Paolo Tonghini 22 ore fa · Solennità dell’Epifania del Signore 6 gennaio 2017 La celebrazione dell’Epifania è dominata dal racconto dei Magi, contenuto nel brano evangelico di questa solennità (Mt 2, 1-12): questi personaggi che dal lontano Oriente affrontano un lungo viaggio perché hanno visto sorgere una stella e cercano il “Re dei Giudei” per adorarLo. I Magi simboleggiano l’inquietudine, l’uomo in ricerca, colui che non pensa di sapere già tutto, che non è sicuro di tutto. Sono il simbolo dell’uomo che scruta i segni dei tempi, che cerca di verificare e arricchire il suo sapere con quello degli altri, che esce dalla propria vita comoda alla ricerca di orizzonti più ampi e trascendenti, che va “oltre”. Colui che crede di avere e sapere già tutto si rinchiude nel castello della sua autosufficienza, incapace di interrogarsi, di farsi domande, di scrutare le stelle più alte, di cercare mete più lontane. Colui che ha e sa tutto non può trovare Dio, perché non ne ha bisogno, o perché crede che Dio sia suo “esclusivo possesso”. C’è una esperienza che sta all’origine di tutto, per i Magi: “Abbiamo visto spuntare la sua stella…”. Per accorgersi di quella stella bisognava alzare gli occhi e guardare. Nulla accade se i nostri sguardi non si alzano per scrutare i cieli, se non ci misuriamo con gli spazi aperti della storia. Ci sono per tutti, quindi anche per noi, per me e per voi che mi leggete, dei segni a disposizione, indicazioni che possono avviare un itinerario decisivo, ma non possono esser colti se siamo tutti presi dalle nostre cose: dai nostri progetti, dai nostri beni, dai nostri interessi, dalle nostre preoccupazioni, dalle nostre pene, dal nostro “fare”,…….. E poi, dopo questa esperienza, sono partiti i Magi, con un obiettivo ben preciso e il desiderio di raggiungerlo: “Siamo venuti ad adorarLo”. Per trovare speranza, per avere speranza non si può restare là dove ci si trova, non si può restare fermi, immobili. E’ necessario partire, staccarsi dai luoghi e dai percorsi conosciuti, per seguire una guida che viene dall’alto: la luce della stella. A nulla vale ricevere un segno se non si è disposti a partire, ad abbandonare agi e sostegni assicurati per mettersi in movimento. Il viaggio della fede è un viaggio di speranza. E occorre il desiderio, che tutti abbiamo dentro di noi, il desiderio di Cielo, di spazi infiniti, di eternità, di vita piena, di Dio……., il desiderio è come un fuoco che tiene accesa la volontà di fidarsi e di trovare il nuovo che Dio prepara. I Magi in questo ci sono di modello!!! E la ricerca prende avvio da una domanda precisa: “Dov’è colui che è nato, il Re dei Giudei?”. E’ un interrogativo destinato a creare trambusto e disorientamento a Gerusalemme, la Città Santa per eccellenza, soprattutto tra coloro che non hanno alcuna attesa nei confronti del Messia. E a questo punto vediamo da una parte i Magi, che avendo ricevuto le indicazioni necessarie per arrivare al luogo esatto e grati per questo aiuto, riprendono il cammino dopo Gerusalemme, dall’altra il re Erode, con i capi dei sacerdoti e gli Scribi, che rimangono ostinatamente incollati ai loro posti, alle loro sedie, alle loro “poltrone”. Qui sta la grande differenza tra coloro che cercano, mossi da una domanda e da un desiderio, e quanti invece si considerano degli arrivati, senza interrogativi e senza desideri, incapaci di muoversi. Quello che accadeva proprio ai tempi dell’evangelista Matteo, quando scrive il suo Vangelo, cristiani provenienti dall’ebraismo con la parola di Dio sempre sulle labbra, mostravano agli altri la via da seguire, ma senza impegnarvisi personalmente. E nel frattempo c’erano invece pagani che abbracciavano con slancio la fede, pronti ad accogliere senza riserve la novità del Vangelo. E non è quello che avviene anche ai nostri giorni? Non c’è spesso un cristianesimo di facciata che sopravvive in alcune famiglie o comunità, in cui si è disposti solo a pagare un tributo alla tradizione di tanto in tanto? Sotto riti e usanze c’è solo una ripetizione stanca e abitudinaria di qualcosa di cui si è smarrito il senso autentico. Al contrario, vi sono persone cresciute in ambienti in cui l’esperienza cristiana è stata ignorata o addirittura osteggiata, che approdano inspiegabilmente ad una fede personale, mossa da interrogativi e dalla volontà di essere vissuta fino in fondo. Da notare che a Gerusalemme, i Magi sono illuminati dalla Parola, dalle Sacre Scritture (e loro qualcosa delle Scritture sapevano perché erano entrati in contatto nelle loro terre con gli Ebrei quando sono stati deportati in Babilonia, nell’impero degli Assiri e si sono mescolati, per questo in loro c’è sete di conoscerLe, c’è ricerca sincera). Il passaggio attraverso Gerusalemme, in ogni caso, non è da sottovalutare: la speranza, come la fede, non possono sopravvivere a lungo se non si nutrono della Parola, se non ricevono luce dalla Parola. Grazie alla Parola, che è Rivelazione (Epifania) di Dio e la Parola fatta carne è il Cristo stesso, la ricerca fin lì fatta può giungere a buon fine, grazie ad essa l’incontro con Gesù può avvenire. Ma questa Parola è feconda solo se trova un cuore ardente, pronto ad esser infiammato. Se si riduce ad essere solo conoscenza, ad un piacere culturale, ad abbeverare curiosità o informazioni (come nel caso dei sacerdoti e scribi del popolo o di Re Erode) la si blocca, la si impedisce di agire, di portare frutto, di essere fertile. E alla fine c’è la “gioia grandissima” che i Magi provano nel rivedere la stella che li precedeva e li guidava alla casa dove c’è Gesù con la sua Madre. Dopo la peripezie e le fatiche del lungo viaggio affrontato, questa gioia li ricompensa del distacco iniziale, dell’ostilità incontrata, dei rischi che si sono corsi. Rimanere a casa, restare “sul divano”, vivere la propria vita senza mai alzare gli occhi al cielo non fa correre alcun pericolo, ma taglia fuori dall’incontro che cambia la storia di una persona, così come di una famiglia, di una comunità,…… Chiudersi alla novità del Vangelo significa pre-cludersi la possibilità di una vita “buona, bella, giusta”, trasformata da Cristo. Dopo aver adorato il Bambino Gesù e aver offerto i propri doni, “ per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”. Non solo per la necessità di evitare il re Erode, il pazzo criminale che compie la strage degli innocenti per eliminare il Messia, ma anche e soprattutto, perché è sempre differente il percorso che decidiamo dopo essere stati segnati dall’incontro con Cristo: ora vediamo con occhi diversi la realtà e abbiamo scoperto il senso e la direzione al nostro andare quotidiano e abbiamo l’intelligenza di entrare nella realtà delle cose, di comprendere l’andamento della storia. Il cammino però continua e deve continuare se si vuole vivere con fede e con speranza……… altrimenti a che servono?

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