Epifania 2016 ( Don Paolo Tonghini)

Gerusalemme è avvolta di tenebre, è invisibile; i popoli sono avvolti nella nebbia, disorientati, non possono vedere che cosa sta davanti a loro e non sanno dove andare (così con immagini simboliche e cariche di profondo significato è descritta la situazione di Gerusalemme nella prima lettura di questa solennità: Is 60, 1-6).

Finalmente però accade l’alba…ma è Dio stesso a farsi sole che sorge per Gerusalemme. E la luce che si diffonde sulla valle e illumina i popoli che l’affollano è motivo di gioia.

Anche chi non sente gioia nel proprio cuore può sentirsi di assomigliare a Gerusalemme con le strade vuote e le case abbandonate; un altro può pensarsi parte della folla immersa nella nebbia, che vorrebbe andare, arrivare al Tempio, cuore pulsante della religiosità della Città Santa, e trovare le parole della preghiera. Chiunque fa esperienza di incertezza, di precarietà, fa un passo e poi ha paura perchè non si vede niente, può pensarsi tra la folla che sta andando verso Gerusalemme. Sia per gli uni che per gli altri l’unica possibilità è che accada l’alba, che il Signore faccia da sole per ridare vita, mostrare la strada e così donare speranza.

Ecco l’augurio e la preghiera in questa festa dominata dall’immagine della stella: che per ogni persona accada l’alba, che la stella risplenda.

Nella seconda lettura (Ef 3,2-3a.5-6) l’apostolo Paolo si presenta come uno che ha fatto esperienza della presenza del Signore, come sole, come luce che risplende e illumina, nella sua vita. Ci dice che ha conosciuto il Mistero, ossia il piano di salvezza, il disegno divino, il progetto di redenzione in Cristo e ha come ministero, come compito, come missione quello di trasmettere quello che gli è stato rivelato. Quello che ha visto e conosciuto è la chiamata dei pagani a far parte della Chiesa (ecco il piano di salvezza) e al rifiuto della prospettiva che solo il popolo eletto fosse chiamato alla salvezza. E Paolo ha avuto ragione, ha visto giusto! Illuminato da Dio, vede molto più in là, vede di più di quanto si poteva pensare di vedere.

Il disegno di Cristo è l’unità della famiglia umana: ci sono le differenze e le difficoltà ad unire e al dialogo (è la fatica dell’unità) e non si può far finta di non vedere o pensare che non esistano barriere spesso piene di sangue o frontiere foriere di odio fra le persone. Dobbiamo mantenere chiara e viva la visione del disegno di Cristo (che le genti sono chiamate a condividere la stessa eredità, formare lo stesso corpo, ad esser partecipi della stessa promessa) e fare di tutto per concretizzarlo, evitando parole e gesti che lo allontanino dal nostro tessuto umano.

La ricerca dei Magi del “Re dei Giudei” e la loro conseguente adorazione sono il cuore della celebrazione odierna e l’immagine eloquente che la sintetizza.

Da una parte i Magi, pellegrini degli Orienti (le terre orientali, Medio Oriente, Lontano Oriente, Estremo Oriente…) che non fanno parte del popolo eletto e non hanno le Sacre Scritture (ma le hanno conosciute quando nelle loro terre si sono incontrati con gli Ebrei nella loro deportazione in Babilonia, nell’impero degli Assiri e si sono mescolati, per questo in loro c’è sete di conoscerLe, c’è ricerca sincera), che

provano alla fine del loro cammino una gioia grandissima e pur non trovando nessun segno esterno di regalità (non varcano gli atri del Tempio di Gerusalemme, non entrano in un luogo di straordinaria santità, non varcano la soglia di un palazzo regale o lussuoso) immediatamente riconoscono il Re e lo adorano e onorano. I Magi sono l’icona della Chiesa lungo i secoli.

Dall’altra parte il re Erode, circondato dai suoi consiglieri che reagisce alla notizia e, insieme a tutta Gerusalemme (la città che darà vita al piano assassino che condannerà a morte il Messia) resta turbato.

I Magi ci ricordano che per tutti brilla la stella di Cristo che conduce nel sentiero della vita e che quando uno la segue e la segue quasi ostinatamente, perseverando nel cammino, produce una gioia grandissima. Quella capanna è un luogo veramente speciale e rivoluzionario: perchè non c’è chi dovrebbe esserci, ma…alla capanna di Betlemme arriva solo chi segue la Stella. E lì nella capanna si apprende la grande lezione, come fanno i Magi, che il bene ha sempre un’altra strada, e alla connivenza con i potenti di turno loro preferiscono l’umiltà di un’uscita di scena silenziosa. Il male, per quanto organizzato, non ha l’intelligenza dell’amore, ossia di Dio. Il bene mira sempre al bene e porta ad altro bene, sempre maggiore e migliore,

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