Unione civile

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Famiglia nucleare lesbica

Si definiscono unioni civili tutte quelle forme di convivenza di coppia, basata su vincoli affettivi ed economici, alla quale la legge riconosce attraverso uno specifico istituto giuridico uno status giuridico analogo, per molti aspetti, a quello conferito dal matrimonio. In Italia l’istituto giuridico dell’unione civile è regolato dalla Legge 20 maggio 2016 N. 76.

Si definiscono coppie di fatto quelle coppie che pur avendo una certa stabilità basata sulla convivenza non accedono volontariamente a nessun istituto giuridico (né matrimonio, né unione civile) per regolare la loro vita familiare. L’ordinamento può tuttavia ricollegare al semplice fatto della convivenza dei limitati effetti giuridici relativi alla regolazione della convivenza. Laddove gli ordinamenti statali prevedono esclusivamente il matrimonio quale unico istituto per regolare la vita familiare l’espressione coppie di fatto può far riferimento anche a coppie che non possonoaccedere a nessun istituto giuridico familiare come nel caso delle coppie omosessuali o a coppie che non possono accedere a un istituto alternativo a quello matrimoniale come nel caso delle coppie eterosessuali che scelgono di non sposarsi, ma vorrebbero accedere a un’unione civile.

La classe delle unioni civili è molto variegata nel mondo e comprende un’estrema varietà di regole e modelli di disciplina: in particolare, le unioni civili possono riguardare sia coppie sia di sesso diverso che dello stesso sesso (come nel caso dei PACS in Francia), sia esclusivamente coppie di sesso diverso (come in Grecia fino alla riforma del 2015 che ha aperto l’accesso dell’istituto anche alle coppie omosessuali), sia esclusivamente coppie di sesso uguale (come nel caso delle Lebenspartnerschaft in Germania).

Laddove le unioni civili sono un istituto riservato alle sole coppie formate da persone dello stesso sesso l’espressione “unione civile” può essere usata impropriamente per riferirsi alla coppia omosessuale.

Coppia gay ad una manifestazione per le unioni civili

Il diritto non è rimasto indifferente all’evoluzione dei costumi ed esiste un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplinano le nuove unioni.

Indice

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Le unioni civili in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Situazione legislativa in Europa.
Matrimonio omosessuale

Unioni civili

Riconoscimento delle convivenze

La costituzione definisce matrimonio solo l’unione tra un uomo e una donna

Nessun riconoscimento o dati non disponibili

La rilevanza statistica delle unioni civili, e l’ampio dibattito sulla parità dei diritti tra eterosessuali ed omosessuali promosso dagli attivisti LGBTQ, ha fatto sì che numerosi Paesi si siano dotati, negli ultimi anni, di una legislazione per riconoscere e garantire diritti per i componenti dell’unione. Nell’Unione europea il quadro relativo alla legislazione sulle convivenze è molto variegato.

Certi Paesi hanno adottato l’unione registrata, chiamata anchepartnership o coabitazione registrata, che garantisce specifici diritti e doveri anche alle coppie dello stesso sesso oltre che alle convivenze formate da uomo e donna. I diritti e doveri possono essere identici, lievemente diversi o molto diversi da quelli delle coppie normalmente sposate. La registrazione è a volte aperta anche alle coppie etero non sposate; è il caso della Geregistreerd Partnerschap, unione registrata approvata nei Paesi Bassi, e del PACS (“Patto civile di solidarietà”) approvato in Francia. In alcuni casi invece l’unione civile è ammessa esclusivamente per coppie omosessuali (Germania, §1 Abs.1 LPartG).

Altri Paesi hanno scelto di regolarizzare le unioni civili con la coabitazione non registrata, con la quale alcuni diritti e doveri sono automaticamente acquisiti dopo uno specifico periodo di coabitazione.

Alcuni Paesi europei – tra essi Paesi Bassi, Belgio e Spagna – oltre ad aver approvato il riconoscimento giuridico delle coppie non coniugate di qualunque sesso, hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso per realizzare la parità perfetta tra etero e omosessuali.

L’Ilga (International lesbian, gay, bisexual, trans and intersex association) ogni anno pubblica una classifica relativa ai diritti delle persone Lgbt in Europa. Nel 2015 su 49 paesi l’Italia è al 34º posto[1][2] ed al 22% come rispetto dei diritti umani delle persone lgbt.[3]

Europa Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

Nell’Unione europea la questione delle unioni civili è entrata spesso a far parte di direttive riguardanti uno dei principi cardine dell’UE: Tutti i cittadini dell’Unione hanno gli stessi diritti, indipendentemente dalla loro origine, nazionalità, condizione sociale, dal loro credo religioso o orientamento sessuale. Già dal 1994[4] la Comunità Europea, infatti, ha emanato una risoluzione per la parità dei diritti dei gay e delle lesbiche. Un’iniziativa sintomo di quel generico favor che l’Unione mostra di nutrire nei confronti degli omosessuali. Nonostante si tratti ancora di una declaratoria avente un valore eminentemente politico, il Parlamento ha ribadito in più occasioni il suo convincimento. Così, nella Raccomandazione del 16 marzo 2000 sul rispetto dei diritti umani nell’Unione Europea, esso chiese agli Stati membri di “garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali”. In epoca più recente, la Risoluzione del 4 settembre 2003 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea, il Parlamento ha rinsaldato le sue posizioni. Oltre alla richiesta, già formulata, di favorire il riconoscimento di coppie delle coppie di fatto, eterosessuali od omosessuali esse siano (punto 81), ha sollecitato gli Stati membri ad attuare il diritto al matrimonio e all’adozione di minori da parte di persone omosessuali (punto77). La problematica situazione del riconoscimento giuridico delle coppie de facto sussiste poi se considerata in rapporto agli Accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone. Cosa accade ad una coppia di fatto legalmente riconosciuta in uno Stato ma residente in un altro? Soprattutto cosa accade in alcuni aspetti legali come l’eredità o l’adozione?

Austria Austria[modifica | modifica wikitesto]

La Corte europea dei diritti dell’uomo è intervenuta, nel 2003, sul caso di un cittadino austriaco[5], un omosessuale, che alla morte aveva designato quale erede il proprio partner. Il compagno però, alla morte di Karner, si vide negare l’eredità. La Corte ha stabilito che la coabitazione di partner dello stesso sesso ha il medesimo valore della coabitazione non registrata, riconosciuta in Austria per le coppie eterosessuali. Il 16 dicembre 2005 il ministro della Giustizia austriaco Karin Gastinger, esponente dell’Alleanza per il futuro dell’Austria (centrodestra), ha dichiarato all’Associated Press austriaca che le coppie gay e lesbiche avrebbero potuto firmare un accordo di unione alla presenza di un notaio.

Il nuovo governo austriaco ha inizialmente presentato una legge sulle unioni civili che, di fatto, pareggiava le coppie gay a quelle eterosessuali, legge fortemente avversata dai partiti conservatori e della Chiesa; in seguito a tali contestazioni, si è raggiunto un compromesso legislativo su un disegno di legge che istituisce per le coppie omosessuali la possibilità di contrarre un’unione civile, registrata presso l’anagrafe, lasciando esclusa la possibilità di contrarre matrimonio e quella di adozione. La legge sulle unioni civili è entrata in vigore il 1º gennaio2010.[6] Nel gennaio 2015 è stato revocato il divieto di adozione per le coppie omosessuali, che potranno accedere alle procedure per adottare figli come le coppie eterosessuali.

Lo ha stabilito la corte costituzionale austriaca che ha rigettato come “inadeguati” gli argomenti a favore della “difesa del matrimonio e della famiglia tradizionale” per limitare i diritti delle coppie gay.

Belgio Belgio, Cohabitation légale / wettelijke samenwoning[modifica | modifica wikitesto]

In Belgio il matrimonio è aperto alle coppie dello stesso sesso dal 13 febbraio 2003.

Un primo passo per la regolamentazione delle unioni civili è stato fatto il 29 ottobre 1998 quando il parlamento belga ha approvato la Loi du 23 novembre 1998 instaurant la cohabitation légale[7] sulla convivenza legale (cohabitation légale). Tale legge è entrata in vigore il 1º gennaio 2000 (Statutory Cohabitation Contract, 4 gennaio 2000).

Sono compresi nell’istituto tutte le coppie senza condizioni riferite al sesso. Per ottenere la convivenza legale le parti devono non essere legate da un matrimonio o da altra convivenza legale. La dichiarazione di convivenza è fatta per mezzo di uno scritto consegnato dietro ricevuta all’ufficiale di stato civile del domicilio comune. Questi, dopo aver verificato che le due parti soddisfino le condizioni previste dalla legge, annota la dichiarazione nel registro della popolazione.

Alla convivenza si applicano, per analogia, tre articoli del Codice civile riguardanti il matrimonio e cioè:

  • Art. 215
Paragrafo 1: Uno dei due sposi non può, senza accordo dell’altro, disporre fra i vivi a titolo oneroso o gratuito dei diritti che possiede sull’immobile adibito ad alloggio principale della famiglia, né ipotecare tale immobile.
Senza lo stesso accordo egli non può disporre fra vivi a titolo oneroso o gratuito dei mobili che occupano l’immobile adibito ad alloggio principale della famiglia, né darli in pegno.
Se lo sposo il cui accordo è necessario lo rifiuta senza motivi gravi, l’altro può farsi autorizzare dal tribunale di prima istanza e, in caso di urgenza, dal presidente di tale tribunale a stipulare da solo l’atto.
Note: La legge offre una modesta regolamentazione degli aspetti privatistici della relazione tra conviventi (omosessuali ed eterosessuali) e gli effetti giuridici che ne derivano sono circoscritti: ciascun partner è responsabile dei debiti contratti dall’altro (con l’eccezione di quelli irragionevoli), la coppia è obbligata a dividere i costi della convivenza e ai partner è vietato gestire la casa comune e i beni domestici senza il consenso dell’altro. Una proposta di legge precedente, del 1992, non diversa dalla legge poi entrata in vigore era stata ampiamente criticata nel dibattito parlamentare.
Paragrafo 2: Il diritto alla locazione (bail) dell’immobile locato dall’uno o dall’altro sposo, anche prima del matrimonio, e adibito in tutto o in parte ad alloggio principale della famiglia appartiene congiuntamente agli sposi, nonostante qualsiasi patto contrario.
Le disdette e le notifiche relative a tale locazione devono essere indirizzate e consegnate separatamente a ciascuno sposo o emanate da entrambi.
Tuttavia ciascuno dei due sposi potrà far valere la nullità di tali atti indirizzati e consegnati all’altro o emanati da questo soltanto a condizione che il locatore abbia conoscenza del loro matrimonio.
Ogni contestazione fra di loro in merito all’esercizio di tale diritto è risolta dal giudice di pace.
Le disposizioni del presente paragrafo non si applicano né alle locazioni commerciali né a quelle agricole.
  • Art. 220
Paragrafo 1: Se uno dei due sposi è assente, interdetto o nell’impossibilità di manifestare la sua volontà, l’altro può farsi autorizzare dal tribunale di prima istanza a stipulare da solo gli atti di cui al paragrafo 1 dell’art. 215.
  • Art. 224
Paragrafo 1: Sono annullabili su richiesta di uno dei due sposi e senza pregiudizio per la concessione di un risarcimento dei danni:
1. gli atti compiuti dall’altro sposo in violazione delle disposizioni dell’art. 215.

Tra i contenuti salienti della legge del 1998, inoltre:

  • I conviventi legali contribuiscono agli oneri della vita comune in proporzione alle loro facoltà. Il contributo è da intendersi non solo in termini monetari ma anche nella forma di prestazioni di tipo domestico e professionale.
  • La legge obbliga solidalmente i conviventi per ogni debito contratto (se non eccessivo) da uno dei conviventi legali per le necessità della vita comune.
  • Ciascun convivente conserva i beni di cui può dimostrare la proprietà, i redditi procurati da tali beni e i redditi da lavoro.
  • I beni di cui non è possibile dimostrare la proprietà sono considerati indivisi.
  • I conviventi regolano le modalità della loro convivenza legale per via pattizia, davanti ad un notaio e il patto è menzionato nel registro della popolazione.
  • La convivenza legale per quanto riguarda il ricongiungimento familiare non facilita l’accesso al territorio belga né conferisce cittadinanza belga.

Il 20 aprile 2006 è stata approvata definitivamente la legge che consente alle coppie omosessuali sposate o conviventi l’adozione di bambini.

Cipro Cipro[modifica | modifica wikitesto]

Con 39 voti e favore e 12 contrari, il parlamento cipriota ha approvato la proposta di legge sulle unioni civili, il quale permetterà alle coppie formate da persone dello stesso sesso di poter godere di diritti equiparabili ad matrimonio civile. Rimane il divieto all’adozione sia per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali. A Cipro i single possono comunque adottare. Stalo Lesta dal dipartimento di pianificazione familiare ha parlato di una “giornata storica” per la comunità LGBT:”Il disegno di legge non è perfetto ma è un buon inizio, essere accettati legalmente come coppia e avendo i diritti di amare come ogni persona ha diritto è un passo anche verso la lotta contro l’omofobia.” Il Comitato affari legali ha deciso di promuovere anche la discussione di una norma che tuteli le persone dalle aggressioni di natura omofobica attraverso varie tipologie di sanzione. Si tratta di un testo simile a quello già previsto a Cipro contro razzismo e xenofobia. Il periodo massimo di detenzione arriva fino a 3 anni, la sanzione pecuniaria può invece toccare una somma di 5000 euro. La chiesa greco-ortodossa si è dichiarata fortemente contraria alla legge sulle unioni civili da parte di coppie gay ed ha spinto il parlamento cipriota a modificare più volte il testo di legge affinché non prevedesse le adozioni.[8]

Unione civile

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Famiglia nucleare lesbica

Si definiscono unioni civili tutte quelle forme di convivenza di coppia, basata su vincoli affettivi ed economici, alla quale la legge riconosce attraverso uno specifico istituto giuridico uno status giuridico analogo, per molti aspetti, a quello conferito dal matrimonio. In Italia l’istituto giuridico dell’unione civile è regolato dalla Legge 20 maggio 2016 N. 76.

Si definiscono coppie di fatto quelle coppie che pur avendo una certa stabilità basata sulla convivenza non accedono volontariamente a nessun istituto giuridico (né matrimonio, né unione civile) per regolare la loro vita familiare. L’ordinamento può tuttavia ricollegare al semplice fatto della convivenza dei limitati effetti giuridici relativi alla regolazione della convivenza. Laddove gli ordinamenti statali prevedono esclusivamente il matrimonio quale unico istituto per regolare la vita familiare l’espressione coppie di fatto può far riferimento anche a coppie che non possonoaccedere a nessun istituto giuridico familiare come nel caso delle coppie omosessuali o a coppie che non possono accedere a un istituto alternativo a quello matrimoniale come nel caso delle coppie eterosessuali che scelgono di non sposarsi, ma vorrebbero accedere a un’unione civile.

La classe delle unioni civili è molto variegata nel mondo e comprende un’estrema varietà di regole e modelli di disciplina: in particolare, le unioni civili possono riguardare sia coppie sia di sesso diverso che dello stesso sesso (come nel caso dei PACS in Francia), sia esclusivamente coppie di sesso diverso (come in Grecia fino alla riforma del 2015 che ha aperto l’accesso dell’istituto anche alle coppie omosessuali), sia esclusivamente coppie di sesso uguale (come nel caso delle Lebenspartnerschaft in Germania).

Laddove le unioni civili sono un istituto riservato alle sole coppie formate da persone dello stesso sesso l’espressione “unione civile” può essere usata impropriamente per riferirsi alla coppia omosessuale.

Coppia gay ad una manifestazione per le unioni civili

Il diritto non è rimasto indifferente all’evoluzione dei costumi ed esiste un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplinano le nuove unioni.

Indice

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Le unioni civili in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Situazione legislativa in Europa.
Matrimonio omosessuale

Unioni civili

Riconoscimento delle convivenze

La costituzione definisce matrimonio solo l’unione tra un uomo e una donna

Nessun riconoscimento o dati non disponibili

La rilevanza statistica delle unioni civili, e l’ampio dibattito sulla parità dei diritti tra eterosessuali ed omosessuali promosso dagli attivisti LGBTQ, ha fatto sì che numerosi Paesi si siano dotati, negli ultimi anni, di una legislazione per riconoscere e garantire diritti per i componenti dell’unione. Nell’Unione europea il quadro relativo alla legislazione sulle convivenze è molto variegato.

Certi Paesi hanno adottato l’unione registrata, chiamata anchepartnership o coabitazione registrata, che garantisce specifici diritti e doveri anche alle coppie dello stesso sesso oltre che alle convivenze formate da uomo e donna. I diritti e doveri possono essere identici, lievemente diversi o molto diversi da quelli delle coppie normalmente sposate. La registrazione è a volte aperta anche alle coppie etero non sposate; è il caso della Geregistreerd Partnerschap, unione registrata approvata nei Paesi Bassi, e del PACS (“Patto civile di solidarietà”) approvato in Francia. In alcuni casi invece l’unione civile è ammessa esclusivamente per coppie omosessuali (Germania, §1 Abs.1 LPartG).

Altri Paesi hanno scelto di regolarizzare le unioni civili con la coabitazione non registrata, con la quale alcuni diritti e doveri sono automaticamente acquisiti dopo uno specifico periodo di coabitazione.

Alcuni Paesi europei – tra essi Paesi Bassi, Belgio e Spagna – oltre ad aver approvato il riconoscimento giuridico delle coppie non coniugate di qualunque sesso, hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso per realizzare la parità perfetta tra etero e omosessuali.

L’Ilga (International lesbian, gay, bisexual, trans and intersex association) ogni anno pubblica una classifica relativa ai diritti delle persone Lgbt in Europa. Nel 2015 su 49 paesi l’Italia è al 34º posto[1][2] ed al 22% come rispetto dei diritti umani delle persone lgbt.[3]

Europa Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

Nell’Unione europea la questione delle unioni civili è entrata spesso a far parte di direttive riguardanti uno dei principi cardine dell’UE: Tutti i cittadini dell’Unione hanno gli stessi diritti, indipendentemente dalla loro origine, nazionalità, condizione sociale, dal loro credo religioso o orientamento sessuale. Già dal 1994[4] la Comunità Europea, infatti, ha emanato una risoluzione per la parità dei diritti dei gay e delle lesbiche. Un’iniziativa sintomo di quel generico favor che l’Unione mostra di nutrire nei confronti degli omosessuali. Nonostante si tratti ancora di una declaratoria avente un valore eminentemente politico, il Parlamento ha ribadito in più occasioni il suo convincimento. Così, nella Raccomandazione del 16 marzo 2000 sul rispetto dei diritti umani nell’Unione Europea, esso chiese agli Stati membri di “garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali”. In epoca più recente, la Risoluzione del 4 settembre 2003 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea, il Parlamento ha rinsaldato le sue posizioni. Oltre alla richiesta, già formulata, di favorire il riconoscimento di coppie delle coppie di fatto, eterosessuali od omosessuali esse siano (punto 81), ha sollecitato gli Stati membri ad attuare il diritto al matrimonio e all’adozione di minori da parte di persone omosessuali (punto77). La problematica situazione del riconoscimento giuridico delle coppie de facto sussiste poi se considerata in rapporto agli Accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone. Cosa accade ad una coppia di fatto legalmente riconosciuta in uno Stato ma residente in un altro? Soprattutto cosa accade in alcuni aspetti legali come l’eredità o l’adozione?

Austria Austria[modifica | modifica wikitesto]

La Corte europea dei diritti dell’uomo è intervenuta, nel 2003, sul caso di un cittadino austriaco[5], un omosessuale, che alla morte aveva designato quale erede il proprio partner. Il compagno però, alla morte di Karner, si vide negare l’eredità. La Corte ha stabilito che la coabitazione di partner dello stesso sesso ha il medesimo valore della coabitazione non registrata, riconosciuta in Austria per le coppie eterosessuali. Il 16 dicembre 2005 il ministro della Giustizia austriaco Karin Gastinger, esponente dell’Alleanza per il futuro dell’Austria (centrodestra), ha dichiarato all’Associated Press austriaca che le coppie gay e lesbiche avrebbero potuto firmare un accordo di unione alla presenza di un notaio.

Il nuovo governo austriaco ha inizialmente presentato una legge sulle unioni civili che, di fatto, pareggiava le coppie gay a quelle eterosessuali, legge fortemente avversata dai partiti conservatori e della Chiesa; in seguito a tali contestazioni, si è raggiunto un compromesso legislativo su un disegno di legge che istituisce per le coppie omosessuali la possibilità di contrarre un’unione civile, registrata presso l’anagrafe, lasciando esclusa la possibilità di contrarre matrimonio e quella di adozione. La legge sulle unioni civili è entrata in vigore il 1º gennaio2010.[6] Nel gennaio 2015 è stato revocato il divieto di adozione per le coppie omosessuali, che potranno accedere alle procedure per adottare figli come le coppie eterosessuali.

Lo ha stabilito la corte costituzionale austriaca che ha rigettato come “inadeguati” gli argomenti a favore della “difesa del matrimonio e della famiglia tradizionale” per limitare i diritti delle coppie gay.

Belgio Belgio, Cohabitation légale / wettelijke samenwoning[modifica | modifica wikitesto]

In Belgio il matrimonio è aperto alle coppie dello stesso sesso dal 13 febbraio 2003.

Un primo passo per la regolamentazione delle unioni civili è stato fatto il 29 ottobre 1998 quando il parlamento belga ha approvato la Loi du 23 novembre 1998 instaurant la cohabitation légale[7] sulla convivenza legale (cohabitation légale). Tale legge è entrata in vigore il 1º gennaio 2000 (Statutory Cohabitation Contract, 4 gennaio 2000).

Sono compresi nell’istituto tutte le coppie senza condizioni riferite al sesso. Per ottenere la convivenza legale le parti devono non essere legate da un matrimonio o da altra convivenza legale. La dichiarazione di convivenza è fatta per mezzo di uno scritto consegnato dietro ricevuta all’ufficiale di stato civile del domicilio comune. Questi, dopo aver verificato che le due parti soddisfino le condizioni previste dalla legge, annota la dichiarazione nel registro della popolazione.

Alla convivenza si applicano, per analogia, tre articoli del Codice civile riguardanti il matrimonio e cioè:

  • Art. 215
Paragrafo 1: Uno dei due sposi non può, senza accordo dell’altro, disporre fra i vivi a titolo oneroso o gratuito dei diritti che possiede sull’immobile adibito ad alloggio principale della famiglia, né ipotecare tale immobile.
Senza lo stesso accordo egli non può disporre fra vivi a titolo oneroso o gratuito dei mobili che occupano l’immobile adibito ad alloggio principale della famiglia, né darli in pegno.
Se lo sposo il cui accordo è necessario lo rifiuta senza motivi gravi, l’altro può farsi autorizzare dal tribunale di prima istanza e, in caso di urgenza, dal presidente di tale tribunale a stipulare da solo l’atto.
Note: La legge offre una modesta regolamentazione degli aspetti privatistici della relazione tra conviventi (omosessuali ed eterosessuali) e gli effetti giuridici che ne derivano sono circoscritti: ciascun partner è responsabile dei debiti contratti dall’altro (con l’eccezione di quelli irragionevoli), la coppia è obbligata a dividere i costi della convivenza e ai partner è vietato gestire la casa comune e i beni domestici senza il consenso dell’altro. Una proposta di legge precedente, del 1992, non diversa dalla legge poi entrata in vigore era stata ampiamente criticata nel dibattito parlamentare.
Paragrafo 2: Il diritto alla locazione (bail) dell’immobile locato dall’uno o dall’altro sposo, anche prima del matrimonio, e adibito in tutto o in parte ad alloggio principale della famiglia appartiene congiuntamente agli sposi, nonostante qualsiasi patto contrario.
Le disdette e le notifiche relative a tale locazione devono essere indirizzate e consegnate separatamente a ciascuno sposo o emanate da entrambi.
Tuttavia ciascuno dei due sposi potrà far valere la nullità di tali atti indirizzati e consegnati all’altro o emanati da questo soltanto a condizione che il locatore abbia conoscenza del loro matrimonio.
Ogni contestazione fra di loro in merito all’esercizio di tale diritto è risolta dal giudice di pace.
Le disposizioni del presente paragrafo non si applicano né alle locazioni commerciali né a quelle agricole.
  • Art. 220
Paragrafo 1: Se uno dei due sposi è assente, interdetto o nell’impossibilità di manifestare la sua volontà, l’altro può farsi autorizzare dal tribunale di prima istanza a stipulare da solo gli atti di cui al paragrafo 1 dell’art. 215.
  • Art. 224
Paragrafo 1: Sono annullabili su richiesta di uno dei due sposi e senza pregiudizio per la concessione di un risarcimento dei danni:
1. gli atti compiuti dall’altro sposo in violazione delle disposizioni dell’art. 215.

Tra i contenuti salienti della legge del 1998, inoltre:

  • I conviventi legali contribuiscono agli oneri della vita comune in proporzione alle loro facoltà. Il contributo è da intendersi non solo in termini monetari ma anche nella forma di prestazioni di tipo domestico e professionale.
  • La legge obbliga solidalmente i conviventi per ogni debito contratto (se non eccessivo) da uno dei conviventi legali per le necessità della vita comune.
  • Ciascun convivente conserva i beni di cui può dimostrare la proprietà, i redditi procurati da tali beni e i redditi da lavoro.
  • I beni di cui non è possibile dimostrare la proprietà sono considerati indivisi.
  • I conviventi regolano le modalità della loro convivenza legale per via pattizia, davanti ad un notaio e il patto è menzionato nel registro della popolazione.
  • La convivenza legale per quanto riguarda il ricongiungimento familiare non facilita l’accesso al territorio belga né conferisce cittadinanza belga.

Il 20 aprile 2006 è stata approvata definitivamente la legge che consente alle coppie omosessuali sposate o conviventi l’adozione di bambini.

Cipro Cipro[modifica | modifica wikitesto]

Con 39 voti e favore e 12 contrari, il parlamento cipriota ha approvato la proposta di legge sulle unioni civili, il quale permetterà alle coppie formate da persone dello stesso sesso di poter godere di diritti equiparabili ad matrimonio civile. Rimane il divieto all’adozione sia per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali. A Cipro i single possono comunque adottare. Stalo Lesta dal dipartimento di pianificazione familiare ha parlato di una “giornata storica” per la comunità LGBT:”Il disegno di legge non è perfetto ma è un buon inizio, essere accettati legalmente come coppia e avendo i diritti di amare come ogni persona ha diritto è un passo anche verso la lotta contro l’omofobia.” Il Comitato affari legali ha deciso di promuovere anche la discussione di una norma che tuteli le persone dalle aggressioni di natura omofobica attraverso varie tipologie di sanzione. Si tratta di un testo simile a quello già previsto a Cipro contro razzismo e xenofobia. Il periodo massimo di detenzione arriva fino a 3 anni, la sanzione pecuniaria può invece toccare una somma di 5000 euro. La chiesa greco-ortodossa si è dichiarata fortemente contraria alla legge sulle unioni civili da parte di coppie gay ed ha spinto il parlamento cipriota a modificare più volte il testo di legge affinché non prevedesse le adozioni.[8]

Unione civile

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Famiglia nucleare lesbica

Si definiscono unioni civili tutte quelle forme di convivenza di coppia, basata su vincoli affettivi ed economici, alla quale la legge riconosce attraverso uno specifico istituto giuridico uno status giuridico analogo, per molti aspetti, a quello conferito dal matrimonio. In Italia l’istituto giuridico dell’unione civile è regolato dalla Legge 20 maggio 2016 N. 76.

Si definiscono coppie di fatto quelle coppie che pur avendo una certa stabilità basata sulla convivenza non accedono volontariamente a nessun istituto giuridico (né matrimonio, né unione civile) per regolare la loro vita familiare. L’ordinamento può tuttavia ricollegare al semplice fatto della convivenza dei limitati effetti giuridici relativi alla regolazione della convivenza. Laddove gli ordinamenti statali prevedono esclusivamente il matrimonio quale unico istituto per regolare la vita familiare l’espressione coppie di fatto può far riferimento anche a coppie che non possonoaccedere a nessun istituto giuridico familiare come nel caso delle coppie omosessuali o a coppie che non possono accedere a un istituto alternativo a quello matrimoniale come nel caso delle coppie eterosessuali che scelgono di non sposarsi, ma vorrebbero accedere a un’unione civile.

La classe delle unioni civili è molto variegata nel mondo e comprende un’estrema varietà di regole e modelli di disciplina: in particolare, le unioni civili possono riguardare sia coppie sia di sesso diverso che dello stesso sesso (come nel caso dei PACS in Francia), sia esclusivamente coppie di sesso diverso (come in Grecia fino alla riforma del 2015 che ha aperto l’accesso dell’istituto anche alle coppie omosessuali), sia esclusivamente coppie di sesso uguale (come nel caso delle Lebenspartnerschaft in Germania).

Laddove le unioni civili sono un istituto riservato alle sole coppie formate da persone dello stesso sesso l’espressione “unione civile” può essere usata impropriamente per riferirsi alla coppia omosessuale.

Coppia gay ad una manifestazione per le unioni civili

Il diritto non è rimasto indifferente all’evoluzione dei costumi ed esiste un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplinano le nuove unioni.

Indice

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Le unioni civili in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Situazione legislativa in Europa.
Matrimonio omosessuale

Unioni civili

Riconoscimento delle convivenze

La costituzione definisce matrimonio solo l’unione tra un uomo e una donna

Nessun riconoscimento o dati non disponibili

La rilevanza statistica delle unioni civili, e l’ampio dibattito sulla parità dei diritti tra eterosessuali ed omosessuali promosso dagli attivisti LGBTQ, ha fatto sì che numerosi Paesi si siano dotati, negli ultimi anni, di una legislazione per riconoscere e garantire diritti per i componenti dell’unione. Nell’Unione europea il quadro relativo alla legislazione sulle convivenze è molto variegato.

Certi Paesi hanno adottato l’unione registrata, chiamata anchepartnership o coabitazione registrata, che garantisce specifici diritti e doveri anche alle coppie dello stesso sesso oltre che alle convivenze formate da uomo e donna. I diritti e doveri possono essere identici, lievemente diversi o molto diversi da quelli delle coppie normalmente sposate. La registrazione è a volte aperta anche alle coppie etero non sposate; è il caso della Geregistreerd Partnerschap, unione registrata approvata nei Paesi Bassi, e del PACS (“Patto civile di solidarietà”) approvato in Francia. In alcuni casi invece l’unione civile è ammessa esclusivamente per coppie omosessuali (Germania, §1 Abs.1 LPartG).

Altri Paesi hanno scelto di regolarizzare le unioni civili con la coabitazione non registrata, con la quale alcuni diritti e doveri sono automaticamente acquisiti dopo uno specifico periodo di coabitazione.

Alcuni Paesi europei – tra essi Paesi Bassi, Belgio e Spagna – oltre ad aver approvato il riconoscimento giuridico delle coppie non coniugate di qualunque sesso, hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso per realizzare la parità perfetta tra etero e omosessuali.

L’Ilga (International lesbian, gay, bisexual, trans and intersex association) ogni anno pubblica una classifica relativa ai diritti delle persone Lgbt in Europa. Nel 2015 su 49 paesi l’Italia è al 34º posto[1][2] ed al 22% come rispetto dei diritti umani delle persone lgbt.[3]

Europa Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

Nell’Unione europea la questione delle unioni civili è entrata spesso a far parte di direttive riguardanti uno dei principi cardine dell’UE: Tutti i cittadini dell’Unione hanno gli stessi diritti, indipendentemente dalla loro origine, nazionalità, condizione sociale, dal loro credo religioso o orientamento sessuale. Già dal 1994[4] la Comunità Europea, infatti, ha emanato una risoluzione per la parità dei diritti dei gay e delle lesbiche. Un’iniziativa sintomo di quel generico favor che l’Unione mostra di nutrire nei confronti degli omosessuali. Nonostante si tratti ancora di una declaratoria avente un valore eminentemente politico, il Parlamento ha ribadito in più occasioni il suo convincimento. Così, nella Raccomandazione del 16 marzo 2000 sul rispetto dei diritti umani nell’Unione Europea, esso chiese agli Stati membri di “garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali”. In epoca più recente, la Risoluzione del 4 settembre 2003 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea, il Parlamento ha rinsaldato le sue posizioni. Oltre alla richiesta, già formulata, di favorire il riconoscimento di coppie delle coppie di fatto, eterosessuali od omosessuali esse siano (punto 81), ha sollecitato gli Stati membri ad attuare il diritto al matrimonio e all’adozione di minori da parte di persone omosessuali (punto77). La problematica situazione del riconoscimento giuridico delle coppie de facto sussiste poi se considerata in rapporto agli Accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone. Cosa accade ad una coppia di fatto legalmente riconosciuta in uno Stato ma residente in un altro? Soprattutto cosa accade in alcuni aspetti legali come l’eredità o l’adozione?

Austria Austria[modifica | modifica wikitesto]

La Corte europea dei diritti dell’uomo è intervenuta, nel 2003, sul caso di un cittadino austriaco[5], un omosessuale, che alla morte aveva designato quale erede il proprio partner. Il compagno però, alla morte di Karner, si vide negare l’eredità. La Corte ha stabilito che la coabitazione di partner dello stesso sesso ha il medesimo valore della coabitazione non registrata, riconosciuta in Austria per le coppie eterosessuali. Il 16 dicembre 2005 il ministro della Giustizia austriaco Karin Gastinger, esponente dell’Alleanza per il futuro dell’Austria (centrodestra), ha dichiarato all’Associated Press austriaca che le coppie gay e lesbiche avrebbero potuto firmare un accordo di unione alla presenza di un notaio.

Il nuovo governo austriaco ha inizialmente presentato una legge sulle unioni civili che, di fatto, pareggiava le coppie gay a quelle eterosessuali, legge fortemente avversata dai partiti conservatori e della Chiesa; in seguito a tali contestazioni, si è raggiunto un compromesso legislativo su un disegno di legge che istituisce per le coppie omosessuali la possibilità di contrarre un’unione civile, registrata presso l’anagrafe, lasciando esclusa la possibilità di contrarre matrimonio e quella di adozione. La legge sulle unioni civili è entrata in vigore il 1º gennaio2010.[6] Nel gennaio 2015 è stato revocato il divieto di adozione per le coppie omosessuali, che potranno accedere alle procedure per adottare figli come le coppie eterosessuali.

Lo ha stabilito la corte costituzionale austriaca che ha rigettato come “inadeguati” gli argomenti a favore della “difesa del matrimonio e della famiglia tradizionale” per limitare i diritti delle coppie gay.

Belgio Belgio, Cohabitation légale / wettelijke samenwoning[modifica | modifica wikitesto]

In Belgio il matrimonio è aperto alle coppie dello stesso sesso dal 13 febbraio 2003.

Un primo passo per la regolamentazione delle unioni civili è stato fatto il 29 ottobre 1998 quando il parlamento belga ha approvato la Loi du 23 novembre 1998 instaurant la cohabitation légale[7] sulla convivenza legale (cohabitation légale). Tale legge è entrata in vigore il 1º gennaio 2000 (Statutory Cohabitation Contract, 4 gennaio 2000).

Sono compresi nell’istituto tutte le coppie senza condizioni riferite al sesso. Per ottenere la convivenza legale le parti devono non essere legate da un matrimonio o da altra convivenza legale. La dichiarazione di convivenza è fatta per mezzo di uno scritto consegnato dietro ricevuta all’ufficiale di stato civile del domicilio comune. Questi, dopo aver verificato che le due parti soddisfino le condizioni previste dalla legge, annota la dichiarazione nel registro della popolazione.

Alla convivenza si applicano, per analogia, tre articoli del Codice civile riguardanti il matrimonio e cioè:

  • Art. 215
Paragrafo 1: Uno dei due sposi non può, senza accordo dell’altro, disporre fra i vivi a titolo oneroso o gratuito dei diritti che possiede sull’immobile adibito ad alloggio principale della famiglia, né ipotecare tale immobile.
Senza lo stesso accordo egli non può disporre fra vivi a titolo oneroso o gratuito dei mobili che occupano l’immobile adibito ad alloggio principale della famiglia, né darli in pegno.
Se lo sposo il cui accordo è necessario lo rifiuta senza motivi gravi, l’altro può farsi autorizzare dal tribunale di prima istanza e, in caso di urgenza, dal presidente di tale tribunale a stipulare da solo l’atto.
Note: La legge offre una modesta regolamentazione degli aspetti privatistici della relazione tra conviventi (omosessuali ed eterosessuali) e gli effetti giuridici che ne derivano sono circoscritti: ciascun partner è responsabile dei debiti contratti dall’altro (con l’eccezione di quelli irragionevoli), la coppia è obbligata a dividere i costi della convivenza e ai partner è vietato gestire la casa comune e i beni domestici senza il consenso dell’altro. Una proposta di legge precedente, del 1992, non diversa dalla legge poi entrata in vigore era stata ampiamente criticata nel dibattito parlamentare.
Paragrafo 2: Il diritto alla locazione (bail) dell’immobile locato dall’uno o dall’altro sposo, anche prima del matrimonio, e adibito in tutto o in parte ad alloggio principale della famiglia appartiene congiuntamente agli sposi, nonostante qualsiasi patto contrario.
Le disdette e le notifiche relative a tale locazione devono essere indirizzate e consegnate separatamente a ciascuno sposo o emanate da entrambi.
Tuttavia ciascuno dei due sposi potrà far valere la nullità di tali atti indirizzati e consegnati all’altro o emanati da questo soltanto a condizione che il locatore abbia conoscenza del loro matrimonio.
Ogni contestazione fra di loro in merito all’esercizio di tale diritto è risolta dal giudice di pace.
Le disposizioni del presente paragrafo non si applicano né alle locazioni commerciali né a quelle agricole.
  • Art. 220
Paragrafo 1: Se uno dei due sposi è assente, interdetto o nell’impossibilità di manifestare la sua volontà, l’altro può farsi autorizzare dal tribunale di prima istanza a stipulare da solo gli atti di cui al paragrafo 1 dell’art. 215.
  • Art. 224
Paragrafo 1: Sono annullabili su richiesta di uno dei due sposi e senza pregiudizio per la concessione di un risarcimento dei danni:
1. gli atti compiuti dall’altro sposo in violazione delle disposizioni dell’art. 215.

Tra i contenuti salienti della legge del 1998, inoltre:

  • I conviventi legali contribuiscono agli oneri della vita comune in proporzione alle loro facoltà. Il contributo è da intendersi non solo in termini monetari ma anche nella forma di prestazioni di tipo domestico e professionale.
  • La legge obbliga solidalmente i conviventi per ogni debito contratto (se non eccessivo) da uno dei conviventi legali per le necessità della vita comune.
  • Ciascun convivente conserva i beni di cui può dimostrare la proprietà, i redditi procurati da tali beni e i redditi da lavoro.
  • I beni di cui non è possibile dimostrare la proprietà sono considerati indivisi.
  • I conviventi regolano le modalità della loro convivenza legale per via pattizia, davanti ad un notaio e il patto è menzionato nel registro della popolazione.
  • La convivenza legale per quanto riguarda il ricongiungimento familiare non facilita l’accesso al territorio belga né conferisce cittadinanza belga.

Il 20 aprile 2006 è stata approvata definitivamente la legge che consente alle coppie omosessuali sposate o conviventi l’adozione di bambini.

Cipro Cipro[modifica | modifica wikitesto]

Con 39 voti e favore e 12 contrari, il parlamento cipriota ha approvato la proposta di legge sulle unioni civili, il quale permetterà alle coppie formate da persone dello stesso sesso di poter godere di diritti equiparabili ad matrimonio civile. Rimane il divieto all’adozione sia per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali. A Cipro i single possono comunque adottare. Stalo Lesta dal dipartimento di pianificazione familiare ha parlato di una “giornata storica” per la comunità LGBT:”Il disegno di legge non è perfetto ma è un buon inizio, essere accettati legalmente come coppia e avendo i diritti di amare come ogni persona ha diritto è un passo anche verso la lotta contro l’omofobia.” Il Comitato affari legali ha deciso di promuovere anche la discussione di una norma che tuteli le persone dalle aggressioni di natura omofobica attraverso varie tipologie di sanzione. Si tratta di un testo simile a quello già previsto a Cipro contro razzismo e xenofobia. Il periodo massimo di detenzione arriva fino a 3 anni, la sanzione pecuniaria può invece toccare una somma di 5000 euro. La chiesa greco-ortodossa si è dichiarata fortemente contraria alla legge sulle unioni civili da parte di coppie gay ed ha spinto il parlamento cipriota a modificare più volte il testo di legge affinché non prevedesse le adozioni.[8]

Unione civile

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Famiglia nucleare lesbica

Si definiscono unioni civili tutte quelle forme di convivenza di coppia, basata su vincoli affettivi ed economici, alla quale la legge riconosce attraverso uno specifico istituto giuridico uno status giuridico analogo, per molti aspetti, a quello conferito dal matrimonio. In Italia l’istituto giuridico dell’unione civile è regolato dalla Legge 20 maggio 2016 N. 76.

Si definiscono coppie di fatto quelle coppie che pur avendo una certa stabilità basata sulla convivenza non accedono volontariamente a nessun istituto giuridico (né matrimonio, né unione civile) per regolare la loro vita familiare. L’ordinamento può tuttavia ricollegare al semplice fatto della convivenza dei limitati effetti giuridici relativi alla regolazione della convivenza. Laddove gli ordinamenti statali prevedono esclusivamente il matrimonio quale unico istituto per regolare la vita familiare l’espressione coppie di fatto può far riferimento anche a coppie che non possonoaccedere a nessun istituto giuridico familiare come nel caso delle coppie omosessuali o a coppie che non possono accedere a un istituto alternativo a quello matrimoniale come nel caso delle coppie eterosessuali che scelgono di non sposarsi, ma vorrebbero accedere a un’unione civile.

La classe delle unioni civili è molto variegata nel mondo e comprende un’estrema varietà di regole e modelli di disciplina: in particolare, le unioni civili possono riguardare sia coppie sia di sesso diverso che dello stesso sesso (come nel caso dei PACS in Francia), sia esclusivamente coppie di sesso diverso (come in Grecia fino alla riforma del 2015 che ha aperto l’accesso dell’istituto anche alle coppie omosessuali), sia esclusivamente coppie di sesso uguale (come nel caso delle Lebenspartnerschaft in Germania).

Laddove le unioni civili sono un istituto riservato alle sole coppie formate da persone dello stesso sesso l’espressione “unione civile” può essere usata impropriamente per riferirsi alla coppia omosessuale.

Coppia gay ad una manifestazione per le unioni civili

Il diritto non è rimasto indifferente all’evoluzione dei costumi ed esiste un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplinano le nuove unioni.

Indice

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Le unioni civili in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Situazione legislativa in Europa.
Matrimonio omosessuale

Unioni civili

Riconoscimento delle convivenze

La costituzione definisce matrimonio solo l’unione tra un uomo e una donna

Nessun riconoscimento o dati non disponibili

La rilevanza statistica delle unioni civili, e l’ampio dibattito sulla parità dei diritti tra eterosessuali ed omosessuali promosso dagli attivisti LGBTQ, ha fatto sì che numerosi Paesi si siano dotati, negli ultimi anni, di una legislazione per riconoscere e garantire diritti per i componenti dell’unione. Nell’Unione europea il quadro relativo alla legislazione sulle convivenze è molto variegato.

Certi Paesi hanno adottato l’unione registrata, chiamata anchepartnership o coabitazione registrata, che garantisce specifici diritti e doveri anche alle coppie dello stesso sesso oltre che alle convivenze formate da uomo e donna. I diritti e doveri possono essere identici, lievemente diversi o molto diversi da quelli delle coppie normalmente sposate. La registrazione è a volte aperta anche alle coppie etero non sposate; è il caso della Geregistreerd Partnerschap, unione registrata approvata nei Paesi Bassi, e del PACS (“Patto civile di solidarietà”) approvato in Francia. In alcuni casi invece l’unione civile è ammessa esclusivamente per coppie omosessuali (Germania, §1 Abs.1 LPartG).

Altri Paesi hanno scelto di regolarizzare le unioni civili con la coabitazione non registrata, con la quale alcuni diritti e doveri sono automaticamente acquisiti dopo uno specifico periodo di coabitazione.

Alcuni Paesi europei – tra essi Paesi Bassi, Belgio e Spagna – oltre ad aver approvato il riconoscimento giuridico delle coppie non coniugate di qualunque sesso, hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso per realizzare la parità perfetta tra etero e omosessuali.

L’Ilga (International lesbian, gay, bisexual, trans and intersex association) ogni anno pubblica una classifica relativa ai diritti delle persone Lgbt in Europa. Nel 2015 su 49 paesi l’Italia è al 34º posto[1][2] ed al 22% come rispetto dei diritti umani delle persone lgbt.[3]

Europa Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

Nell’Unione europea la questione delle unioni civili è entrata spesso a far parte di direttive riguardanti uno dei principi cardine dell’UE: Tutti i cittadini dell’Unione hanno gli stessi diritti, indipendentemente dalla loro origine, nazionalità, condizione sociale, dal loro credo religioso o orientamento sessuale. Già dal 1994[4] la Comunità Europea, infatti, ha emanato una risoluzione per la parità dei diritti dei gay e delle lesbiche. Un’iniziativa sintomo di quel generico favor che l’Unione mostra di nutrire nei confronti degli omosessuali. Nonostante si tratti ancora di una declaratoria avente un valore eminentemente politico, il Parlamento ha ribadito in più occasioni il suo convincimento. Così, nella Raccomandazione del 16 marzo 2000 sul rispetto dei diritti umani nell’Unione Europea, esso chiese agli Stati membri di “garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali”. In epoca più recente, la Risoluzione del 4 settembre 2003 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea, il Parlamento ha rinsaldato le sue posizioni. Oltre alla richiesta, già formulata, di favorire il riconoscimento di coppie delle coppie di fatto, eterosessuali od omosessuali esse siano (punto 81), ha sollecitato gli Stati membri ad attuare il diritto al matrimonio e all’adozione di minori da parte di persone omosessuali (punto77). La problematica situazione del riconoscimento giuridico delle coppie de facto sussiste poi se considerata in rapporto agli Accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone. Cosa accade ad una coppia di fatto legalmente riconosciuta in uno Stato ma residente in un altro? Soprattutto cosa accade in alcuni aspetti legali come l’eredità o l’adozione?

Austria Austria[modifica | modifica wikitesto]

La Corte europea dei diritti dell’uomo è intervenuta, nel 2003, sul caso di un cittadino austriaco[5], un omosessuale, che alla morte aveva designato quale erede il proprio partner. Il compagno però, alla morte di Karner, si vide negare l’eredità. La Corte ha stabilito che la coabitazione di partner dello stesso sesso ha il medesimo valore della coabitazione non registrata, riconosciuta in Austria per le coppie eterosessuali. Il 16 dicembre 2005 il ministro della Giustizia austriaco Karin Gastinger, esponente dell’Alleanza per il futuro dell’Austria (centrodestra), ha dichiarato all’Associated Press austriaca che le coppie gay e lesbiche avrebbero potuto firmare un accordo di unione alla presenza di un notaio.

Il nuovo governo austriaco ha inizialmente presentato una legge sulle unioni civili che, di fatto, pareggiava le coppie gay a quelle eterosessuali, legge fortemente avversata dai partiti conservatori e della Chiesa; in seguito a tali contestazioni, si è raggiunto un compromesso legislativo su un disegno di legge che istituisce per le coppie omosessuali la possibilità di contrarre un’unione civile, registrata presso l’anagrafe, lasciando esclusa la possibilità di contrarre matrimonio e quella di adozione. La legge sulle unioni civili è entrata in vigore il 1º gennaio2010.[6] Nel gennaio 2015 è stato revocato il divieto di adozione per le coppie omosessuali, che potranno accedere alle procedure per adottare figli come le coppie eterosessuali.

Lo ha stabilito la corte costituzionale austriaca che ha rigettato come “inadeguati” gli argomenti a favore della “difesa del matrimonio e della famiglia tradizionale” per limitare i diritti delle coppie gay.

Belgio Belgio, Cohabitation légale / wettelijke samenwoning[modifica | modifica wikitesto]

In Belgio il matrimonio è aperto alle coppie dello stesso sesso dal 13 febbraio 2003.

Un primo passo per la regolamentazione delle unioni civili è stato fatto il 29 ottobre 1998 quando il parlamento belga ha approvato la Loi du 23 novembre 1998 instaurant la cohabitation légale[7] sulla convivenza legale (cohabitation légale). Tale legge è entrata in vigore il 1º gennaio 2000 (Statutory Cohabitation Contract, 4 gennaio 2000).

Sono compresi nell’istituto tutte le coppie senza condizioni riferite al sesso. Per ottenere la convivenza legale le parti devono non essere legate da un matrimonio o da altra convivenza legale. La dichiarazione di convivenza è fatta per mezzo di uno scritto consegnato dietro ricevuta all’ufficiale di stato civile del domicilio comune. Questi, dopo aver verificato che le due parti soddisfino le condizioni previste dalla legge, annota la dichiarazione nel registro della popolazione.

Alla convivenza si applicano, per analogia, tre articoli del Codice civile riguardanti il matrimonio e cioè:

  • Art. 215
Paragrafo 1: Uno dei due sposi non può, senza accordo dell’altro, disporre fra i vivi a titolo oneroso o gratuito dei diritti che possiede sull’immobile adibito ad alloggio principale della famiglia, né ipotecare tale immobile.
Senza lo stesso accordo egli non può disporre fra vivi a titolo oneroso o gratuito dei mobili che occupano l’immobile adibito ad alloggio principale della famiglia, né darli in pegno.
Se lo sposo il cui accordo è necessario lo rifiuta senza motivi gravi, l’altro può farsi autorizzare dal tribunale di prima istanza e, in caso di urgenza, dal presidente di tale tribunale a stipulare da solo l’atto.
Note: La legge offre una modesta regolamentazione degli aspetti privatistici della relazione tra conviventi (omosessuali ed eterosessuali) e gli effetti giuridici che ne derivano sono circoscritti: ciascun partner è responsabile dei debiti contratti dall’altro (con l’eccezione di quelli irragionevoli), la coppia è obbligata a dividere i costi della convivenza e ai partner è vietato gestire la casa comune e i beni domestici senza il consenso dell’altro. Una proposta di legge precedente, del 1992, non diversa dalla legge poi entrata in vigore era stata ampiamente criticata nel dibattito parlamentare.
Paragrafo 2: Il diritto alla locazione (bail) dell’immobile locato dall’uno o dall’altro sposo, anche prima del matrimonio, e adibito in tutto o in parte ad alloggio principale della famiglia appartiene congiuntamente agli sposi, nonostante qualsiasi patto contrario.
Le disdette e le notifiche relative a tale locazione devono essere indirizzate e consegnate separatamente a ciascuno sposo o emanate da entrambi.
Tuttavia ciascuno dei due sposi potrà far valere la nullità di tali atti indirizzati e consegnati all’altro o emanati da questo soltanto a condizione che il locatore abbia conoscenza del loro matrimonio.
Ogni contestazione fra di loro in merito all’esercizio di tale diritto è risolta dal giudice di pace.
Le disposizioni del presente paragrafo non si applicano né alle locazioni commerciali né a quelle agricole.
  • Art. 220
Paragrafo 1: Se uno dei due sposi è assente, interdetto o nell’impossibilità di manifestare la sua volontà, l’altro può farsi autorizzare dal tribunale di prima istanza a stipulare da solo gli atti di cui al paragrafo 1 dell’art. 215.
  • Art. 224
Paragrafo 1: Sono annullabili su richiesta di uno dei due sposi e senza pregiudizio per la concessione di un risarcimento dei danni:
1. gli atti compiuti dall’altro sposo in violazione delle disposizioni dell’art. 215.

Tra i contenuti salienti della legge del 1998, inoltre:

  • I conviventi legali contribuiscono agli oneri della vita comune in proporzione alle loro facoltà. Il contributo è da intendersi non solo in termini monetari ma anche nella forma di prestazioni di tipo domestico e professionale.
  • La legge obbliga solidalmente i conviventi per ogni debito contratto (se non eccessivo) da uno dei conviventi legali per le necessità della vita comune.
  • Ciascun convivente conserva i beni di cui può dimostrare la proprietà, i redditi procurati da tali beni e i redditi da lavoro.
  • I beni di cui non è possibile dimostrare la proprietà sono considerati indivisi.
  • I conviventi regolano le modalità della loro convivenza legale per via pattizia, davanti ad un notaio e il patto è menzionato nel registro della popolazione.
  • La convivenza legale per quanto riguarda il ricongiungimento familiare non facilita l’accesso al territorio belga né conferisce cittadinanza belga.

Il 20 aprile 2006 è stata approvata definitivamente la legge che consente alle coppie omosessuali sposate o conviventi l’adozione di bambini.

Cipro Cipro[modifica | modifica wikitesto]

Con 39 voti e favore e 12 contrari, il parlamento cipriota ha approvato la proposta di legge sulle unioni civili, il quale permetterà alle coppie formate da persone dello stesso sesso di poter godere di diritti equiparabili ad matrimonio civile. Rimane il divieto all’adozione sia per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali. A Cipro i single possono comunque adottare. Stalo Lesta dal dipartimento di pianificazione familiare ha parlato di una “giornata storica” per la comunità LGBT:”Il disegno di legge non è perfetto ma è un buon inizio, essere accettati legalmente come coppia e avendo i diritti di amare come ogni persona ha diritto è un passo anche verso la lotta contro l’omofobia.” Il Comitato affari legali ha deciso di promuovere anche la discussione di una norma che tuteli le persone dalle aggressioni di natura omofobica attraverso varie tipologie di sanzione. Si tratta di un testo simile a quello già previsto a Cipro contro razzismo e xenofobia. Il periodo massimo di detenzione arriva fino a 3 anni, la sanzione pecuniaria può invece toccare una somma di 5000 euro. La chiesa greco-ortodossa si è dichiarata fortemente contraria alla legge sulle unioni civili da parte di coppie gay ed ha spinto il parlamento cipriota a modificare più volte il testo di legge affinché non prevedesse le adozioni.[8]

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