matteo renzi

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Matteo Renzi

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Matteo Renzi
Matteo Renzi 2015.jpeg

Flag of Italy.svg Presidente del Consiglio dei ministri
della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 22 febbraio 2014
Capo di Stato Giorgio Napolitano
Sergio Mattarella
Predecessore Enrico Letta

Segretario del Partito Democratico
In carica
Inizio mandato 15 dicembre 2013
Predecessore Guglielmo Epifani

Ministro dello sviluppo economico
(ad interim)
Durata mandato 5 aprile 2016 –
10 maggio 2016
Presidente Matteo Renzi
Predecessore Federica Guidi
Successore Carlo Calenda

Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
(ad interim)
Durata mandato 20 marzo 2015 –
2 aprile 2015
Presidente Matteo Renzi
Predecessore Maurizio Lupi
Successore Graziano Delrio

Presidente del Consiglio dell’Unione europea
Durata mandato 1º luglio 2014 –
31 dicembre 2014
Predecessore Antōnīs Samaras
Successore Laimdota Straujuma

Sindaco di Firenze
Durata mandato 22 giugno 2009 –
24 marzo 2014
Predecessore Leonardo Domenici
Successore Dario Nardella

Presidente della Provincia di Firenze
Durata mandato 13 giugno 2004 –
8 giugno 2009
Predecessore Michele Gesualdi
Successore Andrea Barducci

Dati generali
Partito politico Partito Democratico (dal 2007)
Precedenti:
DL (2002-2007)
PPI (1996-2002)
Tendenza politica Liberalismo sociale
Terza via[1][2]
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Università Università degli Studi di Firenze
Professione Politico
Dirigente d’azienda
Giornalista
Firma Firma di Matteo Renzi

Matteo Renzi (Firenze, 11 gennaio 1975[3]) è un politico italiano.

È presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 22 febbraio 2014 e segretario del Partito Democratico eletto alle primarie dell’8 dicembre 2013. Quello da lui presieduto è, attualmente, il quarto governo più longevo della storia della Repubblica.

È stato presidente della Provincia di Firenze dal 2004 al 2009, sindaco di Firenze dal 2009 al 2014[4], ministro delle infrastrutture e dei trasporti ad interim dal 20 marzo al 2 aprile 2015 in seguito alle dimissioni di Maurizio Lupi[5], e ministro dello sviluppo economicoad interim dal 5 aprile al 10 maggio 2016 in seguito alle dimissioni di Federica Guidi.

Divenendo presidente del Consiglio dei ministri a 39 anni e un mese, è il capo del governo più giovane della Repubblica Italiana; è inoltre il primo presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, con l’eccezione dei governi tecnici, a non essere parlamentare al momento della nomina.

Nel 2014 è stato classificato dalla rivista americana Fortune come la terza persona con meno di quarant’anni più influente al mondo e indicato come uno dei cento più importanti pensatori globali di politica estera.[6][7]

Biografia

Figlio di Laura Bovoli e Tiziano Renzi,[8][9] che fu consigliere comunale di Rignano sull’Arno tra il 1985 e il 1990 per la Democrazia Cristiana,[10] è il secondo dei quattro figli della coppia: la sorella maggiore Benedetta è nata nel 1972 (è entrata in politica nel 2014), il fratello Samuele nel 1983 e la sorella minore Matilde nel 1984.[9][11] Sposato dal 1999 con Agnese Landini, insegnante di liceo, ha tre figli: Francesco, Emanuele ed Ester.[12][13] Cresce a Rignano sull’Arno,[14] paese dei genitori, e studia a Firenze: prima al liceo ginnasio Dante (60/60 nonostante sia vicino alla bocciatura per il rifiuto, da rappresentante d’istituto, di ritirare le copie del giornalino scolastico in cui c’erano forti critiche alla professoressa di matematica)[15] e poi all’Università degli Studi di Firenze dove si laurea nel 1999 in Giurisprudenza[16] con una tesi in Storia del Diritto dal titolo Amministrazione e cultura politica: Giorgio La PiraSindaco del Comune di Firenze 1951-1956 con relatore il professor Bernardo Sordi e la votazione finale di 109/110[17].

Ha una formazione scout nell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani e ha collaborato, firmandosi Zac, con la rivista nazionale della branca Rover/Scolte Camminiamo insieme della quale è stato anche caporedattore.[18] Ha lavorato con varie responsabilità per la CHIL Srl,[16] società di servizi di marketing di proprietà della sua famiglia (il cui nome è ispirato dall’omonimo personaggio del Libro della giungla), in particolare coordinando il servizio di vendita del quotidiano La Nazione sul territorio fiorentino con la diretta gestione degli strilloni. Inoltre consegnava volantini e distribuiva elenchi del telefono.

Ancora diciannovenne, nel 1994 partecipa come concorrente per cinque puntate consecutive al programma televisivo La ruota della fortuna, vincendo 48 milioni di lire.[19][20] Nella prima metà degli anni novanta arbitrò alcune partite calcistiche di Seconda Categoria: fino al 1995 fu infatti iscritto alla sezione arbitrale di Firenze, ma la sua carriera da fischietto non decollò a causa di alcuni limiti atletici[21].

Da sindaco, nel 2012, ha guadagnato 145.272 euro mentre da Presidente del Consiglio percepisce 114.796,68 euro.[22][23] In aspettativa nell’azienda di famiglia, nel maggio 2014 si dimette rinunciando anche alla pensione.[24]

Carriera politica

Primi passi

Renzi comincia la propria attività politica durante gli anni del liceo.[16][25] Nel 1996 contribuisce alla nascita dei Comitati Prodi in Toscana e si iscrive al Partito Popolare Italiano, di cui diventa, nel 1999, segretario provinciale.[26] Nel 2001 il PPI confluisce ne La Margherita e Matteo Renzi viene chiamato a coordinarne la sezione fiorentina e, nel 2003, a ricoprire il ruolo di segretario provinciale.[27]

Presidente della Provincia di Firenze

Tra il 2004 e il 2009 è presidente della Provincia di Firenze;[16] alle elezioni del 12 e 13 giugno 2004 ottiene il 58,8% dei voti, in rappresentanza di una coalizione di centro-sinistra.[26] In linea con il suo messaggio di lotta alla cosiddetta casta politica e agli sprechi sostiene di avere, durante il suo mandato, diminuito le tasse provinciali, diminuito il numero del personale e dimezzato i dirigenti dell’ente fiorentino.[28] Tuttavia nel 2012 la Corte dei contiha aperto un’indagine sulle spese di rappresentanza effettuate dalla Provincia durante il mandato di Renzi, che ammontano a circa 600 000 euro[29][30] e, secondo il Fatto Quotidiano, il ministero del Tesoro indaga su Florence Multimedia, società in house voluta da Renzi, alla quale la Provincia di Firenze, durante la sua presidenza, avrebbe concesso un affidamento di servizi alla suddetta società “per un importo superiore a quello previsto dai regolari contratti di servizio”.[31]

Sindaco di Firenze

Matteo Renzi all’inaugurazione dell’incubatore per le Imprese di Sesto Fiorentino nel 2009.

Il 29 settembre 2008 si candida alle elezioni primarie del Centrosinistra per la candidatura a sindaco di Firenze riuscendo a vincerle con il 40,52% battendo il deputato e responsabile nazionale Esteri del PD Lapo Pistelli(26,91%), l’assessore comunale all’Istruzione e ai giovani del PD Daniela Lastri al 14,59%, il ministro ombra per l’attuazione del programma di governo e vicecapogruppo vicario PD alla Camera Michele Ventura al 12,48% e il presidente del Consiglio comunale per la Sinistra Eros Cruccolini al 5,49%,[32] su 37’468 votanti totali.[33][34]

Il 9 giugno 2009, alle successive elezioni amministrative, Renzi ottiene il 47,57% dei voti, contro il 32% del candidato del centro-destra Giovanni Galli, con il quale va al ballottaggio. Il 22 giugno 2009 viene eletto sindaco di Firenze[16] riportando il 59,96% dei voti.[35]Fa parte della Direzione nazionale del Partito Democratico.[36] Nel 2010 è stato, secondo vari sondaggi, il sindaco più amato d’Italia.[37][38]

Il 6 dicembre 2010 Matteo Renzi si reca, a pranzo, in visita ad Arcore, presso la villa privata di Silvio Berlusconi, per “discutere di alcuni temi legati all’amministrazione di Firenze”.[39] La notizia, diffusa a incontro ormai avvenuto, provoca reazioni contrastanti e alcune polemiche anche tra i suoi sostenitori.[40]

Sotto la sua guida, Firenze ha approvato, con un’ampia maggioranza nel consiglio comunale (30 voti a favore, 9 contrari e 5 astenuti), un Piano strutturale a Volumi Zero, ovvero senza possibilità di aumentare la cubatura rispetto al patrimonio edilizio esistente e permettendo di costruire ex novo soltanto a seguito di demolizione in uguali volumi di edifici vetusti.[41] Il piano strutturale prevede inoltre che in futuro possano circolare nelle ZTL di Firenze solo auto elettriche.[42][43] A giugno 2011 è entrata in vigore una nuova pedonalizzazione, che comprende, tra gli altri, importanti luoghi fiorentini quali Piazza de’ Pitti.

Secondo uno studio di Datamonitor pubblicato nell’ottobre 2013 Renzi è il quarto sindaco delle città metropolitane il cui operato è maggiormente apprezzato dai cittadini, con una percentuale di consensi del 56,5%.[44]

Il movimento dei “rottamatori”

Matteo Renzi con il parlamentare del PD Matteo Richetti nel 2012.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Leopolda (convegno).

Il 29 agosto 2010 lancia l’idea della «rottamazione senza incentivi» dei dirigenti di lungo corso del PD,[45] e dal 5 al 7 novembre seguenti organizza con Giuseppe Civati un’assemblea alla Stazione Leopolda di Firenze (Prossima Fermata: Italia).[46] All’assemblea si contano oltre 800 interventi e 6800 partecipanti.[47] Nasce così un manifesto chiamato la Carta di Firenze.[48] A partire da quell’assemblea, Renzi ha continuato a organizzare ogni anno un’edizione della Leopolda.

I principali sostenitori del gruppo dei “rottamatori” sono il presidente dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna Matteo Richetti, il deputato regionale siciliano Davide Faraone e il consigliere regionale lombardo Giuseppe Civati. Si sono dichiarati a sostegno del gruppo undici parlamentari: i senatori Andrea Marcucci, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Pietro Ichino, Luigi Lusi e i deputati Luigi Bobba, Roberto Giachetti, Maria Paola Merloni, Ermete Realacci e Giuseppina Servodio.[49]

Dai primi mesi del 2011 Renzi è impegnato[50] in una campagna contro le morti su strada dovute a incidenti stradali tramite un inasprimento delle pene e la creazione del nuovo reato di “omicidio stradale“; il reato sarà istituito con legge approvata nel marzo 2016.[51]

Nell’ottobre 2011 sulla scia della sua crescente notorietà dopo la Leopolda I, ha creato una “tre giorni” di proposte chiamata Big Bang,[52] sempre alla Leopolda di Firenze, con i democratici Davide Faraone e Matteo Richetti, nella quale chiunque ha avuto la possibilità di salire sul palco e dire in cinque minuti la sua idea d’Italia se fosse stato a Palazzo Chigi. Questo incontro è stato oggetto di critiche da parte di alcuni esponenti del Partito Democratico,[53]vicini al segretario Bersani.

Sono intervenuti o hanno partecipato professori, scrittori (come Alessandro Baricco o Edoardo Nesi), studenti, economisti (Luigi Zingales), imprenditori (Guido Ghisolfi, Martina Mondadori, dell’omonima casa editrice, e Alberto Castelvecchi tra gli altri), lavoratori e personaggi dello spettacolo (Fausto Brizzi, Pif e Giorgio Gori, ex dirigente Fininvest e già direttore di Canale 5), mentre tra i politici Sergio Chiamparino, Arturo Parisi, Ermete Realacci, Pietro Ichino, Maria Paola Merloni, Graziano Delrio, Salvatore Vassallo, il radicale Matteo Mecacci, Federico Berruti e altri hanno sostenuto l’evento che ha avuto grande visibilità nazionale.[54]

Nel giugno 2012 ha organizzato assieme a Davide Faraone, Matteo Richetti e Giorgio Gori la seconda edizione del Big Bang, denominata Italia Obiettivo Comune. Al Palacongressi di Firenze quasi un migliaio di amministratori locali del Partito Democratico hanno raccontato la loro esperienza di governo del territorio per rilanciare un nuovo modello di PD e di Italia.[55] Al convegno sono intervenuti Andrea Sarubbi, Andrea Ballarè e Debora Serracchianitra gli altri, con il sostegno di personalità come, ad esempio, Salvatore Vassallo, Graziano Delrio e Vincenzo De Luca.

Primarie del 2012

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie di “Italia. Bene Comune” del 2012.

Matteo Renzi allo European University Institute nel 2012.

Il 13 settembre 2012 si candida ufficialmente, durante un comizio a Verona, alle primarie del centrosinistra.[56] Tra gli sfidanti di Renzi: il segretario PD Pier Luigi Bersani, il presidente della regione Puglia e presidente di SELNichi Vendola, il consigliere della regione Veneto Laura Puppato (PD) e l’assessore al Bilancio del comune di Milano Bruno Tabacci (ApI).[57] Per la sua campagna elettorale, Renzi organizza un tour per l’Italia a bordo di un camper, che lo porta a toccare, tra settembre e novembre 2012, tutte le province italiane.[56]

Nel primo turno delle primarie che si è svolto il 25 novembre 2012 Renzi ha ottenuto il 35,5% pari a 1 104 958 voti complessivi, posizionandosi al secondo posto tra i cinque candidati, dietro a Pier Luigi Bersani al 44,9% con 1 395 096 voti.[58] In particolare, al primo turno Renzi è stato il candidato più votato nelle cosiddette “regioni rosse” come Toscana, Umbria e Marche.[59]

Al secondo turno delle primarie, svoltosi il 2 dicembre 2012, perde contro Bersani, ottenendo 1 095 925 voti pari al 39,1%, contro il 60,9% (1 706 457 voti) del segretario del PD.[60] Anche nelle “regioni rosse” Renzi non è riuscito ad aumentare i consensi rispetto al primo turno, vincendo soltanto in Toscana, mentre in tutte le altre regioni italiane ha vinto Bersani, con un ampio distacco soprattutto in quelle meridionali.[60]

Il programma

Matteo Renzi durante la campagna elettorale per le Primarie del PD del 2012.

Fra le varie proposte presenti nel programma di Renzi, c’erano la diminuzione delle tasse per il lavoro dipendente con aumento di 100 euro dello stipendio netto in busta paga,[61] da finanziarsi tramite il taglio del 15% delle spese della pubblica amministrazione;[62] raggiungere la copertura degli asili nido per i bimbi italiani al 40% entro il 2018, che indirettamente costituirebbe un incentivo all’occupazione femminile e la creazione di potenziali 450 000 posti di lavoro;[62] il sostegno creditizio alla piccola e media impresa da finanziarsi tramite il ricollocamento dei fondi europei; diritti civili per le coppie omosessuali sul modello delle civil partnership inglesi;[62]aggiornamento alla normativa europea della legge 40 del 2004 sulla fecondazione artificiale; divorzio veloce se consensuale e se i coniugi non hanno avuto figli; introduzione di una serie di meccanismi volti ad attirare in Italia investimenti esteri,[62] come agevolazioni fiscali per i primi anni di insediamento; lotta alla corruzione con l’introduzione di pene più severe; lotta all’evasione fiscale concentrata sui grandi evasori e gli evasori totali;[62] abolizione o riduzione drastica dei rimborsi ai partiti; diminuzione delle indennità dei politici e del numero dei parlamentari sul modello dei provvedimenti presi dal Presidente della Repubblica francese François Hollande.[62]

I finanziamenti per la campagna sono stati raccolti attraverso la Fondazione Big Bang.[63][64]

Posizioni contrapposte

La candidatura di Renzi è stata oggetto di accese polemiche all’interno del Partito Democratico, con contestazioni da parte di numerosi dirigenti, come Rosy Bindi e Massimo D’Alema, e di politici esterni al PD come Nichi Vendola.[65][66]

La polemica più dura è avvenuta con Stefano Fassina, responsabile per l’economia del partito, che ha accusato Renzi di aver copiato alcuni punti del programma di Bersani. Renzi ha replicato che il suo programma è stato presentato molto prima di quello del segretario PD.[67]

Tre giorni prima delle elezioni primarie Renzi, durante la trasmissione radiofonica 105 Friends di Radio 105, ha detto che in caso di sconfitta avrebbe portato un po’ dei suoi amici in Parlamento e che avrebbe cercato di avere un po’ di spazio, ma che non si sarebbe fatto comprare.[68][69] Il giorno dopo Renzi ha rivendicato quanto detto in radio: «Nel presunto fuori onda di R105 dico le stesse cose che dico sempre. Dico che in caso di sconfitta non mi farò comprare e che qualcuno dei nostri andrà in parlamento (spero con le primarie) ma non io».[70]

Le elezioni politiche del 2013

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni politiche italiane del 2013.

Nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2013 ha sostenuto apertamente Pier Luigi Bersani.[71] I due esponenti del PD hanno tenuto due comizi congiunti, il 1º febbraio a Firenze e il 21 febbraio a Palermo.[72] Nel mese di aprile 2013, in occasione dell’imminente elezione del Presidente della Repubblica, Renzi ha avuto degli scontri con Pier Luigi Bersani riguardanti la situazione politica interna al Partito Democratico[73][74]e ha criticato pubblicamente le candidature di Anna Finocchiaro e Franco Marini come possibili successori di Giorgio Napolitano,[74] scatenando molte polemiche nel mondo politico italiano, e ricevendo dure repliche sia dalla Finocchiaro sia da Marini.[75][76]

Primarie del 2013

Renzi durante un comizio alla Festa dell’Unità di Bosco Albergati il 7 agosto 2013, poco dopo aver annunciato la sua candidatura come segretario del Partito Democratico.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Democratico del 2013 (Italia).

Il 9 luglio 2013, Renzi ha confermato in un’intervista a la Repubblical’intenzione di candidarsi a segretario nazionale del PD.[77]

Oltre a chi lo aveva già sostenuto alle primarie del centrosinistra del 2012(come Paolo Gentiloni, Roberto Giachetti, Ermete Realacci, il ministro per gli affari regionali Graziano Delrio) e ai “veltroniani”,[78] Renzi ha ricevuto il 2 settembre l’appoggio di Dario Franceschini e della sua Area Democratica[79] (Marina Sereni,[80] Piero Fassino,[81] David Sassoli). Hanno firmato inoltre la mozione a sostegno della sua candidatura anche diversi esponenti considerati vicini al premier Enrico Letta, come Gianni Dal Moro, Francesco Sanna, Francesco Boccia, Lorenzo Basso ed Enrico Borghi.[82]

Tre gli sfidanti di Renzi: Gianni Cuperlo, deputato ed ex segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana[83] e Giuseppe Civati, deputato ed ex consigliere regionale in Lombardia.[84][85] Gianni Pittella, che tra gli iscritti al PD ha raccolto il 5,8% ed è quindi escluso dalla competizione delle primarie, si schiera con Renzi.

L’8 dicembre 2013 viene eletto segretario del Partito Democratico con il 67,5% dei voti, la sua proclamazione ufficiale è avvenuta la successiva domenica 15 dicembre dalla nuova Assemblea eletta del Partito Democratico.[86]

Presidente del Consiglio

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Renzi.

Renzi annuncia lo scioglimento della riserva e la lista dei ministri del suo governo il 21 febbraio 2014.

Renzi con Giorgio Napolitano il giorno del giuramento del Governo il 22 febbraio 2014.

A seguito delle dimissioni rassegnate da Enrico Letta dopo la votazione a larghissima maggioranza (136 favorevoli contro 16 contrari), da parte della Direzione del PD, di un documento dello stesso Renzi che proponeva la sostituzione del governo presieduto da Letta e delle successive consultazioni di Giorgio Napolitano, il 16 febbraio 2014 il presidente della Repubblica convoca Renzi al Quirinale per il giorno successivo[87] per conferirgli l’incarico di formare un nuovo governo, incarico che Renzi si riserva di accettare[88]. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il Presidente del Consiglio incaricato informa i presidenti delle camere Pietro Grasso[89] e Laura Boldrini.[90]

Il 17 febbraio Renzi torna a Firenze per partecipare alla sua ultima riunione del Consiglio comunale. Tuttavia decide di non dimettersi dalla carica di sindaco della sua città.[91]

Il 18 e 19 febbraio il presidente del Consiglio incaricato svolge le consultazioni con i gruppi parlamentari[92]mentre il 21 febbraio al Quirinale scioglie la riserva e presenta la lista dei ministri che vanno a comporre il suo governo.

Il giorno successivo presta giuramento il nuovo Governo Renzi.[93].

Il 24 febbraio Renzi tiene un discorso lungo più di un’ora al Senato della Repubblica dove nella notte, alle 00:43, ottiene infine la fiducia con 169 voti favorevoli, 139 contrari dopo quasi 11 ore di lavori d’Aula.[94] Nel pomeriggio del 25 febbraio, dopo un altro discorso, ottiene infine la fiducia anche alla Camera dei deputati con 378 voti favorevoli, 220 contrari e 1 astenuto (su 598 votanti) dopo altre 9 ore di lavori.[95]

Politica interna

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