Commento al Vangelo di Don Paolo Tonghini

I Domenica di Avvento

(Commento di Don Paolo Tonghini)

Con questa Prima Domenica di Avvento inizia un nuovo anno liturgico, ossia di celebrazione dei misteri di Cristo, ossia quello che Lui ha compiuto per la nostra salvezza, che continua nel tempo e nella storia e per questo iniziamo un nuovo percorso di vita cristiana riflettendo sul significato autentico di questo tempo di attesa del Signore che viene nella nostra vita e nella storia degli uomini. Un’ attesa da vivere nella gioia e nella speranza.

Ascoltiamo e meditiamo in questa domenica un brano tratto dal capitolo 24 del Vangelo di Matteo (in questo nuovo anno liturgico ci accompagnerà l’evangelista Matteo) in cui sono raccolte le parole di Gesù sulla “venuta del Figlio dell’Uomo” e contiene anche l’invito al discernimento e alla vigilanza.

All’inizio del brano odierno Gesù richiama la condizione dell’umanità al tempo del diluvio, evento improvviso, non previsto, al pari della venuta del Figlio dell’Uomo. E davanti alle sue modalità e agli eventi imprevedibili e drammatici che l’accompagnano, sta l’esortazione a vegliare proprio perché si ignorano il giorno e l’ora del ritorno del Signore. In seguito troviamo esplicata la ben nota parabola del padrone di casa che non sa quando viene il ladro……. se lo sapesse prenderebbe provvedimenti o correrebbe ai ripari. Proprio da qui scaturisce l’invito a tenersi pronti, perché il Figlio dell’Uomo arriverà inaspettato come il ladro nella notte.

Per noi, Chiesa in cammino, pellegrini nel mondo che attendono il ritorno del Signore, iniziando un nuovo anno liturgico, l’invito impellente della parola di Dio di oggi è alla vigilanza, a destarsi dal sonno, a operare continuamente facedno del bene così da cogliere come “Kairos” (Grazia), ossia come tempo opportuno, come tempo di grazia, la venuta del Signore, prepararsi ad essa e prepararla.

La Chiesa non è il Regno di Dio, ma il suo germe e il suo inizio e così continua a crescere questo Regno di Dio, che è il Vangelo di salvezza e di liberazione che Gesù è venuto a portare nel mondo, e a diffondersi proteso verso il suo compimento. L’attesa, virtù necessaria per il cammino cristiano, ci libera da ogni presuntuosa autoreferenzialità e ci dà la misura del nostro limite, della nostra precarietà, della

nostra fragilità. E, nello stesso tempo, alimenta il nostro sogno, la nostra profezia, il nostro desiderio: la nostra speranza. Altra virtù fondamentale per il cristiano nel suo camminare storico è proprio la Speranza,……. ossia il Signore verrà. Il “quando” non lo so, ma per certo so che arriva! E continuamente viene in mezzo a noi, preparandoci alla sua venuta definitiva. A noi il compito di discernere i segni della sua venuta. A noi il compito di saper vigilare per non essere colti di sorpresa.

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