IV Domenica del Tempo Ordinario (Commento  di Paolo Tonghini)

29 gennaio 2017

In questa ultima domenica di gennaio ascoltiamo e meditiamo il Vangelo delle Beatitudini (Mt 5, 1-12), che ben conosciamo, ma mai a sufficienza riflettiamo e comprendiamo. Con le Beatitudini e tutto il capitolo 5 l’evangelista Matteo inaugura il primo dei grandi discorsi di Gesù sui quali ha costruito l’impianto del suo vangelo, il cosiddetto Discorso della Montagna.

Le Beatitudini: cosa sono? Sono il “discorso programmatico” di Gesù, sono la magna charta del cristiano, sono l’indicazione per poter vivere in pienezza la propria identità cristiana. Le beatitudini, però, indicano paradossalmente situazioni infelici della vita dell’uomo, situazioni che secondo la mentalità di questo mondo sono considerate delle sventure. Davanti a Dio, invece, gli infelici secondo il mondo hanno maggiore dignità e per questo potranno essere felici, perché Dio stesso li risolleverà dalla loro condizione.

E’ certamente un discorso rivoluzionario, nel vero senso del termine, e ribalta la prospettiva umana di successo, di felicità, di benessere, anche perché mette al centro l’umiltà, virtù scomoda, faticosa, ma necessaria. Sì per essere beati bisogna essere umili, cioè fidarsi di Dio, affidarsi a Lui. Ecco la beatitudine!

Allora la virtù necessaria dell’umiltà richiede fede, è l’esigenza della fede, è il nutrimento della fede.

Le beatitudini sono promessa di stabilità, di consolazione, di possesso eterno, di gaudio, di misericordia, di appartenenza a Dio, di gioia ed esultanza. In una sola parola le beatitudini ci parlano di felicità, ma di quella vera! Di quella felicità che viene solo da Dio e dalla vita in Cristo Gesù. Noi a volte confondiamo la felicità con benessere materiale, con gioie effimere, di un momento, passeggere, oppure abbiamo una idea distorta o perversa di felicità. Gesù, che è vero uomo e vero Dio, va al sodo, all’essenziale, al fondamento della vita umana, anche perché è realista, ha i piedi per terra, è concreto. Vuoi essere felice, vuoi realizzarti veramente e pienamente come uomo e come donna? Vuoi vivere sereno? Vivi il Vangelo, entra in questa logica nuova e rivoluzionaria di questo messaggio di salvezza e di liberazione

che è il Vangelo, la stessa persona di Gesù : e Gesù stesso ha personificato le beatitudini, le ha vissute sulla sua pelle, le ha realizzate.

Le beatitudini diventano così la segnaletica del Regno di Dio, qui e ora, i poveri in spirito, quelli che piangono, i miti, quelli che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati a ragione della giustizia. L’insegnamento di Gesù ci interpella, a partire dal grande tema della povertà umile che sicuramente è attitudine filiale, di chi si riconosce figlio di Dio e sua creatura, riconoscimento della signoria di Dio, ma è pure condizione sociale di emarginazione e disprezzo da rimuovere alacremente e con determinazione, denunciandone le cause e ponendo in atto tutte quelle azioni che possono sconfiggerle. Ecco il perché di tutta l’azione sociale e caritativa della Chiesa in ogni tempo storico, a maggior ragione oggi.

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