Globalizzazione

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La globalizzazione è un processo d’interdipendenze economiche, sociali, culturali, politiche e tecnologiche i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza planetaria, tendendo ad uniformare il commercio, le culture, i costumi e il pensiero.

Tra gli aspetti positivi della globalizzazione vanno annoverati la velocità delle comunicazioni e della circolazione di informazioni, l’opportunità di crescita economica per paesi a lungo rimasti ai margini dell’economia, la contrazione della distanza spazio-temporale, e la riduzione dei costi per l’utente finale grazie all’incremento della concorrenzasu scala internazionale. Gli aspetti negativi sono il degrado ambientale, il rischio dell’aumento delle disparità sociali, la perdita delle identità locali, la riduzione della sovranità nazionale e dell’autonomia delle economie locali, la diminuzione della privacy.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

La globalizzazione è un processo economico per il quale mercati, produzioni, consumi e anche modi di vivere e di pensare vengono connessi su scala mondiale, grazie ad un continuo flusso di scambi che li rende interdipendenti e tende a unificarli. È frutto di un processo che dura da tempo e negli ultimi trent’anni ha avuto una forte accelerazione in concomitanza con la terza rivoluzione industriale.

Il termine “globalizzazione” è un neologismo[1] utilizzato dagli economisti per riferirsi prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e aziende multinazionali. Il fenomeno, invece, va inquadrato anche nel contesto delle complesse interazioni su scala mondiale che, soprattutto a partire dagli anni ottanta, in questi ambiti hanno avuto una sensibile accelerazione.

Sebbene molti preferiscano considerare semplicisticamente questo fenomeno solo a partire dalla fine del XX secolo, osservatori attenti alla storia parlano di globalizzazione anche nei secoli passati[2], ma erano tempi diversi in cui la globalizzazione si identificava, pressoché essenzialmente, nell’internazionalizzazione delle attività di produzione e degli scambi commerciali comunque ad un livello inferiore rispetto all’attuale.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

In campo economico la globalizzazione è un concetto multidimensionale[3] che può indicare: la progressiva abolizione delle barriere commerciali, ovvero l’aumento dei volumi del commercio internazionale e la crescente integrazione economica tra paesi; la crescente mobilità internazionale dei capitali e il processo di finanziarizzazione dell’economia; i processi di liberalizzazione del mercato del lavoro; le politiche di deregolamentazione, liberalizzazione e privatizzazione; l’affermazione del fenomeno delle imprese multinazionalinello scenario dell’economia mondiale (in questo ambito si fa riferimento sia alla delocalizzazione di una o più fasi del processo produttivo, sia alla tendenza verso la standardizzazione dei prodotti, ampliando così i propri mercati di sbocco); il progressivo trasferimento di sovranità democratica dagli stati-nazione ad entità internazionali e sovranazionali con grado imperfetto di democrazia.[4]

I dati storici mostrano come la globalizzazione non sia un fenomeno recente: la prima ondata di globalizzazione si ebbe tra il 1840 e il 1914, anche grazie allo sviluppo di nuove tecnologie che resero il mondo “più piccolo” come navi a vapore, ferrovie e telegrafo. Il passaggio tra le due guerre, la grande depressione e il diffuso protezionismo risultarono in una diminuzione degli scambi commerciali, attuato mediante l’utilizzo di barriere quali dazi, sussidi e quote. A partire dalla fine degli anni ’70 si è verificata una nuova ondata di liberalizzazione del commercio mondiale, anche attraverso accordi e istituzioni internazionali appositamente concepite quali il GATT e successivamente il WTO finalizzate all’abolizione progressiva delle barriere al commercio internazionale.

Alla base della fase attuale di globalizzazione (spesso chiamata globalizzazione neo-liberista) ci sono ragioni tecnologico/scientifiche (la rivoluzione informatica che ha ridotto enormemente il costo delle comunicazioni e dei trasporti), ragioni politiche (il crollo dei paesi socialisti avvenuto a partire dal 1989 che ha ridotto il mondo da “bipolare” a “unipolare”), ragioni economico-culturali (la crescente fiducia nel mercato come istituzione in grado di risolvere automaticamente il problema della produzione e distribuzione dei beni, e gli enormi interessi economici che stanno dietro a questa visione).

Gli effetti economici e sociali della globalizzazione sono ampiamente dibattuti e controversi. Da un lato, istituzioni come Banca Mondiale[5] ritengono che la globalizzazione abbia portato ad una maggiore crescita a livello globale, migliorando l’economia e le condizioni sociali dei paesi in via di sviluppo mediante la liberalizzazione dei relativi mercati.

Altre organizzazioni – come l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ma anche molte organizzazioni non governative – hanno invece una posizione molto critica, sottolineando soprattutto come la globalizzazione sia legata ad un aumento delle disuguaglianze mondiali e, in alcuni casi, della povertà. La ricerca empirica è attualmente insufficiente e inconclusiva, sottolineando come gli effetti economici e sociali variano a seconda dei paesi e delle politiche che vengono considerate[6].

In conclusione, se il fenomeno della globalizzazione appare come un fenomeno economico-sociale inevitabile e inarrestabile – in quanto legato all’evoluzione della stessa società moderna e più in generale alla modernità[7] – i contenuti delle politiche economiche della globalizzazione e i loro effetti sociali su povertà e disuguaglianzapotrebbero essere governati e gestiti in maniera più attenta.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Il processo di globalizzazione, in atto al livello economico e favorito dalla capillarità dei trasporti, ha ripercussioni anche a livello sociale con lo scambio culturale tra civiltà anche molto lontane e molto diverse tra loro con possibili scontri di civiltà (ad esempio il conflitto tra Oriente e Occidente) fino a possibili guerre di religione e omogeneizzazione culturale.

Se per alcuni[8] il superamento dei confini spazio-temporali costituisce una fonte di arricchimento culturale, aiuta a superare il nazionalismo, il razzismo e l’etnocentrismo delle più chiuse società tradizionali, altri autori sottolineano, invece, gli aspetti negativi della globalizzazione: diminuzione dell’autorità dello Statonazione, aumento del divario tra ricchi e poveri tra nazioni e dentro ogni nazione, frammentazione culturale, assenza di confine come spaesamento, aumento di conflitti tra culture diverse e dei fondamentalismi[9]. Bauman sottolinea le multiformi trasformazioni racchiuse nella frase “compressione del tempo e dello spazio” ed evidenzia come i processi di globalizzazione non presentino quella unicità di effetti positivi loro attribuita dai sostenitori di questi mutamenti.La globalizzazione divide quanto unisce, e le cause della divisione sono le stesse che, dall’altro lato, promuovono l’uniformità del globo[10].

In parallelo al processo emergente di una scala planetaria per l’economia, la finanza, il commercio e l’informazione, viene quindi messo in moto un altro processo, che impone dei vincoli spaziali, definito “localizzazione”: “la complessa e stretta interconnessione dei due processi comporta che si vadano differenziando in maniera drastica le condizioni in cui vivono intere popolazioni e vari segmenti all’interno delle singole popolazioni, ciò che appare come conquista di globalizzazione per alcuni, rappresenta una riduzione alla dimensione locale per altri, dove per alcuni la globalizzazione segnala nuove libertà, per molti altri discende come un destino non voluto e crudele”[11].

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Glocalizzazione.
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