la presenza di una “corte” di angeli attorno a Dio era una necessaria conseguenza della sua maestà regale. Nello stesso ambiente precristiano era anche comune assegnare agli angeli il controllo dei fenomeni naturali (ad esempio nel Libro di Enoch il gelo, la neve e altri fenomeni) e in particolare identificare gli angeli con le stelle fisse e gli arcangeli con i sette astri mobili (cinque pianeti più il sole e la luna).

Il culto degli angeli aveva spesso eccessi, contro i quali la Chiesa lottò sin dall’inizio (cfr. san Paolo in Colossesi 2, 18). L’opera di riflessione dei Padri della Chiesa trovò un primo tentativo di sistematizzazione dell’angelologia nel De coelesti hierarchia dello Pseudo-Dionigi l’Areopagita.

Fra i compiti degli angeli ben documentati nell’Antico Testamento vi era quello di guidare e proteggere l’uomo e la donna (ad esempio nel Libro di Tobia). Altro ruolo degli angeli descritto dall’Antico Testamento è quello di essere messaggeri di Dio per l’umanità. L’idea di uno spirito inviato dalla divinità a sorvegliare gli esseri umani o a comunicare loro la volontà divina, era già presente anche nella filosofia greca antica e nello stesso Platone nel suo Fedone.

L’idea, però, che ogni singola persona fosse affidata ad uno specifico angelo, benché esplicitamente accennata (ad esempio in Matteo 18, 10), era molto meno diffusa. Essa si impose solo gradualmente nel Cristianesimo primitivo e una delle prime esplicite affermazioni è quella sostenuta da San Basilio Magno:

« Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore per condurlo alla vita »
(Adversus Eunomium, 3, 1: pg 29, 656b)

La dottrina cattolica e ortodossa[modifica | modifica wikitesto]

La santaGemma Galgani affermava di essere in contatto con il suo angelo custode

La credenza nell’affidamento di ogni uomo al suo angelo custode è in accordo con due principi generali:

  • Dio ama ogni uomo in modo individualizzato, in quanto persona irripetibile e inconfondibile;
  • la santità degli angeli e dei Santi comporta la loro partecipazione a questo amore divino.

La convinzione dell’affidamento non esclusivo di ogni uomo a un angelo è in accordo con questi principi anche se non deriva strettamente da essi. I suoi fondamenti, infatti, sono nell’interpretazione di alcuni passi scritturali, fra cui Matteo 18, 1-5.10, Luca 16, 22, Sal 34,8, Sal 91,10-13[2], Giobbe 33,23-24, Zc 1,12, Tb 12,12 e Esodo 23,20-23. La dottrina dell’Angelo Custode estende a ogni comunità e a ogni singola persona la promessa biblica: “io mando un angelo davanti a te per custodirti…” (Es 23,20), che si è realizzata per il popolo eletto.

La fede negli angeli custodi è ribadita nel Catechismo della Chiesa Cattolica all’art. 380.

Nel pensiero cattolico, quindi, ogni persona è aiutata a vivere il pieno compimento del piano divino, nel proprio giusto cammino esistenziale, oltre che dalla grazia, dall’intelletto e dalla libera volontà nell’agire, anche dal proprio angelo custode. Rivolgersi con fiducia a questa presenza celeste comporta il riceverne consigli mediante intuizioni e ispirazioni per le nostre scelte di vita anche quotidiane.

Tra i Santi e le Sante che hanno avuto una spiccata e notoria relazione con il proprio angelo custode ricordiamo san Pietro, san Tommaso d’Aquino, san Francesco di Sales, san Francesco d’Assisi, santa Gemma Galgani, santa Francesca Romana e san Pio da Pietrelcina.

Festa estiva dell’Angelo Custode a Fondachelli-Fantina, Sicilia

Anche i Pontefici hanno richiamato i credenti a porre attenzione alla presenza dell’angelo custode. Il Papa Francesco ha spiegato: “nessuno cammina da solo e nessuno di noi può pensare che è solo perché c’è sempre questo compagno. Questa non è una dottrina sugli angeli un po’ fantasiosa no, è realtà.” “Io, oggi, farei la domanda: com’è il rapporto con il mio angelo custode? Lo ascolto? Gli dico buongiorno, al mattino? Gli dico: ‘Custodiscimi durante il sonno?’. Parlo con lui? Gli chiedo consiglio? È al mio fianco. Questa domanda possiamo risponderla oggi, ognuno di noi: com’è il rapporto con quest’angelo che il Signore ha mandato per custodirmi e accompagnarmi nel cammino, e che vede sempre la faccia del Padre che è nei cieli”.[3]

Festa dei Santi Angeli Custodi[modifica | modifica wikitesto]

Fino al V secolo nessun giorno particolare era dedicato agli angeli custodi, il cui ufficio cadeva il 29 settembre, in concomitanza con la festa di san Michele arcangelo. L’uso di una festa particolare nacque a Valencia nel 1411, quando si istituì una festa per l’angelo protettore della città. Anche in Francia ci fu un’iniziativa analoga. Durante il secolo successivo l’idea si diffuse dalla Spagna nel Portogallo e poi in Austria e nelle regioni italiane più influenzate dagli Asburgo.

Già nel Cinquecento nacquero le prime “Compagnie dell’Angelo Custode”, che si diffusero ampiamente agli inizi del Seicento sotto l’influenza della pubblicazione di diversi trattati teologici (cfr. bibliografia sottostante) e l’impulso di diversi ordini religiosi fra cui, ad esempio, i Padri Somaschi. La spinta decisiva venne da papa Paolo V, che in una bolla del 1614 assegnò specifiche indulgenze ai membri delle compagnie dell’angelo custode aggregate all’Arciconfraternita di Roma e che compissero particolari atti meritori.

In parallelo alla diffusione della pietà popolare ebbe luogo il riconoscimento liturgico della festa. Nel “Messale romano” di papa Pio V (1570) furono indicate quattro feste consacrate espressamente agli angeli, quelle dedicate agli angeli custodi (il 2 ottobre), all’arcangelo Gabriele, all’arcangelo Michele e all’arcangelo Raffaele. Soppressa da Pio V, la festa in onore degli angeli custodi fu ristabilita nel 1608 da Paolo V ed estesa alla Chiesa universale. Nel 1670 Clemente X la rese obbligatoria per tutta la Chiesa latina, sempre alla data del 2 ottobre.

Gli angeli custodi nella kabbalah[modifica | modifica wikitesto]

La scuola di kabbalah di Girona elaborò dettagliate teorie sulle energie benefiche che gli angeli hanno la missione di trasmetterci. Secondo queste teorie vi sarebbero 72 angeli custodi i quali sovraintendono ognuno sia ad alcuni giorni nel corso dell’anno sia a 20 minuti nel corso del giorno (20 minuti x 72 = 24 ore). Ogni persona è affidata principalmente agli angeli che sopraintendevano al giorno e al minuto della sua nascita e le sue caratteristiche verrebbero influenzate da quelle dei suoi angeli (in modo analogo alla influenza degli astri alla nascita secondo l’astrologia).[4]

Angelologia islamica[modifica | modifica wikitesto]

In base alla tradizione, due sono gli angeli che registrano immediatamente le azioni degli uomini: uno giace dietro alla spalla destra -che annota solo il bene-, e uno dietro la spalla sinistra, che annota sia il bene che il male. Gli angeli hanno anche la funzione di proteggere l’uomo da tutto quanto di negativo gli possa accadere, salvo quanto Allah avrà decretato per quell’anima.

L’angelo della Morte, o Izra’il, scortato dall’angelo della misericordia e da quello del castigo, si presenta all’uomo al momento della sua morte terrena.[5]

L’angelologia è parte integrante della dottrina islamica (Aqida), confermata in una grande quantità di ʾaḥādīth.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.famigliacristiana.it/articolo/dossier-angeli.aspx
  2. ^ Per consentire l’accesso corretto al testo informatico i salmi sono numerati secondo la numerazione della Bibbia ebraica. Nella maggior parte delle bibbie cattoliche, tuttavia, questi salmi sono ancora numerati rispettivamente 33 e 90.
  3. ^ http://www.avvenire.it/Papa_Francesco/santmarta/Pagine/santa-marta-del-2-ottobre-2014.aspx
  4. ^ Queste teorie hanno ottenuto notevole diffusione alla fine del XX secolo per la loro sistematizzazione e pubblicazione da parte di François Bernard Termés, uno studioso della cabala nativo di Girona, che si firma con il nome del cherubino Haziel Cfr.: Preghiere agli Angeli (1995), Il nostro Angelo Custode (1996), Angeli e Arcangeli (1998), I poteri dell’angelo custode (1999), tutti pubblicati da Mondadori.
  5. ^ Il corano, collana Newton Bilios, Newton Compton Editore, 2001, pag. 129

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Vittorelli, De angelorum custodia libri duo, patavii, ex officina Petri Pauli Tozzi, 1605
  • Andrea Vittorelli, Dei ministerii e operazioni angeliche libri sei, Vicenza, Pietro Paolo Tozzi 1611
  • Andrea Vittorelli, Trattato della custodia ch’hanno i Beati Angeli de gli uomini, Venezia, appresso Mattio Valentini, 1610
  • Francesco Albertini da Catanzaro, Trattato dell’Angelo Custode, Roma, Bartolomeo Zannetti, 1612
  • Giorgio Gozzelino, Angeli e demoni. L’invisibile creato e la vicenda umana, San Paolo, Milano 2000 (in particolare pp. 205–206)

<Il Vangelo(commento di Paolo Tonghini

26 febbraio 2017

La pagina evangelica di questa ultima domenica di febbraio e ultima domenica del tempo ordinario prima di iniziare il Sacro Tempo Quaresimale, mercoledì prossimo, con il rito solenne delle Sacre Ceneri, è ricca di tenerezza e di amore. Essa è incorniciata in un ambiente quasi paradisiaco in cui la natura viene descritta in tutta la sua bellezza: gli uccelli che cinguettano, i fiori che si colorano della loro bellezza, i prati che germogliano… E proprio in questa descrizione emerge tutta la grandezza della provvidenza e della cura di Dio per le sua creature.

E in questo quadro si inserisce la “catechesi” di Gesù riguardo alla priorità del Regno: il resto viene dopo. Gesù innanzitutto contesta e critica l’atteggiamento di chi pone al primo posto nella propria vita la mondanità, il potere, il denaro, sino al punto di ritenere queste realtà allo stesso livello di Dio: “non potete servire Dio e il denaro”. L’indicazione di Gesù non riguarda naturalmente la giusta preoccupazione per ciò che è necessario alla vita quotidiana, ma il fatto che questa preoccupazione diventi un affanno patologico, di cui la conseguenza è l’ansia, la paura del domani. Il rimedio quale è? Quello che suggerisce Gesù: da una parte la “memoria” della Provvidenza di Dio, osservando le realtà semplici del creato ci si accorge di come il Creatore si prende cura delle sue creature e si preoccupa di loro; dall’altra parte, la ricerca del Regno di Dio, ricollocando la vita dell’uomo nella giusta priorità.

Occorre una conversione, un cambiamento di mentalità e di modo di fare. Quando la dimensione materiale diventa un assoluto, ossia un idolo, genera ansia e preoccupazione, fino a decentrare l’esistenza stessa in un affannoso e deleterio tentativo di costruirsi una sorta di paradiso terrestre. E questo atteggiamento richiesto da Gesù non va contro un necessario progresso, anche se oggi appare chiaramente quali siano le conseguenze di un esasperato dominio sul creato, fondato molte volte sulla cultura del guadagno e del potere. Occorre un’etica che ci riconduca all’uso giusto dei doni della creazione, come servizio al bene comune, vivendo la cultura della solidarietà e della fraternità.

La contemplazione del creato non solo ci riconduce alla bellezza di Dio, alla perfezione con la quale ha forgiato le sue opere, ma diventa testimonianza viva

della Provvidenza con la quale egli accompagna la realtà di tutto ciò che esiste e di ogni percorso umano.

Il Vangelo odierno riporta il nostro cuore di credenti e i nostri occhi a contemplare i valori più alti della vita, spesso racchiusi nella semplicità e nella bellezza del creato, che testimoniano la vicinanza e l’amore paterno di Dio che Gesù ci ha rivelato.

Buona domenica e buon carnevale (doveroso) di divertimento prima di iniziare il sacro tempo di Quaresima, tanto necessario e quanto urgente.

Francesco Gabbani

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Francesco Gabbani
Francesco Gabbani Sanremo 2017.jpg

Francesco Gabbani al Festival di Sanremo 2017

Nazionalità Italia Italia
Genere Pop
Elettropop
Indie pop
Periodo di attività 2000 – in attività
Etichetta BMG Rights Management
Gruppi Trikobalto
Album pubblicati 2
Studio 2
Sito web
Premio Festival di Sanremo 2016 Categoria Nuove Proposte
Premio Festival di Sanremo 2017 Categoria Campioni

Francesco Gabbani (Carrara, 9 settembre 1982) è un cantautore e polistrumentista italiano.

Ha vinto il Festival di Sanremo 2016 nella sezione “Nuove Proposte” con il brano Amen, e quello del 2017 nella categoria “Campioni” con il brano Occidentali’s Karma. È stato il primo cantante nella storia del Festival di Sanremo ad aver vinto i due principali premi della manifestazione canora in due edizioni consecutive.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Carrara il 9 settembre 1982 in una famiglia proprietaria di un negozio di strumenti musicali, ha modo di avvicinarsi alla musica già in tenera età. Il suo primo approccio avviene attraverso la batteria, ma capisce presto la necessità di imparare a suonare uno strumento armonico, che gli permetta di scrivere canzoni: come la chitarra, che studia per qualche anno a cavallo tra l’infanzia e l’adolescenza. Suona anche il pianoforte e il basso e ha lavorato come fonico e tecnico di palco.

Prima di completare gli studi presso il Liceo Classico “E. Repetti” di Carrara, a diciotto anni firma il suo primo contratto discografico e registra con il progetto Trikobalto un album prodotto da Alex Neri e Marco Baroni dei Planet Funk. I videoclip dei due singoli estratti entrano in rotazione sulle principali emittenti televisive musicali e permettono ai Trikobalto di esibirsi nei principali festival italiani, tra i quali l’Heineken Jammin’ Festival, di partecipare alle serate targate Rock TV e di aprire al BlueNote di Milano l’unica data italiana degli Oasis.

Nel 2010, sulla scia del successo del primo disco, arriva per i Trikobalto l’uscita del secondo album, Necessità primarie, prodotto da Marco Patrignani. Segue un tour in Francia e la realizzazione del video di Preghiera maledetta. I Trikobalto sono scelti come supporter dell’unica data italiana degli Stereophonics e sono tra gli ospiti al Palafiori di Sanremo durante l’edizione 2010 del Festival. In primavera Gabbani lascia la band e firma un nuovo contratto discografico per la realizzazione del suo primo progetto solista.

Nell’estate 2011 esce il singolo Estate e, in autunno, il videoclip di Maledetto amore, brano tratto dalla colonna sonora del film L’amore fa male di Mirca Viola. Nel 2013 esce il suo primo album ufficiale Greitist Iz, dal quale vengono estratti i singoli I dischi non si suonano e Clandestino. Nel 2015 inizia a collaborare con BMG Rights Management in qualità di autore e firma un contratto di esclusiva.

Nel 2016, vince il Festival di Sanremo nella Categoria Nuove Proposte con il brano Amen.

Sanremo 2016 e 2017[modifica | modifica wikitesto]

Nell’autunno 2015 si presenta a Sanremo Giovani con il brano Amen. Scelto dalla giuria, è tra gli otto artisti che partecipano all’edizione 2016 del Festival di Sanremo nella sezione “Nuove Proposte”.

L’11 febbraio 2016 perde la sfida contro la cantante Miele ed è eliminato dalla gara. Una verifica rileva però che la votazione è stata falsata da un problema tecnico nella sala stampa. La ripetizione delle operazioni di voto capovolge il risultato: Gabbani supera l’eliminatoria. Ammesso alla finale del 12 febbraio, vince il Festival nella sezione “Nuove Proposte”, il premio della critica Mia Martini e il premio Sergio Bardotti come miglior testo. Il brano Amen diventa disco di platino nei mesi successivi alla manifestazione.

Gabbani è autore del brano L’amore sa, incluso nell’album Scriverò il tuo nome di Francesco Renga. Ha scritto, musicato e co-arrangiato con Celso Valli il brano Il bambino col fucile, interpretato da Adriano Celentano e incluso nell’album Le migliori. Dal 6 maggio 2016 viene trasmesso nelle radio il singolo Eternamente ora, tratto dall’omonimo album, seguito dal terzo singolo In equilibrio. È autore della colonna sonora del film Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi, con Christian De Sica ed Enrico Brignano, uscito nelle sale il 15 dicembre 2016.

Dopo la vittoria del Festival di Sanremo 2016 nella sezione “Nuove Proposte”, il 12 dicembre è annunciata da Carlo Conti la sua partecipazione tra i “Campioni” al Festival di Sanremo 2017 con il brano Occidentali’s Karma.[1] Nella serata finale dell’11 febbraio 2017 si classifica al 1º posto. Con Occidentali’s Karma rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest 2017,[2] che si terrà in maggio a Kiev.

Il 14 febbraio 2017, a pochi giorni dalla finale sanremese, la piattaforma VEVO comunica che, con 4.353.802 views in 24 ore, Occidentali’s Karma è stato il video italiano più visto in un solo giorno.[3] Nella stessa giornata, lo stesso video ufficiale ha superato la soglia delle 10 milioni di visualizzazioni.[4]

Il 20 febbraio 2017, FIMI annuncia che Occidentali’s Karma è disco d’oro. Il brano è in classifica nelle Viral Spotify di 9 paesi europei.

IL  DIAVOLO  C’E’


Nella gente che si sente sempre in alto pił di te
Che ti tratta come fossi tu uno schiavo e loro i re
In chi č pieno di superbia di spocchia e vanitą
Un pavone gonfio e tronfio che si crede chissą che
Il diavolo c’č il diavolo c’č
Nella gente che non spende  non dą niente a chi non ha
E confida nel denaro tutta la felicitą
Ha un tesoro sotto il letto e vive in povertą
Ti farą crepar di sete ma non ti offrirą un caffč
Il diavolo c’č  il diavolo c’č
Nella gente che ti invidia tutto quanto quel che hai
Poco o niente non importa c’č chi invidia pure i guai
Eh eh che cosa c’č
Puoi star sicuro che lģ dentro
Il diavolaccio c’č

Nella gente che non fa niente per niente e niente fa
E che passa le giornate sbadigliando sul sofą
E cascasse pure il mondo neanche un dito muoverą
Prende tutto e non dą niente e non si chiede mai perchč 
Il diavolo c’č il diavolo c’č
Nella gente che per niente prende fuoco e in furia va
Pił si arrabbia e pił si incazza e sempre sta sul chivalą
Una miccia sempre accesa una bomba in libertą
Nella gente che per niente ammazza gente sai che c’č
Il diavolo c’č il diavolo c’č
Nella gente che si ingozza come fosse Gargantua
Prima mangia la sua fetta e poi vuole anche la tua
Eh eh che cosa c’č
Puoi star sicuro che lģ dentro
Il diavolone c’č

Nelle gambe tue slanciate che pił lunghe non si puņ
Nella bocca tua gentile che non dice mai di no
Nella pelle tua dorata come i santi come i re
Nelle ascelle un po’ sudate che profumano di te
Il diavolo c’č il diavolo c’č
Nella gente che ti guarda che ti spoglia che ti spia
E non vuol mettersi in testa che tu sei soltanto mia
Eh eh che cosa c’č
Puoi star sicuro che lģ dentro
Il diavoletto c’č
Il diavolo c’č

il malore di Virginia Raggi

POLITICA Roma Il malore della Raggi, i medici: “Condizioni in netto miglioramento” Il vertice sullo stadio previsto per le 16 è slittato di qualche ora: la sindaca, che sta meglio, vorrebbe partecipare Tweet Stadio Roma, è il giorno della verità. Pallotta: “Un ‘no’ sarebbe una catastrofe” Stadio Tor di Valle, Raggi verso lo stop della delibera Grillo in Campidoglio incontra i consiglieri M5S. Sullo stadio: “Farlo ma non a Tor di Valle” 24 febbraio 2017 La sindaca di Roma Virginia Raggi si trova in ospedale a Roma per alcuni accertamenti in seguito ad un malore avuto in mattinata. La sindaca si trova al San Filippo Neri e si sta sottoponendo a verifiche mediche. Il bollettino “Sono stati eseguiti gli accertamenti necessari. Le condizioni della sindaca sono in netto miglioramento e sarà mantenuta in osservazione e valutata la dimissibilità nelle prossime ore”. Queste le condizioni di salute della sindaca secondo quanto emerso dal primo bollettino medico emesso dall’ospedale. Gli impegni istituzionali Stamani Raggi doveva partecipare ad una conferenza stampa in Campidoglio ma ha annullato la sua presenza in seguito al malore. Invece l’incontro, sempre in Campidoglio, sullo stadio della Roma, a quanto si apprende, è slittato di qualche ora e dovrebbe iniziare alle 18:30-19 anziché alle 16. Il motivo sarebbe proprio la volontà della sindaca di parteciparvi, visto il rilievo della riunione. Raggi sarebbe già in costante contatto telefonico con il Campidoglio per le questioni di ordinari amministrazione, ma sulla sua partecipazione al vertice, bisognerà attendere il ‘verdetto’ dei medici. Il marito: “Sta bene” “Scrivo qui per le persone che mi chiedono di Virginia. Sta bene, sta facendo accertamenti ma sta bene. Grazie a tutti per il vostro affetto”. Cosi’ scrive sul suo profilo Facebook l’ex marito del sindaco di Roma, Virginia Raggi, Andrea Severini, che poi intercettato dai cronisti al suo arrivo in ospedale, ribadisce: “”Sta bene, sta facendo accertamenti”, e a chi gli chiede se il malessere possa essere legato allo stress, risponde: “Può darsi”. Grillo: “Forza Virginia!” Arrivano intanto gli auguri di Grillo, che su Facebook scrive: “Forza Virginia! Sei una roccia! Io e tutto il MoVimento 5 Stelle ti siamo vicini!”. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Il-malore-della-Raggi-i-medici-Condizioni-in-netto-miglioramento-45535211-fa97-4421-95bf-58607cccd9e3.html