Luciano Pavarotti

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Luciano Pavarotti
Luciano Pavarotti in una foto del 15 giugno 2002
Luciano Pavarotti in una foto del 15 giugno 2002
Nazionalità Italia Italia
Genere Opera
Periodo di attività 19612006
Album pubblicati 82
Studio 82

Firma di Luciano Pavarotti

Luciano Pavarotti (Modena, 12 ottobre 1935Modena, 6 settembre 2007[1]) è stato un tenore italiano.

È stato tra gli artisti italiani più apprezzati in tutto il mondo grazie alla sua voce, intensa e squillante, nonché per la sua particolare simpatia e comunicatività. La riuscita gestione della propria immagine mediatica è stata tale da influire sul consenso popolare alla musica operistica in generale, che Pavarotti ha tentato di rilanciare nella modernità, anche se il suo operato è stato altresì motivo di pesanti contestazioni.

Con il Pavarotti & Friends e le sue numerose collaborazioni (fra le quali è da ricordare in particolare la costituzione del gruppo dei Tre Tenori, con Plácido Domingo e José Carreras), ha consolidato una popolarità che gli ha dato fama mondiale anche al di fuori dell’ambito musicale[2], tanto da essere considerato uno dei più grandi tenori italiani di tutti i tempi. Con oltre 100 milioni di copie vendute nel mondo[3], si stima sia, anche per vendite, fra i primissimi cantanti di ogni genere musicale. Con Enrico Caruso,Giuseppe Di Stefano, Beniamino Gigli e Tito Schipa, permane uno dei tenori “storici” di notorietà mondiale.[4]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

« Quando Pavarotti nacque, Dio gli baciò le corde vocali »
(Daniel Hicks, The New York Times)

Matrimonio con Adua Veroni (1961)

Luciano Pavarotti era figlio di Fernando Pavarotti (19122002) e di Adele Venturi (19152002), dal cui matrimonio nacque anche sua sorella minore, Gabriella (19402013). Il padre era un fornaio nell’Arma dei Carabinieri, e si dilettava a cantare a livello amatoriale in una piccola associazione di coristi non professionisti, la «Corale Gioachino Rossini»[5]di Modena e trasmise al figlio la passione per la musica operistica, trovando nel giovane altrettanto interesse.

Il giovane Pavarotti decise di non intraprendere subito una carriera musicale vera e propria, evitando così il conservatorio. Per un lungo periodo invece dedicò i suoi studi all’insegnamento, per diventare un docente di educazione fisica e insegnare in seguito alle scuole elementariper due anni, dopo essersi iscritto nell’Istituto magistrale di Modena (la stessa scuola frequentata anche da Francesco Guccini). Pur proseguendo la sua attività nell’insegnamento, non aveva abbandonato gli studi di canto con il tenore Arrigo Pola (di cui manterrà canoni e principi nella sua futura carriera) e alla partenza di questi per il Giappone, tre anni dopo, proseguì la sua preparazione con il maestro Ettore Campogalliani, con il quale perfezionò la tecnica del fraseggio e della concentrazione.

Per sua stessa ammissione, i due sono rimasti per sempre i suoi unici e onorati maestri. Negli anni successivi, entrato a pieno regime nel mondo della lirica e sempre continuando i suoi studi canori, il giovane tenore ottenne un primo successo musicale in una delle sue esibizioni con il padre e la Corale Rossini in Galles, nel corso delFestival di Llangollen dove la corale si aggiudicò il primo premio[6].

L’affermazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961 ottiene il primo riconoscimento personale, nel Concorso Internazionale Achille Peri. La vittoria di questo concorso consentì al giovane Pavarotti di esibirsi davanti al grande pubblico, come il 29 aprile 1961, quando ottenne la sua consacrazione artistica salendo sul palcoscenico del Teatro Municipale di Reggio Emilia per interpretare il ruolo di Rodolfo ne La bohème di Puccini, diretta da Francesco Molinari Pradelli[6].

Per ammissione dello stesso Pavarotti, il ruolo di Rodolfo nel lavoro pucciniano La bohème è rimasto quello più rappresentativo del suo repertorio, tanto che Rodolfo sarebbe divenuto nel corso della sua carriera una sorta di suo alter ego sul palco.

Tenace come Calaf, dolce come Nemorino
Artista a tratti informale e abile comunicatore (nel senso moderno del termine), e soprattutto personaggio comunque unico all’interno del mondo dello spettacolo, ambasciatore nel mondo del belcanto all’italiana, amante della buona tavola come Rossini e impegnato nella solidarietà (che solo in parte ha bilanciato la caduta di immagine dovuta ai suoi problemi con il fisco[7], Pavarotti è stato riconosciuto da molta parte della critica come uno fra i migliori cantanti nel registro di tenore del XX secolo, un secolo che pure ha dato numerosi grandi protagonisti al mondo dell’opera, alcuni dei quali, suoi coetanei o quasi, sono ancora in attività. Questo riconoscimento gli è venuto non soltanto per la particolare estensione vocale e padronanza tecnica dello strumento voce, uniti a una capacità di interpretazione in grado di porlo nella condizione di andare in profondità nella lettura dei personaggi che andava a interpretare sul palcoscenico e nei solchi delle incisioni discografiche, ma anche in virtù di quello che il suo collega José Carreras ha definitonaturale carisma, di cui Pavarotti era evidentemente dotato. Tenace come il Calaf che doma la puccinianaprincipessa Turandot ed esorta le stelle a un tramonto senza indugio in vista di un’alba che lo vedrà vincitore, e capace al tempo stesso di una tenerezza degna dell’ingenuo e affabile Nemorino donizettiano de L’elisir d’amore (Una furtiva lacrima è una delle sue arie d’opera più conosciute), Pavarotti – per tutti, il Maestro – è stato al contempo il testimone di un’epoca e di una professione, quella di cantante, per la quale – secondo le sue stesse parole – non è sufficiente il solo talento se esso non è supportato da un’adeguata e talvolta faticosa opera di studio[8].

La messa in scena de La bohème fu riproposta in diverse città d’Italia ed ebbe addirittura alcune richieste all’estero; Pavarotti interpretava inoltre il ruolo del Duca di Mantova nel Rigoletto, a Carpi, a Brescia e alTeatro Massimo di Palermo, dove, sotto la direzione del maestro Tullio Serafin, ottenne un buon successo e consacrò la sua figura di tenore in tutta Italia. Sempre nel 1961 è Alfredo Germont ne La traviatanella tournée a Belgrado del Teatro La Fenice di Venezia.

I loggioni stranieri[modifica | modifica wikitesto]

Pavarotti a fine anni sessanta

Consolidata ormai la sua fama in patria, il passo successivo fu l’avvicinamento all’estero; nonostante qualche richiesta nei primi anni sessanta, il tenore fuori d’Italia era ancora poco conosciuto e difficilmente riceveva menzioni da critici. La svolta arrivò di nuovo con La bohème, che anche dopo l’interpretazione di Rodolfo al Wiener Staatsoper nel febbraio 1963 gli permise di mostrarsi al pubblico inglese.

Pavarotti ebbe molte richieste per delle repliche dell’opera pucciniana alla Royal Opera House delCovent Garden, a Londra, prima dell’arrivo diGiuseppe Di Stefano, ma a causa di un’improvvisa malattia del tenore siciliano fu costretto a sostituirlo (era il 1963) nella parte di Rodolfo. Lo rimpiazzò inteatro e anche al Sunday Night at the Palladium, un noto spettacolo televisivo inglese seguito da più di 15 milioni di telespettatori: il mezzo perfetto per affermarsi sulla scena mondiale. Nello stesso anno è il Duca di Mantova inRigoletto alla Wiener Staatsoper.

Le prime incisioni dell’artista vennero presentate da lì a poco, per l’etichetta discografica Decca Records, poco prima che egli venisse avvicinato dal giovane direttore d’orchestra Richard Bonynge, il quale gli richiese di esibirsi a fianco alla moglie, Joan Sutherland. Con la Sutherland, nel 1965, mise piede per la prima volta negli Stati Uniti, a Miami, dove ricoprì il ruolo di Edgardo nella Lucia di Lammermoor di Donizetti sotto la direzione dello stesso Bonynge. La Sutherland lo accompagnò successivamente ne La sonnambula di Bellini alla Royal Opera Housedel Covent Garden e ne La traviata di Verdi.

La Scala[modifica | modifica wikitesto]

Sempre del 1965 la sua interpretazione de L’elisir d’amore di Donizetti, e ancora nello stesso anno si ebbe il suo debutto al Teatro alla Scala di Milano, dove il tenore fu espressamente richiesto da Herbert von Karajan al fianco di Mirella Freni per La Bohème di Puccini; visto il successo, l’anno seguente Pavarotti fu chiamato nuovamente per la Messa da Requiem in memoria di Arturo Toscanini. Nel periodo 19651966 sono da ricordare le interpretazioni de I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini sotto la direzione di Claudio Abbado (allestimento portato in trasferta al Festival mondiale di Montreal in occasione dell’expo 1967 nella Salle Wilfrid Pellettiere) e delRigoletto di Verdi, diretto da Gianandrea Gavazzeni.

Dello stesso 1966 e del 1967 sono le determinanti esibizioni con successo alla Royal Opera House di Pavarotti e della Sutherland ne La Fille du régiment di Donizetti, opera che grazie all’esecuzione dei famosi “nove do” di Tonio permetterà al tenore di trasformarsi in leggenda sei anni più tardi.
Nel 1966 è Rodolfo ne La Bohème alla Wiener Staatsoper. A Vienna Pavarotti andò in scena fino al 1996 in cinquantasei rappresentazioni. Sempre nel 1967 è Tebaldo in I Capuleti e i Montecchi al Festival Internazionale di Edimburgo con la London Symphony Orchestra diretta da Claudio Abbado.

Nel 1968 e nel 1969 è ancora determinante il successo che egli ottiene interpretando i “nove do” di Tonio ne La figlia del reggimento al Teatro alla Scala. Il tenore sarà presente nelle stagioni liriche del Teatro alla Scala fino al1992, tenendo anche un recital nel 1988. Sempre nel 1968 è Lord Arturo Talbo-Arthur Talbot nella ripresa del Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania di I puritani, melodramma serio di Vincenzo Bellini. Nel 1969 è Lord Arturo Talbo nella prima rappresentazione radiofonica nell’Auditorium RAI del Foro Italico di Roma di I puritani.

La conquista dell’America, l’affermazione mondiale, dai palchi ai parchi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1967 interpreta il ruolo di Rodolfo ne La Bohème al San Francisco Opera. Nel 1968 è Edgardo in Lucia di Lammermoor sempre a San Francisco e in seguito ricopre ancora il ruolo di Rodolfo ne La Bohème con cui esordisce alla Metropolitan Opera House. Nel 1969 è ancora in cartellone alla San Francisco Opera con Rodolfo ne La Bohème e con Nemorino in L’Elisir d’Amore. Nel 1970 il Metropolitan lo vede interpretare Nemorino e Alfredo ne La Traviata.

Nel 1971 è ancora Rodolfo al Met, esordisce come Riccardo in Un Ballo in Maschera a San Francisco ed è il Duca di Mantova in Rigoletto alla Covent Garden Royal Opera House di Londra. È scritturato per interpretareLucia di Lammermoor allo Sferisterio di Macerata, ma una improvvisa laringite il giorno della “prima” lo costringe a dare forfait, sostituito dal tenore Carlo Bini. Nel 1972 è Lord Arturo Talbo nella ripresa della Metropolitan Opera House di Filadelfia di I puritani.

L’exploit arriva il 17 febbraio 1972, alla Metropolitan Opera House di New York[9], dove in occasione dell’esecuzione dell’opera La Fille du Régiment esegue nove do acuti[10], difficilissimi da emettere a voce piena, in maniera sciolta e naturale nell’aria di Tonio “Ah, mes amis”. Riceve una standing ovation senza precedenti che lo chiama al sipario per ben 17 volte, un record finora imbattuto[11].

Pavarotti e Joan Sutherland nel 1976 mentre cantano ne I puritani diVincenzo Bellini

Al Metropolitan, Luciano Pavarotti è rimasto in cartellone fino al 2004 prendendo parte a circa trecentottanta rappresentazioni, interpretando anche il Duca di Mantova nel Rigoletto, Nemorino in L’Elisir d’Amore, Arturo ne I Puritani, il cantante italiano in Der Rosenkavalier, Manrico ne Il Trovatore, Fernando ne La Favorita, Cavaradossi in Tosca, Riccardo inUn Ballo in Maschera, Rodolfo in Luisa Miller, Idomeneo nell’opera omonima, Ernani nell’opera omonima, Radamès in Aida, Guest in Die Fledermaus, Oronte ne I Lombardi alla Prima Crociata, Canio inPagliacci, Andrea Chénier nell’opera omonima, Messa da Requiem di Verdi, Calàf in Turandot, il Freni-Pavarotti-Levine Concert nel 1985, il concerto Pavarotti – Levine nel 1988 ripreso dalla TV, il Gala Performance per celebrare venticinque anni al Met insieme a Domingo nel 1993, ilLuciano Pavarotti Recital nel 1994, il Luciano Pavarotti Concert nel 1997, il Pavarotti Gala nel 1998 per celebrare il trentesimo anniversario dal debutto al Met.

Nel 1972 è Edgardo Ravenswood in Lucia di Lammermoor a San Francisco. Alla San Francisco Opera egli andò in scena fino al 1991 e tenne anche due recital nel 1983, due concerti nel 1984 e uno nel 1991. L’esordio all’Arena di Verona di Pavarotti risale al 1972 con il Ballo in maschera di Verdi. Nel 1973 si ripresentò in Arena con La Bohème di Puccini, diretta da Peter Maag e nella Lucia di Lamermoor di Donizetti accanto al soprano Cristina Deutekom. Sempre nel 1973 è Edgardo in Lucia di Lammermoor alla Covent Garden Royal Opera House di Londra. A Londra egli andò in scena in venti rappresentazioni fino al 2002.

Nel 1974 è Riccardo in Un ballo in maschera al Teatro La Fenice di Venezia, Fernando nella ripresa del Teatro Comunale di Bologna di La favorita di Gaetano Donizetti e canta nel Requiem di Verdi al Festival Internazionale di Edimburgo diretto da Carlo Maria Giulini. È il Duca di Mantova nel Rigoletto allo Sferisterio di Macerata. Nel 1975è Fernand nella prima rappresentazione in concerto (per l’Orchestra del Metropolitan) nella Carnegie Hall di New York di La favorita, di Donizetti. Fa la sua terza e ultima apparizione allo Sferisterio di Macerata nell’opera verdiana Il ballo in maschera. Al termine della sua esibizione dichiara: «Lo Sferisterio è qualcosa di meraviglioso. Non esiste al mondo un teatro all’aperto dotato di palchi e con un’acustica così perfetta. E vi consiglio di non chiamare Arena questo luogo. L’arena è uno spazio dispersivo, lo Sferisterio è un vero teatro».

Il nome di Pavarotti divenne noto al grande pubblico grazie alle esecuzioni sempre più di frequente riprese dalla televisione, come nel ruolo di Rodolfo, ripreso dal vivo al Metropolitan di New York nel marzo 1977, assieme a un’altra italiana, Renata Scotto, che raccolse le percentuali di audience più alte del tempo per un’opera teletrasmessa. All’artista sono andati diversi Grammy Award e dischi di platino e d’oro.

Nel 1978 tornò all’Arena ne Il Trovatore di Verdi con Katia Ricciarelli, Pietro Cappuccilli e Fiorenza Cossotto diretto da Gianandrea Gavazzeni.
Al termine della “Pira” di Manrico, Pavarotti emise l’acuto finale (non indicato sulla partitura da Verdi) e il pubblico areniano esplose in uno scrosciante e lunghissimo applauso.

Nel dicembre dello stesso anno partecipa al programma Good Morning America tornando nel febbraio 1980 e nel giugno 1993.
Nel 1980, al Central Park di New York, partecipa a una rappresentazione del Rigoletto in forma di concerto, che vede la presenza di oltre 200.000 persone e canta Rodolfo ne La Bohème alla San Diego Opera. Nel maggio del1984, si esibisce nella prestigiosa Royal Opera House di Londra, e di fronte a Lady Diana e al marito Carlo d’Inghilterra oltre al pubblico di 2.000 persone, celebra con una grandiosa interpretazione il concerto di beneficenza nella capitale britannica, ottenendo 5 minuti ininterrotti di applausi dal pubblico e quattro chiamate in scena[12].

Nel 1985 tiene un concerto allo Sports Arena per il San Diego Opera. Pavarotti arriva nel giugno del 1986 a esibirsi a Pechino, per un concerto attesissimo al teatro al Teatro delle Esposizioni. L’esibizione ottiene grande riscontro dal pubblico, che richiama il maestro in scena per un secondo spettacolo ripreso in diretta dalle tv cinesi, italiane e americane[13]. Al primo spettacolo ne seguono altri nei giorni successivi (tra cui La bohème[14]), tutti accolti e seguiti con grande entusiasmo dal pubblico orientale[15][16]. A partire dagli anni novanta, Pavarotti ha curato molto i concerti all’aperto, sfruttando stadi e parchi, che si sono rivelati dei buoni successi.

Nel 1987 canta “Nessun dorma” con la London Philharmonic Orchestra diretta da Zubin Mehta nella colonna sonora del film “Le streghe di Eastwick” (lo stesso brano viene riproposto anche nella colonna sonora del film “L’amore ha due facce” del 1996) ed una selezione dalla Madama Butterfly con Mirella Freni e Christa Ludwigdiretto da Herbert von Karajan nella colonna sonora del film “Attrazione fatale“. Nel 1988 Luciano Pavarotti cura la regia dell’opera La Favorita per il Teatro La Fenice di Venezia. La stagione dell’Arena di Verona del 1990 fu l’ultima in cui Luciano Pavarotti cantò a Verona. La sovrintendenza aveva organizzato la realizzazione di una “colossale” “Messa da Requiem” di G. Verdi alla quale partecipò il World Festival Choir, composto da circa 2.500 coristi provenienti da tutto il mondo. Con il sostegno dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati le esecuzioni furono dedicate ai quindici milioni di uomini perseguitati o cacciati dalla propria patria a causa della guerra. Alla serata del 5 agosto fu presente anche Lady D. Lo spettacolo vedeva anche il direttore Lorin Maazel e il mezzosoprano Dolora Zajick. Sempre nel 1990 è Mario Cavaradossi in Tosca al Teatro dell’Opera di Roma.

Nel 1991, davanti a un pubblico record di 330.000 persone, Pavarotti si esibisce a Londra, a Hyde Park, trasmesso dal vivo in televisione in Europa e negli Stati Uniti, con spettatori ancora una volta Lady D e il marito Carlo[17]. Lo spettacolo colpì incredibilmente l’opinione pubblica inglese grazie alla carica di Pavarotti e alla sua incredibile voce, spingendo un gruppo di duecento tra artisti e personalità illustri inglesi a chiedere di conferire al tenore il titolo di Lord[18].

Nel dicembre del 1991, allo stadio Pacaembù di San Paolo in Brasile, oltre 50.000 spettatori paganti si radunarono per il concerto di Pavarotti, in duetto con il soprano Sumiva Moreno, terminato con uno spettacolo pirotecnico[19]. Nel 1992 è Riccardo in Un ballo in maschera all’Opéra national de Paris e tiene un concerto allo Sports Arena per la San Diego Opera con Leone Magiera.
Nel giugno 1993, oltre 200.000 persone si radunarono per ascoltarlo nel concerto gratuito a Central Park (New York), mentre in milioni seguirono lo spettacolo in diretta televisiva[20]. Nello stesso anno partecipa al World Music Awards.
A settembre dello stesso anno, all’ombra della Torre Eiffel a Parigi, riunì oltre 70.000 persone per un concerto trasmesso anche in diretta tv da Canal+[21].

Pavarotti a San Pietroburgo, 31 maggio 2003

Nel 1993 tiene un concerto al Teatro La Fenice di Venezia con Anna Caterina Antonacci. Nel 1994 è Riccardo in Un ballo in Maschera al Teatro San Carlo di Napoli e due anni dopo nello stesso teatro è Mario Cavaradossi in Tosca assieme all’amica Rapina Kabavaski e al baritono spagnolo Juan Pons. Nel 1996 Luciano Pavarotti canta La bohème di Puccini realizzata a Torino in occasione del centenario dell’opera con la Freni, Lucio Gallo, Pietro Spagnoli, Nicolaj Ghiaurov e Alfredo Mariotti(trasmessa anche in diretta televisiva facendo registrare oltre tre milioni di telespettatori[senza fonte]). Nel 1997 è Nemorino in L’elisir d’amore alTeatro di San Carlo di Napoli e canta “O’ Sole mio!” con la National Philharmonic Orchestra diretta da Giancarlo Chiaramello nella colonna sonora del film Marius e Jeannette. Nello stesso anno ha interpretato l’ostico ruolo del principe Calaf nellaTurandot diretta da James Levine per la regia di Franco Zeffirelli al Metropolitana di NY.
Nel 1999 canta “M’appari tutt’amor” (da Marta di Friedrich von Flotow) nella colonna sonora del film “Terapia e pallottole“. Nel 1999 è di nuovo Cavaradossi al Metropolitana di New York.

Nel 2000 canta “La donna è mobile” con la London Symphony Orchestra diretta da Richard Bonynge nella colonna sonora del film “The Family Man” ed all’Opera di Roma per il centenario di Tosca. Il 30 giugno 2001 tiene un concerto alla Sports Arena per la San Diego Opera con Leone Magiera e Cynthia Lawrence.
Nel gennaio del 2001 è Radames in una favolosa Aida al Metropolitan. Ad assisstere alla prima recita era presente l’allora Presidente U.S.A Clinton. Nel luglio del 2001 l’artista modenese si esibisce per la seconda volta aHyde Park a Londra, davanti a un pubblico di 70.000 persone[22]. Sempre nel 2001 canta “Vesti la giubba” nella colonna sonora del videogioco Twisted Metal: Black e “Chi mi frena in tal momento” dalla Lucia di Lammermoorcon Renata Scotto e Piero Cappuccilli diretto da Francesco Molinari Pradelli e “La donna è mobile” con la Scotto, l’Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Firenze diretti da Carlo Maria Giulini nel videogioco Grand Theft Auto III.

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