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Le mille e una notte

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Le mille e una notte
Les Mille et Une Nuits.gif

Frontespizio di un’edizione francese de Le mille e una notte

Autore vari sconosciuti
1ª ed. originale circa 900 d.C. (prime raccolte indiane), 1400(edizione definitiva)
Genere raccolta di storie
Lingua originale arabo, persiano (medio-persiano)
Protagonisti Shahrazād, la principessa che racconta al sultano Shahrīyār le sue storie

Le mille e una notte (in arabo: ألف ليلة وليلة‎, Alf layla wa layla; in persiano: هزار و یک شب‎, Hezār-o yek šab) è una celebre raccolta di novelle orientali (di origine egiziana, mesopotamica, indiana e persiana), costituita a partire dal X secolo, di varia ambientazione storico-geografica, composta da differenti autori.

È incentrata sul re persiano Shahrīyār che, essendo stato tradito da una delle sue mogli, uccide sistematicamente le sue spose al termine della prima notte di nozze. Un giorno Shahrazād, figlia maggiore del gran visir, decide di offrirsi volontariamente come sposa al sovrano, avendo escogitato un piano per placare l’ira dell’uomo contro il genere femminile. Così la bella e intelligente ragazza, per far cessare l’eccidio e non essere lei stessa uccisa, attua il suo piano con l’aiuto della sorella: ogni sera racconta al re una storia, rimandando il finale al giorno dopo. Va avanti così per “mille e una notte” (che è un modo di dire per indicare un periodo di tempo molto lungo); e alla fine il re, innamoratosi, le rende salva la vita. Ciascuna delle storie principali delle Mille e una notte è quindi narrata da Shahrazād; e questa “narrazione nella narrazione” viene riprodotta su scale minori, con storie raccontate dai personaggi delle storie di Shahrazād e così via. Nel 1300 Giovanni Boccaccioentra per primo a far parte di tale gruppo, il quale è stato il primo a portare questo tipo di narrazione in Europa, dove la narrazione “interna” serve in molti casi a chiarire le posizioni dei protagonistinel suo Decameron. Questo espediente narrativo, che ancora oggi ha nelle Mille e una notte uno dei suoi casi d’uso più illustri, è da alcuni paragonato a quello del teatro nel teatro che giunge attraverso William Shakespeare fino a Luigi Pirandello.

Ambientazione[modifica | modifica wikitesto]

L’ambientazione delle novelle è alquanto varia: il racconto-contenitore, come pure altre novelle, ha una origine indoiranica ed appartiene al nucleo più antico.[1] In molte altre novelle intervengono jinn e spiriti, che denotano un’antica derivazione persiana. Si individua pure un ciclo dei racconti di Baghdad (chiaramente di tradizione arabomusulmana), nelle quali assume un ruolo fondamentale il califfo Hārūn al-Rashīd e un ciclo di novelle ambientate in Egitto (per lo più al Cairo), più avventurose e di origine più recente, nelle quali si riconoscono influssi giudaici. Accanto ai filoni indo-iranico, arabo-abbasideiracheno, araboegiziano e giudaico è presente pure un filone minore grecoellenistico.[2] Alcune novelle sono infine parzialmente ambientate in Cina e altre negli Urali. In tempi successivi vennero aggiunti racconti estranei; quali Le avventure di Sindbad il marinaio o La storia dei sette vizir.

Origine ed edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Manoscritto arabo delle mille e una notte risalente al 1300

Il Sultano decide il destino di Sharazād

Inizialmente tramandate oralmente, da un punto di vista temporale si ritiene che la prima stesura organica delle novelle sia datata attorno al X secolo. È infatti di questo periodo un’opera dal titolo persiano Hazār afsane (“Mille favole”), che potrebbe essere identificata col nucleo più antico de Le mille e una notte. A supportare questa datazione approssimativa esiste la dichiarazione di uno storico[quale?] secondo il quale all’inizio del XII secolo in Egitto l’opera Alf layla wa-layla (titolo arabo che letteralmente significa “Mille notti e una notte”) era molto popolare e conosciuta. D’altro canto il manoscritto dal quale vennero effettuate le traduzioni che la diffusero in Europa era già esistente nel 1500 e il suo primo traduttore in una lingua basata sull’alfabeto latino fu Antoine Galland. In alcune novelle si trovano riferimenti alla potenza navale di Genova, Venezia e Zara, come pure citazioni di particolari armio istituzioni egiziane: tutte tracce che possono suggerire diverse datazioni.

In Inghilterra il primo a cimentarsi fu l’orientalista Edward William Lane, che creò una versione più estesa rispetto a quella di Galland, ma assai censurata, per adattarla alla rigida morale vittoriana. Per reazione il poeta John Payne, amico di Burton, si cimentò in una propria versione in cui lasciò da parte la morale in nome di una maggiore aderenza all’originale, reintegrando tanti dei passi ingiustamente tagliati. Sollecitato dall’interesse che le Mille e una notte riscuotevano, anche Richard F. Burton si mise allora all’opera per una traduzione. La sua versione è assai arcaica nella lingua e riporta alcune differenze rispetto a quelle dei due predecessori e di Galland. L’erotismo del testo fu accentuato soprattutto dalle minuziose note e appendici, che non si limitano però a fornire delucidazioni sul materiale sessuale, ma coprono innumerevoli aspetti dei costumi dei vari stati musulmani dando un interessante supporto al lettore. La sua versione rimane la più estesa di quelle mai pubblicate (sedici volumi: dieci di Mille e una notte più sei di Notti supplementari, in cui sono incluse le storie “orfane” di Aladino e Alì Babà).

In Italia una traduzione assai accurata è stata approntata dall’arabista Francesco Gabrieli che si avvalse dell’apporto di Umberto Rizzitano, Costantino Pansera e Virginia Vacca. Il lavoro fu eseguito per la casa editricetorinese Einaudi. Esiste ancora, in quattro volumi editi da Alberto Marotta a Napoli nel 1956, una traduzione delle Mille e una notte di Giovanni Haussmann (volumi I e II) e di Mario Visetti (volumi III e IV), dalla traduzione russacondotta dagli arabisti M. A. Sallier e I. Kratchkovsky sull’edizione di Calcutta del 18391841 e pubblicata dal 1932al 1939 nelle edizioni dell’Accademia sovietica delle scienze di Leningrado.

Nella nota bibliografica della traduzione edita da Marotta le traduzioni italiane precedenti a essa sono numerosissime, ma sarebbero tutte più o meno incomplete o condotte praticamente sulla traduzione settecentesca di Antoine Galland. Affermazione questa non rispondente al vero, dal momento che proprio la versione curata da F. Gabrieli è stata condotta ad esempio su manoscritti arabi, mentre l’autorevolezza e la competenza dei traduttori (due di essi cattedratici di “Lingua e letteratura araba”) dovrebbe garantire un’ottima affidabilità al prodotto. È d’altronde impossibile parlare di un testo-base per Le mille e una notte e, di conseguenza, di una maggiore o minor discrasia delle relative traduzioni, costituendo l’opera una sillogecaratterizzata da materiale geograficamente e temporalmente ben differenziato.

Una traduzione ricca di annotazioni è quella in francese di René Rizqallah Khawam, a partire da manoscritti originali del XIII secolo, pubblicata nel 1986 e a sua volta tradotta in italiano da Gioia Angiolillo Zannino e Basilio Luoni. Si ricordano inoltre le anonime traduzioni apparse nelle seguenti edizioni: Ferraris, 1852; Perelli, 1862; De Angelis, 1864; Lubrano, 1864 (terza edizione); Pagnoni, 1872; Carrara, 1881; Chiurazzi, 1884; Tommasi e Checchi, 1888; Bietti, 1893; Salani, 1893 (a cura di Armand Dominicis); Soc. Ed. Milanese, 1908 (traduzione integrale dal Galland); Nerbini, 1909; Istituto Editoriale Italiano, 1914; Nugoli, 192125; Sandron, 1922; Salani, 192428 (riveduta sul testo arabo da Francesco D’Arbela); Istituto di Arti Grafiche, 1924 (a cura di Arturo Jahn Rusconi); Bolla 1928; UTET, 1928 (a cura di Angelo Maria Pizzagalli); Genio, 1933 (riduzione di Lilli Ferrari Accama); Hoepli, 1944 (riduzione di Teresita e Flora Oddone); Einaudi, 1948.

Jorge Luis Borges, nella Storia dell’eternità, analizza le traduzioni delle Mille e una notte, segnalando la già citata versione di Burton.

Trama in sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Shahrazād racconta le sue storie al principe Shāhrīyār, dipinto di Ferdinand Keller

Il re Shāhrīyār è il sultano della Persia e dell’India. L’uomo ha una moglie fedele ed è molto contento della sua vita familiare, finché non scopre che la donna lo tradisce con un eunuco. Infatti una storia simile era accaduta qualche settimana prima anche al fratello del sultano e così Shāhrīyār, furioso contro la donna e contro tutti gli esseri femminili del mondo, ritenuti iniqui, fa decapitare la moglie. Shāhrīyār si sposa il giorno dopo con un’altra ragazza della città dove regna e la notte la fa uccidere, rispettando il suo voto. Così inizia a trucidare molte ragazze del Paese, finché una cortigiana di nome Sharāzād non decide di rischiare la vita, proponendosi come sposa. Il sultano accetta subito e medita già il suo delitto quando la ragazza, furba, durante la notte per non morire inizia a raccontare delle storie fantastiche. Il sultano rimane estasiato, però Shahrazād interrompe le vicende sul più bello ogni notte, affinché non venga uccisa e venga obbligata dal sultano a continuare la fiaba la notte successiva. Alla fine del ciclo di novelle raccontate da Shahrazād il sultano impara la morale di ciascuna di esse, rendendosi conto di essere stato un vero e proprio assassino nei confronti delle donne soltanto per il tradimento della prima moglie. Così Shāhrīyār decide di sposare la sua cortigiana e di regalare al regno pace e prosperità.

Temi letterari e tecniche narrative

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