Barack Obama

L’Iraq o Repubblica d’Iraq (in arabo: جمهورية العراق‎,Jumhūriyyat al-‘Irāq) è uno Stato dell’Asia occidentale.

Confina con Turchia a nord, Arabia Saudita e Kuw

L’Iraq o Repubblica d’Iraq (in arabo: جمهورية العراق‎,Jumhūriyyat al-‘Irāq) è uno Stato dell’Asia occidentale.

Confina con Turchia a nord, Arabia Saudita e Kuwait a sud, Siria a nordovest, Giordania a ovest e Iran verso est. Il territorio dell’Iraq corrisponde approssimativamente al territorio dell’anticaMesopotamia, la “terra dei fiumi” (Bilād al-Rafidayn in arabo), mentre il nome attuale viene dal persiano eraq, ossia “terre basse” (in contrapposizione all’altopiano iranico). La capitale è Baghdad. Possiede la terza riserva di petrolio al mondo.

Per circa 25 anni il Paese è stato governato in maniera autoritaria dal regime dittatoriale di Saddam Hussein. In seguito alla caduta di questo avvenuta nel 2003, l’Iraq è divenuto nel 2005 una repubblica parlamentare federale. Dal 2014 la parte occidentale del Paese è controllata dallo Stato Islamico, gruppo fondamentalista wahhabita, in guerra col governo centrale.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia dell’Iraq.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio iracheno comprende, oltre alla Mesopotamia – con cui si è portati in prima approssimazione a identificarlo –, a ovest un vasto lembo orientale del deserto Siriaco e gli ultimi tavolati delNefūd (Arabia Saudita); a E i primi rilievi della catena dello Zagros; a nord include un’estrema sezione della stessa catena che corrisponde al Kurdistan meridionale. Circa il 60% del territorio rientra però nella pianura mesopotamica, vasta area depressionaria orientale (Irāq significa appunto bassura) del tavolato siro-arabico, colmata verso il Golfo Persico dalle alluvioni recenti del Tigri e dell’Eufrate: è perciò una zona di passaggio tra la Siria (e quindi il mondo mediterraneo) e il Golfo Persico, naturale corridoio verso il mondo indiano. La sua struttura geologica è relativamente semplice, essendo costituita essenzialmente da un imbasamento paleozoico che, ricoperto da potenti stratificazioni sedimentarie marine, si contrappose ai movimenti orogenetici cenozoici (a cui si ricollegano i vasti espandimenti di rocce effusive presenti nel Nord) che hanno formato gli archi montuosi del Tauro e dello Zagros: la grande zolla, rimasta essenzialmente rigida, subì un’inclinazione verso S e, a partire dalla fine del Cenozoico, fu ricoperta nella sezione più meridionale dalle alluvioni depositate dal Tigri e dall’Eufrate, secondo un processo ancora in corso, come testimoniano le continue variazioni morfologiche e gli spostamenti della linea di costa. L’orlo montuoso dell’Iraq, che nella parte orientale supera in più punti i 3500 m (Keli Haji Ibrāhīm, 3600 m), forma un gigantesco arco di catene diretto prima da W a E e poi da NW a SE fin quasi a lambire il Golfo Persico. I monti scendono ripidi sul bassopiano o vi si smorzano con una serie di lunghe e spettacolari pieghe anticlinali: fratture tettoniche hanno favorito l’infiltrarsi di colate basaltiche e questi monti, per lo più formati da rocce calcaree, incisi da gole, si presentano aridi e nudi anche per la diffusione che vi hanno i fenomeni carsici. Nei settori occidentali e sudoccidentali del Paese si estendono invece monotone piattaforme, debolmente inclinate verso l’Eufrate e preludio ai deserti di Arabia e di Siria; i solchi degli uidian e le alture basaltiche ne costituiscono la più marcata componente morfologica.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

L’Iraq odierno corrisponde in gran parte all’antica Mesopotamia, la “terra in mezzo ai fiumi”, ossia l’Eufrate e ilTigri, che scorrono da nord a sud, unendosi prima di sfociare nel Golfo Persico. Lungo le rive di questi fiumi sono presenti ampie zone paludose usate in passato per frenare le inondazioni generate dalle piene di questi fiumi. Altri due fiumi di notevole rilevanza sono il Grande Zāb e il Piccolo Zāb, affluenti del Tigri.

Per far fronte ai problemi idrologici ed energetici del paese sono state costruite numerose dighe. Le più importanti sono:

  • Diga di Haditha: situata sul fiume Eufrate, con una potenza di 660 MW.
  • Diga di Mossul: situata su fiume Tigri è attualmente la più grande del paese. Ha una potenza di 750 MW.
  • Diga di Bekhme: la sua costruzione sul fiume Grande Zāb è attualmente sospesa. Con i suoi 1500 MW di progetto, se verrà completata diventerà la più grande del paese.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima iracheno è tropicale: steppa a nord e deserto a sud. Gli inverni sono miti, escludendo la catena montuosa a nord del paese, dove sono abbastanza rigidi. Le estati sono caldissime. Le temperature in questa stagione sono tra le più elevate al mondo: superano infatti costantemente i 43 °C, con punte di 51 – 52 °C, soprattutto nella pianura mesopotamica.

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Popolazione in migliaia. Dati FAOSTAT 2004

Secondo stime del CIA World Factbook nel luglio 2014 la popolazione irachena era di 32 585 692abitanti.[4] Le continue guerre degli ultimi 30 anni hanno provocato una forte emigrazione: nel 2008 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati calcolava circa due milioni di rifugiati all’estero, in larga maggioranza in Siria e Giordania.[5]
I tre principali gruppi etnico-religiosi del Paese sono gli arabi sciiti (circa il 60% della popolazione), gli arabi sunniti (15-20%) e i curdi (15-20%, anch’essi prevalentemente sunniti).

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

L’etnia maggioritaria (75-80%) è quella araba. Vi è poi una consistente minoranza curda (15-20%), maggioritaria nel nord-est del Paese. Fra le altre etnie vi sono quella turcomanna e quella assira.[4]
All’interno di questi gruppi etnici sono poi individuabili dei sotto-gruppi, come gli arabi delle paludi e gli yazidi, questi ultimi di etnia curda.

Religioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa cattolica in Iraq.

Gli iracheni sono ufficialmente in larghissima maggioranza musulmani (99% della popolazione)[6]. Nello specifico, circa il 62,5% della popolazione è di fede musulmana sciita e il 34,5% è di fede musulmana sunnita[7]. Sono per lo più sciiti gli arabi residenti nella popolosa zona sudorientale, mentre professano la fede sunnita la parte della comunità araba insediata nella parte centro-occidentale del Paese e la quasi totalità degli appartenenti all’etnia curda (insediati prevalentemente nell’Iraq nordorientale).[6]
Sia fra gli arabi che fra i curdi vi è poi una piccola minoranza di cristiani. Fino circa al 2003 la popolazione cristiana contava circa 1 500 000 fedeli, per lo più appartenenti alle chiese assira, cattolica caldea, siriaco-ortodossa, siriaco-cattolica e armena. Negli anni successivi, però, il numero di cristiani in Iraq è drasticamente calato, e oggi si stima ammonti a circa 200.000 persone.[8]
Altri gruppi etnico-religiosi minori presenti in Iraq sono i Mandei, gli Yazidi, gli Yarsan e gli Shabak.

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

La lingua più parlata è l’arabo, appartenente alla famiglia semitica, mentre il curdo, di origine indoeuropea e assai vicino al farsi, è parlato nelle zone dove l’etnia curda è maggioritaria. L’arabo e il curdo sono le due lingue ufficiali[4][7], ma in base all’articolo 4 della Costituzione, sono riconosciuti il turkmeno o turcomanno e il sirianocome lingue ufficiali nelle aree amministrative dove sono presenti in alta densità demografica e, insieme all’armeno, come lingue riconosciute limitatamente alle aree in cui sono diffuse[9].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell’Iraq.

L’area fertile della Mesopotamia, situata fra i fiumi Eufrate e Tigri, ha visto nascere alcune delle civiltà più antiche del mondo come i Sumeri, i Babilonesi e gli Assiri, nonché importantissime invenzioni quali la scrittura. Qui, nella città di Ur, sarebbe nato secondo le tre grandi religioni monoteiste il patriarca Abramo. La Mesopotamia fu a lungo parte dell’Impero persiano – sia achemenide, sia partico e sasanide -. In seguito fu annessa all’impero romano e nel III secolo venne cristianizzata, per poi tornare alla Persia nel IV secolo fino alla definitiva sconfitta dei Persiani da parte dell’imperatore romano Eraclio I nel VII secolo, poco prima della conquista islamica.

Periodo islamico[modifica | modifica wikitesto]

Nel 656 l’odierno Iraq venne conquistato dagli arabi, che introdussero l’Islam e lo governarono da Damasco, oggi in Siria. Nel 762 il califfato fu spostato dalla nuova dinastia abbaside nella nuova città di Baghdad (vicino all’anticaBabilonia), che rimase a lungo il centro più importante del mondo arabo, salvo il relativamente breve periodo in cui il centro di governo e dell’economia si spostò nella più settentrionale Sāmarrāʾ.

Il califfato abbaside cadde nel 1258 sotto i colpi dei Mongoli guidati da Hülegü, avviando quel fenomeno di frammentazione politica (ma non culturale) del mondo arabo-islamico che fino ad allora dipendeva politicamente dal califfato e che conosciamo ancor oggi. Tamerlano, un condottiero turco-mongolo musulmano, invase l’Iraq nel1401, pur mantenendo il centro delle sue attività politiche a Samarcanda, come d’altra parte fecero anche i suoi discendenti.

Dall’inizio del XVI secolo l’Iraq fu invece conteso tra l’Impero persiano, retto dalla dinastia sciita dei Safavidi (azeridi lingua e cultura), e l’Impero Ottomano sunnita, fin quando quest’ultimo lo incorporò definitivamente nel 1638(Trattato di Qasr-e Shirin).

Indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Al termine del I conflitto mondiale, le truppe britanniche occuparono l’odierno Iraq (fino ad allora provinciaottomana). Nell’ambito della spartizione dell’Impero ottomano, il 25 aprile 1920 fu presentata alla Società delle Nazioni una bozza che attribuiva a Londra il mandato di amministrare l’Iraq in vista della sua futura indipendenza. Tuttavia, lo scoppio di una rivolta anti-britannica nei mesi successivi spinse a scartare l’idea del mandato in favore di un’immediata semi-indipendenza, con la politica estera e militare sotto il controllo di Londra, oltre al diritto di intervento anche in altri campi. Il nuovo Stato assunse per volontà britannica la forma di una monarchia retta dal re hashemita Fayṣal b. al-Ḥusayn. Il periodo di amministrazione britannica ebbe fine il 3 ottobre 1932, quando venne ufficialmente riconosciuta l’indipendenza dell’Iraq, seppure ancora limitata sotto alcuni aspetti militari ed economici. Nel 1941 il governo filo-britannico di Nūrī al-Saʿīd, fu rovesciato da un colpo di Stato nazionalista, guidato dall’avvocato Rashīd ʿAlī al-Kaylānī, che tuttavia né la Germania nazista né l’Italia fascista appoggiarono in modo significativo.[10] I Britannici entrarono rapidamente in guerra col nuovo governo e lo sconfissero nel giro di un mese, causando circa un migliaio di morti. La frustrazione dei sostenitori del deposto governo anti-britannico e favorevole a un’alleanza con l’Asse, diede luogo alla prima e più eclatante persecuzione di ebrei in Iraq, il Farhud(“rottura dell’ordine e della legge”). L’evento avvenne fra l’1 e il 3 giugno del 1941.

Cessata la tutela britannica alla fine della seconda guerra mondiale, la monarchia perseguì una linea filo-occidentale, ma il 14 luglio 1958 un colpo di Stato messo in atto dal Comitato degli Ufficiali Liberi guidati dal generale ʿAbd al-Karīm Qāsim (talora traslitterato Abdul Karim Kassem), istituì la repubblica, giustiziando sommariamente l’intera famiglia reale con i suoi notabili e perseguendo una linea nazionalista e neutralista. L’8 febbraio 1963 Kassem viene ucciso nel corso di un ulteriore colpo di Stato, che porta al potere il partito Ba’th, di ispirazione socialista e panaraba, favorevole a un avvicinamento in politica estera all’Unione Sovietica. Il nuovo governo è perciò sostenuto dalla repubblica egiziana governata dal colonnello Nasser, ed è in questa cornice che muoverà i suoi primi passi politici il ba’thista Saddam Hussein. Tuttavia, il 18 novembre 1963 il regime del Ba’thviene rovesciato da un altro colpo di Stato ad opera dell’ex braccio destro del generale Kassem, il colonnello ʿAbd al-Salām ʿĀrif. Dopo la morte violenta di quest’ultimo sarà suo fratello, il maresciallo ʿAbd al-Rahmān ʿĀrif a guidare il Paese. Il 17 luglio 1968, però, il Ba’th è riportato al potere ancora da un colpo di Stato, guidato questa volta dal generale Ahmad Hasan al-Bakr, parente di Saddam Hussein.

In tutto questo ventennio postbellico i rapporti con la minoranza curda sono segnati da cicli di insurrezioni, repressioni, tregue, accordi politici e mancata applicazione degli stessi.

Regime del Baʿth[modifica | modifica wikitesto]

Preso il potere, il Baʿth instaura un controllo molto stretto sulle istituzioni e sulla società irachena, in direzione panaraba e socialista anziché nazionalista, appoggiandosi preferibilmente sugli arabi sunniti, soprattutto dopo la presa del potere da parte di Saddam Hussein nel 1979, che abbandonerà rapidamente l’ispirazione socialista e filo-sovietica e, negli ultimi anni del regime, anche quella panaraba.

Il 1º giugno 1972 il governo nazionalizza l’industria petrolifera fino a quel momento in mano alla Iraq Petroleum Company britannica: questa decisione avrà un ruolo chiave nelle successive decisioni dell’OPEC. Il governo repubblicano iracheno si impegna poi fortemente nella modernizzazione del Paese. Grazie alla vendita del petrolio nazionalizzato, il governo finanziò l’elettrificazione del paese, la costruzione di acquedotti, scuole, università, ospedali. La politica interna giungerà al creare ed intensificare un’economia industriale e produttiva non collegata al petrolio, con creazione di posti di lavoro e di benessere per la popolazione. Va inoltre ricordato il riconoscimento di numerosi diritti civili alle donne e l’instaurazione di una forma di governo interamente laica.

Nel 1980 gli Stati Uniti e i paesi NATO appoggiarono con aiuti economici e militari la volontà dell’Iraq (che aveva rivendicazioni territoriali) a scendere in guerra il 22 settembre contro l’Iran (dove una rivoluzione fondamentalista islamica aveva rovesciato la monarchia); al termine (8 agosto 1988) del conflitto però non ci furono né vincitori né vinti.

Nel corso della guerra morirono tra mezzo milione e un milione e mezzo di persone da entrambe le parti[11].

Prima guerra del Golfo (199

ait a sud, Siria a nordovest, Giordania a ovest e Iran verso est. Il territorio dell’Iraq corrisponde approssimativamente al territorio dell’anticaMesopotamia, la “terra dei fiumi” (Bilād al-Rafidayn in arabo), mentre il nome attuale viene dal persiano eraq, ossia “terre basse” (in contrapposizione all’altopiano iranico). La capitale è Baghdad. Possiede la terza riserva di petrolio al mondo.

Per circa 25 anni il Paese è stato governato in maniera autoritaria dal regime dittatoriale di Saddam Hussein. In seguito alla caduta di questo avvenuta nel 2003, l’Iraq è divenuto nel 2005 una repubblica parlamentare federale. Dal 2014 la parte occidentale del Paese è controllata dallo Stato Islamico, gruppo fondamentalista wahhabita, in guerra col governo centrale.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia dell’Iraq.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio iracheno comprende, oltre alla Mesopotamia – con cui si è portati in prima approssimazione a identificarlo –, a ovest un vasto lembo orientale del deserto Siriaco e gli ultimi tavolati delNefūd (Arabia Saudita); a E i primi rilievi della catena dello Zagros; a nord include un’estrema sezione della stessa catena che corrisponde al Kurdistan meridionale. Circa il 60% del territorio rientra però nella pianura mesopotamica, vasta area depressionaria orientale (Irāq significa appunto bassura) del tavolato siro-arabico, colmata verso il Golfo Persico dalle alluvioni recenti del Tigri e dell’Eufrate: è perciò una zona di passaggio tra la Siria (e quindi il mondo mediterraneo) e il Golfo Persico, naturale corridoio verso il mondo indiano. La sua struttura geologica è relativamente semplice, essendo costituita essenzialmente da un imbasamento paleozoico che, ricoperto da potenti stratificazioni sedimentarie marine, si contrappose ai movimenti orogenetici cenozoici (a cui si ricollegano i vasti espandimenti di rocce effusive presenti nel Nord) che hanno formato gli archi montuosi del Tauro e dello Zagros: la grande zolla, rimasta essenzialmente rigida, subì un’inclinazione verso S e, a partire dalla fine del Cenozoico, fu ricoperta nella sezione più meridionale dalle alluvioni depositate dal Tigri e dall’Eufrate, secondo un processo ancora in corso, come testimoniano le continue variazioni morfologiche e gli spostamenti della linea di costa. L’orlo montuoso dell’Iraq, che nella parte orientale supera in più punti i 3500 m (Keli Haji Ibrāhīm, 3600 m), forma un gigantesco arco di catene diretto prima da W a E e poi da NW a SE fin quasi a lambire il Golfo Persico. I monti scendono ripidi sul bassopiano o vi si smorzano con una serie di lunghe e spettacolari pieghe anticlinali: fratture tettoniche hanno favorito l’infiltrarsi di colate basaltiche e questi monti, per lo più formati da rocce calcaree, incisi da gole, si presentano aridi e nudi anche per la diffusione che vi hanno i fenomeni carsici. Nei settori occidentali e sudoccidentali del Paese si estendono invece monotone piattaforme, debolmente inclinate verso l’Eufrate e preludio ai deserti di Arabia e di Siria; i solchi degli uidian e le alture basaltiche ne costituiscono la più marcata componente morfologica.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

L’Iraq odierno corrisponde in gran parte all’antica Mesopotamia, la “terra in mezzo ai fiumi”, ossia l’Eufrate e ilTigri, che scorrono da nord a sud, unendosi prima di sfociare nel Golfo Persico. Lungo le rive di questi fiumi sono presenti ampie zone paludose usate in passato per frenare le inondazioni generate dalle piene di questi fiumi. Altri due fiumi di notevole rilevanza sono il Grande Zāb e il Piccolo Zāb, affluenti del Tigri.

Per far fronte ai problemi idrologici ed energetici del paese sono state costruite numerose dighe. Le più importanti sono:

  • Diga di Haditha: situata sul fiume Eufrate, con una potenza di 660 MW.
  • Diga di Mossul: situata su fiume Tigri è attualmente la più grande del paese. Ha una potenza di 750 MW.
  • Diga di Bekhme: la sua costruzione sul fiume Grande Zāb è attualmente sospesa. Con i suoi 1500 MW di progetto, se verrà completata diventerà la più grande del paese.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima iracheno è tropicale: steppa a nord e deserto a sud. Gli inverni sono miti, escludendo la catena montuosa a nord del paese, dove sono abbastanza rigidi. Le estati sono caldissime. Le temperature in questa stagione sono tra le più elevate al mondo: superano infatti costantemente i 43 °C, con punte di 51 – 52 °C, soprattutto nella pianura mesopotamica.

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Popolazione in migliaia. Dati FAOSTAT 2004

Secondo stime del CIA World Factbook nel luglio 2014 la popolazione irachena era di 32 585 692abitanti.[4] Le continue guerre degli ultimi 30 anni hanno provocato una forte emigrazione: nel 2008 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati calcolava circa due milioni di rifugiati all’estero, in larga maggioranza in Siria e Giordania.[5]
I tre principali gruppi etnico-religiosi del Paese sono gli arabi sciiti (circa il 60% della popolazione), gli arabi sunniti (15-20%) e i curdi (15-20%, anch’essi prevalentemente sunniti).

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

L’etnia maggioritaria (75-80%) è quella araba. Vi è poi una consistente minoranza curda (15-20%), maggioritaria nel nord-est del Paese. Fra le altre etnie vi sono quella turcomanna e quella assira.[4]
All’interno di questi gruppi etnici sono poi individuabili dei sotto-gruppi, come gli arabi delle paludi e gli yazidi, questi ultimi di etnia curda.

Religioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa cattolica in Iraq.

Gli iracheni sono ufficialmente in larghissima maggioranza musulmani (99% della popolazione)[6]. Nello specifico, circa il 62,5% della popolazione è di fede musulmana sciita e il 34,5% è di fede musulmana sunnita[7]. Sono per lo più sciiti gli arabi residenti nella popolosa zona sudorientale, mentre professano la fede sunnita la parte della comunità araba insediata nella parte centro-occidentale del Paese e la quasi totalità degli appartenenti all’etnia curda (insediati prevalentemente nell’Iraq nordorientale).[6]
Sia fra gli arabi che fra i curdi vi è poi una piccola minoranza di cristiani. Fino circa al 2003 la popolazione cristiana contava circa 1 500 000 fedeli, per lo più appartenenti alle chiese assira, cattolica caldea, siriaco-ortodossa, siriaco-cattolica e armena. Negli anni successivi, però, il numero di cristiani in Iraq è drasticamente calato, e oggi si stima ammonti a circa 200.000 persone.[8]
Altri gruppi etnico-religiosi minori presenti in Iraq sono i Mandei, gli Yazidi, gli Yarsan e gli Shabak.

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

La lingua più parlata è l’arabo, appartenente alla famiglia semitica, mentre il curdo, di origine indoeuropea e assai vicino al farsi, è parlato nelle zone dove l’etnia curda è maggioritaria. L’arabo e il curdo sono le due lingue ufficiali[4][7], ma in base all’articolo 4 della Costituzione, sono riconosciuti il turkmeno o turcomanno e il sirianocome lingue ufficiali nelle aree amministrative dove sono presenti in alta densità demografica e, insieme all’armeno, come lingue riconosciute limitatamente alle aree in cui sono diffuse[9].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell’Iraq.

L’area fertile della Mesopotamia, situata fra i fiumi Eufrate e Tigri, ha visto nascere alcune delle civiltà più antiche del mondo come i Sumeri, i Babilonesi e gli Assiri, nonché importantissime invenzioni quali la scrittura. Qui, nella città di Ur, sarebbe nato secondo le tre grandi religioni monoteiste il patriarca Abramo. La Mesopotamia fu a lungo parte dell’Impero persiano – sia achemenide, sia partico e sasanide -. In seguito fu annessa all’impero romano e nel III secolo venne cristianizzata, per poi tornare alla Persia nel IV secolo fino alla definitiva sconfitta dei Persiani da parte dell’imperatore romano Eraclio I nel VII secolo, poco prima della conquista islamica.

Periodo islamico[modifica | modifica wikitesto]

Nel 656 l’odierno Iraq venne conquistato dagli arabi, che introdussero l’Islam e lo governarono da Damasco, oggi in Siria. Nel 762 il califfato fu spostato dalla nuova dinastia abbaside nella nuova città di Baghdad (vicino all’anticaBabilonia), che rimase a lungo il centro più importante del mondo arabo, salvo il relativamente breve periodo in cui il centro di governo e dell’economia si spostò nella più settentrionale Sāmarrāʾ.

Il califfato abbaside cadde nel 1258 sotto i colpi dei Mongoli guidati da Hülegü, avviando quel fenomeno di frammentazione politica (ma non culturale) del mondo arabo-islamico che fino ad allora dipendeva politicamente dal califfato e che conosciamo ancor oggi. Tamerlano, un condottiero turco-mongolo musulmano, invase l’Iraq nel1401, pur mantenendo il centro delle sue attività politiche a Samarcanda, come d’altra parte fecero anche i suoi discendenti.

Dall’inizio del XVI secolo l’Iraq fu invece conteso tra l’Impero persiano, retto dalla dinastia sciita dei Safavidi (azeridi lingua e cultura), e l’Impero Ottomano sunnita, fin quando quest’ultimo lo incorporò definitivamente nel 1638(Trattato di Qasr-e Shirin).

Indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Al termine del I conflitto mondiale, le truppe britanniche occuparono l’odierno Iraq (fino ad allora provinciaottomana). Nell’ambito della spartizione dell’Impero ottomano, il 25 aprile 1920 fu presentata alla Società delle Nazioni una bozza che attribuiva a Londra il mandato di amministrare l’Iraq in vista della sua futura indipendenza. Tuttavia, lo scoppio di una rivolta anti-britannica nei mesi successivi spinse a scartare l’idea del mandato in favore di un’immediata semi-indipendenza, con la politica estera e militare sotto il controllo di Londra, oltre al diritto di intervento anche in altri campi. Il nuovo Stato assunse per volontà britannica la forma di una monarchia retta dal re hashemita Fayṣal b. al-Ḥusayn. Il periodo di amministrazione britannica ebbe fine il 3 ottobre 1932, quando venne ufficialmente riconosciuta l’indipendenza dell’Iraq, seppure ancora limitata sotto alcuni aspetti militari ed economici. Nel 1941 il governo filo-britannico di Nūrī al-Saʿīd, fu rovesciato da un colpo di Stato nazionalista, guidato dall’avvocato Rashīd ʿAlī al-Kaylānī, che tuttavia né la Germania nazista né l’Italia fascista appoggiarono in modo significativo.[10] I Britannici entrarono rapidamente in guerra col nuovo governo e lo sconfissero nel giro di un mese, causando circa un migliaio di morti. La frustrazione dei sostenitori del deposto governo anti-britannico e favorevole a un’alleanza con l’Asse, diede luogo alla prima e più eclatante persecuzione di ebrei in Iraq, il Farhud(“rottura dell’ordine e della legge”). L’evento avvenne fra l’1 e il 3 giugno del 1941.

Cessata la tutela britannica alla fine della seconda guerra mondiale, la monarchia perseguì una linea filo-occidentale, ma il 14 luglio 1958 un colpo di Stato messo in atto dal Comitato degli Ufficiali Liberi guidati dal generale ʿAbd al-Karīm Qāsim (talora traslitterato Abdul Karim Kassem), istituì la repubblica, giustiziando sommariamente l’intera famiglia reale con i suoi notabili e perseguendo una linea nazionalista e neutralista. L’8 febbraio 1963 Kassem viene ucciso nel corso di un ulteriore colpo di Stato, che porta al potere il partito Ba’th, di ispirazione socialista e panaraba, favorevole a un avvicinamento in politica estera all’Unione Sovietica. Il nuovo governo è perciò sostenuto dalla repubblica egiziana governata dal colonnello Nasser, ed è in questa cornice che muoverà i suoi primi passi politici il ba’thista Saddam Hussein. Tuttavia, il 18 novembre 1963 il regime del Ba’thviene rovesciato da un altro colpo di Stato ad opera dell’ex braccio destro del generale Kassem, il colonnello ʿAbd al-Salām ʿĀrif. Dopo la morte violenta di quest’ultimo sarà suo fratello, il maresciallo ʿAbd al-Rahmān ʿĀrif a guidare il Paese. Il 17 luglio 1968, però, il Ba’th è riportato al potere ancora da un colpo di Stato, guidato questa volta dal generale Ahmad Hasan al-Bakr, parente di Saddam Hussein.

In tutto questo ventennio postbellico i rapporti con la minoranza curda sono segnati da cicli di insurrezioni, repressioni, tregue, accordi politici e mancata applicazione degli stessi.

Regime del Baʿth[modifica | modifica wikitesto]

Preso il potere, il Baʿth instaura un controllo molto stretto sulle istituzioni e sulla società irachena, in direzione panaraba e socialista anziché nazionalista, appoggiandosi preferibilmente sugli arabi sunniti, soprattutto dopo la presa del potere da parte di Saddam Hussein nel 1979, che abbandonerà rapidamente l’ispirazione socialista e filo-sovietica e, negli ultimi anni del regime, anche quella panaraba.

Il 1º giugno 1972 il governo nazionalizza l’industria petrolifera fino a quel momento in mano alla Iraq Petroleum Company britannica: questa decisione avrà un ruolo chiave nelle successive decisioni dell’OPEC. Il governo repubblicano iracheno si impegna poi fortemente nella modernizzazione del Paese. Grazie alla vendita del petrolio nazionalizzato, il governo finanziò l’elettrificazione del paese, la costruzione di acquedotti, scuole, università, ospedali. La politica interna giungerà al creare ed intensificare un’economia industriale e produttiva non collegata al petrolio, con creazione di posti di lavoro e di benessere per la popolazione. Va inoltre ricordato il riconoscimento di numerosi diritti civili alle donne e l’instaurazione di una forma di governo interamente laica.

Nel 1980 gli Stati Uniti e i paesi NATO appoggiarono con aiuti economici e militari la volontà dell’Iraq (che aveva rivendicazioni territoriali) a scendere in guerra il 22 settembre contro l’Iran (dove una rivoluzione fondamentalista islamica aveva rovesciato la monarchia); al termine (8 agosto 1988) del conflitto però non ci furono né vincitori né vinti.

Nel corso della guerra morirono tra mezzo milione e un milione e mezzo di persone da entrambe le parti[11].

Prima guerra del Golfo (199

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...