Potere e prestigio: Commento del Vangelo di oggi a cura di don Paolo Tonghini

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Il potere e il prestigio sono due “sirene” da cui ci si lascia ben volentieri sedurre. Una persona “di successo” (secondo il mondo) finisce sulla bocca di tutti, entra nella vita di tanti, diventa un sogno per molti (idolatria). E anche se per arrivare al successo o al potere si devono percorrere vie in cui si fa scempio di ogni rispetto alla giustizia e alla dignità morale (basti pensare alle varie forme di mafie di questi giorni come “mafia capitale” o la corruzione che sta emergendo sempre più come nei “ranghi alti” della nostra regione lombarda,…), poco importa.

Ciò che importa è il proprio interesse e il profitto come principio da non mettere in discussione, per nessun motivo. E tale principio esige un prezzo altissimo: moltitudini di affamati, di emarginati, di disoccupati, veri olocausti di morti ammazzati.

Mi viene da dire che potere e prestigio sono “due padroni senza cuore” che esigono dagli altri un servizio che rende abbietti: anche se devi percorrere vie illecite, immorali e ingiuste l’importante è raggiungere il risultato prefissato.

Anche al tempo di Gesù queste “due sirene” erano un abbaglio per molti. Anche per Giacomo e Giovanni, come ci racconta il Vangelo odierno (Mc 10, 35-45), che dicono a Gesù: “noi vogliamo che tu faccia quello che ti chiediamo”, ossia sedere nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra.

Evidentemente questi due apostoli, due fratelli, figli del Tuono, non erano ancora trasformati dallo Spirito Santo (che riceveranno inseguito alla Pasqua di Gesù e alla Pentecoste di Gerusalemme), ragionavano secondo gli uomini, in modo terreno, secondo il piacere umano, materialista. Chissà cosa avevano in mente, chissà che tipo di gloria “frullava” nella loro testa!

Pensavano di Gesù come di uno che si sarebbe costruito un regno terreno, fatto di potenza e prestigio, fatto di esercito e di potenze militari e difensive. Non sapevano che Gesù avrebbe demolito la potenza umana, facendosi demolire fino all’umiliazione della morte in croce, dove veramente si riconosce il nulla .                                                                                                                         Giulio Zignani

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