Enzo Jannacci

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – “Jannacci” rimanda qui. Se stai cercando il musicista figlio di Enzo, vedi Paolo Jannacci.
Enzo Jannacci
Enzo Jannacci negli anni ottanta
Enzo Jannacci negli anni ottanta
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica d’autore
Rock and roll
Teatro canzone
Jazz
Periodo di attività 19562013
Gruppi I Due Corsari
Album pubblicati 28
Studio 22 (2 con Giorgio Gaber)
Live 2
Raccolte 5
Sito web

Enzo Jannacci, nome d’arte di Vincenzo Jannacci (Milano, 3 giugno 1935Milano, 29 marzo 2013), è stato un cantautore,cabarettista, pianistaattore italiano, tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra.

Caposcuola del cabaret italiano, nel corso della sua più che cinquantennale carriera ha collaborato con svariate personalità della musica, dello spettacolo, del giornalismo, della televisione e della comicità italiana, divenendo artista poliedrico e modello per le successive generazioni di comici e di cantautori.

Autore di quasi trenta album, alcuni dei quali rappresentano importanti capitoli della discografia italiana, di varie colonne sonore e di canzoni per altri artisti (i più noti Cochi & Renato), Enzo Jannacci, dopo un periodo di ombra nella seconda metà degli anni novanta, è tornato a far parlare di sé ottenendo vari premi alla carriera e riconoscimenti per i suoi ultimi lavori discografici.

È ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formò i Due Corsari. Muore all’età di 77 anni dopo una lunga malattia[1]. È uno tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con quattro Targhe ed unPremio Tenco[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Enzo Jannacci al piano presso ilConservatorio di Milano, all’età di circa 15 anni.

Origini e famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Il ramo paterno della famiglia è di origine pugliese: il nonno, Vincenzo, di origine macedone[3] era emigrato in Puglia dove conobbe la nonna di Jannacci, originaria di Bisceglie; la coppia emigrò poi a Milano poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale. Il padre Giuseppe[4]aveva due fratelli e una sorella: Vincenzo, Giacomo, e Angioletta da cui nacquero Pierangela, Domenico, Alfredo, Bruno, Lorenza ed Enrica. Da Domenico a sua volta nacque Tiziano Jannacci[5], noto principalmente per aver organizzato alcuni eventi in onore del cugino di suo padre[6]. Giuseppe Jannacci, padre di Enzo, era un ufficiale dell’aeronautica e lavorava all’aeroporto Forlanini, partecipò alla Resistenza e in particolare alla difesa della sede dell’Aviazione milanese di piazza Novelli. I racconti del padre ispireranno canzoni come El purtava i scarp del tennis, Sei minuti all’alba e La sera che partì mio padre.

La madre, Maria Mussi, era comasca.

Dopo avere terminato nel 1954 gli studi liceali presso il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci”, si diploma in armonia, composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano.[7]

[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente, nel 1967, si laurea in medicina all’Università di Milano.[7] Per ottenere la specializzazione inchirurgia generale si trasferisce in Sud Africa, entrando nell’equipe di Christiaan Barnard, cardiochirurgo primo a realizzare il trapianto cardiaco. Jannacci continuava a esercitare la professione di medico nonostante si fosse già diplomato al Conservatorio tempo prima.[8] In seguito si reca negli Stati Uniti.

Vita personale[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 novembre 1967 si sposa con Giuliana Orefice, che dà alla luce (il 5 settembre 1972) il loro unico figlio Paolo, divenuto musicista e direttore d’orchestra.

Il 1º gennaio 2003, primo giorno di pensione per Jannacci, muore l’amico Giorgio Gaber. Ai funerali di due giorni dopo (nell’Abbazia di Chiaravalle), Enzo partecipa, riuscendo a dire soltanto «ho perso un fratello».

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi ed il sodalizio con Giorgio Gaber[modifica | modifica wikitesto]

La carriera di musicista inizia negli anni cinquanta. Dopo il diploma in armonia, composizione e direzione d’orchestra e otto anni di pianoforte presso il Conservatorio di Milano con il maestro Gian Luigi Centemeri, inizia – all’età di vent’anni – a frequentare gli ambienti del cabaret, mettendo subito in mostra le proprie doti di intrattenitore e presentatore. Nel frattempo, si avvicina al jazz e comincia a suonare in alcuni locali milanesi, ma contemporaneamente scopre anche il rock and roll, genere nuovo che stava ottenendo grande successo negliStati Uniti d’America con artisti del calibro di Chuck Berry, Bill Haley ed Elvis Presley.

Enzo Jannacci insieme aGiorgio Gaber in una foto-lancio della Ricordi alla fine degli anni cinquanta.

Nel 1956 diventa tastierista dei Rocky Mountains, alla cui voce c’è Tony Dallara, che si esibiscono ripetutamente alla Taverna Mexico, all’Aretusa ed al club Santa Tecla, ottenendo grande successo; tuttavia, alla fine di quell’anno Jannacci lascia il gruppo e, grazie all’amico Pino Sacchetti, conosce Adriano Celentano. Celentano gli propone di entrare come tastierista nel suo complesso, i Rock Boys, con cui si esibisce nei locali sopracitati e in particolare al Santa Tecla.

Il 17 maggio 1957 la band suona al primo “Festival italiano di rock and roll“, che si tiene nel Palazzo del Ghiaccio di Milano, che costituisce una svolta all’interno del panorama musicale nostrano; il gruppo suona la canzone Ciao ti dirò, che si rivela un successo e permette a Celentano di acquisire vasta fama ma, soprattutto, gli fa ottenere un contratto con la casa discografica Music.

Alla fine del 1958 Jannacci, pur continuando a suonare con i Rock Boys, forma un duo con Gaber, noto con il nome di “I Due Corsari”, che debutta nel 1959 con alcuni 45 giri incisi per la Dischi Ricordi. La fortunata esperienza prosegue anche nell’anno successivo con altri due 45 giri e con due flexy-disc, intitolati Come facette mammeta (un classico della canzone umoristica napoletana) e Non occupatemi il telefono, usciti in abbinamento alla rivista “Il musichiere“.
In quel periodo l’ambiente musicale milanese si infervora grazie a cantanti rock come Clem Sacco, Guidone,Ricky Gianco e Adriano Celentano, con il quale Jannacci continua a collaborare come pianista in alcune incisioni per la Jolly. Un altrettanto importante evoluzione nella musica popolare italiana si registra anche in altri centri come, per esempio, Genova dove s’impongono i cantautori Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Luigi Tenco e Gino Paoli, vicini alla Dischi Ricordi: con questi ultimi Jannacci collabora in vari progetti.

Primo piano del giovane Jannacci

L’inizio della carriera da solista e l’esperienza teatrale[modifica | modifica wikitesto]

Come jazzista suona con musicisti dello spessore di Stan Getz, Gerry Mulligan,Chet Baker e Franco Cerri, con i quali registra numerosi dischi, mentre è da Bud Powell che impara a lavorare sulla tastiera prevalentemente con la mano sinistra. Dopo i primi 45 giri incisi con Gaber, debutta come solista con canzoni qualiL’ombrello di mio fratello e Il cane con i capelli: sono brani nei quali il cantautore milanese fa già intuire uno stretto rapporto tra la musica e la comicità surreale, un legame che caratterizzerà gran parte della sua produzione artistica. A questo filone, quasi precursore del demenziale (che lui stesso definisce “schizo”, abbreviazione di schizoide), si affiancano subito brani più romantici ed introspettivi, come Passaggio a livello, delicata canzone d’amore che Luigi Tencoreincide valorizzando Jannacci anche come autore e pubblicata dalla Tavola Rotonda insieme a Il giramondo nel 1961.

Intanto, continua la fortunata esperienza dei Due Corsari; tutti i 45 giri pubblicati nel biennio 1959-1960, tra cui le celebri Birra, Fetta di limone e Tintarella di luna vengono raccolti una decina di anni dopo nell’album Giorgio Gaber e Enzo Jannacci, pubblicato dalla Family, una sottoetichetta della Ricordi. Nel frattempo i Rock Boys si sono sciolti, e dalle loro ceneri (con alcuni cambi di formazione) sono nati I Ribelli: Jannacci continua a suonare con loro, e partecipa ai primi due 45 giri del gruppo (Enrico VIII e Alle nove al bar, entrambi del 1961); abbandona poi il complesso per dedicarsi soprattutto alla sua carriera solista.

Nel febbraio 1961 Giorgio Gaber partecipa al Festival di Sanremo con una canzone scritta da Jannacci, Benzina e cerini, che non ha però grande fortuna, essendo esclusa dalla finale. Successivamente scrive Un nano speciale eL’artista, nelle quali Enzo racconta di individui poveri, patetici ed emarginati, una tematica che gli sarà molto cara e che affronterà ripetutamente nell’arco di tutta la sua carriera di cantautore. Il 1º dicembre la Ricordi pubblica il 45 giri di Enzo Il cane con i capelli / Gheru gheru, distribuito – in una bizzarra quanto antesignana operazione di marketing – abbinato a un grande cane di peluche con tanto di capelli. All’inizio del 1962, il regista teatrale Filippo Crivelli lo scrittura per lo spettacolo Milanin Milanon, in cui recita insieme a Tino Carraro e Milly e per il quale compone una delle sue prime canzoni in dialetto milanese, Andava a Rogoredo. Poco dopo, con l’aiuto dell’animatore Bruno Bozzetto, firma un simpatico sketch per la televisione, Pildo e Poldo, che apparirà nella trasmissione Carosello fino al 1964.

Il debutto su piccolo e grande schermo e i primi album[modifica | modifica wikitesto]

Jannacci sul palco delDerby insieme a Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto.

Concerto negli anni ’60

Nel 1963 segue come pianista la tournée dell’amico Sergio Endrigo, e sempre nello stesso anno inizia ad esibirsi al Derby, locale milanese di cabaret, dove conosce primaDario Fo, e quindi Cochi e Renato: in entrambi i casi, nascono spontanee amicizie che portano all’inizio di interessanti collaborazioni, soprattutto in ambito musicale. Poco dopo partecipa come comparsa ne La vita agra, pellicola firmata da Carlo Lizzani; canta ti te se no in un locale nel momento in cui vi entra il protagonista, interpretato da Ugo Tognazzi. Un’altra piccola parte gli verrà riservata nel 1967, quando reciterà per Giorgio Bianchi nel film Quando dico che ti amo. Nel dicembre 1964, viene pubblicato il suo disco di esordio, La Milano di Enzo Jannacci, formato interamente da pezzi cantati in dialetto e contenente uno dei suoi capolavori, El portava i scarp del tennis, commovente racconto della vita sciatta e modesta di un senzatetto milanese; Jannacci la canta alla fine dell’anno nel programma di Mike Bongiorno La fiera dei sogni: è il suo esordio televisivo.

Allo stesso periodo risalgono due 45 giri: Veronica, con testo scritto da Fo e Sandro Ciotti (racconto di un amore consumato al cinema) e Sfiorisci bel fiore, (sulle morti in miniera) reinterpretato dopo molti anni da Mina, Gigliola Cinquetti, Pierangelo Bertoli e Francesco De Gregori. L’anno successivo Jannacci ritorna a teatro con lo spettacolo 22 canzoni, scritto a quattro mani con Dario Fo, dove sfrutta l’occasione di proporre molti nuovi brani, poi inseriti in un disco dal vivo: Enzo Jannacci in teatro, edito dalla Jolly nel 1965. La modalità di composizione dell’album è decisamente innovativa, trattandosi infatti del primo album italiano live in assoluto: i pezzi presenti nel disco sono dunque quelli cantati nel corso di una delle repliche della rappresentazione teatrale, registrati e quindi riproposti in formato LP. Jannacci vi inserisce inoltre due brani in più, che erano stati interpretati in precedenza da Fo: Aveva un taxi nero (dallo spettacolo I sani da legare, del 1954) e Il foruncolo (che lo stesso drammaturgovaresino aveva presentato a Canzonissima del 1962).

Tra le canzoni suonate nell’arco dello spettacolo, che riscuote un grande successo e che per questo viene replicato numerose volte (sempre presso il Teatro Odeon di Milano), la più curiosa è La mia morosa la va alla fonte, basata su di una musica del XV secolo che successivamente il giovanissimo Fabrizio De André userà come accompagnamento melodico per una delle sue canzoni più famose, Via del Campo. Nel fare questo, il cantautoregenovese sapeva che la ballata fosse stata modificata da Jannacci, e per questo si è reso conto del plagio: tuttavia, dopo alcuni anni i due si sono chiariti, così che De André ha restituito volentieri a Jannacci la paternità musicale della canzone.

Il 1966 è l’anno di Sei minuti all’alba, in cui nella title-track è affrontato il tema della Resistenza, argomento tra i più cari al musicista milanese per i trascorsi del padre nei corpi partigiani durante la Seconda guerra mondiale; la canzone, dedicata al genitore ed a tutti coloro che condivisero questa difficile esperienza, parla proprio del breve tempo che separa il partigiano, catturato dai nemici, dalla sua fucilazione, che avverrà proprio al sorgere del sole.Soldato Nencini racconta invece delle difficoltà di integrazione di un soldato, proveniente dall’Italia meridionale, in una caserma del Nord e precisamente di Alessandria, dove ai problemi di ambientamento con i commilitoni si aggiunge anche la lettera dell’amata Mariù, che gli annuncia la volontà di separarsi, complice l’incapacità di sopportare la terribile lontananza dall’innamorato; nell’album vi è poi Faceva il palo, divertente brano in dialetto milanese scritto con Walter Valdi.

Realizza quindi “Papalla”, un’altra scenetta per gli spot di Carosello che durerà cinque anni.

Enzo Jannacci

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Enzo Jannacci
Enzo Jannacci negli anni ottanta
Enzo Jannacci negli anni ottanta
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica d’autore
Rock and roll
Teatro canzone
Jazz
Periodo di attività 19562013
Gruppi I Due Corsari
Album pubblicati 28
Studio 22 (2 con Giorgio Gaber)
Live 2
Raccolte 5
Sito web

Enzo Jannacci, nome d’arte di Vincenzo Jannacci (Milano, 3 giugno 1935Milano, 29 marzo 2013), è stato un cantautore,cabarettista, pianistaattore italiano, tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra.

Caposcuola del cabaret italiano, nel corso della sua più che cinquantennale carriera ha collaborato con svariate personalità della musica, dello spettacolo, del giornalismo, della televisione e della comicità italiana, divenendo artista poliedrico e modello per le successive generazioni di comici e di cantautori.

Autore di quasi trenta album, alcuni dei quali rappresentano importanti capitoli della discografia italiana, di varie colonne sonore e di canzoni per altri artisti (i più noti Cochi & Renato), Enzo Jannacci, dopo un periodo di ombra nella seconda metà degli anni novanta, è tornato a far parlare di sé ottenendo vari premi alla carriera e riconoscimenti per i suoi ultimi lavori discografici.

È ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formò i Due Corsari. Muore all’età di 77 anni dopo una lunga malattia[1]. È uno tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con quattro Targhe ed unPremio Tenco[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Enzo Jannacci al piano presso ilConservatorio di Milano, all’età di circa 15 anni.

Origini e famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Il ramo paterno della famiglia è di origine pugliese: il nonno, Vincenzo, di origine macedone[3] era emigrato in Puglia dove conobbe la nonna di Jannacci, originaria di Bisceglie; la coppia emigrò poi a Milano poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale. Il padre Giuseppe[4]aveva due fratelli e una sorella: Vincenzo, Giacomo, e Angioletta da cui nacquero Pierangela, Domenico, Alfredo, Bruno, Lorenza ed Enrica. Da Domenico a sua volta nacque Tiziano Jannacci[5], noto principalmente per aver organizzato alcuni eventi in onore del cugino di suo padre[6]. Giuseppe Jannacci, padre di Enzo, era un ufficiale dell’aeronautica e lavorava all’aeroporto Forlanini, partecipò alla Resistenza e in particolare alla difesa della sede dell’Aviazione milanese di piazza Novelli. I racconti del padre ispireranno canzoni come El purtava i scarp del tennis, Sei minuti all’alba e La sera che partì mio padre.

La madre, Maria Mussi, era comasca.

Dopo avere terminato nel 1954 gli studi liceali presso il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci”, si diploma in armonia, composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano.[7]

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Successivamente, nel 1967, si laurea in medicina all’Università di Milano.[7] Per ottenere la specializzazione inchirurgia generale si trasferisce in Sud Africa, entrando nell’equipe di Christiaan Barnard, cardiochirurgo primo a realizzare il trapianto cardiaco. Jannacci continuava a esercitare la professione di medico nonostante si fosse già diplomato al Conservatorio tempo prima.[8] In seguito si reca negli Stati Uniti.

Vita personale[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 novembre 1967 si sposa con Giuliana Orefice, che dà alla luce (il 5 settembre 1972) il loro unico figlio Paolo, divenuto musicista e direttore d’orchestra.

Il 1º gennaio 2003, primo giorno di pensione per Jannacci, muore l’amico Giorgio Gaber. Ai funerali di due giorni dopo (nell’Abbazia di Chiaravalle), Enzo partecipa, riuscendo a dire soltanto «ho perso un fratello».

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi ed il sodalizio con Giorgio Gaber[modifica | modifica wikitesto]

La carriera di musicista inizia negli anni cinquanta. Dopo il diploma in armonia, composizione e direzione d’orchestra e otto anni di pianoforte presso il Conservatorio di Milano con il maestro Gian Luigi Centemeri, inizia – all’età di vent’anni – a frequentare gli ambienti del cabaret, mettendo subito in mostra le proprie doti di intrattenitore e presentatore. Nel frattempo, si avvicina al jazz e comincia a suonare in alcuni locali milanesi, ma contemporaneamente scopre anche il rock and roll, genere nuovo che stava ottenendo grande successo negliStati Uniti d’America con artisti del calibro di Chuck Berry, Bill Haley ed Elvis Presley.

Enzo Jannacci insieme aGiorgio Gaber in una foto-lancio della Ricordi alla fine degli anni cinquanta.

Nel 1956 diventa tastierista dei Rocky Mountains, alla cui voce c’è Tony Dallara, che si esibiscono ripetutamente alla Taverna Mexico, all’Aretusa ed al club Santa Tecla, ottenendo grande successo; tuttavia, alla fine di quell’anno Jannacci lascia il gruppo e, grazie all’amico Pino Sacchetti, conosce Adriano Celentano. Celentano gli propone di entrare come tastierista nel suo complesso, i Rock Boys, con cui si esibisce nei locali sopracitati e in particolare al Santa Tecla.

Il 17 maggio 1957 la band suona al primo “Festival italiano di rock and roll“, che si tiene nel Palazzo del Ghiaccio di Milano, che costituisce una svolta all’interno del panorama musicale nostrano; il gruppo suona la canzone Ciao ti dirò, che si rivela un successo e permette a Celentano di acquisire vasta fama ma, soprattutto, gli fa ottenere un contratto con la casa discografica Music.

Alla fine del 1958 Jannacci, pur continuando a suonare con i Rock Boys, forma un duo con Gaber, noto con il nome di “I Due Corsari”, che debutta nel 1959 con alcuni 45 giri incisi per la Dischi Ricordi. La fortunata esperienza prosegue anche nell’anno successivo con altri due 45 giri e con due flexy-disc, intitolati Come facette mammeta (un classico della canzone umoristica napoletana) e Non occupatemi il telefono, usciti in abbinamento alla rivista “Il musichiere“.
In quel periodo l’ambiente musicale milanese si infervora grazie a cantanti rock come Clem Sacco, Guidone,Ricky Gianco e Adriano Celentano, con il quale Jannacci continua a collaborare come pianista in alcune incisioni per la Jolly. Un altrettanto importante evoluzione nella musica popolare italiana si registra anche in altri centri come, per esempio, Genova dove s’impongono i cantautori Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Luigi Tenco e Gino Paoli, vicini alla Dischi Ricordi: con questi ultimi Jannacci collabora in vari progetti.

Primo piano del giovane Jannacci

L’inizio della carriera da solista e l’esperienza teatrale[modifica | modifica wikitesto]

Come jazzista suona con musicisti dello spessore di Stan Getz, Gerry Mulligan,Chet Baker e Franco Cerri, con i quali registra numerosi dischi, mentre è da Bud Powell che impara a lavorare sulla tastiera prevalentemente con la mano sinistra. Dopo i primi 45 giri incisi con Gaber, debutta come solista con canzoni qualiL’ombrello di mio fratello e Il cane con i capelli: sono brani nei quali il cantautore milanese fa già intuire uno stretto rapporto tra la musica e la comicità surreale, un legame che caratterizzerà gran parte della sua produzione artistica. A questo filone, quasi precursore del demenziale (che lui stesso definisce “schizo”, abbreviazione di schizoide), si affiancano subito brani più romantici ed introspettivi, come Passaggio a livello, delicata canzone d’amore che Luigi Tencoreincide valorizzando Jannacci anche come autore e pubblicata dalla Tavola Rotonda insieme a Il giramondo nel 1961.

Intanto, continua la fortunata esperienza dei Due Corsari; tutti i 45 giri pubblicati nel biennio 1959-1960, tra cui le celebri Birra, Fetta di limone e Tintarella di luna vengono raccolti una decina di anni dopo nell’album Giorgio Gaber e Enzo Jannacci, pubblicato dalla Family, una sottoetichetta della Ricordi. Nel frattempo i Rock Boys si sono sciolti, e dalle loro ceneri (con alcuni cambi di formazione) sono nati I Ribelli: Jannacci continua a suonare con loro, e partecipa ai primi due 45 giri del gruppo (Enrico VIII e Alle nove al bar, entrambi del 1961); abbandona poi il complesso per dedicarsi soprattutto alla sua carriera solista.

Nel febbraio 1961 Giorgio Gaber partecipa al Festival di Sanremo con una canzone scritta da Jannacci, Benzina e cerini, che non ha però grande fortuna, essendo esclusa dalla finale. Successivamente scrive Un nano speciale eL’artista, nelle quali Enzo racconta di individui poveri, patetici ed emarginati, una tematica che gli sarà molto cara e che affronterà ripetutamente nell’arco di tutta la sua carriera di cantautore. Il 1º dicembre la Ricordi pubblica il 45 giri di Enzo Il cane con i capelli / Gheru gheru, distribuito – in una bizzarra quanto antesignana operazione di marketing – abbinato a un grande cane di peluche con tanto di capelli. All’inizio del 1962, il regista teatrale Filippo Crivelli lo scrittura per lo spettacolo Milanin Milanon, in cui recita insieme a Tino Carraro e Milly e per il quale compone una delle sue prime canzoni in dialetto milanese, Andava a Rogoredo. Poco dopo, con l’aiuto dell’animatore Bruno Bozzetto, firma un simpatico sketch per la televisione, Pildo e Poldo, che apparirà nella trasmissione Carosello fino al 1964.

Il debutto su piccolo e grande schermo e i primi album[modifica | modifica wikitesto]

Jannacci sul palco delDerby insieme a Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto.

Concerto negli anni ’60

Nel 1963 segue come pianista la tournée dell’amico Sergio Endrigo, e sempre nello stesso anno inizia ad esibirsi al Derby, locale milanese di cabaret, dove conosce primaDario Fo, e quindi Cochi e Renato: in entrambi i casi, nascono spontanee amicizie che portano all’inizio di interessanti collaborazioni, soprattutto in ambito musicale. Poco dopo partecipa come comparsa ne La vita agra, pellicola firmata da Carlo Lizzani; canta ti te se no in un locale nel momento in cui vi entra il protagonista, interpretato da Ugo Tognazzi. Un’altra piccola parte gli verrà riservata nel 1967, quando reciterà per Giorgio Bianchi nel film Quando dico che ti amo. Nel dicembre 1964, viene pubblicato il suo disco di esordio, La Milano di Enzo Jannacci, formato interamente da pezzi cantati in dialetto e contenente uno dei suoi capolavori, El portava i scarp del tennis, commovente racconto della vita sciatta e modesta di un senzatetto milanese; Jannacci la canta alla fine dell’anno nel programma di Mike Bongiorno La fiera dei sogni: è il suo esordio televisivo.

Allo stesso periodo risalgono due 45 giri: Veronica, con testo scritto da Fo e Sandro Ciotti (racconto di un amore consumato al cinema) e Sfiorisci bel fiore, (sulle morti in miniera) reinterpretato dopo molti anni da Mina, Gigliola Cinquetti, Pierangelo Bertoli e Francesco De Gregori. L’anno successivo Jannacci ritorna a teatro con lo spettacolo 22 canzoni, scritto a quattro mani con Dario Fo, dove sfrutta l’occasione di proporre molti nuovi brani, poi inseriti in un disco dal vivo: Enzo Jannacci in teatro, edito dalla Jolly nel 1965. La modalità di composizione dell’album è decisamente innovativa, trattandosi infatti del primo album italiano live in assoluto: i pezzi presenti nel disco sono dunque quelli cantati nel corso di una delle repliche della rappresentazione teatrale, registrati e quindi riproposti in formato LP. Jannacci vi inserisce inoltre due brani in più, che erano stati interpretati in precedenza da Fo: Aveva un taxi nero (dallo spettacolo I sani da legare, del 1954) e Il foruncolo (che lo stesso drammaturgovaresino aveva presentato a Canzonissima del 1962).

Tra le canzoni suonate nell’arco dello spettacolo, che riscuote un grande successo e che per questo viene replicato numerose volte (sempre presso il Teatro Odeon di Milano), la più curiosa è La mia morosa la va alla fonte, basata su di una musica del XV secolo che successivamente il giovanissimo Fabrizio De André userà come accompagnamento melodico per una delle sue canzoni più famose, Via del Campo. Nel fare questo, il cantautoregenovese sapeva che la ballata fosse stata modificata da Jannacci, e per questo si è reso conto del plagio: tuttavia, dopo alcuni anni i due si sono chiariti, così che De André ha restituito volentieri a Jannacci la paternità musicale della canzone.

Il 1966 è l’anno di Sei minuti all’alba, in cui nella title-track è affrontato il tema della Resistenza, argomento tra i più cari al musicista milanese per i trascorsi del padre nei corpi partigiani durante la Seconda guerra mondiale; la canzone, dedicata al genitore ed a tutti coloro che condivisero questa difficile esperienza, parla proprio del breve tempo che separa il partigiano, catturato dai nemici, dalla sua fucilazione, che avverrà proprio al sorgere del sole.Soldato Nencini racconta invece delle difficoltà di integrazione di un soldato, proveniente dall’Italia meridionale, in una caserma del Nord e precisamente di Alessandria, dove ai problemi di ambientamento con i commilitoni si aggiunge anche la lettera dell’amata Mariù, che gli annuncia la volontà di separarsi, complice l’incapacità di sopportare la terribile lontananza dall’innamorato; nell’album vi è poi Faceva il palo, divertente brano in dialetto milanese scritto con Walter Valdi.

Realizza quindi “Papalla”, un’altra scenetta per gli spot di Carosello che durerà cinque anni.

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