El lamon

Un bosco ricco di flora e fauna sarà parco regionale

Regona deve il suo nome, come scrive il Robolotti nel suo libro sulla storia di Cremona, alla terra “golenale” su cui è stata costruita.Il “lamon”, un bosco secolare sorto da una marcita con dentro i piccoli misteri di una giungla nostrana, ivi comprese le sabbie mobili, ne è una testimonianza. E’ racchiuso in un fazzoletto di terra golenale, ultima reliquia del leggendario lago Gerundo. Notevole è il fascino che sprigiona questa terra boschiva rimasta selvaggia. Era il regno di Giovanni Rocca, un agricoltore scomparso alcuni anni fa, che non si è mai lasciato tentare dalla speculazione. Ha voluto che qui, in questo lembo di terra a ridosso della sua abitazione, il tempo si fermasse. E la moglie Vittoria, unitamente ai figli, ne rispetta il desiderio. Esperti regionali sono già venuti a vederlo, ad esaminarlo palmo a palmo: è un parco naturale in piena regola, unico nel suo genere, con i suoi superbi ontani neri. Date le sue peculiarità, non è improbabile che assurga a parco regionale, per via dellesue piante secolari, le sue rarissime flora e fauna, probabilmente le stesse dell’isola Fulcheria dell’era preistoria. Osservando tutti i fiori e gli uccelli e animaletti vari che si annidano nel “lamon”, si potrebbe farne un vocabolarietto, perchè ogni metro che si percorre, ma bisogna calzare un bel paio di stivali, si ha la sorpresa di scoprire fiori di bosco piuttosto rari o sentire fruscii e battiti d’ali sopra la testa, come anche strani gridi d’uccelli. C’è proprio di tutto: dai rettili alle calte palustri, poi ecco un cespuglio di bardine e più avanti i cardi, mentre tre cavallette di fan girare la testa e il tuo occhio avido di vedere si perde come in un mondo fiabesco, specie quando vieni sorpreso dal volo di farfalle varipionte mentre scavalchi delle felci sotto cui annida un gambero di fiume. Poi guardi il cielo ma non lo vedi, perchè tutto è un fogliame, un frascame antico, tronchi superbi con rami contorti e proiettati sempre più sù. Senti il verso della gazza grigia dai riflessi verdi e violetti, cui fa eco un grillo talpa di color bruno ed una lepre scappa improvvisamente con fulminea rapidità. Puoi trovare luppoli, malva, margheritine selvatiche ed un pettirosso in solitudine, mentre più in là c’è un riccio in totale relax. Il canto degli uccelli ti rapisce: stormi, tortorelle, fringuelli, verdoni. L’elenco è lungo, ma soprattutto qui sono legati i ricordi di tanti ragazzi che ancora ricordano gli”arditi”dell’epoca capaci di addentrarsi nell’insidiosa boscaglia. Tutti ricordano Giovanni Rocca, re nel suo “lamon”, che ti scrutava con occhio profondo, che sapeva d’antichità. Giulio Zignani

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