Mese: novembre 2016

Fidel Castro

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Fidel Castro

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Fidel Castro
Fidel Castro.jpg

Presidente del Consiglio di Stato di Cuba
Durata mandato 2 dicembre 1976 –
24 febbraio 2008
Predecessore Osvaldo Dorticós Torrado
(come Presidente di Cuba)
Successore Raúl Castro

Primo ministro di Cuba
Durata mandato 16 febbraio 1959 –
24 febbraio 2008[1]
Predecessore José Miró Cardona
Successore Raúl Castro

Segretario generale del Movimento dei paesi non allineati
Durata mandato 10 settembre 1979 –
6 marzo 1983
Predecessore Junius Richard Jayawardene
Successore Neelam Sanjiva Reddy

Durata mandato 16 settembre 2006 –
24 febbraio 2008
Predecessore Abdullah Ahmad Badawi
Successore Raúl Castro

Primo segretario del Partito Comunista di Cuba
Durata mandato 24 giugno 1961 –
19 aprile 2011
Predecessore carica istituita
Successore Raúl Castro

Leader del Movimento del 26 luglio
Durata mandato 1955 –
1º gennaio 1959
Predecessore carica istituita
Successore carica abolita

Dati generali
Partito politico Partito Ortodosso (1946-1952)
Movimento del 26 luglio(1955-1961)
Partito Comunista di Cuba (1961-2016)
Università Università dell’Avana
Professione avvocato, giornalista
Firma Firma di Fidel Castro

Fidel Alejandro Castro Ruz (Speaker Icon.svg audio; Birán, 13 agosto 1926[2]L’Avana, 25 novembre 2016[3]) è stato un rivoluzionario e politicocubano.

È stato primo ministro di Cuba dal 16 febbraio 1959 all’abolizione della carica, avvenuta il 2 dicembre 1976, ed è stato, dal 3 dicembre 1976 al 18 febbraio 2008, Presidente del Consiglio di Stato[4] e Presidente del Consiglio dei ministri, nonché Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, il partito unico del Paese, che tuttavia non partecipa direttamente alle elezioni.

Castro, assieme al fratello Raúl, a Che Guevara e Camilo Cienfuegos è stato uno dei protagonisti della rivoluzione cubanacontro il regime del dittatore Fulgencio Batista e, dopo il fallito sbarco nella baia dei Porci da parte di esuli cubani appoggiati dagli Stati Uniti d’America, proclamò l’istituzione della Repubblica di Cuba, uno Stato monopartitico di stampo socialista, che secondo Castro e i suoi sostenitori è una democrazia popolare apartitica,[5][6] ma che i dissidenti e buona parte degli analisti politici internazionali definiscono come regime totalitario.[7]

Ha spesso giocato un ruolo internazionale maggiore di quanto lascino supporre le dimensioni geografiche, demografiche ed economiche di Cuba, a causa della posizione strategica e della vicinanza geografica agli Stati Uniti del Paese. Castro è una figura controversa: i detrattori lo considerano un nemico dei diritti umani, mentre i suoi sostenitori lo considerano un liberatore dall’imperialismo e sottolineano i progressi sociali che egli ha promosso a Cuba.[8]

È noto anche con l’appellativo di Líder Máximo (“Condottiero Supremo”), a quanto pare attribuitogli quando, il 2 dicembre 1961, dichiarò che Cuba avrebbe adottato il comunismo in seguito allo sbarco della baia dei Porci a sud dell’Avana, un fallito tentativo da parte del governo statunitense di rovesciare con le armi il regime cubano; nel corso degli anni Castro ha rafforzato la popolarità di quest’appellativo.

Secondo i suoi sostenitori, la leadership di Castro si è mantenuta così a lungo grazie al sostegno delle masse, dovuto al miglioramento delle condizioni di vita. Secondo i detrattori, invece, le cause andrebbero cercate nell’utilizzo di metodi coercitivi e repressivi.

Il 18 febbraio 2008, dopo quasi mezzo secolo di presidenza, Fidel Castro ha dichiarato che non avrebbe accettato una nuova elezione alla Presidenza del Consiglio di Stato e del consiglio dei Ministri, a causa di problemi di salute.

Il 19 aprile 2011, Fidel Castro si dimette anche dalla carica di primo segretario del Partito Comunista di Cuba,[9] consegnando i suoi poteri nelle mani del fratello Raúl Castro, il quale sta lentamente avviando alcune riforme in senso liberale a favore del popolo e della non florida economia locale, compromessa soprattutto dal lungo embargo a cui è stata costretta l’isola.

Muore all’Avana il 25 novembre 2016 all’età di 90 anni.

Biografia

Primi anni (1926-1950)

Lettera dell’allora dodicenne Fidel Castro scritta in inglese e inviata al presidente statunitense dell’epoca, Franklin D. Roosevelt, ai tempi in cui Castro studiava al Colegio de Dolores, a Santiago di Cuba

Nasce a Birán, un piccolo villaggio della provincia di Holguín, il 13 agosto del 1926, terzogenito di Ángel Castro Argiz, un benestante proprietario terriero gallego originario di Láncara, e di Lina Ruz González, cubana figlia di immigrati spagnolioriginari delle Isole Canarie.

Nel 1932 Fidel studiò a Santiago di Cuba, inizialmente alla scuola La Salle, un istituto per ragazzi di famiglie benestanti.

Dal 1941 al 1945, Fidel Castro si trasferì all’Avana, dove studiò nell’esclusivo collegio de Belén, sotto la guida di sacerdoti Gesuiti, quando l’esperienza della guerra civile spagnola era ancora fresca. I Gesuiti pervadevano il giovane Fidel con l’ideale di una cultura spagnola (Hispanidad), sottolineando la superiorità dei valori spagnoli di onore e di dignità in contrapposizione al materialismo anglosassone.

Nel 1945 Castro si iscrisse alla facoltà di Diritto dell’Università dell’Avana. Qui venne in contatto con gli scritti di professori nazionalisti che credevano che il destino di Cuba fosse stato deviato dall’intervento degli Stati Uniti del 1898, dall’emendamento Platt e dalla dominazione economica degli Stati Uniti, sottraendo a Cuba la sua indipendenza e la sua nazionalità. Nell’ateneo molto politicizzato, Fidel aderì alla lega antimperialista, schierandosi apertamente contro il nuovo presidente cubano, Ramón Grau.

Nel 1948 sposò Mirta Diaz-Balart, studentessa di filosofia. In viaggio di nozze i due sposi trascorsero un breve periodo negli Stati Uniti.

Resistenza contro Batista (1950-1959)

Assalto alla caserma Moncada, imprigionamento ed esilio

Fidel Castro in arresto dopo l’attacco alla Caserma Moncada

Castro fece praticantato in un piccolo studio associato dal 1950 al 1952. Intendeva candidarsi al parlamento nel 1952 per il “Partito Ortodosso”, ma il colpo di Stato del generale Fulgencio Batista rovesciò il governo di Carlos Prio Socarras e portò alla cancellazione delle elezioni. Castro denunciò Batista in tribunale per violazione della costituzione, ma la sua petizione venne rifiutata. In risposta Castro organizzò un disastroso assalto armato alla caserma della Moncada, nella provincia di Oriente, il 26 luglio 1953. Più di ottanta tra gli assalitori vennero uccisi, Castro fu fatto prigioniero, processato e condannato a quindici anni di prigione. Castro utilizzò l’arringa finale del suo caso per il suo famoso “La storia mi assolverà”,[10] un discorso appassionato con cui difese le sue azioni spiegando la sua visione politica. Venne rilasciato grazie a una amnistia generale nel maggio 1955 e andò in esilio in Messico e negli Stati Uniti.

Rivoluzione cubana

« Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà. »
(Fidel Castro[11])

Il trentaduenne Líder Máximo il 15 aprile 1959

Castro ritornò in patria clandestinamente, con diversi altri esiliati, navigando dal Messico a Cuba su una piccola imbarcazione, il Granma, salpata da Tuxpan il 25 novembre 1956. La prima azione del gruppo, che volle chiamarsi il Movimento del 26 di luglio, si svolse nella provincia di Oriente il 2 dicembre 1956. Solo dodici degli ottanta uomini, tra cui Ernesto “Che” Guevara, Raúl Castro e Camilo Cienfuegos, sopravvissero alla ritirata sulle montagne della Sierra Maestra, e da lì cominciarono la guerriglia contro il governo di Batista.

Il gruppo di guerriglieri crebbe fino a superare gli 800 uomini. Il 24 maggio 1958, Batista lanciò diciassette battaglioni contro Castro nell’Operazione Verano. Nonostante lo svantaggio numerico, le forze di Castro misero a segno una serie di vittorie, aiutate dalla massiccia diserzione e dalle rese all’interno dell’esercito di Batista. Il capodanno del 1959 Batista lasciò il paese, e le forze di Castro entrarono all’Avana.

Il 5 gennaio del 1959 il professore di legge José Miró Cardona creò un nuovo governo, con lo stesso come primo ministro e Manuel Urrutia Lleó come presidente. L’8 gennaio 1959 Fidel Castro assunse il ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate. Il 13 febbraio 1959 José Miró Cardona si dimise dalla sua carica e gli succedette Fidel Castro. Il 17 luglio 1959 Osvaldo Dorticós Torrado fu nominato Presidente della Repubblica, carica in cui rimase sino al 1976, sostituito poi da Fidel Castro; divenne successivamente membro del Consiglio di Stato.

Anni successivi alla rivoluzione (1959-2006)

Politica estera, embargo e scontri con gli Stati Uniti

Che Guevara e Castro

Inizialmente gli Stati Uniti furono rapidi a riconoscere il nuovo governo. Castro divenne Primo Ministro in febbraio, ma gli attriti con gli Stati Uniti si svilupparono ben presto, quando il nuovo governo cominciò a espropriare le proprietà delle principali compagnie statunitensi (la United Fruit in particolare), proponendo risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà, che per molti anni le stesse compagnie avevano fatto in modo di tenere artificialmente basse. Castro visitò la Casa Biancapoco dopo la presa del potere, e si incontrò con il Vice Presidente Richard Nixon. Pare che Dwight Eisenhower abbia snobbato Castro con la scusa che stava giocando a golf e lasciò Nixon a parlare con lui per cercare di scoprire se fosse comunista e filo-sovietico. Nixon commentò che Castro era “naif”, ma non necessariamente un comunista.

Nel febbraio 1960, Cuba firmò un accordo per l’acquisto di petrolio dall’Unione Sovietica. Quando le raffinerie cubane, di proprietà statunitense, si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico, vennero espropriate e gli Stati Uniti interruppero subito le relazioni diplomatiche con il governo Castro. In reazione alla politica statunitense dell’amministrazione Eisenhower, che andava facendosi sempre più ostile verso la novità cubana,[12] il governo castrista cominciò a stabilire legami sempre più stretti con l’Unione Sovietica. In seguito a diversi patti firmati tra Castro e il Premier sovietico Nikita Khruščёv, Cuba cominciò a ricevere aiuti economici e militari dall’Unione Sovietica.

Il 17 aprile 1961, gli Stati Uniti sponsorizzarono un fallimentare attacco a Cuba, appoggiando degli esiliati cubani. In quell’occasione una forza di circa 1.400 dissidenti, finanziati e addestrati dalla CIA, sbarcarono a sud dell’Avana, nella Baia dei Porci. Secondo le previsioni della CIA, l’invasione avrebbe dovuto innescare una sollevazione popolare contro Castro. Ciò non avvenne e la parte dei golpisti che giunse a riva venne catturata, mentre il presidente Kennedy, che non aveva dato l’appoggio aereo fondamentale per la riuscita dell’operazione, si impegnò per evitare il supporto:[13][14] 104 combattenti furono uccisi in battaglia e 1.189 uomini vennero processati a seguito di quest’azione e il 23 dicembre 1962 rilasciati.[15] Ne furono trattenuti due che erano stati condannati in precedenza a Cuba per omicidio e condannati a 30 anni di prigione. Più tardi, il 2 dicembre di quell’anno, in un discorso alla nazione, Castro si dichiarò un marxista-leninista e disse che Cuba avrebbe adottato il comunismo.

Fidel Castro con il primo ministro sovietico Nikita Khruščёv nel 1961

Castro incontra Jurij Gagarin, 26 giugno 1961

Il 3 gennaio 1962 si diffuse la notizia che papa Giovanni XXIII avesse scomunicato Castro dando seguito al decreto del 1949 di papa Pio XIIche vietava ai cattolici di appoggiare i governi comunisti. In realtà tale atto non è stato mai effettuato dal pontefice, come ha rivelato il 28 marzo 2012 l’allora segretario di Angelo Giuseppe Roncalli, monsignor Loris Capovilla, secondo cui la parola “scomunica” non faceva parte del vocabolario del Papa Buono.[16] A testimonianza di quanto dichiarato, basti leggere il diario di Giovanni XXIII in cui egli non accenna al provvedimento né il 3 gennaio 1962 (data in cui parla solamente delle sue udienze) né in altre date.[16]

A parlare di scomunica fu l’arcivescovo Dino Staffa, in quel momento segretario della Congregazione per i seminari, che in base a quanto scritto nel provvedimento, ricordava che la scomunica per i comunisti era “ipso facto […] in quanto apostati della fede cattolica”;[17] inoltre, altri importanti esponenti della curia volevano con questa mossa lanciare un segnale ostile al centrosinistra nascente in Italia.[16] L’autorevolezza di tali voci fece in modo che la leggenda della scomunica fosse creduta da tutti, anche dallo stesso Castro, che aveva precedentemente abbandonato la fede cattolica e che dunque lo considerò un evento di scarse conseguenze poiché per sua stessa ammissione non è mai stato credente.[18] Lo scopo del provvedimento era quello di minare il supporto a Castro tra i cattolici cubani e no. Ad ogni modo, ci sono poche prove che il fatto ebbe qualche effetto.

Nell’ottobre 1962, quando gli Stati Uniti scoprirono che l’Unione Sovietica stava tentando attivamente di schierare missili nucleari sull’isola, si ebbe la cosiddetta “Crisi dei missili di Cuba“. Dopo che le tensioni vennero disinnescate, le relazioni tra Stati Uniti e Cuba rimasero mutuamente ostili, e la CIA continuò a finanziare, supportare e appoggiare per decenni attentati terroristici contro l’isola e contro la persona di Castro,[19][20] mentre il regime cubano tentava di esportare il proprio modello in diverse regioni del Sud America e dell’Africa.

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Africa

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Africa

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Africa (disambigua).
Africa
Stati 54
Superficie 30 221 532 km²
Abitanti 1,1 miliardi[1] (2013)
Densità 36,40 ab./km²
Fusi orari da UTC-1 a UTC+4
Nome abitanti africani
Africa (orthographic projection).svg

Posizione dell’Africa nel mondo

L’Africa è un continente della Terra separato dall’Asia a nordest, dall’artificiale Canale di Suez e circondato dall’Oceano Atlantico, dall’Oceano Indiano e dal Mar Mediterraneo, che lo separa dall’Europa. Terzo continente per estensione dopo Asia e America, assieme all’Eurasia forma il cosiddetto “Continente Antico“. Attraversato dall’equatore e dai tropici del Cancro e del Capricorno, è caratterizzata da una grande varietà di climi e ambienti, come deserti, savane e foreste pluviali.

l’Africa vista dallo spazio

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine Africa, o anche Affrica nella tradizione letteraria toscana e italiana,[2] significa “terra degli Afri”, nome di alcune genti che abitavano nel Nord Africa vicino a Cartagine. Il nome Afri è generalmente connesso con l’etimo fenicio afar, “polvere”, ma una recente teoria lo collega alla parola berbera ifran (es. ifri n Qya), che significa “grotta“.

Un’altra importante teoria collega il nome greco del continente (Αφρική, Afrikè) a αφρός, afròs – schiuma delle onde -, similmente all’etimologia di “Attica“.

Altre etimologie proposte per l’antico nome “Africa”:

  • lo storico Flavio Giuseppe (Ant. 1.15) sostenne che esso derivasse da Epher, nipote di Abramo, i cui discendenti avrebbero invaso la Libia;
  • dalla parola latina apricum (“luogo esposto al sole”) di cui fa menzione Isidoro di Siviglia nelle EtymologiaeXIV.5.2.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia dell’Africa.

Il continente è principalmente orientato su un asse nord-sud, ha una forma triangolare, allargata nella parte settentrionale, che si assottiglia in corrispondenza della zona a sud dell’equatore. Il continente è completamente circondato dal mare ad eccezione di una piccola zona in corrispondenza dell’istmo di Suez, a nord è bagnato dal Mar Mediterraneo, a est dal mar Rosso e dall’Oceano Indiano, a ovest dall’Oceano Atlantico.

Gli unici collegamenti con gli altri continenti sono rappresentati dalla penisola del Sinai che lo lega all’Eurasia. Lo stretto di Gibilterra lo separa dall’Europa.

Immagine dei rilievi (in marrone le parti a quota inferiore, in verde e bianco le parti a quote superiori)

La distanza dal punto più settentrionale (Ras ben Sakka, immediatamente a ovest di Cap Blanc, in Tunisia, a 37°21′ N) al punto più meridionale (Cape Agulhas in Sudafrica, a 34°51’15” S) è pari a circa 8.000 km mentre dal punto più occidentale (Capo Verde, a 17°33’22” O) a quello più orientale (Ras Hafun in Somalia, 51°27’52” E) è pari a circa 7.400 km. Il territorio complessivo del continente misura circa 30.221.000 km².

Lo Stato più grande del continente è l’Algeria, mentre quello più piccolo sono le Seychelles, un arcipelago al largo della costa orientale. Lo Stato più piccolo sulla terraferma è invece il Gambia.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

L’altitudine media del continente è pari a circa 600 m s.l.m.; le aree situate a quote inferiori ai 180 m s.l.m. sono relativamente poche, così come poche sono le zone che superano i 3000 m. Le maggiori altitudini dell’Africa si trovano in prossimità della Rift Valley: si tratta del Kilimangiaro (5895 m di altitudine) in Tanzania, del Kirinyaga o Monte Kenya (5199 m di altitudine) nello stato omonimo e delle cime più alte della Catena del Ruwenzori (5110 m di altitudine), tra l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo. Kilimangiaro e Kirinyaga sono vulcani spenti, ma sulle loro cime si trovano ghiacci perenni. A ovest c’è un altro vulcano inattivo dal 2000, il Camerun (4071 m di altitudine) e si trova anche la catena dell’Atlante.

Il nord[modifica | modifica wikitesto]

Una mappa del 1595, desunta dalle rappresentazioni di Mercatore

Nella parte settentrionale del continente, dall’Oceano Atlantico fino al Mar Rosso, si estende il deserto del Sahara, il più vasto deserto del mondo (9.000.000 km²); la sua superficie è principalmente pianeggiante, ma vi si trovano anche rilievi che raggiungono i 2.400 m s.l.m. A nord-ovest il deserto è delimitato dalla catena dell’Atlante e a nord-est lo separa dal Mar Rosso un altopiano roccioso che digrada fino al delta del Nilo. A meridione il Sahara sfuma in un’area pianeggiante semi-arida chiamata Sahel.

Il clima è tipicamente mediterraneo al nord, con estati calde e secche e inverni miti e umidi.

Coste e isole[modifica | modifica wikitesto]

Lo sviluppo costiero del continente ha una lunghezza complessiva relativamente modesta, di circa 26.000 km (l’Europa, con una superficie tre volte inferiore, ha circa 32.000 km di coste). La costa occidentale prospiciente l’Oceano Atlantico si presenta priva di penisole e insenature di dimensioni rilevanti, con l’unica eccezione del vastissimo golfo di Guinea. La costa settentrionale che dà sul Mar Mediterraneo invece ha due importanti golfi: il golfo della Sirte davanti alla Libia e il golfo di Gabes davanti alla catena dell’Atlante. La costa orientale, bagnata dal mar Rosso e dall’Oceano Indiano, presenta l’unica penisola del Corno d’Africa.

Le coste sono spesso scoscese e rocciose, con rilievi che arrivano fino al mare. Coste pianeggianti, basse e sabbiose e spesso desertiche, si trovano in Libia ed Egitto, così come in Mauritania, Somalia e Namibia. Lungo le coste del Golfo di Guinea e del Mozambico si sviluppano paludi e acquitrini, e banchi sabbiosi rendono difficoltosa la navigazione.

L’unica isola di grandi dimensioni è il Madagascar, la quarta più grande del mondo. Ci sono arcipelaghi di piccole isole sul versante Atlantico, come Madeira, Canarie e Capo Verde. Presso la costa della Tanzania si trova l’isoladi Zanzibar, la maggiore del versante orientale dopo Madagascar.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

In Africa vi sono vaste zone areiche, prive di corsi d’acqua (per esempio il deserto del Sahara) e regioni endoreiche, ovvero con corsi d’acqua che si perdono nel deserto o in paludi o sfociano in laghi chiusi (per esempio i deserti del Namib e del Kalahari). La fascia centrale del continente, dove le piogge sono regolari, forma invece una zona esoreica, ovvero con corsi d’acqua che sfociano nel mare, principalmente nell’Oceano Atlantico, come il fiume Niger e il fiume Congo. Il Niger (4.160 km di lunghezza) nasce dal rilievo del Fouta Djalon e sfocia con un grande delta nel golfo di Guinea. Il fiume Congo, di 4.200 km di lunghezza, sfocia nell’Oceano Atlantico e dà nome alle due repubbliche che si affacciano sulle sue rive (la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo). I numerosi affluenti del Congo (il più importante è il Kasai) formano un enorme bacino fluviale. Nella parte più meridionale scorrono l’Orange, che sfocia nell’Oceano Atlantico, il Limpopo e lo Zambesi, tributari dell’Oceano Indiano. Lo Zambesi è celebre anche per le Cascate Vittoria, fra le più spettacolari del mondo.

Il principale fiume africano è il Nilo che, con il suo affluente Kagera, è tradizionalmente considerato il fiume più lungo del mondo (6.671 km) davanti al Rio delle Amazzoni. Le sue sorgenti sono nell’Africa equatoriale, da cui provengono i due rami principali: il Nilo Azzurro, che nasce dall’Acrocoro Etiopico, e il Nilo Bianco, emissario del Lago Vittoria il cui tributario, il Kagera, si origina dagli altopiani del Burundi. Il Nilo attraversa l’Africa nord-orientale e quando raggiunge il Mediterraneo sfocia con un’ampia foce a delta. Il fiume è conosciuto per il limo, terra che rendeva fertile la distesa sahariana e che consentì lo sviluppo della civiltà egizia; per questo motivo l’Egitto veniva anticamente chiamato “dono del Nilo”. La costruzione della diga di Assuan ha permesso la creazione di un ampio bacino artificiale, il lago Nasser; la terra fertile si deposita sul fondo del lago ed è necessario usare fertilizzanti per migliorare la resa dei terreni. Una lunga catena di laghi corre lungo la frattura tettonica della Rift Valley, ai confini tra la Repubblica Democratica del Congo, l’Uganda, la Tanzania, il Burundi e il Ruanda: i più importanti sono il Lago Vittoria e il Lago Tanganica.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima del continente africano è generalmente caldo, anche se ci sono variazioni notevoli a seconda delle zone. L’estrema porzione settentrionale del continente ha un clima mediterraneo, con estati secche e inverni umidi. Questo tipo di clima si trova anche nella parte più meridionale dell’Africa, presso Città del Capo. Il resto del Nord Africa presenta un clima desertico o semidesertico, mentre avvicinandosi all’equatore il clima si fa tropicale, molto umido; è qui che si registra il massimo di precipitazioni annuali. Il clima ritorna desertico o semidesertico nelle zone del Corno d’Africa e del Kalahari, mentre è prevalentemente tropicale nel Madagascar. Climi di alta montagna si trovano nella zona dell’Acrocoro Etiopico e sulle vette più alte come il Kilimangiaro e il Ruwenzori. Le temperature sono generalmente piuttosto elevate. In Africa spesso si registrano cambiamenti climatici importanti specie nella zona sub-sahariana: uno di questi è stata la siccità del Sahel negli anni 70 e 80 che ha fatto registrare oltre un milioni di morti.

Ambienti naturali[modifica | modifica wikitesto]

L’Africa presenta una grande varietà di ambienti ed ecosistemi, molti dei quali sono unici al mondo.

La parte settentrionale del continente è occupata in gran parte dal gigantesco deserto del Sahara, mentre a sud di questo, l’ambiente predominante è la grande savana, l’immensa distesa erbacea teatro dei grandi safari per turisti.

Nella zona equatoriale, in particolare nel bacino del Congo, vi sono invece le grandi foreste tropicali, estese anche su buona parte della zona del golfo di Guinea. Altre aree desertiche si trovano nella zona del Corno d’Africa e nella zona sud-ovest del continente, dove si trova il grande deserto del Kalahari.

Un’estesa foresta pluviale occupa anche la parte orientale del Madagascar, per il resto ricoperto da savane. Paesaggi tipicamente di alta montagna si trovano nell’Acrocoro Etiopico.

L’estrema parte nord-ovest del continente, la zona settentrionale di Algeria, Tunisia e Marocco, e la punta meridionale, presentano ambienti tipicamente mediterranei.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Un leone adulto e un cucciolo si spartiscono un bufalo ucciso dal possente maschio (Sudafrica).

L’Africa è famosa in tutto il mondo per la varietà e l’unicità degli animali che la popolano. Sono presenti molte specie di Felini, come il leone, il leopardo, il serval, il ghepardo e varie specie di gatti selvatici, oltre a specie di canidi come i licaoni e gli sciacalli. Molto diffusi nelle foreste sono le grandi scimmie antropomorfe come gli scimpanzé e i gorilla, mentre altri primati popolano anche le praterie, come i mandrilli, le amadriadi e le scimmie leopardo. Le grandi savane sono il regno dei grandi erbivori come le giraffe, gli elefanti, i rinoceronti, e delle grandi mandrie di bufali, gnu, zebre, gazzelle, impala e antilopi di varie specie. I grandi deserti sono popolati da dromedari, orici, fennec, viperidi. Presso i grandi fiumi vivono ippopotami e coccodrilli.

Elefanti africani, Kenya

Le savane sono percorse inoltre dagli struzzi e sorvolate da varie specie di avvoltoi. Oltre a questi in Africa vi sono numerosissime specie di uccelli. In particolare in Madagascar vi è un vastissimo ecosistema unico al mondo con un numero impressionante di volatili. Questa straordinaria fauna è entrata nella leggenda ed ha ispirato, insieme agli spettacolari paesaggi naturali del continente, varie opere letterarie e cinematografiche. Questa fauna ha inoltre attirato nella storia migliaia di cacciatori – specialmente occidentali – che hanno preso parte a innumerevoli battute della cosiddetta caccia grossa. Fra i personaggi più famosi sedotti dal fascino selvaggio della caccia grossa in Africa si possono ricordare Theodore Roosevelt e Ernest Hemingway.

Soprattutto dopo l’avvento degli Europei, la caccia è stata un’importante concausa del progressivo depauperamento della biodiversità africana. In Africa esistono ora grandi parchi naturali e molte aree protette per preservare le numerose specie a rischio, ma anche queste riserve hanno grandi difficoltà a opporsi al bracconaggio. Fra i parchi più famosi si ricordano il Serengeti e Ngorongoro (Tanzania), lo Tsavo e il Masai Mara(Kenya), il Kruger (Sudafrica) e il Chobe e la riserva del Delta dell’Okavango (Botswana).

Cristoforo Colombo

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Cristoforo Colombo

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altre occorrenze per questo nome, vedi Cristoforo Colombo (disambigua).
Ritratto postumo di Cristoforo Colombo, eseguito da Sebastiano del Piombo, 1519
Firma di Cristoforo Colombo

Cristoforo Colombo (in latino: Christophorus Columbus, in spagnolo: Cristóbal Colón, in portoghese: Cristóvão Colombo; Genova, fra il 26 agosto e il 31 ottobre 1451[1]Valladolid, 20 maggio 1506) è stato un esploratore e navigatore italiano, cittadino della Repubblica di Genova prima e suddito del Regno di Castiglia poi.

È stato tra i più importanti navigatori[2] che presero parte al processo di esplorazione delle grandi scoperte geografiche a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Marinaio sin da giovane, Colombo maturò l’idea dell’esistenza di una terra oltreoceano (secondo lui l’Asia) proprio durante i suoi viaggi da mercante. Convinto della veridicità delle sue credenze, dapprima chiese finanziamenti per salpare verso l’Asia attraverso la nuova rotta al re Giovanni II del Portogallo, ma vistosi negati i fondi necessari decise di tentare con i re di Castiglia e Aragona i quali, dopo alcune discussioni e soprattutto grazie all’appoggio della regina di Castiglia, Isabella, accettarono di finanziare l’impresa e di concedere privilegi a Colombo in caso di buona riuscita della stessa. Salpato da Palos de la Frontera il 3 agosto 1492, Colombo giunse nell’odierna San Salvador il 12 ottobre dello stesso anno. A questo primo viaggio ne seguirono altri tre – sempre per le Americhe – di minor fortuna, che lo portarono alla rovina e al discredito presso la corte di Castiglia.

La gioventù e i primi viaggi da mercante[modifica | modifica wikitesto]

Genova, Castello d’Albertis, Museo delle Culture del Mondo, Loggia, statua del “Colombo giovinetto”, di Giulio Monteverde

Genova, presunta casa di nascita di Colombo

Fu primogenito dei quattro figli (tre maschi e una femmina)[3] di Domenico Colombo (Dominicus Columbus quomdam Johannis) e Susanna Fontanarossa (Sozana de Fontana Rubea), gestori dapprima di una piccola azienda tessile e successivamente, in seguito al trasferimento da Genova a Savona, di un’osteria.[4] Colombo trascorse l’infanzia seguendo i genitori nella nuova abitazione sita in vico Diritto di Ponticello,[5] mentre le informazioni sul suo conto diventano note a partire dal 1470, quando la famiglia si spostò a Savona. Con molta probabilità, nacque all’interno del territorio genovese.[6]

Colombo stesso afferma, in una sua lettera, di aver cominciato a navigare a quattordici anni.[7] Durante i suoi viaggi latinizzò il suo nome (com’era usanza del tempo) nelle firme che poneva su lettere e documenti; in seguito utilizzò come firma anche il nome in castigliano, Cristóbal Colón.[8]

Stemma di Colombo istituito dai sovrani di Castiglia e Aragona il 20 maggio 1493[10]
Stemma della famiglia Colombo adottato di propria iniziativa da Cristoforo a partire dal 1502[9]

Dopo aver prestato servizio sotto Renato d’Angiò, nel 1473 Cristoforo cominciò l’apprendistato come mercante al servizio delle famiglie genovesi Centurione, Di Negro, Imperiali e Spinola.[11] Nel 1473 partì alla volta di Chio in Grecia, navigando su di un’imbarcazione di nome Roxana, e vi rimase circa un anno.[12] In seguito giunse nel Portogallo. Nel 1476 era a Bristol, arrivato in Inghilterrapresumibilmente al seguito della flotta genovese che fu attaccata da navi francesi al largo del Capo Vincenzo dove a stento, secondo le fonti, trovò scampo.[13]Successivamente approdò a Galway in Irlanda e nel 1477, infine, raggiunse l’Islanda.[14]

Verso il 1479, continuando a curare i commerci per conto della sola famiglia Centurione, Colombo si trasferì temporaneamente a Lisbona per poi fare, dopo poco tempo, ritorno in Liguria.

Nel 1480, al rientro dal suo viaggio verso i mari del Nord e le isole britanniche, Colombo sposò Filipa Moniz Perestrello,[15] figlia di Bartolomeo Perestrello il Vecchio (genovese[senza fonte] e governatore di Porto Santo) e di Isabel Moniz, dalla quale nel 1481 ebbe un figlio (l’unico nato dalla relazione), Diego. La coppia si trasferì prima a Porto Santo dove rimase per due anni e successivamente a Madera.[16] In questo periodo Colombo si dedicò, senza successo, al commercio in proprio.[17]

Poco tempo dopo si trasferì da Madera nuovamente a Lisbona, dove il fratello Bartolomeo lavorava come cartografo (professione diffusa tra i molti genovesi che all’epoca dimoravano nella città lusitana). Fu probabilmente in questo periodo della sua vita che nella mente di Colombo cominciò a prendere forma il disegno della rotta breve per le Indie. Sempre a questo periodo risalirebbe l’incontro tra il navigatore genovese e un naufrago il quale, in punto di morte, tracciò una mappa delle lontane terre oltre oceano che fu d’ispirazione per Colombo.[18] Nel 1485 la moglie morì.

La via breve per le Indie[modifica | modifica wikitesto]

Cristoforo Colombo in ginocchio davanti alla regina Isabella di Castiglia

Basandosi sulle carte geografiche del suocero, sui racconti dei marinai e sui reperti (canne, legni e altro) trovati al largo delle coste delle isole del “Mare Oceano” (l’Atlantico), Colombo cominciò a convincersi che al di là delle Azzorre dovesse esserci una terra e che questa non potesse essere altro che l’Asia.

A Lisbona Colombo cominciò a documentarsi e a leggere testi geografici come l’Historia rerum ubique gestarum di papa Pio II stampata nel 1477, l’Imago mundi di Pierre d’Ailly (1480) e Il Milione di Marco Polo. Una notevole influenza sulla decisione poi presa da Colombo dovette esercitare una lettera che nel 1474 Paolo Toscanelli indirizzò al canonico di Lisbona Fernando Martins de Reriz, in risposta al quesito postogli da Alfonso V del Portogallo attraverso lo stesso canonico.[19] Nella missiva, che è quasi certo che Colombo avesse conosciuto, il fisico fiorentino riteneva percorribile una rotta verso ovest per raggiungere l’India.

Colombo incontrò il re Giovanni II di Portogallo nel 1483[20] e nell’udienza gli chiese la somma necessaria per il suo progetto, ma dopo aver consultato i suoi esperti il Re rifiutò la proposta.[21]

Statua dedicata a Colombo a Madrid

Colombo nel 1485, dopo la morte della sua donna, si recò nel Regno di Castiglia, a Palos de la Frontera, insieme al figlio,[22] quindi si recò a Siviglia. Cristoforo era alla ricerca di qualcuno che potesse finanziare l’impresa: dapprima provò con il duca Medina Sidonia, ma questi non ottenne l’appoggio della Corona e si trovò costretto a rifiutare; in seguito tentò con don Luis de la Cerda, duca di Medinaceliche convinse parzialmente la regina Isabella di Castiglia, la quale decise di incontrare Colombo.[23]

Recatosi a Cordova[24] giunse, il 20 gennaio 1486, al cospetto di Alfonso de Quintanilla, tesoriere dei regnanti,[25] come preludio all’incontro con la Regina, in quel momento assente. L’esploratore intanto visse nella città frequentando i fratelli Luciano e Leonardo Barroia, che gli presentarono Diego de Arana,[26] di cui conobbe la moglie Costanza e la cugina Beatrice (Beatriz Enríquez de Arana). Quest’ultima, ventenne di famiglia dedita al commercio vinicolo e orfana da tempo, ebbe una relazione con Colombo[27] che non giunse al matrimonio. Il navigatore ebbe una relazione anche con la marchesa di Moya.[28] Ai primi di maggio dello stesso anno i regnanti arrivarono nella città e finalmente Ferdinando II di Aragona e Isabella incontrarono Cristoforo.[29] L’esploratore presentò il suo progetto di raggiungere per mare il Catai e il Cipango. Tra il 1486 e il 1487 una commissione, presieduta da padre Hernando de Talavera(confessore dei re cattolici) e composta da uomini dotti (letrados) come Rodrigo Maldonado de Talavera, si riunì per vagliare le effettive possibilità di riuscita del viaggio. Essa seguì i reali nella città di Cordova fino a fine anno e poi si trasferì al loro seguito a Salamanca. Il verdetto di quella che venne definita la “battaglia di Colombo” arrivò solo alla fine del 1490 e gli esperti alla fine bocciarono la proposta.[30]

Nel 1488 Colombo ebbe un altro figlio, Fernando, da Beatrice. Negli anni seguenti Colombo cercò varie volte di farsi ascoltare dalla corte castigliana e decise di rivolgersi pure, tramite il fratello Bartolomeo, ai sovrani d’Inghilterra e di Francia. Intanto conobbe Martín Alonso Pinzón. Nel 1492, col protrarsi dell’attesa, il navigatore era giunto oramai ai limiti della resistenza, e, dopo sette anni di soggiorno nel regno di Castiglia, anche le sue risorse economiche si erano ridotte al punto da non essere quasi più in grado di provvedere alla sua famiglia,[31]costringendolo a vendere libri e disegnare mappe.[32]

Realizzazione del progetto[modifica | modifica wikitesto]

I tre velieri in una stampa di Gustav Adolf Closs del 1892

Padre Juan Pérez, confessore personale della Regina, tramite Sebastiano Rodriguez[33] fece recapitare una missiva alla stessa regina, la quale due settimane dopo fece convocare il padre. Il tesoriere Luis de Santangel, Ferdinando Pinello e altri intanto assicurarono la copertura finanziaria eventualmente richiesta.[34] Si riunirono nuovamente gli esperti, mentre Colombo ricevette tramite lettera la comunicazione di una nuova udienza. Decisivo fu anche il contributo del vescovo Alessandro Geraldini originario della città di Amelia, anche lui confessore della regina Isabella e amico personale di Colombo e del fratello Antonio; per sua insistenza, la Regina si convinse definitivamente a consentire il viaggio del grande navigatore. Colombo avrebbe poi intitolato una delle isole del Nuovo Mondo a Graziosa, madre del Geraldini, e il prelato divenne anche il primo vescovo residenziale delle Americhe.

Colombo si recò a Siviglia, ma i reali si erano trasferiti a Santa Fe. Colombo li raggiunse e nell’incontro, dove i reali erano propensi ad accettare di finanziare l’impresa, dettò le sue condizioni. Chiese il titolo di ammiraglio e la carica di viceré e “governatore delle terre scoperte” (titolo che doveva essere ereditario), la possibilità di conferire ogni tipo di nomina nei territori conquistati[35] e, inoltre, una rendita pari al 10% di tutti i traffici marittimi futuri. Le richieste furono considerate eccessive e non si fece alcun accordo, per cui Colombo partì, ma venne richiamato[36] e le richieste vennero accettate in caso di riuscita del viaggio. Durante le trattative, che durarono tre mesi, Isabella si fece rappresentare da Juan de Coloma, mentre le bozze erano redatte dallo stesso padre Perez. Il contratto (Capitolaciones), firmato il 17 aprile 1492, prevedeva cinque paragrafi.[37]

La somma necessaria per l’armamento della flotta, pari a 2 000 000 di maravedí, sarebbe stata versata metà dalla corte e metà da Colombo, finanziato da un istituto di credito genovese, il Banco di San Giorgio e dal mercante fiorentino Giannotto Berardi. Si trattava, in realtà, di una somma modesta anche per quei tempi: si calcola, infatti, che quella che si sarebbe rivelata come una delle più importanti spedizioni della storia umana, fu finanziata con una spesa complessiva variabile fra gli attuali 20 000 e 60 000 .[38] Dopo la firma Colombo lasciò la città il 12 maggio, quando era già deciso il luogo di partenza, Palos.[39] Furono così allestiti tre velieri (di norma definiti caravelle[40]), di cui due – la Santa Maria e la Pinta – dotati di alberi a vele quadre e uno – la Niña – dotato di vela latina (quindi tecnicamente non navi dal punto di vista velico, perché non dotati di tre alberi a vele quadre).

La Santa María[41] (in realtà si trattava di una caracca) stazzava 150 tonnellate e, in qualità di nave ammiraglia, era capitanata dallo stesso Colombo. La Pinta, che stazzava 140 tonnellate, e la piccola Niña[42], che ne stazzava solamente 100, erano comandate rispettivamente da due armatori di Palos, Martín Alonso Pinzón e suo fratello minore Vicente Yáñez Pinzón.[43] Inizialmente solo due navi erano pronte, recuperate senza grosse spese a carico della Corona di Castiglia,[44] mentre si decise che chi avesse partecipato all’impresa avesse sospesa ogni pendenza legale (sia civile sia penale) in carico.[45] Nel reclutare i 90 marinai,[46] Colombo fu validamente aiutato da Martín Pinzón che godeva di ottima fama nella città.[47] A Martín Pinzón spettava il ruolo di comandante in seconda di Colombo e l’esecuzione pratica del viaggio, mentre a Colombo spettava la guida come condottiero dell’idea.[48] Il pilota della flotta era il cantabrico Juan de la Cosa, proprietario della Santa Maria.

Viaggi per le Americhe[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: viaggi di Cristoforo Colombo.

Primo viaggio[modifica | modifica wikitesto]

I quattro viaggi di Colombo

Primo viaggio nel mar dei Caraibi

La partenza avvenne alle sei del mattino del 3 agosto 1492 da Palos de la Frontera,[49] con rotta verso le Isole Canarie per sfruttare i venti. Il 6 agosto[50] si ruppe il timone della Pinta e si credette a un’opera di sabotaggio,[51] quindi furono costretti a uno scalo di circa un mese a La Gomera per le necessarie riparazioni.[31] La Pinta giunse con due settimane di ritardo a causa dell’avaria, tanto che Colombo pensò di sostituirla con un’altra caravella. Si approfittò della sosta per modificare anche la velatura della Niña, trasformandola da latina a quadra per meglio adeguarla alla navigazione oceanica. Va anche detto che a La Gomera era presente la giovane vedova del governatore, Beatrice di Bodabilla, che a quanto pare aveva già avuto uno scambio di cortesie col navigatore.[52]

Le tre navi ripresero il largo il 6 settembre spinte dagli alisei, dei quali Colombo conosceva l’esistenza. Questi venti spirano sempre da est verso ovest formando stabilmente una striscia di nuvole galleggiante nell’aria, tanto che l’ammiraglio nel giornale di bordo scrisse: «Si naviga come tra le sponde di un fiume». Un’altra, tra le suggestioni del primo viaggio transoceanico, fu la posizione delle navi costantemente rivolte verso il tramonto, oltre che la sensazione di procedere per ampi spazi mai prima toccati.[53] Le caravelle navigarono per un mese senza che i marinai riuscissero a scorgere alcuna terra. Il 16 settembre le caravelle cominciarono a entrare nel Mar dei Sargassi e Colombo approfittò dello spettacolo delle alghe galleggianti (un fenomeno tipico di questo mare) per sostenere che tali vegetali erano sicuramente indizi di terra vicina (cosa in realtà non vera), tranquillizzando temporaneamente i suoi uomini.[31]

A partire dal giorno 17 si osservò con stupore il fenomeno assolutamente sconosciuto della declinazione magnetica: la bussola indicava il polo magnetico distaccandosi sempre più dal nord geografico, col rischio di allontanare le navi dalla loro rotta.[54] Questi strani fenomeni ebbero l’effetto di spaventare i marinai e la tensione crebbe inevitabilmente. Il 6 ottobre Colombo registrò di aver percorso 3652 miglia, già cento in più di quante ne aveva previste. Lo stesso giorno vi fu una riunione generale dei comandanti a bordo della Santa Maria, durante la quale Martín Pinzón suggerì di cambiare rotta da ovest a sud-ovest.[55] Il 7 ottobre Colombo decise di virare quindi verso sud-ovest, avendo visto alcuni uccelli dirigersi verso quella direzione.

Il giorno 10 vi fu un principio di ammutinamento;[56] Colombo, più che mai fermo nella propria idea e forte degli studi che aveva compiuto nel corso del viaggio, riuscì forse a ottenere un accordo[57]: se entro tre o quattro giorni le vedette non avessero scorto alcuna terra le caravelle sarebbero tornate indietro[31] o si sarebbe deciso diversamente.[58] Giovedì 11 ottobre si ebbero alcuni segnali positivi: furono avvistati diversi oggetti fra cui un giunco, un bastone e un fiore fresco[59] che un marinaio pescò in mare:[31] soltanto la vicinanza della terra emersa poteva giustificare questi ritrovamenti. Durante la notte Colombo si disse convinto di avere intravisto in lontananza una luce, «como una candelilla que se levava y se adelantaba» (“come una piccola candela che si levava e si agitava”). Fu solo alle due di notte di venerdì 12 ottobre 1492 che Rodrigo de Triana, a bordo della Pinta, distinse finalmente la costa[60]; (tuttavia, il premio in denaro promesso al primo che avesse avvistato la terra fu aggiudicato a Colombo).[61]

Colombo sbarcato nel Nuovo Mondo

La mattina del 12 le caravelle riuscirono a trovare un varco nella barriera corallina e gli equipaggi riuscirono a sbarcare su un’isola chiamata, nella lingua locale, Guanahani, che Colombo battezzò Isola di San Salvador; sebbene l’identità moderna di questa isola corrisponde, presumibilmente, con quella di un’isola delle Bahamas. Gli spagnoli furono accolti con grande cortesia e condiscendenza dai Taino[62], la tribù abitante dell’isola. Colombo stesso, nella sua relazione, sottolinea più volte la gentilezza e lo spirito pacifico dei suoi ospiti:

« Gli abitanti di essa […] mancano di armi, che sono a loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e paurosi […] Del resto, quando si vedono sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo richieggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere »
(Cristoforo Colombo, prima relazione sul viaggio nel Nuovo Mondo, 14 marzo 1493[63])

La sera del 27 ottobre[64] le caravelle arrivarono alla fonda della baia di Bariay,[65] a Cuba, nell’attuale provincia di Holguín. Nel diario di bordo di domenica 28 ottobre troviamo scritto: “Es la isla mas hermosa que ojos humanos hayan visto” (“È l’isola più bella che occhio umano abbia mai visto”). Tuttavia, data la mancanza di oro e la condizione primitiva degli indigeni, l’ammiraglio pensò di essere arrivato soltanto in un remoto avamposto della grande civiltà asiatica descritta da Marco Polo.[66] Martín Alonso Pinzón aveva udito dagli indigeni delle immense ricchezze dell’isola di Babeque[67] e dopo alcuni tentativi fatti insieme a Colombo decise di proseguire le ricerche senza autorizzazione.[68] Sta di fatto che per circa due mesi la flottiglia si ridusse a due sole caravelle, con le quali venne esplorata la costa settentrionale di Haiti, battezzata “Hispaniola”. Giunsero quindi nella baia che Colombo chiamò “Bahia de los Mosquitos” (altro nome che sopravvisse nei secoli) e si parlò di un’isola a forma di tartaruga che il navigatore chiamò “Tortuga“.[69]

Sempre convinto di trovarsi in Asia, Colombo confuse la parola indigena Cibao col ricchissimo Cipango, ovvero il Giappone,[70] alla ricerca del quale si mise subito in viaggio superando Capo d’Haiti. Verso la mezzanotte del 25 dicembre, a poca distanza dalla costa, la Santa Maria andò in secco di prua arenandosi sopra un banco corallino. L’Ammiraglio, svegliatosi, ordinò di tonneggiare gettando l’ancora verso poppa per poi trainarla da un argano allo scopo di far retrocedere la nave. Venne quindi gettata in mare una lancia su cui salì anche Juan de la Cosa, che però, inaspettatamente, decise di dirigersi verso la Niña.[71] La Santa Maria rimase in condizioni precarie e venne abbandonata; a nulla servirono gli ultimi sforzi dei marinai.[72]

L’Ammiraglio, rimasto con una sola caravella, dovette abbandonare parte della ciurma (39 persone in tutto)[73]con la promessa che sarebbe tornato a riprenderli durante il secondo viaggio transoceanico. Fece quindi costruire un forte – La Navidad[74] – a poca distanza dal luogo dell’incidente. Successivamente gli indigeni dissero di aver avvistato “un’altra casa sull’acqua” (la Pinta) ma a nulla servì il messaggio che Colombo cercò di inviargli.[75] Il 4 gennaio si tentò ancora di entrare in contatto mentre il 5 la flotta si riunì nelle vicinanze di Monte Christi. Seguirono l’incontro e le giustificazioni di Martín Alonso Pinzón.[76]

Il capitano della Pinta affermò di essersi recato senza successo a Babeque e di aver fatto scambi proficui con Caonabò, un potente cacicco indio.[77][78] Colombo non gli credette ma lo perdonò in quanto gli era impossibile intraprendere il viaggio di ritorno con una sola imbarcazione.[79] Prima del rientro decisero di trarre in secco le due navi a Capo Samanà per un lavoro di restauro. Il 13 gennaio furono attaccati da una tribù ostile, che Colombo credette fossero i temibili Canibi.[80] Negli scontri si ebbero soltanto alcuni feriti ma Colombo decise comunque di partire prima possibile all’alba del 16 gennaio 1493.[81]

Consapevole che per il viaggio di ritorno la flotta avrebbe dovuto muovere a settentrione per uscire dal regime degli alisei, Colombo risalì fino al 35º parallelo, quasi in linea col parallelo di Capo San Vincenzo in Portogallo. Quindi, il 23 gennaio, puntò la prua a levante.[82] Il navigatore non poteva sapere che in inverno, a tali latitudini, l’oceano Atlantico è sconvolto da violentissime tempeste come quella in cui s’imbatté il 13 febbraio.[83] L’uragano durò circa due giorni, ridusse allo stremo la resistenza delle piccole caravelle e le separò senza alcuna possibilità di manovra. Colombo, temendo il peggio, gettò in acqua un barile che conteneva i documenti e i resoconti dell’impresa (il barile non venne mai ritrovato).[84] Placatasi finalmente la burrasca, Colombo approdò fortunosamente alle isole Azzorre, sull’isola di Santa Maria. Da qui, la malconcia Niña ripartì il 24 febbraio arrivando otto giorni dopo a Restelo, nei pressi di Lisbona. Rui de Pina, umanista portoghese alla corte di Giovanni II, scrisse del suo arrivo in Portogallo:

« Il 6 marzo 1493 è arrivato dalle Antille di Castiglia Cristoforo Colombo, italiano… »

Nonostante l’inimicizia dei portoghesi, Colombo venne cortesemente ricevuto da re Giovanni II[85] a Vale do Paraíso, vicino Azambuja, mettendo a sua disposizione il porto di Lisbona per il restauro della caravella. Martín Alonso Pinzón, intanto, era riuscito a giungere a Baiona nell’attuale Galizia ai primi di marzo (rientrando quindi nella Penisola Iberica prima di Colombo)[86]; fece poi vela per Palos arrivandovi poche ore dopo la Niña, già sofferente di una misteriosa malattia che in breve tempo lo condusse alla morte (probabilmente la sifilide).[87]

Colombo aveva portato con sé un po’ di oro, tabacco e alcuni pappagalli da offrire ai sovrani quali segni tangibili delle potenzialità delle “isole dell’India oltre il Gange”. Condusse anche dieci indiani Taino. Furono giorni di festa nelle città di Siviglia, Cordova e Barcellona, dove l’Ammiraglio giunse il 20 aprile accolto dai sovrani con onori trionfali. Il ricevimento continuò nella cappella di Sant’Anna per celebrare il Te Deum[88] consumando poi un pranzo con il rito della “salva”, solitamente riservata alla stirpe di sangue reale.[89] I sovrani lo sollecitarono infine a intraprendere una seconda spedizione.

Commento al Vangelo di Don Paolo Tonghini

I Domenica di Avvento

(Commento di Don Paolo Tonghini)

Con questa Prima Domenica di Avvento inizia un nuovo anno liturgico, ossia di celebrazione dei misteri di Cristo, ossia quello che Lui ha compiuto per la nostra salvezza, che continua nel tempo e nella storia e per questo iniziamo un nuovo percorso di vita cristiana riflettendo sul significato autentico di questo tempo di attesa del Signore che viene nella nostra vita e nella storia degli uomini. Un’ attesa da vivere nella gioia e nella speranza.

Ascoltiamo e meditiamo in questa domenica un brano tratto dal capitolo 24 del Vangelo di Matteo (in questo nuovo anno liturgico ci accompagnerà l’evangelista Matteo) in cui sono raccolte le parole di Gesù sulla “venuta del Figlio dell’Uomo” e contiene anche l’invito al discernimento e alla vigilanza.

All’inizio del brano odierno Gesù richiama la condizione dell’umanità al tempo del diluvio, evento improvviso, non previsto, al pari della venuta del Figlio dell’Uomo. E davanti alle sue modalità e agli eventi imprevedibili e drammatici che l’accompagnano, sta l’esortazione a vegliare proprio perché si ignorano il giorno e l’ora del ritorno del Signore. In seguito troviamo esplicata la ben nota parabola del padrone di casa che non sa quando viene il ladro……. se lo sapesse prenderebbe provvedimenti o correrebbe ai ripari. Proprio da qui scaturisce l’invito a tenersi pronti, perché il Figlio dell’Uomo arriverà inaspettato come il ladro nella notte.

Per noi, Chiesa in cammino, pellegrini nel mondo che attendono il ritorno del Signore, iniziando un nuovo anno liturgico, l’invito impellente della parola di Dio di oggi è alla vigilanza, a destarsi dal sonno, a operare continuamente facedno del bene così da cogliere come “Kairos” (Grazia), ossia come tempo opportuno, come tempo di grazia, la venuta del Signore, prepararsi ad essa e prepararla.

La Chiesa non è il Regno di Dio, ma il suo germe e il suo inizio e così continua a crescere questo Regno di Dio, che è il Vangelo di salvezza e di liberazione che Gesù è venuto a portare nel mondo, e a diffondersi proteso verso il suo compimento. L’attesa, virtù necessaria per il cammino cristiano, ci libera da ogni presuntuosa autoreferenzialità e ci dà la misura del nostro limite, della nostra precarietà, della

nostra fragilità. E, nello stesso tempo, alimenta il nostro sogno, la nostra profezia, il nostro desiderio: la nostra speranza. Altra virtù fondamentale per il cristiano nel suo camminare storico è proprio la Speranza,……. ossia il Signore verrà. Il “quando” non lo so, ma per certo so che arriva! E continuamente viene in mezzo a noi, preparandoci alla sua venuta definitiva. A noi il compito di discernere i segni della sua venuta. A noi il compito di saper vigilare per non essere colti di sorpresa.

Cristoforo Colombo

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Cristoforo Colombo

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Ritratto postumo di Cristoforo Colombo, eseguito da Sebastiano del Piombo, 1519
Firma di Cristoforo Colombo

Cristoforo Colombo (in latino: Christophorus Columbus, in spagnolo: Cristóbal Colón, in portoghese: Cristóvão Colombo; Genova, fra il 26 agosto e il 31 ottobre 1451[1]Valladolid, 20 maggio 1506) è stato un esploratore e navigatore italiano, cittadino della Repubblica di Genova prima e suddito del Regno di Castiglia poi.

È stato tra i più importanti navigatori[2] che presero parte al processo di esplorazione delle grandi scoperte geografiche a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Marinaio sin da giovane, Colombo maturò l’idea dell’esistenza di una terra oltreoceano (secondo lui l’Asia) proprio durante i suoi viaggi da mercante. Convinto della veridicità delle sue credenze, dapprima chiese finanziamenti per salpare verso l’Asia attraverso la nuova rotta al re Giovanni II del Portogallo, ma vistosi negati i fondi necessari decise di tentare con i re di Castiglia e Aragona i quali, dopo alcune discussioni e soprattutto grazie all’appoggio della regina di Castiglia, Isabella, accettarono di finanziare l’impresa e di concedere privilegi a Colombo in caso di buona riuscita della stessa. Salpato da Palos de la Frontera il 3 agosto 1492, Colombo giunse nell’odierna San Salvador il 12 ottobre dello stesso anno. A questo primo viaggio ne seguirono altri tre – sempre per le Americhe – di minor fortuna, che lo portarono alla rovina e al discredito presso la corte di Castiglia.

La gioventù e i primi viaggi da mercante[modifica | modifica wikitesto]

Genova, Castello d’Albertis, Museo delle Culture del Mondo, Loggia, statua del “Colombo giovinetto”, di Giulio Monteverde

Genova, presunta casa di nascita di Colombo

Fu primogenito dei quattro figli (tre maschi e una femmina)[3] di Domenico Colombo (Dominicus Columbus quomdam Johannis) e Susanna Fontanarossa (Sozana de Fontana Rubea), gestori dapprima di una piccola azienda tessile e successivamente, in seguito al trasferimento da Genova a Savona, di un’osteria.[4] Colombo trascorse l’infanzia seguendo i genitori nella nuova abitazione sita in vico Diritto di Ponticello,[5] mentre le informazioni sul suo conto diventano note a partire dal 1470, quando la famiglia si spostò a Savona. Con molta probabilità, nacque all’interno del territorio genovese.[6]

Colombo stesso afferma, in una sua lettera, di aver cominciato a navigare a quattordici anni.[7] Durante i suoi viaggi latinizzò il suo nome (com’era usanza del tempo) nelle firme che poneva su lettere e documenti; in seguito utilizzò come firma anche il nome in castigliano, Cristóbal Colón.[8]

Stemma di Colombo istituito dai sovrani di Castiglia e Aragona il 20 maggio 1493[10]
Stemma della famiglia Colombo adottato di propria iniziativa da Cristoforo a partire dal 1502[9]

Dopo aver prestato servizio sotto Renato d’Angiò, nel 1473 Cristoforo cominciò l’apprendistato come mercante al servizio delle famiglie genovesi Centurione, Di Negro, Imperiali e Spinola.[11] Nel 1473 partì alla volta di Chio in Grecia, navigando su di un’imbarcazione di nome Roxana, e vi rimase circa un anno.[12] In seguito giunse nel Portogallo. Nel 1476 era a Bristol, arrivato in Inghilterrapresumibilmente al seguito della flotta genovese che fu attaccata da navi francesi al largo del Capo Vincenzo dove a stento, secondo le fonti, trovò scampo.[13]Successivamente approdò a Galway in Irlanda e nel 1477, infine, raggiunse l’Islanda.[14]

Verso il 1479, continuando a curare i commerci per conto della sola famiglia Centurione, Colombo si trasferì temporaneamente a Lisbona per poi fare, dopo poco tempo, ritorno in Liguria.

Nel 1480, al rientro dal suo viaggio verso i mari del Nord e le isole britanniche, Colombo sposò Filipa Moniz Perestrello,[15] figlia di Bartolomeo Perestrello il Vecchio (genovese[senza fonte] e governatore di Porto Santo) e di Isabel Moniz, dalla quale nel 1481 ebbe un figlio (l’unico nato dalla relazione), Diego. La coppia si trasferì prima a Porto Santo dove rimase per due anni e successivamente a Madera.[16] In questo periodo Colombo si dedicò, senza successo, al commercio in proprio.[17]

Poco tempo dopo si trasferì da Madera nuovamente a Lisbona, dove il fratello Bartolomeo lavorava come cartografo (professione diffusa tra i molti genovesi che all’epoca dimoravano nella città lusitana). Fu probabilmente in questo periodo della sua vita che nella mente di Colombo cominciò a prendere forma il disegno della rotta breve per le Indie. Sempre a questo periodo risalirebbe l’incontro tra il navigatore genovese e un naufrago il quale, in punto di morte, tracciò una mappa delle lontane terre oltre oceano che fu d’ispirazione per Colombo.[18] Nel 1485 la moglie morì.

La via breve per le Indie[modifica | modifica wikitesto]

Cristoforo Colombo in ginocchio davanti alla regina Isabella di Castiglia

Basandosi sulle carte geografiche del suocero, sui racconti dei marinai e sui reperti (canne, legni e altro) trovati al largo delle coste delle isole del “Mare Oceano” (l’Atlantico), Colombo cominciò a convincersi che al di là delle Azzorre dovesse esserci una terra e che questa non potesse essere altro che l’Asia.

A Lisbona Colombo cominciò a documentarsi e a leggere testi geografici come l’Historia rerum ubique gestarum di papa Pio II stampata nel 1477, l’Imago mundi di Pierre d’Ailly (1480) e Il Milione di Marco Polo. Una notevole influenza sulla decisione poi presa da Colombo dovette esercitare una lettera che nel 1474 Paolo Toscanelli indirizzò al canonico di Lisbona Fernando Martins de Reriz, in risposta al quesito postogli da Alfonso V del Portogallo attraverso lo stesso canonico.[19] Nella missiva, che è quasi certo che Colombo avesse conosciuto, il fisico fiorentino riteneva percorribile una rotta verso ovest per raggiungere l’India.

Colombo incontrò il re Giovanni II di Portogallo nel 1483[20] e nell’udienza gli chiese la somma necessaria per il suo progetto, ma dopo aver consultato i suoi esperti il Re rifiutò la proposta.[21]

Statua dedicata a Colombo a Madrid

Colombo nel 1485, dopo la morte della sua donna, si recò nel Regno di Castiglia, a Palos de la Frontera, insieme al figlio,[22] quindi si recò a Siviglia. Cristoforo era alla ricerca di qualcuno che potesse finanziare l’impresa: dapprima provò con il duca Medina Sidonia, ma questi non ottenne l’appoggio della Corona e si trovò costretto a rifiutare; in seguito tentò con don Luis de la Cerda, duca di Medinaceliche convinse parzialmente la regina Isabella di Castiglia, la quale decise di incontrare Colombo.[23]

Recatosi a Cordova[24] giunse, il 20 gennaio 1486, al cospetto di Alfonso de Quintanilla, tesoriere dei regnanti,[25] come preludio all’incontro con la Regina, in quel momento assente. L’esploratore intanto visse nella città frequentando i fratelli Luciano e Leonardo Barroia, che gli presentarono Diego de Arana,[26] di cui conobbe la moglie Costanza e la cugina Beatrice (Beatriz Enríquez de Arana). Quest’ultima, ventenne di famiglia dedita al commercio vinicolo e orfana da tempo, ebbe una relazione con Colombo[27] che non giunse al matrimonio. Il navigatore ebbe una relazione anche con la marchesa di Moya.[28] Ai primi di maggio dello stesso anno i regnanti arrivarono nella città e finalmente Ferdinando II di Aragona e Isabella incontrarono Cristoforo.[29] L’esploratore presentò il suo progetto di raggiungere per mare il Catai e il Cipango. Tra il 1486 e il 1487 una commissione, presieduta da padre Hernando de Talavera(confessore dei re cattolici) e composta da uomini dotti (letrados) come Rodrigo Maldonado de Talavera, si riunì per vagliare le effettive possibilità di riuscita del viaggio. Essa seguì i reali nella città di Cordova fino a fine anno e poi si trasferì al loro seguito a Salamanca. Il verdetto di quella che venne definita la “battaglia di Colombo” arrivò solo alla fine del 1490 e gli esperti alla fine bocciarono la proposta.[30]

Nel 1488 Colombo ebbe un altro figlio, Fernando, da Beatrice. Negli anni seguenti Colombo cercò varie volte di farsi ascoltare dalla corte castigliana e decise di rivolgersi pure, tramite il fratello Bartolomeo, ai sovrani d’Inghilterra e di Francia. Intanto conobbe Martín Alonso Pinzón. Nel 1492, col protrarsi dell’attesa, il navigatore era giunto oramai ai limiti della resistenza, e, dopo sette anni di soggiorno nel regno di Castiglia, anche le sue risorse economiche si erano ridotte al punto da non essere quasi più in grado di provvedere alla sua famiglia,[31]costringendolo a vendere libri e disegnare mappe.[32]

Realizzazione del progetto[modifica | modifica wikitesto]

I tre velieri in una stampa di Gustav Adolf Closs del 1892

Padre Juan Pérez, confessore personale della Regina, tramite Sebastiano Rodriguez[33] fece recapitare una missiva alla stessa regina, la quale due settimane dopo fece convocare il padre. Il tesoriere Luis de Santangel, Ferdinando Pinello e altri intanto assicurarono la copertura finanziaria eventualmente richiesta.[34] Si riunirono nuovamente gli esperti, mentre Colombo ricevette tramite lettera la comunicazione di una nuova udienza. Decisivo fu anche il contributo del vescovo Alessandro Geraldini originario della città di Amelia, anche lui confessore della regina Isabella e amico personale di Colombo e del fratello Antonio; per sua insistenza, la Regina si convinse definitivamente a consentire il viaggio del grande navigatore. Colombo avrebbe poi intitolato una delle isole del Nuovo Mondo a Graziosa, madre del Geraldini, e il prelato divenne anche il primo vescovo residenziale delle Americhe.

Colombo si recò a Siviglia, ma i reali si erano trasferiti a Santa Fe. Colombo li raggiunse e nell’incontro, dove i reali erano propensi ad accettare di finanziare l’impresa, dettò le sue condizioni. Chiese il titolo di ammiraglio e la carica di viceré e “governatore delle terre scoperte” (titolo che doveva essere ereditario), la possibilità di conferire ogni tipo di nomina nei territori conquistati[35] e, inoltre, una rendita pari al 10% di tutti i traffici marittimi futuri. Le richieste furono considerate eccessive e non si fece alcun accordo, per cui Colombo partì, ma venne richiamato[36] e le richieste vennero accettate in caso di riuscita del viaggio. Durante le trattative, che durarono tre mesi, Isabella si fece rappresentare da Juan de Coloma, mentre le bozze erano redatte dallo stesso padre Perez. Il contratto (Capitolaciones), firmato il 17 aprile 1492, prevedeva cinque paragrafi.[37]

La somma necessaria per l’armamento della flotta, pari a 2 000 000 di maravedí, sarebbe stata versata metà dalla corte e metà da Colombo, finanziato da un istituto di credito genovese, il Banco di San Giorgio e dal mercante fiorentino Giannotto Berardi. Si trattava, in realtà, di una somma modesta anche per quei tempi: si calcola, infatti, che quella che si sarebbe rivelata come una delle più importanti spedizioni della storia umana, fu finanziata con una spesa complessiva variabile fra gli attuali 20 000 e 60 000 .[38] Dopo la firma Colombo lasciò la città il 12 maggio, quando era già deciso il luogo di partenza, Palos.[39] Furono così allestiti tre velieri (di norma definiti caravelle[40]), di cui due – la Santa Maria e la Pinta – dotati di alberi a vele quadre e uno – la Niña – dotato di vela latina (quindi tecnicamente non navi dal punto di vista velico, perché non dotati di tre alberi a vele quadre).

La Santa María[41] (in realtà si trattava di una caracca) stazzava 150 tonnellate e, in qualità di nave ammiraglia, era capitanata dallo stesso Colombo. La Pinta, che stazzava 140 tonnellate, e la piccola Niña[42], che ne stazzava solamente 100, erano comandate rispettivamente da due armatori di Palos, Martín Alonso Pinzón e suo fratello minore Vicente Yáñez Pinzón.[43] Inizialmente solo due navi erano pronte, recuperate senza grosse spese a carico della Corona di Castiglia,[44] mentre si decise che chi avesse partecipato all’impresa avesse sospesa ogni pendenza legale (sia civile sia penale) in carico.[45] Nel reclutare i 90 marinai,[46] Colombo fu validamente aiutato da Martín Pinzón che godeva di ottima fama nella città.[47] A Martín Pinzón spettava il ruolo di comandante in seconda di Colombo e l’esecuzione pratica del viaggio, mentre a Colombo spettava la guida come condottiero dell’idea.[48] Il pilota della flotta era il cantabrico Juan de la Cosa, proprietario della Santa Maria.

Viaggi per le Americhe[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: viaggi di Cristoforo Colombo.

Primo viaggio[modifica | modifica wikitesto]

I quattro viaggi di Colombo

Primo viaggio nel mar dei Caraibi

La partenza avvenne alle sei del mattino del 3 agosto 1492 da Palos de la Frontera,[49] con rotta verso le Isole Canarie per sfruttare i venti. Il 6 agosto[50] si ruppe il timone della Pinta e si credette a un’opera di sabotaggio,[51] quindi furono costretti a uno scalo di circa un mese a La Gomera per le necessarie riparazioni.[31] La Pinta giunse con due settimane di ritardo a causa dell’avaria, tanto che Colombo pensò di sostituirla con un’altra caravella. Si approfittò della sosta per modificare anche la velatura della Niña, trasformandola da latina a quadra per meglio adeguarla alla navigazione oceanica. Va anche detto che a La Gomera era presente la giovane vedova del governatore, Beatrice di Bodabilla, che a quanto pare aveva già avuto uno scambio di cortesie col navigatore.[52]

Le tre navi ripresero il largo il 6 settembre spinte dagli alisei, dei quali Colombo conosceva l’esistenza. Questi venti spirano sempre da est verso ovest formando stabilmente una striscia di nuvole galleggiante nell’aria, tanto che l’ammiraglio nel giornale di bordo scrisse: «Si naviga come tra le sponde di un fiume». Un’altra, tra le suggestioni del primo viaggio transoceanico, fu la posizione delle navi costantemente rivolte verso il tramonto, oltre che la sensazione di procedere per ampi spazi mai prima toccati.[53] Le caravelle navigarono per un mese senza che i marinai riuscissero a scorgere alcuna terra. Il 16 settembre le caravelle cominciarono a entrare nel Mar dei Sargassi e Colombo approfittò dello spettacolo delle alghe galleggianti (un fenomeno tipico di questo mare) per sostenere che tali vegetali erano sicuramente indizi di terra vicina (cosa in realtà non vera), tranquillizzando temporaneamente i suoi uomini.[31]

A partire dal giorno 17 si osservò con stupore il fenomeno assolutamente sconosciuto della declinazione magnetica: la bussola indicava il polo magnetico distaccandosi sempre più dal nord geografico, col rischio di allontanare le navi dalla loro rotta.[54] Questi strani fenomeni ebbero l’effetto di spaventare i marinai e la tensione crebbe inevitabilmente. Il 6 ottobre Colombo registrò di aver percorso 3652 miglia, già cento in più di quante ne aveva previste. Lo stesso giorno vi fu una riunione generale dei comandanti a bordo della Santa Maria, durante la quale Martín Pinzón suggerì di cambiare rotta da ovest a sud-ovest.[55] Il 7 ottobre Colombo decise di virare quindi verso sud-ovest, avendo visto alcuni uccelli dirigersi verso quella direzione.

Il giorno 10 vi fu un principio di ammutinamento;[56] Colombo, più che mai fermo nella propria idea e forte degli studi che aveva compiuto nel corso del viaggio, riuscì forse a ottenere un accordo[57]: se entro tre o quattro giorni le vedette non avessero scorto alcuna terra le caravelle sarebbero tornate indietro[31] o si sarebbe deciso diversamente.[58] Giovedì 11 ottobre si ebbero alcuni segnali positivi: furono avvistati diversi oggetti fra cui un giunco, un bastone e un fiore fresco[59] che un marinaio pescò in mare:[31] soltanto la vicinanza della terra emersa poteva giustificare questi ritrovamenti. Durante la notte Colombo si disse convinto di avere intravisto in lontananza una luce, «como una candelilla que se levava y se adelantaba» (“come una piccola candela che si levava e si agitava”). Fu solo alle due di notte di venerdì 12 ottobre 1492 che Rodrigo de Triana, a bordo della Pinta, distinse finalmente la costa[60]; (tuttavia, il premio in denaro promesso al primo che avesse avvistato la terra fu aggiudicato a Colombo).[61]

Colombo sbarcato nel Nuovo Mondo

La mattina del 12 le caravelle riuscirono a trovare un varco nella barriera corallina e gli equipaggi riuscirono a sbarcare su un’isola chiamata, nella lingua locale, Guanahani, che Colombo battezzò Isola di San Salvador; sebbene l’identità moderna di questa isola corrisponde, presumibilmente, con quella di un’isola delle Bahamas. Gli spagnoli furono accolti con grande cortesia e condiscendenza dai Taino[62], la tribù abitante dell’isola. Colombo stesso, nella sua relazione, sottolinea più volte la gentilezza e lo spirito pacifico dei suoi ospiti:

« Gli abitanti di essa […] mancano di armi, che sono a loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e paurosi […] Del resto, quando si vedono sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo richieggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere »
(Cristoforo Colombo, prima relazione sul viaggio nel Nuovo Mondo, 14 marzo 1493[63])

La sera del 27 ottobre[64] le caravelle arrivarono alla fonda della baia di Bariay,[65] a Cuba, nell’attuale provincia di Holguín. Nel diario di bordo di domenica 28 ottobre troviamo scritto: “Es la isla mas hermosa que ojos humanos hayan visto” (“È l’isola più bella che occhio umano abbia mai visto”). Tuttavia, data la mancanza di oro e la condizione primitiva degli indigeni, l’ammiraglio pensò di essere arrivato soltanto in un remoto avamposto della grande civiltà asiatica descritta da Marco Polo.[66] Martín Alonso Pinzón aveva udito dagli indigeni delle immense ricchezze dell’isola di Babeque[67] e dopo alcuni tentativi fatti insieme a Colombo decise di proseguire le ricerche senza autorizzazione.[68] Sta di fatto che per circa due mesi la flottiglia si ridusse a due sole caravelle, con le quali venne esplorata la costa settentrionale di Haiti, battezzata “Hispaniola”. Giunsero quindi nella baia che Colombo chiamò “Bahia de los Mosquitos” (altro nome che sopravvisse nei secoli) e si parlò di un’isola a forma di tartaruga che il navigatore chiamò “Tortuga“.[69]

Sempre convinto di trovarsi in Asia, Colombo confuse la parola indigena Cibao col ricchissimo Cipango, ovvero il Giappone,[70] alla ricerca del quale si mise subito in viaggio superando Capo d’Haiti. Verso la mezzanotte del 25 dicembre, a poca distanza dalla costa, la Santa Maria andò in secco di prua arenandosi sopra un banco corallino. L’Ammiraglio, svegliatosi, ordinò di tonneggiare gettando l’ancora verso poppa per poi trainarla da un argano allo scopo di far retrocedere la nave. Venne quindi gettata in mare una lancia su cui salì anche Juan de la Cosa, che però, inaspettatamente, decise di dirigersi verso la Niña.[71] La Santa Maria rimase in condizioni precarie e venne abbandonata; a nulla servirono gli ultimi sforzi dei marinai.[72]

L’Ammiraglio, rimasto con una sola caravella, dovette abbandonare parte della ciurma (39 persone in tutto)[73]con la promessa che sarebbe tornato a riprenderli durante il secondo viaggio transoceanico. Fece quindi costruire un forte – La Navidad[74] – a poca distanza dal luogo dell’incidente. Successivamente gli indigeni dissero di aver avvistato “un’altra casa sull’acqua” (la Pinta) ma a nulla servì il messaggio che Colombo cercò di inviargli.[75] Il 4 gennaio si tentò ancora di entrare in contatto mentre il 5 la flotta si riunì nelle vicinanze di Monte Christi. Seguirono l’incontro e le giustificazioni di Martín Alonso Pinzón.[76]

Il capitano della Pinta affermò di essersi recato senza successo a Babeque e di aver fatto scambi proficui con Caonabò, un potente cacicco indio.[77][78] Colombo non gli credette ma lo perdonò in quanto gli era impossibile intraprendere il viaggio di ritorno con una sola imbarcazione.[79] Prima del rientro decisero di trarre in secco le due navi a Capo Samanà per un lavoro di restauro. Il 13 gennaio furono attaccati da una tribù ostile, che Colombo credette fossero i temibili Canibi.[80] Negli scontri si ebbero soltanto alcuni feriti ma Colombo decise comunque di partire prima possibile all’alba del 16 gennaio 1493.[81]

Consapevole che per il viaggio di ritorno la flotta avrebbe dovuto muovere a settentrione per uscire dal regime degli alisei, Colombo risalì fino al 35º parallelo, quasi in linea col parallelo di Capo San Vincenzo in Portogallo. Quindi, il 23 gennaio, puntò la prua a levante.[82] Il navigatore non poteva sapere che in inverno, a tali latitudini, l’oceano Atlantico è sconvolto da violentissime tempeste come quella in cui s’imbatté il 13 febbraio.[83] L’uragano durò circa due giorni, ridusse allo stremo la resistenza delle piccole caravelle e le separò senza alcuna possibilità di manovra. Colombo, temendo il peggio, gettò in acqua un barile che conteneva i documenti e i resoconti dell’impresa (il barile non venne mai ritrovato).[84] Placatasi finalmente la burrasca, Colombo approdò fortunosamente alle isole Azzorre, sull’isola di Santa Maria. Da qui, la malconcia Niña ripartì il 24 febbraio arrivando otto giorni dopo a Restelo, nei pressi di Lisbona. Rui de Pina, umanista portoghese alla corte di Giovanni II, scrisse del suo arrivo in Portogallo:

« Il 6 marzo 1493 è arrivato dalle Antille di Castiglia Cristoforo Colombo, italiano… »

Nonostante l’inimicizia dei portoghesi, Colombo venne cortesemente ricevuto da re Giovanni II[85] a Vale do Paraíso, vicino Azambuja, mettendo a sua disposizione il porto di Lisbona per il restauro della caravella. Martín Alonso Pinzón, intanto, era riuscito a giungere a Baiona nell’attuale Galizia ai primi di marzo (rientrando quindi nella Penisola Iberica prima di Colombo)[86]; fece poi vela per Palos arrivandovi poche ore dopo la Niña, già sofferente di una misteriosa malattia che in breve tempo lo condusse alla morte (probabilmente la sifilide).[87]

Colombo aveva portato con sé un po’ di oro, tabacco e alcuni pappagalli da offrire ai sovrani quali segni tangibili delle potenzialità delle “isole dell’India oltre il Gange”. Condusse anche dieci indiani Taino. Furono giorni di festa nelle città di Siviglia, Cordova e Barcellona, dove l’Ammiraglio giunse il 20 aprile accolto dai sovrani con onori trionfali. Il ricevimento continuò nella cappella di Sant’Anna per celebrare il Te Deum[88] consumando poi un pranzo con il rito della “salva”, solitamente riservata alla stirpe di sangue reale.[89] I sovrani lo sollecitarono infine a intraprendere una seconda spedizione.

Unione Sovietica

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Unione Sovietica

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Unione Sovietica
Unione Sovietica – Bandiera Unione Sovietica - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: in russo: Пролетарии всех стран, соединяйтесь!?, traslitterato: Proletarii vsech stran, soedinjajtes’!
Traduzione: “Proletari di tutti i Paesi, unitevi!
Unione Sovietica - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
Nome ufficiale Союз Советских Социалистических Республик
nome ufficiale in altre lingue
Lingue ufficiali russo e lingue regionali
Lingue parlate russo e lingue regionali
Inno L’Internazionale (in russo: Интернационал?; 19221944)
Inno dell’Unione Sovietica (in russo: Гимн СССР; 19441991) ascolta[?·info]
Capitale Mosca
Dipendenze Repubbliche dell’Unione Sovietica
Politica
Forma di Stato Stato federale
Forma di governo Repubblica socialista a partito unico
Capo di Stato presidente del praesidiumdel soviet supremodell’Unione Sovietica fino al 1989, dal 1990 presidente dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
Organi deliberativi Consiglio dei commissari del popolo; segretario generale; primo ministro dell’Unione Sovietica, soviet supremo
Nascita 30 dicembre 1922 con Vladimir Lenin
Causa rivoluzione d’ottobre
Fine 26 dicembre 1991 con Michail Gorbačëv
Causa putsch di Mosca, Accordo di Belaveža, indipendenza della Russia
Territorio e popolazione
Bacino geografico Europa orientale e Asia
Territorio originale Russia europea e Russia asiatica
Massima estensione 22.402.000 km² nel 1991
Popolazione 293.047.571 ab. nel 1991
Economia
Valuta rublo sovietico
Risorse gas, petrolio
Produzioni gas, grano, acciaio, industria pesante
Commerci con COMECON
Varie
TLD .su
Prefisso tel. +7
Sigla autom. SU
Religione e società
Religioni preminenti ortodossia
Religione di Stato ateismo (fino al marzo 1990)
nessuna (1990-1991)
Religioni minoritarie islam, buddhismo, ebraismo, protestantesimo
Unione Sovietica - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Russian SFSR.svg Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa
Flag of Transcaucasian SFSR.svg Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica
Flag of Byelorussian SSR.svg Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa
Flag of Ukrainian SSR.svg Repubblica Socialista Sovietica Ucraina
Succeduto da Armenia Armenia
Azerbaigian Azerbaigian
Flag of Belarus (1918, 1991-1995).svg Bielorussia
Estonia Estonia
Flag of Georgia (1990-2004).svg Georgia
Kazakistan Kazakistan
Kirghizistan Kirghizistan
Lettonia Lettonia
Flag of Lithuania (1988-2004).svg Lituania
Moldavia Moldavia
Flag of Russia (1991-1993).svg Russia[1]
Flag of Tajikistan 1991-1992.svg Tagikistan
Turkmenistan Turkmenistan
Ucraina Ucraina
Uzbekistan Uzbekistan

L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) (in russo: Союз Советских Социалистических Республик, СССР?; Sojuz Sovetskich Socialističeskich Respublik, SSSR; ascolta[?·info] /sʌjus sʌ’vʲɛtskɪx səʦɪəlɪ’stiʧɪskɪx rʲɪ’spublɪk/; nelle altre lingue parlate nelle repubbliche sovietiche si veda nomi ufficiali dell’Unione Sovietica), in forma abbreviata Unione Sovietica (in russo: Сов́етский Со́юз?, Sovetskij Sojuz, /sʌ’vʲɛtskɪj sʌjus/) o – secondo una forma diffusa negli anni venti e trenta e poi caduta in disuso – Unione dei Soviet, fu uno Stato federale socialistatranscontinentale, che si estendeva tra Europa settentrionale, Europa orientale, Caucaso, Asia centrale e Asia settentrionale.

Sorse il 30 dicembre 1922 sulle ceneri dell’Impero zarista dopo la guerra civile russa e si sciolse ufficialmente il 26 dicembre 1991, in seguito al fallimento delle riforme democratiche e liberali inaugurate dal governo alla fine degli anni ottanta. Dopo la vittoria conseguita contro le potenze dell’Asse nella seconda guerra mondiale diventò una superpotenza economica e militare, riuscendo a imporre il suo sistema politico e sociale anche fuori dei confini nazionali, soprattutto in Europa orientale. Contro il blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti d’America, l’altra superpotenza emersa all’epoca, inaugurò la guerra fredda, conclusa formalmente con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’emersione della sua Repubblica principale, la Russia. Quest’ultima, entrata alla fine degli anni novanta nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniteprima e nel G8 poi, ha raccolto gran parte dell’eredità militare e geopolitica sovietica.

La lista delle repubbliche costituenti la federazione subì nel corso del tempo numerose variazioni. Negli anni precedenti il suo scioglimento ne facevano parte quindici Repubbliche Socialiste Sovietiche. La più grande per superficie, economia e popolazione e la più importante sul piano politico era la Repubblica Socialista Sovietica Russa, l’odierna Russia. Anche il territorio dell’Unione Sovietica subì vari mutamenti e nel periodo più recente corrispondeva approssimativamente a quello del tardo Impero russo, senza tuttavia Alaska, Finlandia e Polonia.

L’organizzazione politica del Paese prevedeva un solo partito politico ufficialmente riconosciuto, il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, guidato da un segretario generale e dal politburo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: storia dell’Unione Sovieticae Costituzione dell’Unione Sovietica.

La Russia fu uno dei pochi Paesi europei a non aver vissuto, nel corso del XIX secolo, una trasformazione in senso democratico e liberista delle proprie strutture economiche, sociali e politiche. Le tensioni tra le esigenze di cambiamento espresse da una parte della popolazione e un modello politico statico, basato su una monarchia autocratica, furono all’origine di tre rivoluzioni. La prima, senza esito, ebbe luogo nel 1905, successiva alla sconfitta nella guerra contro il Giappone. La seconda e la terza avvennero invece nel 1917, rispettivamente a marzo (febbraio secondo il calendario giuliano, seguito dalla Chiesa ortodossa russa e a quei tempi in vigore in Russia) e novembre (ottobre), innescate da gravi problemi politico-sociali, da un diffuso malcontento nei confronti della monarchia e dalla tremenda crisi sofferta dall’Impero russo durante la prima guerra mondiale.

La rivoluzione di febbraio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: rivoluzione di febbraio.

Nel febbraio 1917 Pietrogrado (l’attuale San Pietroburgo) insorse contro il regime zarista e venne costituita la Duma, guidata dal ministro Kerenskij (un governo provvisorio multipartitico), presieduta dal principe L’vov, che rimase in carica solo alcuni mesi: fu la rivoluzione di febbraio. Il 15 marzo lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare a causa delle numerose esplosioni di violenza.

Il 7 maggio, durante la VII conferenza panrussa del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, la componente bolscevica propose di trasferire tutto il potere ai soviet degli operai, dei soldati e dei contadini che nel frattempo si andavano formando in tutto il Paese. Si formò poi un nuovo governo provvisorio guidato da Aleksandr Fëdorovič Kerenskij, mentre fallì il tentativo controrivoluzionario del generale Lavr Georgievič Kornilov.

La rivoluzione d’ottobre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: rivoluzione d’ottobre.

La terza rivoluzione, iniziata con la presa del Palazzo d’Inverno il 7 novembre 1917, ebbe successo e passò alla storia sotto il nome di “rivoluzione Russa” (o più precisamente di “rivoluzione d’ottobre”). Venne formato un governo rivoluzionario, il Consiglio dei commissari del popolo, presieduto da Vladimir Lenin.

Il 18 gennaio 1918 venne sciolta l’assemblea costituente e il 3 marzo venne firmata la pace di Brest-Litovsk, che portava il Paese fuori dalla prima guerra mondiale. La decisione di firmare la pace provocò tensioni all’interno del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, che si trasformò in Partito Comunista dell’Unione Sovietica e provocò altresì le dimissioni dei commissari non bolscevichi.

Sempre nel 1918 nacque l’Armata Rossa, che sostituì il vecchio e disgregato esercito. La reazione delle forze escluse dal potere e delle potenze straniere non si fece attendere. Nella primavera del 1918 gli inglesi occuparono i porti di Murmansk e Arcangelo, mentre i giapponesi si impadronirono del porto di Vladivostok. In seguito intervennero anche i francesi e gli statunitensi. In Ucraina, Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania si instaurarono regimi nazionalistici con l’aiuto tedesco, mentre in Russia nacquero diciotto governi opposti a quello sovietico. La guerra civile, che durò dal 1918 al 1921, vide l’Armata Rossa, guidata da Trockij, combattere in particolare contro gli eserciti dell’Armata Bianca, guidati dall’ammiraglio Kolčak in Siberia e del generale Denikin nella Russia meridionale. Al conflitto parteciparono anche gli eserciti dell’Armata Verde, che durante il conflitto si alleò sia con l’Armata Rossa sia con l’Armata Bianca e a volte le combatté entrambe; e quelli dell’Armata Nera.

A partire dal 1919 l’Armata Rossa riuscì a prevalere conquistando la Crimea alla fine del 1920 e nel 1921 il Caucaso settentrionale, la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian. La guerra civile durò però fino al 1923 e si concluse con la sconfitta degli ultimi eserciti contadini dell’Armata Bianca. Mentre dovette soccombere in Estonia, Lettoniae Lituania, che diventeranno Stati indipendenti, anche se poi sarebbero stati occupati e forzatamente annessi all’Unione Sovietica dalla fine della seconda guerra mondiale al 1991.

Dalla fondazione alla morte di Stalin[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: storia dell’Unione Sovietica (1922-1953).

La guerra finì con la vittoria dell’Armata Rossa e la fondazione dell’Unione Sovietica, il primo Stato socialista del mondo, il 30 dicembre 1922, sotto la guida di Lenin. L’Unione Sovietica succedette all’Impero russo, ma la sua estensione fu inferiore a causa dell’indipendenza di Polonia, Finlandia e degli Stati baltici: Estonia, Lettonia e Lituania. Lenin mise in atto una politica per la quale a queste cinque ex-gubernija dell’Impero russo (province dell’Impero russo), i cosiddetti governatorati baltici, venne garantita l’indipendenza, mentre a molte altre entità venne concessa un’ampia autonomia. Già nel 1924 il Regno d’Italia, per volontà di Benito Mussolini, riconobbe ufficialmente l’Unione Sovietica.

Dopo la morte di Lenin (avvenuta il 21 gennaio 1924), ci fu una lotta per la conquista del potere all’interno della leadership del partito tra chi sosteneva che per sopravvivere la rivoluzione avrebbe dovuto estendersi ai Paesi a capitalismo avanzato (soprattutto l’allora Repubblica di Weimar), consentendo così l’intervento armato della classe operaia di quei Paesi al fianco di quella russa per schiacciare i contadini, concepiti come intrinsecamente controrivoluzionari (Trockij);[2] e chi teorizzava la necessità, scaturita dal fallimento dei moti del 1919 in Germania e Ungheria (ma dai primi ritenuta incoerente con il principio marxista dell’internazionalismo), del “socialismo in un solo Paese“. Il segretario del partito Iosif Vissarionovič Džugašvili, detto Stalin, fautore del “socialismo in un solo Paese”, emerse come nuovo capo contrapponendosi a Lev Trockij. Al fianco di Stalin e contro Trockij si schierò tutta la vecchia guardia bolscevica, con in testa Nikolaj Ivanovič Bucharin e, in un primo momento, Grigorij Evseevič Zinov’ev, in seguito entrambi processati e fucilati come elementi controrivoluzionari. La compattezza del partito nel respingere le tesi di Trockij portò a una sua rapida emarginazione e al suo allontanamento dal partito, culminato nell’esilio iniziato nel 1929.

Stalin avviò un programma di rapida industrializzazione e di riforme agricole, sviluppando rapidamente l’economia socialista, grazie ai successi della pianificazione. Per fare ciò ampliò la portata della polizia segreta di Stato (prima NKVD, poi GPU e infine KGB) e fece sì che durante il suo governo un numero imprecisato di persone che non appoggiavano la sua politica, da alcuni autori stimato in alcune centinaia di migliaia di deportati,[3] da altri in decine di milioni[4] o addirittura fino a centodieci milioni di morti,[5] venissero condannate alla pena capitale o incarcerate nei gulag. Particolarmente famoso è il periodo 19361939, conosciuto come periodo delle “grandi purghe“.

Tra il 1936 e il 1939 l’Unione Sovietica fu l’unico Paese a fornire aiuto alla repubblica spagnola aggredita dai fascisti del generale Francisco Franco con l’appoggio di Adolf Hitler e Mussolini, in contrasto con il silenzio complice delle democrazie liberali occidentali.

A metà agosto del 1939 l’Unione Sovietica propose alla Germania nazista di Hitler un patto di non aggressione, preceduto da un accordo commerciale fra i due Paesi (quest’ultimo fu firmato a Berlino il 20 agosto 1939).[6] Il 23 agosto veniva firmato a Mosca il patto di non aggressione fra Unione Sovietica e Germania nazista, che divenne famoso con il nome di patto Molotov-Ribbentrop. Il protocollo ufficiale prevedeva l’impegno, di ciascun Paese firmatario, a non attaccare l’altro. Inoltre, se una delle due parti fosse stata oggetto di aggressione da parte di una terza potenza, l’altro firmatario non avrebbe fornito all’aggressore alcun aiuto.[7] Tuttavia il patto comprendeva anche un “protocollo segreto” che definiva fra le parti le rispettive sfere d’influenza nell’Europa orientale. Esso dava quindi mano libera all’Unione Sovietica per sottoporre a controllo le repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia, Lituania e della Finlandia, stabilendo il confine delle rispettive aree di influenza nella frontiera settentrionale della Lituania.

Per quanto riguardava la Polonia il confine fra le due sfere d’influenza dei firmatari del patto venivano stabilite nei corsi dei fiumi Narew, Vistola e San, mentre l’Unione Sovietica dichiarava il proprio interesse sulla Bessarabia(passata alla Romania nel 1917) e riceveva dalla Germania nazista una dichiarazione di “non interesse” a quel territorio.[8] Subito dopo l’Unione Sovietica comunicava a Francia e Gran Bretagna di considerare ormai inutili i colloqui a lungo portati avanti fra le tre potenze, per giungere a un accordo contro la Germania nazista.[8] Fu il patto Molotov-Ribbentrop a dar mano libera a Hitler per procedere all’invasione della Polonia, essendosi questi così garantito il non intervento dell’Unione Sovietica e avendo scongiurato il pericolo di dover combattere su due fronti, nel caso d’intervento di Francia e Gran Bretagna a fianco della Polonia, quando questa fosse stata attaccata dalla Germania, il che avvenne già il 1º settembre di quell’anno senza una dichiarazione di guerra.

Il 17 settembre l’esercito sovietico invadeva a sua volta la Polonia da est e due giorni dopo si fermava all’incontro a Brest-Litovsk con quello tedesco. Germania nazista e Unione Sovietica si dedicarono quindi il 28 settembre a definire nei dettagli la spartizione dell’Europa orientale secondo i criteri generali stabiliti dal patto Molotov-Ribbentrop: il confine fra le parti nel territorio polacco venne confermato e l’Unione Sovietica ebbe mano libera per occupare Lituania, Lettonia ed Estonia. Nel giugno 1940 l’Unione Sovietica invase e annetté Bessarabia e Bucovina settentrionale, sottraendole alla Romania. Per questi atti l’Unione Sovietica fu espulsa dalla Società delle Nazioni.

Il 13 aprile 1941 l’Unione Sovietica strinse con l’allora Impero giapponese un patto quinquennale di “non aggressione” tra i due Paesi (il patto fu firmato a Mosca dall’allora ministro degli affari esteri giapponese Yōsuke Matsuoka e da quello sovietico Molotov).[9]

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Europa

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Europa

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Europa
Europe orthographic Caucasus Urals boundary.svg

Posizione dell’Europa nel mondo

Stati 45 + 5 in parte
Superficie 10 300 734 km²
Abitanti 734 183 926 (2014)
Densità 70,88 ab./km²
Lingue albanese, armeno, azero, bielorusso, bosniaco, bulgaro, ceco, croato, danese, estone, faroese, finlandese, francese, georgiano, greco, inglese, irlandese, islandese, italiano, lettone, lituano, lussemburghese, macedone, maltese, olandese, polacco, portoghese, romancio, romeno, russo, serbo, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco, turco, ucraino, ungherese.
Fusi orari da UTC-1 a UTC+6
Nome abitanti europei

L’Europa (/euˈrɔpa/[1]) è una regione geografica della Terra, comunemente considerata un continente in base a fattori economici, geopolitici e storico-culturali. Secondo il punto di vista fisico-geografico è l’estremità occidentale del continente euroasiatico, oppure una delle tre parti del continente Eurafrasia.

La storia e la cultura europea hanno influenzato notevolmente quelle degli altri continenti, verso i quali, a partire dal XVI secolo, sono state frequenti e massicce le migrazioni, specialmente in America e in Oceania, dove gli europei hanno quasi sostituito le popolazioni locali.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Nella mitologia greca, Europa era la figlia di Agenore re di Tiro, antica città fenicia e colonia greca in area mediterraneo-mediorientale. Zeus, innamoratosi di questa, decise di rapirla e si trasformò in uno splendido torobianco. Mentre coglieva i fiori in riva al mare, Europa vide il toro che le si avvicinava. Era un po’ spaventata ma il toro si sdraiò ai suoi piedi ed Europa si tranquillizzò. Vedendo che si lasciava accarezzare Europa salì sulla groppa del toro che si gettò in mare e la condusse fino a Creta. Zeus si ritrasformò in dio e le rivelò il suo amore. Ebbero tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto. Minosse divenne re di Creta e diede vita alla civiltà cretese, culla della civiltà europea. Il nome Europa, da quel momento, indicò le terre poste a nord del Mar Mediterraneo[2].

Concetto di Europa[modifica | modifica wikitesto]

In epoca greca e romana l’Europa era un termine geografico indefinito, indicante una terra a nord del Mediterraneo della quale non si conoscevano con esattezza i confini settentrionali. Nella ricostruzione del geografo greco Ecateo di Mileto (m. 480 a.C.) la Terra comprendeva due continenti divisi dal Mediterraneo, centro del mondo: da una parte l’Europa confinata a nord dalle sconosciute regioni iperboree; dall’altra l’Asia, nella quale erano compresi anche l’Egitto e la Libia. La civiltà greca è la base di tutta la cultura europea ed in particolare del suo pensiero, successivamente l’impero romano la diffonderà nel resto del continente introducendo la lingua latina, il diritto e delineando i confini dei futuri stati europei[senza fonte].

Assai raramente gli autori latini citano i termini “Europa” ed “europei”. Il primo che usa il termine con un significato assai pertinente alla fine del VI secolo fu l’abate irlandese San Colombano, futuro fondatore dell’abbazia di Bobbio, che lo citò (tutus Europae) in una delle lettere al papa Gregorio Magno. Anche il monaco Isidoro Pacensis, usò il termine per indicare i soldati che sotto la guida di Carlo Martello, avevano combattuto a Poitiers(prospiciunt Europenses Arabum tentoria, nescientes cunct aesse pervacua). La battaglia aveva assunto infatti un grande valore simbolico: l’Occidente cristiano idealmente rappresentato dall’Europa, che aveva fermato l’espansione araba; e quindi Isidoro aveva usato l’aggettivo “europeo” per attribuire un’identità collettiva ai guerrieri che avevano fermato gli invasori musulmani.

L’Europa diviene per la prima volta una concreta e nuova realtà politica con l’impero di Carlo Magno. Tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo, alla fine di un trentennio di guerre contro Longobardi, Avari, Sassoni e Slavi, nasce una nuova entità nella quale convergono la potenza dei popoli germanici, ciò che sopravvisse di Roma, dei Celti e di tutti i popoli precedenti fino al paleolitico più l’autorità spirituale del sommo pontefice. Carlo, un giovane condottiero franco, fonda un grande Impero che comprende la gran parte dell’Europa occidentale, adotta il latinocome lingua scritta ufficiale, usa una sola moneta e professa una sola religione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia d’Europa, Unificazione europea e Unione europea.

L’Europa è caratterizzata da una lunga storia di grandi eventi culturali ed economici che hanno inizio nell’Età del bronzo. L’origine della cultura occidentale è attribuita agli antichi greci e all’Impero romano, che dominò il continente per molti secoli, spingendosi fino oltre il Reno e il Danubio.[senza fonte]Peraltro, pur non essendo gli ebrei un popolo di origine europea, in molteplici ambiti culturali e settori lavorativi del Vecchio continente sembra sussistano profondi e tralatizi influssi – non tanto diretti, quanto soprattutto attraverso il cristianesimo – della cultura ebraica, al punto da essere generalmente considerata l’altro fondamento dell’identità europea[senza fonte].

L’Europa nell’814.

Dopo l’avvento del cristianesimo e la caduta dell’Impero romano d’Occidente, quella che oggi indichiamo come Europa entrò in un lungo periodo di stasi, riportato dai pensatori rinascimentali come l’età buia, e indicato dagli storici moderni come Medioevo. In questo periodo si ebbe l’Espansione del cristianesimo in Europa tra V e VIII secoloe molte comunità monastiche salvaguardarono le conoscenze accumulate precedentemente, trascrivendole; tra di esse quelle colombaniane e benedettine.

La fine del Medioevo si indica con l’inizio del Rinascimento, che da Firenze si diffuse in tutta l’Europa, e la nascita delle nuove monarchie nazionali che demarcarono l’inizio di un periodo di nuove scoperte, di esplorazioni geografiche e di sviluppo scientifico, che ha le sue basi negli ultimi secoli del Medioevo. Nel XV secolo il Portogallo aprì la strada delle scoperte, presto seguito dalla Spagna e da diverse altre nazioni europee, in particolare Francia e Gran Bretagna, che costruirono vasti imperi coloniali nei territori di Africa, America, Asia e Oceania.

Dopo l’età delle scoperte, l’idea della democrazia si fece strada in Europa. Ebbero inizio le battaglie progressiste borghesi, in particolare in Francia, nel periodo noto come la Rivoluzione francese, alla quale fecero eco molte altre rivoluzioni che si propagarono nel continente insieme alle idee che propugnavano. La nascita della democrazia accrebbe le tensioni già preesistenti, dovute alla competizione per la conquista del Nuovo Mondo. In particolare Napoleone Bonaparte riuscì a formare un nuovo impero francese egemone in Europa (dopo che la seconda parte del Settecento vide l’ascesa dell’area prussiana), che tuttavia non resse alle guerre contro le coalizioni formate dagli imperi russo e austriaco e dai regni d’Inghilterra e di Prussia appoggiati dal regno di Portogallo e dalla guerriglia messa in atto dalla popolazione spagnola. Successivamente, l’Europa si stabilizzò, anche se così non sarebbe stato per sempre.

Negli anni seguenti gli stati Europei stabilirono un dominio tecnologico, culturale, politico ed economico sul resto del mondo, conquistando o riducendo in colonie enormi estensioni territoriali in America, Africa, Asia e Oceania. In questo periodo cominciò a svilupparsi in Europa il sistema economico capitalistico, mentre Karl Marx e Friedrich Engels, a partire dall’analisi delle contraddizioni del nascente capitalismo, gettavano le basi del socialismo scientifico. L’avvento del romanticismo, particolarmente in Germania e in Italia, animò i cittadini di un forte sentimento nazionalista, che poi porterà all’unificazione dell’Italia e successivamente della Germania. Fu comunque un periodo di tensioni sociali caratterizzato dall’industrializzazione, dai moti rivoluzionari del 1848 e dalle politiche espansionistiche dei maggiori stati europei, tenuti in un precario stato di pace durante la fine del secolo dal cancelliere tedesco Otto von Bismarck grazie ad alleanze che divisero in due il continente.

Nel 1914 tali tensioni sfociarono nella prima guerra mondiale che si concluse nel 1918 e vide sconfitti i due più grandi Imperi continentali, quello tedesco e quello austro-ungarico. Le tensioni sociali e quelle fra gli stati europei crebbero nuovamente, soprattutto in Germania, paese gravato dalle pesanti sanzioni post-belliche imposte dagli alleati su espressa richiesta della Francia, e sfociarono nella seconda guerra mondiale, la quale fu principalmente provocata dall’aggressiva politica revancheistica messa in atto dalla Germania nazista e successivamente dall’Italia fascista, appoggiati in Asia dall’Impero giapponese. Le due guerre spezzarono l’egemonia del Continente sul resto del pianeta lasciando il posto di leader mondiali agli Stati Uniti ed all’Unione Sovietica.

Dal 1945 al 1991 l’Europa si ritrovò attraversata dalla cosiddetta cortina di ferro, ovvero la linea di confine fra il blocco occidentale-capitalista e quello orientale-comunista, situazione finita con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e che al momento è ancora in fase di assestamento, con la creazione dell’Unione europea, il problema dei rapporti con il mondo arabo nel bacino del Mediterraneo e del confronto con il ruolo egemonico assunto dagli U.S.A. nel nuovo scacchiere internazionale. Il fenomeno della globalizzazione è un ulteriore stimolo al processo di unificazione europea, come ha sottolineato Romano Prodi: “L’Europa si trova in una condizione simile a quella dell’Italia del Rinascimento, che era prima in tutto: nell’economia, nell’arte, nella cultura, nella strategia militare. Poi è arrivata la prima globalizzazione (la scoperta dell’America), non ha saputo unirsi ed è sparita dalla carta geografica. Oggi di fronte alla seconda globalizzazione, l’Europa rischia di fare la stessa fine”[3].

Geografia[modifica | modifica wikitesto]