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Unione Sovietica

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Unione Sovietica
Unione Sovietica – Bandiera Unione Sovietica - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: in russo: Пролетарии всех стран, соединяйтесь!?, traslitterato: Proletarii vsech stran, soedinjajtes’!
Traduzione: “Proletari di tutti i Paesi, unitevi!
Unione Sovietica - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
Nome ufficiale Союз Советских Социалистических Республик
nome ufficiale in altre lingue
Lingue ufficiali russo e lingue regionali
Lingue parlate russo e lingue regionali
Inno L’Internazionale (in russo: Интернационал?; 19221944)
Inno dell’Unione Sovietica (in russo: Гимн СССР; 19441991) ascolta[?·info]
Capitale Mosca
Dipendenze Repubbliche dell’Unione Sovietica
Politica
Forma di Stato Stato federale
Forma di governo Repubblica socialista a partito unico
Capo di Stato presidente del praesidiumdel soviet supremodell’Unione Sovietica fino al 1989, dal 1990 presidente dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
Organi deliberativi Consiglio dei commissari del popolo; segretario generale; primo ministro dell’Unione Sovietica; soviet supremo
Nascita 30 dicembre 1922 con Vladimir Lenin
Causa rivoluzione d’ottobre
Fine 26 dicembre 1991 con Michail Gorbačëv
Causa putsch di Mosca, Accordo di Belaveža, indipendenza della Russia
Territorio e popolazione
Bacino geografico Europa orientale e Asia
Territorio originale Russia europea e Russia asiatica
Massima estensione 22.402.000 km² nel 1991
Popolazione 293.047.571 ab. nel 1991
Economia
Valuta rublo sovietico
Risorse gas, petrolio
Produzioni gas, grano, acciaio, industria pesante
Commerci con COMECON
Varie
TLD .su
Prefisso tel. +7
Sigla autom. SU
Religione e società
Religioni preminenti ortodossia
Religione di Stato ateismo (fino al marzo 1990)
nessuna (1990-1991)
Religioni minoritarie islam, buddhismo, ebraismo, protestantesimo
Unione Sovietica - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Russian SFSR.svg Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa
Flag of Transcaucasian SFSR.svg Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica
Flag of Byelorussian SSR.svg Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa
Flag of Ukrainian SSR.svg Repubblica Socialista Sovietica Ucraina
Succeduto da Armenia Armenia
Azerbaigian Azerbaigian
Flag of Belarus (1918, 1991-1995).svg Bielorussia
Estonia Estonia
Flag of Georgia (1990-2004).svg Georgia
Kazakistan Kazakistan
Kirghizistan Kirghizistan
Lettonia Lettonia
Flag of Lithuania (1988-2004).svg Lituania
Moldavia Moldavia
Flag of Russia (1991-1993).svg Russia[1]
Flag of Tajikistan 1991-1992.svg Tagikistan
Turkmenistan Turkmenistan
Ucraina Ucraina
Uzbekistan Uzbekistan

L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) (in russo: Союз Советских Социалистических Республик, СССР?; Sojuz Sovetskich Socialističeskich Respublik, SSSR; ascolta[?·info] /sʌjus sʌ’vʲɛtskɪx səʦɪəlɪ’stiʧɪskɪx rʲɪ’spublɪk/; nelle altre lingue parlate nelle repubbliche sovietiche si veda nomi ufficiali dell’Unione Sovietica), in forma abbreviata Unione Sovietica (in russo: Сов́етский Со́юз?, Sovetskij Sojuz, /sʌ’vʲɛtskɪj sʌjus/) o – secondo una forma diffusa negli anni venti e trenta e poi caduta in disuso – Unione dei Soviet, fu uno Stato federale socialistatranscontinentale, che si estendeva tra Europa settentrionale, Europa orientale, Caucaso, Asia centrale e Asia settentrionale.

Sorse il 30 dicembre 1922 sulle ceneri dell’Impero zarista dopo la guerra civile russa e si sciolse ufficialmente il 26 dicembre 1991, in seguito al fallimento delle riforme democratiche e liberali inaugurate dal governo alla fine degli anni ottanta. Dopo la vittoria conseguita contro le potenze dell’Asse nella seconda guerra mondiale diventò una superpotenza economica e militare, riuscendo a imporre il suo sistema politico e sociale anche fuori dei confini nazionali, soprattutto in Europa orientale. Contro il blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti d’America, l’altra superpotenza emersa all’epoca, inaugurò la guerra fredda, conclusa formalmente con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’emersione della sua Repubblica principale, la Russia. Quest’ultima, entrata alla fine degli anni novanta nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniteprima e nel G8 poi, ha raccolto gran parte dell’eredità militare e geopolitica sovietica.

La lista delle repubbliche costituenti la federazione subì nel corso del tempo numerose variazioni. Negli anni precedenti il suo scioglimento ne facevano parte quindici Repubbliche Socialiste Sovietiche. La più grande per superficie, economia e popolazione e la più importante sul piano politico era la Repubblica Socialista Sovietica Russa, l’odierna Russia. Anche il territorio dell’Unione Sovietica subì vari mutamenti e nel periodo più recente corrispondeva approssimativamente a quello del tardo Impero russo, senza tuttavia Alaska, Finlandia e Polonia.

L’organizzazione politica del Paese prevedeva un solo partito politico ufficialmente riconosciuto, il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, guidato da un segretario generale e dal politburo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: storia dell’Unione Sovieticae Costituzione dell’Unione Sovietica.

La Russia fu uno dei pochi Paesi europei a non aver vissuto, nel corso del XIX secolo, una trasformazione in senso democratico e liberista delle proprie strutture economiche, sociali e politiche. Le tensioni tra le esigenze di cambiamento espresse da una parte della popolazione e un modello politico statico, basato su una monarchia autocratica, furono all’origine di tre rivoluzioni. La prima, senza esito, ebbe luogo nel 1905, successiva alla sconfitta nella guerra contro il Giappone. La seconda e la terza avvennero invece nel 1917, rispettivamente a marzo (febbraio secondo il calendario giuliano, seguito dalla Chiesa ortodossa russa e a quei tempi in vigore in Russia) e novembre (ottobre), innescate da gravi problemi politico-sociali, da un diffuso malcontento nei confronti della monarchia e dalla tremenda crisi sofferta dall’Impero russo durante la prima guerra mondiale.

La rivoluzione di febbraio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: rivoluzione di febbraio.

Nel febbraio 1917 Pietrogrado (l’attuale San Pietroburgo) insorse contro il regime zarista e venne costituita la Duma, guidata dal ministro Kerenskij (un governo provvisorio multipartitico), presieduta dal principe L’vov, che rimase in carica solo alcuni mesi: fu la rivoluzione di febbraio. Il 15 marzo lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare a causa delle numerose esplosioni di violenza.

Il 7 maggio, durante la VII conferenza panrussa del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, la componente bolscevica propose di trasferire tutto il potere ai soviet degli operai, dei soldati e dei contadini che nel frattempo si andavano formando in tutto il Paese. Si formò poi un nuovo governo provvisorio guidato da Aleksandr Fëdorovič Kerenskij, mentre fallì il tentativo controrivoluzionario del generale Lavr Georgievič Kornilov.

La rivoluzione d’ottobre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: rivoluzione d’ottobre.

La terza rivoluzione, iniziata con la presa del Palazzo d’Inverno il 7 novembre 1917, ebbe successo e passò alla storia sotto il nome di “rivoluzione Russa” (o più precisamente di “rivoluzione d’ottobre”). Venne formato un governo rivoluzionario, il Consiglio dei commissari del popolo, presieduto da Vladimir Lenin.

Il 18 gennaio 1918 venne sciolta l’assemblea costituente e il 3 marzo venne firmata la pace di Brest-Litovsk, che portava il Paese fuori dalla prima guerra mondiale. La decisione di firmare la pace provocò tensioni all’interno del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, che si trasformò in Partito Comunista dell’Unione Sovietica e provocò altresì le dimissioni dei commissari non bolscevichi.

Sempre nel 1918 nacque l’Armata Rossa, che sostituì il vecchio e disgregato esercito. La reazione delle forze escluse dal potere e delle potenze straniere non si fece attendere. Nella primavera del 1918 gli inglesi occuparono i porti di Murmansk e Arcangelo, mentre i giapponesi si impadronirono del porto di Vladivostok. In seguito intervennero anche i francesi e gli statunitensi. In Ucraina, Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania si instaurarono regimi nazionalistici con l’aiuto tedesco, mentre in Russia nacquero diciotto governi opposti a quello sovietico. La guerra civile, che durò dal 1918 al 1921, vide l’Armata Rossa, guidata da Trockij, combattere in particolare contro gli eserciti dell’Armata Bianca, guidati dall’ammiraglioKolčak in Siberia e del generale Denikin nella Russia meridionale. Al conflitto parteciparono anche gli eserciti dell’Armata Verde, che durante il conflitto si alleò sia con l’Armata Rossa sia con l’Armata Bianca e a volte le combatté entrambe; e quelli dell’Armata Nera.

A partire dal 1919 l’Armata Rossa riuscì a prevalere conquistando la Crimea alla fine del 1920 e nel 1921 il Caucaso settentrionale, la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian. La guerra civile durò però fino al 1923 e si concluse con la sconfitta degli ultimi eserciti contadini dell’Armata Bianca. Mentre dovette soccombere in Estonia, Lettoniae Lituania, che diventeranno Stati indipendenti, anche se poi sarebbero stati occupati e forzatamente annessi all’Unione Sovietica dalla fine della seconda guerra mondiale al 1991.

Dalla fondazione alla morte di Stalin[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: storia dell’Unione Sovietica (1922-1953).

La guerra finì con la vittoria dell’Armata Rossa e la fondazione dell’Unione Sovietica, il primo Stato socialista del mondo, il 30 dicembre 1922, sotto la guida di Lenin. L’Unione Sovietica succedette all’Impero russo, ma la sua estensione fu inferiore a causa dell’indipendenza di Polonia, Finlandia e degli Stati baltici: Estonia, Lettonia e Lituania. Lenin mise in atto una politica per la quale a queste cinque ex-gubernija dell’Impero russo (province dell’Impero russo), i cosiddetti governatorati baltici, venne garantita l’indipendenza, mentre a molte altre entità venne concessa un’ampia autonomia. Già nel 1924 il Regno d’Italia, per volontà di Benito Mussolini, riconobbe ufficialmente l’Unione Sovietica.

Dopo la morte di Lenin (avvenuta il 21 gennaio 1924), ci fu una lotta per la conquista del potere all’interno della leadership del partito tra chi sosteneva che per sopravvivere la rivoluzione avrebbe dovuto estendersi ai Paesi a capitalismo avanzato (soprattutto l’allora Repubblica di Weimar), consentendo così l’intervento armato della classe operaia di quei Paesi al fianco di quella russa per schiacciare i contadini, concepiti come intrinsecamente controrivoluzionari (Trockij);[2] e chi teorizzava la necessità, scaturita dal fallimento dei moti del 1919 in Germania e Ungheria (ma dai primi ritenuta incoerente con il principio marxista dell’internazionalismo), del “socialismo in un solo Paese“. Il segretario del partito Iosif Vissarionovič Džugašvili, detto Stalin, fautore del “socialismo in un solo Paese”, emerse come nuovo capo contrapponendosi a Lev Trockij. Al fianco di Stalin e contro Trockij si schierò tutta la vecchia guardia bolscevica, con in testa Nikolaj Ivanovič Bucharin e, in un primo momento, Grigorij Evseevič Zinov’ev, in seguito entrambi processati e fucilati come elementi controrivoluzionari. La compattezza del partito nel respingere le tesi di Trockij portò a una sua rapida emarginazione e al suo allontanamento dal partito, culminato nell’esilio iniziato nel 1929.

Stalin avviò un programma di rapida industrializzazione e di riforme agricole, sviluppando rapidamente l’economiasocialista, grazie ai successi della pianificazione. Per fare ciò ampliò la portata della polizia segreta di Stato (prima NKVD, poi GPU e infine KGB) e fece sì che durante il suo governo un numero imprecisato di persone che non appoggiavano la sua politica, da alcuni autori stimato in alcune centinaia di migliaia di deportati,[3] da altri in decine di milioni[4] o addirittura fino a centodieci milioni di morti,[5] venissero condannate alla pena capitale o incarcerate nei gulag. Particolarmente famoso è il periodo 19361939, conosciuto come periodo delle “grandi purghe“.

Tra il 1936 e il 1939 l’Unione Sovietica fu l’unico Paese a fornire aiuto alla repubblica spagnola aggredita dai fascisti del generale Francisco Franco con l’appoggio di Adolf Hitler e Mussolini, in contrasto con il silenzio complice delle democrazie liberali occidentali.

A metà agosto del 1939 l’Unione Sovietica propose alla Germania nazista di Hitler un patto di non aggressione, preceduto da un accordo commerciale fra i due Paesi (quest’ultimo fu firmato a Berlino il 20 agosto 1939).[6] Il 23 agosto veniva firmato a Mosca il patto di non aggressione fra Unione Sovietica e Germania nazista, che divenne famoso con il nome di patto Molotov-Ribbentrop. Il protocollo ufficiale prevedeva l’impegno, di ciascun Paese firmatario, a non attaccare l’altro. Inoltre, se una delle due parti fosse stata oggetto di aggressione da parte di una terza potenza, l’altro firmatario non avrebbe fornito all’aggressore alcun aiuto.[7] Tuttavia il patto comprendeva anche un “protocollo segreto” che definiva fra le parti le rispettive sfere d’influenza nell’Europa orientale. Esso dava quindi mano libera all’Unione Sovietica per sottoporre a controllo le repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia, Lituania e della Finlandia, stabilendo il confine delle rispettive aree di influenza nella frontiera settentrionale della Lituania.

Per quanto riguardava la Polonia il confine fra le due sfere d’influenza dei firmatari del patto venivano stabilite nei corsi dei fiumi Narew, Vistola e San, mentre l’Unione Sovietica dichiarava il proprio interesse sulla Bessarabia(passata alla Romania nel 1917) e riceveva dalla Germania nazista una dichiarazione di “non interesse” a quel territorio.[8] Subito dopo l’Unione Sovietica comunicava a Francia e Gran Bretagna di considerare ormai inutili i colloqui a lungo portati avanti fra le tre potenze, per giungere a un accordo contro la Germania nazista.[8] Fu il patto Molotov-Ribbentrop a dar mano libera a Hitler per procedere all’invasione della Polonia, essendosi questi così garantito il non intervento dell’Unione Sovietica e avendo scongiurato il pericolo di dover combattere su due fronti, nel caso d’intervento di Francia e Gran Bretagna a fianco della Polonia, quando questa fosse stata attaccata dalla Germania, il che avvenne già il 1º settembre di quell’anno senza una dichiarazione di guerra.

Il 17 settembre l’esercito sovietico invadeva a sua volta la Polonia da est e due giorni dopo si fermava all’incontro a Brest-Litovsk con quello tedesco. Germania nazista e Unione Sovietica si dedicarono quindi il 28 settembre a definire nei dettagli la spartizione dell’Europa orientale secondo i criteri generali stabiliti dal patto Molotov-Ribbentrop: il confine fra le parti nel territorio polacco venne confermato e l’Unione Sovietica ebbe mano libera per occupare Lituania, Lettonia ed Estonia. Nel giugno 1940 l’Unione Sovietica invase e annetté Bessarabia e Bucovina settentrionale, sottraendole alla Romania. Per questi atti l’Unione Sovietica fu espulsa dalla Società delle Nazioni.

Il 13 aprile 1941 l’Unione Sovietica strinse con l’allora Impero giapponese un patto quinquennale di “non aggressione” tra i due Paesi (il patto fu firmato a Mosca dall’allora ministro degli affari esteri giapponese Yōsuke Matsuoka e da quello sovietico Molotov).[9]

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Aggredita dalle truppe di Hitler con l’operazione Barbarossa, iniziata il 22 giugno 1941, l’Unione Sovietica vide la porzione occidentale del territorio rapidamente occupata dal nemico, che vi commise eccidi e devastazioni. Grazie anche al trasferimento a oriente delle industrie belliche, reso possibile dal periodo di pace guadagnato con il patto di non aggressione con la Germania nazista, e ai massicci aiuti in armi e altro equipaggiamento ricevuti da Stati Uniti e Gran Bretagna,[10] l’Unione Sovietica riuscì a bloccare l’invasione e, a partire dalla vittoriosa battaglia di Stalingrado, a respingere le truppe dell’Asse. L’avanzata dell’Armata Rossa si concluse a Berlino nel maggio 1945.

Tra il 4 e l’11 febbraio del 1945 nel palazzo imperiale di Livadia si tenne la conferenza di Yalta, il più famoso degli incontri fra Stalin, Churchill e Roosevelt, nei quali fu deciso quale sarebbe stato l’assetto politico internazionale al termine della seconda guerra mondiale. In particolare a Yalta furono poste le basi per la divisione dell’Europa e del mondo in zone di influenza. In seguito agli accordi di Yalta l’Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone l’8 agosto 1945 (nonostante fosse ancora in vigore con il Giappone il patto di non aggressione del 1941) e il giorno successivo lanciò un milione di soldati veterani del fronte orientale contro la Manciuria, dove erano di stanza circa 700.000 giapponesi.[11]

Entro una settimana la regione, la Corea settentrionale e Sachalin furono occupate; nelle Curili invece la resistenza nipponica fu più aspra, ma il 23 agosto furono parimenti conquistate.[12] La vittoria riportata sulle truppe della Germania nazista, dell’Italia fascista e dei loro alleati ebbe però un elevatissimo costo in vite umane e distruzioni materiali: 25.568.000 di vittime, di cui 8.668.000 soldati e 16.900.000 civili, nonché la distruzione di 1.700 città, 70.000 villaggi e 32.000 imprese industriali.[senza fonte]

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Sotto Stalin l’Unione Sovietica uscì dalla seconda guerra mondiale (conosciuta in Unione Sovietica come la grande guerra patriottica) come una delle principali potenze mondiali, con un territorio che inglobava gli Stati baltici e una porzione significativa della Polonia ante-guerra, unitamente a una sostanziale sfera d’influenza nell’Europa orientale (vedi Impero sovietico). Il confronto politico tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti persistette per molti anni e viene denominato con il termine di guerra fredda.

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