Mese: ottobre 2016

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Terremoto

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Schema di cosa genera un terremoto. L’improvviso spostamento di una massa rocciosa, di solito non superficiale, genera le onde sismiche che raggiungono in breve tempo la superficie terrestre facendo vibrare gli strati rocciosi e i terreni soprastanti.

In geofisica i terremoti (dal latino: terrae motus, che vuol dire “movimento della terra”), detti anche sismi o scosse telluriche (dal latino Tellus, dea romana della Terra), sono vibrazioni o assestamenti improvvisi della crosta terrestre, provocati dallo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo.

Tale spostamento è generato dalle forze di natura tettonica che agiscono costantemente all’interno della crosta terrestre provocando la liberazione di energia in una zona interna della Terra detta ipocentro, tipicamente localizzato al di sopra di fratture preesistenti della crosta dette faglie; a partire dalla frattura creatasi una serie di onde elastiche, dette “onde sismiche“, si propaga in tutte le direzioni dall’ipocentro, dando vita al fenomeno osservato in superficie. Il luogo della superficie terrestre posto sulla verticale dell’ipocentro si chiama epicentro ed è generalmente quello più interessato dal fenomeno. La branca della geofisica che studia questi fenomeni è la sismologia.

Quasi tutti i terremoti che avvengono sulla superficie terrestre sono concentrati in zone ben precise, ossia in prossimità dei confini tra due placche tettoniche dove il contatto è costituito da faglie: queste sono infatti le aree tettonicamente attive, ossia dove le placche si muovono più o meno lentamente “sfregando” o “cozzando” le une rispetto alle altre, generando così i terremoti d’interplacca. Più raramente i terremoti avvengono lontano dalle zone di confine tra placche, per riassestamenti tettonici. Terremoti localizzati e di minor intensità sono registrabili in aree vulcaniche per effetto del movimento di masse magmatiche in profondità.

Secondo il modello della tettonica delle placche il movimento delle placche è lento, costante e impercettibile (se non con strumenti appositi), e modella e distorce le rocce sia in superficie che nel sottosuolo. Tuttavia in alcuni momenti e in alcune aree, a causa delle forze interne (pressioni, tensioni e attriti) tra le masse rocciose, tali modellamenti si arrestano e la superficie coinvolta accumula tensione ed energia per decine o centinaia di anni fino a che, al raggiungimento del carico di rottura, l’energia accumulata è sufficiente a superare le forze resistenti causando l’improvviso e repentino spostamento della massa rocciosa coinvolta. Tale movimento improvviso, che in pochi secondi rilascia energia accumulata per decine o centinaia di anni, genera così le onde sismiche e il terremoto associato.

Descrizione

Oggi definiamo terremoto (o sisma) l’evento che ha origine quando lo scontro tra due zolle causa una rapida vibrazione della crosta terrestre capace di sprigionare quantità elevatissime di energia, indipendentemente dagli effetti che provoca. Ogni giorno sulla Terra si verificano migliaia di terremoti: sperimentalmente si osserva che la stragrande maggioranza di terremoti al mondo, così come di eruzioni vulcaniche, avviene lungo la cosiddetta cintura di fuoco Pacifica e quindi interessa spesso la crosta oceanica come zona di innesco o fratturazione. Solo qualche decina sono percepiti dalla popolazione e la maggior parte di questi ultimi causano poco o nessun danno. La durata media di una scossa è molto al di sotto dei 30 secondi; per i terremoti più forti può però arrivare fino a qualche minuto.

Mappa delle zone sismiche terrestri

La sorgente del sisma è generalmente distribuita in una zona interna della crosta terrestre. Nel caso dei terremoti più devastanti questa può avere un’estensione anche dell’ordine di un migliaio di chilometri ma è idealmente possibile identificare un punto preciso dal quale le onde sismiche hanno avuto origine: questo si chiama “ipocentro” e qui si è originato il movimento a partire dalla frattura preesistente (faglia) o la sua improvvisa generazione. La proiezione verticale dell’ipocentro sulla superficie terrestre viene invece detta “epicentro“, ed è il punto in cui di solito si verificano i danni maggiori. Le onde elastiche che si propagano durante un terremoto sono di diverso tipo e in alcuni casi possono risultare in un movimento prevalentemente orizzontale (scossa ondulatoria) o verticale del terreno (scossa sussultoria).

Alcuni terremoti si manifestano o sono preceduti da sciami sismici (foreshocks) più o meno lunghi e intensi, caratterizzati da più terremoti ripetuti nel tempo e particolarmente circoscritti in una determinata area, altri invece si manifestano subito e improvvisamente con una o più scosse principali (main shock); un’altra forma sono le sequenze sismiche, caratterizzate ciascuna da più terremoti sprigionati in successione ravvicinata e non circoscritti in una determinata zona.[1] I terremoti di maggiore magnitudo sono di solito accompagnati da eventi secondari (non necessariamente meno distruttivi) che seguono la scossa principale e si definiscono repliche(aftershocks, spesso definite erroneamente scosse di assestamento). Quando più eventi si verificano contemporaneamente o quasi, può trattarsi di terremoti indotti (il sisma innesca la fratturazione di altra roccia che era già prossima al punto critico di rottura).

Un terremoto, inoltre, può essere accompagnato da forti rumori che possono ricordare boati, rombi, tuoni, sequenze di spari, eccetera: questi suoni sono dovuti al passaggio delle onde sismiche all’atmosfera e sono più intensi in vicinanza dell’epicentro.

Cause

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Teoria della reazione elastica.

In generale i terremoti sono causati da improvvisi movimenti di masse rocciose (più o meno grandi) all’interno della crosta terrestre.

La superficie terrestre è infatti in lento, ma costante movimento (vedi tettonica delle placche) e i terremoti si verificano quando la tensione risultante accumulata da stress meccanici eccede la capacità o resistenza del materiale roccioso di sopportarla, cioè supera il cosiddetto carico di rottura.

Questa condizione si verifica molto spesso ai confini delle placche tettoniche. Gli eventi sismici che si verificano ai confini tra placche sono detti terremoti tettonici, quelli meno frequenti che avvengono all’interno delle placche della litosfera sono invece detti terremoti intraplacca.

Quasi tutti i terremoti che avvengono sulla superficie terrestre sono quindi concentrati in zone ben precise, ossia in prossimità dei confini tra una placca tettonica e l’altra: queste sono infatti le aree tettonicamente attive, dove cioè le placche si muovono più o meno lentamente e improvvisamente le une rispetto alle altre. Secondo la tettonica delle placche la superficie della Terra è infatti modellata come se fosse composta da circa una dozzina di grandi placche tettoniche che si muovono molto lentamente, a causa delle correnti di convezione del mantello terrestre posto sotto la crosta terrestre. Poiché esse non si muovono tutte nella stessa direzione, le placche spesso collidono direttamente slittando lateralmente lungo il bordo di un’altra (faglia trasforme). In generale il movimento delle placche è lento, impercettibile (se non con strumenti appositi) e costante; tuttavia in alcuni momenti e in alcune aree, il movimento si arresta e la zona coinvolta accumula energia per decenni o secoli fino al raggiungimento del cosiddetto carico di rottura, quando a causa delle forze interne, ovvero del bilancio tra pressioni, tensioni e attriti tra le masse rocciose, tali movimenti avvengono in maniera improvvisa e repentina rilasciando l’energia accumulata e sviluppando così un terremoto.

La disposizione delle zone sismiche risulta localizzata in massima parte lungo i margini tra le zolle tettoniche (es. cintura di fuoco) e in particolare lungo le fosse abissali (zone di subduzione), dove lo sprofondamento della crosta oceanica al di sotto di altre porzioni di crosta terrestre porta alla fusione per attrito di parte della zona rocciosa di contatto, oppure lungo le dorsali oceaniche dove il magma del mantello terrestre risale in superficie attraverso le fratture della crosta oceanica e una volta solidificato va a “saldare” le placche stesse; i terremoti lungo le dorsali sono dunque l’effetto della rottura repentina di queste saldature al raggiungimento di un certo livello di stress meccanico. In queste zone i fenomeni sismici sono spesso associati anche al vulcanismo per la concomitanza delle forze tettoniche in gioco e per questo motivo le eruzioni vulcaniche in loco sono spesso precedute da terremoti.

Si presume dunque che la dislocazione delle placche sia il meccanismo scatenante dei terremoti. Causa secondaria è il movimento magmatico all’interno di un vulcano, che può essere indice di una imminente eruzione assieme al caratteristico tremore. In rarissimi casi, terremoti sono stati associati all’accumulo di grandi masse d’acqua nei bacini delle dighe, come per la diga di Kariba in Zambia, Africa, e con l’iniezione o estrazione di fluidi dalla crosta terrestre (Arsenale delle Montagne Rocciose). Tali terremoti avvengono perché la resistenza della crosta terrestre può essere modificata dalla pressione del fluido.

Tipi di faglie

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Faglia.

I terremoti si verificano su fratture o spaccature della crosta terrestre note come faglie sismiche, laddove cioè si accumula lo stress meccanico indotto dai movimenti tettonici. I confini tra placche tettoniche non sono infatti definiti da una semplice rottura o discontinuità, ma questa spesso si manifesta attraverso un sistema di più fratture, che possono essere indipendenti tra loro ed anche parallele per alcuni tratti, che rappresentano appunto le faglie. Esistono diversi tipi di faglie suddivise a seconda del movimento relativo delle porzioni tettoniche adiacenti alla frattura stessa e dell’angolo del piano di faglia. Il processo di formazione e sviluppo della faglia, nonché dei terremoti stessi, è noto come fagliazione e può essere studiato attraverso tecniche di analisi proprie della meccanica della frattura.

L’intensità di un sisma dipende dalla quantità di energia accumulata nel punto di rottura che dipende a sua volta in generale dal tipo di rocce coinvolte nel processo di accumulo, cioè dal loro carico di rottura, dal tipo di sollecitazione o stress interno e dal tipo di faglia.

Le onde sismiche

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Onde sismiche.

Si distinguono tre tipi di onde sismiche:

Onde di compressione o longitudinali (P)

Le onde longitudinali fanno oscillare le particelle della roccia nella stessa direzione di propagazione dell’onda. Esse generano quindi “compressioni” e “rarefazioni” successive nel materiale in cui si propagano. La velocità di propagazione dipende dalle caratteristiche elastiche del materiale e dalla sua densità; in genere però viaggiano a una velocità compresa tra i 4 e gli 8 km/s. Poiché le onde P si propagano più rapidamente, sono anche le prime (P = Primarie) a raggiungere i sismometri, e quindi ad essere registrate dai sismografi. Queste onde sismiche attraversano longitudinalmente tutti i tipi di materia: solidi, liquidi e gas.

Onde di taglio o trasversali (S)

Le onde S, ovvero onde “secondarie”, si propagano solo nei solidi perpendicolarmente alla loro direzione di propagazione (onde di taglio). Esse sono più lente delle onde P, viaggiando nella crosta terrestre con una velocità fra 2 e 4 km/s. Le onde S non possono propagarsi attraverso i fluidi e i gas perché questi non oppongono resistenza al taglio. A differenza delle onde P le onde S non causano variazioni di volume.

Onde superficiali (R e L)

Le onde superficiali, a differenza di ciò che si potrebbe pensare, non si manifestano nell’epicentro, ma solo ad una certa distanza da questo. Tali onde sono il frutto del combinarsi delle onde P e delle onde S, e sono perciò molto complesse. Le onde superficiali sono quelle che provocano i maggiori danni.

Le onde di Rayleigh, dette anche onde R, muovono le particelle secondo orbite ellittiche in un piano verticale lungo la direzione di propagazione, come avviene per le onde in acqua.

Le onde di Love, dette anche onde L, muovono invece le particelle trasversalmente alla direzione di propagazione (come le onde S), ma solo sul piano orizzontale.

Tutte le onde sismiche sono soggette ad attenuazione con la distanza in funzione delle caratteristiche del mezzo di propagazione.

Rilevazione e misurazione

Le onde sismiche sono rilevabili e misurabili attraverso particolari strumenti detti sismografi, usati comunemente dai sismologi, e visualizzabili su sismogrammi; l’elaborazione incrociata dei dati di più sismografi sparsi su un territorio ad una certa distanza dal sisma consente di stimare in maniera abbastanza accurata l’epicentro, l’ipocentro e l’intensità del sisma; quest’ultima può essere valutata attraverso le cosiddette scale sismiche, principalmente la Scala Richter, la Scala Mercalli e la Scala di magnitudo del momento sismico.

Lo spostamento tettonico della crosta terrestre nelle 3 coordinate spaziali in seguito a un forte terremoto può essere misurato accuratamente attraverso tecniche di telerilevamento quali le rilevazioni geodetiche e l’interferometria radar-satellitare tramite SAR nell’intera area colpita a partire dall’epicentro.

Effetti e danni

Danni provocati da un terremoto

Il disallineamento dei blocchi delle colonne del Tempio di Efesto è attribuito all’effetto sull’edificio di terremoti avvenuti nel passato[2]

I terremoti sono gli eventi naturali di gran lunga più potenti sulla terra; i sismi possono rilasciare in pochi secondi un’energia superiore a migliaia di bombe atomiche, solitamente misurata in termini di momento sismico. A tal riguardo basti pensare che un terremoto riesce a spostare in pochi secondi volumi di roccia di centinaia di chilometri cubi.

In conseguenza di ciò i terremoti possono causare gravi distruzioni e alte perdite di vite umane attraverso una serie di agenti distruttivi, il principale dei quali è il movimento violento del terreno con conseguente sollecitazione delle strutture edilizie in posa (edifici, ponti ecc.), accompagnato eventualmente anche da altri effetti secondari quali inondazioni (ad esempio cedimento di dighe), cedimenti del terreno (frane, smottamenti o liquefazione), incendi o fuoriuscite di materiali pericolosi; se il sisma avviene sotto la superficie oceanica o marina o nei pressi della linea costiera può generare maremoti o tsunami. In ogni terremoto uno o più di questi agenti possono dunque concorrere a causare ulteriori gravi danni e vittime.

I terremoti più forti, come quello del Giappone dell’11 marzo 2011(terremoto del Tōhoku del 2011), possono anche spostare di alcuni centimetri il Polo Nord Geografico (questo ad esempio lo ha spostato di circa 10 cm) a causa dell’elasticità della crosta terrestre. A livello locale gli effetti di un sisma possono variare anche sensibilmente in conseguenza dei cosiddetti effetti di sito.

Il singolo evento che ha fatto registrare più vittime negli ultimi mille anni è il terremoto dello Shaanxi (Cina) del 1556, di magnitudo 8,3, a causa del quale morirono 830.000 persone[3][4]. Quello a più alta magnitudo, invece, è il Terremoto di Valdivia (Cile) del 1960, che raggiunse 9,5.

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Gesù avvicina Zaccheo tra la sorpresa generale

30 ottobre 2016

Nel contesto del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, nel quale si trovano i brani evangelici che stiamo ascoltando e meditando in queste domeniche, siamo giunti alla città di Gerico, una delle più antiche città del mondo (Lc 19, 1-10) e lì incontriamo la figura interessante di Zaccheo. Gerico era un importante centro agricolo, che si trovava in un’ oasi rigogliosa e feconda e per questo, sulla scia di Erode, molti aristocratici della Città Santa trascorrevano il periodo invernale a Gerico, una “città di vita” come tutti i luoghi di vacanza, una città con una lunghissima tradizione di industria cosmetica che trovava la sua materia prima nei preziosi minerali del mar morto. Il denaro lì non mancava di certo e circolava notevolmente e chi si occupava di riscuotere denaro trovava abbondante pane per i suoi denti, felice del suo benessere economico ed incurante del malessere interiore che l’eccessiva ricchezza provoca nell’uomo e che viene ben spiegata nel Salmo 48 dove si dice: “ l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono!”…perentorio e fin troppo chiaro!!!

Zaccheo, capo dei pubblicani, gruppo già incontrato domenica scorsa nel Vangelo, era evidentemente un ricco tra i ricchi, ma nella sua interiorità forse il più povero tra i poveri. Gesù in questo episodio dell’incontro con Zaccheo, come in tanti altri passi del Vangelo, si dichiara espressamente nemico delle ricchezze perché semplicemente conosce il cuore dell’uomo, facilmente preda di illusioni che divengono delusioni. La ricchezza amata smodatamente è la vera antagonista, la nemica, l’antitesi di Dio e, nello stesso tempo è l’antagonista, la nemica, la vera antitesi dell’uomo.

Ma nulla è impossibile a Dio e perciò basta che il cuore di pietra si lasci trasformare in un cuore di carne e Zaccheo è testimone credibile che questo è veramente possibile a Dio e all’uomo. Il primo passaggio per attuare questa profonda rivoluzione è il senso di disgusto e di insoddisfazione che le cose riescono a provocare e che costringe ad alzare lo sguardo: è ciò che fa Zaccheo quando sale sul sicomoro per vedere ciò che non vedeva. Quando l’uomo sperimenta questo vuoto esistenziale è maturo e pronto per accogliere il Regno di Dio, che è il Vangelo, la novità di vita che Gesù ci trasmette e insegna. Quando Dio pronunzia la parola

“Oggi” (Oggi devo fermarmi a casa tua, dice Gesù rivolgendosi direttamente a Zaccheo) e l’uomo la accoglie e la fa sua, perché accetta il nuovo Oggi di Dio, allora il cuore si converte, si trasforma, cambia e diviene autentica inversione del cammino della vita, proprio come succede a Zaccheo.

Zaccheo inverte la rotta perché il suo cuore è nuovo, è entrato in nuovo modo di vivere e concepire la vita: se la sua logica fino a quel momento era di addizione per sé e di sottrazione per gli altri, ossia era indaffarato ad arraffare e accaparrare, rubando agli altri, da quell’Oggi (l’incontro con Gesù) in poi diventa logica di moltiplicazione generosa e di condivisione, con uno stile di giustizia e di carità: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto” (v. 8).

Quello che si dicono Gesù e Zaccheo viene taciuto con grande discrezione, non lo sappiamo e non ci interessa nemmeno, perché Gesù parla direttamente a tutti e in maniera personale; ciò che ci interessa sapere e che serve al mondo sapere (ed è l’annuncio dato al mondo!) è il frutto di quella conversione che è gioia per Zaccheo e per tutti quelli che da lui avevano ricevuto solo soprusi e amarezze.

“Oggi per questa casa è venuta la salvezza” così dichiara Gesù. Meravigliosa questa affermazione. La salvezza che Gesù dona e entra in casa non è altro che la ricostruzione dell’immagine e somiglianza con Dio che era stata infranta in Zaccheo; ha sperimentato la Pasqua di Gesù ancora prima che avvenisse, anzi anticipa profeticamente la Pasqua, la annuncia, vivendo quel battesimo che segna la vita di ogni cristiano. Il battesimo infatti è morire con Cristo, essere sepolti con Lui e resuscitare con Lui.

Zaccheo è come risorto a nuova vita!                                                                                                                                            Don Paolo Tonghini

America

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America
Stati 35
Superficie 42 549 000 km²
Abitanti 914 463 142[1] (2011)
Densità 21,73 ab./km²
Fusi orari da UTC-10 a UTC+0
Nome abitanti americani[2]
Americas in the world (red) (W3).svg

Posizione dell’America nel mondo

L’America, chiamata anche il Nuovo Mondo[3][4][5], è un continentedella Terra formato, secondo alcuni, da due subcontinenti[6](l’America del Nord e l’America del Sud), secondo altri, posizione maggioritaria,[senza fonte] da tre subcontinenti (l’America del Nord, l’America del Centro e l’America del Sud) dette anche le Americhe, nonché uno dei tre supercontinenti della Terra.

L’America è una terra posta nell’emisfero occidentale. È composta dai due subcontinenti di America settentrionale e America meridionale, separati dall’Istmo di Panama e da altre isole; copre l’8,3% della superficie totale della Terra (il 28,4% delle terre emerse). La topografia è dominata dalle catene montuose delleMontagne Rocciose e delle Ande, entrambe poste lungo le coste occidentali del continente.

Il piatto lato orientale dell’America è dominato da grandi bacini fluviali, come il Rio delle Amazzoni, il Mississippi, e il Río de la Plata. L’estensione è di 14.000 km (8.699 mi) secondo l’orientamento nord-sud. Il clima e l’ecologia variano fortemente in America e vanno dalla tundra artica di Canada,Groenlandia e Alaska, alle foreste pluviali tropicali di America Centrale e America Meridionale. Quando i due, allora separati, continenti dell’America del nord e dell’America del sud si unirono, 3 milioni di anni fa, si verificò il cosiddetto grande scambio americano, uno scambio intercontinentale che portò alla diffusione di molte specie viventi esistenti nelle due parti dell’America, come il puma, l’istrice, e il colibrì.

Gli esseri umani si sono insediati per la prima volta in America, provenendo dall’Asia, tra il XL e il XV millennio a.C. Una seconda migrazione di popolazioni parlanti il na-dene si verificò successivamente, ancora dall’Asia. L’ulteriore successiva migrazione degli Inuit nell’area neoartica intorno al XXXVI secolo a.C. ha completato quello che è generalmente considerato come l’insediamento originario in America da parte dei popoli indigeni. I viaggi di Cristoforo Colombo tra il 1492 e il 1502 posero l’America in contatto permanente con le potenze europee (e successivamente, anche extraeuropee) del Vecchio Mondo, il che portò al cosiddetto “scambio colombiano“. Le malattie introdotte da Europa e Africa devastarono i popoli indigeni, mentre le potenze europee colonizzarono l’America.[7] L’emigrazione di massa dall’Europa, tra cui un gran numero di servi a contratto, e l’immigrazione forzata di schiavi africani in gran parte sostituirono i popoli indigeni.

A partire dalla Guerra d’indipendenza americana nel 1776 e dalel 1791, le potenze europee iniziarono la decolonizzazione dell’America. Attualmente, quasi tutta la popolazione dell’America risiede in paesi indipendenti; tuttavia, l’eredità della colonizzazione e della dominazione da parte degli europei è che l’America ha molti tratti culturali comuni con questi, in particolare la predominante adesione al cristianesimo e l’uso delle lingue indoeuropee (principalmente spagnolo, inglese, portoghese e francese). Più di 900 milioni di persone vivono in America (circa l’ 8% della popolazione mondiale): i paesi più popolosi sono gli Stati Uniti d’America, il Brasile e ilMessico, mentre le città più popolose sono Città del Messico, San Paolo e New York.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Le Montagne Rocciose, le Ande e la Sierra Madre sono i tre sistemi montuosi che si trovano in America. Nella parte orientale dell’America del Nord, si sollevano i monti più antichi Appalachi. Fra i due sistemi si estende una vasta pianura che dal Golfo del Messico prosegue fino alla Baia di Hudson. Un altro monte importante è il Massiccio della Guayana.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L’America prende il nome dall’esploratore fiorentino Amerigo Vespucci.

Climi e ambienti[modifica | modifica wikitesto]

Partendo da nord, dalla tundra si passa alla taiga, al clima temperato, fino a quello subtropicale del Golfo del Messico. L’America centrale ha un clima tropicale, mitigato all’interno dalla presenza di alti rilievi.L’America meridionale presenta climi caldi e molto piovosi, che hanno favorito la formazione dell’immensa foresta amazzonica. Verso sud compare la savana ma, dopo una stretta fascia temperata, il clima si fa più freddo, fino a diventare subpolare nella Terra del Fuoco.

Scoperta dell’America[modifica | modifica wikitesto]

L’America fu scoperta dagli europei il 12 ottobre 1492, con il viaggio di Cristoforo Colombo, un navigatore italiano genovese inviato dalla regina di Spagna, e dal quindicesimo secolo è stata teatro di numerose esplorazioni e conseguenti colonizzazioni. Si ritiene tuttavia che i primi europei a giungere nel Nuovo Mondo siano stati alcunivichinghi, che sarebbero sbarcati sull’isola di Terranova e forse sulle coste del Canada attorno al 1100. In particolare il primo europeo ad avvistare l’America di cui si abbia notizia fu il vichingo Bjarni Herjólfsson (nato inIslanda ma di origini norvegesi) che nel 986 avvistò le coste di Terranova e del Labrador.

Importante da dire è come nei primi anni del XX secolo molti europei (soprattutto italiani) siano emigrati in America in cerca di lavoro e fortuna. Essi arrivavano nel nuovo continente principalmente via mare, con grandi navi, e una volta giunti cercavano lavoro per guadagnarsi da vivere, non trovando in Europa condizioni per questo scopo adatte. Chi arrivava in America solitamente (anche se non sempre) trovava lavoro nelle fabbriche, come per esempio le grandi aziende automobilistiche di Detroit.

La “scoperta” delle Americhe aprì le porte anche ad uno degli episodi più disumani della storia: il genocidio delle popolazioni native. A causa di questo genocidio alcuni di questi popoli sono stati completamente sterminati, come il popolo Maya.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

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Carta politica (in lingua inglese) dell’America

L’America è contenuta completamente nell’emisfero occidentale e si estende per quasi tutta la latitudine di tale emisfero. È infatti attraversata dall’equatore, dal Tropico del Cancro e dal Tropico del Capricorno. Si estende anord fino ad essere attraversata anche dal circolo polare artico, mentre a sud non raggiunge il circolo polare antartico.

L’America è delimitata esclusivamente da mari e oceani: a nord dal Mar Glaciale Artico, a ovest e sud-ovestdall’Oceano Pacifico, a est e sud-est dall’Oceano Atlantico, a sud dall’Oceano Pacifico e dall’Oceano Atlantico. A sud, il meridiano che passa per Capo Horn (il punto più meridionale dell’America), divide infatti convenzionalmente l’Oceano Pacifico dall’Oceano Atlantico.

Complessivamente l’America ha una superficie di 42.549.000 km², di poco inferiore a quella dell’Asia da cui è separata dallo Stretto di Bering.

Geomorfologia[modifica | modifica wikitesto]

L’America è formata da due vasti complessi di terre emerse chiamati “America del Nord” e “America del Sud” in ragione della loro posizione geografica. Relativamente al confine tra le Americhe, tra i geografi sussiste la quasi unanimità nel considerare l’America Centrale parte dell’America del Nord. In particolare prevalentemente viene considerato l’Istmo di Darién come confine. Più precisamente lo spartiacque dei fiumi Atrato (fiume dellaColombia) e Tuiria (fiume della Repubblica di Panama). Più raramente, come confine tra le Americhe, viene considerato il canale di Panama (situato più a nord-ovest).

L’America del Nord è contenuta completamente nell’emisfero boreale mentre l’America del Sud è contenuta solo in gran parte nell’emisfero australe. Considerando l’America centrale parte dell’America del Nord, in particolare dell’America del Sud non sono compresi nell’emisfero australe: il Venezuela, la Guyana, il Suriname, la Guiana Francese, gran parte della Colombia e una piccola parte dell’Ecuador e del Brasile.

Sempre considerando l’America centrale parte dell’America del Nord, l’America del Sud ha una superficie di 17.840.000 km² mentre l’America del Nord ha una superficie di 24.709.000 km² (quindi l’America del Nord è più grande dell’America del Sud di circa il 38,5%).

Uno o due continenti?[modifica | modifica wikitesto]

Tra i geografi non vi è accordo nel considerare l’America del Nord e l’America del Sud due continenti distinti (ilcontinente nordamericano e il continente sudamericano). I geografi che non concordano nel considerare l’America come l’insieme di due continenti, la considerano un unico continente e considerano l’America del Nord e l’America del Sud due subcontinenti (il subcontinente nordamericano e il subcontinente sudamericano). Secondo i geografi che la sostengono, tale posizione scientifica è motivata dalla continuità territoriale esistente tra l’America del Nord e l’America del Sud.

America

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America
Stati 35
Superficie 42 549 000 km²
Abitanti 914 463 142[1] (2011)
Densità 21,73 ab./km²
Fusi orari da UTC-10 a UTC+0
Nome abitanti americani[2]
Americas in the world (red) (W3).svg

Posizione dell’America nel mondo

L’America, chiamata anche il Nuovo Mondo[3][4][5], è un continentedella Terra formato, secondo alcuni, da due subcontinenti[6](l’America del Nord e l’America del Sud), secondo altri, posizione maggioritaria,[senza fonte] da tre subcontinenti (l’America del Nord, l’America del Centro e l’America del Sud) dette anche le Americhe, nonché uno dei tre supercontinenti della Terra.

L’America è una terra posta nell’emisfero occidentale. È composta dai due subcontinenti di America settentrionale e America meridionale, separati dall’Istmo di Panama e da altre isole; copre l’8,3% della superficie totale della Terra (il 28,4% delle terre emerse). La topografia è dominata dalle catene montuose delleMontagne Rocciose e delle Ande, entrambe poste lungo le coste occidentali del continente.

Il piatto lato orientale dell’America è dominato da grandi bacini fluviali, come il Rio delle Amazzoni, il Mississippi, e il Río de la Plata. L’estensione è di 14.000 km (8.699 mi) secondo l’orientamento nord-sud. Il clima e l’ecologia variano fortemente in America e vanno dalla tundra artica di Canada,Groenlandia e Alaska, alle foreste pluviali tropicali di America Centrale e America Meridionale. Quando i due, allora separati, continenti dell’America del nord e dell’America del sud si unirono, 3 milioni di anni fa, si verificò il cosiddetto grande scambio americano, uno scambio intercontinentale che portò alla diffusione di molte specie viventi esistenti nelle due parti dell’America, come il puma, l’istrice, e il colibrì.

Gli esseri umani si sono insediati per la prima volta in America, provenendo dall’Asia, tra il XL e il XV millennio a.C. Una seconda migrazione di popolazioni parlanti il na-dene si verificò successivamente, ancora dall’Asia. L’ulteriore successiva migrazione degli Inuit nell’area neoartica intorno al XXXVI secolo a.C. ha completato quello che è generalmente considerato come l’insediamento originario in America da parte dei popoli indigeni. I viaggi di Cristoforo Colombo tra il 1492 e il 1502 posero l’America in contatto permanente con le potenze europee (e successivamente, anche extraeuropee) del Vecchio Mondo, il che portò al cosiddetto “scambio colombiano“. Le malattie introdotte da Europa e Africa devastarono i popoli indigeni, mentre le potenze europee colonizzarono l’America.[7] L’emigrazione di massa dall’Europa, tra cui un gran numero di servi a contratto, e l’immigrazione forzata di schiavi africani in gran parte sostituirono i popoli indigeni.

A partire dalla Guerra d’indipendenza americana nel 1776 e dalel 1791, le potenze europee iniziarono la decolonizzazione dell’America. Attualmente, quasi tutta la popolazione dell’America risiede in paesi indipendenti; tuttavia, l’eredità della colonizzazione e della dominazione da parte degli europei è che l’America ha molti tratti culturali comuni con questi, in particolare la predominante adesione al cristianesimo e l’uso delle lingue indoeuropee (principalmente spagnolo, inglese, portoghese e francese). Più di 900 milioni di persone vivono in America (circa l’ 8% della popolazione mondiale): i paesi più popolosi sono gli Stati Uniti d’America, il Brasile e ilMessico, mentre le città più popolose sono Città del Messico, San Paolo e New York.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Le Montagne Rocciose, le Ande e la Sierra Madre sono i tre sistemi montuosi che si trovano in America. Nella parte orientale dell’America del Nord, si sollevano i monti più antichi Appalachi. Fra i due sistemi si estende una vasta pianura che dal Golfo del Messico prosegue fino alla Baia di Hudson. Un altro monte importante è il Massiccio della Guayana.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L’America prende il nome dall’esploratore fiorentino Amerigo Vespucci.

Climi e ambienti[modifica | modifica wikitesto]

Partendo da nord, dalla tundra si passa alla taiga, al clima temperato, fino a quello subtropicale del Golfo del Messico. L’America centrale ha un clima tropicale, mitigato all’interno dalla presenza di alti rilievi.L’America meridionale presenta climi caldi e molto piovosi, che hanno favorito la formazione dell’immensa foresta amazzonica. Verso sud compare la savana ma, dopo una stretta fascia temperata, il clima si fa più freddo, fino a diventare subpolare nella Terra del Fuoco.

Scoperta dell’America[modifica | modifica wikitesto]

L’America fu scoperta dagli europei il 12 ottobre 1492, con il viaggio di Cristoforo Colombo, un navigatore italiano genovese inviato dalla regina di Spagna, e dal quindicesimo secolo è stata teatro di numerose esplorazioni e conseguenti colonizzazioni. Si ritiene tuttavia che i primi europei a giungere nel Nuovo Mondo siano stati alcunivichinghi, che sarebbero sbarcati sull’isola di Terranova e forse sulle coste del Canada attorno al 1100. In particolare il primo europeo ad avvistare l’America di cui si abbia notizia fu il vichingo Bjarni Herjólfsson (nato inIslanda ma di origini norvegesi) che nel 986 avvistò le coste di Terranova e del Labrador.

Importante da dire è come nei primi anni del XX secolo molti europei (soprattutto italiani) siano emigrati in America in cerca di lavoro e fortuna. Essi arrivavano nel nuovo continente principalmente via mare, con grandi navi, e una volta giunti cercavano lavoro per guadagnarsi da vivere, non trovando in Europa condizioni per questo scopo adatte. Chi arrivava in America solitamente (anche se non sempre) trovava lavoro nelle fabbriche, come per esempio le grandi aziende automobilistiche di Detroit.

La “scoperta” delle Americhe aprì le porte anche ad uno degli episodi più disumani della storia: il genocidio delle popolazioni native. A causa di questo genocidio alcuni di questi popoli sono stati completamente sterminati, come il popolo Maya.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

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Carta politica (in lingua inglese) dell’America

L’America è contenuta completamente nell’emisfero occidentale e si estende per quasi tutta la latitudine di tale emisfero. È infatti attraversata dall’equatore, dal Tropico del Cancro e dal Tropico del Capricorno. Si estende anord fino ad essere attraversata anche dal circolo polare artico, mentre a sud non raggiunge il circolo polare antartico.

L’America è delimitata esclusivamente da mari e oceani: a nord dal Mar Glaciale Artico, a ovest e sud-ovestdall’Oceano Pacifico, a est e sud-est dall’Oceano Atlantico, a sud dall’Oceano Pacifico e dall’Oceano Atlantico. A sud, il meridiano che passa per Capo Horn (il punto più meridionale dell’America), divide infatti convenzionalmente l’Oceano Pacifico dall’Oceano Atlantico.

Complessivamente l’America ha una superficie di 42.549.000 km², di poco inferiore a quella dell’Asia da cui è separata dallo Stretto di Bering.

Geomorfologia[modifica | modifica wikitesto]

L’America è formata da due vasti complessi di terre emerse chiamati “America del Nord” e “America del Sud” in ragione della loro posizione geografica. Relativamente al confine tra le Americhe, tra i geografi sussiste la quasi unanimità nel considerare l’America Centrale parte dell’America del Nord. In particolare prevalentemente viene considerato l’Istmo di Darién come confine. Più precisamente lo spartiacque dei fiumi Atrato (fiume dellaColombia) e Tuiria (fiume della Repubblica di Panama). Più raramente, come confine tra le Americhe, viene considerato il canale di Panama (situato più a nord-ovest).

L’America del Nord è contenuta completamente nell’emisfero boreale mentre l’America del Sud è contenuta solo in gran parte nell’emisfero australe. Considerando l’America centrale parte dell’America del Nord, in particolare dell’America del Sud non sono compresi nell’emisfero australe: il Venezuela, la Guyana, il Suriname, la Guiana Francese, gran parte della Colombia e una piccola parte dell’Ecuador e del Brasile.

Sempre considerando l’America centrale parte dell’America del Nord, l’America del Sud ha una superficie di 17.840.000 km² mentre l’America del Nord ha una superficie di 24.709.000 km² (quindi l’America del Nord è più grande dell’America del Sud di circa il 38,5%).

Uno o due continenti?[modifica | modifica wikitesto]

Tra i geografi non vi è accordo nel considerare l’America del Nord e l’America del Sud due continenti distinti (ilcontinente nordamericano e il continente sudamericano). I geografi che non concordano nel considerare l’America come l’insieme di due continenti, la considerano un unico continente e considerano l’America del Nord e l’America del Sud due subcontinenti (il subcontinente nordamericano e il subcontinente sudamericano). Secondo i geografi che la sostengono, tale posizione scientifica è motivata dalla continuità territoriale esistente tra l’America del Nord e l’America del Sud.

Scuola dell’infanzia

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Una classe di bambini di Alanya in Turchia.

La scuola dell’infanzia (anche detta scuola materna, termine ancora comunemente in uso) è il percorso pre-scolastico, che si rivolge ai bambini dai 3 ai 5 anni d’età sulla base di un preciso e adattato progetto educativo. È una struttura che può essere gestita dallo Stato oppure da diversi soggetti: ordini religiosi, comunità locali, privati. La scuola dell’infanzia statale è integrata negli istituti comprensivi, pur mantenendo facoltativa l’iscrizione. Per bambini di età inferiore ai tre anni è previsto il nido d’infanzia.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

L’attuale scuola dell’infanzia trova le sue origini negli enti assistenzialistici promossi dagli Ordini religiosi, dai Comuni o dai privati. Nel regio decreto n. 1054 del 6 maggio 1923, art. 57, viene menzionata l’esistenza dei giardini d’infanzia o case dei bambini, che devono essere annesse agli istituti magistrali, ma la gestione non è del tutto statale. Bisogna attendere fino al 1968, quando con la legge 444 viene istituita la scuola materna, con organizzazione statale e con la pubblicazione degli Orientamenti per scuola materna (1969) che la uniformano a livello nazionale. Nel 1991 sono stati pubblicati i Nuovi orientamenti.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione “Scuola dell’infanzia” è stata introdotta dagli Orientamenti del 1991 in sostituzione della dicitura “scuola materna”, inserendola, in questo modo, a pieno titolo, nel sistema educativo. La durata della scuola dell’infanzia è di 3 anni, come già nei precedenti ordinamenti (per approfondire vedi: storia della scuola italiana).

Non riveste carattere obbligatorio; questa fase di scuola è generalmente caratterizzata da gioco e convivenza con i compagni, in preparazione alla scuola primaria. La scuola dell’infanzia è un ambiente educativo di esperienze concrete e apprendimento riflessivo nei diversi ambiti della vita dei bambini. Le attività che vengono proposte vengono strutturate in relazione ai campi d’esperienza, ossia obiettivi di apprendimento da conseguire durante tutti i tre anni di scuola. Le Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia del 2007 li definiscono in questo modo:

  • il sé e l’altro (le grandi domande, il senso morale, il vivere insieme);
  • il corpo in movimento (identità, autonomia, salute);
  • linguaggi, creatività, espressione (gestualità, arte, musica, multimedialità);
  • i discorsi e le parole (comunicazione, lingua, cultura);
  • la conoscenza del mondo (ordine, misura, spazio, tempo, natura).

Generalmente, la scuola dell’infanzia si divide in tre sezioni per fasce d’età: “piccoli” (primo anno), “medi” o “mezzani” (secondo anno) e infine “grandi” (terzo anno). Le sezioni possono anche essere eterogenee, ossia accogliere bambini di 3, 4 e 5 anni, proponendo un modello di insegnamento diverso, che fa leva sullo stimolo e le sollecitazioni degli alunni più grandicelli che facciano da tutor per i più piccoli

Indicazioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente vengono seguite le “Indicazioni nazionali per il curricolo per la scuola dell’infanzia 2012”, che fanno riferimento sia agli Orientamenti del 1991, sia alla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 (pur non essendo una scuola dell’obbligo), in un’ottica globale di scuola. Dietro ai “Campi d’esperienza” si delineano i saperi disciplinari.

  • Il sé e l’altro

I bambini prendono coscienza della propria identità, scoprono le diversità, apprendono le prime regole della vita sociale. Acquistano consapevolezza delle proprie esigenze e sentimenti e sanno controllarli ed esprimerli in modo adeguato. Conoscono la loro storia personale e familiare, le tradizioni della comunità e sviluppano il senso d’appartenenza. Si pongono domande e cercano risposte sulla giustizia e sulla diversità, arrivando ad un primo approccio della conoscenza dei diritti e dei doveri. Imparano ad esprimere i propri punti di vista e a rispettare quelli degli altri.

  • Il corpo in movimento

I bambini conoscono ed acquisiscono controllo del proprio corpo, imparano a rappresentarlo. Raggiungono autonomia personale nell’alimentarsi, nel vestirsi e nel prendersi cura della propria igiene. Raggiungono diverse abilità nel movimento, anche fine, imparano a coordinarsi con gli altri e a rispettare regole di gioco.

  • Immagini, suoni, colori

I bambini imparano ad apprezzare spettacoli di vario tipo, sviluppano interesse per la musica e per le opere d’arte. Imparano ad esprimersi con tutti i linguaggi del corpo utilizzando non solo le parole, ma anche il disegno, la manipolazione, la musica. Diventano capaci di formulare piani di azione, individuali e di gruppo, per realizzare attività creative. Esplorano materiali diversi, i primi alfabeti musicali, le possibilità offerte dalla tecnologia per esprimersi.

  • I discorsi e le parole

I bambini sviluppano la padronanza della lingua italiana ed arricchiscono il proprio lessico. Sviluppano fiducia e motivazione nel comunicare con gli altri, raccontano, inventano, comprendono storie e narrazioni. Confrontano lingue diverse, apprezzano il linguaggio poetico. Formulano le prime ipotesi di simbolismo e di lingua scritta (utilizzando anche le nuove tecnologie).

  • La conoscenza del mondo

Attraverso le esperienze e le osservazioni i bambini confrontano, raggruppano ordinano secondo criteri diversi. Sanno collocare sé stessi e gli oggetti nello spazio, sanno seguire un percorso sulla base di indicazioni date. Imparano a collocare eventi nel tempo. osservano fenomeni naturali e organismi viventi formulando ipotesi, cercando soluzioni e spiegazioni, utilizzando un linguaggio appropriato.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Genericamente il tempo-scuola previsto è di 8 ore giornaliere, per un totale di 40 settimanali. In base alle richieste delle famiglie e alla disponibilità dell’ente proprietario dell’edificio è possibile avere fasce orarie diverse cioè con orario a 25 ore settinanali pari a 5 ore al giorno nella fascia oraria mattutina o 50 ore settimanali pari a 10 ore al giorno con una estensione del tempo scolastico di due ore al mattino oppure al pomeriggio. Solitamente esiste il servizio di mensa, considerando che anche il momento del pasto è un’attività educativa. Nella scuola dell’infanzia può esserci un numero diverso di sezioni (ma generalmente tre), a seconda del numero di bambini iscritti. In ogni sezione il numero massimo di alunni è 25, elevabile a 28 in casi particolari, ma riducibile a 20, massimo 23, se sono iscritti alunni diversamente abili.

Nelle scuole statali la giornata è coperta da due insegnanti che si trovano a lavorare in compresenza per alcune ore per permettere lo svolgimento di attività didattiche e non puramente assistenzialistiche. Ogni insegnante di scuola dell’infanzia ha 25 ore settimanali di servizio, quindi ogni sezione sarà affidata a due insegnanti con alcune ore di compresenza al giorno, generalmente nella fascia antimeridiana e nel momento del pranzo, che possiede anch’esso una valenza educativa. L’orario è comunque variabile in ogni plesso scolastico in base all’organizzazione dei curricoli.

È presente, per un’ora e mezzo alla settimana per sezione, anche un insegnante di religione cattolica, del cui insegnamento le famiglie possono scegliere di avvalersi. Nel caso in cui le famiglie decidessero di non avvalersi di religione cattolica come insegnamento, possono chiedere che ai bambini vengano presentate attività alternative.

A questi vanno eventualmente ad aggiungersi insegnanti di sostegno e in casi particolari con presenza di bambini diversamente abili, può aggiungersi la figura dell’assistente polivalente, dipendente di cooperativa di servizi o di azienda U.L.S.S.

Requisiti strutturali per le scuole dell’infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Spazi comuni dedicati ad attività ludiche e motorie nella scuola per l’infanzia.

Ad oggi il riferimento no