Gesù avvicina Zaccheo tra la sorpresa generale

30 ottobre 2016

Nel contesto del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, nel quale si trovano i brani evangelici che stiamo ascoltando e meditando in queste domeniche, siamo giunti alla città di Gerico, una delle più antiche città del mondo (Lc 19, 1-10) e lì incontriamo la figura interessante di Zaccheo. Gerico era un importante centro agricolo, che si trovava in un’ oasi rigogliosa e feconda e per questo, sulla scia di Erode, molti aristocratici della Città Santa trascorrevano il periodo invernale a Gerico, una “città di vita” come tutti i luoghi di vacanza, una città con una lunghissima tradizione di industria cosmetica che trovava la sua materia prima nei preziosi minerali del mar morto. Il denaro lì non mancava di certo e circolava notevolmente e chi si occupava di riscuotere denaro trovava abbondante pane per i suoi denti, felice del suo benessere economico ed incurante del malessere interiore che l’eccessiva ricchezza provoca nell’uomo e che viene ben spiegata nel Salmo 48 dove si dice: “ l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono!”…perentorio e fin troppo chiaro!!!

Zaccheo, capo dei pubblicani, gruppo già incontrato domenica scorsa nel Vangelo, era evidentemente un ricco tra i ricchi, ma nella sua interiorità forse il più povero tra i poveri. Gesù in questo episodio dell’incontro con Zaccheo, come in tanti altri passi del Vangelo, si dichiara espressamente nemico delle ricchezze perché semplicemente conosce il cuore dell’uomo, facilmente preda di illusioni che divengono delusioni. La ricchezza amata smodatamente è la vera antagonista, la nemica, l’antitesi di Dio e, nello stesso tempo è l’antagonista, la nemica, la vera antitesi dell’uomo.

Ma nulla è impossibile a Dio e perciò basta che il cuore di pietra si lasci trasformare in un cuore di carne e Zaccheo è testimone credibile che questo è veramente possibile a Dio e all’uomo. Il primo passaggio per attuare questa profonda rivoluzione è il senso di disgusto e di insoddisfazione che le cose riescono a provocare e che costringe ad alzare lo sguardo: è ciò che fa Zaccheo quando sale sul sicomoro per vedere ciò che non vedeva. Quando l’uomo sperimenta questo vuoto esistenziale è maturo e pronto per accogliere il Regno di Dio, che è il Vangelo, la novità di vita che Gesù ci trasmette e insegna. Quando Dio pronunzia la parola

“Oggi” (Oggi devo fermarmi a casa tua, dice Gesù rivolgendosi direttamente a Zaccheo) e l’uomo la accoglie e la fa sua, perché accetta il nuovo Oggi di Dio, allora il cuore si converte, si trasforma, cambia e diviene autentica inversione del cammino della vita, proprio come succede a Zaccheo.

Zaccheo inverte la rotta perché il suo cuore è nuovo, è entrato in nuovo modo di vivere e concepire la vita: se la sua logica fino a quel momento era di addizione per sé e di sottrazione per gli altri, ossia era indaffarato ad arraffare e accaparrare, rubando agli altri, da quell’Oggi (l’incontro con Gesù) in poi diventa logica di moltiplicazione generosa e di condivisione, con uno stile di giustizia e di carità: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto” (v. 8).

Quello che si dicono Gesù e Zaccheo viene taciuto con grande discrezione, non lo sappiamo e non ci interessa nemmeno, perché Gesù parla direttamente a tutti e in maniera personale; ciò che ci interessa sapere e che serve al mondo sapere (ed è l’annuncio dato al mondo!) è il frutto di quella conversione che è gioia per Zaccheo e per tutti quelli che da lui avevano ricevuto solo soprusi e amarezze.

“Oggi per questa casa è venuta la salvezza” così dichiara Gesù. Meravigliosa questa affermazione. La salvezza che Gesù dona e entra in casa non è altro che la ricostruzione dell’immagine e somiglianza con Dio che era stata infranta in Zaccheo; ha sperimentato la Pasqua di Gesù ancora prima che avvenisse, anzi anticipa profeticamente la Pasqua, la annuncia, vivendo quel battesimo che segna la vita di ogni cristiano. Il battesimo infatti è morire con Cristo, essere sepolti con Lui e resuscitare con Lui.

Zaccheo è come risorto a nuova vita!                                                                                                                                            Don Paolo Tonghini

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