Fidel Castro

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Fidel Castro

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Fidel Castro
Fidel Castro.jpg

Presidente del Consiglio di Stato di Cuba
Durata mandato 2 dicembre 1976 –
24 febbraio 2008
Predecessore Osvaldo Dorticós Torrado
(come Presidente di Cuba)
Successore Raúl Castro

Primo ministro di Cuba
Durata mandato 16 febbraio 1959 –
24 febbraio 2008[1]
Predecessore José Miró Cardona
Successore Raúl Castro

Segretario generale del Movimento dei paesi non allineati
Durata mandato 10 settembre 1979 –
6 marzo 1983
Predecessore Junius Richard Jayawardene
Successore Neelam Sanjiva Reddy

Durata mandato 16 settembre 2006 –
24 febbraio 2008
Predecessore Abdullah Ahmad Badawi
Successore Raúl Castro

Primo segretario del Partito Comunista di Cuba
Durata mandato 24 giugno 1961 –
19 aprile 2011
Predecessore carica istituita
Successore Raúl Castro

Leader del Movimento del 26 luglio
Durata mandato 1955 –
1º gennaio 1959
Predecessore carica istituita
Successore carica abolita

Dati generali
Partito politico Partito Ortodosso (1946-1952)
Movimento del 26 luglio(1955-1961)
Partito Comunista di Cuba (1961-2016)
Università Università dell’Avana
Professione avvocato, giornalista
Firma Firma di Fidel Castro

Fidel Alejandro Castro Ruz (Speaker Icon.svg audio; Birán, 13 agosto 1926[2]L’Avana, 25 novembre 2016[3]) è stato un rivoluzionario e politicocubano.

È stato primo ministro di Cuba dal 16 febbraio 1959 all’abolizione della carica, avvenuta il 2 dicembre 1976, ed è stato, dal 3 dicembre 1976 al 18 febbraio 2008, Presidente del Consiglio di Stato[4] e Presidente del Consiglio dei ministri, nonché Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, il partito unico del Paese, che tuttavia non partecipa direttamente alle elezioni.

Castro, assieme al fratello Raúl, a Che Guevara e Camilo Cienfuegos è stato uno dei protagonisti della rivoluzione cubanacontro il regime del dittatore Fulgencio Batista e, dopo il fallito sbarco nella baia dei Porci da parte di esuli cubani appoggiati dagli Stati Uniti d’America, proclamò l’istituzione della Repubblica di Cuba, uno Stato monopartitico di stampo socialista, che secondo Castro e i suoi sostenitori è una democrazia popolare apartitica,[5][6] ma che i dissidenti e buona parte degli analisti politici internazionali definiscono come regime totalitario.[7]

Ha spesso giocato un ruolo internazionale maggiore di quanto lascino supporre le dimensioni geografiche, demografiche ed economiche di Cuba, a causa della posizione strategica e della vicinanza geografica agli Stati Uniti del Paese. Castro è una figura controversa: i detrattori lo considerano un nemico dei diritti umani, mentre i suoi sostenitori lo considerano un liberatore dall’imperialismo e sottolineano i progressi sociali che egli ha promosso a Cuba.[8]

È noto anche con l’appellativo di Líder Máximo (“Condottiero Supremo”), a quanto pare attribuitogli quando, il 2 dicembre 1961, dichiarò che Cuba avrebbe adottato il comunismo in seguito allo sbarco della baia dei Porci a sud dell’Avana, un fallito tentativo da parte del governo statunitense di rovesciare con le armi il regime cubano; nel corso degli anni Castro ha rafforzato la popolarità di quest’appellativo.

Secondo i suoi sostenitori, la leadership di Castro si è mantenuta così a lungo grazie al sostegno delle masse, dovuto al miglioramento delle condizioni di vita. Secondo i detrattori, invece, le cause andrebbero cercate nell’utilizzo di metodi coercitivi e repressivi.

Il 18 febbraio 2008, dopo quasi mezzo secolo di presidenza, Fidel Castro ha dichiarato che non avrebbe accettato una nuova elezione alla Presidenza del Consiglio di Stato e del consiglio dei Ministri, a causa di problemi di salute.

Il 19 aprile 2011, Fidel Castro si dimette anche dalla carica di primo segretario del Partito Comunista di Cuba,[9] consegnando i suoi poteri nelle mani del fratello Raúl Castro, il quale sta lentamente avviando alcune riforme in senso liberale a favore del popolo e della non florida economia locale, compromessa soprattutto dal lungo embargo a cui è stata costretta l’isola.

Muore all’Avana il 25 novembre 2016 all’età di 90 anni.

Biografia

Primi anni (1926-1950)

Lettera dell’allora dodicenne Fidel Castro scritta in inglese e inviata al presidente statunitense dell’epoca, Franklin D. Roosevelt, ai tempi in cui Castro studiava al Colegio de Dolores, a Santiago di Cuba

Nasce a Birán, un piccolo villaggio della provincia di Holguín, il 13 agosto del 1926, terzogenito di Ángel Castro Argiz, un benestante proprietario terriero gallego originario di Láncara, e di Lina Ruz González, cubana figlia di immigrati spagnolioriginari delle Isole Canarie.

Nel 1932 Fidel studiò a Santiago di Cuba, inizialmente alla scuola La Salle, un istituto per ragazzi di famiglie benestanti.

Dal 1941 al 1945, Fidel Castro si trasferì all’Avana, dove studiò nell’esclusivo collegio de Belén, sotto la guida di sacerdoti Gesuiti, quando l’esperienza della guerra civile spagnola era ancora fresca. I Gesuiti pervadevano il giovane Fidel con l’ideale di una cultura spagnola (Hispanidad), sottolineando la superiorità dei valori spagnoli di onore e di dignità in contrapposizione al materialismo anglosassone.

Nel 1945 Castro si iscrisse alla facoltà di Diritto dell’Università dell’Avana. Qui venne in contatto con gli scritti di professori nazionalisti che credevano che il destino di Cuba fosse stato deviato dall’intervento degli Stati Uniti del 1898, dall’emendamento Platt e dalla dominazione economica degli Stati Uniti, sottraendo a Cuba la sua indipendenza e la sua nazionalità. Nell’ateneo molto politicizzato, Fidel aderì alla lega antimperialista, schierandosi apertamente contro il nuovo presidente cubano, Ramón Grau.

Nel 1948 sposò Mirta Diaz-Balart, studentessa di filosofia. In viaggio di nozze i due sposi trascorsero un breve periodo negli Stati Uniti.

Resistenza contro Batista (1950-1959)

Assalto alla caserma Moncada, imprigionamento ed esilio

Fidel Castro in arresto dopo l’attacco alla Caserma Moncada

Castro fece praticantato in un piccolo studio associato dal 1950 al 1952. Intendeva candidarsi al parlamento nel 1952 per il “Partito Ortodosso”, ma il colpo di Stato del generale Fulgencio Batista rovesciò il governo di Carlos Prio Socarras e portò alla cancellazione delle elezioni. Castro denunciò Batista in tribunale per violazione della costituzione, ma la sua petizione venne rifiutata. In risposta Castro organizzò un disastroso assalto armato alla caserma della Moncada, nella provincia di Oriente, il 26 luglio 1953. Più di ottanta tra gli assalitori vennero uccisi, Castro fu fatto prigioniero, processato e condannato a quindici anni di prigione. Castro utilizzò l’arringa finale del suo caso per il suo famoso “La storia mi assolverà”,[10] un discorso appassionato con cui difese le sue azioni spiegando la sua visione politica. Venne rilasciato grazie a una amnistia generale nel maggio 1955 e andò in esilio in Messico e negli Stati Uniti.

Rivoluzione cubana

« Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà. »
(Fidel Castro[11])

Il trentaduenne Líder Máximo il 15 aprile 1959

Castro ritornò in patria clandestinamente, con diversi altri esiliati, navigando dal Messico a Cuba su una piccola imbarcazione, il Granma, salpata da Tuxpan il 25 novembre 1956. La prima azione del gruppo, che volle chiamarsi il Movimento del 26 di luglio, si svolse nella provincia di Oriente il 2 dicembre 1956. Solo dodici degli ottanta uomini, tra cui Ernesto “Che” Guevara, Raúl Castro e Camilo Cienfuegos, sopravvissero alla ritirata sulle montagne della Sierra Maestra, e da lì cominciarono la guerriglia contro il governo di Batista.

Il gruppo di guerriglieri crebbe fino a superare gli 800 uomini. Il 24 maggio 1958, Batista lanciò diciassette battaglioni contro Castro nell’Operazione Verano. Nonostante lo svantaggio numerico, le forze di Castro misero a segno una serie di vittorie, aiutate dalla massiccia diserzione e dalle rese all’interno dell’esercito di Batista. Il capodanno del 1959 Batista lasciò il paese, e le forze di Castro entrarono all’Avana.

Il 5 gennaio del 1959 il professore di legge José Miró Cardona creò un nuovo governo, con lo stesso come primo ministro e Manuel Urrutia Lleó come presidente. L’8 gennaio 1959 Fidel Castro assunse il ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate. Il 13 febbraio 1959 José Miró Cardona si dimise dalla sua carica e gli succedette Fidel Castro. Il 17 luglio 1959 Osvaldo Dorticós Torrado fu nominato Presidente della Repubblica, carica in cui rimase sino al 1976, sostituito poi da Fidel Castro; divenne successivamente membro del Consiglio di Stato.

Anni successivi alla rivoluzione (1959-2006)

Politica estera, embargo e scontri con gli Stati Uniti

Che Guevara e Castro

Inizialmente gli Stati Uniti furono rapidi a riconoscere il nuovo governo. Castro divenne Primo Ministro in febbraio, ma gli attriti con gli Stati Uniti si svilupparono ben presto, quando il nuovo governo cominciò a espropriare le proprietà delle principali compagnie statunitensi (la United Fruit in particolare), proponendo risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà, che per molti anni le stesse compagnie avevano fatto in modo di tenere artificialmente basse. Castro visitò la Casa Biancapoco dopo la presa del potere, e si incontrò con il Vice Presidente Richard Nixon. Pare che Dwight Eisenhower abbia snobbato Castro con la scusa che stava giocando a golf e lasciò Nixon a parlare con lui per cercare di scoprire se fosse comunista e filo-sovietico. Nixon commentò che Castro era “naif”, ma non necessariamente un comunista.

Nel febbraio 1960, Cuba firmò un accordo per l’acquisto di petrolio dall’Unione Sovietica. Quando le raffinerie cubane, di proprietà statunitense, si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico, vennero espropriate e gli Stati Uniti interruppero subito le relazioni diplomatiche con il governo Castro. In reazione alla politica statunitense dell’amministrazione Eisenhower, che andava facendosi sempre più ostile verso la novità cubana,[12] il governo castrista cominciò a stabilire legami sempre più stretti con l’Unione Sovietica. In seguito a diversi patti firmati tra Castro e il Premier sovietico Nikita Khruščёv, Cuba cominciò a ricevere aiuti economici e militari dall’Unione Sovietica.

Il 17 aprile 1961, gli Stati Uniti sponsorizzarono un fallimentare attacco a Cuba, appoggiando degli esiliati cubani. In quell’occasione una forza di circa 1.400 dissidenti, finanziati e addestrati dalla CIA, sbarcarono a sud dell’Avana, nella Baia dei Porci. Secondo le previsioni della CIA, l’invasione avrebbe dovuto innescare una sollevazione popolare contro Castro. Ciò non avvenne e la parte dei golpisti che giunse a riva venne catturata, mentre il presidente Kennedy, che non aveva dato l’appoggio aereo fondamentale per la riuscita dell’operazione, si impegnò per evitare il supporto:[13][14] 104 combattenti furono uccisi in battaglia e 1.189 uomini vennero processati a seguito di quest’azione e il 23 dicembre 1962 rilasciati.[15] Ne furono trattenuti due che erano stati condannati in precedenza a Cuba per omicidio e condannati a 30 anni di prigione. Più tardi, il 2 dicembre di quell’anno, in un discorso alla nazione, Castro si dichiarò un marxista-leninista e disse che Cuba avrebbe adottato il comunismo.

Fidel Castro con il primo ministro sovietico Nikita Khruščёv nel 1961

Castro incontra Jurij Gagarin, 26 giugno 1961

Il 3 gennaio 1962 si diffuse la notizia che papa Giovanni XXIII avesse scomunicato Castro dando seguito al decreto del 1949 di papa Pio XIIche vietava ai cattolici di appoggiare i governi comunisti. In realtà tale atto non è stato mai effettuato dal pontefice, come ha rivelato il 28 marzo 2012 l’allora segretario di Angelo Giuseppe Roncalli, monsignor Loris Capovilla, secondo cui la parola “scomunica” non faceva parte del vocabolario del Papa Buono.[16] A testimonianza di quanto dichiarato, basti leggere il diario di Giovanni XXIII in cui egli non accenna al provvedimento né il 3 gennaio 1962 (data in cui parla solamente delle sue udienze) né in altre date.[16]

A parlare di scomunica fu l’arcivescovo Dino Staffa, in quel momento segretario della Congregazione per i seminari, che in base a quanto scritto nel provvedimento, ricordava che la scomunica per i comunisti era “ipso facto […] in quanto apostati della fede cattolica”;[17] inoltre, altri importanti esponenti della curia volevano con questa mossa lanciare un segnale ostile al centrosinistra nascente in Italia.[16] L’autorevolezza di tali voci fece in modo che la leggenda della scomunica fosse creduta da tutti, anche dallo stesso Castro, che aveva precedentemente abbandonato la fede cattolica e che dunque lo considerò un evento di scarse conseguenze poiché per sua stessa ammissione non è mai stato credente.[18] Lo scopo del provvedimento era quello di minare il supporto a Castro tra i cattolici cubani e no. Ad ogni modo, ci sono poche prove che il fatto ebbe qualche effetto.

Nell’ottobre 1962, quando gli Stati Uniti scoprirono che l’Unione Sovietica stava tentando attivamente di schierare missili nucleari sull’isola, si ebbe la cosiddetta “Crisi dei missili di Cuba“. Dopo che le tensioni vennero disinnescate, le relazioni tra Stati Uniti e Cuba rimasero mutuamente ostili, e la CIA continuò a finanziare, supportare e appoggiare per decenni attentati terroristici contro l’isola e contro la persona di Castro,[19][20] mentre il regime cubano tentava di esportare il proprio modello in diverse regioni del Sud America e dell’Africa.

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